Papa Alessandro VI

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Alessandro VI
Alessandro VI
214º papa della Chiesa cattolica
C o a Alessandro VI.svg
Elezione 11 agosto 1492
Incoronazione 26 agosto 1492
Fine pontificato 18 agosto 1503
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo VIII
Successore papa Pio III
Nome Roderic Llançol de Borja
Nascita Xàtiva, 1º gennaio 1431
Morte Roma, 18 agosto 1503
Sepoltura Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli

Alessandro VI, nato Roderic Llançol de Borja, italianizzato Rodrigo Borgia (Xàtiva, 1 o 14 gennaio 1431Roma, 18 agosto 1503), fu il 214º Papa della Chiesa cattolica dal 1492 alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e studi[modifica | modifica wikitesto]

Rodrigo, figlio di Jofré Llançol i Escrivà e della moglie aragonese e distante cugina Isabel de Borja y Cavanilles (sorella del futuro Callisto III)[1], nacque nei primi giorni di gennaio (1° gennaio[1] o 14° gennaio[2]) trasferitosi dalla nativa Gandia (in provincia di Valencia - Spagna) in Italia ancora giovanissimo, fu allievo di Gaspare da Verona e studiò poi giurisprudenza a Bologna[3], città in cui arrivò nel 1453 e ove si laureò in diritto canonico il 13 agosto 1456[1].

L'ascesa sotto Callisto III (1455-1458)[modifica | modifica wikitesto]

Rodrigo ascese ai più alti ranghi della Chiesa quando lo zio, il potente Cardinale Alonso de Borja, divenne papa col nome di Callisto III. Rodrigo fu da questi elevato alla porpora a soli 25 anni (febbraio 1456[2]) e volle italianizzare il suo nome in Borgia, così come aveva fatto in precedenza lo zio Papa. Grazie allo sfrenato nepotismo di Callisto, il Borgia assunse un vastissimo potere in seno alla Curia, venendo eletto il 1° settembre del 1457[1] vicecancelliere di Santa Romana Chiesa.

La disistima di Pio II (1458-1464)[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo Francucci, Ritratto di Vannozza Cattanei. Vannozza, locandiera di Roma, fu la madre di Lucrezia, Cesare e Goffredo Borgia. Ebbe una relazione con Rodrigo per tutti gli anni '70 e buona parte degli anni '80, finché il cardinale non conobbe Giulia Farnese.

La condotta libertina di Rodrigo, non criticata dallo zio papa, fu invece aspramente rimproverata da parte dell'umanista Pio II. Questi, impregnato di una profonda fede e di una salda morale acquisita dopo aver compreso gli errori passati in gioventù[4], mal sopportava la lussuria e i vizi del Cardinale Borgia. Pertanto, nel 1460[5], fu aspramente rimproverato dal pontefice senese, al rimprovero del quale non fece alcuna attenzione[5]. Nonostante tutto, Pio II non determinò la caduta in disgrazia del Borgia, il quale mantenne i vari privilegi che ottenne sotto Callisto III.

Tra Paolo II e Sisto IV[modifica | modifica wikitesto]

Il Cardinale Borgia, tra il 1464 e il 1484, rimase pressoché nell'ombra. Benché si fosse prodigato per l'elezione sia di Paolo II che di Sisto IV, nell'arco di questi vent'anni le notizie riguardanti le sue imprese sono alquanto scarse. Sicuramente tollerato per il suo comportamento dai due pontefici[6], ben più permissivi e corrotti di Pio II, il Borgia fu nominato legato pontificio in Spagna per la promozione della crociata contro i mori di Granada (22 dicembre 1471[1]), incarico durante il quale favorì il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona. Ritornò a Roma il 25 ottobre del 1473[1]. Soltanto sotto Paolo II e Sisto IV il Borgia ricevette gli ordini sacri: nel 1468 fu consacrato diacono, mentre il 30 ottobre 1471 fu consacrato presbitero[7].

Altro dato rilevante da segnalare, fu l'inizio delle ostilità tra il Cardinale Giuliano della Rovere (nipote di Sisto IV) e il Borgia: entrambi uomini ambiziosi e intelligenti, erano in lotta per l'elezione al papato.

Innocenzo VIII (1484-1492)[modifica | modifica wikitesto]

La mancata elezione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1484 alla sua elezione a pontefice nel 1492, il Borgia fu estremamente attivo nella vita del governo della Chiesa di Roma. All'indomani della morte di Sisto IV, il Borgia mercanteggiò con gli altri prelati e con i vari signori della penisola italiana per ottenere l'elezione al papato[1]

« ma gli nocquero il carattere, ch'era ritenuto superbo e sleale, e più l'essere egli straniero, uno degli aborriti catalani »
(Giovanni Battista Picotti-Matteo Sanfilippo, Alessandro VI nell'Enciclopedia dei Papi)

Tale era ancora il risentimento degli italiani verso il dispotico governo dei Borgia catalani, sotto Papa Callisto. Vistosi privato così del sostegno dei suoi alleati, Rodrigo non poté far altro che convergere i suoi voti, insieme a quelli di Giuliano della Rovere, sul debole Giovanni Battista Cybo, che fu eletto papa col nome di Innocenzo VIII (29 agosto 1484[1]).

Il contrasto tra Rodrigo Borgia e Giuliano della Rovere[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo VIII era un uomo di mondo, interessato principalmente alla sua prole e al fasto che al governo degli Stati Pontifici e della Chiesa Universale. Pertanto, non fu difficile influenzare la politica papale con un uomo simile. Benché Rodrigo conservasse ancora per sè il titolo di vicecancelliere , nei primi anni del pontificato del Cybo fu Giuliano della Rovere a detenere il controllo della curia. Quando però questi cadde in disgrazia presso Innocenzo, in seguito alla sfortunata guerra contro Napoli[8], il Borgia risalò la china, grazie all'alleanza che aveva stabilito già da lungo tempo con il Cardinale milanese Ascanio Sforza[1].

La morte di Innocenzo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 luglio 1492 moriva papa Innocenzo VIII. Tre mesi prima era scomparso anche Lorenzo il Magnifico, privando così l'Italia di un'importante personalità politica continentale e di un fondamentale punto di riferimento dell'equilibrio fra gli Stati italiani all'indomani della pace di Lodi.

Il contesto storico è completato dalla Reconquista della penisola iberica per mano dei sovrani Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia, mentre la scoperta dell'America (12 ottobre) sarebbe avvenuta solo tre mesi dopo l'elezione di Alessandro VI, anche se è singolare e per certi versi criptico che sulla tomba del suo predecessore vi sia un epitaffio che ricorda che la scoperta del nuovo mondo sia avvenuta sotto il pontificato di Innocenzo VIII[9].

Il Conclave e l'incoronazione[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow.pngVoce principale: Conclave del 1492.

Al Conclave seguito la morte di Innocenzo parteciparono 23 cardinali[10]. Questi, il 6 agosto 1492[10], si riunirono in conclave nella Cappella fatta costruire da papa Sisto IV pochi anni prima e che già mostrava i capolavori pittorici di Botticelli, Perugino e del Ghirlandaio. Nella notte tra il 10 agosto e l'11 agosto[10], in seguito a trattative simoniache, il cardinale Rodrigo Borgia riuscì ove aveva fallito otto anni prima: l'elezione al Soglio di San Pietro. Fu incoronato in San Pietro il 26 agosto[11] successivo con il nome di Alessandro VI. Immediatamente, il nuovo papa ricompensò i suoi principali elettori nel conclave: il cardinale Ascanio Sforza, fu gratificato con la nomina di Vicecancelliere e con la cessione del palazzo padronale della famiglia Borgia[11]. Ai Colonna furono ceduti la città di Subiaco e i vicini castelli. Il cardinale Orsini ottenne i possedimenti di Soriano nel Cimino e Ponticelli, mentre al cardinale Savelli fu ceduta Civita Castellana[11].

Premessa: la politica "famigliare"[modifica | modifica wikitesto]

Dosso Dossi, Lucrezia Borgia.

Il nome di Alessandro VI è legato ad una politica tesa a rendere grande la propria famiglia, favorendo la creazione di un regno per il proprio figlio Cesare ed imparentando per puri calcoli politici la figlia Lucrezia. La politica borgiana, per il suo carattere aggressivo, volitivo ed estremamente personalistico, andò ben oltre il semplice nepotismo che affliggeva la Chiesa da secoli: non si limitò ad arricchire solamente la sua famiglia, ma tentò di darle una posizione egemonica. Papa Alessandro sembrava intenzionato, infatti, ad usare la sua carica solamente per fini personalistici, a danno dello Stato della Chiesa stesso.

« E che per Alessandro VI il papato e la Chiesa costituirono solo un mezzo per arricchire ed elevare la sua famiglia, assicurando a ognuno dei figli una posizione di dominio. »
(C. Rendina, I Papi, cit., p. 601)

Dei ruoli dei vari membri della famiglia Borgia se ne parlerà con più attenzione più avanti. Si dica soltanto che Rodrigo, già nel concistoro del 31 agosto 1492, nominò cardinale Juan de Borja y Llançol de Romani[12], mentre il 20 settembre del 1493 conferirà la porpora cardinalizia al figlio Cesare[13][14]. Verso la fine del pontificato, Papa Alessandro e il figlio Cesare cominceranno a costruire quei progetti egemonici pianificati nei primi anni: la conquista di un territorio perché diventasse un regno per la loro famiglia, caposaldo sicuro per le generazioni a venire.

La politica temporale[modifica | modifica wikitesto]

Il governo di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del suo pontificato il Borgia attuò importanti mutamenti nella disordinata Roma del tempo. Il Borgia, nei decenni trascorsi in Curia, aveva acquisito una grande dimistichezza nel governo della Chies, in questo aiutato anche da una naturale predisposizione al comando. Roma, sotto Innocenzo VIII e durante l'intermezzo che seguì alla sua morte, era caduta nella corruzione e disordine più totale. Papa Cybo aveva permesso il dilagare della corruzione nei pubblici uffici per guadagno personale[8], e Alessandro VI era deciso nell'estirpare questa piaga, decidendo inoltre di amministrare, ogni martedì, personalmente la giustizia[15]. Per l'ordine interno, nominò quattro commissari per cercare di rimettere ordine a Roma, ove erano scoppiati dei tumulti di varia natura prima della sua elezione[15] e che avevano portato alla morte di ben 220 persone[16].

Carlo VIII (1493-1495)[modifica | modifica wikitesto]

La controffensiva papale[modifica | modifica wikitesto]
La Festa del Rosario, dipinto di Albrecht Dürer. Ai piedi del trono, sulla destra, l'artista ha raffigurato l'imperatore Massimiliano mentre viene incoronato dalla Vergine, mentre sulla sinistra figura papa Alessandro VI.

Il primo atto politico che Alessandro VI dovette affrontare, fu un confronto con i re di Francia Carlo VIII di Valois il quale, tra il 1492 e il 1493, mediante una serie di trattati stipulati con Enrico VII d'Inghilterra, Ferdinando e Isabella di Spagna e Massimiliano I d'Asburgo, si era assicurato un solido appoggio per la riconquista del Regno di Napoli, quale eredità angioina ma che era nelle mani degli aragonesi[17]. Le mire di Carlo VIII sul Regno di Napoli non erano condivise da papa Alessandro: egli temeva che la discesa del Re di Francia e la conquista del napoletano potesse limitare il campo d'azione del Papato sia in campo politico che religioso[1]. Dimostrando un'energia impressionante, Alessandro si impegnò per creare un'alleanza con Napoli col fine di scongiurare questa infausta eventualità. Il Papa si affrettò, infatti, a concludere con gli aragonesi un'alleanza sancita anche dal matrimonio di suo figlio Goffredo con Sancia (1493[5]), figlia di Alfonso II di Napoli e, successivamente, procedette all'incoronazione dello stesso Alfonso a Re di Napoli attraverso il suo legato, il cardinale Juan Borgia, nel giorno 7 maggio del 1494[18].

La vendetta di Carlo e il ruolo di Giuliano della Rovere[modifica | modifica wikitesto]

Carlo VIII, giudicando un affronto queste iniziative del Papa e incitato dal nemico mortale di questi, il Cardinale Giuliano della Rovere, scese in Italia alla testa del suo esercito[19], minacciando tra l'altro la convocazione di un Concilio ecumenico[18] per ottenere la deposizione del Papa, di cui si conosceva la dissolutezza morale. Il tentativo da parte del pontefice di creare una lega italica contro l'invasore, però, scemò davanti alla mancanza di una comune volontà di difesa[1]: Ludovico il Moro, nemico di Alfonso II per questioni di carattere dinastico[20], permise il passaggio delle truppe di Carlo attraverso il Ducato di Milano; Firenze, retta dall'inetto Piero de' Medici, scese ad umilianti accordi con il sovrano d'oltralpe[21]. Venezia preferì rimanere a guardare. Re Alfonso, intravedendo una situazione di pericolo per la sua persona, cedette la corona di Napoli al figlio Ferdinando II e riparò in Sicilia[17]. Lo stesso Papa, oltre alla minaccia esterna, si trovò in enorme difficoltà all'interno del suo Stato a causa della ribellione scatenata dai Colonna e da numerose famiglie nobili romane[17].

Carlo VIII a Roma e a Napoli[modifica | modifica wikitesto]
Le tappe della campagna militare italiana di Carlo VIII (1494-1495), che diede origine alle Guerre d'Italia.

Carlo VIII aveva ormai la strada spianata verso Roma, città in cui entrò il 31 dicembre 1494[1], non trovandovi alcuna resistenza. Il Papa era asserragliato disperatamente in Castel Sant'Angelo e, dopo due settimane di difficili trattative,, Alessandro VI decise di scendere a patti con il sovrano francese (15 gennaio 1495[1]), offrendo libero passaggio all'esercito francese sul suolo pontificio e mettendo a disposizione anche il figlio Cesare come guida fino ai confini con il Regno di Napoli, in cambio del giuramento di obbedienza del Re verso il Papa[1]. Dopo di che, il 22 febraio del 1495[22], il e francese entrava a Napoli, senza colpo ferire.

La ritirata di Carlo VIII e la battaglia di Fornovo (1495)[modifica | modifica wikitesto]

Ma la facilità con cui Carlo VIII era riuscito a conquistare Napoli cominciò a spaventare tutti gli altri regnanti d'Europa, cosa di cui Alessandro VI approfittò inviando ambasciatori da Enrico VII e dall'Imperatore Massimiliano[23] e incitando i vari Stati Italiani a formare una Lega Santa (31 marzo 1495[1]), a cui parteciparono l'imperatore, il Papa, lo stesso Ludovico il Moro, Venezia e la Spagna. Quando gli spagnoli sbarcarono in Calabria, Carlo VIII capì subito che il vento cominciava a spirare contro di lui, per cui si affrettò a riprendere la via del ritorno risalendo la penisola, rinunciando a vendicarsi del Papa che nel frattempo aveva riparato ad Orvieto e poi a Perugia[23].

Carlo fu raggiunto dall'esercito della coalizione al comando di Francesco II Gonzaga che, nella sanguinosissima battaglia di Fornovo (6 luglio 1495[1]), ebbe la meglio sull'esercito francese. Carlo VIII, benché sconfitto, riuscì ugualmente ad attraversare le Alpi e riparare in Francia. Ferdinando II d'Aragona poté così ritornare sul trono di Napoli.

Il trattato di Tordesillas (1494)[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow.pngVoce principale: Trattato di Tordesillas.

Poco prima che Carlo VIII scendesse in Italia Papa Alessandro s'impose, grazie la sua autorità spirituale, nella contesa coloniale tra i regni di Spagna e Portogallo. In seguito alla scoperta del Nuovo Mondo nel 1492, le due nazioni iberiche erano in lite per la spartizione delle aree di influenza. Per evitare una guerra, i rispettivi sovrani decisero di invocare l'arbitrato del pontefice per dirimere le controversia. Alessandro, con la bolla Inter Caetera (4 maggio 1493), divise le terre scoperte tracciando una linea di demarcazione. Questa fu la base per la stipulazione del Trattato di Tordesillas il 7 giugno del 1494[24].

La campagna di Luigi XII in Italia (1498)[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]
Re Luigi XII di Francia (1498-1515). Alleato di Cesare Borgia, gli permise il suo appoggio politico per la conquista della Romagna.

Nel 1498, scomparso senza eredi Carlo VIII, salì sul trono di Francia Luigi XII d'Orleans. Uno dei primi atti del nuovo re fu quello di scacciare Ludovico il Moro da Milano, ritenendosi l'erede legittimo del Ducato, in forza del ben noto testamento dei Visconti che assegnava agli eredi di Valentina Visconti il Ducato, in caso di estinzione della dinastia. Poiché la dinastia Visconti si era estinta, Luigi XII avanzava pretese di eredità essendo egli discendente diretto di Valentina. Il Papa, però, intravide in questo atto grandi possibilità per il figlio Cesare, per cui si affrettò a concludere un'alleanza con il nuovo sovrano francese. Re Luigi, però, interpretò questa alleanza in una chiave del tutto diversa, cioè intravide un lasciapassare per la Francia verso la riconquista del Regno di Napoli, quale eredità dei suoi antenati angioini.

L'alleanza tra Papato e Francia[modifica | modifica wikitesto]

Entrambi comunque avevano da guadagnare da un'eventuale alleanza, che venne cimentata da una duplice azione matrimoniale: Papa Alessandro sciolse il legame matrimoniale tra Luigi XII e la deforme Giovanna di Valois perché il sovrano potesse sposarsi con Anna di Bretagna, vedova di Carlo VIII[19][25]. D'altro canto, Luigi XII diede in moglie a Cesare Borgia (che nel Concistoro del 30 settembre 1498 aveva ottenuto di ritornare allo stato laicale[14]), la principessa Charlotte d'Albret, sorella del Re di Navarra[26]; gli assegnò anche il Ducato di Valentinois, e gli promise di sostenerlo nella conquista di parte della Romagna, cui Cesare ambiva[26]. Inoltre, Papa Alessandro concedette il cappello cardinalizio ad un uomo di fiducia del re di Francia, il vescovo di Rouen Giorgio d'Amboise[25]. Questa alleanza produsse i suoi effetti pressoché immediatamente. Luigi XII aprì la campagna d'Italia e conquistò subito Milano con l'aiuto anche dei mercenari svizzeri che allora possedevano l'esercito più equipaggiato e meglio organizzato d'Europa. Tant'è che, in cambio dell'aiuto dato ai francesi, soprattutto nella vittoriosa battaglia di Novara del 1500, mediante il trattato di Arona del 1503 ottennero Bellinzona e l'intero Canton Ticino[27].

Cesare Borgia e la mancata creazione di uno "Stato Borgiano"[modifica | modifica wikitesto]

Presunto ritratto di Cesare Borgia, il duca Valentino. Opera di Altobello Melone.

L'ultima fase del pontificato di Papa Alessandro vide le numerose conquiste operate dal figlio in Romagna, con l'intento di creare per lui un dominio personale a discapito dello stesso Stato Pontificio. Grazie ai proventi finanziari dell'Anno Santo e alla vendita simoniaca di numerose cariche ecclesiastiche e cappelli cardinalizi[25], il Papa riuscì ad ottenere i fondi necessari per l'allestimento di un'armata da porre alle dipendenze del figlio. Re Luigi, invece, acconsentì tacitamente alle imprese dei Borgia in cambio del mantenimento dei buoni rapporti[25]. Così, nel novembre del 1499[25], il Valentino poté imbarcarsi in questa campagna di conquista. Con notevole audacia e sfrontatezza il giovane Borgia conquistò, in successione, prima Pesaro, Cesena e Rimini e poi anche Faenza, Urbino e Senigallia. Il 12 gennaio 1500 si arrese Forlì[25]: il capoluogo romagnolo, governato fin dal 1488 da Caterina Sforza, madre di Giovanni dalle Bande Nere, capitolò cedendo la Rocca di Ravaldino. Dopo di che, fu investito dal "Papa padre" del titolo di Duca di Romagna (15 maggio 1501[25]). Da quel momento lo Stato della Chiesa perdeva una parte cospicua del suo territorio che passava nelle mani della famiglia Borgia.

Mentre Cesare operava militarmente, il Papa cercò di indebolire la nobiltà romana per favorire l'ascesa della famiglia nella città eterna: furono confiscati i possedimenti ai Savelli, ai Caetani e ai Colonna e furono ridistribuiti tra i membri della famiglia Borgia: Giovanni, figlio di appena due anni dello stesso Papa, diventò Duca di Nepi; mentre Rodrigo, figlio di due anni di Lucrezia, divenne Duca di Sermoneta[1]. Infine venne attaccata la famiglia Orsini, con l'eliminazione fisica del cardinale Giovan Battista e il bando decretato contro tutti gli altri componenti della famiglia[1]. Solo la morte del Papa (18 agosto 1503) poté bloccare quest'ascesa politica.

Politica religiosa[modifica | modifica wikitesto]

L'ortodossia di Papa Borgia[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la vita dissoluta e mondana, Alessandro VI in campo religioso si dimostrò sempre un pontefice devoto e attento difensore dell'ortodossia religiosa. Benché non si fece promotore di quella riforma ecumenica della Chiesa da molti invocata (in seguito alla morte del figlio Juan, nel 1497, fu colto da una crisi di coscienza in cui promise di impegnarsi per riformare la Chiesa, progetto che però rimase lettera morta[5]), il Borgia ne difese i diritti contro le prepotenze laicali e dispose alcuni provvedimenti volti a migliorare la condizione morale di alcuni enti monastici:

« ...incaricò Adriano da Corneto, suo nunzio in Inghilterra, di riformare le Chiese e i monasteri di questo paese (5 giugno 1493) e favorì disegni di riforma in Francia e in Spagna; nei Paesi Bassi difese contro le autorità laiche i privilegi ecclesiastici. »
(Picotti-Sanfilippo, Alessandro VI in Enciclopedia dei Papi Treccanti, 2000)

In seguito al Trattato di Tordesillas, favorì la conversione delle popolazioni amerinde, mentre in Europa prese provvedimenti contro i marranos e le streghe (seguendo così la politica del predecessore, Innocenzo VIII), mentre protesse gli Ebrei, dei quali si servì per ottenere prestiti per finanziare le sue imprese. Protesse infine alcuni ordini religiosi ed ebbe un contatto epistolare con la beata Colomba da Rieti[1].

Alessandro VI e Girolamo Savonarola (1495-1498)[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Rosselli (?), Esecuzione di Savonarola in Piazza della Signoria a Firenze, Museo di San Marco, Firenze

Papa Alessandro ebbe un accusatore molto severo, per la sua condotta privata e per la sua spregiudicatezza con cui favoriva la simonia e mischiava la politica con la religione, nel predicatore domenicano ferrarese Girolamo Savonarola (1452-1498). Questi, acerrimo nemico dei Medici, favorì la cacciata del capofamiglia Piero nel 1494 e, dopo aver ottenuto il predominio nella Signoria, ne ottenne il controllo diventandone il leader politico e spirituale. Già da lungo tempo fustigatore dei costumi della Roma papale, dopo aver ottenuto questa posizione di potere il Savonarola incrementò le accuse contro Papa Alessandro il quale, irritato, lo chiamò nel 1495 a Roma per discolparsi e gli proibì di predicare[28]. Tra il 1495 e il 1497 il Papa continuò nella sua politica di indebolimento, ordinando che il Convento di S.Marco di Firenze (di cui il Savonarola era priore) fosse ricondotto nella circoscrizione lombarda[1] e, d'altra parte, tessendo rapporti con i nemici fiorentini del frate, raccolti nel partito degli Arrabbiati.

Il Savonarola continuò nella sua caparbietà, rifiutando l'ordine pontificio e continuando le accuse nei confronti del Borgia. Pertanto, fu prima scomunicato (13 maggio 1497[1]) e, vista la sua resistenza, Papa Alessandro minacciò Firenze di lanciare sulla città l'interdetto (26 febbraio 1498[1]). I fiorentini, stanchi di queste diatribe tra il frate e il papa e intimoriti dalla crescente tensione tra le fazioni politiche sostenitrici (i Piagnoni) e avverse al frate (gli Arrabbiati), cedettero e consegnarono il frate nelle mani delle autorità pontificie. Girolamo, dichiarato eretico e scismatico[28], fu impiccato con altri suoi due confratelli e poi condannato al rogo per eresia il 23 maggio 1498 in Piazza della Signoria a Firenze[28]. Le sue ceneri vennero poi sparse in Arno assieme ad altri suoi seguaci.

Il Giubileo del 1500[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 marzo del 1499 (giovedì santo) Alessandro VI proclamò solennemente il Giubileo del nuovo secolo con la bolla Inter multiplices[29], celebrazione molto curata dal Pontefice. Per l'occasione, il Borgia fece ristrutturare e ampliare gli accessi alla basilica di san Pietro: l'antica Via Recta che conduceva i pellegrini dal ponte sant'Angelo alla basilica fu ampliata e denominata via Alessandrina, sicché il Borgo vecchio circostante divenne (mantenendo questo nome fino alla demolizione degli anni '30) Borgo Nuovo[29]. Il cerimoniale redatto in quell'occasione, a cura del cerimoniere pontificio Giovanni Burcardo, è a grandi linee quello ancora osservato, compresa l'apertura delle 4 porte sante nelle 4 basiliche papali, che fu l'innovazione di quel giubileo[30].

Morte del Papa[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi: avvelenamento o malaria?[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria di Monserrato a Roma:
tomba di Alessandro VI e di Callisto III

Tuttora le cause della morte di Alessandro VI, avvenuta il 18 agosto 1503[1], non risultano del tutto chiare. Le cause ufficiali affermano che il papa morì per un attacco improvviso di malaria[31] che, nel periodo estivo, colpiva solitamente Roma. Lo stesso figlio Cesare si ammalò insieme al padre ma, a differenza di quest'ultimo, riuscì a sopravvivere. C'è, però, un'altra versione che vuole che la morte del Papa sia avvenuta per avvelenamento, ma per errore.

Questa tesi, supportata da intellettuali coevi ai Borgia quale Francesco Guicciardini[31], nel corso di una riunione conviviale presso la dimora del cardinale Adriano Castellesi di Corneto, fosse stato posto del veleno nel vino destinato al Cardinale, ma che per errore il vino fosse stato bevuto dal Papa[32].

Le vicende del corpo[modifica | modifica wikitesto]

Il cadavere di Alessandro VI subì vicende travagliate. Fu prima deposto, senza alcuna celebrazione funebre, in San Pietro, quasi furtivamente, a causa dei disordini scoppiati all'indomani della sua morte[1]. Fu successivamente traslato nei sotterranei del Vaticano. Nel 1610[1] le sue spoglie trovarono riposo nella chiesa di Santa Maria di Monserrato, la chiesa degli Spagnoli in Roma, dove stette praticamente dimenticata per secoli. Solamente nel 1889[1], infatti, gli fu dedicato un monumento degno di un pontefice.

La saga dei Borgia[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro, Cesare e Lucrezia: tra mito e verità[modifica | modifica wikitesto]

Papa Alessandro ha avuto, insieme ai suoi figli Lucrezia e Cesare, un impatto fortissimo nella cultura popolare (ciò grazie alla propaganda protestante, illuminista e anticlericale che si servì dei Borgia per denunciare la corruzione papale[1]). Già i loro contemporanei (basti ricordare il Machiavelli, che nel Principe presentò Cesare Borgia come il prototipo del vero governante) rimasero impressionati dall'efferatezza che il Pontefice dimostrava in certe occasioni, pur di favorire la sua famiglia, alimentando così voci o libelli volti a screditare la famiglia catalana. Se Papa Alessandro e Cesare furono, nella maggior parte delle accuse, operatori di atroci azioni (l'assassinio di cardinali; il tacito assenso del pontefice nell'eliminazione di Alfonso di Bisceglie, secondo marito di Lucrezia; la ferocia e freddezza con cui Cesare uccise non solo Alfonso, ma anche i suoi oppositori politici), le dicerie riguardanti Lucrezia sono da considerarsi del tutto spurie. Le accuse che le sono state rivolte (incesto con il padre e il fratello; fabbricatrice di veleni usati) sono frutto della leggenda nera nate nel corso dei secoli successivi[33]. Al contrario, Lucrezia non solo era una donna estremamente intelligente, tanto da rivestire il ruolo di reggente per il padre quando si allontanava da Roma[33], ma anche pia e devota[34]. Pertanto, ella era piuttosto una "pedina" politica per i piani del fratello e del padre, che complice delle loro nefandezze.

La "psicologia" di Alessandro VI[modifica | modifica wikitesto]

Raffaello, Dama col liocorno, 1505. In tale ritratto femminile è stata intravista, secondo alcuni, Giulia Farnese, che intrecciò una relazione con il Borgia quando era ancora cardinale e questi, divenuto pontefice, nominò cardinale il fratello di lei Alessandro. La relazione durò fino al 1494, quando fuggì da Roma davanti all'avanzata di Carlo VIII.

Rodrigo Borgia era un uomo dissoluto e un libertino impenitente e come tale si comportò per tutta la vita: da laico, da cardinale e da papa, dopo un iniziale ravvedimento, ancora di più, senza minimamente preoccuparsi di celare agli altri questa sua scandalosa condotta di vita[1]. Ebbe numerosi figli da varie amanti, tra le quali si ricordano Vannozza Cattanei e la giovane e bella Giulia Farnese.

Ebbe quattro figli da Vannozza Cattanei, che a Roma svolgeva l'attività di locandiera:

Ebbe forse, ma questa paternità è incerta, una figlia da Giulia Farnese (sorella di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III):

Inoltre ebbe altri tre figli da madre ignota:

Concistori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concistori di papa Alessandro VI.

Papa Borgia durante i concistori ha nominato numerosissimi cardinali, tra cui molti parenti o persone legate al clan dei Borgia. Tale pratica è detta nepotismo e Alessandro VI è stato il pontefice che più ha applicato questa usanza. Alessandro VI procedette alla nomina di ben 43 nuovi cardinali, nel corso di 9 concistori.

Il mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

Pinturicchio, Alessandro VI papa orante, particolare, Appartamento Borgia, Vaticano .

Una delle note positive ascrivibili al suo papato si deve al mecenatismo: per esempio sotto il suo pontificato il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII presso la Santa Sede, commissionò la celebre Pietà a Michelangelo. Gli appartamenti Borgia, nei palazzi vaticani, furono invece commissionati al Pinturicchio, che realizzò, tra il 1492 e il 1495, un notevole ciclo di affreschi in pieno stile rinascimentale (oggi ospitano la sezione di arte moderna dei Musei Vaticani)[1].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac Giovanni Battista Picotti-Matteo Sanfilippo, Alessandro VI in Enciclopedia dei Papi, Treccani. URL consultato il 17 dicembre 2014.
  2. ^ a b J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 1995, p. 425.
  3. ^ Sarah Bradford, Lucrezia Borgia, Penguin, Londra 2004, p. 13
  4. ^ Cfr. Pio II
  5. ^ a b c d J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 426.
  6. ^ Secondo la voce dell'Enciclopedia dei Papi, favorì sia l'elezione di Paolo II che di Sisto IV, cosa che gli permise la tolleranza dei due pontefici
  7. ^ Papa Alessandro VI in Catholic Hierarchy. URL consultato il 17 dicembre 2014.
  8. ^ a b Cfr. Innocenzo VIII
  9. ^ Tomba di Innocenzo VIII Basilica di San Pietro, Roma
  10. ^ a b c Claudio Rendina, I Papi, Ariccia, Newton&Compton Editori, 2005, p. 599.
  11. ^ a b c C. Rendina, I Papi, p. 600.
  12. ^ Concistoro del 31 agosto 1492. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  13. ^ Concistoro del 20 settembre 1493. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  14. ^ a b Cesare ritornerà allo stato laicale il 18 agosto 1498 ( Cesare Borgia in catholic hierarchy. URL consultato il 18 dicembre 2014.)
  15. ^ a b Gaetano Moroni, Alessandro VI in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica di Gaetano Moroni, vol. 1, Tipografia Emiliana, 1840, p. 237. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  16. ^ C.Rendina, I Papi, p. 601.
  17. ^ a b c C.Rendina, I Papi, p. 603.
  18. ^ a b Gaetano Moroni, Alessandro VI, in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 238.
  19. ^ a b J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 427.
  20. ^ Ludovico, negli anni '80, era il reggente del Ducato di Milano per conto dell'imbelle nipote, Gian Galeazzo Maria Sforza. La situazione di "diarchia" mutò quando Isabella d'Aragona, la moglie di Gian Galeazzo, si lamentò con il padre Ferdinando della sua condizione di "inferiorità" nei confronti della moglie di Ludovico, Beatrice d'Este. Ciò causò una forte tensione diplomatica tra Milano e Napoli.
  21. ^ Cfr. Piero de' Medici
  22. ^ C. Rendina, I Papi, p. 604.
  23. ^ a b Gaetano Moroni, Alessandro VI, p. 238-239.
  24. ^ Trattato di Tordesillas in Dizionario di storia Treccani, 2011. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  25. ^ a b c d e f g Felix Gilbert, Cesare Borgia in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 12, Treccani, 1971. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  26. ^ a b C. Rendina, I Papi, p. 604.
  27. ^ Castelli di Bellinzona. URL consultato il 18 dicembre 2014.
  28. ^ a b c Girolamo Savonarola in La Chiesa nel Rinascimento. URL consultato il 19 dicembre 2014.
  29. ^ a b Mario Sensi, Storia del Giubileo 1500 Anno Santo e Rinascimento. URL consultato il 19 dicembre 2014.
  30. ^ Per il giubileo del 1500, ma anche per una lettura meno "scandalistica" del papato Borgia si veda Mario Sensi, Storia del Giubileo 1500 Anno Santo e Rinascimento
  31. ^ a b C. Rendina, I Papi, p. 605.
  32. ^ J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 428.
  33. ^ a b C. Rendina, I Papi, p. 602-603.
  34. ^ A Ferrara, della quale divenne duchessa nel 1505 in quanto moglie di Alfonso I d'Este, fu lodata per la sua carità e la sua fede, tanto da morire in odore di santità nel 1519.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1995. ISBN 88-384-1326-6
  • Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di Papa Borgia, Verona 2008. ISBN 978-88-89913-88-8
  • Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, Newton&Compton Editori, Ariccia 2005. ISBN 88-7983-155-0
  • Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di papa Borgia, Fede & Cultura, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo VIII 11 agosto 1492 - 18 agosto 1503 Papa Pio III
Predecessore Cardinale diacono di San Nicola in Carcere Successore CardinalCoA PioM.svg
Landolfo Maramaldo
Vacante dal 1415
1456-1471 Giovanni Battista Savelli
Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata
in commendam
Successore CardinalCoA PioM.svg
Domenico Capranica 1458-1492 Juan de Borja Llançol de Romaní
Predecessore Vescovo di Valencia Successore BishopCoA PioM.svg
Alfonso Borgia 1458-1492 Titolo elevato ad Arcidiocesi
Predecessore Cardinale Protodiacono Successore CardinalCoA PioM.svg
 ? 1463-1471 Raffaele Sansone Riario
Predecessore Vescovo di Urgell e
Coprincipe di Andorra
Successore Coat of arms of Andorra 3d.svg
Giacomo de Cardona i de Gandia 1466-1472 Pietro de Cardona
Predecessore Cardinale vescovo di Albano Successore CardinalCoA PioM.svg
Ludovico Scarampi-Mezzarota Trevisano 1471-1476 Oliviero Carafa
Predecessore Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina Successore CardinalCoA PioM.svg
Richard Olivier de Longueil 1476-1492 Giovanni Michiel
Predecessore Decano del Sacro Collegio Successore CardinalPallium PioM.svg
Guillaume d'Estouteville
1472-1483
1483 - 1492 Oliviero Carafa
1492-1511
Predecessore Vescovo di Mallorca Successore BishopCoA PioM.svg
Diego de Avellaneda 1489-1492 Giovanni Battista Savelli
Predecessore Arcivescovo di Valencia Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Titolo elevato da Diocesi 1492 Cesare Borgia

Controllo di autorità VIAF: 2501524 LCCN: n50058829