Papa Alessandro VI

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Papa Alessandro VI
Alessandro VI
214º papa della Chiesa cattolica
C o a Alessandro VI.svg
Elezione 11 agosto 1492
Incoronazione 26 agosto 1492
Fine pontificato 18 agosto 1503
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo VIII
Successore papa Pio III
Nome Roderic Llançol de Borja
Nascita Xàtiva, 1º gennaio 1431
Morte Roma, 18 agosto 1503
Sepoltura Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli

Alessandro VI, nato Roderic Llançol de Borja, italianizzato Rodrigo Borgia (Xàtiva, 1º gennaio 1431Roma, 18 agosto 1503), fu il 214º Papa della Chiesa cattolica dal 1492 alla morte.

Note biografiche[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro VI papa (da Pinturicchio).

Rodrigo, figlio di Jofré Llançol i Escrivà (morto prima del 27 marzo 1431) e della moglie aragonese e distante cugina Isabel de Borja y Cavanilles (morta il 19 ottobre 1468), trasferitosi dalla nativa Gandia (in provincia di Valencia - Spagna) in Italia ancora giovanissimo, fu allievo di Gaspare da Verona e studiò poi giurisprudenza a Bologna[1].

Nipote di Papa Callisto III (al secolo Alonso de Borja), fratello della madre Isabella, fu da questi elevato alla porpora a soli 25 anni e volle italianizzare il suo nome in Borgia, così come aveva fatto in precedenza lo zio Papa. Successivamente ricoprì anche l'incarico di Vicecancelliere della Chiesa romana.

Rodrigo Borgia era un uomo dissoluto e un libertino impenitente e come tale si comportò per tutta la vita: da laico, da cardinale e da papa, dopo un iniziale ravvedimento, ancora di più, senza minimamente preoccuparsi di celare agli altri questa sua scandalosa condotta di vita.

Il suo percorso terreno fu disseminato di numerosi figli, ovviamente tutti illegittimi. Da una relazione con Giovanna Cattanei, detta Vannozza, nacquero quattro figli ed altri tre nacquero da una donna sconosciuta. Nel corso del suo pontificato gli nacquero altri due figli; la sua amante ufficiale fu Giulia Farnese, moglie di Orsino Orsini, amante segreta di lui dai tempi in cui era cardinale e con la quale continuò ad avere relazioni intime dopo l'elezione al soglio Pontificio. Questa notizia divenne più o meno di pubblico dominio, era così risaputa che chi voleva favori da Papa Alessandro VI si rivolgeva a lei[2].

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe quattro figli da Vannozza Cattanei, che a Roma svolgeva l'attività di locandiera:

Ebbe forse, ma questa paternità è incerta, una figlia da Giulia Farnese (sorella di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III):

Inoltre ebbe altri tre figli da madre ignota:

Un bicchiere di vino con Cesare Borgia, dipinto di John Collier

Dei sette figli certi avuti nel corso degli anni, due in particolare conquistarono il suo cuore e le sue attenzioni, e su di essi riversò per tutta la vita un grande affetto, oltre che un fiume di ricchezze: Cesare e Lucrezia.

Cesare, figlio di Vannozza Cattanei, era stato nominato Protonotario apostolico già alla tenera età di sei anni da Sisto IV. Innocenzo VIII lo nominò vescovo di Pamplona e il padre lo nominò arcivescovo di Valencia, conferendogli la porpora cardinalizia nel 1493 a soli 18 anni. Cinque anni dopo dismise la porpora, contrasse matrimonio con una cugina del re Carlo VIII di Francia, fu da questi nominato duca del Valentinois (da cui proviene il soprannome "Valentino") e si dedicò esclusivamente ad attività militari che avrebbero dovuto condurlo alla conquista di vasti territori. Con astuzia e sagacia rare, Cesare riuscì a impossessarsi di numerosi territori adriatici, creando un importante sbocco a est per la Chiesa. La morte del padre segnò il declino delle fortune militari di Cesare, che morì a sua volta pochi anni dopo.

Lucrezia, figlia anch'essa di Vannozza Cattanei, è passata alla storia come un personaggio molto controverso, donna dissoluta e forse incestuosa sia con il padre sia con il fratello Cesare. Così almeno si riteneva fino a parecchi anni fa; oggi si è persuasi del fatto che Lucrezia fosse una donna sfortunata e al tempo stesso capace; i suoi rapporti con i familiari sembrano agli storici d'oggi una calunnia dei suoi nemici. Contrasse un primo matrimonio, all'età di dodici anni, nel 1493, con Giovanni Sforza, conte di Pesaro. Alcuni anni dopo, il suo matrimonio fu dichiarato nullo in quanto non consumato. Una perizia medica accertò che a diciassette anni Lucrezia era ancora vergine.[3] All'età di diciotto anni, andò in sposa al principe di Bisceglie, Alfonso, figlio naturale di Alfonso II di Napoli. Ma Alfonso fu assassinato nell'agosto del 1500 per ordine di Cesare, in quanto poco utile politicamente. Il 30 dicembre 1501 Lucrezia sposò in terze nozze Alfonso I d'Este, e si trasferì a Ferrara, dove visse fino alla morte avvenuta nel 1519 a soli 39 anni a causa della setticemia, dopo aver dato al marito sette figli: Alessandro, Ercole, Ippolito, Alessandro, Eleonora, Francesco e Isabella Maria.

La morte di Innocenzo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 luglio 1492 moriva papa Innocenzo VIII, uomo mondano (padre di numerosi figli, dei quali era orgoglioso) e venale che aveva praticato il nepotismo e la simonia, mal amministrando le già dissestate finanze della Chiesa.[4] Tre mesi prima era scomparso anche Lorenzo il Magnifico, privando così l'Italia di un'importante personalità politica continentale e di un fondamentale punto di riferimento dell'equilibrio fra gli Stati italiani all'indomani della pace di Lodi.

Il contesto storico è completato dalla Reconquista della penisola iberica per mano dei sovrani Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia, mentre la scoperta dell'America (12 ottobre) sarebbe avvenuta solo tre mesi dopo l'elezione di Alessandro VI, anche se è singolare e per certi versi criptico che sulla tomba del suo predecessore vi sia un epitaffio che ricorda che la scoperta del nuovo mondo sia avvenuta sotto il pontificato di Innocenzo VIII.[5]

I tempi non erano ancora maturi però, per aspettarsi un pontificato molto diverso dal precedente. L'inizio del suo pontificato fu a dire il vero promettente, riportò ordine a Roma e cercò di unificare le forze cristiane contro il pericolo turco, ma ben presto si macchiò anche lui di nepotismo.

Il Conclave[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1492 alla morte di papa Innocenzo VIII furono 23 i cardinali che il 6 agosto 1492 si riunirono in conclave nella Cappella fatta costruire da papa Sisto IV pochi anni prima e che già mostrava i capolavori pittorici di Botticelli, Perugino e del Ghirlandaio.

Nella notte tra il 10 agosto e l'11 agosto, il Sacro Collegio volle elevare al Soglio pontificio il cardinal Rodrigo Borja y Borja, valenzano. Fu incoronato in San Pietro il 26 agosto successivo con il nome di Alessandro VI. Aveva 61 anni.

Il Conclave era così composto:

  1. Giuliano della Rovere, O.F.M. vescovo di Ostia e Velletri, arcivescovo di Bologna, amministratore dell'arcidiocesi di Avignone, (eletto papa con il nome di Giulio II nel secondo Conclave del 1503)
  2. Rodrigo Lanzol-Borja y Borja (divenuto poi papa Alessandro VI), vescovo di Porto e Santa Rufina, arcivescovo di Valencia, Decano del Sacro Collegio
  3. Oliviero Carafa, già arcivescovo di Napoli e in quel momento vescovo di Sabina
  4. Giovanni Battista Zeno, vescovo di Frascati
  5. Giovanni Michiel, vescovo di Palestrina
  6. Jorge da Costa, vescovo di Albano, arcivescovo di Lisbona
  7. Francesco Nanni Todeschini-Piccolomini, cardinale diacono di Sant'Eustachio, arcivescovo di Siena (Eletto papa con il nome di Pio III nel primo Conclave del 1503)
  8. Girolamo Basso della Rovere, O.F.M., del titolo di San Crisogono, vescovo di Recanati e Macerata
  9. Raffaele Riario, O.F.M., del titolo di San Lorenzo in Damaso
  10. Domenico della Rovere, titolare di San Clemente, arcivescovo di Torino
  11. Paolo Fregoso (o Campofregoso), del titolo di San Sisto, arcivescovo di Genova
  12. Giovanni Battista Savelli, cardinale diacono di San Nicola in Carcere
  13. Giovanni Colonna, cardinale diacono di Santa Maria in Aquiro
  14. Giovanni de' Conti, del titolo di San Vitale
  15. Giovanni Giacomo Sclafenati, del titolo di Santa Cecilia, vescovo di Parma
  16. Giovanni Battista Orsini, cardinale diacono di Santa Maria Nuova
  17. Ascanio Maria Sforza Visconti, cardinale diacono di Santi Vito e Modesto
  18. Lorenzo Cybo de Mari, del titolo di San Marco, arcivescovo di Benevento
  19. Ardicino della Porta, del titolo di Santi Giovanni e Paolo, vescovo di Aleria
  20. Antoniotto Pallavicini, del titolo di Santa Prassede, vescovo di Orense
  21. Maffeo Gherardi, O.S.B.Cam., del titolo di Santi Nereo e Achilleo, Patriarca di Venezia
  22. Giovanni de' Medici, cardinale diacono di Santa Maria in Domnica (eletto papa con il nome di Leone X nel Conclave del 1513)
  23. Federico Sanseverino, cardinale diacono di San Teodoro

Altri quattro cardinali facenti parte del sacro Collegio risultarono assenti:

  1. Luis Juan del Milà y Borja, vescovo di Lérida
  2. Pedro González de Mendoza, del titolo di Santa Croce in Gerusalemme, arcivescovo di Toledo
  3. André d'Espinay, del titolo di Santi Silvestro e Martino ai Monti, arcivescovo di Bordeaux e Lione
  4. Pierre d'Aubusson, cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro e Gran Maestro dell'Ordine degli Ospitalieri.

Se l'elezione del Cybo, suo predecessore, fu certamente macchiata da trattative simoniache gestite dal cardinal Giuliano Della Rovere e dallo stesso cardinal Borgia, altrettanto lo fu l'elezione del Borgia, tant'è che, non appena eletto, questi si affrettò a provvedere immediatamente a onorare gli impegni contratti nel corso del Conclave.

Il suo principale sostenitore, il cardinale Ascanio Sforza, fu gratificato con la nomina di Vicecancelliere e con la cessione del palazzo padronale della famiglia Borgia. Ai Colonna furono ceduti la città di Subiaco e i vicini castelli. Il cardinale Orsini ottenne i possedimenti di Soriano nel Cimino e Ponticelli, mentre al cardinale Savelli fu ceduta Civita Castellana.

Agli inizi del suo pontificato il Borgia attuò importanti mutamenti nella disordinata Roma del tempo. Ristabilì, infatti, l'ordine nella città eterna, caduta nel caos più totale nel corso della sede vacante e adottò importanti provvedimenti di politica economica per il risanamento della finanza pubblica. Sembrava quindi avviato a un pontificato decisamente dignitoso e forse anche animato da una ravvivata spiritualità, tramite un promettente abbandono di quella condotta libertina che ne aveva caratterizzato l'esistenza fino a quel momento. Presto, però, sarebbe ricaduto nei vizi di un tempo.

La discesa di Carlo VIII[modifica | modifica wikitesto]

La Festa del Rosario, dipinto di Albrecht Dürer. Ai piedi del trono, sulla destra, l'artista ha raffigurato l'imperatore Massimiliano mentre viene incoronato dalla Vergine, mentre sulla sinistra figura papa Alessandro VI.

Il primo atto politico che Alessandro VI dovette affrontare, fu un confronto con Carlo VIII di Valois, Re di Francia, nel 1493, allorquando questi, mediante una serie di trattati stipulati con Enrico VII d'Inghilterra, Ferdinando e Isabella di Spagna e Massimiliano I d'Asburgo, si era assicurato un solido appoggio per la riconquista del Regno di Napoli, quale eredità angioina ma che era nelle mani degli aragonesi.

Le mire di Carlo VIII sul Regno di Napoli non erano condivise da papa Alessandro, soprattutto perché anche Ludovico il Moro, Duca di Milano si era alleato con il re francese dimostrando oltre a scarsa lungimiranza politica una forte stupidità. Ciò stava a significare che se la riconquista di Napoli da parte di Carlo VIII fosse andata a buon fine, lo Stato Pontificio si sarebbe trovato nella morsa dei francesi e ne avrebbe dovuto subire inevitabilmente il predominio.

Al fine di scongiurare questa infausta eventualità, papa Alessandro si affrettò a concludere con gli aragonesi di Napoli un'alleanza sancita anche dal matrimonio di suo figlio Goffredo con Sancia, figlia di Alfonso II di Napoli e, successivamente, procedette all'incoronazione di Alfonso II d'Aragona a Re di Napoli.

Carlo VIII, giudicando un affronto queste iniziative del Papa, scese in Italia alla testa del suo esercito. Re Alfonso, intravedendo una situazione di pericolo per la sua persona, cedette la corona di Napoli al figlio Ferdinando II e riparò in Sicilia. Lo stesso Papa si trovò in enorme difficoltà all'interno del suo Stato a causa della ribellione scatenata dai Colonna e da numerose famiglie nobili romane, cui non sembrava estranea la mano del cardinal Della Rovere.

Quando il 31 dicembre 1494 Carlo VIII entrò in Roma, non trovò alcuna resistenza, e il Papa era asserragliato in Castel Sant'Angelo. Avendo compreso che la posizione del Valois era vincente, Alessandro VI decise di scendere a patti con il sovrano francese, offrendo libero passaggio all'esercito francese sul suolo pontificio e mettendo a disposizione anche il figlio Cesare come guida fino ai confini con il Regno di Napoli, in cambio del giuramento di obbedienza del Re verso il Papa. La qual cosa avvenne in un pubblico concistoro. Dopo di che il Re francese entrava a Napoli, senza colpo ferire. Era il 22 febbraio del 1495.

Ma la facilità con cui Carlo VIII era riuscito a conquistare Napoli cominciò a spaventare tutti gli altri regnanti d'Europa, i quali formarono una nuova coalizione antifrancese, la Lega Santa, comprendente il Papa, la Spagna, Massimiliano d'Asburgo, la stessa Milano e Venezia. E quando gli spagnoli sbarcarono in Calabria, Carlo VIII capì subito che il vento cominciava a spirare contro di lui, per cui si affrettò a riprendere la via del ritorno risalendo la penisola.

Fu però raggiunto dall'esercito della coalizione al comando di Francesco II Gonzaga, che, in una sanguinosissima battaglia, combattuta a Fornovo, nel parmense, il 6 luglio 1495, ebbe la meglio sull'esercito francese. Carlo VIII, benché sconfitto, riuscì ugualmente ad attraversare le Alpi e riparare in Francia. Ferdinando II d'Aragona poté così ritornare sul trono di Napoli.

Il Giubileo del 1500[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 marzo del 1499 Alessandro VI proclamò solennemente il Giubileo del nuovo secolo. Per l'occasione, il Borgia fece ristrutturare e ampliare gli accessi alla basilica di san Pietro: l'antica Via Recta che conduceva i pellegrini dal ponte sant'Angelo alla basilica fu ampliata e denominata via Alessandrina, sicché il Borgo vecchio circostante divenne (mantenendo questo nome fino alla demolizione degli anni '30) Borgo Nuovo.

Il cerimoniale redatto in quell'occasione è a grandi linee quello ancora osservato, compresa l'apertura delle 4 porte sante nelle 4 basiliche papali, che fu l'innovazione di quel giubileo[6].

Luigi XII di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1498, scomparso senza eredi Carlo VIII, salì sul trono di Francia Luigi XII d'Orleans. Uno dei primi atti del nuovo Re fu quello di scacciare Ludovico il Moro da Milano, ritenendosi l'erede legittimo del Ducato, in forza del ben noto testamento dei Visconti che assegnava agli eredi di Valentina Visconti il Ducato, in caso di estinzione della dinastia. Poiché la dinastia Visconti si era estinta, Luigi XII avanzava pretese di eredità essendo egli discendente diretto di Valentina. Il Papa, però, intravide in questo atto grandi possibilità per il figlio Cesare, per cui si affrettò a concludere un'alleanza con il nuovo sovrano francese. Re Luigi, però, interpretò questa alleanza in una chiave del tutto diversa, cioè intravide un lasciapassare per la Francia verso la riconquista del Regno di Napoli, quale eredità dei suoi antenati angioini.

Orbene, per cementare i buoni rapporti ritrovati tra la Francia e il Papa, Luigi XII diede in moglie a Cesare Borgia, la principessa Charlotte d'Albret, sorella del Re di Navarra; gli assegnò anche il Ducato di Valentinois, gradito a Cesare anche perché gli consentiva di recuperare il soprannome di Valentino, con cui era già noto quando era Arcivescovo di Valencia, e gli promise di sostenerlo nella conquista di parte della Romagna, cui il rampante Cesare ambiva.

Questa alleanza produsse i suoi effetti pressoché immediatamente. Luigi XII aprì la campagna d'Italia e conquistò subito Milano con l'aiuto anche dei mercenari svizzeri che allora possedevano l'esercito più equipaggiato e meglio organizzato d'Europa. Tant'è che, in cambio dell'aiuto dato ai francesi, soprattutto nella vittoriosa battaglia di Novara del 1500, mediante il trattato di Arona del 1503 ottennero Bellinzona e l'intero Canton Ticino.

La morte di Savonarola[modifica | modifica wikitesto]

Papa Borgia fu anche moralmente corresponsabile della morte del frate domenicano Girolamo Savonarola, condannato al rogo per eresia nel 1498 con condanna eseguita nel maggio dello stesso anno in Piazza della Signoria a Firenze. Le sue ceneri vennero poi sparse in Arno assieme ad altri suoi seguaci. Ironia della sorte, Alessandro fu corresponsabile della morte di uno dei pochi uomini che seguisse con interesse e stimasse; infatti la scomunica (falsa) contro il Savonarola non fu mai impartita dal Papa, bensì dal cardinale arcivescovo di Perugia Juan López su istigazione di Cesare Borgia, che assoldò un falsario per creare una finta scomunica e distruggere il frate. Alessandro protestò vivamente contro il cardinale e minacciò Firenze di Interdetto affinché gli fosse consegnato il frate, così che potesse salvarlo e farlo discolpare, ma era talmente succube del figlio Cesare che non agì con tutto il potere che aveva.

Alessandro lasciò morire un uomo che riteneva santo, salvo poi lamentarsi col Generale dei Domenicani d'essere stato ingannato, e assolverlo post mortem dicendo nel suo VII concistoro (4 settembre 1498) che lo avrebbe volentieri ascritto all'albo dei santi[7]. Certo è che Savonarola fu vittima delle sue stesse prediche e di circostanze politiche più grandi di un uomo che per "amor di Dio" fu protagonista estremamente discusso e non sempre positivo della vita fiorentina[8].

Il Valentino e le conquiste dei Borgia[modifica | modifica wikitesto]

Presunto ritratto di Cesare Borgia, il duca Valentino. Opera di Altobello Melone.

Negli anni 1500-1503, Cesare Borgia, che ormai veniva da tutti chiamato "il Valentino" in quanto Duca di Valentinois, scatenò le sue soldataglie in Romagna alla conquista di quei territori a cui egli aspirava e in forza della promessa fattagli dal Re di Francia in occasione delle sue nozze con la principessa Carlotta.

Se, però, re Luigi gli assicurava l'appoggio politico, il Valentino aveva necessità di reperire molto danaro per sostenere il suo esercito. Gli venne in aiuto il padre mediante un'ennesima operazione di simonia. Papa Alessandro vendette, infatti, ben dodici titoli di cardinale. Il prezzo pagato fu molto alto e sufficiente per dare avvio all'impresa militare del figlio.

Con notevole audacia e sfrontatezza il giovane Borgia conquistò, in successione, prima Pesaro, Cesena e Rimini e poi anche Faenza, Urbino e Senigallia. Il 12 gennaio 1500 si arrese Forlì: il capoluogo romagnolo, governato fin dal 1488 da Caterina Sforza, madre di Giovanni dalle Bande Nere capitolò cedendo la Rocca di Ravaldino. Dopo di che, fu investito dal "Papa padre" del titolo di Duca di Romagna. Da quel momento lo Stato della Chiesa perdeva una parte cospicua del suo territorio che passava nelle avide mani della famiglia Borgia.

L'obiettivo ultimo dei Borgia era quello di trasformare lo Stato Pontificio in uno stato a guida laica sotto la loro influenza, sottraendolo al potere clericale e dando inizio ad una dinastia; in altri termini i Borgia intendevano secolarizzare lo Stato della Chiesa.

Per raggiungere quest'obiettivo era necessario eliminare tutti gli ostacoli rappresentati dalle potenti famiglie che costituivano la nobiltà romana; furono quindi confiscati i possedimenti ai Savelli, ai Caetani e ai Colonna e furono ridistribuiti tra i membri della famiglia Borgia: Giovanni, figlio di appena due anni dello stesso Papa, diventò Duca di Nepi; mentre Roderico, figlio di due anni di Lucrezia, divenne Duca di Sermoneta. Cesare stesso conquistò il Ducato di Urbino. Infine venne attaccata la famiglia Orsini, con l'eliminazione fisica del cardinale Giovan Battista e il bando decretato contro tutti gli altri componenti della famiglia.

I Borgia mirarono allora alla conquista della Toscana, per cui fu loro necessario ottenere nuove risorse che furono ricavate da Alessandro VI tramite la vendita di alte cariche curiali e nomine cardinalizie.

Queste azioni spregiudicate portarono all'insorgere di un clima di terrore nello Stato Pontificio.

Morte del Papa[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria di Monserrato a Roma:
tomba di Alessandro VI e di Callisto III

Si è sempre discusso molto, e se ne discute ancora, sulle circostanze e sulle modalità della morte di Papa Alessandro VI.

Forse fu la malaria a porre fine alla vita del Borgia.[9]

C'è, però, un'altra versione che vuole che la morte del Papa sia avvenuta per avvelenamento, ma per errore. Alcune fonti indicano infatti che il cadavere del Papa fosse molto gonfio e la lingua fosse di color violaceo, sintomi di un forte avvelenamento.

Si dice che, nel corso di una riunione conviviale presso la dimora del cardinale Adriano Castellesi di Corneto, fosse stato posto del veleno nel vino destinato al Cardinale, ma che per errore il vino fosse stato bevuto dal Papa, e annacquato da Cesare, che pure si ammalò gravemente, ma non morì. Altre cronache dell'epoca riferiscono, però, che al momento della dipartita del Papa anche il cardinal Castellesi e altre persone della servitù fossero stati colpiti dallo stesso male, avvalorando la tesi di un'intossicazione, magari involontaria, dei cibi.[10] Lo studioso John Kelly, per molti anni decano di St Edmund Hall, a Oxford, afferma che ci sono buoni motivi per pensare ad un omicidio avvenuto per errore, essendo probabilmente il veleno destinato ad un altro commensale.[9]

La morte di Papa Alessandro produsse il crollo di tutti i piani di conquista del Valentino, che per il venir meno di tutte le fonti di finanziamento non fu più in grado di mantenere il suo esercito. Il figlio prediletto di Papa Borgia si avviava così ad un triste declino. La sua disgrazia definitiva fu segnata dall'ascesa al soglio pontificio di Giulio della Rovere, acerrimo nemico dei Borgia, divenuto papa col nome di Giulio II. Egli privò immediatamente il Duca Valentino del governo della Romagna, quindi ne ordinò l'arresto e la reclusione in Castel Sant'Angelo. A Cesare Borgia fu inutile, una volta evaso, cercare di rifugiarsi a Napoli per organizzare da lì la riconquista dei suoi domini: il Papa lo fece deportare in Spagna, consegnandolo a Ferdinando II d'Aragona, che lo fece rinchiudere prima nel castello di Chinchilla e poi nel forte di La Mota di Medina del Campo. Di lì, il Cesare Borgia riuscì a evadere nel 1506 con una rocambolesca fuga, quindi si rifugiò nel regno di Navarra, presso suo cognato Giovanni III d'Albret, combattendo per il quale morì nel 1507 nel corso dell'assedio di Viana. Al momento della sua morte, aveva circa 32 anni.

Il cadavere di Alessandro VI subì vicende travagliate. Fu prima deposto, senza alcuna celebrazione funebre, in San Pietro, quasi furtivamente, a causa dei disordini scoppiati all'indomani della sua morte. Fu successivamente traslato nei sotterranei del Vaticano. Molto tempo dopo la sua mummia fu nuovamente rimossa e sepolta nella chiesa di Santa Maria di Monserrato, la chiesa degli Spagnoli in Roma, dove stette praticamente dimenticata per secoli fino alla sua definitiva sistemazione sul finire del XIX secolo.

Concistori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concistori di papa Alessandro VI.
Papa Alexander VI.jpg

Papa Borgia durante i concistori ha nominato moltissimi suoi familiari, tale pratica è detta nepotismo e Alessandro VI è stato il pontefice che più ha applicato questa usanza. Alessandro VI procedette alla nomina di ben 43 nuovi cardinali, nel corso di 9 concistori:

  • 31 agosto 1492 (I Concistoro)
  1. Juan Borgia, nipote del papa, arcivescovo di Monreale.
  • 20 settembre 1493 (II Concistoro)
  1. Jean de la Grolaye de Villiers (o Bilhères de Lagraulas), vescovo di Lombez, abate dell'abbazia di Saint-Denis, nei pressi di Parigi, ambasciatore del Re di Francia.
  2. Giovanni Antonio Sangiorgio, vescovo di Alessandria, uditore della Sacra Rota
  3. Bernardino López Carvajal, vescovo di Cartagena
  4. Cesare Borgia, figlio del Papa, arcivescovo di Valencia
  5. Giuliano Cesarini, protonotaro apostolico
  6. Domenico Grimani, protonotaro apostolico
  7. Alessandro Farnese, protonotaro apostolico, futuro papa Paolo III
  8. Bernardino di Lunate (o Lunati), protonotaro apostolico
  9. Raymund Pérault (o Peraudi), vescovo di Gurk
  10. John Morton, arcivescovo di Canterbury
  11. Fryderyk Jagiellonczyk, figlio del re di Polonia, economo di Cracovia
  12. Ippolito d'Este, figlio del duca di Ferrara, Ercole, economo dell'arcidiocesi di Strigonio, creato cardinale a 14 anni
  • maggio 1494 (III Concistoro)
  1. Luigi d'Aragona (o Luis de Aragón o d'Aragonia), figlio di Enrico d'Aragona, a sua volta figlio naturale del re di Napoli Ferrante d'Aragona, nominato in pectore e reso ufficiale il 19 febbraio 1496
  • 16 gennaio 1495 (IV Concistoro)
  1. Guillaume Briçonnet, vescovo di Saint Malo. Deposto e scomunicato da papa Giulio II il 24 ottobre 1511 a causa della sua partecipazione al Concilio di Pisa (1511-1512)
  • 21 gennaio 1495 (V Concistoro)
  1. Philippe de Luxembourg, vescovo di Le Mans
  • 19 febbraio 1496 (VI Concistoro)
  1. Juan López (o Llopis), vescovo di Perugia
  2. Bartolomé Martí (o Martín), Segorbe e Albarracín
  3. Juan de Castro, vescovo di Agrigento
  4. Juan de Borja-Llançol de Romaní, nipote del Papa, vescovo eletto di Melfi
  • 17 settembre 1498 (VII Concistoro)
  1. Georges I d'Amboise, arcivescovo di Rouen
  • 28 settembre 1500 (VIII Concistoro)
  1. Diego Hurtado de Mendoza y Quiñones, arcivescovo di Siviglia
  2. Amanieu d'Albret, protonotaro apostolico
  3. Pedro Luis de Borja Llançol de Romaní, nipote del Papa e fratello del cardinale Juan de Borja Llançol de Romaní, cavaliere dell'Ordine di San Giovanni in Gerusalemme, arcivescovo eletto di Valencia
  4. Jaime Serra i Cau, arcivescovo di Oristano
  5. Pietro Isvalies (o Isuales, o Isuali, o Isuagles o Suaglio), arcivescovo di Reggio Calabria
  6. Francisco de Borja, arcivescovo di Cosenza. Deposto e scomunicato da papa Giulio II il 24 ottobre 1511 a causa della sua partecipazione al Concilio di Pisa (1511-1512).
  7. Juan de Vera, arcivescovo di Salerno
  8. Ludovico Podocataro (o Podochatero, o Podocatharo, o Podocatharus, o Podacatharus, o Podocathro), cipriota, vescovo di Capaccio
  9. Antonio (Giovanni) Trivulzio, vescovo di Como
  10. Giovanni Battista Ferraro, vescovo di Modena
  11. Tamás Bakócz, cancelliere del Regno d'Ungheria, arcivescovo di Strigonio
  12. Marco Cornaro, protonotaro apostolico
  13. Giovanni Stefano Ferrero, vescovo di Vercelli, nominato in pectore e reso ufficiale nel concistoro del 28 giugno 1502.
  • 31 maggio 1503 (IX Concistoro)
  1. Juan Castellar (o Castelar, o Castellà), arcivescovo di Trani
  2. Francisco de Ramolins, arcivescovo di Sorrento
  3. Francesco Soderini, vescovo di Volterra
  4. Melchior von Meckau, vescovo di Bressanone
  5. Niccolò Fieschi, vescovo eletto di Fréjus
  6. Francisco Desprats, vescovo di León
  7. Adriano de Castello (o de Corneto), vescovo di Hereford. Deposto per disobbedienza verso papa Leone X nel concistoro del 5 luglio 1518. Fu assassinato da un suo servo nel dicembre del 1521.
  8. Jaime Casanova, ciambellano del Papa
  9. Francisco Lloris (o Loriz, o Loris), vescovo eletto di Elne

Nell'Annuario Pontificio Cattolico del 1936, si fa menzione di altri tre Cardinali, nominati in segreto. Giovanni, ambasciatore del duca di Sassonia presso la Santa Sede, nominato nel 1499 e morto subito dopo. Pietro Ciera, veneziano, protonotaro apostolico, creato sub silentio il 17 aprile del 1501 e morto subito dopo senza che la sua nomina fosse stata resa pubblica. François Busleiden, arcivescovo di Besançon, creato segretamente nel 1501 e mai reso pubblico.

Valutazioni finali[modifica | modifica wikitesto]

Citando Gervaso Alessandro "fu senza scrupoli, senza fede, senza morale", connotazioni incompatibili con il pontificato, ma che non gli impedirono di essere un politico e un monarca di altissimo livello[11].

Una delle note positive ascrivibili al suo papato si deve al mecenatismo: per esempio sotto il suo pontificato il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII presso la Santa Sede, commissionò la celebre Pietà a Michelangelo. Gli appartamenti Borgia, nei palazzi vaticani, furono invece commissionati al Pinturicchio, che realizzò un notevole ciclo di affreschi in pieno stile rinascimentale (oggi ospitano la sezione di arte moderna dei Musei Vaticani).

Tra i suoi sostenitori, dopo la morte, troviamo il Ferrara e il Fusero che arrivarono a definirlo un "buon sacerdote". Pasquino nella saggezza popolare romana ne traccia forse il giusto epitaffio:

«Tormenti, insidie, violenze, furore, ira, libidine, siate spugna orrenda di sangue e crudeltà! Giace qui Alessandro VI; godi ormai libera, Roma, perché la mia morte fu vita per te»

Più recenti ricerche storiche, mentre confermano molte pecche di questo papa rinascimentale, ne attenuano o annullano altre non meno infamanti.

Si mette in risalto anche la sincera pietà religiosa di questo papa che passava facilmente da comportamenti "licenziosi" a sincere pratiche di pietà devozionali e penitenziali. Ha provveduto, tra l'altro, che tra il popolo si diffondesse la pratica quotidiana del rosario, ha favorito e consolidato il culto verso il Santissimo Sacramento. Questo contrasto tra il comportamento morale e la pietà religiosa ha fatto sorgere il dubbio che Alessandro soffrisse di qualche anomalia della personalità, come l'ossessione patologica per il piacere sessuale.[senza fonte]

L'appoggio dato al figlio Cesare "Valentino" negli eccessi aggressivi per il ripristino della sovranità dello Stato Pontificio in Romagna era, in Alessandro, orientato a difendere l'integrità dello stato più che la sua personale sete di potere. Per conseguire questa integrità dello stato e difenderlo, Alessandro non mancò di lasciare capire che era pronto a invadere territori degli stati confinanti.

Tra i suoi successi di indirizzo politico nelle avverse circostanze del tempo, non va sottovalutata la sua politica di tolleranza riguardo agli ebrei. Quando questi venivano espulsi dalla Spagna e poi respinti da Firenze, Napoli, Milano, Venezia, Alessandro VI ne accolse fino a 8000 e multò pubblicamente gli ebrei locali che, timorosi di perdere il loro status civile, insistettero, anche con regalie, presso le autorità pontificie perché ai loro correligionari non fosse concesso l'asilo. Aveva anche creato un centro di accoglienza per gli ebrei sull'Appia antica nei pressi della tomba di Cecilia Metella. Per questa sua tolleranza verso gli ebrei veniva chiamato il papa "marrano"; in un processo contro 180 marrani, egli volle fosse accettata la loro proposta di riconciliazione: purtroppo uno di questi, ostinatosi, subì la condanna a morte.[3] Questo papa nel Concilio di Trento venne considerato un Anticristo.[senza fonte]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sarah Bradford, Lucrezia Borgia, Penguin, Londra 2004, pag. 13
  2. ^ Giovanni Battista Picotti, Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi (2000), Treccani.
    «L'intimità con Giulia Farnese continuò anche dopo l'elezione del Borja al pontificato; e fu così palese, che ricorreva a lei chi volesse favori dal papa».
  3. ^ a b Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di Papa Borgia
  4. ^ Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, pp. 486-490
  5. ^ Tomba di Innocenzo VIII Basilica di San Pietro, Roma
  6. ^ Per il giubileo del 1550, ma anche per una lettura meno "scandalistica" del papato Borgia si veda Mario Sensi, Storia del Giubileo 1500 Anno Santo e Rinascimento'
  7. ^ Arturo Scaltriti, Savonarola e la Scuola di Torino, Arenaria, Anno XXII, giugno 2010, ISSN 1120-6500, p. 29
  8. ^ Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, p. 492
  9. ^ a b John N.D. Kelly, Vite dei Papi, 1995, Oxford University Press, ISBN 88-384-2290-7. p. 617
  10. ^ Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, p. 494
  11. ^ Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, p. 495

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989. ISBN 88-384-1326-6
  • Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di Papa Borgia, Verona 2008. ISBN 978-88-89913-88-8
  • Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, 1993. ISBN 88-7983-155-0
  • Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di papa Borgia, Fede & Cultura, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo VIII 11 agosto 1492 - 18 agosto 1503 Papa Pio III
Predecessore Cardinale diacono di San Nicola in Carcere Successore CardinalCoA PioM.svg
Landolfo Maramaldo
Vacante dal 1415
1456-1471 Giovanni Battista Savelli
Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata
in commendam
Successore CardinalCoA PioM.svg
Domenico Capranica 1458-1492 Juan de Borja Llançol de Romaní
Predecessore Vescovo di Valencia Successore BishopCoA PioM.svg
Alfonso Borgia 1458-1492 Titolo elevato ad Arcidiocesi
Predecessore Cardinale Protodiacono Successore CardinalCoA PioM.svg
 ? 1463-1471 Raffaele Sansone Riario
Predecessore Vescovo di Urgell e
Coprincipe di Andorra
Successore Coat of arms of Andorra 3d.svg
Giacomo de Cardona i de Gandia 1466-1472 Pietro de Cardona
Predecessore Cardinale vescovo di Albano Successore CardinalCoA PioM.svg
Ludovico Scarampi-Mezzarota Trevisano 1471-1476 Oliviero Carafa
Predecessore Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina Successore CardinalCoA PioM.svg
Richard Olivier de Longueil 1476-1492 Giovanni Michiel
Predecessore Decano del Sacro Collegio Successore CardinalPallium PioM.svg
Guillaume d'Estouteville
1472-1483
1483 - 1492 Oliviero Carafa
1492-1511
Predecessore Vescovo di Mallorca Successore BishopCoA PioM.svg
Diego de Avellaneda 1489-1492 Giovanni Battista Savelli
Predecessore Arcivescovo di Valencia Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Titolo elevato da Diocesi 1492 Cesare Borgia

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