Papa Pio X

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Papa Pio X
Papa Pio X
257º papa della Chiesa cattolica
Coat of arms of Pope Pius X.svg
Elezione 4 agosto 1903
Incoronazione 9 agosto 1903
Fine pontificato 20 agosto 1914
Motto Instaurare omnia in Christo
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Leone XIII
Successore papa Benedetto XV
Nome Giuseppe Melchiorre Sarto
Nascita Riese, 2 giugno 1835
Morte Roma, 20 agosto 1914
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano
Firma PiusX.png
San Pio X
Papst Pius X-01..jpg

Romano Pontefice

Nascita Riese,
bandiera Regno Lombardo-Veneto
2 giugno 1835
Morte Roma,
bandiera Regno d'Italia
20 agosto 1914
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 3 giugno 1951 da papa Pio XII
Canonizzazione 29 maggio 1954 da papa Pio XII
Ricorrenza 21 agosto

Papa Pio X (in latino: Pius PP. X, nato Giuseppe Melchiorre Sarto; Riese, 2 giugno 1835Roma, 20 agosto 1914) è stato il 257º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (1903-1914). Proclamato santo nel 1954.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e la carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Melchiorre Sarto nacque a Riese, comune che dal 1952 ha assunto la denominazione di Riese Pio X, in provincia di Treviso, secondo di dieci figli in una famiglia modesta. Suo padre Giovanni Battista (1792-1852) era fattore e sua madre, Margherita Sanson (1813-1894), sarta. Egli si distinse da molti suoi predecessori e successori proprio per il fatto che il suo cursus honorum fu esclusivamente pastorale senza alcun impegno presso la curia o nell'attività diplomatica della Santa Sede.

Ritratto di don Giuseppe Sarto

Ricevette la tonsura nel 1850 ed entrò nel seminario di Padova, grazie ad una borsa di studio ottenuta tramite il patriarca di Venezia Jacopo Monico, suo compaesano. Fu ordinato prete nel 1858 dal vescovo di Treviso, Giovanni Antonio Farina, e divenne cappellano della parrocchia di Tombolo. Nel 1867 fu promosso arciprete di Salzano e poi, nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso, fungendo nel contempo da direttore spirituale nel seminario diocesano, esperienza della quale serberà sempre un ottimo ricordo.

Giuseppe Sarto fu nominato vescovo di Mantova il 10 novembre 1884 dopo esser stato consacrato vescovo dal cardinal Lucido Maria Parocchi quattro giorni prima, il 6 novembre, nella Basilica di Sant'Apollinare in Roma. Partecipò come vescovo di Mantova al primo Congresso catechistico nazionale tenutosi a Piacenza tra il 24 e il 26 settembre 1889 e presentò un voto a favore di

« un catechismo popolare storico-dogmatico-morale redatto in domande brevi e risposte brevissime »

comune per tutta Italia poiché riteneva che il catechismo del Bellarmino

« tornasse molto difficile alle menti rozze non solo dei bambini, ma anche degli adulti che in questa parte sono quasi geniti infantes[1] »

Successivamente ricoprì la carica di patriarca di Venezia. Il governo italiano rifiutò peraltro inizialmente il proprio exequatur, asserendo che la nomina del patriarca di Venezia spettava al Re e che, inoltre, Sarto era stato scelto su pressione del governo dell'Impero austro-ungarico. Giuseppe Sarto dovette quindi attendere ben 18 mesi prima di poter assumere la guida pastorale del patriarcato di Venezia. Con la nomina a patriarca egli ricevette pure la berretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno 1893. Ancora dieci anni, e dalla cattedra di San Marco sarebbe salito a quella di Pietro.

Il conclave[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Leone XIII il candidato più probabile al soglio di Pietro era considerato il segretario di Stato Rampolla. All'apertura del conclave il 1º agosto 1903, la sorpresa: il cardinale Puzyna, arcivescovo di Cracovia, comunica che l'imperatore d'Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, usando un suo antico privilegio quale sovrano di un impero cattolico, pone il veto all'elezione del cardinale Rampolla.

I motivi del veto sarebbero non soltanto politici, in particolare la vicinanza del Rampolla alla Francia e le sue idee più aperte, ma anche personali; il Rampolla quale segretario di Stato avrebbe infatti cercato di influenzare Leone XIII a negare una sepoltura cristiana all'arciduca Rodolfo d'Asburgo-Lorena, suicidatosi durante i cosiddetti Fatti di Mayerling.

Nonostante l'indignazione di molti cardinali il conclave decise comunque di obbedire alla volontà dell'imperatore, così la candidatura di Rampolla sfumò e i suffragi si orientarono sul patriarca di Venezia, che fu eletto il 4 agosto e incoronato il 9. Prese il nome pontificale di Pio X in onore dei suoi immediati predecessori Pio VI, Pio VII e Pio IX. Scelse come motto del suo pontificato Instaurare omnia in Christo (Efesini 1,10) e lo attuò con coraggio e fermezza.

Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l'abolizione (con la costituzione apostolica Commissum nobis) del cosiddetto veto laicale, che spettava ad alcuni sovrani cattolici e a causa del quale egli era divenuto pontefice.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Blasonatura dello stemma papale di Papa Pio X
Coat of arms of Pope Pius X.svg

D'azzurro, all'ancora a tre braccia di nero cordonata di rosso, posta in banda sopra un mare ondato al naturale e sormontata nel capo da una stella a sei punte d'oro, col capo di Venezia: d'argento, al leone alato passante, guardante e nimbato, tenente con la branca anteriore destra un libro recante la scritta: PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS e una spada, il tutto d'oro.

Il nuovo Papa, consapevole di non avere alcuna esperienza diplomatica né una vera e propria formazione universitaria, seppe scegliere dei collaboratori competenti come il giovane cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, di soli 38 anni, poliglotta e direttore della Pontificia accademia ecclesiastica, che fu nominato segretario di Stato. Stante la propria inesperienza, Pio X lasciò a Merry del Val sostanzialmente campo libero nella conduzione della diplomazia vaticana.

Papa Pio X rimase sempre semplice e umile e in Vaticano visse parcamente, assistito dalle sorelle, in un appartamento fatto allestire appositamente.

Caratteristico e storicamente importante fu l'indirizzo teologico che diede alla Chiesa cattolica durante tutto il suo pontificato, la cui linea può essere definita sinteticamente come tradizionalista, in particolare per la lotta ingaggiata contro il modernismo attraverso l'enciclica Pascendi Dominici Gregis e il decreto Lamentabili Sane Exitu, a cui seguì l'approvazione personale del Sodalitium Pianum, una rete di informazione che indagava su teologi e docenti sospettati di modernismo. Si stava infatti diffondendo all'interno del mondo cattolico e in ampi settori della stessa gerarchia ecclesiale, una sorta di rivisitazione filosofica della teologia cattolica sotto l'effetto dello scientismo di fine Ottocento. In risposta al modernismo teologico, Pio X introdusse dal 1º settembre 1910 il giuramento della fede per tutti i membri del clero.

Fu Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminerà nel 1917 con la promulgazione del Codice di diritto canonico, e a redigere il Catechismo che porta il suo nome (Catechismo di Pio X, 1905). Anche sul piano della gestione patrimoniale fu lui a unificare i redditi dell'obolo di San Pietro e quelli del patrimonio del Vaticano. Ma, soprattutto, riformò la Curia romana con la costituzione Sapienti consilio del 29 giugno 1908, sopprimendo vari dicasteri divenuti inutili. Raccomandò ai paesi cattolici l'uso della pronuncia ecclesiastica latina nelle scuole. Poco prima di morire era intento a completare gli studi preparatori di un documento (poi abbandonato dai successori) relativo alle condizioni di liceità dell'esercizio del diritto di sciopero.

Il nome di Pio X è legato anche alla riforma del canto gregoriano. Con il Motu proprio Tra le sollecitudini (22 novembre 1903)[2], il pontefice impose il canto gregoriano nella liturgia e fornì precise istruzioni circa l'uso della musica nelle cerimonie religiose.

Pio X creò il primo cardinale latino americano della storia della Chiesa. L'11 dicembre 1905 elevò a questa dignità ecclesiastica il vescovo brasiliano Joaquim Arcoverde Cavalcanti.

Piazza San Pietro in una fotografia del 1909, ai tempi del pontificato di San Pio X

L'8 agosto 1910 il pontefice emanò il decreto Quam singulari Christus amore con il quale ripristinò l'età della prima comunione e della prima confessione dei bambini all'età dell'uso della ragione, cioè intorno ai sette anni. Tale età era stata fissata dai concili Lateranense IV (1215) e Tridentino (13a Sessione, 1551-1552); successivamente era stata modificata per influsso del giansenismo.

Pio X e il ballo

Ai primi del Novecento il tango, ballo sensuale importato dall'Argentina, cominciava a sottrarre spazio in Europa al valzer e alla polka. Di fronte alle interdizioni richieste dalle autorità ecclesiastiche parigine, si narra che Pio X desse disposizioni affinché una coppia di ballerini di tango gli fornisse un'idea precisa del nuovo ballo, per valutarne direttamente, di persona, gli aspetti scandalosi. Avvenuta l'esibizione riservata di danza, il sommo Pontefice avrebbe detto:[3]

« Mi me pàr che sia più bèo el bàeo a 'ea furlana; ma no vedo che gran pecài ghe sia in stò novo bàeo! »
(A me sembra che sia più bello il ballo della furlana; ma non vedo che grandi peccati vi siano in questo nuovo ballo!)

Dispose perciò la revoca della sanzione ecclesiastica prevista per chi lo avesse praticato. L'episodio ha ispirato anche una nota poesia (Tango e Furlana) di Trilussa[4].

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del non expedit[modifica | modifica wikitesto]

Papa Pio X nei Giardini Vaticani

Con l'enciclica Il Fermo Proposito dell'11 giugno 1905 il pontefice allenta le restrizioni del Non expedit (ossia il fermo divieto per tutti i cattolici italiani di partecipare alla vita politica) di papa Pio IX, soprattutto per arginare i consensi verso le forze socialiste. Pio X, nel testo dell'enciclica, elargisce la "benigna concessione" di dispensarli da tale divieto, specialmente nei "casi particolari" in cui essi ne riconoscano "la stretta necessità pel bene delle anime e per la salvezza delle loro chiese"; e li invita anzi a perseguire la seria attività "già lodevolmente spiegata dai cattolici per prepararsi con una buona organizzazione elettorale alla vita amministrativa dei Comuni e dei Consigli provinciali", così da favorire e promuovere "quelle istituzioni che si propongono di ben disciplinare le moltitudini contro l'invadenza predominante del socialismo".

La «questione francese»[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica alla fine del XIX secolo.

Pio X ebbe a confrontarsi con il problema della separazione fra Stato e Chiesa, che emerse in Francia con l'entrata in vigore della legge del 9 dicembre 1905, nella quale si concentravano gli intenti fondamentali della politica antireligiosa e massonica della terza Repubblica e in particolare del governo di Émile Combes. A partire dal 1880 si erano registrati in Francia una serie di provvedimenti antireligiosi tendenti alla dissoluzione delle congregazioni religiose, di espulsione dei religiosi regolari: insegnanti, personale infermieristico e così via.

Pio X si mostrò assai meno conciliante verso questa politica fortemente anticlericale rispetto al proprio predecessore, nonostante la maggioranza dei vescovi francesi gli consigliasse di piegarsi alla nuova legge. La legge emanata dal governo francese segnò il culmine di tale politica, decretando unilateralmente l'abrogazione del concordato del 1801.

Nel 1906 Pio X con l'enciclica Vehementer Nos dell'11 febbraio, l'allocuzione concistoriale Gravissimum del 21 febbraio e l'enciclica Gravissimo Officii Munere del 10 agosto, proibì ogni attività collaborativa all'applicazione della nuova legge. L'ostilità del Pontefice alla nuova normativa francese compromise la creazione delle associations cultuelles, previste dalla legge del 1905, alle quali avrebbe dovuto essere trasferito il patrimonio della Chiesa. Prendendo a pretesto tale opposizione lo Stato francese incamerò gli ingenti beni immobili ecclesiastici. La situazione sarebbe mutata soltanto nel 1923 con la creazione delle "associations diocésaines".

Analoghe tensioni si registrarono con il Portogallo, dopo l'avvento in quel Paese, nel 1910 della repubblica guidata da gruppi di potere anticlericali massonici. Pio X rispose con l'enciclica Iamdudum.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo del Papa esposto il 21-22 agosto 1914
Tomba di Pio X, nella Basilica di San Pietro in Vaticano

Proprio nei primi giorni della prima guerra mondiale, Pio X morì per una cardiopatia (probabilmente di pericardite) il 20 agosto 1914 alle ore 1:15[5]. Si dice anche che qualche tempo prima della morte abbia detto: "Verrà il Guerrone" ossia la Grande Guerra.[6][7]

Beatificazione e canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Pio X fu beatificato il 3 giugno 1951 e canonizzato il 29 maggio 1954 durante il pontificato di Pio XII, la festa fu fissata al 3 settembre. Il calendario del Novus Ordo Missae la prevede il 21 agosto. Coloro che seguono il calendario antico lo festeggiano dunque il 3 settembre. La sua salma è tumulata all'interno della Basilica di San Pietro in Vaticano. È il patrono della Fraternità Sacerdotale San Pio X ed è anche compatrono secondario della città di Venezia in ricordo di quegli anni trascorsi come Patriarca.

Pio X nelle arti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a San Pio X nella Basilica di San Pietro in Vaticano

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Encicliche di Pio X[modifica | modifica wikitesto]

Elenco[8] delle encicliche di Pio X

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Successione apostolica.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Pio X
Stemma
Papa della Chiesa Cattolica
Vescovo di Roma
Trattamento di cortesia Sua Santità
Trattamento colloquiale Vostra Santità
Trattamento religioso Santo Padre
Titolo postumo Santo
I trattamenti d'onore
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine Equestre di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Equestre di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa
Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Atti e documenti del primo Congresso catechistico nazionale tenutosi a Piacenza nei giorni 24-25-26 settembre 1889, Piacenza 1890, pp.67-69 riportato in Storia del Cristianensimo 1878-2005, Vol.2, Ed. San Paolo, Milano, p.11
  2. ^ Tra le sollecitudini. URL consultato il 20 giugno 2014.
  3. ^ Stefano Borselli, Luca Pignataro, Daniela Nucci, Salvatore Angelo Fiori, Su don Milani e il donmilanismo in Quaderni del Covile, vol. 7, Firenze, Il Covile, 2010, pp. 5-6. URL consultato il 25 ottobre 2012.
  4. ^ Er Papa nun vo' er Tango perché, spesso,/er cavajere spigne e se strufina/sopra la panza de la ballerina/che su per giù, se regola lo stesso./Invece la Furlana è più carina:/la donna balla, l'omo je va appresso,/e l'unico contatto ch'è permesso/se basa sur de dietro de la schina./Ma un ballo ch'è der secolo passato/co' le veste attillate se fa male:/e er Papa, a questo, mica cià pensato; /come voi che se movino? Nun resta/che la Curia permetta in via speciale,/che le signore s'arsino la vesta.
  5. ^ P. Girolamo Dal-Gal (o.m.c.), Pio X il papa santo, Ed. Libreria Editrice Fiorentina, 1940, p. 283
  6. ^ Rafael Merry Del Val, Pio X impressioni e ricordi, Ed. Il Messaggero di Sant'Antonio, 1949, pp. 108-110; "Già fino dal 1911 e 1912 il Santo Padre era solito parlarmi spesso del conflitto che si avvicinava e più di una volta ne parlava in modo da impressionare. [...] - «Le cose vanno male -...- viene il guerrone! Non parlo di questa guerra» - così aggiungeva al tempo della spedizione militare italiana in Libia e durante il conflitto dei Balcani -« non è questo, ma la grande guerra: il guerrone»."  ; Pio X diceva anche che non sarebbe passato il 1914.
  7. ^ A proposito della scarsa bellicosità di Pio X, si narra che un giorno egli stesse passeggiando e vedendo delle guardie svizzere pulire i cannoni, chiamò il colonnello e gli domandò se funzionassero; alla risposta "Se serve, Santità!", Pio X rispose in veneto: "Ah, mì no sparo!".[senza fonte]
  8. ^ Testi delle encicliche, di altri scritti e dei discorsi sul sito del Vaticano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Girolamo Dal-Gal (o.m.c.), Pio X il papa santo, Ed. Libreria Editrice Fiorentina, 1940.
  • Rafael Merry Del Val, Pio X impressioni e ricordi, Ed. Il Messaggero di Sant'Antonio, 1949.
  • Pietro Scoppola, La Chiesa e il fascismo, Laterza, Bari, 1971.
  • Marta Petricioli, L' Italia in Asia Minore: equilibrio mediterraneo e ambizioni imperialiste alla vigilia della prima guerra mondiale, Sansoni, Firenze, 1983.
  • James Hennesey, La lotta per la purezza dottrinale di una Chiesa arroccata, in: Giuseppe Alberigo, Andrea Riccardi, Chiesa e papato nel mondo contemporaneo, Laterza, Roma-Bari, 1990.
  • AA. VV., La Chiesa negli Stati moderni e i movimenti sociali 1878-1914, Jaca Book, Milano, 1993.
  • (EN) Eamon Duffy, Saints and Sinners, New Heaven, 1997.
  • Angelo Corno, Il motu proprio di Pio X: una persistente attualità.
  • Igino Tubaldo, Una donna coraggiosa. Tra restaurazione e rinnovamento, Effatà Editrice, Torino, 2000.
  • Giovanni Sale, "La civiltà cattolica" nella crisi modernista (1900-1907), Jaca Book, Milano, 2001
  • Eamon Duffy, La grande storia dei papi, Mondadori, Milano, 2001.
  • (EN) Philippe Levillain (a cura di), The Papacy: An Encyclopedia, Routledge, 2002.
  • Giancarlo Zizola, I papi del XX e XXI secolo, Newton & C., Roma, 2005.
  • John Pollard, L’obolo di Pietro, Corbaccio, Milano, 2006.
  • Giuseppe Battelli, Cattolici: chiesa, laicato e società in Italia (1796-1996), SEI, 2007.
  • Borselli Stefano, Luca Pignataro, Daniela Nucci, Salvatore Angelo Fiori (2010). Su don Milani e il donmilanismo.
  • Umberto Lorenzetti, Cristina Belli Montanari, L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all'alba del Terzo Millennio, Fano (PU), settembre 2011.
  • Gianpaolo Romanato, Pio X. La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992.
  • Pier Luigi Bondioni, San Pio X. Profeta Riformatore, Fede & Cultura, Verona, 2013.
  • Oscar Sanguinetti, Pio X. Un pontefice santo alle soglie del "secolo breve", Sugarco Edizioni, Milano, 2014.
  • Gianpaolo Romanato, Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo, Lindau. Torino, 2014.
  • Cristina Siccardi, San Pio X. La vita del Papa che ha ordinato e riformato la Chiesa, Prefazione del Cardinale Raymond Leo Burke, San Paolo Editore, Cinisello Balsamo (MI) 2014.
  • Costantino Cipolla, Giuseppe Sarto Vescovo di Mantova, Milano, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Leone XIII 4 agosto 1903 - 20 agosto 1914 Papa Benedetto XV
Predecessore Vescovo di Mantova Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Maria Berengo 10 novembre 1884 - 15 giugno 1893 Paolo Carlo Francesco Origo
Predecessore Patriarca di Venezia Successore PatriarchNonCardinal PioM.svg
Domenico Agostini 15 giugno 1893 - 4 agosto 1903 Aristide Cavallari
Predecessore Cardinale presbitero di San Bernardo alle Terme Diocleziane Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Battaglini 15 giugno 1893 - 4 agosto 1903 Emidio Taliani
Predecessore Prefetto della Sacra Congregazione del Sant'Uffizio Successore Emblem Holy See.svg
Papa Leone XIII 4 agosto 1903 - 20 agosto 1914 Papa Benedetto XV
Predecessore Prefetto della Sacra Congregazione Concistoriale Successore Emblem Holy See.svg
Papa Leone XIII 4 agosto 1903 - 20 agosto 1914 Papa Benedetto XV
Predecessore Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Successore Croix de l Ordre du Saint-Sepulcre.svg
Filippo Camassei 1907 - 1914 Papa Benedetto XV

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