Papa Benedetto XIV

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Papa Benedetto XIV
Benedetto XIV
Benedetto XIV ritratto da Pierre Subleyras
247º papa della Chiesa cattolica
Coat of arms of Pope Benedict XIV.svg
Elezione 17 agosto 1740
Insediamento 25 agosto 1740
Fine pontificato 3 maggio 1758
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Clemente XII
Successore papa Clemente XIII
Nome Prospero Lorenzo Lambertini
Nascita Bologna, 31 marzo 1675
Morte Roma, 3 maggio 1758
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Papa Benedetto XIV (in latino: Benedictus PP. XIV, nato Prospero Lorenzo Lambertini; Bologna, 31 marzo 1675Roma, 3 maggio 1758) è stato il 247º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 17 agosto 1740 (giorno dell'elezione al 255º scrutinio)[1] alla sua morte.

Il suo pontificato viene considerato uno dei più positivi che la storia della Chiesa abbia avuto, per via del carisma e dell'intelligenza mostrata dal Papa in plurime questioni[2].

Indice

Origini e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

La celebre scienziata Laura Bassi, in un'incisione dell'epoca, fu docente a Bologna per volontà dell'allora cardinale Lambertini.

Famiglia e primi studi[modifica | modifica wikitesto]

Prospero Lorenzo Lambertini nacque il 31 marzo 1675 da Marcello Lambertini e Lucrezia Bulgarini. Il padre apparteneva al ramo cadetto[3][4] di un'antica famiglia senatoria di Bologna, fino all'unità d'Italia la seconda città per importanza dello Stato Pontificio. Rimase presto orfano del padre (deceduto a 42 anni)[5] mentre la madre passò a seconde nozze con il conte Luigi Bentivoglio. A tredici anni Prospero Lambertini, dopo aver appreso i primi rudimenti dai maestri Paolo Pasi e Sante Stancari, fu mandato a Roma nel Collegio Clementino diretto dai Padri Somaschi[6], ove si segnalò per vivacità d'ingegno fra i condiscepoli[7].

La carriera ecclesiastica e la stima dei pontefici[modifica | modifica wikitesto]

Tra Innocenzo XII e Innocenzo XIII[modifica | modifica wikitesto]

Un discorso latino da lui tenuto nel 1691 richiamò sulle sue attitudini l'attenzione del cardinal Benedetto Pamphilj che lo raccomandò a papa Innocenzo XII il quale, dopo aver ascoltato un discorso sulla Santissima Trinità, ne rimase talmente stupefatto che gli assegnò un piccolo beneficio che rendeva cento scudi d'oro[3][6]. Nel 1694 si laureò in teologia e diritto nell'Università di Roma, avviandosi presto e con molti apprezzamenti alla carriera curiale[7][8], che percorse in tutti i suoi gradi ed uffici, fino a diventare Segretario della Congregazione del Concilio nel 1718[9]. Il Lambertini fu talmente stimato dal pontefice in carica, Clemente XI (1700-1721), il quale chiedeva consiglio al prelato nelle questioni più gravi ed onerose[6]. Il successore Benedetto XIII, Innocenzo XIII (1721-1723), gli offrì il posto di canonista della penitenzieria apostolica[6].

La rapida ascesa sotto Benedetto XIII: vescovo di Ancona e cardinale[modifica | modifica wikitesto]

Il Lambertini fu ordinato presbitero il 2 luglio 1724, all'età di quasi cinquant'anni, quando era già all'apice della carriera curiale[10]. Grazie a papa Benedetto XIII, che lo teneva in alta considerazione, salì rapidamente i gradi della gerarchia ecclesiastica, diventando vescovo il 16 luglio dello stesso anno[11] e arcivescovo titolare di Teodosia nel 1725. Soltanto dopo essersi servito dei suoi illuminati consigli nel Concilio straordinario romano del 1725, sulla disciplina ecclesiastica, il Pontefice Benedetto XIII lo creò cardinale (in pectore il 9 dicembre 1726 e pubblicamente il 30 aprile 1728[6]) e quindi vescovo di Ancona[12] il 29 gennaio 1727[6]. In questa sede, il Lambertini mise in mostra le sue prime grandi qualità umane e pastorali, curando i seminari e il rapporto diretto con i propri fedeli[13].

Episcopato bolognese (1731-1740)[modifica | modifica wikitesto]

Zelo pastorale e abilità politica[modifica | modifica wikitesto]

Mediatore politico[modifica | modifica wikitesto]

Papa Clemente XII, nel concistoro del 30 aprile 1731[7], nominò Prospero Lambertini arcivescovo di Bologna[14], sua città natale. Le capacità diplomatiche già dimostrate dal Lambertini in occasione del Concordato con le monarchie sicula e sarda (1727[7]), infatti, lo rendevano il candidato più adatto ad affrontare con successo i difficili rapporti con il Senato cittadino, che caratterizzavano la forma diarchica di governo di quella città[15].

Esperto amministratore e protettore delle arti e delle scienze[modifica | modifica wikitesto]

In quest'ambito il Lambertini, oltre alle sue indiscusse capacità di mediatore[16], dimostrò di avere anche una mente particolarmente aperta per l'epoca, accogliendo spesso le richieste del Senato per una partecipazione degli ecclesiastici alle necessità della città, tanto da attirare verso di sé le critiche di quella parte del clero ancora arroccato nella difesa intransigente dei propri privilegi[17]. A Bologna il cardinale dimostrò di essere non soltanto un giurista esperto di affari amministrativi e uno studioso (promosse le arti e la scienza, ottenendo che la seconda donna laureata al mondo, Laura Bassi, insegnasse nell'Università di Bologna)[18], ma anche un pastore attento e attivo, spinto da una vocazione sincera e profonda[19].

Cura indefessa della pastorale[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di Palazzo d'Accursio a Bologna. Lapide (1750) in onore del papa bolognese Benedetto XIV. Foto di Giovanni Dall'Orto, datata 9 febbraio 2008.

E infatti, il futuro pontefece perseguiva la sua missione pastorale, innanzitutto, attraverso le visite pastorali. Queste non solo gli assicuravano un contatto continuo con la diocesi, ma anche gli permettevano sia di rendersi conto personalmente delle reali situazioni locali del clero e del popolo dei fedeli, sia di intervenire nel modo più opportuno nei singoli casi. Quest'ultimo gesto era anche dettato dall'iniziativa di dare indicazioni e disposizioni di carattere generale e, all'occorrenza, per riprendere e sanzionare un clero spesso indisciplinato o semplicemente ignorante[19][20]. Il Lambertini sovvenzionò la riedificazione della collegiata di San Biagio di Cento e della cattedrale di San Pietro in Bologna, donando a quest'ultimo edificio sacro e al tempio bolognese di San Petronio preziose suppellettili sacre.

Pontificato (1740-1758)[modifica | modifica wikitesto]

Il conclave del 1740[modifica | modifica wikitesto]

Lo spirito del Lambertini[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 febbraio 1740, Papa Clemente XII, ormai infermo da molti anni, venne a mancare. Il Conclave che si aprì il 19 febbraio risultò uno dei più aspri di tutta la storia moderna: la fazione filo franco-austriaca e quella filo-spagnola continuavano a scontrarsi e a non trovare un'intesa su un candidato comune ad entrambi gli schieramenti[21]. Dopo la cadutadelle candidature di Neri Corsini e di Annibale Albani, il collegio cardinalizio cercò di trovare un candidato nella figura di Pompeo Aldobrandini, ma questi non riusciva a superare il quorum necessario per essere eletto sommo pontefice. Il cardinale Lambertini, che non era stato preso ancora in considerazione come candidato, cercò di smuovere le acque dicendo, con quello spirito scherzoso che lo contraddistingueva, ai cardinali: «Volete un santo? Scegliete Gotti. Volete uno statista? Eleggete Aldobrandini. Volete un uomo onesto? Eleggete me»[22].

Elezione ed insediamento[modifica | modifica wikitesto]

Che fosse vero o no questo aneddoto, i cardinali convennero nel convergere i voti sul neutrale arcivescovo di Bologna. Questi fu eletto al soglio pontificio il 17 agosto 1740, nonostante non desiderasse quella carica[23]. Al momento dell'elezione, infatti, rivolse ai Cardinali le seguenti parole, che dovevano motivare la sua riluttanza all'ascesa al soglio di Pietro: «La prima: per non dispregiare un vostro benefizio; la seconda: per resistere alla volontà manifesta di Dio, poiché tale la ritengo non avendo mai io desiderato così eccelsa vanità; la terza: per finire queste nostre adunanze che credo servano di scandalo al mondo per la loro durata». Il Lambertini fu poi incoronato papa il giorno 22 agosto[24][25] dal cardinale diacono Carlo Maria Marini, prendendo il nome di Benedetto in onore di Benedetto XIII, al quale doveva la sua carriera ecclesiastica[7].

La prima fase del Pontificato: 1740-1750[modifica | modifica wikitesto]

La politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Il "Papa dei Concordati" e le aperture diplomatiche ai non cattolici[modifica | modifica wikitesto]
Il cardinale Silvio Valenti Gonzaga. Segretario di Stato dal 1740 al 1756, il Gonzaga fu uno dei principali collaboratori diplomatici di Benedetto XIV, aiutandolo nella promozione della sua politica concordataria.

L'elezione del Lambertini al soglio pontificio avvenne in un periodo di grandi tribolazioni, causate principalmente dalle dispute tra le nazioni cattoliche e il Papato. Da accorto diplomatico quale era, Benedetto XIV riuscì a rifiutare la maggior parte delle richieste degli Stati nazionali di nominare i vescovi, serbandone il diritto di nomina alla Chiesa[26]. Grazie a diplomatici eccellenti quali il cardinale Silvio Valenti Gonzaga (segretario di stato dall'elezione del papa fino alla sua morte nel 1756), Benedetto fu in grado di appianare le dispute della Santa Sede con alcuni dei principali sovrani europei. Per esempio, con Carlo Emanuele III di Savoia il Papa stipulò un concordato (5 gennaio 1741[7]) con cui si disponevano nuove misure da adottarsi riguardo all'amministrazione dei feudi pontifici in terra sabauda.

Il 2 giugno del medesimo anno[26], Benedetto e il Valenti Gonzaga riuscirono a trovare un accordo con Carlo III di Napoli riguardanti i benefici ecclesiastici della Santa Sede in quel reame, rinunciando a buona parte degli antichi privilegi. Altri accordi simili si trovarono con il Portogallo (1745[26]) e la Spagna (1753[26]). Per queste manovre diplomatiche, Papa Benedetto divenne noto anche come "il Papa dei concordati". La nuova concezione moderna del rapporto tra potestà laicale e potere temporale della Chiesa[27], secondo la quale era necessario osservare in modo nuovo le esigenze degli Stati, cercava di superare con animo conciliante le eventuali divergenze, per il bene supremo delle anime[26].

Benedetto XIV riteneva infatti «...di vivere in un'epoca che richiedeva assolutamente accondiscendenza verso i prìncipi temporali sul terreno civile per ottenere in cambio mano libera in quello spirituale, da non confondersi, quest'ultimo, con la difesa dei privilegi del clero»[28]. Con questo spirito, pertanto, Benedetto accettò la totale indifferenza in cui fu trattata la delegazione pontificia in occasione della Pace di Aquisgrana, pace che sanciva la fine della guerra di successione austriaca (1740-1748): in tale congresso internazionale, infatti, le potenze diedero a Filippo di Borbone i feudi pontifici di Parma, Piacenza e Guastalla senza che il papa ne fosse informato[21]. Il Rendina, addirittura, dà adito alle teorie per cui il papa intendesse abolire progressivamente il dominio temporale dei papi in nome dell'assoluta preminenza del carattere spirituale proprio del ministero pietrino[28]. Inoltre, riconobbe Federico II come Re di Prussia, e non più come semplice marchese di Brandeburgo[29].

La questione del riconoscimento di questo titolo da parte del Papa nei confronti di un sovrano protestante fu una vera e propria rivoluzione diplomatica. Il Lambertini, con quest'atto, non soltanto differenziava le questioni politiche da quelle religiose, ma anche cercava di assicurare ai cattolici residenti in quel regno dei diritti che fino a quel momento erano stati negati dai papi precedenti[28]. Altro segno di apertura fu dimostrato verso i protestanti austriaci: Benedetto XIV «...permise all'imperatrice Maria Teresa di tollerare nei suoi Stati i protestanti, pur raccomandandole di cercarne con cristiana dolcezza la conversione»[29].

Tra guerra Carlo VII di Baviera e Maria Teresa: un errore di valutazione[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di successione austriaca.

Benedetto commise, nonostante ciò, un errore di valutazione nell'approvare l'elezione di Carlo VII di Baviera a Sacro Romano Imperatore, avvenuta a Francoforte sul Meno nel febbraio del 1742[30], quale successore di Carlo VI d'Asburgo, misconoscendo così l'elezione ad imperatore del genero di quest'ultimo, Francesco Stefano di Lorena, marito di Maria Teresa. Quando però nel gennaio del 1745 Carlo VII morì e Maria Teresa, attraverso un accordo col figlio Massimiliano Giuseppe, otteneva il titolo per il marito il titolo di imperatore (settembre del medesimo anno), la posizione della Santa Sede si trovò immediatamente vacillante. Nonostante nell'agosto 1746 Benedetto inviasse agli imperiali consorti delle fasce benedette per il battesimo del futuro Giuseppe II[31], la Santa Sede non riacquistò la piena fiducia di Maria Teresa. Anche per questo motivo, le trattative pontificie durante pace di Aquisgrana del 1748 risultarono un fallimento, vista la vittoria degli Asburgo sui Wittelsbach[32].

Le riforme economico-amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La riorganizzazione dell'Urbe e la redifinzione degli incarichi pubblici.[modifica | modifica wikitesto]

Non appena ascese al trono papale, il Lambertini trovò una situazione economica disastrosa. Cercò quindi di riorganizzare le finanze e di tutelare la sicurezza pubblica, ordinando anche la ridefinizione dei confini dei rioni nei quali era suddivisa la città di Roma, e affidando all'architetto Giovanni Battista Nolli da Como l'incarico di disegnare una pianta accurata della città. Questo lavoro divenne il prototipo della cartografia romana moderna. Secondo Benedetto XIV, la causa principale del dissesto finanziario dello Stato era nella cattiva amministrazione di una curia cosmopolita a cui non interessava nulla dello Stato. Intese favorire quindi, attraverso la nazionalizzazione delle cariche civili, le famiglie romane che conoscevano i problemi dello Stato e che avevano interesse a garantirne lo sviluppo e la buona amministrazione[33].Per questo, con la bolla Urbem Romam, promulgata il 4 gennaio 1746, papa Benedetto istituì un albo del ceto nobile romano, in cui vennero inserite 180 famiglie romane. Tra queste famiglie vennero scelti 60 capifamiglia, i cosiddetti "LX Patrizi Coscritti", il cui insieme costituì il patriziato romano (che derivava in gran parte dalla nobiltà senatoria dell'Impero Romano)[34].

Liberalizzazione dei commerci[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda strettamente i commerci, con il motu proprio Pensando noi del 29 giugno 1748, liberalizzò i commerci negli Stati Pontifici, eliminando le dogane interne e permettendo una diminuzione dei prezzi sui manufatti artigianali.[35] Grazie a queste misure dettate dal buon senso, il Papa riuscì a risanare buona parte delle finanze pontificie.

La riforma dell'amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Avviò immediatamente anche un'opera di riforma del clero, a cominciare dai dignitari ecclesiastici a tutti i livelli, a Corte, in Curia, nel governo delle diocesi e delle province, cercando di controllare e correggere gli ecclesiastici indegni ed incapaci, spinti dall'ambizione di carriera e di potere. Cercò inoltre di migliorare l'efficienza della Curia romana, istituendo nuovi dicasteri, e ampliando o precisando la giurisdizione e le competenze, nonché ampliando gli organici di alcuni di quelli esistenti. Il successo di questa sua opera riformatrice non mostrò immediatamente i suoi frutti, ma fu basilare per il miglioramento della qualità del clero nelle epoche successive[36].

La protezione dei poveri[modifica | modifica wikitesto]

Altri provvedimenti di carattere economico-amministrativo riguardarono la limitazione delle spese in favore dell'esercito e della corte pontificia, cercando invece di favorire i più bisognosi concedendo, per esempio, "ai poveri contadini di spigolare in tutti i campi dello Stato della Chiesa in barba ai proprietari che volevano impedirlo, con un'ammenda di 30 scudi per i contravventori da distribuirsi tra gli stessi poveri".[21] Sempre per alleviare le pene delle classi meno abbienti, il Morone ricorda che il papa "soppresse sette pesanti tributi sulla seta cruda, sull'olio, sul bestiame e sopra altre derrate"[37].

Provvedimenti teologici e pastorali[modifica | modifica wikitesto]

Il Cardinale de Tencin, il colto porporato francese col quale Benedetto XIV ebbe una proficua corrispondenza

Benedetto XIV ebbe, sotto il profilo strettamente religioso, un pontificato estremamente attivo. Nella prima fase del pontificato, Benedetto dimostrò una volontà riformatrice nei vari provvedimenti teologici e pastorali, avvicinandosi al clima dell'Aufklarung (illumismo) cristiano espresso dalle posizioni di Ludovico Antonio Muratori e del cardinale Pierre Guérin de Tencin, coi quali il pontefice era in contatto epistolare[38].

L'attività missionaria[modifica | modifica wikitesto]

Innanzitutto, nel 1741 emise la bolla Immensa Pastorum principis contro lo schiavismo nelle Americhe, chiedendo ai vescovi portoghesi di difendere i diritti umani degli indios. Nonostante la presa di posizione in favore delle popolazioni indigene, Benedetto si dimostrò invece risoluto nel mantenere la purezza rituale anche nei contesti extra-europei. Il Lambertini promulgò a tal proposito le bolle Ex quo singulari (11 luglio 1742) e Omnium solicitudinum (12 settembre 1744)[39]. In queste bolle denunciò il costume di aggiustare parole e usi cristiani per esprimere realtà non cristiane e pratiche delle culture indigene, che era stato estensivamente utilizzato dai gesuiti nelle loro missioni in Cina. Per esempio lo "status" degli antenati - l'onore tributato agli antenati da parte della culturale cinese - doveva essere considerato «adorazione degli antenati» o qualcosa di simile alla venerazione cattolica dei santi. Poteva un cattolico «venerare» legittimamente un antenato che notoriamente non era cristiano? Condannata questa pratica cultuale con la Ex quo singulari, Benedetto promosse la stessa linea intransigente nei confronti dei riti malabrici dell'India, con la Omnium solicitudinum. Sempre in Asia, Benedetto accettò l'invito di alcuni sovrani tibetani di inviare, in quel Paese, alcuni frati capuccini per la predicazione del vangelo[30].

I provvedimenti liturgici[modifica | modifica wikitesto]

Il Pontefice, desideroso di promuovere una religiosità semplice ed improntata alla purezza del rito, ordinò che non venissero utilizzate le trombe durante la celebrazione eucaristica (1740) e nel 1746 chiese ai vescovi dello Stato Pontificio di porre sempre il crocifisso sugli altari e di controllare la devozione verso i santi, nel tentativo di regolarizzare e normalizzare la pratica cultuale del popolo. Nel contempo, il Santo Padre tentò sempre di porre al centro della santa messa la musica sacra, depurandola dagli abusi e cercando di riportarla alla purezza originaria, secondo i dettami del Concilio di Trento: così viene raccomandato nell'enciclica Annus Qui hunc (1749), pubblicata anche in occasione dell'imminente giubileo[40]. In base a quanto richiesto dal Muratori, Benedetto XIV ridusse nel 1742 i giorni di precetto in tutta Italia, per poi estendere tale decreto anche alle restanti zone d'Europa tra il 1748 e il 1754.[41]

Ludovico Antonio Muratori. Insigne studioso dell'età dei lumi, versatile in teologia, in storia e in letteratura, il Muratori fu tenuto in grandissima considerazione da Benedetto XIV, tanto che il Papa ne seguì alcune indicazioni di carattere pastorale e liturgico.
La nascita dell'Enciclica moderna[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto cercò, in quest'opera di riforma, una forma di colloquio con l'episcopato. Non poteva il solo papa, infatti, promuovere i suoi propositi senza che i vescovi e il clero non ne fossero partecipi. Pertanto, poco dopo la sua ascesa al papato, il Lambertini promosse la diffusione di lettere pontificie indirizzate alla cristianità cattolica (le encicliche appunto) in cui si esponevano le direttive pontificie in materia dottrinale. La prima delle encicliche (Ubi Primum) fu indirizzata ai vescovi il 3 dicembre del 1740, tramite la quale chiedeva ai vescovi di rispettare le norme disciplinari del Concilio di Trento e di esaminare attentamente i candidati al ministero sacerdotale.[41]

I rapporti con gli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Molto meno tollerante si presentò la politica di Benedetto XIV nei confronti degli ebrei. Già tartassati e vilipesi dalle nazioni cristiane in generale per l'infamante accusa di deicidio, il popolo ebraico era oggetto di particolari persecuzioni nello Stato della Chiesa. Essendo uno stato teocratico, lo Stato Pontificio era particolarmente severo nei confronti della comunità ebraica, e tale situazione peggiorò nel corso del XVIII secolo, quando Clemente XII, aiutato dal cardinale Petra, aveva edito un minuziosissimo manuale antiebraico. Papa Lambertini, nonostante l'apertura culturale e psicologica dimostrata in varie occasioni, non si discostò dalle posizioni tradizionali della Chiesa Cattolica, rinnovando nel 1746 il sovracitato codice promosso dal suo successore[42]. Nel corso della seconda fase del suo pontificato, papa Lambertini rincarò la dose con la bolla Beatus Andreas (1755), con la quale egli prestò attenzione alla questione del cosiddetto omicidio rituale dando al clero severe e precise istruzioni su come procedere nei confronti di tali pratiche[43].

Bisogna però ricordare che questi documenti erano rivolti contro gli ebrei adulti. Riguardo al battesimo forzato degli ebrei infanti, invece, Lambertini fu invece molto più tollerante: stabilì che non dovessero essere battezzati contro il consenso dei genitori e che si potesse procedere al battesimo qualora il bambino fosse stato abbandonato dai genitori[31].

Il Giubileo del 1750 e San Leonardo[modifica | modifica wikitesto]

Fançois Marie Arouet, detto Voltaire. Filosofo di spicco del movimento dei lumi, critico severissimo tutte le superstizioni (compresa la religione), ebbe un rapporto altalenante con Benedetto XIV. Se nei primi anni il Papa si attirò le simpatie dello scrittore per il suo clima di tolleranza culturale, successivamente la Santa Sede emise una severa condanna nei confronti della produzione filosofica illuminista, a causa delle sue derive materialiste e anticristiane.
« Quale maggiore felicità può provare un Cristiano che vedere la Gloria della Croce di Cristo nel sommo grado di splendore, in cui riluce sopra la terra, ed osservare con i propri occhi i monumenti della trionfale vittoria con cui la nostra Fede ha superato il Mondo? Qui potrete vedere l’altezza del secolo umiliata ad ossequiare la Religione, e quella che fu la Babilonia terrena, mutata in foggia d’una nuova e celeste Città »
(Estratto dalla bolla Peregrinantes a Domino[44])

Benedetto XIV, con la bolla Peregrinantes, promulgò per il 1750 il Giubileo[45]. Quest'ultimo fu improntato ad un profondo clima spirituale (il papa chiamò San Leonardo da Porto Maurizio a predicare[46]), senza però quelle teatralità che davano alle funzioni religiose un'aura di bigotteria[47] in base allo spirito di riforma liturgica che stava promuovendo in quegli anni. Il Pontefice curò ogni singolo dettaglio dell'anno santo, stabilendo le principali iniziative spirituali (tra cui anche l'unità dei cristiani[47]), organizzando le strutture ricettive (l'ospitale della Trinità ospitò, su disposizione del Papa, per tre giorni i pellegrini poveri[21]) e accogliendo lui stesso i pellegrini che giungevano nella città eterna.[21].

Strettissimo fu il rapporto che ebbe con il già citato San Leonardo: già presente a Roma nel luglio del 1749[46] per tenere dei sermoni sulla penitenza e sulla conversione del cuore, il predicatore francescano si recava ogni domenica dal Papa. Benedetto, secondo il suo stile consueto, era solito sbalordire partecipando lui stesso agli incontri che teneva il frate. Sempre sulla spinta di San Leonardo, Benedetto fu il primo pontefice ad istituire la Via Crucis (pratica quotidiana per la vita spirituale del frate[46]) al Colosseo, monumento che Benedetto volle preservare dallo smantellamento progressivo (veniva utilizzato come cava di marmo) consacrandolo in quanto luogo di martirio dei primi cristiani[39]. A segno di questa consacrazione (la Via Crucis si tenette il 27 novembre dell'Anno Santo[46]), il Papa pose nell'arena una croce con 14 edicole della Via Crucis, che verranno tolte nel 1874 per poi essere ripristinata la sola croce nel 1925[46].

Il trattato De servorum Dei beatificatione[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso anno del Giubileo il Papa pubblicò l'opera De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione[18], fondamento della procedura moderna di canonizzazione dei santi e beati, secondo la quale per essere elevati agli onori degli altari bisognava essere stati autori almeno di un miracolo, cioè di un evento sovrannaturale avvenuto tramite l'azione divina. L'esame di tale miracolo deve essere affidata ad una congregazione cardinalizia che deve vagliare in modo attento e scrupoloso tale miracolo, unitamente alla condotta di vita e alla fede del "candidato" alla santificazione.

La seconda fase del Pontificato (1750-1758)[modifica | modifica wikitesto]

L'Indice dei libri proibiti del 1757. L'edizione suscitò clamore per l'assenza di alcuni trattati galileiani, in quanto l'astronomo gesuita Boscovich aveva dimostrato la validità delle tesi astronomiche di Galileo

Negli ultimi otto anni del suo pontificato Benedetto, pur mantenendo intatte alcune linee riformatrici, cambiò rotta nei confronti dell'illuminismo e delle associazioni che erano estranee alle linee programmatiche della Chiesa. Questo clima di cauta moderazione, che si altalenò tra concessioni alla libertà di pensiero e restrizioni della medesima in difesa della fede, segnò l'inizio di quel clima di conservatorismo dottrinale che si manifestò sotto i pontificati di papa Clemente XIII e di papa Pio VI, segnando così la fine del clima di riforma dottrinale iniziato a partire da Innocenzo XI[48].

Irrigidimento dottrinale[modifica | modifica wikitesto]

Difatti il Papa, il 18 maggio 1751, rinnovò la condanna nei confronti della massoneria (bolla Providas romanorum pontificum[38]) espressa già a suo tempo dal predecessore Clemente XII; il 13 marzo del 1752 le opere degli illuministi furono condannate e messe all'indice[38]. Questo cambio di rotta fu dovuto con tutta probabilità al timore che il Pontefice provava nei confronti delle critiche più aspre verso il cristianesimo e la struttura gerarchica della Chiesa[49].

La revisione dell'Indice dei libri proibiti[modifica | modifica wikitesto]

Il discredito delle due Congregazioni del Sant'Offizio e dell'Indice, che si occupavano della censura preventiva e della proibizione dei libri, indussero Benedetto XIV a rivedere attentamente tutta la delicata materia e a riformarne la legislazione, disciplinando attentamente e con rigore tutta la procedura nell'esame delle opere sospette, al fine di evitare arbitrii e abusi, fino ad arrivare ad una completa riforma dell'Indice[50].

Secondo il Lambertini, infatti, il doveroso rispetto della legge e della tradizione dovevano andare di pari passo con quello altrettanto doveroso verso tutto ciò che era ricerca ancora in atto al livello degli eruditi[51]. Il 23 dicembre 1757[41], Benedetto pubblicò finalmente la nuova edizione dell'Indice dei Libri Proibiti. In contrasto con l'irrigidimento dimostrato verso il movimento dei Lumi, quest'edizione "destò scalpore"[41] per la sua liberalità nei confronti delle tesi copernicane e galileiane, atteggiamento dovuto alle scoperte dello scienziato gesuita Ruggiero Giuseppe Boscovich.

Il monumento funebre di Benedetto XIV nella Basilica di S.Pietro

Il declino, la morte e la sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il 1758 vide un rapido esaurimento delle energie fisiche dell'anziano pontefice, che aveva raggiunto la ragguardevole età di 83 anni. All'inizio dell'anno fu afflitto da un attacco di gotta, dalla quale sembrò essersi ripreso verso il febbraio. Verso la fine di aprile, però, si ebbe il definitivo tracollo e il 3 maggio Benedetto XIV morì. Al momento della morte, si dice che egli abbia pronunciato la famosa frase latina: sic transit gloria mundi, cioè "così passa la gloria del mondo", nella consapevolezza che la sua opera riformatrice non sarebbe stata compresa dai suoi successori[52].

L'illuminata politica culturale lambertiniana[modifica | modifica wikitesto]

I contatti epistolari con credenti e non credenti[modifica | modifica wikitesto]

Papa Lambertini fu famoso anche per il nuovo modo di intendere il mecenatismo. Benedetto XIV, infatti, intendeva promuovere l'attività culturale con quello spirito di apertura al mondo moderno che contraddistingueva la sua politica diplomatica. Rimanendo sempre nell'alveo dell'ortodossia, il Papa cercò sempre di guardare alle novità provenienti dal mondo secolare, comprese quelle contenenti aspre critiche nei confronti della Chiesa, compreso il movimento illuminista.

Lambertini, da uomo di grande cultura (amava dissertare di arte e poesia), mantenne difatti contatti epistolari non soltanto con i cattolici più "illuminati" del suo tempo, da sovrani come Francesco I, Maria Teresa d'Austria, Luigi XV di Francia, Giovanni V di Portogallo ad intellettuali del calibro di Scipione Maffei, Antonio Genovesi, Girolamo Baruffaldi, Ludovico Antonio Muratori, Pierluigi Moreau de Maupertuis, ma anche con sovrani protestanti (Federico II) e con uomini dichiaratamente anticlericali, quali Voltaire[53]. Quest'ultimo giunse a dedicare il suo Mahomet al papa, esaltandolo con il seguente distico: Lambertinus hic est Romae decus et pater orbis, / qui mundum scriptis docuit, virtutibus ornat[21], suscitando non poco imbarazzo tra gli ambienti più conservatori del cattolicesimo.

L'attività edilizia[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto XIV, come già si è visto nel paragrafo dedicato al suo episcopato bolognese, aveva patrocinato l'arte e la cultura in generale. Nei suoi diciotto anni di pontificato, papa Lambertini poté procedere con ancor maggior zelo, sempre cercando però di non rovinare la cauta politica finanziaria. Sotto il suo pontificato, ci furono i restauri delle seguenti chiese e basiliche:

  • San Pietro. Nel 1742 Benedetto chiese all'architetto Giovanni Poleni di restaurare la cupola della basilica, in precarie condizioni di stabilità. Il Poleni, grazie all'utilizzo della macchina divulsoria, rinforzò la struttura della cupola con sei cerchioni di ferro, operazione che richiese cinque anni di lavori (dal 1743 al 1758)[54].
  • Santa Maria Maggiore. La Basilica, già sotto il pontificato di Clemente XII, versava in pessime condizioni: il portico esistente minacciava di crollare. Le già esauste finanze pontificie, però, non permisero all'architetto Ferdinando Fuga di procedere efficacemente. Benedetto XIV, però, non desistette dall'opera, e accolse le richieste dei canonici di Santa Maria Maggiore, dando al Fuga il denaro necessario (ricavato tramite quell'oculata politica economica prima ricordata) per procedere prima alla restaurazione della facciata (1743), mentre i lavori riguardanti le navati proseguirono fino al 1750[55].
  • Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Benedetto affidò agli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini il compito di restaurare la facciata della chiesa di cui era titolare quando era cardinale, dandole l'aspetto che tuttora possiamo vedere[56].
  • Chiesa di Sant'Agata in Trastevere. Costruita sotto il pontificato di papa Clemente XI, il Lambertini incaricò Giacomo Recalcati della ricostruzione della basilica[57].
  • Chiesa di San Marcellino e Pietro al Laterano. Ricostruita completamente in occasione del Giubileo.

Il Papa s'interessò anche di altri numerosi monumenti romani, tra cui:

  • Castel Sant'Angelo. Nel 1746 il Papa, dopo un concorso pubblico, affidò allo scultore fiammingo Peter Anton Verschaffelt la creazione di una nuova statua raffigurante l'angelo a cui si deve l'eponimo all'antico mausoleo di Adriano. L'opera fu realizzata in previsione del giubileo del 1750.
  • La fontana di Trevi. Iniziata sotto Clemente XII, Benedetto inizialmente sospese i lavori per l'ingente costo che prevedeva la sontuosa opera. Questi ripresero dopo che fu riprogettata la fontana nel 1742, per poi essere inaugurata alla presenza del pontefice nel 1744. La fontana verrà definitivamente ultimata nel 1762, sotto Clemente XIII.

Bibliofilia, accademie e sviluppo culturale[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia dei Lincei, rinata col favore di Papa Lambertini che le diede nuovo impulso e protezione per tutta la durata del suo pontificato.

Benedetto non trascurò affatto la promozione della cultura, attraverso la fondazione di nuove biblioteche e l'arricchimento di quelle già esistenti. Bastino ricordare le seguenti opere:

L'impulso scientifico[modifica | modifica wikitesto]

L'alacre attività culturale di Benedetto non si fermò soltanto al mero campo artistico e/o umanistico. Primo dopo molti secoli, Benedetto comprese l'importanza dello sviluppo della scienza, perché potesse diventare strumento per il miglioramento materiale dell'umanità. A tal proposito, Benedetto revocò il divieto da parte dei medici di dissezionare i cadaveri, revocando così la bolla di Sisto IV, la De cadaverum sectione del 1472. Papa Lambertini continuò, inoltre, anche il patronato nei confronti delle scienze mediche, fisiche e astronomiche già perseguite durante il periodo in cui fu arcivescovo di Bologna. Nel 1748, oltre alla Bassi, invitò ad insegnare a Bologna anche la matematica milanese Maria Gaetana Agnesi[18] e nel 1757 aprì nella sua città natale la prima cattedra di ostetricia in Italia, chiamando come insegnante Giovanni Antonio Galli[18].

Benedetto XIV nella memoria dei contemporanei e dei posteri[modifica | modifica wikitesto]

« Dopo Marcello II, troppo presto tolto alla cristianità, nessun papa era salito al seggio di Roma che per ingegno e per prudenza fosse con Lambertini da paragonarsi. Trovò modo che per mantenere le ragioni, il miglior mezzo è il non irritare gli avversari. Egli fu papa quale il secolo voleva. Le controversie con Roma non furono più ostilità, ma discussioni, e l'incredulità che pur troppo andava serpeggiando tra le generazioni, in cospetto di un papa amabile e spiritoso s'arrestava. »
(Botta, Storia d'Italia, libro XLI)

Con queste parole Carlo Botta descriveva in poche righe la figura luminosa di Benedetto XIV. Come già ricordato prima, Papa Lambertini fu benvoluto non soltanto dai cattolici, ma anche dagli atei e dai protestanti, per il suo atteggiamento conciliante e illuminato. Infatti, all'indomani della sua morte, il figlio del primo ministro britannico (Horace Walpole) fece erigere un monumento la cui epigrafe riportava la dedica da parte degli anglicani "al migliore dei pontefici"[64]:

Joshua Reynolds, Ritratto di Horace Walpole, 1756-1757 circa, Olio su tela, National Portrait Gallery.
« Prospero Lambertini / Vescovo di Roma / Col nome di Benedetto XIV / Quantunque principe assoluto / Regnò tanto innocemente / Quantunque un D. / Egli ristaurò il lustro della tiara / Con quelle arti solamente / Colle quali solamente l'ottenne / Colle sue virtù / Amato dai papisti / Stimato dai protestanti / Un ecclesiastico senza insolenza od / interesse / Un principe senza favoriti / Un Papa senza nepotismo / Un autore senza vanità / Un uomo / Che nè lo spirito nè il potere mai / guastarono / Il figlio di un ministro favorito / Uomo però che non corteggiò alcun / principe / Nè venerò alcun ecclesiastico / Offre in un protestante paese / Questo meritato incenso all'ottimo / Dei romani Pontefici. »
(Horace Walpole, Epitaffio in G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica", cit., p. 49)

È stupefacente che in un Paese come la Gran Bretagna, dalla fortissima tradizione antipapista, sia stato tessuto un elogio di tal genere. Il Moroni continua riportando le reazioni degli altri Paesi protestanti:

« I giornalisti di Lipsia, d'Olanda, di Vittemberga (Wittemberg, N.d.C), di Londra e mille altri protestanti unanime lode gli tributarono annunziando con riputazione le sue opere. Il signor Pitt, parente del ministro d'Inghilterra dello stesso nome, si procurò il suo busto, e vi fece scolpire sul piedistallo questa epigrafe:

GIOVANNI PITT / CHE NON HA MAI DETTO BENE / DI ALCUN PRETE DELLA CHIESA ROMANA / HA FATTO INNALZARE QUESTO MONUMENTO / AD ONORE DI BENEDETTO XIV SOMMO / PONTEFICE »

(G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, cit., p. 49)

Da parte della gerarchia ecclesiastica, però, l'opera lambertiniana non fu recepita dalla maggior parte del clero, tanto che il suo immediato successore, papa Clemente XIII, annullò gran parte dello spirito riformatore del Lambertini. La sua figura fu rivalutata nel corso del XX secolo, sia a livello storico-ecclesiastico, sia a livello della cultura popolare. Per quanto riguarda il primo aspetto, Giacomo Dalla Chiesa assunse il nome di Benedetto XV (1914), in onore del Lambertini che fu, come lui, arcivescovo di Bologna prima di ascendere al soglio pontificio[65]. Nel 1958 papa Pio XII, in occasione del bicentenario della morte, tenne un elogio di Papa Lambertini[66], riconoscendone le qualità umane e l'azione pastorale:

« La ricorrenza due volte centenaria dell'anno di morte del Papa Benedetto XIV vi ha qui adunati, Venerabili Fratelli e diletti Figli, col lodevole intento di tributare la testimonianza della ammirazione e della gratitudine alla memoria di questo Pontefice, il più grande del suo secolo, e al quale la storia della Chiesa continuerà ad assegnare un meritato posto tra i più insigni Successori di Pietro. »
(Discorso commemorativo preparato da Sua Santità Pio XII in occasione di una commemorazione di Papa Benedetto XIV)
Alfredo Testoni, il commediografo che scrisse e portò in scena Il cardinale Lambertini, rendendo famoso il pontefice bolognese presso il grande pubblico.

La figura di Benedetto colpì anche alcuni storici e giornalisti vaticanisti, per la straordinaria modernità con cui si rivolse al mondo secolare e per la bonomia di carattere, tanto da definirlo come il "cardinale Roncalli del '700"[39] o come il «...modesto ma convinto anticipatore della linea giovannea»[67]. Altri storici, quali per esempio Ludwig von Pastor[68], benché ne sottolineino la grandezza d'animo, si dimostrano invece critici verso la sua politica concordataria, in quanto arrendevole e priva di spirito autoritario nella difesa dei benefici ecclesiastici. L'ex cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha dedicato alcuni saggi sulla figura del Lambertini[69].

Benedetto XIV raggiunse però il grande pubblico grazie al commediografo Alfredo Testoni, che ne diede un simpatico ritratto nella sua commedia Il cardinale Lambertini, del 1905 (citando anche, in forma eufemistica, come "Cavolo!", alcune espressioni non proprio cardinalizie che sfuggivano al futuro pontefice). La rappresentazione teatrale fu poi portata con successo sul grande schermo da Ermete Zacconi e successivamente da Gino Cervi, nel film del 1954 diretto da Giorgio Pàstina. Il ritratto del Testoni, però, era favorevole al Lambertini storico. Si dice, infatti, che fosse solito passeggiare per Roma con il suo bastone, e fermarsi a scherzare con la gente che incontrava. Si divertiva facendosi portare le caricature che lo rappresentavano. Un giorno gli riferirono la satira che un cattivo poeta aveva composto contro di lui: il papa gliela fece riconsegnare dopo averne corretto gli errori di versificazione[70].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Numerose furono le opere scritte da Prospero Lambertini (elenco non exaustivo):[71]

  • Raccolta di alcune notificazioni, editti e istruzioni, pubblicate per il buon governo della sua Diocesi dall’Em.no e Rev.mo Sig. Cardinale Prospero Lambertini …, Bologna, 1733, 1735, 1740; Roma, 1742; Venezia, 1749, 1760, 1762, 1771, 1790; Torino, 1852; Traduzione latina sotto il titolo: Institutiones ecclesiasticae, Roma, 1747; Ingolstadt, 1751; Bassano, 1760; Lovanio, 1762
  • De servorum Dei beatificatione et de beatorum canonizatione, 1734-38
  • Thesaurus resolutionum S. Congregationis Concilii, 1740 (dal quale sarebbero derivate le Quaestiones canonicae et morales, 1767)
  • Annotazioni sopra le feste di Nostro Signore e della Beatissima Vergine secondo l'ordine del calendario romano, 1740-49 (dalle quali sarebbe emersa come opera a sé stante il De sacrosancto Missae Sacrificio, 1745, comparso isolatamente anche nell'originale testo italiano nel 1772);
  • Bullarium Benedicti XIV, 1746-54;
  • Opuscula miscellanea nunc primum edita atque in unum corpus collecta, Bassano, 1767
  • Casus conscientiae, 1747;
  • De Synodo dioecesana, Roma, 1748, completato e arricchito nella successiva edizione del 1755; 1767; Ferrara, 1753, 1756, 1760; Padova, 1756; Parma, 1764; Venezia, 1765, 1775, 1792; Roma, 1806; Magonza, 1842; Si trova in tutte le edizioni delle Opera omnia
  • Opera omnia, in tre edizioni:
  • S.S.D.N. Benedicti XIV opera in duodecim tomos distribuita, Romae, 1747-51;
  • Benedicti XIV Papae olim Prosperi Card. De Lambertinis opera omnia in quindecim tomos distribuita Venetis, 1767, 1788, 1892;
  • Benedicti XIV Pont. Max opera omnia in tomos XVII distribuita, Prati, 1830-1946;
A queste raccolte vanno aggiunti i seguenti volumi:
  • S.S.D.N. Benedicti Papae XIV … opera omnia in synopsim redacta, Romae, 1766
  • Benedicti XIV acta sive mondum pubblicata sive sparsim edita, nunc primum collecta cura Rafaelis de Martinis, 2 voll., Nespoli, 1894
  • Benedicti XIV Pape opera omnia inedita, quae primum publicavit Fr. Heiner, Friburgo, 1904
  • Cerimoniale Episcoporum Santissimi D.N. Benedicti Papae XIV iussu editum et auctum, Roma, 1752

Encicliche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco delle encicliche#Benedetto XIV (1740-1758).

Papa Benedetto XIV iniziò una nuova forma di corrispondenza con i vescovi, sostanzialmente documenti di ampio respiro pastorale, per i quali coniò il termine di "Lettere encicliche"[72]. Durante il suo Pontificato scrisse diverse encicliche tra il 1740 e il 1757.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinali creati da Benedetto XIV[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concistori di papa Benedetto XIV.

Benedetto nominò ben 45 nuovi cardinali nel suo quasi ventennale pontificato, in occasione dei seguenti concistori

  • 9 settembre 1743
  • 17 gennaio 1746
  • 10 aprile 1747
  • 3 luglio 1747
  • 26 novembre 1753
  • 22 aprile 1754
  • 18 dicembre 1754
  • 5 aprile 1756

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758), p. 20
  2. ^ Antonio Borrelli in Santi, beati e testimoni; Carlo Falconi; Claudio Rendina; Pio XII
  3. ^ a b Mario Fanti, Prospero Lambertini (Benedetto XIV) nel III centenario della nascita, p. 119
  4. ^ Umberto Marcelli, in Saggi economico sociali sulla storia di Bologna dal secolo XVI al XVIII, p. 255
  5. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, p. 511
  6. ^ a b c d e f Gaetano Morone, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 21. URL consultato il 13/1/2015.
  7. ^ a b c d e f v. Mario Rosa, Benedetto XIV nell'Enciclopedia Treccani
  8. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, p. 512
  9. ^ Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758)
  10. ^ Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di XIV (1740-1758), p. 17
  11. ^ Mario Rosa, Riformatori e ribelli nel '700 religioso italiano, p. 50
  12. ^ Meluzzi, Gli arcivescovi di Bologna, p. 58
  13. ^ Agostino Ceccaroni, Dizionario ecclesiastico illustrato, A.Vallardi, 1897, p. 185. URL consultato il 14/1/2015.
  14. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, p. 513 e in Mario Rosa, Riformatori e ribelli nel '700 religioso italiano
  15. ^ Mario Fanti, Prospero Lambertini Arcivescovo di Bologna, p. 178
  16. ^ Mario Fanti, Prospero Lambertini Arcivescovo di Bologna, p. 209
  17. ^ . In proposito scrisse il Lambertini: «L'idea che noi abbiamo del buon vescovo, non è che sia buono quello che rompe in visiera con la potestà laicale, ma bensì quello che tiene salvi i diritti della Chiesa, senza rompere la buona armonia, che deve intercedere tra il sacerdozio e l'impero» in: Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758), p. 134
  18. ^ a b c d Francesco Agnoli, Benedetto XIV, la scienza a Bologna (e gli asili) su "Persona"
  19. ^ a b Tarcisio Bertone, Il governo della chiesa nel pensiero di Benedetto XIV, p. 18
  20. ^ (FR) Preclin et Jarry, Les luttes politiques et doctrinales aux XVII et XVIII siècle e in Fliche-Martin, Histoire de l'Église jusqu'à nos jours
  21. ^ a b c d e f Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, Newton&Compton editori, Ariccia, 2005, p. 731
  22. ^ Storia del Pontificato - Papa Benedetto XIV
  23. ^ Emilia Morelli, Tre profili. Benedetto XIV uomo e pontefice, Roma 1955
  24. ^ Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 22.
  25. ^ Benedetto XIV sul sito del Vaticano. URL consultato il 14/1/2015.
  26. ^ a b c d e Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, p. 529
  27. ^ Alfeo Giacomelli, Economia e riforme a Bologna nell'età di Benedetto XIV, p. 876
  28. ^ a b c Emilia Morelli, Tre profili, p. 6
  29. ^ a b Claudio Rendina, I Papi, p. 732
  30. ^ a b Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 28.
  31. ^ a b Gaetano Morone, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 34.
  32. ^ Cfr. paragrafo precedente
  33. ^ Alfeo Giacomelli, Economia e riforme a Bologna nell’età di Benedetto XIV
  34. ^ Archivio Storico Capitolino, Il libro d'oro della Nobiltà Romana, edizione del 1839
  35. ^ Bendetto XIV sul Treccani.it
  36. ^ «…i buoi che escono da questa stalla sono quelli coi quali dobbiamo arare. Speriamo di lasciarne altri d'altra natura e forza, ma che poco potranno servire a Noi, ma molto a chi verrà dopo di Noi [...] Se saremo degni che la Provvidenza Divina escluda dagl'ambiziosi le dignità della Chiesa, e le facci cadere in chi non le ambisce, possiamo sperare gran cose nella riforma del Clero», in Niccolò Del Re, Benedetto XIV e la Curia romana, p. 645
  37. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, p. 25.
  38. ^ a b c Benedetto XIV in Enciclopedia dei Papi
  39. ^ a b c Eugenio Russomanno, BENEDETTO XIV Alle prese con l'Illuminismo su "Tracce.it"
  40. ^ Annus qui hunc
  41. ^ a b c d Benedetto XIV in Enciclopedia Treccani
  42. ^ Benedetto XIV e gli ebrei.
  43. ^ Nicola Cusumano, I Papi e le accuse di omicidio rituale: Benedetto XIV e la bolla Beatus Andreas.
  44. ^ Libero
  45. ^ Scalve - Cronologia dei Giubilei
  46. ^ a b c d e Serena Ravaglioli, 'La Via crucis di fra Leonardo, su "30 giorni"
  47. ^ a b Benedetto XIV, come testimonia Rendina, «...combatte certe teatralità nelle funzioni religiose e le proibisce in una serie di notificazioni"...», citato in I Papi - Storia e segreti, p.730
  48. ^ Gian Luca Potestà e Giovanni Vian, La storia del cristianesimo, Il Mulino, Bologna, 2010, p. 358
  49. ^ Benedetto XIV in "Enciclopedia Treccani"
  50. ^ Scrive il Lambertini al cardinal De Tencin in una lettera del 17 settembre 1749: «Rispetto poi alla Congregazione dell'Indice, se Iddio ci darà vita, pensiamo di stabilirvi alcune regole, senza le quali ci pare difficile il mantenere il di lei credito, e la giustizia della condanna delle opere degli autori cattolici, particolarmente viventi» in E. Morelli, Le lettere … , II, p. 200
  51. ^ Illuminante è una lettera scritta dal Lambertini al Muratori, in cui dichiara: «L'opere degli uomini grandi non si proibiscono ancorché in esse si trovino cose che dispiacciono e che meriterebbero, se fossero scritte da altri, proibizione» in: Salvatore Baviera, Aspetti della pastorale a Bologna nel settecento, p. 242
  52. ^ Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, pp. 734-735
  53. ^ Grande rilievo rivestono le numerose lettere al cardinale de Tencin, raccolte in tre volumi da Emilia Morelli, in Le lettere di Benedetto XIV al card. de Tencin. Dai testi originali
  54. ^ La natura, l'uomo e le sue arti
  55. ^ Roma, Istituto Nazionale per la Grafica, F.N. 13862 (1245)
  56. ^ Parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme - Roma, Storia
  57. ^ Opere edilizie di Benedetto XIV a Roma.
  58. ^ Pontificio Consiglio della Cultura
  59. ^ Trccani.it Benedetto XIV Papa
  60. ^ La_nascita_dei_Musei_Vaticani_Le_antichita_cristiane_e_il_museo_di_Benedetto_XIV La nascita dei Musei Vaticani- pdf 96 pagg.
  61. ^ Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi, pp. 532-538
  62. ^ Abc Roma - Musei Capitolini
  63. ^ COMITATO NAZIONALE PER IL IV CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELLA ACCADEMIA DEI LINCEI - Giovanni Paolo Simon Bianchi
  64. ^ Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, p. 734
  65. ^ Benedetto XV in "Enciclopedia Treccani"
  66. ^ DISCORSO PREPARATO DA SUA SANTITÀ PIO XII IN OCCASIONE DI UNA SOLENNE COMMEMORAZIONE DI PAPA BENEDETTO XIV
  67. ^ Carlo Falconi, citato in Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, p. 730
  68. ^ Ludwig Von Pastor, Storia dei Papi, vol.XVI/1, Roma, Desclée, 1942, pp. 461-462
  69. ^ Cfr. bibliografia
  70. ^ (FR) Ivan Gobry, Dictionnaire des Papes, Pygmalion 2008, p. 55.
  71. ^ L'elenco delle opere del Lambertini è tratto da: Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV, L.A.S., Roma, 1978, e da Lazzaro Maria De Bernardis, Le opere giuridiche di Prospero Lambertini, in Benedetto XIV (Prospero Lambertini): Convegno internazionale di studi storici, Cento, 6-9 dicembre 1979 - a cura di Marco Cecchelli
  72. ^ Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV (1740-1758), p. 12

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Fanti, Prospero Lambertini (Benedetto XIV) nel III centenario della nascita, Bologna, Parma, 1975
  • Umberto Marcelli, in Saggi economico sociali sulla storia di Bologna dal secolo XVI al XVIII, Bologna, Patron, 1962
  • (FR) Preclin et Jarry, Les luttes politiques et doctrinales aux XVII et XVIII siècle, in Fliche-Martin, "Histoire de l'Église jusqu'à nos jours";
  • Mario Rosa, Benedetto XIV nell'Enciclopedia Treccani
  • Tarcisio Bertone, Il governo della Chiesa nel pensiero di B.XIV (1740-1758), Roma, Libreria Ateneo Salesiano 1978
  • Luca Becchetti, Sigillografia pontificia: le bolle di Benedetto XIV, in «Sallentina Tellus», 8/7 (2011), pp. 111-114.
  • Mario Rosa, Riformatori e ribelli nel '700 religioso italiano
  • Emilia Morelli, Tre profili. Benedetto XIV uomo e pontefice, Roma 1955
  • Emilia Morelli,in Le lettere di Benedetto XIV al card. de Tencin. Dai testi originali, Edizioni di Storia e Letteratura, tre volumi:1955, 1965, 1984
  • Luciano Meluzzi, Gli arcivescovi di Bologna, Ed. Scuola prof.le tipogr. Sordomuti, Bologna, 1967
  • Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti. Voll.36 - appendici 1950-81, voll. 8, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1949–52
  • Angelini Werther, Il cardinale Prospero Lambertini ad Ancona (1727-1731 , In Rassegna Storica del Risorgimento, 56, 1969
  • (FR) Émile Appolis, Entre Jansénistes et Zelanti: Le «Tiers parti» catholique au 18. siècle, Paris, Picard, 1960
  • Baumer Remigius, Franzen August, Storia dei papi, Brescia - Queriniana 1987
  • Tarcisio Bertone, Benedetto XIV (1740-1758) e la gerarchia ecclesiastica,Salesianum, 1976
  • Ivaldo Cassoli (mons.), Celebrazioni in onore del pontefice 'Benedetto XIV nel III centenario della nascita,Bologna, 1976
  • Luigi Dal Pane, Lo Stato pontificio e il movimento riformatore del settecentoìì, Milano, Giuffrè, 1959
  • Mario Fanti, Il pastorale governo del cardinale Lambertini, in "Strenna Storica Bolognese", IX, 1959
  • Irene Folli Ventura, Laura Miani (a cura di), Benedetto XIV Papa - due carteggi inediti con un saggio storico di Cesarina Casanova, Biblioteca universitaria – Bologna, 1987
  • Claudio Rendina, I Papi - storia e segreti, Newton&Compton editori, Ariccia, 2005
  • Altre fonti consultate sono contenute nell'opera in due volumi di AA.VV., Benedetto XIV (Prospero Lambertini): Convegno internazionale di studi storici, Cento, 6-9 dicembre 1979 - a cura di Marco Cecchelli, pubblicata dal Centro Studi Girolamo Baruffaldi nel 1981; in particolare sono stati utilizzati i saggi degli autori sotto elencati:
  • Alfeo Giacomelli, Economia e riforme a Bologna nell’età di Benedetto XIV,
  • Elio Tinti, La disciplina del clero nell'opera pastorale del card. Lambertini
  • Enzo Lodi, Contributi di metodologia storiografica del card. Lambertini all'agiografia bolognese
  • Lazzaro Maria De Bernardis, Le opere giuridiche di Prospero Lambertini
  • Mario Fanti, Prospero Lambertini Arcivescovo di Bologna
  • Michele Monaco, Benedetto XIV e il governo dello Stato della Chiesa
  • Niccolò Del Re, Benedetto XIV e la Curia romana
  • Pietro Amato Frutaz, Le principali edizioni e sinossi del «De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione». Saggio per una bio-bibliografia critica
  • Salvatore Baviera, Aspetti della pastorale a Bologna nel settecento
  • Tarcisio Bertone, La storiografia su Benedetto XlV: problemi critici e metodologici, Prospettive
  • Teodosio Lombardi, Benedetto XIV e gli ordini religiosi,
  • Werther Angelini, Il vescovo Prospero Lambertini nella società anconetana (1727-1731)
  • Claudia Lega, La nascita dei musei vaticani: Benedetto XIV e il museo delle antichità cristiane, Bollettino 2010, Tipografia Vaticana, Roma
  • Gaetano Morone, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol.V, Tipografia Emiliana, Venezia 1840

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Clemente XII 17 agosto 1740 - 3 maggio 1758 Papa Clemente XIII
Predecessore Arcivescovo titolare di Teodosia Successore Archbishop CoA PioM.svg
Domenico Zauli 12 giugno 1724 - 20 gennaio 1727 Antonio Francesco Valenti
Predecessore Arcivescovo-Vescovo di Ancona e Numana Successore Archbishop CoA PioM.svg
Giovanni Battista Bussi 20 gennaio 1727 - 30 aprile 1731 Bartolomeo Massei
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Croce in Gerusalemme Successore CardinalCoA PioM.svg
Ulisse Giuseppe Gozzadini 30 aprile 1728 - 17 agosto 1740 Antonio Eugenio Visconti
Predecessore Arcivescovo di Bologna Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giacomo Boncompagni 30 aprile 1731 - 17 agosto 1740 Vincenzo Malvezzi Bonfioli
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