Sic transit gloria mundi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Sic transit gloria mundi (in lingua italiana: "Così passa la gloria di questo mondo", in senso lato "Come sono passeggere le cose del mondo") è una celebre locuzione in lingua latina.

Deriva da un passaggio dell'Imitatio Christi (Imitazione di Cristo, 1, 3, 6) di Tommaso da Kempis (1379 - 1471): "O quam cito transit gloria mundi". Analogo il senso della locuzione "Mundus transit et concupiscentia eius" ("E il mondo passa con la sua concupiscenza") nella prima lettera di Giovanni (2,17).

Assieme ad Habemus papam è la locuzione più conosciuta riguardo alla nomina di un nuovo pontefice[senza fonte]. Queste parole, secondo l'antico rito, venivano infatti ripetute al nuovo Papa subito dopo la sua elezione al soglio di Pietro.

Con esse si intendeva rammentare al vescovo di Roma, nonché capo della Chiesa cattolica, la transitorietà del potere temporale e quanto, in ogni caso, la vita sia caduca così come vano sia ogni sfarzo del mondo terreno. Durante la cerimonia di incoronazione infatti il cardinale protodiacono si avvicina al pontefice e pronunziando queste parole spegne una fiammella di una stoppa su un'asta. Così come una fiamma si spegne in un batter d'occhio così anche la gloria del mondo svanisce in poco tempo, il papa si inginocchia e riflette su ciò.

La locuzione viene citata anche a proposito di insuccessi seguiti a grandi trionfi, oppure in occasione della morte di personaggi famosi. Anche in questo caso il senso della voce è piuttosto esplicito e non cambia.

La sentenza Sic transit gloria mundi è leggibile in molti cimiteri incisa su tombe di personaggi che in vita hanno goduto di popolarità.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Traduzione italiana dell'Imitatio Christi di Tommaso da Kempis

Strumenti personali