Sic transit gloria mundi

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Juan de Valdés Leal, Finis gloriae mundi (1672), Hospital de la Caridad di Siviglia

Sic transit gloria mundi (in lingua italiana: "così passa la gloria del mondo"; in senso lato: "come sono effimere le cose del mondo") è una celebre locuzione in lingua latina.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Deriva da un passaggio dell'Imitatio Christi: "O quam cito transit gloria mundi"[1] ("Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo"). Analogo il senso della locuzione "Mundus transit et concupiscentia eius" ("Il mondo passa e così la sua concupiscenza") nella prima lettera di Giovanni (2,17).

Uso[modifica | modifica sorgente]

La locuzione viene citata anche a proposito di insuccessi seguiti a grandi trionfi, a volte in tono scherzoso, oppure in occasione della morte di personaggi famosi. Anche in questo caso, il senso dell'espressione è piuttosto esplicito e non cambia. La sentenza Sic transit gloria mundi è usata anche come epitafio, leggibile in molti cimiteri del mondo, incisa su lapidi e tombe di personaggi che in vita hanno goduto di popolarità.

A volte viene citata in una forma leggermente diversa, in cui il verbo latino all'indicativo presente è sostituito da un congiuntivo presente: si tratta di una tradizione meno fedele all'originale dell'Imitatio Christi, con cui la frase diviene allora Sic transeat gloria mundi che, in questo caso, assume il valore di un'esortazione, del tipo «passi così la gloria mondana».

Venne usata da Angelo Giuseppe Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII) quando seppe che Mussolini era stato destituito il 25 luglio 1943.[2]

In ambito ecclesiastico[modifica | modifica sorgente]

Assieme alla formula Habemus papam, è una delle più conosciute locuzioni riguardanti la nomina di un nuovo pontefice. Queste parole, secondo l'antico rito, venivano infatti ripetute dal cerimoniere al nuovo Papa subito dopo la sua elezione al soglio di Pietro.[3]

Con esse si intendeva rammentare al vescovo di Roma, nonché capo della Chiesa cattolica, la transitorietà del potere temporale e quanto, in ogni caso, la vita sia caduca così come sia vano ogni sfarzo del mondo terreno. Dopo la cerimonia di incoronazione, infatti, il cardinale protodiacono si avvicinava al nuovo pontefice (che sulla sedia gestatoria stava transitando lungo la basilica di San Pietro) e, pronunziando la frase latina, accendeva della stoppa posta su un'asta: come la stoppa brucia e si spegne in un batter d'occhio, così anche la gloria del mondo svanisce in poco tempo.

Un rito simile si celebra da tempo immemorabile nel Duomo di Lucca durante i solenni pontificali di Natale, Pasqua, Pentecoste e S. Croce, al canto del Gloria in excelsis Deo. Quando l'arcivescovo della città intona l'inno angelico, su di una grata pendente nella navata della cattedrale viene incendiata la stoppa, segno della vanagloria del mondo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Imitazione di Cristo, Libro 1, Cap. 3, Par. 6.
  2. ^ Marco Roncalli, Giovanni XXIII. Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella Storia, Mondadori, ottobre 2006, ISBN 978-88-04-56153-8.
  3. ^ (EN) www.sacklunch.net

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]