Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

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Coordinate: 41°53′16″N 12°30′59″E / 41.887778°N 12.516389°E41.887778; 12.516389

Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
Facciata della basilica
Facciata della basilica
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Roma-Stemma.pngRoma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santa Croce
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 350
Completamento 1758
Sito web Sito ufficiale

La basilica di Santa Croce in Gerusalemme (latino: basilica Sanctae Crucis in Ierusalem) è una delle sette chiese di Roma che i pellegrini dovevano visitare a piedi in un giorno intero. Fu edificata nel luogo dove erano i palazzi di Elena, la madre di Costantino I, presso il Laterano. Vi erano conservate, secondo le fonti contemporanee, le reliquie della croce. Ha la dignità di basilica minore.[1]

La basilica in una pubblicazione del 1820

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa si trova a poco meno di 1 km ad est del Laterano, sulle Mura Aureliane. Fu ricavata dal palazzo Sessoriano, che risaliva al III secolo e che era stato la dimora degli ultimi imperatori. Una sala di questo palazzo, lunga 36,5 m e larga 21,8 m fu adattata nel 350 a chiesa.

Nello spopolamento avvenuto sotto papa Lucio II, nel XII secolo, la chiesa fu restaurata e più tardi dotata, come dimostrazione di potere, di una torre. Durante il Rinascimento ed il Barocco (XV - XVIII secolo) furono apportate altre modifiche, che distrussero completamente l'aspetto originario della chiesa. In particolare va segnalata la ristrutturazione barocca, commissionata da papa Benedetto XIV a Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini (1740-1758), autori della bella facciata e dell'atrio ovale, una delle ultime derivazioni architettoniche da Borromini prima dell'avvento del neoclassico. Attualmente parte degli affreschi originari del vecchio edificio sono custoditi nel Museo.

Dall'inizio del XII secolo fino al XVI secolo alla chiesa era annesso un convento di certosini.

Annesso al convento e ricavato tra le mura e l'anfiteatro Castrense, papa Sisto IV nel 1476 ricostruì l'oratorio di Santa Maria del Buonaiuto, che sorgeva originariamente a metà strada fra Santa Croce e San Giovanni. Il popolo lo chiamava Santa Maria de Spazzolaria per il fatto che il sagrestano raccoglieva ("spazzolava") gli oboli lasciati per la chiesa, e così si manteneva[2].

La basilica di Santa Croce (citata spesso, nel Medioevo, semplicemente come Jerusalem) fu dichiarata titolo presbiterale da papa Gregorio I.

Dal 13 marzo 1910, Santa Croce è anche parrocchia, istituita da papa Pio X.

Per decisione di papa Benedetto XVI il 21 maggio 2011 i monaci residenti da cinque secoli in questa basilica sono stati trasferiti; secondo i giornali a causa di comportamenti poco corretti o abusi [3].

Certo è che, una volta liberato dai monaci, anche il convento di s. Croce è diventato una struttura alberghiera: 60 camere situate, recita il dépliant, "all'interno di un complesso archeologico, nell'annesso anfiteatro Castrense, dove si svolgevano spettacoli di gladiatori e combattimenti fra uomini e belve; ora custodisce l'Orto di Santa Croce in Gerusalemme".

Reliquie ed opere d'arte[modifica | modifica sorgente]

Interno

La chiesa contiene alcune reliquie tradizionalmente collegate alla crocefissione di Gesù. Tra queste ci sono parti della "vera croce", la croce di uno dei due ladroni, [4] parte della corona di spine, un sacro chiodo e il Titulus crucis. Queste reliquie furono riportate da sant'Elena dopo il suo viaggio in Terra Santa. La loro autenticità non è certa. Le reliquie sono ora conservate nel "santuario della Croce" che è stato ricavato nell'antica sacrestia della basilica. Svariati frammenti della croce sono conservate nelle chiese di tutto il mondo. Dei quattro sacri chiodi della crocefissione, gli altri tre si troverebbero, secondo la tradizione, uno nella corona ferrea a Monza, uno sospeso sopra l'altare maggiore del duomo di Milano e uno, dalla tradizione più dubbia, nel duomo di Colle di Val d'Elsa in provincia di Siena.

Nella chiesa si trova la cappella di Sant'Elena, il cui pavimento doveva essere coperto con terriccio proveniente dalla Terra Santa. Poiché questa superficie veniva ascritta alla Terra Santa, questo conferì alla chiesa il nome particolare di "In Gerusalemme".[5]

Le guide dei pellegrini tardo medioevali consideravano questa cappella così santa che non vi era consentito l'accesso alle donne, divieto che era applicato anche al Sancta Sanctorum della cappella dei palazzi Laterani.

Del 1485 circa, è lo splendido mosaico, disegnato da Melozzo da Forlì e restaurato da Baldassarre Peruzzi, della cappella di Sant'Elena, Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti, che riprende motivi paleocristiani. Per un certo periodo nella cappella vennero conservate tre pale d'altare eseguite tra il 1601 e il 1602 da un giovanissimo Pieter Paul Rubens, appena giunto a Roma da Mantova. Una di queste pale rappresenta l'Incoronazione di Spine ed è conservata a Grasse, presso la Chatédrale Notre-Dame-du-Puy; l'opera presenta profonde influenze tizianesche e più generalmente, rimanda all'ambito della pittura veneta. Il dipinto, nei suo toni cupi, dialoga anche con l'opera di Caravaggio (presente a Roma dal 1592). Sempre a Grasse si trova la pala raffigurante Sant'Elena (Hôpital de Petit-Paris). L'ultima pala, L'Elevazione della Croce andò distrutta ne Settecento.

Gli affreschi del catino absidale, invece, oltre che allo stesso Melozzo, vengono attribuiti ad Antoniazzo Romano ed a Marco Palmezzano, entrambi influenzati, in vario modo, dal grande pittore forlivese. Va ricordata anche la presenza del monumento sepolcrale al portoghese Francisco Quinones, opera di Jacopo Sansovino (1536). Nell'urna di basalto dell'altare maggiore di Santa Croce in Gerusalemme viene conservato il corpo di San Cesario diacono e martire e di Sant'Anastasio.

La ristrutturazione settecentesca portò ad un totale rinnovamento dell'ambiente interno, che fu decorato nella volta da tre grandi tele del molfettese Corrado Giaquinto, uno degli artisti più celebrati dell'epoca (1743).

Un altro tesoro è l'icona musiva del XIV secolo, situata oggi nel museo della basilica, che avrebbe fatto fare papa Gregorio I, dopo una visione di Cristo. È circondata da una cornice di legno, molto grande, che lascia poco spazio per l'icona stessa.

Nella notte fra l'8 e il 9 marzo del 2003 alcuni ignoti hanno sottratto un piccolo teschio in avorio del XVII secolo, largo circa 5 cm, e collocato ai piedi di un crocifisso sull'altare di una cappella interna[6].

Inoltre nella chiesa è inumato Papa Benedetto VII e vi morì, secondo la leggenda, Papa Silvestro II.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sopra l'ingresso della sagrestia, nel transetto, si trova l'organo Tamburini a trasmissione elettrica, installato nel 1950. Sopra le canne di facciata vi è la griglia espressiva che, quando è chiusa, è dipinta a finto marmo come il resto della parete che la circonda. La consolle si trova sulla destra dell'altar maggiore, davanti la mostra. Di seguito la disposizione fonica dell'organo:

L'orto monastico[modifica | modifica sorgente]

L'orto monastico

Nell'area dell'anfiteatro Castrense, da secoli pertinenza della basilica e del suo convento, è stato ricreato nel 2004 l'orto-giardino del monastero, su progetto dell'architetto Paolo Pejrone e per iniziativa dell'Associazione Amici di Santa Croce in Gerusalemme. Nello spazio circolare gli assi principali di orientamento sono costituiti da due vialetti perpendicolari pergolati, che si incontrano al centro in una vasca.

Le aiuole sono coltivate con bell'ordine ed ospitano ortaggi, erbe aromatiche ed essenze diverse (agrumi, alberi da frutta), e anche fiori - in grande rispetto della tradizione delle colture locali. L'impressione generale che si riceve visitandolo è di straordinario equilibrio e serenità, tanto più sorprendente in quanto il sito è al centro di una zona di grande traffico. L'orto è accessibile a visite guidate di carattere naturalistico e anche archeologico[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Gcatholic.org Basilics in Italy
  2. ^ Così in Le Chiese di Roma: Edizione Elettronica
  3. ^ Un altro colpo di Ratzinger alla "sporcizia" nella Chiesa
  4. ^ (FR) J. Gaume, Les trois Rome : journal d'un voyage en Italie, Paris : Gaume Frères, 1847. p.275 OCLC
  5. ^ Luciano Zeppegno e Roberto Mattonelli, Le chiese di Roma, p. 49
  6. ^ Trafugato un teschio in avorio in Santa Croce in Gerusalemme, Corriere della Sera - Roma, 13/03/03
  7. ^ Da luglio 2009, cambiata la direzione del convento, l'accesso del pubblico è stato abolito. Vedi il Corriere della Sera del 3 ottobre 2009

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luciano Zeppegno e Roberto Mattonelli, Le chiese di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1975. ISBN 88-7983-238-7
  • Sergio Ortolani, S. Croce in Gerusalemme, Roma, Le Chiese di Roma illustrate 106, 1969.
  • Raimondo Besozzi, La Storia Della Basilica Di Santa Croce In Gerusalemme dedicata alla Santità di nostro Signore Papa Benedetto Decimoquarto, Roma, 1750.
  • Mariano Armellini, Le chiese di Roma dalle loro origine sino al secolo XVI, Roma, 1887, pp. 203-207.
  • Heinz-Joachim Fischer, Rom. Zweieinhalb Jahrtausende Geschichte, Kunst und Kultur der Ewigen Stadt, Köln, DuMont Buchverlag, 2001. (DE)
  • Anton Henze, Kunstführer Rom, Stuttgart, Philipp Reclam GmbH, 1994. (DE)
  • Almalinda Giacummo, Santa Croce in Gerusalemme: un pezzo di Terra Santa nella Città Eterna, in Arcobaleno.net

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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