Papa Innocenzo IV

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Papa Innocenzo IV
Innocenzo IV
180º papa della Chiesa cattolica
C o a Adriano V.svg
Elezione 25 giugno 1243
Insediamento 28 giugno 1243
Fine pontificato 7 dicembre 1254
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Celestino IV
Successore papa Alessandro IV
Nome Sinibaldo Fieschi
Nascita Manarola[1][2], 1195 circa
Morte Napoli, 7 dicembre 1254
Sepoltura Cattedrale di Napoli

Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna (Manarola, [3][1] 1195 circa – Napoli, 7 dicembre 1254), fu il 180º papa della Chiesa cattolica dal 1243 alla sua morte. Era figlio di Ugo Fieschi, conte di Lavagna e della nobile Beatrice Grillo (di Amico)[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Apparteneva alla nobile famiglia genovese dei Fieschi. Venne educato a Parma e a Bologna e divenne uno dei migliori canonisti dell'epoca.

Nel 1226 è menzionato come uditore della Curia. Fu creato cardinale prete da papa Gregorio IX il 23 settembre 1227 con il titolo di san Lorenzo in Lucina. Il 28 luglio fu nominato vice-cancelliere di Roma. Nel 1235 divenne vescovo di Albenga e legato per l'Italia del Nord. Fu tra gli otto cardinali che vissero l'elezione papale del 1241 che portò all'elezione di papa Celestino IV. In quei giorni i cardinali, segregati nel Settizonio dal "Senatore di Roma" Matteo Rosso Orsini, non riuscendo a trovare un accordo tra gregoriani e filo-imperiali, elessero un uomo molto anziano e già malato che morì dopo diciassette giorni dall'elezione. Si era in pieno contrasto tra il Sacro Romano Impero e lo Stato della Chiesa e le rispettive fazioni dei ghibellini e dei guelfi. Passarono due anni prima di una nuova elezione per le precarie condizioni di sicurezza in cui viveva la città di Roma, sempre minacciata da un possibile assedio dell'esercito dell'imperatore Federico II, e per i numerosi tentativi che gli otto cardinali fecero per ottenere la liberazione dei due cardinali fatti prigionieri dall'Imperatore.

Gli otto cardinali si riunirono nel febbraio 1242 ad Anagni e dopo molte trattative riuscirono a far rilasciare i due prigionieri, con l'accordo del loro ritorno in prigionia al termine dell'elezione. Il Sacro Collegio poté quindi riunirsi nel giugno 1243. Sinibaldo Fieschi fu eletto all'unanimità pontefice il 25 giugno 1243 ad Anagni grazie anche all'avallo di Federico II, forse fiducioso che il nuovo papa fosse più arrendevole alle sue mire espansionistiche. Fu consacrato ad Anagni il 28 giugno con il nome di Innocenzo IV, in chiaro riferimento alla linea politica di Innocenzo III. Federico, di stanza a Melfi, gli inviò una lettera di felicitazioni, elogiando la sua famiglia. Lo scontro tra papa e imperatore comunque continuò, non avendo Innocenzo IV alcun timore per il sovrano tedesco ed essendo intenzionato a ricuperare i territori che Federico aveva conquistato in precedenza. Si narra che alla notizia della sua elezione Federico II, intuendo che un papa non poteva che difendere gli interessi della Chiesa, disse di aver perso l'amicizia di un cardinale e guadagnato l'inimicizia di un papa.[senza fonte]

Si aprirono subito i negoziati: il Papa inviò una delegazione guidata dal cardinale Oddone da Monferrato con la richiesta di rilasciare tutti i prelati imprigionati, ricordando la scomunica ancora vigente ed invitando Federico a rientrare nella Chiesa. L'imperatore poneva condizioni e si lamentava di non voler trattare le questioni relative ai comuni lombardi. Accadde poi durante queste trattative un episodio che portò ulteriore conflitto: il cardinale Raniero Capocci, biasimato per questo dallo stesso pontefice, fomentò una rivolta contro Federico nella città di Viterbo, che all'epoca era vicina all'imperatore. Federico pose sotto assedio la città, ma non riuscì a conquistarla, anzi, i soldati viterbesi guidati dal Capocci, in un furioso contrattacco, sconfissero e misero in fuga l'esercito imperiale[5]. Si addivenne quindi alla pace stipulata in Laterano il 31 marzo 1244: l'imperatore si impegnava a restituire i prigionieri ed alcuni dei territori dello Stato Pontificio, ma nulla veniva stabilito sui diritti imperiali nei confronti dei comuni lombardi. Quando i delegati imperiali, giunti dal Papa, chiesero a quali penitenze dovesse sottostare Federico per vedersi annullata la scomunica, il Papa richiese l'immediata restituzione di tutti i territori da lui usurpati allo Stato della Chiesa.

Federico ovviamente non accettò: si dichiarò disposto a cedere solo una parte di tali territori, e solo dopo la revoca della scomunica. Essendo di stanza a Terni, invitò il Papa nella vicina Narni per colloqui diretti. Probabilmente sotto questo invito vi era una trappola tesa al pontefice, al quale però arrivarono voci in proposito che lo spinsero, durante il viaggio verso Narni, a cambiare improvvisamente direzione, recandosi prima a Civita Castellana e da qui a Civitavecchia, da dove salpò per Genova. Colpito da malore durante il viaggio, rimase tre mesi nel convento di sant'Andrea presso Genova per rimettersi in forze; quindi si portò a Lione. Qui convocò un concilio generale che si riunì nel 1245 con l'unico obiettivo di scomunicare Federico, sciogliere i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà e riprendere tutti i possedimenti imperiali.

Papa Innocenzo IV invia frati francescani e domenicani a Tartara

Al Concilio di Lione, che iniziò il 28 giugno 1245, l'Imperatore fu rappresentato da Taddeo da Sessa, che offrì, a nome dell'Imperatore, la restituzione di altri territori pur di evitare la scomunica, ma Innocenzo IV non accettò e nella seconda convocazione del 5 luglio 1245, portò nuove accuse all'Imperatore, aiutato in ciò da due libelli - fatti circolare a Lione dal cardinale Raniero Capocci, acerrimo nemico di Federico II - nei quali il sovrano svevo veniva descritto come un "eretico" ed un "anticristo"; finalmente, nella terza convocazione del 17 luglio, lo scomunicò e lo depose dal trono. La notizia fece notevole scalpore in tutta Europa. Essa comportava automaticamente la destituzione del sovrano e quindi i principi germanici si riunirono per eleggere un nuovo imperatore: Enrico Raspe, langravio di Turingia, eletto il 22 maggio 1246. Molti principi comunque si erano astenuti e quelli fedeli a Federico non lo riconobbero come re. Subito Corrado, figlio dell'imperatore, tentò di battere il Raspe con la forza delle armi, ma fu invece sconfitto a Francoforte il 5 agosto. Pochi mesi dopo però, il 17 febbraio 1247 Enrico Raspe morì: alcuni mesi dopo i principi tedeschi elessero imperatore Guglielmo II d'Olanda.

Nel regno di Sicilia nel frattempo dominava il caos, mentre Federico II vagava nell'Italia settentrionale con il figlio Enzo ed il feroce Ezzelino III da Romano, guerreggiando contro i Comuni che non accettavano la sua supremazia. Parma ad esempio fu passata a ferro e fuoco, ma si dimostrò indomabile e si rivoltò fino ad attaccare lo stesso accampamento dell'imperatore poco fuori la città, il 18 febbraio 1248; Federico a stento poté mettersi in salvo e riparare a Cremona, mentre trovava la morte Taddeo di Sessa. Il 26 maggio 1249, attaccando Bologna nella battaglia di Fossalta, suo figlio Enzo fu fatto prigioniero dai bolognesi, che lo misero in stretta prigionia fino alla morte.

Innocenzo IV al Concilio di Lione attorniato da vescovi, miniatura del XIII secolo.

Ezzelino III da Romano intanto otteneva con la sua ferocia molte vittorie sempre nel nord-Italia; Federico, dopo la sconfitta contro Bologna, si portò a sud. Qui il partito ghibellino filo-imperiale era ormai esiguo e Federico si sentì sempre più isolato, tanto da sospettare anche delle persone che lo circondavano. Giunse ad accusare di tradimento anche il suo stretto collaboratore, il cancelliere Pier delle Vigne, che fece prima accecare e poi mettere in prigione ove il malcapitato si suicidò.[6][7] Il 13 dicembre 1250 Federico II, all'età di cinquantasei anni, morì di febbre intestinale a Castel Fiorentino in Puglia, con grande esultanza del suo avversario Innocenzo IV, come del resto egli aveva gioito alla morte del papa Gregorio IX. Il sogno di ricreare un grande impero che andava dalla Germania all'Italia meridionale era fallito miseramente, con lo stato pontificio ed i comuni italiani non disposti a cedere le loro autonomie.

Innocenzo IV lasciò Lione dopo la Pasqua del 1251 ed a novembre si portò a Perugia dove rimase oltre un anno. Doveva ora affrontare gli eredi di Federico: Corrado IV, figlio legittimo, in Germania, e Manfredi, il figlio nato dalla relazione con la contessa Bianca Lancia, in Puglia. Nell'ottobre 1251, Corrado IV scese in Italia invitato a Verona da Ezzelino da Romano, e si portò in Sicilia dove Manfredi gli consegnò simbolicamente la sovranità sul regno, trattenendo per sé il principato di Taranto. Il Papa non accettò che uno svevo potesse di nuovo avere la sovranità in Italia, e cominciò a contattare diversi possibili candidati: dapprima Riccardo di Cornovaglia, fratello di Enrico III di Inghilterra, poi Carlo I d'Angiò, fratello di Luigi IX di Francia; infine il cardinale Ottobono Fieschi, suo nipote e futuro papa Adriano V riuscì a stipulare un patto con Enrico III d'Inghilterra sulla persona del principe Edmondo, allora di soli nove anni.

Nell'aprile 1254 Innocenzo scomunicò Corrado IV, accusato di aver commesso gravi soprusi contro la Chiesa; Innocenzo IV conferì ufficialmente l'investitura del feudo della Sicilia al principe inglese il 14 maggio 1254, ma undici giorni dopo Corrado IV moriva a soli ventisei anni ed, avendo egli affidato secondo testamento il figlio di due anni Corradino alla custodia della Chiesa, tutto tornò in discussione e l'accordo con il principe inglese fu sospeso. Innocenzo IV, a questo punto, doveva accordarsi con Manfredi. Per questo si recò ad Anagni, ai confini dello Stato Pontificio, dove ricevette una delegazione inviata da Manfredi. Questi chiese che venisse accettata subito la sovranità del piccolo Corradino, ma il Papa ribatté che si sarebbe dovuto attendere che questi divenisse adulto e che nel frattempo, avendone lui la custodia, era lui ad avere la sovranità sulla Sicilia. Manfredi prese tempo e si sottomise inizialmente al Papa, venendo, tra l'altro, nominato vicario pontificio nel sud e principe di Taranto.

Il Papa si recò quindi a Napoli dove fu accolto trionfalmente il 27 ottobre 1254. Cominciò a concedere le prime autonomie e ad impartire i primi atti amministrativi, quando fu informato del tradimento di Manfredi, che stava organizzandosi per attaccarlo militarmente arruolando anche truppe saracene. Il Papa gli inviò contro il suo esercito: a Foggia avvenne lo scontro, che però vide, il 2 dicembre, la vittoria di Manfredi. La notizia giunse ad Innocenzo IV a Napoli, nel palazzo che era stato di Pier delle Vigne e qui, già ammalato, Innocenzo si spense cinque giorni dopo, il 7 dicembre. Fu sepolto presso la chiesa di Santa Restituta e successivamente traslato nel Duomo di Napoli dove fu eretto il monumento funebre nel 1318.

Le opere di Innocenzo IV[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al conflitto con l'impero, il Papa dovette occuparsi di altre questioni. Nel 1243 aveva indetto una crociata contro i Turchi che avevano riconquistato Gerusalemme, ma a tale crociata aveva aderito solo il sovrano francese Luigi IX, detto il Santo, a testimonianza della lenta decadenza dell'autorità pontificia nei confronti dei regnanti europei.

Singolare l'attività missionaria di questo Papa, che inviò esponenti dei francescani (ad esempio Giovanni da Pian del Carpine) e dei domenicani in missione fino a Karakorum, capitale dell'impero mongolo.

Con la bolla Ad extirpanda del 1252 approvò che l'Inquisizione si servisse della tortura[8] come in quel tempo avveniva nelle sedi investigative secolari.

I suoi studi giuridici diedero al mondo l'Apparatus in quinque libros decretalium, commentario sulle decretali di papa Gregorio IX.

La lotta tra imperatore e papa portò alla reciproca accusa di essere l'Anticristo. In particolare, la parte avversa al pontefice sostenne che la tecnica della Ghematriah applicata al nome "Innocentius papa" avrebbe dato come risultato il numero 666, ossia quello tradizionalmente associato all'Anticristo[senza fonte].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b MANAROLA CINQUETERRE (La Spezia) guida e foto -1
  2. ^ Chi era Costui - Scheda di Sinibaldo Fieschi (Innocenzo IV)
  3. ^ Casa Capellini - Bed and Breakfast, Manarola, Cinqueterre, Appartamenti e camere in affitto
  4. ^ Giacinto Gimma, Idea della storia dell’Italia letterata, Napoli, 1723, tomo I, pagg. 4,5.
  5. ^ L'episodio è descritto con dovizia di particolari da Cesare Pinzi: Storia della Città di Viterbo, Roma, Tip. Camera dei Deputati,1885, vol. V.
  6. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 465
  7. ^ Dante Alighieri descriverà la vicenda di Pier delle Vigne facendolo parlare nel XIII canto dell'Inferno, abbracciando così la tesi che il povero Pier fosse stato accusato e punito ingiustamente.
  8. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 467

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, Roma 1885
  • Ernst H. Kantorowicz Federico II imperatore, Garzanti, Milano 1988
  • Claudio Rendina, I papi. Storia e segreti, Roma, Newton Compton, 1983.
  • Alberto Melloni, Innocenzo IV: la concezione e l'esperienza della cristianità come regimen unius personae, Marietti, Genova 1990.
  • Agostino Paravicini Bagliani, Cardinali di curia e "familiae" cardinalizie. Dal 1227 al 1254, Padova 1972
  • Claudio Rendina, I papi, Newton Compton, Roma 1990

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Celestino IV 25 giugno 1243 - 7 dicembre 1254 Papa Alessandro IV
Predecessore Cardinale presbitero di San Lorenzo in Lucina Successore CardinalCoA PioM.svg
vacante dal 1217 1227 - 1243 John de Tollet, O.Cist.
Predecessore Vescovo di Albenga Successore BishopCoA PioM.svg
 ? 1235-1243 Simone II

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