Papa Innocenzo IV

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Innocenzo IV
Innocenzo IV
180º papa della Chiesa cattolica
C o a Adriano V.svg
Elezione 25 giugno 1243
Insediamento 28 giugno 1243
Fine pontificato 7 dicembre 1254
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Celestino IV
Successore papa Alessandro IV
Nome Sinibaldo Fieschi
Nascita Manarola[1][2], 1195 circa
Morte Napoli, 7 dicembre 1254
Sepoltura Cattedrale di Napoli

Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna (Manarola, [1][3] 1195 circa – Napoli, 7 dicembre 1254), fu il 180º papa della Chiesa cattolica dal 1243 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Apparteneva alla nobile famiglia genovese dei Fieschi. Era figlio di Ugo, conte di Lavagna e della nobile Beatrice Grillo (di Amico)[4].

Studiò a Parma e a Bologna e divenne uno dei migliori canonisti della sua epoca.

Nel 1226 è menzionato come uditore della Curia. Fu creato cardinale prete da papa Gregorio IX il 23 settembre 1227 con il titolo di san Lorenzo in Lucina. Il 28 luglio fu nominato vice-cancelliere di Roma. Nel 1235 divenne vescovo di Albenga e legato per l'Italia del Nord.

Dal conclave del 1241 a quello del 1243[modifica | modifica wikitesto]

Fu tra gli otto cardinali che parteciparono al conclave del 1241 che portò all'elezione di papa Celestino IV. Si formarono due maggioranze: "gregoriani" e filo-imperiali. Nessuna delle due riusciva a prevalere. Ma il regime di reclusione imposto dal Senatore di Roma, Matteo Rosso Orsini, era così duro che i cardinali, dopo la morte in conclave dell'inglese Roberto di Somercotes, si decisero a scegliere un candidato di compromesso. Elessero un uomo molto anziano e già malato, Goffredo Castiglioni, che morì dopo diciassette giorni dall'elezione.

Si era in pieno contrasto tra Sacro Romano Impero e Santa Sede, con le rispettive fazioni dei ghibellini (rappresentati a Roma dai Colonna) e dei guelfi (guidati dagli Orsini). Passarono due anni prima di una nuova elezione per le precarie condizioni di sicurezza in cui viveva la città di Roma, sempre minacciata da un possibile assedio dell'esercito dell'imperatore Federico II, e per i numerosi tentativi che gli otto cardinali fecero per ottenere la liberazione dei due cardinali fatti prigionieri dall'Imperatore. Gli otto cardinali si riunirono nel febbraio 1242 ad Anagni, ai confini dello Stato Pontificio, e dopo molte trattative riuscirono a far rilasciare i due prigionieri, con l'accordo del loro ritorno in prigionia al termine dell'elezione. Il Sacro Collegio poté quindi riunirsi nel giugno 1243. Sinibaldo Fieschi fu eletto all'unanimità pontefice il 25 giugno 1243 ad Anagni grazie anche all'avallo di Federico II, forse fiducioso che il nuovo papa fosse più arrendevole alle sue mire espansionistiche. Fu consacrato ad Anagni il 28 giugno con il nome di Innocenzo IV, in chiaro riferimento alla linea politica di Innocenzo III. Federico, di stanza a Melfi, gli inviò una lettera di felicitazioni, elogiando la sua famiglia.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con l'imperatore Federico II[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontro tra papa e imperatore continuò, non avendo Innocenzo IV alcun timore per il sovrano tedesco ed essendo intenzionato a ricuperare i territori che Federico aveva conquistato in precedenza. Si aprirono subito i negoziati: il Papa inviò una delegazione guidata dal cardinale Oddone da Monferrato con la richiesta di rilasciare tutti i prelati imprigionati, ricordando la scomunica ancora vigente (era stata comminata da Gregorio IX nel 1239) ed invitando Federico a rientrare nella Chiesa. L'imperatore poneva condizioni e si rifiutava trattare le questioni relative ai comuni lombardi. Accadde poi durante queste trattative un episodio che esacerbò ulteriormente gli animi: il cardinale Raniero Capocci, contro la volontà del pontefice, fomentò una rivolta contro Federico nella città di Viterbo, che all'epoca era vicina all'imperatore. Federico pose sotto assedio la città, ma non riuscì a conquistarla, anzi, i soldati viterbesi guidati dal Capocci, in un furioso contrattacco, sconfissero e misero in fuga l'esercito imperiale[5]. Si addivenne quindi alla pace stipulata in Laterano il 31 marzo 1244: l'imperatore si impegnava a restituire i prigionieri ed alcuni dei territori dello Stato Pontificio, ma nulla veniva stabilito sui diritti imperiali nei confronti dei comuni lombardi. Quando i delegati imperiali, giunti dal Papa, chiesero a quali penitenze dovesse sottostare Federico per vedersi annullata la scomunica, il Papa richiese l'immediata restituzione di tutti i territori da lui usurpati allo Stato della Chiesa.

Federico ovviamente non accettò: si dichiarò disposto a cedere solo una parte di tali territori, e solo dopo la revoca della scomunica. Essendo di stanza a Terni, invitò il Papa nella vicina Narni per colloqui diretti. Probabilmente sotto questo invito vi era una trappola tesa al pontefice, al quale però arrivarono voci in proposito che lo spinsero, durante il viaggio verso Narni, a cambiare improvvisamente direzione, recandosi prima a Civita Castellana e da qui a Civitavecchia, da dove salpò per Genova. Colpito da malore durante il viaggio, rimase tre mesi nel convento di sant'Andrea, presso Genova, per rimettersi in forze; quindi si trasferì in Francia, a Lione. Qui convocò un concilio generale che si riunì nel 1245 con l'obiettivo di scomunicare Federico, sciogliere i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà e recuperare tutti i possedimenti della Santa Sede sottratti dall'imperatore.

Scomunica e deposizione di Federico II[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo IV al Concilio di Lione attorniato da vescovi, miniatura del XIII secolo.

Al Concilio di Lione, che iniziò il 28 giugno 1245, l'Imperatore fu rappresentato da Taddeo da Sessa. Egli offrì la restituzione di altri territori pur di evitare la scomunica, ma Innocenzo IV non accettò e nella seconda convocazione del 5 luglio 1245, portò nuove accuse all'Imperatore, aiutato in ciò da due libelli - fatti circolare a Lione dal cardinale Raniero Capocci, acerrimo nemico di Federico II - nei quali il sovrano svevo veniva descritto come un "eretico" ed un "anticristo"; nella terza convocazione del 17 luglio, lo scomunicò e lo depose dal trono. La notizia destò notevole scalpore in tutta Europa. Essa comportava automaticamente la destituzione del sovrano; subito i principi germanici si riunirono per eleggere un nuovo imperatore: scelsero Enrico Raspe, langravio di Turingia, che fu eletto il 22 maggio 1246. Molti principi comunque si erano astenuti e quelli rimasti fedeli a Federico non lo riconobbero come re. Subito Corrado, figlio dell'imperatore, tentò di abbattere il Raspe con la forza delle armi, ma fu invece sconfitto a Francoforte il 5 agosto. Pochi mesi dopo però, il 17 febbraio 1247 anche Enrico Raspe morì: alcuni mesi dopo i principi tedeschi elessero imperatore Guglielmo II d'Olanda.

Nel regno di Sicilia nel frattempo dominava il caos, mentre Federico II percorreva l'Italia settentrionale con il figlio Enzo ed il feroce Ezzelino III da Romano, guerreggiando contro i Comuni che non accettavano la sua supremazia. Parma ad esempio fu passata a ferro e fuoco, ma si dimostrò indomabile e si rivoltò fino ad attaccare lo stesso accampamento dell'imperatore poco fuori la città, il 18 febbraio 1248; Federico a stento poté mettersi in salvo e riparare a Cremona, mentre trovava la morte Taddeo di Sessa. Il 26 maggio 1249, attaccando Bologna nella battaglia di Fossalta, il figlio Enzo fu fatto prigioniero dai bolognesi, che lo misero in stretta prigionia fino alla morte.

Il 13 dicembre 1250 Federico II, all'età di cinquantasei anni, morì di febbre intestinale a Castel Fiorentino in Puglia. Il sogno di ricreare un grande impero che andasse dalla Germania all'Italia meridionale era fallito miseramente, con lo stato pontificio ed i comuni italiani non disposti a cedere le loro autonomie.

Relazioni con Corrado IV e Manfredi[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo IV lasciò Lione dopo la Pasqua del 1251 ed a novembre rientrò in Italia. Risiedette a Perugia per oltre un anno. Doveva ora affrontare gli eredi di Federico: Corrado IV, figlio legittimo, in Germania, e Manfredi, il figlio nato dalla relazione con la contessa Bianca Lancia, in Puglia. Nell'ottobre 1251, Corrado IV scese in Italia invitato a Verona da Ezzelino da Romano. Successivamente giunse in Sicilia, dove Manfredi gli consegnò simbolicamente la sovranità sul regno, trattenendo per sé il principato di Taranto. Il Papa non accettò che uno svevo potesse di nuovo avere la sovranità in Italia, e cominciò a contattare diversi possibili candidati: dapprima Riccardo di Cornovaglia, fratello di Enrico III di Inghilterra, poi Carlo I d'Angiò, fratello di Luigi IX di Francia. Con la mediazione del cardinale Ottobono Fieschi, suo nipote, la Santa Sede riuscì a stipulare un patto con Enrico III d'Inghilterra sulla persona del principe Edmondo, allora di soli nove anni.

Nell'aprile 1254 Innocenzo scomunicò Corrado IV, accusato di aver commesso gravi soprusi contro la Chiesa; il pontefice conferì ufficialmente l'investitura del feudo della Sicilia al principe inglese il 14 maggio 1254, ma undici giorni dopo Corrado IV moriva a soli ventisei anni ed, avendo egli affidato, secondo testamento, il figlio di due anni Corradino alla custodia della Chiesa, tutto tornò in discussione e l'accordo con il principe inglese fu sospeso. Innocenzo IV, a questo punto, doveva accordarsi con Manfredi. Per questo si recò ad Anagni, dove ricevette una delegazione inviata da Manfredi. Questi chiese che venisse accettata subito la sovranità del piccolo Corradino, ma il Papa ribatté che si sarebbe dovuto attendere che questi divenisse adulto e che nel frattempo, avendone lui la custodia, era lui ad avere la sovranità sulla Sicilia. Manfredi prese tempo e si sottomise inizialmente al Papa, venendo, tra l'altro, nominato vicario pontificio nel sud e principe di Taranto.

Il Papa si recò quindi a Napoli dove fu accolto trionfalmente il 27 ottobre 1254. Cominciò a concedere le prime autonomie e ad impartire i primi atti amministrativi, quando fu informato del tradimento di Manfredi, che stava organizzandosi per attaccarlo militarmente arruolando anche truppe saracene. Il Papa gli inviò contro il suo esercito: a Foggia avvenne lo scontro, che però vide, il 2 dicembre, la vittoria di Manfredi. La notizia giunse ad Innocenzo IV a Napoli, nel palazzo che era stato di Pier delle Vigne e qui, già ammalato, Innocenzo si spense cinque giorni dopo, il 7 dicembre. Fu sepolto presso la chiesa di Santa Restituta e successivamente traslato nel Duomo di Napoli dove gli fu eretto il monumento funebre nel 1318.

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Papa Innocenzo IV invia frati francescani e domenicani in Tartaria.

Oltre al conflitto con l'impero, il Papa dovette occuparsi di altre questioni. Nel 1243 aveva indetto una crociata contro i Turchi che avevano riconquistato Gerusalemme, ma a tale crociata aveva aderito solo il sovrano francese Luigi IX, detto "il Santo".

Singolare l'attività missionaria di questo Papa, che inviò esponenti dei francescani (ad esempio Giovanni da Pian del Carpine) e dei domenicani in missione fino a Karakorum, capitale dell'impero mongolo.

Con la bolla Ad extirpanda del 1252 approvò che l'Inquisizione si servisse della tortura[6] come in quel tempo avveniva nelle sedi investigative civili.

I suoi studi giuridici sfociarono nell'Apparatus in quinque libros decretalium, commentario sulle decretali di Gregorio IX.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b MANAROLA CINQUETERRE (La Spezia) guida e foto -1
  2. ^ Chi era Costui - Scheda di Sinibaldo Fieschi (Innocenzo IV)
  3. ^ Casa Capellini - Bed and Breakfast, Manarola, Cinqueterre, Appartamenti e camere in affitto
  4. ^ Giacinto Gimma, Idea della storia dell’Italia letterata, Napoli, 1723, tomo I, pagg. 4,5.
  5. ^ L'episodio è descritto con dovizia di particolari da Cesare Pinzi: Storia della Città di Viterbo, Roma, Tip. Camera dei Deputati,1885, vol. V.
  6. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 467

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, Roma 1885
  • Ernst H. Kantorowicz Federico II imperatore, Garzanti, Milano 1988
  • Claudio Rendina, I papi. Storia e segreti, Roma, Newton Compton, 1983.
  • Alberto Melloni, Innocenzo IV: la concezione e l'esperienza della cristianità come regimen unius personae, Marietti, Genova 1990.
  • Agostino Paravicini Bagliani, Cardinali di curia e "familiae" cardinalizie. Dal 1227 al 1254, Padova 1972
  • Claudio Rendina, I papi, Newton Compton, Roma 1990

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Celestino IV 25 giugno 1243 - 7 dicembre 1254 Papa Alessandro IV
Predecessore Cardinale presbitero di San Lorenzo in Lucina Successore CardinalCoA PioM.svg
vacante dal 1217 1227 - 1243 John de Tollet, O.Cist.
Predecessore Vescovo di Albenga Successore BishopCoA PioM.svg
 ? 1235-1243 Simone II
Controllo di autorità VIAF: 100162520 · LCCN: nr89012767 · GND: 118555650 · BNF: cb134836787 (data)