Melfi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Melfi (disambigua).
Melfi
comune
Melfi – Stemma Melfi – Bandiera
Melfi – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Sindaco Livio Valvano (centrosinistra) dal 31/05/2011
Territorio
Coordinate 40°59′47″N 15°39′21″E / 40.996389°N 15.655833°E40.996389; 15.655833 (Melfi)Coordinate: 40°59′47″N 15°39′21″E / 40.996389°N 15.655833°E40.996389; 15.655833 (Melfi)
Altitudine 562 m s.l.m.
Superficie 205,15 km²
Abitanti 17 699[3] (marzo 2014)
Densità 86,27 ab./km²
Frazioni Camarda, Capannola, Foggianello, Foggiano, Isca ricotta, Leonessa, Masseria Casella, Masseria Catapane, Masseria Menolecchia, Parasacco, San Giorgio di Melfi, San Nicola, Vaccareccia, Villa Mariannina[1]
Comuni confinanti Aquilonia (AV), Ascoli Satriano (FG), Candela (FG), Lacedonia (AV), Lavello, Monteverde (AV), Rapolla, Rionero in Vulture, Rocchetta Sant'Antonio (FG)[2]
Altre informazioni
Cod. postale 85025
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076048
Cod. catastale F104
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 841 GG[4]
Nome abitanti melfitani
Patrono sant'Alessandro
Giorno festivo 9 febbraio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Melfi
Posizione del Comune all'interno della Provincia
Posizione del Comune all'interno della Provincia
Sito istituzionale
(LA)
« Vetustas me destruxit, Federicus me reparavit, Melphis nobilis Apuliae civitas, Muris vallata lapideis, Aeris salubritate, Populorum frequentia, Agrorum ubertate Celebris, Arcem habet precipit rupi innixam, Normannorum opus admirabile »
(IT)
« L’antichità mi ha distrutta, Federico mi ha riparata, Melfi nobile città della Puglia, Circonvallata da mura di pietra, Celebre per la salubrità dell’aria, Per affluenza di popolazioni, Per fertilità dei suoi campi, Ha un castello costruito su di una rupe ripidissima, Opera mirabile dei Normanni »
(Lapide sulla Porta Venosina eretta da Federico II di Svevia[5][6])

Melfi (IPA: [ˈmɛlfi],[7][8], Mélfe in dialetto lucano) è un comune italiano di 17.699 abitanti[3] della regione Basilicata, terzo per numero di abitanti dopo i due capoluoghi di provincia. Costituita da un centro storico di aspetto complessivamente medievale, la città è diventata recentemente un importante centro industriale ed è sede di un gran numero di imprese. Il polo industriale di San Nicola di Melfi, sorto nei primi anni novanta, ospita la fabbrica automobilistica SATA, il più avanzato stabilimento del gruppo FIAT in Italia,[9] basato su sistemi innovativi d'automazione delle fasi produttive e sull'organizzazione del lavoro che massimizza la produttività.[10]

Melfi è stata sede di un tribunale ordinario dall'anno 1862, soppresso dopo 150 anni, con Decreto Legislativo n. 155, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 12 settembre 2012, nell'intento di riordinare la cosiddetta geografia giudiziaria in funzione dell'ottimizzazione dei costi di gestione e della produttività.

Sin dal 1866, sono stati prodotti vari progetti per la creazione di una provincia autonoma da Potenza.[11] La proposta del 1951 fu approvata dai consigli comunali di 22 comuni, di cui 6 fuori regione, omogenei per scambi commerciali e vie di comunicazione, oltre che morfologia, un territorio esteso su 1.668 km², con una popolazione pari a 148 mila abitanti.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

MELFI SKYLINE.jpg

Magnify-clip.png
Panoramica del borgo medievale di Melfi

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Melfi si colloca nell'estremo nord della Basilicata, alla base del Monte Vulture, vulcano inattivo dall'era protostorica, al confine con la Puglia (provincia di Foggia) e la Campania (provincia di Avellino), confine segnato dal fiume Ofanto. Il territorio comunale, prettamente collinare, con un'altitudine media di 645 metri sul livello del mare,[12] si sviluppa su una superficie di 205,15 km²[12], secondo comune per estensione nella provincia.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Melfi.

Da zona interna, che non risente dell'azione temperata del mare, e con altimetria superiore ai 500 metri, Melfi si ritrova ad avere un clima temperato freddo, con piogge irregolari e presenti perlopiù nelle stagioni autunnale e invernale. Gli inverni sono rigidi con frequenti nevicate. Le estati sono piuttosto calde con un clima secco. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +5,6 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,6 °C.[14]

MELFI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 8,8 9,9 12,5 16,4 20,9 26,2 29,5 30,0 25,4 19,2 14,6 11,1 9,9 16,6 28,6 19,7 18,7
T. min. mediaC) 2,4 2,7 4,4 7,2 10,6 14,5 16,9 17,2 14,5 10,5 7,0 4,7 3,3 7,4 16,2 10,7 9,4
Precipitazioni (mm) 52 44 49 47 48 42 26 29 47 57 63 55 151 144 97 167 559

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Melfi.

Scala cronologica dominazioni.jpg

Magnify-clip.png
Cronologia delle sovranità
Le origini del nome

Le origini del nome di Melfi deriverebbero dal piccolo fiume Melpes,[16] citato dallo scrittore e naturalista latino Plinio il Vecchio, che a onor del vero lo colloca in prossimità di Capo Palinuro, a sua volta distante centomila passi da Reggio Calabria. In Naturalis historia si legge: "...promunturium Palinurum, a quo sinu recedente traiectus ad Columnam Regiam C m. p. - proximum autem flumen Melphes..."

Origini[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di Melfi (sebbene abitata da epoche remote) è di ignota datazione ed esistono vari pareri discordanti. Giovanni Pontano e Leandro Alberti sostennero che i fondatori fossero greci;[17] il monaco longobardo Erchemperto nelle sue opere attribuì la nascita di Melfi ad alcune famiglie dell'impero romano.[18]

Quando Costantino il Grande ricostruì Bisanzio, queste avrebbero deciso di trasferirsi nella città ma, a causa di un violento nubifragio nei pressi di Schiavonia, si sarebbero fermate a Ragusa (Croazia). Dopo esserne state scacciate, sarebbero infine tornate sulle coste italiane e, insediandosi nell'area del Vulture, avrebbero fondato Melfi.[19] Però, per l'insicurezza dalle orde di barbari e le loro scorrerie, continuarono nel loro pellegrinaggio, e fondarono Amalfi (alcuni ritengono che dal nome di Melfi deriverebbe quello della città campana).[20].

Esiste un'altra teoria che ne data la fondazione ai primi anni dell'XI secolo, ad opera del generale bizantino Basilio Boioannes (catapano d’Italia dal 1017 al 1027), poiché non esistono prove documentali dell'esistenza della città in tempi precedenti.[21] Né risulta, con le vicine Rapolla e Venosa, nell'elenco delle città daune nominate da Plinio il Vecchio nel 70 d.C. circa.

Dall'antichità ai Normanni[modifica | modifica sorgente]

Dal villaggio alla città fortificata
Antica stampa di Melfi, Capitale della Contea di Puglia, poi del Ducato di Puglia e Calabria

I primi centri abitati, situati nella frazione Leonessa e resti di una mastodontica necropoli trovati in località Toppo d'Avuzzo a Rapolla attestano che l'area del melfese era abitata sin dai tempi del neolitico;[16] Dauni e lucani furono tra le prime civiltà a insediarsi nel suo territorio.[16] In epoca romana, l'abitato era in secondo piano rispetto ad altre località limitrofe come Venusia (l'attuale Venosa),[16] dato che quest'ultima, trovandosi, assieme a Strapellum (l'attuale Rapolla), in un punto strategico della via Appia, fu un importante centro di scambi commerciali.

Con la caduta dell'Impero Romano, la zona, occupata dai bizantini e poi dai longobardi, iniziò ad acquistare maggior importanza, ma fu con l'arrivo dei normanni che iniziò ad assumere un ruolo fondamentale. Nel 1042, Guglielmo Braccio di Ferro e gli altri membri della famiglia Altavilla ottennero dal duca longobardo Guaimario IV di Salerno il riconoscimento ufficiale della conquista della città, diventando in cambio suoi vassalli, e partirono da Melfi per mettere sotto il proprio dominio l'intero meridione d'Italia.[22]

A Melfi, capitale della Contea di Puglia, si tennero cinque concili, organizzati da cinque diversi Pontefici tra il 1059 e il 1137. Nel I concilio del 1059, il papa Niccolò II riconobbe i possedimenti conquistati dai Normanni e nominò Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria,[23], che divenne vassallo della Chiesa. La città stava passando un momento fulgido della sua storia, e in tale circostanza diventava la Capitale del Ducato di Puglia e Calabria nel 1059.[24]

Melfi, nonostante dovette cedere il titolo di Capitale a Salerno e infine a Palermo, continuò a essere un centro molto importante dell'impero normanno. La città fu luogo di organizzazione di altri Sinodi. Il papa Alessandro II dal primo agosto 1067 presiedette il Concilio di Melfi II; ricevette il Principe longobardo di Salerno, Gisulfo II, e i fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero Altavilla. Nel corso del Concilio di Melfi III, del 1089, il papa Urbano II indisse la Prima Crociata in Terra Santa.[25], poi Pasquale II nel 1101 convocò il Concilio di Melfi IV e infine Innocenzo II nel 1137 celebrò il Concilio di Melfi V, ultimo della serie.


Italia normanna.jpg

Magnify-clip.png
L'Italia meridionale dopo l'anno mille: dalla contesa tra Longobardi e Bizantini all'unificazione realizzata dai Normanni

Dagli Svevi agli Aragonesi[modifica | modifica sorgente]

Federico II con il falcone

Ai Normanni si sostituirono gli Svevi di Federico II Hohenstaufen, che portò Melfi e il suo castello a nuovi splendori.[26] L'imperatore scelse la città come residenza estiva e qui (ma anche nelle località di Lagopesole, Palazzo San Gervasio e, secondo alcune fonti, anche Monticchio)[27][28] trascorse i suoi momenti di svago, dato che prediligeva le foreste del Monte Vulture per praticare la falconeria (la caccia col falcone), il suo hobby preferito.

Il sovrano svevo promulgò dal castello le Costituzioni di Melfi (o Constitutiones Augustales), codice unico di leggi per l'intero regno di Sicilia, opera fondamentale nella storia del diritto, le cui caratteristiche sono considerate "moderne" da molti storici.[29] Agli Svevi succedettero gli Angioini, e per Melfi iniziò il declino, sebbene Carlo II d'Angiò fece ristrutturare e ampliare massicciamente il castello.[26] Gli Angioini vennero spodestati dagli Aragonesi, che divennero i nuovi dominatori di Melfi.

Poco più di due secoli dopo, quando Melfi era da tempo sotto il dominio spagnolo, l'esercito francese guidato da Pietro Navarro e Odet de Foix causò uno degli avvenimenti più truculenti della storia della città. Infatti, tra il 22 e il 23 marzo 1528, avvenne il cosiddetto assedio di Melfi, passato alla storia come "La Pasqua di sangue", ove la città venne saccheggiata, bruciata e gran parte della popolazione venne sterminata, le cui cifre approssimate si aggirano tra le 3.000 e le oltre 4.000 persone uccise.[30][31] L'offensiva francese venne sradicata dal re di Spagna Carlo V, che riconquistò Melfi nel 1531, ma la città, ormai ridotta in macerie, fu abbandonata per mesi. Con l'emissione di due editti da parte del sovrano, Melfi venne ripopolata da persone provenienti dagli abitati limitrofi e da una colonia di albanesi; inoltre fu conferita del titolo di “fedelissima” ed esentata dal pagamento dei tributi per 12 anni.[32]

Dal Cinquecento a oggi[modifica | modifica sorgente]

Da destra: i briganti Tinna, Lamacchia, Cafo e Caruso in carcere a Melfi

Dal 1531 la città fu governata dalla famiglia dei Doria di Genova, sotto la sovranità delle dinastie reali spagnole degli Asburgo e dei Borbone; furono secoli di declino durante i quali avvennero varie insurrezioni sociali, come nel 1728 contro la gabella della farina e nel 1831 per la quotizzazione delle terre demaniali. Il 10 settembre 1656 si diffuse un focolaio di peste, che provocò oltre 500 morti in un semestre. Nel 1742, durante il regno di Carlo di Borbone, l'influente giurista Bernardo Tanucci, dopo la spedizione navale britannica contro Napoli di quell'anno, constatata la vulnerabiltà della città partenopea agli attacchi dal mare, propose invano di spostare la capitale del regno a Melfi.[33]

Proclamata l'effimera Repubblica Napoletana (1799), a Melfi fu piantato l'albero della libertà e la città fu controllata dai giacobini fino all'arrivo dell'esercito sanfedista del cardinale Ruffo, il 29 maggio dello stesso anno. Ruffo riuscì ad impedire il saccheggio della città, anche se numerosi prigionieri perirono nelle prigioni melfitane, non si conosce se per malattia o per maltrattamenti.[34]

Un violento terremoto distrusse buona parte dell'abitato nel 1851, uccidendo un gran numero di persone. Poco dopo l'unità d'Italia, la città, coinvolta nel brigantaggio, subì l'occupazione dell'armata di Carmine Crocco nel mese di aprile 1861,[35] ove si fecero notare i briganti Domenico "Malacarne" Zappella e Michele Schirò.[36] Più tardi la città fu teatro di condanne a morte per i briganti Giuseppe Schiavone, Giuseppe Petrelli e Aniello Rendina, giustiziati il 28 novembre 1864 dai bersaglieri sabaudi.[37]

Il 19 luglio 1868, la città diede i natali a Francesco Saverio Nitti, presidente del consiglio e ministro, nonché uno dei maggiori fautori del meridionalismo, assieme a Giustino Fortunato. In era fascista, Melfi, come altri luoghi della Basilicata, fu terra di confino e tra i personaggi costretti al soggiorno obbligato vi furono antifascisti come Manlio Rossi-Doria, Franco Venturi, Ada Rossi, Eugenio Colorni e sua moglie Ursula Hirschmann.

La città fu devastata dal terremoto del Vulture nel 1930, che rese Melfi il comune dell'area maggiormente danneggiato,[38] e subì forti flussi migratori verso il nord Italia e il nord Europa. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardata dalle flotte alleate, per la precisione il 26 settembre del 1943, nel bombardamento ad opera del 12àth NATBF e DAF, che colpì Benevento, Melfi, Foggia, Pomigliano e Sarno; nell'occasione si registrarono numerose vittime tra i civili. Iniziò a vedere una certa ripresa agli albori degli anni novanta, con l'impianto degli stabilimenti FIAT e Barilla presso la zona industriale di San Nicola di Melfi.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma della Città di Melfi
Gonfalone della Città di Melfi
Blasonatura stemma
« Scudo di foggia sannitica con campo d'oro recante al centro Basilisco verde con lingua rossa sostenuto dalla vetta centrale di un monte di tre cime color verde con contorno nero, sormontato da corona con torri d'oro e circondato da due rami di alloro e di quercia legati in basso da un nastrino tricolore al centro[39] »


Blasonatura gonfalone
« Drappo “partito” di giallo e di verde, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello Stemma civico sormontato dall'iscrizione, convessa verso l'alto, pure in oro, “Città di Melfi"[39] »


Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Cattedrale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Santa Maria Assunta (Melfi).

Progettata da Noslo di Remerio, iniziò ad essere costruita nel 1076 per volere di Roberto il Guiscardo, sebbene altre fonti attestano la data d'inizio nel 1153, sotto l'ordine di Guglielmo I di Sicilia.[40] Del suo passato normanno è rimasto ben poco per via dei terremoti e dei ripetuti restauri che hanno reso il suo attuale aspetto prettamente barocco, a eccezione del campanile, eretto nel 1153 per ordine di Ruggero II, il quale conserva ancora uno stile romanico normanno. L'interno ha pianta a croce latina e tre navate, sormontate da un soffitto a cassettoni dorati e da una cupola di forma piramidale a otto facce.

Chiesa di Sant'Antonio

Chiesa di Sant'Antonio[modifica | modifica sorgente]

La costruzione avvenne nel 1423 e i restauri dopo il 1851. Fu gravemente danneggiata dall'esercito di Odet de Foix nel 1528, durante l'assedio di Melfi e resistette ai terremoti del 1731 e del 1752, ma quello del 1851 la danneggiò seriamente. Dal XVII al XVIII secolo, la chiesa viene dedicata a Sant'Antonio. Di stile romanico e gotico, conserva affreschi dell'epoca, una statua lignea di Sant'Antonio con Bambino dipinto in oro e un dipinto di Carlo Sellitto raffigurante Le Anime del Purgatorio. Durante le opere di restauro furono scoperti due archi in stile gotico, ove sull'arco trionfale è scolpita la data di ricostruzione (1523), a seguito del sisma del XV secolo.

Chiesa del Carmine

Chiesa di Sant'Anna e Santa Maria del Suffragio[modifica | modifica sorgente]

Edificata nel 1934, la chiesa appartenente alla parrocchia Cattedrale è conosciuta come organizzatrice della processione del venerdì Santo, dove insieme alle immagini sacre della Madonna Addolorata e Gesù Morto, sfilano bambine vestite di nero con in mano i misteri della Passione di Gesù. Tale chiesa organizza anche la processione di Sant'Anna il 26 luglio.

Chiesa della Madonna del Carmelo (Carmine)[modifica | modifica sorgente]

Un tempo era parte del Convento dei carmelitani, che occupava buona parte degli stabili circostanti. L'originaria porta in legno (oggi conservata nel Palazzo del Vescovado) presenta immagini che riassumono il tipico esempio della concezione medioevale della morte. La confraternita di questa chiesa (insieme a quella di S. Anna) cura i riti della settimana Santa con l'esecuzione di mesti canti riguardanti la tragedia del Golgota.

Chiesa di San Teodoro[modifica | modifica sorgente]

La data di costruzione è ignota sebbene antica, si è a conoscenza solamente che nel 1040 fu elevata a parrocchia dal vescovo Monsignor Baldovino, fino all'anno 1988, quando l'allora vescovo Mons. Cozzi accorpò la chiesa alla Cattedrale. Nell'edificio era conservato un vasetto di legno che conteneva le reliquie di San Teodoro M., di San Sebastiano e San Petronilla ma, dopo il sisma del 1980, questa testimonianza è andata perduta. Vi si trova un crocifisso in legno di medie dimensioni e una statua della "Madonna Desolata".

Chiesa di San Lorenzo[modifica | modifica sorgente]

Risalente al 1120, a quel tempo appartenente all'Abbazia di Sant'Ippolito di Monticchio, è probabilmente l'edificio più antico di Melfi, e consiste in un battistero ottagonale affiancato da un campanile ammezzato.

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Santa Maria ad Nives

Ex Chiesa di Santa Maria la Nova
Sul gentilizio corso Garibaldi fa bella presenza la facciata dell'ex chiesa di Santa Maria la Nova, costruita intorno al XII secolo sotto il dominio dei longobardi, che conserva un bel portale ad arco ribassato caratterizzato da motivi geometrici e incisioni frastagliate a sbalzo. La pianta originariamente era a tre navate; le due laterali sono state separate e trasformate ad uso civile, mentre il campanile ha verosimilmente subito crolli ed è stato demolito.

Chiesa di Santa Maria ad Nives
Fu costruita nel 1570 dall'albanese Giorgino Lapazzaia, giunto a Melfi nel 1534. Legata al rito arbëreshë, in essa si celebrano due antiche tradizioni: quella dello Spirito Santo e quella delle "panedduzze".

Chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore e Convento
Già sede dei Cappuccini, posizionata sulla collinetta Tabor. Fu costruita nel XIII secolo e all'inizio era una casa di noviziato per poi essere adibita, dal 1696, a studio teologico e filosofico.

Chiese rupestri[modifica | modifica sorgente]

Chiesa rupestre di Santa Margherita
Interamente scavata nel tufo, risale al 1200. Fu scoperta da Gian Battista Guarini.[41] Gli affreschi rappresentano soggetti come S. Margherita (sopra all'altare principale), l'arcangelo Michele, la Madonna con Bambino, S. Giovanni Battista e Cristo in Trono. Notevole una rappresentazione del motivo di Federico II che si imbatte in tre scheletri, diffuso schema di memento mori. Tra gli affreschi appaiono tre figure laiche in tenuta da falconieri, che, per il critico napoletano Pasquale Capaldo, sono i componenti principali della famiglia imperiale sveva: Federico II, sua moglie Isabella d'Inghilterra e il figlio dell'imperatore, Corrado IV.[41] La rappresentazione melfitana dell'incontro dei tre morti e dei tre vivi è particolarmente insigne, non solo per l'ipotesi che a raffigurare i vivi sia la famiglia imperiale, ma anche perché essa potrebbe essere la più antica raffigurazione pittorica del tema a noi giunta, primato conteso con l'affresco di identico soggetto iconografico conservato nel Duomo di Atri, pur con alcune varianti all'interno dello schema generale.[42]

Chiesa Rupestre della "Madonna delle Spinelle"

Chiesa rupestre della Madonna delle Spinelle
Scoperta nel 1845 a seguito di una frana, ne resta solo la cappella terminale (resti della navata furono spianati negli anni settanta per creare un piazzale antistante) di pianta esagonale con sei semicolonne che sostengono un cornicione. In era medievale era una parte della Basilica di S. Stefano, una costruzione paleocristiana con più navate e cappelle annesse. Secondo alcune leggende, in parte confermate, vi era un lungo cunicolo sotterraneo che collegava il complesso con il Castello. Fu luogo di varie riunioni e congressi e si sostiene che da questa struttura partirono i soldati normanni capeggiati da Boemondo e Tancredi d'Altavilla per la prima Crociata in Terra Santa.[43].

Chiesa rupestre di Santa Lucia
Situata in contrada Giaconelli, a metà strada tra Melfi e Rapolla, è costituita da un solo ambiente con volta a botte. Gli affreschi della cripta, risalenti al XIII secolo e restaurati dal pittore prof. Tullio Brisi, presentano uno stile prettamente bizantino e illustrano le storie della santa. Inoltre vi è una raffigurazione della "Madonna con Bambino" seduta su trono mosaicato, tipica opera bizantina.

Chiesa rupestre dello Spirito Santo
Interamente scavata nella roccia, si trova a circa 900 metri di altezza tra i boschi del Monte Vulture. Conserva una statua della madonna, che viene portata per le via della città durante la festa della Pentecoste in memoria della battaglia tra francesi e spagnoli a Melfi.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Piazze e Rioni[modifica | modifica sorgente]

Piazza Duomo

Piazza Duomo
Chiamata anche Largo Marconi, è la zona in cui si trovano la Cattedrale e il Palazzo del Vescovado (Melfi). Nel periodo di ottobre dà luogo alla Sagra della Varola, festa dedicata alla famosa castagna di Melfi, il "marroncino".

Piazza Umberto I
Chiamata anche la piazza ("la chiazz"), rappresenta l'agorà cittadina dall'XI secolo, epoca in cui era il fulcro del borgo medievale. I vicoli, i vicoletti e le gradinate della piazza conservano ancora rilievi, pozzi, portali e decorazioni in pietra. È una cavea per eccellenza da presentare come caso di studio.

Corso Garibaldi
Chiamato anche Strada del Vescovado, dal 1500 è la principale arteria della città ed è luogo di vari palazzi gentilizi.

Rione Chiuchiari
Venne fondato nel 1534 dagli immigrati albanesi capeggiati da Capitan Kiukieri (da cui proviene il nome). Fu da loro abbandonato nel 1597 per trasferirsi nella vicina Barile.

Piazza Abele Mancini

Via Vittorio Emanuele
Altra arteria storica di Melfi, si contraddistingue per testimonianze storiche come il portale in pietra di Rapolla (1527) e il portale appartenente all'ospedale gestito dalla comunità francescana, datato 1664.

Piazza Abele Mancini
detta anche piazza mercato, perché era il luogo fuori le mura dove si teneva anticamente il mercato. È stata oggetto di una riqualificazione ultimata nel 2006, uno dei rari casi in Italia in cui il progetto vincitore di un concorso di idee è stato realizzato. Presenta un percorso pedonale che unisce il borgo medievale al Municipio, ravvivato da una fontana con panche.

Rione Bagno
In passato noto come il Borgo, è situato al di fuori della cinta muraria che circonda la città ed era sede delle attività produttive favorite dal passaggio del fiume Melpes.

Palazzi[modifica | modifica sorgente]

Palazzo della Corte
Palazzo della Corte

Costruito nel XVI secolo, l'edificio è stato per oltre un secolo la sede del municipio; attualmente ospita la Proloco. Al suo interno vi è un busto di Federico II, donato alla città di Melfi dalla Repubblica Federale Tedesca. Nel 1922 il Comune di Melfi murò, nell'atrio del Palazzo Municipale, una lapide marmorea con la seguente epigrafe:

« IN QUESTA ANTICA CAPITALE DEL REAME DI PUGLIA / ILLUSTRE PER ARMI INDUSTRIA E FREQUENZA DI POPOLO / CARA A FEDERICO II DI SVEVIA / ITALIANO PER NASCITA GENIO ARDORE DI LOTTE / CHE NE RINNOVÒ I BALUARDI E LA CINTA / FURONO NEL MCCXXXI PROMULGATE LE COSTITUZIONI / PRIMO FONDAMENTO DELLO STATO LIBERALE / PROFETIZZATO POI DA DANTE / E PRIMI LINEAMENTI DEL DIRITTO DELLE GENTI / NEL SESTO CENTENARIO DEL DIVIN POETA / POPOLO E COMUNE CELEBRARONO LE LORO MEMORIE / IL TRIONFO DEL DIRITTO E IL PENSIERO DEL VATE / RICONGIUNGENDOLI IN UN SOLO RICORDO / E NEI NOMI DEI DUE GRANDI SPIRITI / UNITI GIÀ NEL POEMA NEL CONVIVIO E NEL VOLGARE ELOQUIO »


Palazzo del Vescovado
Palazzo del Vescovado
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo del Vescovado (Melfi).

In origine un edificio normanno del XI secolo, nel corso del tempo subì varie modifiche, a causa dei terremoti, fino a raggiungere uno stile barocco nel Settecento. All'interno esiste una pinacoteca ove sono esposti dipinti di Nicola da Tolentino a Cristiano Danona. È sede del Museo Diocesano e della biblioteca vescovile, che conserva documenti come le cinquecentine.

Palazzo Araneo

Presenta una facciata in stile rinascimentale, ma la parte restante della struttura è ritenuta risalente al Medioevo. Un tempo adibito a tribunale, si affaccia su un giardino pubblico nel quale si ammirano due monumenti, con busti in bronzo, del sen. Floriano Del Zio e dell'on. Arduino Severini. Un tempo il palazzo era di proprietà della ricca famiglia Mandina.

Palazzo Severini

Risale al XVI secolo e fu un convento dei Carmelitani. Divenne poi proprietà di Decio Severini, scrittore e professore universitario presso gli atenei di Pisa e Roma, nonché direttore generale delle irrigazioni in Argentina e progettista di grandi opere in Italia ed Egitto. Il palazzo, attualmente è sede di un'agenzia assicurativa.

Palazzo Aquilecchia
Palazzo Sibilla

Edificio eretto nell'XVI secolo, era la dimora natale del generale Ascanio Sibilla, decorato di medaglia al valor militare e benemerito per i soccorsi e gli aiuti umanitari ai terremotati di Messina, nonché sindaco di Melfi tra il 1952 e il 1956.

Palazzo Donadoni

Edificio appartenuto alla famiglia omonima, originaria di Bergamo. Geromino Donadoni, vissuto nella prima metà del XVI sec., vi esercitò il potere di vicegovernatore. È sede del museo civico ed è luogo di diverse mostre culturali.

Altri palazzi

Palazzo Mandini presenta una facciata in stile neoclassico, sotto la quale vi è un nucleo originario di epoca cinquecentesca; Palazzo Pierro già convento dei Somaschi, appartenente al XVII secolo; Palazzo Pastore XX secolo; Palazzo Tisbi XV secolo; Palazzo Aquilecchia XVI secolo; Palazzo Lospinoso-Severini XIX secolo.

Fontane[modifica | modifica sorgente]

Fontana del Bagno

Fontana del Bagno
Costruita nel 1928, era il lavatoio della città e fonte per le scorte idriche per le case sprovviste d'acqua corrente.

Fontana del Bagnitello
In tempi passati fu un centro di ristoro per il viandante, per il pellegrino e per il contadino con i suoi animali, è stata ristrutturata nel 2003 con il contributo dell'associazione Lucani in Umbria.

Fontana Stazione
Di recente costruzione (1989) è situata nella piazza antistante alla stazione di Melfi.

Fontana Acqua Santa
Edificata nel XX secolo, situata nella frazione Foggiano.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi castello di Melfi.

Edificato dai normanni, è uno dei più noti della Basilicata e uno dei castelli medievali più rappresentativi del meridione. Roberto il Guiscardo vi confinò la prima moglie Alberada, ripudiata per sposare Sichelgaita di Salerno. Federico II promulgò qui le Costituzioni di Melfi. Con l'avvento degli angioini il castello subì radicali restaurazioni e fu nominato nel 1284 residenza ufficiale della moglie di Carlo II d'Angiò, Maria d'Ungheria.[44] Gli Aragonesi affidarono il castello prima alla famiglia Caracciolo e poi al principe Andrea Doria, i cui discendenti lo mantennero fino al 1950.[45]

Parte della cinta muraria

Cinta Muraria[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico di Melfi è interamente circondato da mura turrite costruite per lo più dai Normanni che si estendono per oltre quattro chilometri.[46] Il circuito segue l'orlo del pianoro su cui fu costruita la città, cinto da ogni parte da scoscendimenti, a tratti da veri e propri precipizi. L'opera costituisce un raro esempio di fortificazione nel sud Italia.[47] Le fasi costruttive della cinta muraria appartengono al periodo bizantino, normanno, svevo e aragonese. Gli ultimi ad apportare modifiche strutturali furono Niccolò Acciaiuoli nel trecento e Sergianni II Giovanni Caracciolo, 2º Duca di Melfi, nel quattrocento, a cui risale la sistemazione attuale, per difendere la città dalle artiglierie nemiche. Assedi e terremoti hanno reso necessari continui restauri e il sisma del 1930 ne ha seriamente compromesso la struttura.

Porta Venosina

Porte[modifica | modifica sorgente]

Porta Venosina

È una delle sei porte cittadine ubicate nella cinta muraria, sebbene tre di queste (Porta del Bagno, Porta SS. Maria e Porta Sant'Antolino), a causa di terremoti e saccheggi, non esistano più. Risalente all'epoca sveva, è l'unica ancora in buono stato e fu realizzata sull'antico tracciato verso Venosa e la via Appia. Alla destra dell'ingresso è osservabile lo stemma di Melfi e, a sinistra, quello dei Caracciolo che restaurarono le mura sul finire del Quattrocento. Federico II vi fece apporre una lapide che decantava la gloria e la grandezza della città,[6] sostituita più tardi da Sergianni II Giovanni Caracciolo, 2º Duca di Melfi, con quella ancor oggi visibile, anche se illeggibile. L'arco ogivale è di origine sveva, mentre la torre cilindrica fu aggiunta nel Quattrocento da Caracciolo.

Porta Troiana

Fu costruita nel XV secolo, per volere di Troiano Caracciolo, 1º Duca di Melfi, da cui essa prese il nome. Di questa opera sono rimasti solamente i ruderi.

Porta Calcinaia

Era la porta più vicina al castello. Conduceva dalla zona artigianale, dove si produceva calce e argilla (da cui il nome), al centro storico e all'attuale Via Normanni, che tuttora porta al Castello. Anche di questo varco resta solo qualche testimonianza.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[48]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri regolari sono 581 (265 maschi e 316 femmine) al 1º gennaio 2013.[49] Le comunità più rappresentate sono:

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti dell'area apulo-lucana.

La parlata locale, parte integrante dei dialetti italiani meridionali, è fortemente influenzata dalla lingua francese e spagnola, con alcuni elementi greci e albanesi.[50] Similmente al francese, in genere la “e” finale di parola non accentata, è muta; la “u” in molte parole si pronuncia “iu” e in altri diversi casi con il dittongo inverso. Alcune parole hanno forti similarità con la lingua transalpina esempi: sedia e nebbia corrispondono, rispettivamente, a segge e neglie in melfitano, siège e neige in francese, ma v. anche seggio, seggiola in italiano, in cui l'autoctona palatalizzazione /dj/ > /dӡ/ è del tutto normale, ed è da notare che la forma neglie con /ʎʎ/ non può derivare dal francese neige, con /ӡ/.[50] Sono avvertibili anche influenze spagnole, come la consonante “b” che in genere si trasforma in “v” e altre volte nella labiale sorda “p”. In spagnolo invece, /b/ non diventa mai /v/, visto che l'esito storico dei fonemi /b/ e /v/ è un unico fonema /b/; inoltre la desonorizzazione /b/ > /p/ è sconosciuta allo spagnolo.[50] La parola abbuscà ("guadagnare" oppure "essere picchiati", a seconda del contesto della frase) deriva dallo spagnolo buscar, come anche l'italiano buscare. Il dialetto locale comprende anche alcuni termini di origine latina come cràje (domani), che deriva dalla parola cras; accattà (comprare) da accaptare. Infatti, il dialetto essendo una lingua romanza, quasi tutto il lessico deriva direttamente dal latino. Il dialetto rivela anche il tipo di vita del cittadino del passato, piuttosto chiusa come costume, protetta dall'istituzione famiglia, dove il tempo uomo veniva solo prestato all’esterno, per motivi di lavoro e sopravvivenza: per esempio, per chiedere "come ti chiami?" si usa la forma dialettale “a chi appartin?" (a chi appartieni).

Detti melfitani[50]
  • Dammə ru panə va a Laviddə; vinnətə ru panə e accattətə lu curtiddə (portati questa panella a Lavello, comprati un coltello invece di venderti il pane).
  • Nu mazəz de pətrəsinə so furnùtə stamatinə, stu pənzirə ca tine ‘ngapə tu guagliò te l'(h)aia fà passà (stamattina al mercato ho venduto un mazzo di prezzemolo, queste strane idee che hai in testa, ragazzo te le devi far passare).
  • Quannə màmmətə dormə tu pigliə e minətə forə, cə dicimmə dojə paròlə e cumənzàmə a fà l'ammorə (attendiamo che tua madre s'addormenti, poi te ne esci di casa ci mettiamo a chiacchierare e cominciamo a far l'amore).
  • A te non vole màmmeta, a me non vole zie, se ciamma piglià nuie adda ess destine di Die (da parte tua, tua madre non vuole, da parte mia ci sono le zie, se proprio ci dobbiamo unire deve essere il destino a volerlo).
  • Mazz e panell fann i fegl bell, panell senza mazz fann i fegl a cap d mazz (punizioni e nutrimento rendono i figli belli, pane e impunità li rendono testoni)
  • A lava' la cap au cioccj pird timp, acqua e sapon" (a lavare la testa all'asino perdi tempo, acqua e sapone)

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Ospedale di Melfi: struttura ospedaliera di riferimento per il nord della Basilicata.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.

La città fa parte della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. La diocesi (a quel tempo solo di Melfi) fu fondata nell'XI secolo,[51] con il nome di Dioecesis Melphiensis, ad opera di papa Niccolò II che la rese indipendente dalla Santa Sede. Fu presieduta da vari vescovi come Francesco Monaldeschi, Alessandro da Sant'Elpidio e Juan de Borja Llançol de Romaní. Nel 1528, Clemente VII unì la diocesi di Melfi con quella di Rapolla e secoli dopo, il 30 settembre 1986, si aggiunse anche quella di Venosa,[52] formandone l'attuale comunità religiosa, al giorno d'oggi retta dal vescovo Mons. Gianfranco Todisco.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Feste Religiose
  • Festa di S. Antonio da Padova- Grande tredicina al Santo e Processione con i bambini il 13 giugno.
  • Festa di Sant'Alessandro - dedicata al patrono della città, viene celebrata il 9 febbraio.
  • Processione del Venerdì Santo - si festeggia in aprile.
  • Processione di Sant'Anna - si organizza il 26 luglio.
  • Festa dell'Assunta - si festeggia il 15 agosto.
  • Festa dell'Immacolata - si festeggia l'8 dicembre.
  • Festa di Santa Lucia - si tiene il 13 dicembre, nelle piazze dei diversi quartieri dove vengono accesi dei falò per salutare la notte più lunga dell'anno.
La leggenda di Ronca Battista
Ronca Battista
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Melfi.

Ancora oggi vive nel folclore melfitano la leggenda della eroica quanto vana impresa di Giovan Battista Cerone (detto Ronca Battista), un boscaiolo che mostrò grande eroismo in battaglia durante lo scontro tra i francesi e gli spagnoli nel cinquecento. Si narra che Ronca Battista, dopo aver aiutato una donna anziana, ricevette da lei un potere magico alla sua roncola.[31]

Durante il conflitto tra francesi e spagnoli, Ronca Battista affrontò da solo le truppe francesi che tentarono di introdursi nella città.[53] Il boscaiolo riuscì da solo a tener testa agli invasori, uccidendo oltre 300 francesi, prima di perdere la vita.[54] Gli invasori attuarono una feroce rappresaglia, ove neanche bambini e anziani furono risparmiati.[31]

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno i giornali Il Sole 24 Ore e Italia Oggi effettuano uno studio sulla qualità della vita delle province italiane, confrontando una serie di dati statistici su: affari e lavoro, ordine pubblico, popolazione, servizi ambiente e salute, tempo libero, tenore di vita. L'organizzazione Legambiente fa una classifica abbastanza sovrapponibile, denominata rapporto ecosistema urbano. Di seguito sono elencati gli ultimi rating della provincia di Potenza.

Anno Il Sole 24 Ore Italia Oggi Legambiente
2011 76° [55] 61° 53°
2012 76° (0)[56] 73° (-12)[57] 62° (-9)
2013 79° (-3)[58] 78° (-5) 68° (-6)

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La città è dotata di un "sistema biblioteca", presso il centro Nitti, composto dalle raccolte di diversi enti proprietari:

  • Biblioteca Gian Paolo Nitti, con una patrimonio di 9000 volumi, che registra oltre cinquemila presenze e più di 25000 prestiti l'anno;
  • Biblioteca comunale Carolina Rispoli, con oltre diecimila volumi e giornali di inizio Novecento, in parte donati alla città dagli eredi della scrittrice;
  • Collezione libraria di Sandro Pertini, composta da 2000 libri;
  • Biblioteca dell'Unione nazionale per la lotta contro l'analfabetismo (UNLA), circa un migliaio di testi.

A queste si aggiunge la Biblioteca Vescovile, collocata nel Palazzo del Vescovado (Melfi), che conserva documenti storici come le cinquecentine.

Centro culturale Francesco Saverio Nitti

Il Centro culturale Francesco Saverio Nitti, ubicato in Vico San Pietro, adiacente alla casa natale di Francesco Saverio Nitti, è sede della omonima fondazione, costituita fra la Regione Basilicata, la Provincia di Potenza, il Comune di Melfi, il Comune di Maratea, l'Associazione non riconosciuta Francesco Saverio Nitti e l'Università degli Studi della Basilicata. Vi si svolgono convegni sulle politiche economiche e sociali, corsi di alta formazione e si promuovono borse di studio.[59]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

  • Liceo scientifico Federico II di Svevia, fondato nel 1865, è tra i più antichi licei della Basilicata.[60] Agli inizi comprendeva 300 alunni e venne frequentato da personalità come i professori universitari Leopoldo Di Muro e Vincenzo Tangorra.[60]. Attualmente l'istituto include anche sezioni di liceo linguistico e liceo classico. È sede delle Olimpiadi Internazionali della Multimedialità.
  • Istituto di istruzione superiore Guglielmo Gasparrini, fondato nel 1882,[61]. Comprende le sezioni: Ragioneria, Geometra, Alberghiero.

Mediashow è una manifestazione annuale organizzata dal liceo scientifico Federico II di Svevia di Melfi con il patrocinio e contributo di varie istituzioni. Propone un workshop avanzato sulla comunicazione multimediale, insieme a un concorso internazionale sulla multimedialità, con temi scelti dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Si svolge ad inizio primavera e coinvolge centinaia di studenti provenienti dalle scuole superiori italiane e internazionali; ai primi dieci classificati viene consegnato un attestato del MIUR e un premio in denaro.

Formazione professionale[modifica | modifica sorgente]

L'Università Popolare Francesco Saverio Nitti opera nel campo della formazione e orientamento professionale ed è un punto di Internetsocialpoint.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo archeologico
Entrata del Museo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo archeologico nazionale del Melfese.

Il Museo nazionale del Melfese conserva varie testimonianze archeologiche rinvenute nel comprensorio del Vulture, riguardanti le popolazioni indigene della preistoria e dei periodi dauno, sannita, romano, bizantino e normanno. Da non dimenticare la presenza nella torre, vicino all'ingresso, del cosiddetto Sarcofago di Rapolla, monumento originario dell'Asia Minore rinvenuto verso la metà dell'Ottocento e datato II secolo d.C., con figure inserite in una struttura architettonica ai lati e con il ritratto della defunta sul coperchio. Si presume che sia il mausoleo sepolcrale della nobildonna romana Emilia Scaura, morta di parto poco dopo il secondo matrimonio.[62]

Museo civico

Il Museo civico, situato nel palazzo Donadoni, il quale ospita anche diverse mostre artistiche come fotografie, sculture e opere pittoriche.

Museo diocesano

Presso il palazzo del Vescovado si possono visitare Il museo, la pinacoteca e i giardini. Sono esposti arredi sacri, argenti e dipinti delle chiese della diocesi, dei secoli XVII, XVIII e XIX.

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • Radio Kolbe Melfi- emittente a sfondo religioso nata nel 1990, proprietà dei frati minori conventuali di Napoli, ha sede presso il convento S. Antonio di Melfi.[63]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Melfi è stata scelta come ambientazione dei seguenti film e miniserie televisive:

Facciata del Teatro

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Il Teatro Ruggero II deve il suo nome al sovrano normanno Ruggero II di Sicilia ed è situato in via Vittorio Emanuele II (un tempo denominata "Rua Grande"). I lavori di costruzione iniziarono il 1º aprile 1856,[72] sui ruderi di una casa popolare, e negli ultimi anni sono stati effettuati massicci restauri. La struttura offre varie stagioni teatrali, convegni politici e iniziative socio-culturali.

Musica[modifica | modifica sorgente]

È degna di menzione la Associazione Musicale Città di Melfi, la banda musicale che sotto altri nomi e altre direzioni artistiche opera a Melfi già alla fine dell'Ottocento, e che è sempre presente alle manifestazioni civili, religiose, patriottiche, folcroristiche, sociali della città.[senza fonte]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

La cucina melfitana ha fatto virtù della passata ristretta disponibilità di prodotti agroalimentari, a causa delle tipologie di coltivazioni collinari e dei climi temperati freddi. Come spesso accade, ciò ha scatenato l'arte culinaria delle massaie e dei cuochi delle locande. Le ricette si possono senz'altro considerare parte della cosiddetta dieta mediterranea e cucina popolare. Il consumo di carni e pesci è piuttosto moderato. Il vino tipico è l'eccellente Aglianico del Vulture.

  • Primi piatti
    • Maccuarnar - nome dialettale della Maccaronara, è il piatto per eccellenza di Melfi,[73] fatto con un tipo di pasta fresca preparata con un mattarello in metallo con lame affilate che consente di ottenere maccheroni con una tipica sezione quadrata. Si condisce con sugo di coniglio o maiale.
    • Lagane di castagne - altro piatto distintivo fatto con le lagane, varietà di tagliatelle a base di farina di grano duro con una larghezza di circa un centimetro, ottenute da una sfoglia circolare. Questo tipo di pasta viene preparato con farina di castagne, sale, uova, latte, burro, caciocavallo e pecorino grattugiato.
    • Strascinati con ricotta - un tipo di pasta realizzato con carne mista (maiale, coniglio, vitello, capretto), cipolla, pomodori, ricotta dura grattugiata, olio di oliva e sale.
    • Tagliatelle e ceci - piatto composto da ceci lessati e soffritti con aglio, pomodori, olio di oliva e sale.
    • Tagliatelle con fave secche - vengono preparate con fave secche fatte a purea, con l'aggiunta di olio di oliva, pomodori, peperoncino e sale.
Ricetta dei Calzoncelli
  • Secondi piatti
    • Pancotto alla melfitana - viene preparato con pane, patate e rape, lessati insieme e conditi nella stessa pentola con un soffritto di olio, aglio e peperoncino.
    • Pane del pastore - piatto fatto con pane raffermo, fatto bollire con olio, alloro, origano e pomodoro con l'aggiunta di uova cotte in camicia.
    • Cucinidd - agnello cucinato con pancetta, salsiccia, pomodori, cardi e uova. Per la tradizione, viene consumato nel periodo pasquale.
    • Cicerchie con crostini di pane e cipolla - legumi lasciati in ammollo, lessati e conditi con un soffritto di cipolla, aglio, e peperoncino, il tutto accompagnato da crostini di pane duro.
  • Dolci
    • Carteddate - chiamate spesso anche Scartellate, sono dolci di farina fritti e intrisi di miele o vincotto
    • Calzoncelli - in dialetto Cauzuncidd, piccoli panzerotti fatti con sfoglia di farina di grano duro, uova, olio d'oliva (o burro) e vino bianco. Il ripieno è composto da un impasto di cioccolato, mandorle (o castagne), buccia di limone grattugiata e un pizzico di cannella.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Sagra della Varola
  • Scaricavascio - manifestazione in onore di Sant'Antonio, scomparsa negli anni venti del novecento, in cui ragazzi di età compresa dai 15 ai 30 anni costituivano piramidi umane.
  • Corteo Storico Federiciano - nato nel 1997, è un evento che si tiene nell'ultima settimana di ottobre e rappresenta le attività più importanti svolte da Federico II a Melfi. Si celebra nei giorni di venerdì, sabato e domenica dell'ultima settimana di ottobre e si assiste al raduno dei falconieri di tutta Europa, gara di caccia con i falconi, danze e musiche medievali per le vie principali della città, il corteo dell'imperatore Federico II e dei suoi sudditi, la cerimonia di investitura di un cavaliere secondo il diritto normanno, il torneo medievale degli antichi casati di Melfi e, per concludere, degustazioni di Aglianico del Vulture e prodotti tipici di Melfi come castagne e salumi.
  • Sagra della Varola - dedicata alla castagna (varola in dialetto locale) si tiene da oltre 50 anni nel penultimo week-end di ottobre in Piazza Umberto I. Protagonista della festa è il tipico "marroncino di Melfi". Oltre alle caldarroste, viene offerto l'Aglianico ed esposti prodotti a base di castagne, come dolci e gelati. Il tutto viene allietato da spettacoli, gruppi musicali e danze.
  • Festa dello Spirito Santo - conosciuta anche come la "Pasqua di Sangue", ricorda il giorno della Pentecoste, quando ci fu l'assedio di Melfi da parte dei francesi nel marzo 1528 e il ritorno degli abitanti in città dopo il saccheggio con pellegrinaggio sul Monte Vulture, sfilata del corteo storico per le vie della città e spettacoli di sbandieratori e cavalieri in costume.
  • Notte del Brigante - ideata e realizzata dalla Associazione culturale “MEDITERRANEA 2000” rappresenta una occasione di confronto culturale per riesaminare le vicende drammatiche degli anni che seguirono l'Unità d'Italia, quando la repressione piemontese produsse nelle regioni meridionali condizioni di estrema povertà. L'evento pone i riflettori sul brigantaggio, visto come una forma d'insurrezione contro le misere condizioni di sfruttamento e sopraffazione che subirono i contadini in quegli anni.
  • Rally Puglia & Lucania - gara automobilistica su terra originalmente denominata Rally del Vulture che parte da Melfi e coinvolge altri comuni come Atella, Bella, Rapone, Rionero, Ruvo del Monte, San Fele e città di altre regioni come Lacedonia (Avellino) e Rocchetta Sant'Antonio (Foggia).Costituisce oggi il più importante evento sportivo della Basilicata avendo validità per il Campionato Italiano ed Europeo Cross Country Rally riservato ai Fuoristrada e per il Trofeo Rally Terra riservato alle vetture da corsa.
  • Festa delle Pannedduzze - celebrata l'8 dicembre, consiste nella distribuzione del tipico pane azzimo di origine albanese. Tutto ciò risale al momento dopo l'eccidio francese del 1528, quando la cittadina venne ripopolata da vari individui, tra cui una colonia di albanesi venuta a Melfi per un editto dell'imperatore Carlo V. La colonia introdusse questi piccoli pani azzimi, distribuiti durante la messa.

Persone legate a Melfi[modifica | modifica sorgente]

Famosi a Melfi (in ordine cronologico)[modifica | modifica sorgente]

Roberto il Guiscardo

Nati a Melfi (in ordine alfabetico)[modifica | modifica sorgente]

A


B


C


D
  • Floriano Del Secolo - giornalista e politico
  • Francesco Antonio De Luca - vescovo
  • Domenico Antonio De Vite - giureconsulto e professore universitario
Floriano Del Zio
E F
P. Festa Campanile


G
  • Grazia Gresi - cantante
  • Giovanni Battista Guarini - scrittore e storico


H I J K


L


M


F. S. Nitti
N


O P


Carolina Rispoli
Q R


S
  • Felice Sabatella - astronomo, professore universitario
  • Elvio Salvatore - avvocato e politico
  • Michele Schirò - brigante dall'età di 13 anni, nella banda "Casaletta"
  • Arduino Severini - politico, deputato fascista
  • Decio Severini - professore universitario
  • Federigo Severini - giurista, scrittore e oratore
  • Gennaro Sisti - abate, ricercatore ed ebraista
  • Antonio Soda - magistrato e politico


T


U V W X Y Z
  • Domenico "Malacarne" Zappella - brigante, capobanda, affiliato a Carmine Crocco

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo urbanistico: 1) Centro storico. 2) Stazione, Valleverde. 3) Valleverde, Cappuccini. 4) Incoronata, Bicocca.

Il centro storico

La città di Melfi si è sviluppata inizialmente sulla collina alla cui sommità svetta il castello. Il primo impianto urbano sorgeva nella zona nord ovest, in mariera radiale rispetto alla Piazza della Corte (oggi Piazza Umberto I). All'antico borgo medievale, che aveva come limite ad est la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta e la strada che la collega alla Porta Venosina (attuale via Garibaldi), si sono aggiunti nuovi nuclei legati a livello economico, sociale e religioso con il borgo primitivo. La loro nascita si è resa necessaria per l’incremento demografico e per le ricostruzioni post terremoto, come nel 1851 e 1930.

  • Borgo medievale, è l'area a forma di trapezio compresa tra San Lorenzo (probabilmente la più antica chiesa della città), il Castello, la Cattedrale, la Porta Venosina.
  • Chiuchiari: rione a sud-est rispetto alla Cattedrale, abitato nel XVI secolo da popolazioni albanesi immigrate, guidate dal Capitan Kiukieri, da cui il nome del rione.
  • Rioni San Michele e San Martino: sorti nel secolo XIX, fuori le mura, nel versante di Porta Calcinaia e Porta Bagno, nella zona tra il vallone Capigrassi ed il monte Tabor (o collina dei Cappuccini); ebbero gravi danni al terremoto del 1930 al punto da sconsigliarne la ricostruzione, lasciando due ampi spazi aperti: l'allora Largo Abele Mancini (o piazza mercato), e l'area che fu utilizzata come Campo Sportivo, oggi Piazza Festa Campanile.
  • Casette: all'estremo oriente della collina, è un rione molto ordinato con pianta a scacchiera, edificato in seguito al sisma del 1930, con case antisismiche monoplanari in muratura portante.

Quartieri moderni

A partire da metà degli anni '50 è cominciata l'espansione edilizia della città, ovviamente fuori le mura, avendo esaurito gli ultimi spazi della collina con la costruzione del rione Case Nuove, a sud-est, nei pressi del vecchio carcere. La città necessariamente iniziava a mutare la sua pianta, da radiale e lineare.

  • Stazione: si intende tutto l'edificato tra Piazza Abele Mancini e la stazione ferroviaria, lungo le via Gabriele D'Annunzio e Santa Sofia, risale agli anni '60.
  • Cappuccini, tutta la zona a monte di via Santa Sofia (o via vecchia), è stato costruito negli anni '70 e '80.
  • Valleverde: con il rione Stazione ha segnato il primo sviluppo urbanistico lineare della città; si è sviluppata sin dagli anni '60, a monte della Strada Statale per Foggia; è il quartiere più esteso e più popoloso della città.
  • Contrada Incoronata e Contrada Bicocca: espansione del XXI secolo, al di là della linea ferroviaria, lungo la Via Monteverde, a nord-ovest del borgo medievale, sulla linea d'aria più breve verso il fiume Ofanto; presentano palazzine economiche insieme a villette a schiera, e una zona commerciale della grande distribuzione organizzata; è abitata da una popolazione di età media più giovane rispetto alle altre parti della città.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Campi coltivati

Le colture principali riguardano vigneti, oliveti ed estesi boschi di castagni alle falde del vulcano spento Monte Vulture. Dai vigneti deriva l'apprezzato Aglianico del Vulture DOC, uno dei più grandi vini rossi d'Italia.[79] La zona di produzione di questo vitigno comprende, oltre Melfi, i comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Atella, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania. Importante anche la coltivazione dell'olivo, ove viene prodotto l'olio di oliva del "Vulture", che recentemente ha ricevuto il marchio DOP.

Anche questo prodotto non si limita alla sola zona di Melfi, ma si estende ad altri comuni del Vulture come Barile, Rionero, Rapolla, Atella e Ripacandida. Tuttavia, il prodotto che Melfi vanta maggiormente è il "marroncino",[80] un tipo di castagna precoce a forma tondeggiante per lo più simmetrica, dalla buccia di color marrone lucido con evidenti striature e dalla polpa croccante. Il marroncino è parte integrante della tradizione culinaria melfitana, facendo da base a varie ricette dolci e salate, ed è molto ricercato dalle industrie della preparazione del marron glacé.[80]

Industria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stabilimento Fiat di Melfi.
Il complesso industriale SATA

Il settore secondario, carente fino agli inizi degli anni novanta, ha subìto un certo impulso nella frazione San Nicola, che ha reso Melfi uno dei centri industriali più rilevanti della regione. Qui è stata realizzata la SATA, un grande polo industriale, dove tra installazioni medio piccole è stata costruita tra il 1991 e il 1993 una delle più importanti fabbriche di auto FIAT.

Lo stabilimento ha contribuito alla ripresa produttiva della FIAT a metà degli anni novanta e alla crescita delle sue quote di mercato in Europa.[80] L'area industriale si è focalizzata sulla fabbricazione della Grande Punto (compreso il recente modello Evo), della Grande Punto Abarth e della Lancia Y (prima serie). Al 2010, la FIAT di Melfi ha raggiunto il traguardo dei cinque milioni di vetture prodotte.[10]

Altro importante impianto produttivo è quello della Barilla, sorto nel 1994, dotato di una superficie di oltre 51.000 m² e con 350 unità lavorative, il cui investimento ammontò a 156 miliardi di lire.[81] Lo stabilimento realizza i tre prodotti alimentari della linea Mulino Bianco: fette biscottate, biscotti e merendine. Melfi ospita anche la sede dell'azienda di acque minerali Gaudianello, originariamente fondata a Rionero in Vulture, ove però viene effettuata l'estrazione (assieme alla frazione Monticchio). La Gaudianello è tra le prime 10 aziende nazionali del settore e al 4º posto in Italia nel comparto delle acque effervescenti naturali.[82] Da segnalare inoltre l'impianto Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, che impiega circa 200 persone.

L'Abbazia di San Michele

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Rappresenta una discreta fonte di reddito, in lento incremento, ma che conserva un grande potenziale. I visitatori preferiscono soggiorni piuttosto brevi mentre sono in transito verso altre destinazioni. A questi si aggiungono i turisti di giornata, ma anche gli emigrati che rientrano per il rituale soggiorno estivo.[83] Per questa ragione è cresciuta la presenza di Bed and breakfast con grande soddisfazione degli operatori. Tra le maggiori attrattive di Melfi figurano: il sistema museale (tra i più visitati della Basilicata), alcuni monumenti di interesse storico, religioso e artistico, le sagre più importanti (Varola, Pentecoste), l'enogastronomia e la grande varietà paesaggistica. Tra le zone naturali o coltivate più rinomate ci sono il Monte Vulture, la valle dell'Ofanto, l'oasi naturalistica ed ecologica di Monticchio Laghi.

Escursionismo[modifica | modifica sorgente]

Sentiero 101 del Vulture
  • Il Monte Vulture è raggiungibile a piedi dalla città, percorrendo il sentiero 101, segnato a partire dal Castello di Melfi, fino in vetta, al Rifugio Monte Vulture (mt 1283 slm). La difficoltà escursionistica non è elevata e l'andamento altimetrico si mantiene regolare e agevole; anche il fondo calpestabile è regolare. Il sentiero ha un tempo di percorrenza di 3 ore circa. L'itinerario in buona parte è una strada forestale, in parte asfaltata, in parte a fondo naturale, e attraversa boschi di castagni prima e di conifere poi.[84]
  • Monte Vulture e Badia di San Michele a Monticchio Bagni (mt 735) hanno per collegamento un'antica mulattiera inserita in boschi di castagno, cerro, faggio e conifere. Il sentiero, che ha difficoltà escursionistica media, misura meno di 5 km e si percorre in 2 ore circa.
  • Dalla via per Monticchio, poco dopo la Chiesa dell'Incoronata, sulla destra parte la strada per il Monte Lapis, con un fondo buono per camminatori e per ciclisti di mountain-bike. La sommità di questo colle, che raggiunge quota 640 m.s.l.m., si raggiunge in un'ora e mezza di cammino, percorrendo 2,5 km di strada rurale. Dall'alto si ha una panoramica sulla Valle dell'Ofanto e ci si trova allineati tra il Castello Aragonese di Monteverde a ovest e il Castello Normanno di Melfi a est, ben distinguibili ad occhio nudo.
  • Si possono raggiungere a piedi anche le terme di Rapolla, partendo dal centro storico di Melfi. Come prima tratta si scende dal borgo medievale percorrendo la via Bagno e poi la Strada Provinciale 111 Madama Laura, in direzione nord-est, fino al Ponte Gaetaniello sul torrente Melfia. Superato il ponte, si imbocca la strada sulla destra che costeggia il torrente e corre parallela alla conformazione della collina sulla quale sorge il castello. Dopo pochi chilometri la strada da asfaltata diventa sterrata, per poi presto trasformarsi in sentiero, non segnato. La direzione è indicata dal torrente, che si costeggia sempre dallo stesso lato. Sul percorso si incontrano resti di antiche costruzioni. Si giunge alle Terme Ala in tre ore di cammino circa.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade statali e provinciali della Basilicata e Stazione di Melfi.

Strade[modifica | modifica sorgente]

Le principali direttrici stradali che interessano Melfi sono:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La città di Melfi ha una propria stazione ferroviaria, sulla linea Foggia-Potenza.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

La rete di trasporto urbano è suddivisa in sei linee, di cui alcune servono zone periferiche, come Rapolla, Foggiano e Contrada Bicocca. Le linee extraurbane collegano la città giornalmente con Bari, Napoli e Roma e tre volte per settimana con le principali città del centro e nord Italia.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Cronologia dei sindaci[modifica | modifica sorgente]

Basiliscostil.jpg
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1947 Giuseppe Bellini centro Sindaco
1947 1949 Nicola Grieco centro Sindaco
1949 1950 Antonio Ricciardi centro Sindaco
1950 1951 Italo Lamorgese Comm. pref.
1951 1956 Ascanio Sibilla centro Sindaco
1956 1961 Nino Carbone centro Sindaco
1961 1963 Giuseppe Lasala centro Sindaco
1963 1964 Italo Lamorgese Comm. pref.
1964 1966 Nino Carbone centro Sindaco
1966 1968 Antonio Fundone centro Sindaco
1968 1968 Elvio Salvatore sinistra Sindaco
1968 1973 Raffaello Lospinoso Severini centro Sindaco
1973 1973 Agostino Araneo centro Sindaco
1973 1974 Raffaello Lospinoso Severini centro Sindaco
1974 1975 Agostino Araneo centro Sindaco
1975 1975 Renato Catalani centro Sindaco
1975 1978 Raffaello Lospinoso Severini centro Sindaco
1978 1979 Felice Iannuzzi centro-sinistra Sindaco
1979 1980 Alfonso Salvatore centro-sinistra Sindaco
1980 1981 Elvio Pietrantuono centro-sinistra Sindaco
1981 1982 Alfonso Salvatore centro-sinistra Sindaco
1982 1983 Ferdinando Bagnale centro-sinistra Sindaco
1983 1986 Alfonso Salvatore centro-sinistra Sindaco
1986 1988 Egidio Giorgio centro-sinistra Sindaco
1988 1988 Giuseppe Brescia centro-sinistra Sindaco
1988 1992 Tommaso Bufano centro-sinistra Sindaco
1992 1993 Gaetano Araneo centro-sinistra Sindaco
1993 1997 Giuseppe Brescia centro-sinistra Sindaco
1997 2000 Nicola Pagliuca centro-destra Sindaco
2000 2001 Giacomo Armentano Comm. pref.
2001 2010 Alfonso Ernesto Navazio centro-destra Sindaco
2010 2011 Fausto Gianni Comm. pref.
2011 in carica Livio Valvano centro-sinistra Sindaco [85]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Dal 2009 è in corso uno scambio culturale con Termoli, in nome della Fiat, esistente in entrambe le città, e di Federico II di Svevia, coi suoi castelli sia qui che in riva all'Adriatico.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Lo Stadio

La principale squadra di calcio della città è l' A.S. Melfi, società fondata il 1º agosto 1929.[86]

Nel 1941 debutta nel Campionato Regionale Lucano di 2ª Divisione a 6 squadre e, dopo la seconda guerra mondiale, riprende l'attività durante la stagione 1949/50. Nel 1954-55 disputa il suo primo campionato nazionale di IV Serie.

Attualmente milita nel campionato di Lega Pro Seconda Divisione; nel 2006 ha sfiorato la promozione in Prima divisione. Le altre squadre di calcio della città sono l' A.S.D. Foggiano Melfi e l' A.S.D. Sport Melfi 1983, la prima militante in Promozione, la seconda al campionato di Prima Categoria. Il basket locale schiera la società Invicta & Olimpia Melfi, che ha militato nel campionato di Serie B fino al 2011 ed è attualmente iscritta al campionato regionale di Promozione. Nel volley degli anni novanta ha eccelso la squadra femminile Audax Roselli, che ha raggiunto la Serie A2 del campionato italiano di pallavolo femminile.[87]

Melfi è stata due volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Impianti sportivi
  • Stadio Arturo Valerio - Situato in contrada Sant'Abruzzese, inaugurato nel 1982, ha una capienza certificata di 2.730 posti a sedere (altrimenti 4.100 in piedi).[90] L'impianto è dotato inoltre della pista d'atletica, e le zone per il salto in lungo, il salto in alto, il getto del peso e il tiro del giavellotto.
  • Palasport - costruito nel 1995, si trova in via Foggia. Ha una capienza di 824 posti a sedere (circa 1.500 per i concerti) ed è centro di numerose attività sportive, tra cui pallacanestro, pallavolo, calcio a 5 e danza.
  • Piscina comunale - in contrada Sant'Abruzzese, con una vasca da 25 metri a sei corsie.
  • Impianto tennis comunale - in contrada Sant'Abruzzese, con due campi coperti e due scoperti, fondo in terra rossa.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Istat 2001. URL consultato il 19 novembre 2008.
  2. ^ Dati del ministero dell'ambiente. URL consultato il 19 novembre 2008.
  3. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), ottobre 2013.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ Gennaro Araneo, Notizie storiche della città di Melfi nell'antico reame di Napoli, Sodi, 1866, p.23
  6. ^ a b Alfredo Borghini, I castelli di Federico II nel Vulture, Di Mauro, 1989, p.23
  7. ^ Dizionario Rai. URL consultato il 12 giugno 2012.
  8. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 16 marzo 2013.
  9. ^ Fiat: Montezemolo: "Melfi miglior stabilimento che abbiamo". URL consultato il 17 dicembre 2008.
  10. ^ a b Fiat: cinque milioni di auto prodotte nello stabilimento SATA di Melfi. URL consultato il 29 luglio 2010.
  11. ^ Storia delle proposte per l'istituzione della terza provincia lucana. URL consultato il 28 dicembre 2008.
  12. ^ a b Melfi su www.comuni-italiani.it. URL consultato il 15 ottobre 2008.
  13. ^ Classificazione sismica dei comuni lucani. URL consultato il 22 novembre 2008.
  14. ^ Tabella climatica di Melfi. URL consultato il 13 settembre 2008.
  15. ^ Classificazioni climatiche dei comuni della Basilicata. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  16. ^ a b c d Giacinto de' Sivo, 1864 , op. cit., p. 257.
  17. ^ Enrico Pani Rossi, 1866 , op. cit., p. 118.
  18. ^ Gennaro Araneo, 1866 , op. cit., p. 11.
  19. ^ Vincenzo D'Avino, 1848 , op. cit., p. 326.
  20. ^ Origini e storia di Amalfi. URL consultato il 24 luglio 2010.
  21. ^ Università degli studi di Bari, 1993, op. cit., p. 317.
  22. ^ Aurelio Musi, 2003 , op. cit., p. 55.
  23. ^ Enrico Artifoni, 1998 , op. cit., p. 336.
  24. ^ AA. VV., 2004 , op. cit., p. 77.
  25. ^ AA. VV., 2006 , op. cit., p. 16.
  26. ^ a b Luciano Boschini, 2000 , op. cit., p. 116.
  27. ^ Monticchio sul sito del comune di Rionero in Vulture. URL consultato il 13 settembre 2008.
  28. ^ Monticchio su www.basilicata.cc. URL consultato l'11 settembre 2008.
  29. ^ Franco Cardini, 2006 , op. cit., p. 287.
  30. ^ Jean-Charles Léonard, 1832 , op. cit., p. 288.
  31. ^ a b c Tommaso Pedio, 1994 , op. cit., p. 84.
  32. ^ Manifestazioni ed Eventi di Melfi, dal sito della Proloco della città. URL consultato il 27 aprile 2010.
  33. ^ Bernardo Tanucci, Epistolario, vol. I, 1723-1746, a cura di R.P. Coppini, L. Del Bianco, R. Nieri, Ed. di Storia e Letteratura, Roma, 1980, p. 638.
  34. ^ Gabriele De Rosa, Tempo religioso e tempo storico, Ed. di Storia e Letteratura, 1998, p.53
  35. ^ Carmine Crocco, 2008 , op. cit., p. 35.
  36. ^ Il brigante Michele Schirò su www.brigantaggio.net. URL consultato l'11 settembre 2008.
  37. ^ Il brigante Schiavone su www.brigantaggio.net. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  38. ^ Il terremoto del 23 luglio 1930 nel centro storico di Melfi (PZ): Analisi delle cause del danno differenziale. URL consultato il 24 settembre 2008.
  39. ^ a b Blasonatura stemma e gonfalone del comune di Melfi. URL consultato il 10 dicembre 2011.
  40. ^ APT Basilicata: Cattedrale di Melfi. URL consultato il 18 maggio 2010.
  41. ^ a b Nozioni sulle chiese rupestri di Melfi dal sito istituzionale del comune. URL consultato il 18 novembre 2008.
  42. ^ Pitture rupestri della Chiesa di S. Margherita a Melfi, a cura di Pia Vivarelli. URL consultato il 27 aprile 2010.
  43. ^ Città di Melfi: Chiesa della Madonna delle Spinelle. URL consultato il 6 dicembre 2008.
  44. ^ Raffaele Licinio, 1994 , op. cit., p. 139.
  45. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno: I castelli di Federico II. URL consultato il 23 gennaio 2009.
  46. ^ Storia di Melfi tratta dal sito del comune. URL consultato il 28 ottobre 2008.
  47. ^ Melfi: Mura e Porte. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  48. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  49. ^ Dati Istat 2013. URL consultato il 29 marzo 2014.
  50. ^ a b c d Melfi, breve analisi strutturale del dialetto. URL consultato il 13 settembre 2008.
  51. ^ Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa su www.catholic-hierarchy.org. URL consultato il 10 novembre 2008.
  52. ^ Diocesi di Venosa su www.catholic-hierarchy.org. URL consultato il 10 novembre 2008.
  53. ^ Tommaso Pedio, 1994 , op. cit., p. 82.
  54. ^ Storia di Ronca Battista. URL consultato il 6 dicembre 2008.
  55. ^ Qualità della vita 2011 - Il Sole 24 ORE
  56. ^ Qualità della vita 2012 - Il Sole 24 ORE
  57. ^ http://www.bls.info/upload/file/ItaliaOggi_31_12_2012_Qualit_della_vita_2012.pdf
  58. ^ Qualità della vita 2013 - Il Sole 24 ORE
  59. ^ Il Centro culturale Francesco Saverio Nitti. URL consultato il 27 luglio 2012.
  60. ^ a b Storia del liceo scientifico di Melfi dal sito dell'Istituto. URL consultato il 27 ottobre 2008.
  61. ^ La storia dell'Istituto. URL consultato il 4 luglio 2012.
  62. ^ Il castello e il museo di Melfi dal sito istituzionale della città. URL consultato il 28 aprile 2010.
  63. ^ Radio Kolbe: storia e finalità della radio. URL consultato il 28 aprile 2010.
  64. ^ In alcune scene dell'opera sono osservabili il castello di Melfi e la Porta Venosina.
  65. ^ Intervista a Gabriele Salvadores sul film "Io non ho paura". URL consultato il 27 aprile 2010.
  66. ^ "Sexum superando-Isabella Morra" di Marta Bifano, Isabella Morra sullo schermo di Venezia. URL consultato il 27 aprile 2010.
  67. ^ Il Mio Paese. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  68. ^ Vultour - Le Tracce del Sacro Territorio e Identità. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  69. ^ Hai Paura del Buio. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  70. ^ Un Giorno della Vita. URL consultato il 14 gennaio 2011.
  71. ^ Su Rai Uno la storia di Carmine Crocco. URL consultato il 12 gennaio 2012.
  72. ^ Il teatro Ruggero II su www.melfilive.it. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  73. ^ Il Blog di Comuni-Italiani.it, i piatti tipici di Melfi. URL consultato il 12 settembre 2008.
  74. ^ a b Melfi: la storia. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  75. ^ Gabriele De Rosa, Antonio Cestaro, Dinu Adamesteanu, Storia della Basilicata, Volume 3, Laterza, 1999, p.380
  76. ^ Mario Cresci, Basilicata, Laterza, 1987, p.8
  77. ^ Città di Melfi: personaggi illustri. URL consultato il 6 febbraio 2009.
  78. ^ Città di Melfi: personaggi illustri. URL consultato il 6 febbraio 2009.
  79. ^ Gambero Rosso, 2004 , op. cit., p. 167.
  80. ^ a b c Corrado Barberis, 2004 , op. cit., p. 152.
  81. ^ Corriere della sera: la Barilla apre un impianto a Melfi (29 ottobre 1994). URL consultato il 27 ottobre 2008.
  82. ^ Monticchio Gaudianello punta a essere protagonista sul mercato nazionale e internazionale. URL consultato l'11 settembre 2008.
  83. ^ Andamento locazioni Turistiche Regione Basilicata, a cura della F.I.A.I.P.. URL consultato il 13 dicembre 2008.
  84. ^ Sentiero Lucano (SL) No. 101, Castello Città di Melfi - Monte Vulture, a cura del Comune di Melfi. URL consultato il 2 luglio 2012.
  85. ^ [1] Ballottaggi - Melfi ha un nuovo sindaco - Cronaca - Giornale Lucano - Basilicata, ELEZIONI 2011, Politica, Vulture/Alto Bradano
  86. ^ Storia dell'A.S. Melfi. URL consultato il 6 dicembre 2008.
  87. ^ Archivio della Gazzetta dello Sport. URL consultato il 4 novembre 2008.
  88. ^ 75ª edizione Giro d'Italia su www.museociclismo.it. URL consultato il 4 novembre 2008.
  89. ^ 77ª edizione Giro d'Italia su www.museociclismo.it. URL consultato il 4 novembre 2008.
  90. ^ Stadio "Arturo Valerio", dal sito dell'A.S. Melfi. URL consultato il 28 aprile 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enrico Pani Rossi, La Basilicata, libri tre: studi politici, amministrativi e di economia pubblica, Firenze, Coi Tipi di G. Civelli, 1868.
  • Gennaro Araneo, Notizie storiche della città di Melfi nell'antico reame di Napoli, Firenze, 1866.
  • Vincenzo D'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie (nullius) del regno delle due Sicilie, Rannucci, 1848.
  • Università degli studi di Bari, Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo, Edizioni Dedalo, 1993. ISBN 8822041445.
  • Alfredo Borghini, Itinerari di Federico II nella provincia di Potenza, Alfagrafica Volonnino, 2000.
  • Antonio Canino, Basilicata Calabria, Touring Editore, 1980. ISBN 8836500218.
  • Giacinto de' Sivo, Storia delle Due Sicilie, dal 1847 al 1861, Oxford University Press, 1864.
  • Luciano Boschini, Castelli d'Europa, Hoepli, 2000. ISBN 88-203-2819-4.
  • Enrico Artifoni, Storia medievale, Donzelli Editore, 1998. ISBN 8879894064.
  • Jean-Charles Léonard, Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, Oxford University, 1832.
  • Raffaele Licinio, Castelli medievali, Edizioni Dedalo, 1994. ISBN 8822061624.
  • Franco Cardini, Storia Medievale, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740.
  • Abele Mancini, Cose patrie - ricordi studii e pensieri, Roma, Oxford University, 1894.
  • Aurelio Musi, Napoli, una capitale e il suo regno, Touring Editore, 2003. ISBN 8836528511.
  • Tommaso Pedio, Storia della Basilicata raccontata ai ragazzi, Congedo Editore, 1994. ISBN 883652141X.
  • Carmine Crocco, Come divenni brigante, Edizioni Trabant, 2008. ISBN 978-88-96576-04-5.
  • Franco Tardioli, Le costituzioni di Melfi di Federico II, Melfi, 2003.
  • AA. VV., Basilicata, Touring Editore, 2004. ISBN 8836529518.
  • AA. VV., Basilicata Atlante Turistico, Istituto Geografico De Agostini, 2006. ISBN 8836529518.
  • Gambero Rosso, Il libro del vino. Manuale teorico & pratico, G.R.H. S.p.A., 2004. ISBN 8887180792.
  • Corrado Barberis, L'Italia delle conserve, Touring Editore, 2004. ISBN 8836532934.
  • Domenico Cersosimo, Viaggio a Melfi: la Fiat oltre il fordismo, Donzelli Editore, 1994. ISBN 8879890697.
  • Giovanni Balcet, L'economia italiana. Evoluzione, problemi e paradossi, Donzelli Editore, 1997. ISBN 8807470098.
  • Pietro Fantozzi, Politica, istituzioni e sviluppo: un approccio sociologico, Rubbettino Editore, 2001. ISBN 8849802056.
  • Touring Club Italiano, Metodo e strumenti per un osservatorio del turismo culturale: il caso Basilicata, Touring Editore, 2002. ISBN 883652589X.
  • Ciasca, Eugenio, Terre comuni e usi civici nel territorio di Melfi: 1037-1738 Roma: [s.n.], 1958 (Roma: Tip. A. Staderini)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Basilicata Portale Basilicata: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Basilicata
Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 5 gennaio 2009 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki