Bonifacio di Savoia (beato)

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Bonifacio di Savoia

varie

Morte 4 luglio 1270
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1º settembre 1838
Ricorrenza 14 luglio

Beato Bonifacio di Savoia (Sainte-Hélène-du-Lac, 1217 circa – Sainte-Hélène-des-Millères, 4 luglio 1270[1]) fu priore di Nantua, vescovo di Belley ed arcivescovo di Canterbury. Era figlio di Tommaso I di Savoia (1176 – 1233) e di Beatrice di Ginevra.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bonifacio compì una carriera ecclesiastica iniziandola nel monastero certosino di Grenoble e nel 1232 divenne priore di Nantua, carica che ricoprì per breve tempo. Infatti fu tosto eletto vescovo di Belley dal capitolo della cattedrale di Belley, desiderosi di avere come guida spirituale un religioso di natali illustri: guidò la diocesi dal 1232 al 1243. Nel contempo gli fu affidata anche quella di Valence, lasciata vacante dal fratello Guglielmo. Grazie all'intervento della nipote, Eleonora di Provenza (1223 – 1291), che era diventata moglie di Enrico III di Inghilterra (1207 – 1272) e quindi regina, fu nominato arcivescovo di Canterbury nel 1241[3] ma poté raggiungere la sua nuova sede solo nel 1244, per poi lasciarla nuovamente negli anni successivi al 1245, partecipando al Concilio di Lione. Rientrò nella sede arcivescovile inglese solo nel 1249, ma prima del suo rientro riuscì a combinare il matrimonio di sua nipote Beatrice di Provenza (1234 – 1267), sorella della regina d'Inghilterra Eleonora, con Carlo I d'Angiò (1226 – 1285), fratello del re di Francia e re di Sicilia.

Il conflitto con il Re[modifica | modifica wikitesto]

Bonifacio fu molto energico nel difendere le libertà della sua sede arcivescovile ed entrò in conflitto con il re Enrico III a proposito della elezione del chierico di Enrico, Robert Passelewe alla sede vescovile di Chichester. Questi fu esaminato da Roberto Grossatesta, che lo trovò inadatto per un ufficio episcopale e Bonifacio annullò l'elezione nel 1244. Egli fu anche coinvolto in una controversia con i fratellastri del re, in particolare con Aymer de Valence, vescovo di Winchester, e anche con i propri suffraganei, che si risentivano del fatto che egli controllava attentamente il loro operato. Nel 1256 Bonifacio tentò di far nominare lo studioso inglese, appartenente all'Ordine francescano, Adamo Marsh (o Adam de Marsico, 1200 – 1259), allievo di Grossatesta, al vescovado di Ely, ma ciò fu impedito da Papa Alessandro IV, che gli preferì il benedettino Ugo di Balshan, già vice-priore del monastero di Ely. In quello stesso anno si recò a Torino a perorare la liberazione del fratello Tommaso II di Savoia, tenuto prigioniero dai torinesi.

Nel 1258 e nel 1259 egli fu membro del Consiglio dei 15, di cui alle Disposizioni di Oxford[4].
Nell'aprile del 1260 Bonifacio lavorò con Riccardo di Cornovaglia per mediare la pace fra il re Enrico III ed il principe Edoardo. Accompagnò poi sua nipote, la regina, ed il principe Edoardo a Burgos, in Spagna, per il matrimonio di Edoardo con Eleonora di Castiglia. Durante la Seconda guerra dei baroni, pare che Bonifacio avesse fatto inizialmente causa comune con i vescovi inglesi contro le esazioni del papa e del re, ma si sarebbe successivamente e gradualmente avvicinato alle posizioni del sovrano. Nel 1262 si ritirò in Francia ove si unì ai legati pontifici nella scomunica dei baroni ribelli. Nel gennaio 1265 non fu convocato dal Parlamento poiché si trovava all'estero, ma nel medesimo anno, con il trionfo del partito del re, rientrò in Inghilterra.

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Papa Urbano IV gli ordinò di riparare o ricostruire gli edifici a Lambeth e l'attuale Cappella del palazzo di Lambeth è parte del lavoro da lui intrapreso. Tornato per una visita nella natìa Savoia, morì colà e fu sepolto nella Abbazia cistercense di Altacomba.

Nel 1838 papa Gregorio XVI lo dichiarò beato. Egli viene commemorato il 4 luglio.

Una valutazione generale[modifica | modifica wikitesto]

Matthew Paris (1200 – 1259), monaco benedettino e cronista inglese, disse di lui che era: «noto più per i suoi natali che per la sua intelligenza». Mostrava poco interesse per i doveri del suo ufficio. Le sue esazioni ed il suo arrogante comportamento, in concomitanza con il fatto di essere uno straniero, urtavano gli inglesi. Egli era pesantemente coinvolto nelle vicende della sua famiglia sul continente e trascorse quattordici anni su ventinove del suo mandato di arcivescovo inglese fuori dall'Inghilterra, cosa peraltro allora non del tutto eccezionale per prelati di quel rango, se si tiene conto dei numerosi impegni per Concilii, Sinodi, ecc. e della lunga durata dei viaggi. A suo credito si deve riconoscere che, sia pur con tutti i suoi difetti, godeva di ottima fama pastorale: era definito infatti pauperum amator (amante dei poveri). Inoltre fu assai pervicace nel cercare di affrancare la sua sede vescovile dai debiti. Egli aveva infatti ereditato dal suo predecessore un arcivescovado carico di 22.000 marchi di debiti, ma riuscì a lasciare alla sua morte la sede arcivescovile priva di debiti. Inoltre fu sempre forte sostenitore dell'indipendenza della Chiesa d'Inghilterra, arrivando a convocare nel 1258, a questo scopo, un Concilio a Merton. Egli si adoperò anche per la canonizzazione di Sant'Edmondo mentre si trovava a Lione presso la corte papale in esilio, dal 1244 al 1249.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bonifacio in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Non deve essere confuso con il nipote Bonifacio di Savoia (1244 – 1263), figlio del fratello Amedeo IV di Savoia (1197 – 1254), che dal 1243 fino alla morte governò la Contea di Savoia condividendo il potere (fino al 1259) con il cugino Tommaso II di Savoia (1199 – 1259)
  3. ^ Ma la carica fu ratificata da papa Innocenzo IV solo il 17 settembre 1243
  4. ^ Le Disposizioni di Oxford furono imposte ad Enrico III da un gruppo baronale guidato dal 6º conte di Leicester, Simone di Montfort. Con queste norme il potere del re veniva posto nelle mani di un consiglio di 15 membri che avevano l'incarico di sovrintendere agli incarichi ministeriali, alle amministrazioni locali ed alla vigilanza sui castelli reali. Il Parlamento, che si doveva riunire tre volte l'anno, avrebbe dovuto controllare l'operato del Consiglio. Queste norme, che per la prima volta sottoponevano il re al controllo del Parlamento, vengono spesso considerate come la prima costituzione scritta d'Inghilterra. Il consiglio di cui faceva parte Bonifacio era composto da:
    • Simone di Montfort, 6º conte di Leicester,
    • Richard de Clare, 6º conte di Hertford,
    • Roger Bigod, 4º conte di Norfolk,
    • William Maudit, 8º conte di Warwick,
    • Humphrey de Bohun, 2º conte di Hereford,
    • William de Forz, 4º conte di Aumal,
    • Pietro II, conte di Savoia,
    • John fitzGeoffrey,
    • Pietro di Montfort,
    • Richard Grey,
    • Roger Mortimer, I barone di Wigmore,
    • James Audley,
    • John Mansel,
    • Walter di Cantilupe, vescovo di Worcester
    e dallo stesso Bonifacio.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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