Impero mongolo

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Impero mongolo
Impero mongolo - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Impero mongolo
Nome ufficiale Ikh Mongol Uls
Lingue ufficiali Mongolo
Lingue parlate
Capitale Karakorum (1206-1259)
Politica
Forma di Stato Monarchia elettiva
Forma di governo
Nascita 1206 con Genghis Khan
Fine 1368 con Hui Zong
Causa Frazionamento
Territorio e popolazione
Bacino geografico Asia, Europa orientale
Massima estensione circa 24.000.000 Km2 nel 1291
Popolazione 100.000.000 circa nel 1291
Economia
Risorse metalli preziosi
Produzioni Seta, tessuti, lana
Commerci con Estremo Oriente, India, Giappone, Nordafrica, Repubbliche marinare
Religione e società
Religioni preminenti Sciamanesimo, Buddismo, Cristianesimo e Islam
Evoluzione storica
Succeduto da Dinastia Yuan
Ilkhanato
Khanato Chagatai
Khanato dell'Orda d'Oro
Massima estensione dell'Impero mongolo

L'Impero mongolo (In mongolo: Mongol-yn Ezent Güren; Cirillico: Их Монгол Улс) (12061368) è stato uno degli imperi più vasti della storia, coprendo, all'apice della sua estensione, più di 24 milioni di km², con una popolazione stimata intorno ai 100 milioni di persone.

L'impero mongolo fu fondato da Gengis Khan nel 1206 dopo aver unificato le tribù turco-mongole e aver compiuto numerose conquiste nell'Eurasia continentale. All'apice della sua potenza, comprendeva la maggior parte dei territori dall'Asia orientale all'Europa centrale. Nel periodo della sua esistenza, la Pax mongolica facilitò gli scambi culturali e i commerci tra Occidente, Medio Oriente ed Estremo Oriente tra il XIII ed il XIV secolo. I secoli di dominio mongolo influenzarono profondamente la demografia e la geopolitica dell'Eurasia, e diedero il via alla storia moderna di stati come Russia, Turchia, Cina, Iran e anche India.

L'Impero mongolo era dominato dal Gran Khan. Dopo la morte di Gengis Khan, l'impero si divise in quattro parti (Dinastia Yuan, Il Khanato di Persia o Ilkhanato, Khanato Chagatai e Khanato dell'Orda d'Oro), ognuno dei quali aveva il proprio Khan.

Recenti ricerche hanno messo in evidenza come l'estensione dell'impero mongolo abbia ricadute visibili ancora oggi nel patrimonio genetico della popolazione eurasiatica. Si è calcolato che circa l'8% delle persone che vivono nei territori un tempo sottomessi ai Mongoli hanno cromosomi Y identici: l'ipotesi più accreditata è che questo sia proprio uno dei risultati delle invasioni mongole[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gengis Khan[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Gengis Khan.

Nel 1202 Toghril Khan e Temujin si dichiararono ufficialmente padre e figlio; venendo adottato dal Khan dei potenti Keraiti, in quel momento forse il capo mongolo più potente, vassallo degli imperatori Jin, Temujin acquisì la credibilità necessaria a un capo.

Durante un grande kuriltai (il concilio dei capi tribù), nel 1206, ottenne il titolo di Khagan, cioè "khan dei khan" di tutti i mongoli che sotto di lui avevano trovato un'unità nazionale. Da allora iniziò ad essere chiamato Gengis Khan che significa "Sovrano Universale", "Sire di tutti gli uomini" o anche "Signore Oceanico".

Gengis Khan si diede a conquistare e organizzare i popoli, secondo un'impostazione politico-militare basata sulla mobilità e fortemente gerarchizzata: ogni tribù (ulus, che indicava anche il patrimonio collettivo) era indipendente, ma tutte erano sottomesse alla famiglia imperiale (cioè alla famiglia di Gengis Khan), il cosiddetto "casato della stirpe aurea", sacro poiché mitologicamente derivato dal Dio del cielo, Tengri, divinità suprema dei mongoli. L'impero nel suo insieme era l'ulus della famiglia imperiale. Tutti i khan offrivano fedeltà e rispetto al Gran Khan, che li sorvegliava con un rapido ed organizzato sistema di intendenti e corrieri.

L'Eurasia prima dell'avanzata mongola

Ma l'aspetto più straordinario della personalità di Gengis Khan fu il genio in campo militare, dalla formidabile tattica: le armate mongole, forti di arcieri a cavallo, attaccavano nel più completo silenzio, guidate solo da bandiere di diverso colore, compiendo manovre complesse in assoluta simmetria e coordinazione, il che incuteva una soprannaturale paura nel nemico.

Le tribù unificate adottarono il sistema militare degli Unni basato sul sistema decimale. L'esercito veniva suddiviso in unità di 10 (arban), 100 (zuut), 1000 (minghan) e infine 10.000 (tumen) soldati. Durante gli spostamenti i soldati portavano con sé le famiglie e tutti i cavalli, che spesso ammontavano almeno a tre o quattro per cavaliere, avendo così sempre a disposizione animali di trasporto freschi.

Un altro aspetto fondamentale dell'organizzazione militare fu l'adesione totale alla meritocrazia: gli unici criteri presi in considerazione da Gengis Khan per stabilire il grado di un ufficiale erano la sua capacità e fedeltà, mentre i tradizionali parametri di nascita e stirpe erano praticamente ignorati. Il figlio di un guardiano di bestiame, Subedei, divenne uno dei suoi comandanti più stimati.

Gengis Khan curò anche la sua fama (l'"immagine") con calcolate azioni di straordinaria ferocia nel punire i nemici o di grande magnanimità verso gli alleati. La fama di inflessibile e invincibile fu un'ottima propaganda contro i suoi avversari politici, i quali sapevano che non sottomettersi equivaleva allo sterminio.

Contemporaneamente al khurultai Genghis Khan si trovò coinvolto in una disputa con gli Xia Occidentali; fu la prima guerra del nuovo khan che, malgrado le difficoltà di conquistare le ben fortificate città degli Xia, ottenne una sostanziale vittoria, fino al punto che, quando nel 1209 venne stipulata la pace, questo popolo era praticamente ridotto ad un protettorato, tanto che il loro imperatore dovette accettare Gengis Khan come suo signore.

Nel 1211 le genti mongole erano unificate, quindi Gengis Khan guardò alla Cina; questo obiettivo di maggior respiro fu scelto sia per vendicare antiche sconfitte, ma anche per conquistare le ricchezze dell'Impero celeste. Gengis Khan dichiarò guerra quell'anno e inizialmente le operazioni contro i Chin ebbero lo stesso andamento di quelle contro gli Xia. I Mongoli ottennero numerose vittorie in campo aperto ma fallirono nei loro tentativi di conquistare le principali città.

Con la mentalità che gli era tipica, logica e determinata, Gengis Khan ed i suoi ufficiali superiori si dedicarono allora allo studio delle tecniche di assedio, aiutati da ingegneri cinesi disertori, fino a diventare specialisti in quel campo militare.

Come risultato delle vittorie in campo aperto e di alcune conquiste di fortificazioni, i mongoli nel 1213 si spinsero a sud della Grande Muraglia. Essi avanzarono con tre eserciti fino al cuore del territorio della Cina tra la Grande Muraglia ed il Fiume Giallo. Gengis Khan sconfisse gli eserciti cinesi, devastò il nord della Cina, conquistò numerose città ed infine, nel 1215, assediò, conquistò e saccheggiò la capitale dei Jin, Yanjing (in seguito nota come Pechino). Malgrado ciò l'imperatore Chin Xuan Zong non si arrese e spostò la capitale a Kaifeng. Qui, nel 1234 il suo successore fu definitivamente sconfitto ponendo fine alla dinastia Chin.

Nel frattempo Kuchlug, deposto khan della tribù mongola dei Naiman, era fuggito verso ovest ed aveva usurpato il trono nel khanato Kara-Khitan, il più occidentale degli alleati di Gengis Khan.

Il momento era poco favorevole per i mongoli, per via della stanchezza dell'esercito, esausto dopo dieci anni di guerre continue, prima contro gli Xia e poi contro gli Chin. Comunque Gengis Khan inviò contro Kuchlug un brillante generale, Jebe, accompagnato solamente da due tumen (20.000 soldati). Una rivolta fomentata da agenti mongoli ridusse le forze dell'usurpatore che infine venne sconfitto, catturato e giustiziato. Il Kara-Khitan venne annesso allo Stato mongolo.

Nel 1218 le terre controllate da Gengis Khan si estendevano verso ovest fino al lago Balkhash confinando con Corasmia (Khwārezm), uno Stato islamico che giungeva fino al Mar Caspio, al Golfo di Persia ed al Mar Arabico.

Nel 1218 Gengis Khan inviò alcuni emissari nella provincia più orientale del Corasmia per parlamentare con il governatore di questa.

Gli emissari mongoli vennero però trucidati e Genghis Khan reagì furiosamente, inviando un esercito di 200.000 soldati.

La campagna che seguì fu forse una delle più sanguinose, con molte città che vennero messe a ferro e fuoco e le loro popolazioni sterminate; secondo alcune tradizioni, nella sola città di Merv vennero uccise un milione e mezzo di persone. Nel 1223 il Khwarizm viene annesso ai domini mongoli, comprese città come Samarcanda e Bukhara.

Le truppe mongole si diressero poi a nord dove venne conquistato il regno della Grande Bulgaria, la cui popolazione fu deportata.

Nel 1226 Gengis Khan attaccò i Tanguti, accusandoli di aiutare i suoi nemici. Nel febbraio di quell'anno conquistò le città di Heisui, Gan-zhou e Su-zhou. In autunno prese Xiliang-fu. Un generale Xia sfidò i mongoli in battaglia vicino ai monti Helanshan (Helan significa grande cavallo nel dialetto del nord) ma le sue armate vennero sconfitte. In novembre Gengis Khan pose l'assedio alla città tanguta di Ling-zhou, attraversò il Fiume Giallo e sconfisse un esercito venuto in soccorso di Xia.

Nel 1227 Gengis Khan attaccò la capitale dei Tanguti ed in febbraio assunse il controllo di Lintia-fu. In marzo conquistò la prefettura di Xining e la città di Xindu-fu. In aprile conquistò la prefettura di Deshun dove il generale Xia, Ma Jianlong, resisté per giorni guidando personalmente le cariche della cavalleria fuori dalle porte della città. Ma Jianlong infine cadde trafitto da una freccia e Gengis Khan, dopo aver conquistato Deshun, si mosse verso le montagne di Liupanshan per sfuggire alla calura dell'estate.

Ferito gravemente in uno scontro coi Tanguti, tentò di tornare in Mongolia, ove nel frattempo si suppose fosse morto per le fatiche sostenute in battaglia alla sua veneranda età. Infine, avvilito dalla febbre e fiaccato nel fisico, allentò le redini e cadde da cavallo, il che peggiorò ulteriormente la situazione.

Comunque fosse, a metà del 1227 Gengis Khan in agonia si rese conto che la sua fine si avvicinava. Dopo aver confermato Ögödei come successore (il primogenito prescelto Djuci era già morto), dettò dal suo letto di morte al figlio più giovane, Tolui, le istruzioni per completare la distruzione dell'impero Chin.

Dopo la sua morte, e per un paio di anni, rimase reggente ad interim Tolui (fratello di Ogodei) in attesa del concilio del Kuriltai del 1229.

Ogodei[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ogodei Khan.

Come tutti i Gran Khan, Ögodei venne eletto ufficialmente dal Kuriltai, l'assemblea dell'aristocrazia mongola: già de facto condottiero dell'Impero come volevano le ultime volontà del padre, fu eletto nel 1229, dopo quasi due anni dalla morte di Gengis Khan con una reggenza ad interim di Tolui, e il suo potere proseguì fino al 1241, data della sua morte. Inizialmente il Kuriltai aveva deciso per il fratello Tolui ma poi venendo a conoscenza del testamento di Gengis Khan, accettò Ogodei.

A lui si deve la costruzione di un primo embrionale sistema burocratico dell'impero mongolo, la creazione dell'efficientissimo servizio postale mongolo (quello che permise a frate Giovanni da Pian del Carpine di percorrere immense distanze in pochissimo tempo) e il primo grande tentativo di invasione dell'Europa. Ogodei radunò un esercito di 150.000 uomini (15 tumen, cioè tenebre secondo l'unità di misura mongola) e con esso invase un'Europa divisa in numerosi regni e indebolita dal contrasto tra il Papato e il Sacro Romano Impero, divisioni che rendevano l'Europa un obiettivo molto debole e appetibile.

I Mongoli comunque in breve tempo riuscirono ad arrivare dai paesi Baltici scendendo per la Polonia e la Boemia fino ai confini del Friuli, in Dalmazia ed odierna Albania, ma tutto a un tratto si fermarono e con la stessa velocità con cui erano arrivati scomparirono (seguendo una strada diversa rispetto a quella percorsa all'andata per motivi di superstizione - soprattutto frate Guglielmo di Rubruck ci parla della superstizione dei Mongoli. Anche nel viaggio di ritorno attraverso la Bulgaria mostrarono grande arte nella distruzione e nello sterminio).

L'improvvisa ritirata fu dovuta alla notizia della morte di Ögodei che richiese la presenza di tutti i principi mongoli per presiedere al nuovo Kuriltai che dopo un periodo ad interim della vedova Töregene Khatun (reggente dal 1241-1246) portò all'elezione di Güyük, figlio di Ögodei.

Güyük[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Güyük Khan.

Guyuk, alla morte del padre, dopo un periodo ad interim della madre Töregene Khatun (reggente dal 1241-1246), venne eletto dal kuriltai come era d'uso tradizionalmente, ma solo grazie all'intercessione della madre. Al grande concilio intervennero regnanti, personalità e storici accorsi da tutto il mondo conosciuto.

Batu, carismatico Khan che controllava gran parte delle forze Mongole centro asiatiche ed occidentali, rifiutava fermamente questa risoluzione reclamando il Gran Khanato.

La guerra civile era alle porte; Batu stava ripiegando sulla Mongolia con tutte le sue Orde per affrontare colui che dal suo punto di vista era un usurpatore. Guyuk però, stanziato in Cina, morì sulla via di guerra presso l'odierna Xinjiang senza mai affrontare Batu.

Munke[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Munke Khan.

Dopo la sua elezione ufficiale a Gran Khan, nel 1251, Munke si dedicò più all'espansione ad est piuttosto che alle incursioni in Europa, andando a cercare gloria in Cina.

Morì l'11 agosto 1259 durante l'assedio dell'odierna Chongqing (Cina), colpito da un proiettile sparato dall'artiglieria cinese.

Kublai Khan[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Kublai Khan.

Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, fu il primo imperatore della dinastia cinese degli Yuan.

Alla morte di Munke (1259), nell’impero mongolo si creò una situazione di ostilità tra il fratello maggiore, Arig Bek, capo delle tribù nomadi orientali, deciso a mantenere e imporre le usanze tradizionali del popolo mongolo, e gli altri due, Hülegü e Khubilai, inclini al contrario a una fusione con le popolazioni sottomesse. Essi erano figli di Tolui, il figlio minore di Gengis Khan.

Arig Bek era di stanza in Asia centrale, nel Karakorum, mentre Khubilai era in Cina. Due Kuriltai vennero indetti contemporaneamente e si videro eletti due Gran Khan all'unanimità ciascuno tra i propri generali. La guerra civile che conseguì si concluse nel 1264 con la vittoria di Khubilai, che impose di essere riconosciuto Gran Khan dei mongoli. Catturò e ridusse in catene il fratello che due anni dopo morì in prigionia.

Tuttavia, durante questa guerra, Li, il governatore di Yizhou, si rivoltò contro il dominio mongolo. Khubilai schiacciò prontamente la ribellione, ma questo evento lo rese diffidente nei riguardi dell’etnia Han.

L’impero mongolo fu suddiviso, ma lo era già di fatto, in quattro Khanati, ciascuno governato da un khan diverso sotto la supervisione (più teorica che reale) del Gran Khan. Il khanato del Kipchak (detto anche Orda d’Oro) governava l'Asia centro-occidentale, l'Ilkhanato governava l'Asia sud-occidentale, il Khanato Chagatai governava l'Asia Centrale e il Gran khanato controllava in realtà unicamente il Karakorum e la Cina. Con questa conquista fu raggiunta la massima estensione dell'Impero.

Divisioni[modifica | modifica wikitesto]

L'impero tra la morte di Gengis Khan e gli anni seguenti venne diviso in entità territoriali

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Esercito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antico esercito mongolo.

L'esercito era molto potente e organizzato. Si basava completamente sulla cavalleria, il che aveva svantaggi e vantaggi: era un esercito quasi invincibile sul campo di battaglia, ma richiedeva immense quantità di rifornimenti, cosa non sempre facile da fornire per il sistema logistico mongolo. Contava su temibili unità di arcieri a cavallo, molto temuti a causa della loro abilità di scagliare frecce con forza e precisione.

Leggi e governo[modifica | modifica wikitesto]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Religione mongola.

I Mongoli rimasero fedeli alle vecchie credenze sciamaniche e animiste, ma si dimostrarono comunque tolleranti verso le altre religioni praticate nel loro vasto impero: Buddhismo, Taoismo, Islam, Manicheismo, Giudaismo, Cristianesimo nestoriano o cattolico. Più che di "tolleranza" è comunque più pertinente parlare di visione sincretica, simile a quella degli antichi romani nella tarda antichità, con i capi mongoli, seguendo l'esempio dello stesso Gengis Khan, che avevano una visione magico-propiziatoria di ogni culto, cercando di sfruttare per ciascuno le "forze" elementari che via via avrebbero potuto aiutarli. Alla corte imperiale vi erano sacerdoti che recitavano liturgie in quasi tutti i culti conosciuti.

Lo storico inglese Steven Runciman in Storia delle Crociate afferma che quasi tutti i capitribù mongoli fossero nestoriani, rivalutando dunque in un'ottica differente lo scontro fra il popolo delle steppe ed i popoli iranici nel XIIIesimo secolo.

Gengis Khan, sebbene nato in una tribù cristiano-nestoriana, era personalmente attratto dal taoismo, una religione/filosofia cosmica cinese che prometteva l'immortalità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hillary Mayell, Genghis Khan a Prolific Lover, DNA Data Implies in National Geographic, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E.D. Phillips, L'impero dei Mongoli, Genova, 1995.
  • Giovanni da Pian del Carpine, "HISTORIA MONGALORUM", 1245-1247 ("Storia dei Mongoli", Edizione Critica, Spoleto, Centro italiano di Studi sull'Alto Medioevo, 1989) traduzione in mongolo di Lkhagvajav Nyamaa, 2006. ISBN 99929-2-214-1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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