Successione di Stati

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Quella della successione degli Stati è una teoria della politica internazionale che riguarda l'accettazione da parte di altri Stati di uno Stato appena creato, basandosi sulla relazione storica con lo Stato predecessore. Il termine si può riferire al trasferimento di diritti, obblighi e/o proprietà dallo Stato predecessore allo Stato successore; questa teoria pone le sue radici nella diplomazia del XIX secolo.

Il trasferimento di diritti, obblighi e proprietà può includere proprietà d'oltremare (ambasciate, riserve di denaro, opere d'arte), partecipazione nei trattati, la qualifica di membro in organizzazioni internazionali, e debiti. Spesso uno Stato sceglie se essere o non essere considerato lo Stato successore dell'entità che lo precedeva. Il caso è diverso se lo Stato predecessore era firmatario di trattati sui diritti umani, in quanto lo Stato successore dovrebbe comunque rispettare i termini del trattato, qualunque sia la sua politica.

Nel tentativo di codificare le regole della successione degli Stati, nel 1978 è stata redatta la Convenzione di Vienna sulla successione degli Stati rispetto ai trattati. È entrata in vigore il 6 novembre 1996.

Un recente esempio di successione di Stati è avvenuta con la dissoluzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) nel 1991. La Federazione Russa fu dichiarata Stato successore dell'URSS ed ha acquisito il seggio dell'URSS come membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In generale, la teoria è seguita dalla comunità mondiale: un nuovo governo può essere non gradito ad altri, ma deve essere riconosciuto se esercita de facto il controllo su tutti i territori dello stato predecessore.

Eccezioni[modifica | modifica wikitesto]

Esistono parecchi esempi in cui la successione degli Stati, come descritta sopra, non è stata interamente seguita:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]