Pol Pot

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Saloth Sar
PolPot.jpg

Segretario Generale del Partito Comunista di Kampuchea
Durata mandato febbraio 1963 –
1981
Predecessore Tou Samouth
Successore "Partito sciolto"

Primo ministro della Kampuchea Democratica
Durata mandato 25 ottobre 1976 –
7 gennaio 1979
Predecessore Khieu Samphan
Successore Khieu Samphan

Comandante in capo dell'esercito nazionale della Kampuchea
Durata mandato 1963 –
1997
Predecessore Carica istituita
Successore Ta Mok

Dati generali
Partito politico Partito Comunista di Kampuchea (1953-1981)
Partito della Kampuchea Democratica (1981-1998)

Saloth Sar, noto come Pol Pot (Pol Pot: ប៉ុល ពត; Saloth Sar: សាឡុត ស, in lingua khmer) (Prek Sbauv, 19 maggio 1925Anlong Veng, 15 aprile 1998), è stato un politico, rivoluzionario e dittatore cambogiano, capo dei guerriglieri rivoluzionari della Cambogia, i Khmer Rossi, e ufficialmente Primo Ministro del paese, che portò il nome di Kampuchea Democratica dal 1976 al 1979, quando la sua dittatura venne rovesciata dal vicino stato del Vietnam.

Pol Pot con i coniugi Ceaușescu nel 1978

Fu diretto ispiratore e responsabile della tortura e del massacro di circa un milione e mezzo di persone (compresi bambini, donne e anziani), a cui vanno aggiunti centinaia di migliaia di morti a causa del lavoro forzato, della malnutrizione e della scarsa assistenza medica.[1] In totale, circa 1/3 della popolazione cambogiana perse la vita nel periodo tra il 1975 e il 1979.

Assunse svariati pseudonimi (Fratello Numero 1, Pouk e Hai sono solo alcuni tra quelli noti) ma è universalmente noto come Pol Pot. Sulla genesi di quest'ultimo esistono due scuole di pensiero: quella dello studioso Philip Short, secondo cui Saloth Sar lo avrebbe assunto nel '70 ispirandosi per la prima parte di esso al nome degli schiavi dei sovrani khmer discendenti da un'antica tribù sottomessa (i Pol, appunto) e completandolo con un monosillabo eufonico (come da tradizione per i cambogiani privi di secondo nome),[2] e quella del giornalista William T. Vollmann, che lo riconduce all'abbreviazione dei termini francesi "Politique Potentiel" (in italiano "Politico Potenziale").[3]

L'infanzia e gli anni parigini[modifica | modifica wikitesto]

Prek Sbauv, il luogo di nascita di Pol Pot

Pol Pot nacque nel 1925 a Prek Sbauv (in quella che allora era una parte dell'Indocina Francese, ma che adesso si trova nella provincia di Kampong Thom, in Cambogia), da una famiglia mediamente benestante, con frequentazioni della famiglia reale. Essendo una delle sue sorelle concubina del Re, al giovane capitava spesso di visitare il palazzo di residenza del sovrano.

Intorno al 1934, la famiglia di Saloth Sar mandò il figlio in un monastero buddhista di Phnom Penh per un tirocinio religioso.[4] Due anni dopo iniziò a frequentare la "Miche School"[4], una scuola religiosa di Phnom Penh. Il soggiorno a Phnom Penh con tre dei suoi fratelli più grandi diede a Saloth Sar una nuova visione dello stato della popolazione Khmer, che rappresentavano una minoranza nella città; i mercanti erano generalmente cinesi, i lavoratori del governo vietnamiti, e risiedevano in città anche alcuni ufficiali francesi.[5] Nel 1947 riuscì ad entrare nel prestigioso Liceo Sisowath, ma i suoi studi non furono proficui, così entrò in una scuola tecnica di Russey Keo. Qui nel 1949 vinse una borsa per studiare radioingegneria all'EFREI di Parigi.

Grande ammiratore della Rivoluzione Francese, entrò ben presto in contatto con gli ideali marxisti di Jean-Paul Sartre che fu suo mentore ed ispiratore, e nel 1950 entrò addirittura in una brigata internazionale di operai che si recò nella Jugoslavia del Maresciallo Tito per costruire strade. Nel 1951, dopo essere entrato nel Circolo Marxista Khmer - che aveva nel frattempo monopolizzato l'Associazione degli Studenti Khmer - si unì al Partito Comunista Francese (il quale, come Saloth Sar, appoggiava la lotta anti-colonialista dei Viet Minh nell'Indocina Francese). Nel gennaio del 1953, dopo tre anni di studio disastrosi - a causa dell'impegno politico - fece ritorno nella madrepatria, primo tra i membri del Circolo.

La guerra di liberazione nazionale[modifica | modifica wikitesto]

La Cambogia di quegli anni era teatro - assieme al Vietnam e al Laos - di una rivolta, quasi interamente di matrice comunista, contro l'occupazione francese dell'Indocina. Nell'agosto del 1953 Saloth Sar raggiunse insieme a Rath Samoeun il villaggio di Krabao, quartier generale orientale dei Viet Minh situato al confine tra le province di Kompong Cham e Prey Veng, e si unì al movimento. Tuttavia, ben presto constatò in esso un'effettiva prevalenza degli interessi nazionali vietnamiti. Infatti nel 1954 i francesi lasciarono l'Indocina, e i Viet Minh si ritirarono nel Vietnam del Nord, comunista, portando con sé anche quadri comunisti cambogiani tramite i quali estendere, in un imprecisato futuro, la rivoluzione al paese confinante.

Nascita dei Khmer Rossi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito Comunista di Kampuchea.

Saloth Sar rimase in Cambogia e fu tra i fondatori del Partito Rivoluzionario del Popolo Khmer, poco più che una sezione locale del Partito dei Lavoratori del Vietnam. Il re Norodom Sihanouk indisse delle elezioni. Sihanouk abdicò e formò un partito politico. Usando la sua popolarità e qualche intimidazione, spazzò via l'opposizione comunista e conquistò tutti i seggi del parlamento. Pol Pot sfuggì alla polizia segreta di Sihanouk e spese dodici anni in latitanza, addestrando le reclute. Alla fine degli anni sessanta, il capo della sicurezza interna di Sihanouk, Lon Nol, intraprese un'azione brutale contro i rivoluzionari, conosciuti come Partito Comunista di Kampuchea. Pol Pot iniziò una sollevazione armata contro il governo, venendo appoggiato dalla Repubblica Popolare Cinese.

Prima del 1970, il Partito Comunista di Kampuchea fu di insignificante importanza nella politica cambogiana. Ad ogni modo, nel 1970, il Generale Lon Nol, appoggiato dagli Stati Uniti d'America, depose Sihanouk, poiché quest'ultimo veniva visto come fiancheggiatore dei Viet Cong. Per protesta, Sihanouk diede il suo supporto alla parte di Pol Pot. Quello stesso anno, Richard Nixon ordinò un'incursione militare in Cambogia, allo scopo di distruggere i santuari Viet Cong al confine con il Vietnam del Sud.

La popolarità di Sihanouk, unita all'invasione statunitense della Cambogia, portarono molti a fianco di Pol Pot e ben presto il governo di Lon Nol si trovò a mantenere il controllo delle sole città. Nel suo libro Sideshow (1979), William Shawcross sostiene che i Khmer Rossi avrebbero potuto non prendere il potere se non fosse stato per la destabilizzazione causata dalla Guerra del Vietnam, e in particolare per le campagne di bombardamento atte a "spazzar via i rifugi vietnamiti" in Cambogia.

Guerra civile e rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Quando gli Stati Uniti lasciarono il Vietnam nel 1973 i Viet Cong lasciarono la Cambogia, ma i Khmer Rossi continuarono a combattere. Incapace di mantenere qualsiasi controllo sulla nazione, il governo di Lon Nol collassò rapidamente. Il 17 aprile 1975, il Partito Comunista di Kampuchea prese Phnom Penh e Lon Nol scappò negli Stati Uniti. Meno di un mese dopo, il 12 maggio, le forze navali dei Khmer Rossi operanti in acque territoriali cambogiane sequestrarono la nave mercantile americana S.S. Mayaguez, l'ultima che aveva lasciato il Vietnam, innescando la Crisi della Mayaguez.

Norodom Sihanouk ritornò al potere nel 1975, ma presto si trovò affiancato dai suoi più radicali colleghi comunisti, che avevano poco interesse nei suoi piani di restaurazione della monarchia.

Kampuchea Democratica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kampuchea Democratica.
I teschi delle vittime dei Khmer Rouge
Fossa comune a Choeung Ek

All'inizio del 1976 i Khmer Rossi che appoggiavano la linea dura si stancarono di tollerare le trovate di Sihanouk, e lo posero agli arresti domiciliari. Il governo esistente venne velocemente smantellato e Sihanouk venne rimosso da capo di stato. La Cambogia divenne una repubblica comunista, e Khieu Samphan ne divenne il primo Presidente. Il 13 maggio 1976 Pol Pot venne nominato Primo Ministro di Cambogia, e iniziò a varare delle radicali riforme comuniste, denominando il processo "Super grande balzo in avanti"[6], ispirandosi alle politiche maoiste. I bombardamenti statunitensi avevano portato allo svuotamento di parte delle aree rurali e le città si erano sovraffollate (la popolazione di Phnom Penh superò il milione di abitanti prima del 1976). Pol Pot pensava che l'unica via al comunismo fosse ripartire da zero.

Quando i Khmer Rossi presero il potere, evacuarono i cittadini dalle città verso la campagna, dove venivano costretti in fattorie comuni. La proprietà venne collettivizzata seguendo i già sperimentati modelli sovietico, cinese e vietnamita, e l'educazione si teneva in scuole comuni. Ma l'effetto della dittatura non si limitò a queste riforme: il regime di Pol Pot fu infatti una delle più spietate dittature della storia. Migliaia di politici e burocrati vennero uccisi, mentre Phnom Penh veniva trasformata in una città fantasma dove molti morivano di fame, malattie o perché giustiziati. Venivano perseguitate e uccise tutte le persone non iscritte al Partito che avessero un'istruzione, e anche il solo fatto di portare gli occhiali era sufficiente per essere indicati come intellettuali e quindi come nemici del popolo.[7] Le mine, che Pol Pot lodava come "soldati perfetti", erano ampiamente distribuite in tutto il territorio. Il governo dei Khmer Rossi ripeteva spesso attraverso la radio che la nuova utopia comunista necessitava solo di un milione o due di persone; per gli altri valeva il proverbio del "Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita".[8]

Il numero di vittime causate da Pol Pot è conteso. Una cifra di tre milioni tra il 1975 e il 1979 venne data dal regime di Phnom Penh sponsorizzato dai Vietnamiti, la Repubblica Popolare di Kampuchea. Oggi si tende a reindirizzare la cifra più al ribasso, ma resta il fatto che una persona su quattro, in Cambogia negli anni tra il 1975 e il 1979, venne assassinata e il paese, già non densamente popolato, si svuotò quasi del tutto. Padre François Ponchaud suggerì 2,3 milioni, anche se questo numero comprende centinaia di migliaia di persone che morirono prima dell'ascesa del PCdK; l'Università Yale stimò 1,7 milioni di vittime, Amnesty International 1,4 e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti 1,2. Khieu Samphan e Pol Pot, da cui ci si poteva attendere delle sottostime, diedero cifre di 1 milione e di 800.000 rispettivamente. La CIA stimò un numero di esecuzioni tra le 50.000 e le 100.000. Tuttavia queste sono le esecuzioni accertate o fatte per decisione, ma il numero totale di persone uccise è superiore. Le stime variano da 700.000 a 1.700.000 di persone sterminate sotto Pol Pot, tra le quali ci furono molti anziani, disabili e bambini.

Fra le torture effettuate dai Khmer rossi ve ne sono fra le più inimmaginabili: scariche di elettroshock, dita mozzate, unghie strappate, detenuti costretti a mangiare i propri escrementi. Spesso la ferocia dei Khmer rossi si attuava uccidendo le persone a bastonate, badilate, colpi di zappa e armi da taglio, per evitare lo "spreco" di pallottole.[9] Dall'epoca dell'entrata in clandestinità Pol Pot non fece assolutamente nulla per mantenere i contatti con i suoi familiari, che difatti furono deportati come gli altri. Suo fratello Saloth Nhep dichiarò in un'intervista alla BBC di essere venuto a conoscenza della vera identità di Pol Pot solo dopo aver casualmente visto un suo ritratto ufficiale in una cucina collettiva.

Invasione della Cambogia[modifica | modifica wikitesto]

Le tensioni tra Cambogia e Vietnam iniziarono già alla fine del 1976 quando Pol Pot accusò il paese vicino d'essersi impossessato di territori storicamente appartenenti al popolo Khmer. Le prime scaramucce armate ai confini iniziarono nel Settembre 1977. Nel frattempo, l'ala provietnamita del partito comunista cambogiano iniziò ad esser brutalmente epurata, tanto che i suoi capi, al fine di evitare una morte barbara, si rifugiarono in Viet Nam ed iniziarono ad accusare di genocidio Pol Pot ed i suoi accoliti. Nel dicembre 1978 s'intensificarono gli sconfinamenti dei Khmer Rossi in territorio vietnamita. Alla fine del 1978, il Vietnam invase la Cambogia (guerra cambogiana-vietnamita). L'esercito cambogiano venne sconfitto facilmente, e Pol Pot fuggì verso il confine tailandese. Nel gennaio 1979, il Vietnam installò un governo fantoccio guidato da Heng Samrin, composto da Khmer Rossi che erano fuggiti in Vietnam per evitare le purghe. A questo fece seguito l'ampia defezione verso il Vietnam degli ufficiali Khmer Rossi della Cambogia orientale, largamente motivata dalla paura che sarebbero stati accusati di collaborazionismo. Pol Pot mantenne un seguito sufficiente a mantenere il combattimento in una piccola area nell'ovest della nazione.

A questo punto la Cina, che aveva in precedenza appoggiato Pol Pot, attaccò il Vietnam, creando una breve Guerra sino-vietnamita. Il 6 gennaio 1979 cadde anche la capitale cambogiana, Phnom Penh. Pol Pot, in quanto autonomista, era un oppositore dell'ortodossia sovietica. Si trattava ovviamente di una scelta pragmatica più che di un'avversione ideologica; ottenne perciò supporto dalla Thailandia e dagli Stati Uniti d'America. In particolare, gli Stati Uniti e la Cina posero il veto all'assegnazione del seggio riservato alla Cambogia nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al rappresentante del governo di Heng Samrin.

Le dimissioni e la nuova guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Influenzati dalla realpolitik, gli Stati Uniti e la Cina appoggiarono direttamente e indirettamente Pol Pot e la sua ostilità nei confronti dell'URSS dopo il 1979. Gli Stati Uniti tentarono di incoraggiare un'alleanza anti-vietnamita tra Pol Pot, Sihanouk e il nazionalista Son San. Per perseguire questo fine Pol Pot si dimise ufficialmente nel 1985, ma continuò come capo de facto del Partito Comunista di Kampuchea e come forza dominante dell'alleanza. Gli oppositori al PCdK sostennero che questo agiva ancora in maniera disumana nelle aree controllate dall'alleanza.

Nel 1989, i vietnamiti si ritirarono dalla Cambogia. Pol Pot si rifiutò di cooperare al processo di pace, e continuò a combattere il nuovo governo di coalizione. I Khmer Rossi tennero in scacco le forze governative fino al 1996, quando le truppe demoralizzate iniziarono a disertare; l'esempio fu imitato da diversi ufficiali dei Khmer Rossi, che si ritrovarono così fortemente indeboliti e disorganizzati.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998, Pol Pot giustiziò il suo braccio destro di sempre, Son Sen, per aver voluto giungere ad un accordo con il governo, ma poi egli stesso venne arrestato dal capo militare dei Khmer Rossi, Ta Mok, e venne condannato agli arresti domiciliari per il resto della vita. Nell'aprile 1998, Ta Mok fuggì nella foresta a seguito di un nuovo attacco dei governativi, e portò Pol Pot con sé. La notte del 15 aprile 1998, il programma radio "La voce dell'America", che Pol Pot ascoltava regolarmente, annunciò che i Khmer Rossi avevano accettato di consegnarlo ad un tribunale internazionale. Secondo la testimonianza di sua moglie, morì nel suo letto quella stessa notte. Il suo subordinato Ta Mok annunciò che la morte era dovuta ad un infarto.[10]

Nonostante la richiesta del governo cambogiano di ispezionare il corpo, esso venne cremato pochi giorni dopo a Anlong Veng, nella zona ancora sotto il controllo dei Khmer Rossi; ciò provocò forti sospetti che Pol Pot si fosse suicidato o fosse stato avvelenato.[11][12] Ebbe ottimi rapporti col Partito Marxista-Leninista Italiano e col suo segretario Giovanni Scuderi, che gli tributò un omaggio quando seppe della sua dipartita[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Cambodian Genocide Program in Genocide Studies Program, Yale University, 1994-2008. URL consultato il 12 maggio 2008.
  2. ^ Philip Short. Pol Pot. Anatomia di uno sterminio. Milano, Rizzoli, 2005; ISBN 88-17-00659-9.
  3. ^ Francesca Sibani, Pol Pot, l'incubo rosso (1975-1979), Treccani Scuola, 11 aprile 2007. URL consultato l'11 maggio 2014.
  4. ^ a b Matthew Scott Weltig, pagg.16
  5. ^ Matthew Scott Weltig, pagg.16-17
  6. ^ Pol Pot
  7. ^ BBC NEWS | Asia-Pacific | Pol Pot: Life of a tyrant
  8. ^ Children of Cambodia's Killing Fields, Worms from Our Skin. Teeda Butt Mam. Memoirs compiled by Dith Pran. 1997, Yale University. ISBN 978-0-300-07873-2. M1 Excerpts available from Google Books.
  9. ^ Cambogia, le tracce dell’orrore
  10. ^ Nate Thayer. "Dying Breath" Far Eastern Economic Review. 30 April 1998.
  11. ^ Pol Pot's death caused by poison: Thai army chief General Surayud Chulanont, Asian Political News, 1º aprile 2002. URL consultato l'8 agosto 2008. [collegamento interrotto]
  12. ^ John Gittings and Mark Tran, "Pol Pot 'killed himself with drugs'," The Guardian, Thursday 21 January 1999.
  13. ^ Si legga, al proposito, l'articolo commemorativo scritto alla notizia della morte: Onore a Pol Pot[1].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Segretario del Partito Comunista Kampucheano Successore
Tou Samouth 1963–1985 Khieu Samphan
Segretario del Partito del Kampuchea Democratico
Predecessore Primo ministro della Kampuchea Democratica Successore
Khieu Samphan 1976–1980 Khieu Samphan
Predecessore Comandante supremo dell'Esercito Nazionale della Kampuchea Democratica Successore
sconosciuto 1980–1985 Son Sen
Predecessore Presidente dell'Alto Istituto per la Difesa Nazionale Successore
nessuno 1985–1998 nessuno

Controllo di autorità VIAF: 93831338 LCCN: n79148414