Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia
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| Jugoslavia | |||||||||
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| Motto: Bratstvo i Jedinstvo (Fratellanza e Unità) | |||||||||
| Descrizione generale | |||||||||
| Nome completo: | Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia | ||||||||
| Nome ufficiale: | Социјалистичка федеративна република Југославија (Socijalistička Federativna Republika Jugoslavija) |
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| Lingue: | serbocroato (RS Serbia, RS Montenegro, RS Bosnia-Erzegovina, le forze armate e la polizia) croato (RS Croazia) [1] sloveno (RS Slovenia) |
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| Inno: | Hej Slaveni | ||||||||
| Capitale: | Belgrado | ||||||||
| Forma politica | |||||||||
| Forma di governo: | federazione di stati | ||||||||
| Nascita: | 29 novembre 1943 | ||||||||
| Fine: | 27 aprile 1992 | ||||||||
| Territorio e popolazione | |||||||||
| Massima estensione: | 255,804 km² nel 1991 | ||||||||
| Popolazione: | 23 300 000 nel 1991 | ||||||||
| Economia | |||||||||
| Moneta: | dinaro jugoslavo | ||||||||
| Varie | |||||||||
| TLD: | .yu | ||||||||
| Sigla autom.: | YU | ||||||||
| Religione e Società | |||||||||
| Evoluzione storica | |||||||||
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La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (Socijalistička Federativna Republika Jugoslavija, SFRJ) fu lo stato principale dei Balcani dal 1943 al 1992, anno della sua dissoluzione; in ambito locale vi ci si riferisce anche come "Druga Jugoslavija" ("Seconda Jugoslavia") o anche "Bivša Jugoslavija" ("Ex-Jugoslavia").
Fondata sotto il nome di Democrazia Federale di Jugoslavia - Demokratska Federativna Jugoslavija (29 novembre - 4 dicembre 1943) come risultato della seconda riunione dell'AVNOJ (Consiglio Antifascista di Liberazione Popolare della Jugoslavia) tenutasi a Jajce (Bosnia-Erzegovina) sulle ceneri di quello che prima dello scoppio della seconda guerra mondiale era il Regno di Jugoslavia, nel 1946 cambiò il proprio nome in Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia (Federativna Narodna Republika Jugoslavija, FNRJ) mentre nel 1963 assunse il suo nome definitivo.
La Jugoslavia confinava a nord-ovest con l'Italia e l'Austria, a nord con l'Ungheria e Romania, a est con la Bulgaria, a sud con l'Albania e la Grecia e ad ovest con il mar Adriatico.
Durante la Guerra fredda la Jugoslavia fu un importante membro dei paesi non allineati.
Il suo primo presidente fu Ivan Ribar mentre il Maresciallo Tito divenne Primo Ministro. Nel 1953 Tito venne eletto presidente, carica che divenne a vita nel 1974. Tito morirà il 4 maggio del 1980. Con la sua morte iniziarono a riemergere i nazionalismi, che erano stati precedentemente calmierati mediante una rigorosa politica di equilibrio fra i poteri attribuiti ai popoli di Jugoslavia, nonché con la repressione. Dopo che quattro delle sei Repubbliche Socialiste dichiararono l'indipendenza tra il 1991 e il 1992, la Federazione si disciolse e il 27 aprile 1992 nacque la Repubblica Federale di Jugoslavia, formata dalle due restanti repubbliche (Serbia e Montenegro) Nel 2003 anche questa Federazione venne trasformata: la riforma la denominò Unione di Serbia e Montenegro. Nel 2006, infine, la Serbia e il Montenegro si sono separati ed attualmente sono due Stati del tutto indipendenti.
L'ultimo Primo Ministro della RSFJ fu Ante Marković (di nazionalità croata). Rimase in carica fino al dicembre 1991, giusto in tempo per vedere lo Stato jugoslavo dissolversi, nonostante egli avesse cercato di attuare, invano, una politica che frenasse le secessioni.
Indice |
[modifica] Repubbliche socialiste e province autonome
Internamente lo stato era diviso in sei repubbliche socialiste e due province autonome che facevano parte della Repubblica Socialista di Serbia. La capitale federale era Belgrado.
Con la costituzione del 1974, in seguito alle tensioni interne, dovute al nazionalismo dei croati e alle tendenze liberali dei serbi si prevede il diritto per i popoli costitutivi (identificati da alcuni giuristi con le Repubbliche) di staccarsi dalla Federazione. Tale diritto non era previsto per le minoranze (e di conseguenza per le province autonome).
Repubbliche e province in ordine alfabetico:
1. Repubblica Socialista di Bosnia-Erzegovina, con capitale Sarajevo
2. Repubblica Socialista di Croazia, con capitale Zagabria
3. Repubblica Socialista di Macedonia, con capitale Skopje
4. Repubblica Socialista di Montenegro, con capitale Titograd (attuale Podgorica)
5. Repubblica Socialista di Serbia, con capitale Belgrado, che includeva anche:
5a. Provincia Socialista Autonoma del Kosovo, con capitale Priština
5b. Provincia Socialista Autonoma della Vojvodina, con capitale Novi Sad
6. Repubblica Socialista di Slovenia, con capitale Lubiana
[modifica] I documenti della fondazione
[modifica] Storia
Nella Jugoslavia di allora si parlavano varie lingue: il serbo-croato (includendo con questa denominazione la lingua parlata in Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Montenegro), lo sloveno, il macedone (lingua resa ufficiale nel 1945), l´ungherese (maggioritaria in gran parte della Vojvodina e lungo le zone di confine con l´Ungheria di Serbia, Croazia e Slovenia), l'italiano (Istria, Fiume, Dalmazia), oltre ad altri dialetti albanesi, turchi, slovacchi, rumeni (Istrorumeno), ecc.
La storia della Croazia si legherà quindi a quella della Jugoslavia. Un'unione difficile fin dall'inizio viste le diverse realtà storiche, culturali e religiose di ogni singolo stato federale. La Slovenia e la Croazia avevano per lungo tempo subìto la dominazione austro-ungarica e con essa facevano parte della cultura occidentale cristiano-cattolica quindi usavano l'alfabeto latino. La Serbia, Montenegro e Macedonia invece avevano subìto fin dopo il 1389, a séguito della disfatta di Kosovo polje contro i turchi, la dominazione turca e appartenevano all'area orientale cristiano-ortodossa quindi usavano l'alfabeto cirillico. La Bosnia aveva una situazione ancora più complessa: aveva subìto varie dominazioni che avevano fatto sì che all'interno di questo stato si ritrovassero serbi (ortodossi), croati (cattolici), musulmani e una piccola comunità ebraica sefardita, reduce di quegli ebrei che dopo la reconquista spagnola dovettero abbandonare la Spagna e trovarono rifugio solo in Bosnia. In questa repubblica quindi trovavano posto almeno quattro religioni (cattolica, ortodossa, musulmana ed ebraica) e quattro alfabeti (latino, cirillico, arabo ed ebraico). Lo Stato non fece parte del Patto di Varsavia e attuò una forma particolare di socialismo.
- 1950: legge sull'autogestione.
- 1954: Gilas, uno dei quattro dirigenti del paese, viene arrestato per aver scritto una serie di articoli durissimi contro i dirigenti jugoslavi.
- 1956: prima riunione dei non allineati Tito-Nehru-Nasser a Brioni, residenza preferita di Tito.
- 1968: primi moti nel Kosovo, dove il 90% era di etnia albanese e di fede musulmana e non venivano riconosciuti i loro diritti da parte di Belgrado.
- 1971: "primavera croata", che si lega ai movimenti studenteschi del '68 ma con caratteri più nazionalistici.
- 1974: nuova costituzione, si rafforza il federalismo, potenziati e allargati i diritti degli Albanesi in Kosovo.
- 1980: morte di Tito.
- 1981: ancora moti nel Kosovo.
- 1989: formazione del governo federale Marković; moti e scioperi in Kosovo; formazione in Croazia dell'"HDZ", Hrvatska Demokratska Zajednica, comunità democratica croata, guidata da Franjo Tuđman anche se di fatto il pluripartitismo era ancora vietato.
[modifica] Dissoluzione
Le prime due repubbliche socialiste a dichiarare l'indipendenza furono la Slovenia, guidata dal leader del Partito Comunista Sloveno Milan Kučan, e la Croazia, guidata da Franjo Tudjman, segretario dell' HDZ (entrambe il 25 giugno 1991), seguite dopo pochi mesi dalla Macedonia (8 settembre 1991). Il 5 aprile 1992 a seguito di un referendum incostituzionale, boicottato dalla popolazione serba, e dopo aver ignorato a gennaio l'obbligo di cedere la presidenza al leader serbo (era istituita nella Repubblica Socialista Federata di Bosnia ed Erzegovina la presidenza a turno), il Presidente bosniaco Izetbegovic, appoggiato da parte della comunità internazionale, proclamò l'indipendenza della Bosnia-Erzegovina a quel punto le due Repubbliche Socialiste rimaste, la Serbia e il Montenegro, diedero vita il 27 aprile alla Repubblica Federale di Jugoslavia, mettendo fine all'esperienza socialista.
La Slovenia e la Croazia si sono riconosciute mutualmente il 26 giugno 1991. Nonostante l'invito dei capi di stato della CEE a non procedere ad un riconoscimento separato, la Lituania (30 luglio 1991), l'Ucraina (11 dicembre 1991)[2] e la Lettonia (14 dicembre 1991)[3] riconoscono la Croazia. l'Islanda (per voce del suo ministro degli esteri Jón Baldvin Hannibalsson), l'Estonia (31 dicembre 1991) [3] e quindi la Città del Vaticano, l'Austria e la Germania procedono ad un riconoscimento unilaterale dei due nuovi stati. Nel 1992 arriveranno i riconoscimenti della gran parte degli altri paesi del mondo.
La dissoluzione della Jugoslavia si trasforma in una carneficina che porterà alla morte di 250 000 persone e alla pulizia etnica nel paese (con centinaia di migliaia di persone cacciate dalle loro terre).
[modifica] Bibliografia
- S. Bianchini, La questione jugoslava, Giunti, Firenze 1996
- J. Krulic, Storia della Jugoslavia, Bompiani, Milano 1997
- J. Pirjevec Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992. Storia di una tragedia, ERI, Roma 1993
- Sandro e Alessandro Damiani: "Jugoslavia: genesi di una mattanza annunciata", prefazione di Franco Cardini. Cooperativa Settegiorni editore, Pistoia, 1993.
- A. Floramo, recensione di R. Petrović, Il fallito modello federale della ex Jugoslavia, «eSamizdat», 2006, IV, pp. 11-16
- ^ Ustav SFRJ, Ustav SRH, dr. Ljubomir Valkanović, tajnik Zakonodavno-pravne komisije Sabora SRH, Narodne novine, Zagreb 1989, YU ISBN 86-337-0139-1, Ustav SRH, str. 469 i 470. /Ustav SFRJ: član 269.
Ustav SRH, čl. 293: "Autentični tekstovi saveznih zakona i drugih saveznih propisa i općih akata donose se i objavljuju u službenom listu Socijalističke Federativne Republike Jugoslavije na hrvatskom književnom jeziku, latinicom." - ^ Vjesnik Boris Tarasjuk: Ukrajina ne vodi ni proistočnu ni prozapadnu politiku, 29. veljače 2000.
"Kad je 11. prosinca 1991. godine, kao prva članica Ujedinjenih naroda, Ukrajina priznala Hrvatsku..." - ^ a b Vjesnik Island nije prvi priznao hrvatsku neovisnost, 27. prosinca 2001.
[modifica] Collegamenti esterni
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