Tagikistan

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Tagikistan
Tagikistan – Bandiera Tagikistan - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Tagikistan - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica del Tagikistan
Nome ufficiale Ҷумҳурии Тоҷикистон
Lingue ufficiali Tagico
Altre lingue Russo
Capitale Dušanbe  (679.400 ab. / 2008)
Politica
Forma di governo Repubblica semipresidenziale
Presidente Emomali Rahmon
Primo Ministro Kohir Rasulzoda
Indipendenza Dall'URSS,
9 settembre 1991 (dichiarata),
25 dicembre 1991 (riconosciuta)
Ingresso nell'ONU 2 marzo 1992
Superficie
Totale 143.100 km² (92º)
 % delle acque 0,3 %
Popolazione
Totale 6.878.637 ab. (2012) (91º)
Densità 54 ab./km²
Tasso di crescita 1,823% (2012)[1]
Geografia
Continente Asia
Confini Afghanistan, Cina, Kirghizistan e Uzbekistan
Fuso orario UTC +5
Economia
Valuta Somoni tagico
PIL (nominale) 7 592[2] milioni di $ (2012) (140º)
PIL pro capite (nominale) 953 $ (2012) (157º)
PIL (PPA) 17 558 milioni di $ (2012) (133º)
PIL pro capite (PPA) 2 205 $ (2012) (150º)
ISU (2011) 0,607 (medio) (127º)
Fecondità 3,2 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166 TJ, TJK, 762
TLD .tj
Prefisso tel. +992
Sigla autom. TJ
Inno nazionale Surudi milli
Festa nazionale 9 settembre
Tagikistan - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente bandiera Repubblica Socialista Sovietica Tagika
(URSS URSS)
 

Coordinate: 38°35′N 71°22′E / 38.583333°N 71.366667°E38.583333; 71.366667

La Repubblica del Tagikistan (in tagico Ҷумҳурии Тоҷикистон), anche tradotto Tagichistan, ed in passato Repubblica Socialista Sovietica del Tagikistan, è uno stato dell'Asia centrale. Confina a Sud con l'Afghanistan, ad est con la Cina, a nord con Kirghizistan e Uzbekistan e ad ovest ancora con l'Uzbekistan; è inoltre uno stato senza sbocco al mare.

È una repubblica presidenziale. Il presidente è il leader Emomali Rahmonov, che elegge ogni anno il presidente del consiglio. Ogni legislatura dura 5 anni e la costituzione è stata varata nel 1994.

La superficie è di 143.100 km², la popolazione di 7.564.500 abitanti. La capitale è Dušanbe.

Dal marzo 2013, il Tagikistan è diventato un membro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.[4]

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il Tagikistan si trova su un territorio prevalentemente montuoso, caratterizzato da due catene montuose: la catena del Trans-Alay nel nord, e il Pamir nel sud, divise da uno stretto lembo pianeggiante. Su queste catene si trovano le cime più alte dell'Asia centrale, fra cui il Picco Ismail Samani (Qullai Ismoili Somoniik) di 7.495 metri. I principali fiumi sono il Syr Darya, il Amu Darya, il Kafirnigan, il Vahš e il Pjandz. Il clima del paese è di tipo continentale, caratterizzato da escursioni termiche piuttosto accentuate. La temperatura invernale è spesso mitigata da un vento caldo e secco proveniente dalle aree montuose. Scarsissime le precipitazioni, concentrate soprattutto nella parte occidentale del paese.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Abitato anticamente dalle genti della Sogdiana, fu parte dei regni greco-battriani fondati a seguito dell'impresa orientale di Alessandro Magno e successivamente si trovò a formare il confine o la provincia orientale prima del regno dei Parti (250 a.C.-225 d.C.) e poi dell'Impero sasanide (dal III secolo fino a metà del VII). Dopo il crollo dell'Impero sasanide, sconfitto dalle armate arabe intorno al 650 d.C., entrò a far parte del mondo musulmano, divenendo una delle province orientali del califfato. Con il disgregarsi progressivo del potere dei califfi abbasidi a partire dalla seconda metà del IX secolo, i territori orientali conobbero un lento ma inesorabile processo di distacco e autonomizzazione.

Nel X secolo il Tagikistan è sotto il controllo dei Samanidi, dinastia persiana - vassalla inizialmente dei Tahiridi, a loro volta almeno formalmente ancora soggetti al califfo - che avrà la sua splendida capitale a Bukhara. Qui ebbe inizio anche la grande stagione della letteratura persiana di epoca musulmana, con il formarsi di un primo gruppo di poeti panegiristi e con il grande poeta epico Ferdowsi. Tuttavia questa dominazione non durò più di un secolo. Il territorio fu sommerso dalle continue invasioni di tribù turche che imposero ben presto proprie dinastie (Ghaznavidi dalla fine del X sec. a circa metà del XI sec.; poi i Selgiuchidi dalla metà dell'XI sec.); in questo periodo peraltro le diverse culture riuscirono a coabitare e a fondersi gradualmente, dando inizio a quel felice connubio turco-persiano che è caratteristico di tanta parte dell'Asia Centrale sino a nostri giorni. Successivamente il territorio fu conquistato dai Mongoli (XIII sec.), quindi dal Tamerlano (tra la fine del Trecento e il Quattrocento), e infine dall'XVI sec. entrò nell'orbita del Khanato di Bukhara.

Dal Settecento il territorio dell'attuale Tagikistan fu diviso anche con il vicino Khanato di Kokand; solo nella seconda metà del XIX secolo l'attuale territorio del Tagikistan entrò nell'orbita dell'Impero russo quando entrambi i khanati, di Bukhara e di Kokand, divennero prima vassalli della Russia zarista e poco dopo persero l'indipendenza. L'Impero russo, nel Grande Gioco che lo opponeva all'Impero britannico, mirava, attraverso il territorio tagico ad aprirsi un varco nell'Asia Centrale per contenere l'espansionismo britannico, che partiva dalle sue basi in India, e, più in generale a potenziare la propria posizione geopolitica.

Il Tagikistan divenne una provincia dell'impero e, successivamente nel 1917, in seguito alla rivoluzione russa, venne a formare una delle repubbliche socialiste sovietiche. Dura però era stata la resistenza opposta dai guerriglieri islamici (rivolta dei Basmachi), infatti solo nel '29 lo stato venne formalmente riconosciuto dal potere sovietico. L'amministrazione sovietica separò definitivamente il Tagikistan da Bukhara e Samarcanda, le capitali storiche della cultura iranica dell'Asia Centrale, che vennero a trovarsi definitivamente dentro il territorio della Repubblica socialista dell'Uzbekistan; veniva contemporaneamente decisa dalle autorità sovietiche la elevazione di un modesto villaggio, Dušanbe (lett.: "Lunedì", perché in tal giorno vi si teneva una fiera o un mercato di qualche rinomanza locale) a capitale dello Stato.

Il Tagikistan mantenne comunque sempre una vocazione islamica che, nel periodo sovietico, alimentò forme di resistenza culturale anche attraverso la fitta rete di confraternite mistiche legate al sufismo. Negli anni Settanta venne riformato clandestinamente il Partito Islamico di Rinascita che, per tutti gli anni a venire, avrebbe provocato disordini e ribellioni contro il regime sovietico, fino alla caduta dell'URSS nel 1991 e al conseguimento dell'indipendenza. Tuttavia questo traguardo coincise con lo scoppio di una guerra civile, a seguito dell'aspra opposizione fra il partito islamico e quello democratico, scivolato progressivamente in una pulizia etnica che causò decine di migliaia di morti e costrinse un milione di tagiki a espatriare. Nel 1997 furono firmati dei trattati di pace fra il presidente democratico Rahmonov e i capi dell'opposizione islamica; i ribelli furono confinati in Afghanistan, ma continuano tuttavia ad alimentare conflitti e ribellioni, tant'è che il Tagikistan ha chiesto l'aiuto dell'esercito russo per contenere le incursioni.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Ordinamento politico[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo del governo nella capitale.

Il Tagikistan è una repubblica e la sua costituzione è stata promulgata il 6 novembre 1994.[4]

Il potere esecutivo è esercitato dal capo di stato (attualmente Emomali Rahmonov) che viene eletto dal popolo ed ha un mandato di 7 anni rinnovabile per un secondo, dal capo del governo (attualmente il primo ministro Oqil Oqilov), che viene nominato dal presidente, e dal suo gabinetto, ovvero il consiglio dei ministri, che viene nominato dal presidente e approvato dall'Assemblea Suprema.[4] Il potere legislativo è esercitato da una legislazione bicamerale; le due camere sono l'Assemblea Nazionale, o Majlisi Milliy, la camera di grado più alto, composta da 34 membri di cui 25 scelti da deputati locali, 8 dal presidente e 1 riservato all'ex presidente, e la Camera dei Rappresentanti, o Majlisi Namoyandagon, la camera di grado più basso, composta da 63 membri eletti dal popolo; i membri di ciascuna camera hanno un mandato di 5 anni.[4] Le due camere formano insieme l'Assemblea Suprema.[4] La magistratura è formata dalla Corte Suprema, nominata dal presidente.[4]

Ordinamento statale[modifica | modifica sorgente]

Il Tagikistan è diviso in 4 province (viloyat) di cui 1 autonoma ("viloyati mukhtor"): le tre province sono Chatlon, Dušanbe e Suǧd, mentre la provincia autonoma è Gorno-Badakhshan.[4]

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Tajikistan provinces.png

Il Tagikistan si suddivide in quattro provincie che a sua volta si scompongono in distretti.

Provincia Capoluogo Area (km²) Pop (2008)
Suǧd Khujand 25,400 2,132,100
Dušanbe Dušanbe 28,600 1,606,900
Chatlon Qurghonteppa  24,800 2,579,300
Gorno-Badachšan Khorugh 64,200 218,000

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tagiki.

La stragrande maggioranza della popolazione è di etnia tagika (di ceppo indoeuropeo e iranico). Tuttavia notevole è la minoranza uzbeka, la minoranza Yaghnobi e minore quella russa. In totale la popolazione del Tagikistan conta circa 6.850.000 abitanti.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La popolazione è per il 95% musulmana, più altre minoranze.[5]

Complessivamente, l'osservanza dell'Islam è in aumento: tra il 30 ed il 40% della popolazione rurale e tra il 5 ed il 10% della popolazione urbana pratica attivamente i riti islamici o partecipano alle funzioni religiose nelle moschee; il 99% della popolazione rurale e il 70% di quella urbana osserva il digiuno del Ramadan.[5] Il 7% della popolazione musulmana è sciita, di cui il 40% sono ismailiti e la maggior parte di essi risiedono nella provincia del Gorno-Badakhshan, in certi distretti meridionali della provincia del Chatlon e nella capitale Dušanbe; il resto della popolazione musulmana è per la maggior parte, circa il 90%, sunnita.[5]

In Tagikistan vi sono circa 230000 cristiani, principalmente di etnia russa o immigranti dell'era sovietica, la maggior parte cristiani ortodossi, ma sono presenti altre dottrine cristiane.[5] Inoltre vi sono minoranze di ebrei, zoroastriani e altre religioni; si stima che lo 0,01% della popolazione è atea o comunque non appartenente ad alcuna confessione religiosa.[5]

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua tagica.

La lingua ufficiale è il Tagico,[4] lingua indoeuropea appartenente al gruppo delle lingue iraniche: si tratta fondamentalmente della stessa lingua parlata in Iran (farsi) e in Afghanistan (dari), ma scritta in caratteri cirillici. Ancora diffuso il russo.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Un ragazzo vende frutta secca in un mercato locale

Il Tagikistan ha uno dei più bassi PIL tra le ex repubbliche sovietiche.[4] A causa della mancanza di opportunità di lavoro, quasi la metà della forza lavoro (secondo stime circa 1 milione di persone) lavora all'estero, principalmente in Russia, sostenendo la famiglia con le rimesse.[4] In Tagikistan meno del 7% della terra è coltivabile.[4] Il cotone è la coltura principale, nonostante il settore sia oppresso da debiti e risenta della carenza generale di infrastrutture nel paese.[4] Le risorse minerarie includono argento, oro, uranio e tungsteno.[4] L'industria consiste solamente in estesi impianti di lavorazione dell'alluminio, centrali idroelettriche e fabbriche antiquate specializzate nell'industria leggera e nell'industria alimentare.[4]

La guerra civile durata dal 1992 al 1997 ha danneggiato le già deboli infrastrutture economiche ed ha provocato un acuto declino della produzione agricola e industriale.[4] La situazione economica tagika rimane fragile. Le cause di questa debolezza sono: l'irregolare attuazione di riforme strutturali, la corruzione, un governo debole, la diffusa disoccupazione e il peso del debito estero[4], in merito al quale nel dicembre 2002 il Tagikistan e la Russia hanno raggiunto un accordo che porta alla cancellazione di 250 milioni di dollari di debito dei 300 totali nei confronti della Russia.[4] Il 18 gennaio 2008 è iniziata la costruzione della diga idroelettrica 1 di Sangtuda grazie ad investimenti russi; a questa si aggiungeranno la diga 2 di Sangtuda e le dighe di Rogun; queste ultime verranno completate con l'aiuto della Russia[6] e alla fine dei lavori saranno le dighe più alte del mondo.[4]

Inoltre il Tagikistan, come altri paesi dell'Asia centrale colpiti pesantemente dalla crisi economica del 2008,[7] ha ricevuto prestiti e finanziamenti dalla Cina da impiegare nello sviluppo di infrastrutture e nel miglioramento della rete di trasmissione di energia elettrica.[4] Nonostante dal 1997 l'economia del paese stia crescendo con un livello regolare, ancora 2/3 della popolazione vive in povertà.[4] la crescita economica è arrivata al 10,6% nel 2004, ma poi ha subito un calo dell'8% nel periodo 2005-2008 a causa prima dell'aumento dei prezzi del petrolio, poi della crisi economica globale del 2008.[4]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

La letteratura tagica contemporanea si innesta nella grande tradizione della letteratura persiana, di cui costituisce il ramo più orientale. Vi si possono distinguere almeno tre periodi: 1. dalla seconda metà dell'Ottocento al 1917, o dell'"illuminismo tagico"; 2. dal 1917 al 1991, o periodo sovietico; 3. dal 1991 a oggi o periodo dell'indipendenza. Il primo periodo è caratterizzato dalla familiarizzazione progressiva -attraverso la mediazione russa- con la cultura (anche politica) europea e occidentale; a partire dall'inizio del Novecento si innesta poi il movimento "jadidista" (dall'arabo "jadid" = nuovo), una corrente di riformismo islamico volto a favorire una modernizzazione attraverso soprattutto nuovi metodi educativi; in questo periodo emerge la figura di Ahmad Donesh (m. 1897) autore di uno zibaldone intitolato Navader ol-Vaqaye ("Eventi rari" o "strani").

Il secondo periodo è caratterizzato dalla introduzione dell'alfabeto cirillico nella lingua tagica, cosa che ha notevolmente contribuito a distanziare le generazioni attuali dal patrimonio della letteratura persiana classica, scritta nella stessa lingua ma in un alfabeto diverso (l'arabo), patrimonio divenuto ormai quasi estraneo dopo la profonda "russificazione" della lingua e più in generale della vita culturale; anche a livello estetico e tematico, la letteratura tagica di epoca sovietica si è ampiamente sintonizzata con i dettami del "realismo socialista". In questo periodo si sviluppa un ricco teatro e prendono piede il romanzo e la novella; emerge su tutti la figura di Sadriddin Ayni (m. 1954), scrittore e educatore poliedrico considerato un vero padre della patria tagica, autore fra le altre cose di un celebrato libro di memorie (Yaddashtha) sulla Bukhara a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Il terzo periodo, con la recentemente riacquistata indipendenza dopo la caduta dell'URSS, ha messo in moto altre complesse dinamiche di distanziamento dalla cultura russa e contemporaneo rinsaldamento del legame con la tradizione classica persiana e islamica; è comunque significativo che il più volte proposto passaggio a un alfabeto latino (o persino un ritorno a quello arabo-persiano) non abbia mai trovato attuazione.

Arte[modifica | modifica sorgente]

L'arte preislamica del territorio tagico va inquadrata nella storia dell'arte delle grandi formazioni storico-culturali succedutesi nell'area: achemenide, greco-battriana, partica, sasanide. L'arte tagica contemporanea si inserisce nella grande tradizione dell'arte islamica cui, dal XIX sec., si sono via via aggiunti gli influssi di correnti occidentali soprattutto attraverso la mediazione della cultura russa zarista e, più tardi, sovietica (realismo socialista, "forme nazionali" di arte ecc.). Paradossalmente, a seguito della politica coloniale russa, Bukhara e Samarcanda, i due massimi centri dell'arte e della cultura rapportabili al mondo tagico, si trovano al di fuori dei confini nazionali ossia nell'attuale Uzbekistan.

Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forze armate del Tagikistan.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Tagikistan, CIA World Factbook. URL consultato il 17 luglio 2009.
  5. ^ a b c d e Tajikistan - International Religious Freedom Report 2005, Bureau of Democracy, Human Rights, and Labour of the US Department of State, 2005. URL consultato il 19 luglio 2009.
  6. ^ Russia to complete Rogun hydroeletric plant in Tajikistan, cawater-info.net, 18 febbraio 2007. URL consultato il 17 luglio 2009.
  7. ^ La Cina aiuterà gli Stati dell’Asia centrale a superare la crisi, AsiaNews.it, 16 giugno 2009, 14:33. URL consultato il 17 luglio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Pagliaro-A. Bausani, La letteratura persiana, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1968
  • A. M. Piemontese, Storia della letteratura persiana, 2 voll., Fratelli Fabbri, Milano 1970
  • N. L. Tornesello (a cura), La letteratura persiana contemporanea tra novazione e tradizione, numero monografico di Oriente Moderno, I (2003)
  • C. Saccone, Storia tematica della letteratura persiana classica vol. I: Viaggi e visioni di re sufi profeti, Luni, Milano-Trento 1999; vol. II: Il maestro sufi e la bella cristiana. Poetica della perversione nella Persia medievale, Carocci, Roma 2005
  • J.C. Buergel, Il discorso è nave, il significato un mare. Saggi sull'amore e il viaggio nella poesia persiana medievale, a cura di C. Saccone, Carocci, Roma 2006

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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