Organizzazione mondiale del commercio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Organizzazione mondiale del commercio
(EN) World Trade Organization
(FR) Organisation mondiale du commerce
(ES) Organización mundial del comercio
Organizzazione mondiale del commercio
Abbreviazione OMC, WTO
Tipo organizzazione internazionale
Fondazione 1º gennaio 1995
Scopo supervisione e regolamentazione degli accordi commerciali internazionali
Sede centrale Svizzera Ginevra
Area di azione 192 Stati
Direttore generale Brasile Roberto Carvalho de Azevêdo
Lingue ufficiali inglese, francese, spagnolo
Bilancio 196 milioni di franchi svizzeri[1] (2012)
Impiegati 640[2]
Sito web

L'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), conosciuta anche con il nome inglese di World Trade Organization (WTO), è un'organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli Stati membri. Vi aderiscono, al 3 marzo 2013, 159 Paesi a cui se ne aggiungono 25 con ruolo di osservatori[3], i quali rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi.[4]

La sede dell'OMC si trova presso il Centro William Rappard a Ginevra (Svizzera).

Storia e obiettivi dichiarati[modifica | modifica wikitesto]

L'OMC è stata istituita il 1º gennaio 1995, alla conclusione dell'Uruguay Round, i negoziati che tra il 1986 e il 1994 hanno impegnato i paesi aderenti al GATT ed i cui risultati sono stati sanciti nell'Accordo di Marrakech del 15 aprile 1994. Membri dell'Organizzazione mondiale del commercio sono gli Stati e i "territori doganali separati": non è chiaro quale sia il profilo dell'Unione europea.

L'OMC ha così assunto, nell'ambito della regolamentazione del commercio mondiale, il ruolo precedentemente detenuto dal GATT: di quest'ultimo ha infatti recepito gli accordi e le convenzioni adottati (tra i più importanti il GATT, il GATS ed il TRIPS) con l'incarico di amministrarli ed estenderli; a differenza del GATT, che non aveva una vera e propria struttura organizzativa istituzionalizzata, l'OMC prevede invece una struttura comparabile a quella di analoghi organismi internazionali.

Obiettivo generale dell'OMC è quello dell'abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale; a differenza di quanto avveniva in ambito GATT, oggetto della normativa dell'OMC sono, però, non solo i beni commerciali, ma anche i servizi e le proprietà intellettuali.

Tutti i membri dell'OMC sono tenuti a garantire verso gli altri membri dell'organizzazione lo "status" di "nazione più favorita" (most favourite nation): le condizioni applicate al paese più favorito (vale a dire quello cui vengono applicate il minor numero di restrizioni) sono applicate (salvo alcune eccezioni minori) a tutti gli altri stati.

Funzioni dell'OMC[modifica | modifica wikitesto]

A norma dell'Articolo III dell'Accordo di Marrakech le funzioni dell'OMC sono le seguenti:

  1. L'OMC favorisce l'attuazione, l'amministrazione e il funzionamento del presente accordo e degli accordi commerciali multilaterali, ne persegue gli obiettivi e funge da quadro per l'attuazione, l'amministrazione e il funzionamento degli accordi commerciali plurilaterali.
  2. L'OMC fornisce un contesto nel cui ambito si possono svolgere negoziati tra i suoi membri per quanto riguarda le loro relazioni commerciali multilaterali nei settori contemplati dagli accordi riportati in allegato al presente accordo. L'OMC può inoltre fungere da ambito per ulteriori negoziati tra i suoi membri per quanto riguarda le loro relazioni commerciali multilaterali e da contesto per l'applicazione dei risultati di tali negoziati, secondo le modalità eventualmente decise da una Conferenza dei ministri.
  3. L'OMC amministra l'intesa sulle norme e sulle procedure che disciplinano la risoluzione delle controversie [...]

Inoltre:

4. Al fine di rendere più coerente la determinazione delle politiche economiche a livello globale, l'OMC coopera, se del caso, con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca mondiale e con le agenzie ad essa affiliate.

Le due funzioni principali dell'OMC possono, dunque, essere identificate nelle seguenti:

  • quella di forum negoziale per la discussione sulla normativa del commercio internazionale (nuova ed esistente);
  • quella di organismo per la risoluzione delle dispute internazionali sul commercio.

Negoziazione delle normative sul commercio internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Mentre la maggior parte delle organizzazioni internazionali operano secondo il criterio "un paese, un voto" o anche secondo quello del "voto ponderato", molte delle decisioni prese in ambito OMC (come, ad esempio, l'adozione degli accordi o la revisione degli stessi) sono prese secondo il meccanismo del consenso: tale criterio non prevede l'unanimità delle decisioni ma che nessun paese membro consideri una decisione talmente inaccettabile da obiettarvi; le votazioni sono dunque utilizzate esclusivamente come meccanismo sussidiario o nei casi determinati dall'accordo istitutivo.

Il vantaggio dell'adozione delle decisioni sulla base del consenso risiede nel fatto che in tal modo si incoraggiano gli sforzi tesi a proporre ed adottare decisioni che siano le più largamente condivisibili e condivise; gli svantaggi di tale iter procedurale sono invece riscontrabili nell'allungamento dei tempi necessari e nel numero dei round negoziali necessari a raggiungere il consenso per l'adozione delle decisioni nonché nell'utilizzo di un linguaggio ambiguo nella stesura dei punti controversi nelle decisioni, in modo tale che la successiva interpretazione degli stessi risulta spesso difficoltosa.

I più recenti fallimenti del modello decisorio dell'OMC basato sul consenso si sono avute alle conferenze di Seattle del 1999 e di Cancún del 2003, fallimenti prevalentemente dovuti al rifiuto, da parte di alcuni paesi in via di sviluppo, di accettare le proposte di decisione avanzate (da parte degli Stati Uniti e dell'Unione europea in primis); inoltre il round negoziale denominato Doha round, che ha avuto inizio con la Quarta Conferenza Ministeriale dell'OMC tenutasi a Doha in Qatar nel novembre 2001, ha presentato fasi altamente conflittuali senza il raggiungimento di alcun accordo finale nonostante i continui incontri negoziali tenutisi, di volta in volta, a Cancún, Ginevra, e Parigi.

Risoluzione delle controversie internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Al pari delle altre organizzazioni internazionali, l'OMC non ha un effettivo e significativo potere per sostenere le proprie decisioni nelle dispute fra paesi membri: qualora un paese membro non si conformi ad una delle decisioni dell'organo di risoluzione delle controversie internazionali costituito in ambito WTO quest'ultimo ha la possibilità di autorizzare delle "misure ritorsive" da parte del paese ricorrente ma manca della possibilità di adottare ulteriori azioni ritorsive; ciò comporta, ad esempio, che i paesi ad economia maggiormente sviluppata e solida possono sostanzialmente ignorare i reclami avanzati dai paesi economicamente più deboli dal momento che a questi ultimi semplicemente mancano i mezzi per poter porre in atto delle "misure ritorsive" realmente efficaci nei confronti di un'economia fortemente più solida che obblighino quindi il paese verso il quale il reclamo è indirizzato a cambiare le proprie politiche; un esempio di tale situazione è rintracciabile nella controversia DS 267 che ha dichiarato illegali i sussidi statunitensi alla produzione del cotone.

La complessità del diritto dell'OMC costituisce una sfida per i paesi in via di sviluppo e, in particolar modo, per i paesi in assoluto meno sviluppati i quali non hanno in genere le risorse per acquisire l'expertise in materia. Questa carenza è particolarmente sentita al momento di gestire eventuali dispute sulla corretta applicazione degli accordi OMC. Proprio per ovviare a questo problema alcuni stati hanno creato, nel 2001, un'organizzazione internazionale specifica, il Centro consultivo sul diritto dell'OMC.

Stati membri[modifica | modifica wikitesto]

Mappa degli stati membri dell'OMC:

██ membri

██ membri rappresentati dall'Unione europea

██ osservatori

Al momento della sua istituzione l'OMC contava 76 stati (i paesi aderenti al "GATT 1947" nonché le Comunità Europee); negli anni successivi altri stati si sono uniti all'organizzazione: l'elenco aggiornato degli stati membri dell'OMC può essere reperito a questo link.

I seguenti paesi non-membri sono presenti come "osservatori" (e, tra questi, molti hanno fatto richiesta di adesione all'organizzazione): Algeria, Andorra, Azerbaijan, Bahamas, Bielorussia, Bhutan, Bosnia ed Erzegovina, Guinea Equatoriale, Etiopia, Iran, Iraq, Kazakistan, Laos, Libano, Libia, Montenegro, Samoa, Santa Sede, São Tomé e Príncipe, Serbia, Seychelles, Tagikistan, Uzbekistan, Vanuatu e Yemen.

L'Iran ha richiesto l'affiliazione fin dal 1996, ma gli Stati Uniti, accusando il governo di Teheran di supportare il terrorismo internazionale, hanno bloccato la domanda del paese asiatico per ben 22 volte: nel marzo del 2005 gli Stati Uniti hanno affermato di voler ritirare il proprio veto verso l'Iran come parte di un accordo più generale collegato al controllo del nucleare. La Russia, pur avendo fatto domanda per divenire stato membro (dell'allora GATT) fin dal 1993, è diventata membro solo nel dicembre del 2011.

Il negoziato di adesione più breve è stato quello del Kirghizistan, durato due anni e dieci mesi. I più lunghi sono stati invece quelli della Repubblica Popolare Cinese, durato 15 anni e 5 mesi, e della Russia, durato quasi 18 anni.

Organizzazione dell'OMC[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto sancito dall'Articolo IV dell'Accordo Istitutivo, l'OMC presenta la seguente struttura organizzativa:

  • una Conferenza ministeriale (composta da rappresentanti di tutti gli stati membri dell'OMC) che si riunisce almeno una volta ogni due anni: tale Conferenza ministeriale svolge le funzioni dell'OMC ed è abilitata a prendere decisioni in relazione a tutti gli aspetti contemplati negli accordi commerciali multilaterali sottoscritti.
  • un Consiglio generale, composto anch'esso dai rappresentanti di tutti gli stati membri, il quale - negli intervalli tra una riunione e l'altra della Conferenza dei ministri - esercita le funzioni proprie di quest'ultima; il Consiglio generale si riunisce, inoltre, ogniqualvolta necessario per esercitare le funzioni dell'organo di conciliazione previsto nell'intesa sulla risoluzione delle controversie nonché quelle dell'organo di esame delle politiche commerciali.
  • un "Consiglio per gli scambi di merci" (che sovrintende al funzionamento degli accordi commerciali multilaterali relativi allo scambio di merci - cosiddetto "GATT 1994"), un "Consiglio per gli scambi di servizi" (che sovrintende al funzionamento dell'accordo generale sugli scambi di servizi - cosiddetti "GATS") ed un "Consiglio per gli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio" (quest'ultimo denominato "Consiglio TRIPS", dall'acronimo dell'accordo che ne è alla base); questi tre Consigli, che operano sotto l'indirizzo del Consiglio generale, svolgono le funzioni ad essi attribuite dai rispettivi accordi e dal Consiglio generale e si riuniscono ogniqualvolta sia necessario per esercitare le loro funzioni; la partecipazione a tali Consigli è aperta ai rappresentanti di tutti i paesi membri.
  • una serie di Comitati specifici (il "Comitato commercio e sviluppo", il "Comitato restrizioni per motivi di bilancia dei pagamenti" ed il "Comitato bilancio, finanze e amministrazione"), per l'esercizio di specifiche funzioni attribuite loro dall'accordo istitutivo dell'OMC e dagli accordi commerciali multilaterali, nonché le eventuali ulteriori funzioni ad essi attribuite dal Consiglio generale (ad esempio, nel quadro delle sue funzioni, il "Comitato commercio e sviluppo" riesamina periodicamente le disposizioni speciali degli accordi commerciali multilaterali a favore dei paesi membri meno sviluppati e riferisce al Consiglio generale perché siano prese le opportune iniziative).
  • un Segretariato, diretto da un Direttore generale.

Il Direttore generale del GATT/OMC[modifica | modifica wikitesto]

Il Direttore generale dell'OMC detiene il più importante ufficio permanente in ambito OMC: è, infatti, responsabile della supervisione delle funzioni amministrative in seno all'organizzazione; dal momento che le decisioni politiche sono però prese dai rappresentanti degli stati membri (tramite le Conferenze ministeriali o il Consiglio generale dell'organizzazione). Il potere del Direttore generale dell'OMC dipende molto dal suo profilo. In effetti, se dispone di un importante capitale politico (come per esempio Pascal Lamy) può giocare un ruolo molto proattivo. Può in effetti cercare di spingere gli stati membri verso un accordo attraverso più mezzi : a) la diplomazia informale; b) aumentando la pressione sui negoziatori attraverso, per esempio, l'utilizzo dei media e c) attraverso la proposta di un progetto di accordo. Attraverso l'organizzazione delle conferenze ministeriali e dei negoziati a Ginevra, può anche influenzare fortemente le discussioni (per esempio, fissare dei termini per produrre degli accordi può influenzare la loro riuscita oppure deciderne il formato può influenzare il livello di partecipazione dei vari membri).

Attualmente la carica è rivestita dal brasiliano Roberto Azevêdo, che ha preso il posto del francese Pascal Lamy il 1º settembre 2013. La carica è stata formalmente istituita (in ambito GATT) nel 1965, sebbene possa essere vista come la continuazione del precedente mandato di Segretario esecutivo; l'elenco dei detentori dell'incarico è il seguente:

Critiche all'OMC[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta l'OMC è diventato il principale oggetto delle critiche e delle proteste del movimento no-global, "new-global" ed altri. Alcune delle critiche rivolte all'OMC possono essere così riassunte:

  1. L'OMC non applica la "clausola di salvaguardia dei diritti umani" agli Stati partecipanti. Perciò favorisce ogni violazione dei diritti umani fondamentali universali.
  2. L'OMC promuove la globalizzazione dell'economia, la liberalizzazione commerciale (tranne i casi di paesi "canaglia" che ne siano esclusi o fatti salvi quegli accordi che privilegino alcuni paesi, specie del nord del mondo, a danno di altri), la libera circolazione dei capitali, da alcuni considerati problematici per le conseguenze sui mercati del lavoro e sull'ambiente naturale.
  3. L'OMC non applica agli altri Paesi la stessa normativa agevolata sul copyright applicata alla Cina-RPC.
  4. I trattati che furono raggiunti in ambito GATT sono stati accusati di privilegiare le multinazionali e le nazioni sviluppate. Di fatto le decisioni dei negoziatori e le posizioni dei membri rappresentanti degli stati rispecchiano le volontà delle società transcontinentali del proprio paese.
  5. Pur essendo la partecipazione all'OMC da parte delle nazioni un atto volontario e non obbligatorio i critici sostengono, inoltre, che la mancata partecipazione di uno stato a tale organizzazione si sostanzierebbe, nella pratica, in un embargo de facto (il paese è così escluso dal commercio globale, venendo privato dei beni di necessità per la propria popolazione, tra cui farmaci e prodotti alimentari) il che crea un sistema internazionale di regole economiche rigide che non incoraggiano in alcun modo il cambiamento e la sperimentazione.
  6. Anche il processo decisionale dell'organizzazione è stato fatto oggetto di critiche: i "tre grandi" membri dell'OMC (Stati Uniti, Unione europea e Giappone) sono stati accusati di utilizzare l'OMC per esercitare un'eccessiva influenza sugli stati membri più deboli.
  7. La titolarità formale dei paesi deboli del mondo avviene al costo di una subalternità sostanziale: di fatto i paesi del terzo mondo sono obbligati a ratificare le convenzioni sottoscritte dal Consiglio generale, pena l'applicazione di sanzioni e l'imposizione dell'obbligo di recepire gli accordi. A conferma del doppiopesismo tra stati membri dell'organizzazione, prova ne sia il fatto che la liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli abbia riguardato quelli del nord commerciabili nel sud del mondo e non viceversa, in quanto le derrate del sud rimangono tagliate fuori dai mercati settentrionali. Di fatto il WTO si configura come una organizzazione sovranazionale dotata di potere di coercizione sugli stati.[5]
  8. I critici ritengono inoltre che alcuni degli stati membri (sicuramente tutti gli Stati dittatoriali membri) abbiano ratificato i trattati dell'OMC senza seguire un iter democratico, ovvero anche a detrimento dei diritti e degli interessi dei propri cittadini o dell'ecologia locale.
  9. In alcuni Paesi non democratici importanti (Russia, RPC, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, ecc.) l'OMC permette divieti estremamente nazionalistici ed isolazionisti contro qualunque attività delle ONG straniere, soprattutto quelle a difesa dei diritti umani. Tali violazioni dei diritti civili, oltre a violare i principi della globalizzazione ("libertà di circolazione degli individui, delle merci, delle idee"), determinano ulteriori violazioni di tutti gli altri diritti civili e dei diritti umani.
  10. L'OMC non sospende i privilegi agli Stati partecipanti nei casi di genocidio, aggressione militare, tortura, finanziamento a organizzazioni terroristiche e di altri crimini contro l'umanità.
  11. L'OMC non ha ancora espulso le dittature schiavistiche come RPC e Mauritania. Soprattutto nei territori controllati dalla RPC (Cina) l'assenza di libertà sindacali (aggravata dal carovita locale, dai pesanti abusi amministrativi, dai ricatti mafiosi, dall'assenza di libertà democratiche, dalla non indipendenza dei giudici e dalla sistematica violazione delle proprie leggi e della propria Costituzione da parte della RPC), si presenta come schiavismo di Stato e perciò un crimine contro l'umanità. A causa delle dimensioni e del peso della dittatura totalitaria cinese sul mercato mondiale, tale violenza si estende in ogni paese in cui sono importati i prodotti dello schiavismo cinese, ivi inclusi un massiccio dumping sociale e una sostanziosa concorrenza sleale, cause di ulteriori fenomeni in molti Paesi, tra cui:
    • il forte restringimento delle libertà sindacali e dei diritti dei lavoratori;
    • l'avvolgimento nella spirale economica recessiva;
    • lo slittamento della classe media verso la povertà;
    • l'acquisizione e controllo dei debiti sovrani dei Paesi chiave (inclusi gli USA) da parte della dittatura cinese (la quale così gode anche dei profitti di rendita);
    • lo scoppio delle cosiddette "guerre tra poveri", ovvero tra paesi deboli spinti sull'orlo del conflitto per accaparrarsi le risorse.
La diffusione dei prodotti cinesi in altri termini comporta l'esportazione di un forma di schiavismo salariale sulla falsariga cinese ovunque nel mondo, i cui profitti corrompono la classe dirigente in ciascun Paese, anche presso le normali democrazie.[5]

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1986 - 1994: negoziati dell'Uruguay Round in ambito GATT che portano, con l'Accordo di Marrakech all'istituzione dell'OMC.
  • 1º gennaio 1995: inizio delle operazioni dell'OMC.
  • 1º maggio 1995: Renato Ruggiero viene nominato Direttore Generale per i successivi quattro anni.
  • 9 dicembre - 13 dicembre 1996: prima Conferenza Ministeriale dell'OMC a Singapore. Nel corso della conferenza emergono disaccordi tra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati in merito a quattro tematiche: protezione degli investimenti, politica della concorrenza, trasparenza negli appalti statali e sussidi al commercio (a tali controversie si farà riferimento, negli anni seguenti, come ai "Singapore issues").
  • 18 maggio - 20 maggio 1998: seconda Conferenza Ministeriale a Ginevra (Svizzera).
  • 1º settembre 1999 - Mike Moore diviene Direttore Generale; dal momento che tale nomina era stata fortemente contestata viene trovato un compromesso nel mantenere in carica Moore solo per metà della normale durata del mandato (tre anni invece dei normali sei anni) e di affidare l'incarico a Supachai Panitchpakdi per i successivi tre anni, fino al termine del mandato.
  • 30 novembre - 3 dicembre 1999: terza Conferenza Ministeriale dell'OMC a Seattle (Stati Uniti); la conferenza termina con un fallimento, in compenso le dimostrazioni di massa contro l'OMC e la globalizzazione ed i disordini a queste collegati calamitano l'attenzione mondiale sull'incontro.
  • 9 novembre - 13 novembre 2001: la quarta Conferenza Ministeriale a Doha (Qatar) dà inizio alla serie di negoziati denominati Doha Round; viene emessa la Dichiarazione di Doha.
  • 11 dicembre 2001: La Repubblica Popolare Cinese diviene stato membro dell'OMC dopo 15 anni di negoziati (i più lunghi nella storia del GATT/OMC).
  • 1º gennaio, 2002: La Repubblica di Cina (Taiwan) diviene membro con il nome di "Separate Customs Territory of Taiwan, Penghu, Kinmen and Matsu".
  • 1º settembre 2002: Supachai Panitchpakdi assume la carica di Direttore Generale.
  • 10 settembre - 14 settembre 2003: a Cancún (Messico) si tiene la quinta Conferenza Ministeriale dell'OMC tesa al raggiungimento di un accordo sul Doha Round; un'alleanza di 22 paesi del "sud del mondo", il G20 (capitanata da India, Cina e Brasile), si oppone alla richiesta dei paesi del "nord del mondo" di raggiungere un accordo sui "Singapore issues" e chiede la fine dei sussidi all'agricoltura da parte dell'Unione europea e degli Stati Uniti; i negoziati si chiudono senza risultati.
  • agosto 2004: nei colloqui negoziali di Ginevra viene raggiunto un accordo quadro sul Doha Round. I paesi industrializzati si impegnano a diminuire i sussidi agricoli mentre, come controparte, i paesi in via di sviluppo diminuiranno le barriere tariffarie ai beni manifatturieri.
  • ottobre 2004: la Cambogia diviene stato membro.
  • maggio 2005: si tengono nuovi colloqui negoziali a Parigi volti a eliminare i problemi (principalmente tecnici) che impediscono, in vista della nuova conferenza ministeriale che si terrà ad Hong Kong, il raggiungimento di un accordo; i cinque partecipanti (Stati Uniti d'America, Australia, Unione Europea, Brasile ed India) non riescono a raggiungere un accordo su alcuni beni alimentari (in particolare: pollame, carni bovine e riso) mentre la Francia continua a contestare le restrizioni ai sussidi agli agricoltori.
  • 13 dicembre - 18 dicembre 2005: ad Hong Kong si tiene la sesta Conferenza Ministeriale dell'OMC.
  • 7 novembre 2006: il Vietnam diviene il 153º stato membro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (ENFR) WTO Secretariat budget for 2012, WTO.org. URL consultato il 7 luglio 2012.
  2. ^ (EN) Understanding the WTO: What We Stand For - Fact File. WTO.org
  3. ^ OMC, membri e osservatori, WTO.org. URL consultato il 26 novembre 2013.
  4. ^ (EN) OMC, Struttura dell'organizzazione, WTO.org. URL consultato il 6 novembre 2010.
  5. ^ a b Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo. Predoni, predatori e mercenari del mercato globale, Il saggiatore, Milano 2010, p. 157 s.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Flemisch, Christiane A. "Umfang der Berechtigungen und Verpflichtungen aus völkerrechtlichen Verträgen. Die Frage der unmittelbaren Anwendbarkeit, dargestellt am Beispiel des WTO-Übereinkommens." Peter Lang Verlag, Frankfurt am Main; Berlin; Bruxelles; New York; Oxford; Wien; 2002, ISBN 3-631-39689-9

In italiano si vedano, tra gli altri:

  • Picone, Ligustro, "Diritto dell'Organizzazione mondiale del commercio", Padova, CEDAM, 2002;
  • Rigacci Claudio, "Prima e dopo Seattle. Il Gatt, il WTO e i paesi in via di sviluppo", Milano, Franco Angeli, 2002;
  • Venturini, "L'Organizzazione Mondiale del Commercio", Milano, Giuffrè, 2005
  • Parenti Antonio, "Il Wto", Bologna, il Mulino, collana Farsi un'idea, 2002

Sui rapporti con la Comunità Europea:

  • Ruotolo, "Organizzazione mondiale del commercio e ordinamento comunitario nella giurisprudenza della Corte di Giustizia: un nodo ancora irrisolto", in "Diritto del commercio internazionale", Milano, Giuffré, 2000

Sull'ammissione della Repubblica Popolare Cinese:

Sull'importanza delle norme OMC in materia di commercio internazionale di prodotti agricoli e alimentari (e sulla loro sicurezza):

  • Paolo Borghi, "L'agricoltura nel Trattato di Marrakech. Prodotti agricoli e alimentari nel diritto del commercio internazionale", Milano, Giuffrè, 2004.

Ulteriori riferimenti sono disponibili presso la WorldTradeLawnet Bibliography.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Siti anti-OMC[modifica | modifica wikitesto]