Etiopia

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Etiopia
Etiopia – Bandiera Etiopia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Etiopia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Federale Democratica d'Etiopia
Nome ufficiale Ityop'iya Federalawi Demokrasiyawi Ripeblik
Lingue ufficiali Amarico[nota 1][1]
Altre lingue italiano, oromo, tigrino, inglese, somalo
Capitale Addis Abeba  (3.041.000 ab. / 2012)
Politica
Forma di governo Repubblica Federale
Capo di Stato Mulatu Teshome
Capo di Governo Haile Mariam Desalegn
Indipendenza 31 gennaio 1947 dall'Italia
Ingresso nell'ONU 13 novembre 1945[nota 2]
Superficie
Totale 1.127.127 km² (27º)
 % delle acque 0,7 %
Popolazione
Totale 85.949.541 ab. (2012) (14º)
Densità 76 ab./km²
Tasso di crescita 2,9% (2012)[2]
Nome degli abitanti Etiopi
Geografia
Continente Africa
Confini Eritrea, Gibuti, Somalia, Kenya, Sudan, Sudan del Sud
Fuso orario UTC +3
Economia
Valuta Birr etiope
PIL (nominale) 42 516[3] milioni di $ (2012) (83º)
PIL pro capite (nominale) 490 $ (2012) (179º)
PIL (PPA) 108 954 milioni di $ (2012) (67º)
PIL pro capite (PPA) 1 365 $ (2013) (168º)
ISU (2012) 0,328 (basso) (157º)
Fecondità 4,0 (2011)[4]
Varie
Codici ISO 3166 ET, ETH, 231
TLD .et
Prefisso tel. +251
Sigla autom. ETH
Inno nazionale Whedefit Gesgeshi Woude Henate Ethiopia
Festa nazionale 5 maggio
Etiopia - Mappa
  1. ^ L'inglese e l'italiano, quest'ultima per il passato coloniale, sono studiati come lingua secondaria, a scelta insieme all'amarico, e sono le principali lingue utilizzate per gli affari esteri.
  2. ^ È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all'ONU nel 1945.
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of Ethiopia (1987–1991).svg Repubblica Popolare Democratica d'Etiopia
 

Coordinate: 8°N 39°E / 8°N 39°E8; 39

La Repubblica Federale Democratica d'Etiopia (amharico: ኢትዮጵያ, traslitterazione: Ityop'iya) è uno Stato dell'Africa orientale che vanta un'identità plurimillenaria (tant'è che è considerata il più antico stato africano). L'Etiopia confina a nord con l'Eritrea, ad est con il Gibuti e la Somalia, a sud sempre con la Somalia e con il Kenya, a nord-ovest con il Sudan e a sud-ovest con il Sudan del Sud; è uno stato senza sbocco al mare.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Iliade[5] e nell'Odissea[6] i greci chiamavano Αἰθιοπία (Etiopia) le terre abitate dagli Αἰθίοψ (Etiopi), cioè gli uomini “dal viso arso”,[7] mentre lo storico Erodoto utilizzava il nome Etiopia per riferirsi a tutte le terre a sud dell'Egitto.[8]

Le fonti etiopi invece fanno derivare il nome dal termine Ityopp'is che designava il popolo figlio di Cush, figlio di Ham, il fondatore della città di Haksum (e tutto questo è confermato nei loro testi sacri). Una terza teoria farebbe derivare il nome dall'espressione nella lingua dei “faraoni neri” del Sudan: et (~ verità o pace) op (alto o superiore) bia (paese o terra): traducibile come “paese della pace più alta”.

In epoca coloniale questa nazione era nota come Abissinia (erroneamente ci si riferisce all'intera Etiopia con questo nome) nome derivante dalla popolazione degli abissini; che a loro volta prendono nome dall'antico clan egemone degli Habashat, che secondo i loro miti migrò qui partendo dall'Arabia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Etiopia.
Rovine del tempio a Yeha, Tigrè

Attorno al 970 la regina Gudit (detta Mishkinzana VII) perseguitò i cristiani che si trovavano in Etiopia e aiutò a far crollare il Regno di Axum. Sebbene sia presentata dalle cronache etiopi come ebrea, alcuni studiosi moderni hanno qualche dubbio al riguardo, suggerendo che potrebbe essere stata una pagana.[9] All'inizio del basso medioevo nasce il regno di Etiopia, unico baluardo cristiano in Africa.

La fine del XIX secolo è segnata dall'inizio della colonizzazione europea del continente africano. Con l'apertura del canale di Suez aumenta l'interesse europeo per il Paese. Nel 1870 il porto di Assab, presso l'entrata meridionale del Mar Rosso, è comprato da una compagnia italiana come cessione di un sultano locale. Questo evento pone le basi per la fondazione di una colonia italiana in Eritrea. L'espansione della colonia verso l'interno porta a un conflitto con l'Impero Etiope, governato dal negus Menelik II, e alla battaglia di Adua del 1896, quando l'esercito abissino sconfigge l'aspirante potenza coloniale e l'Etiopia riesce a rimanere indipendente. L'Italia e l'Etiopia firmano il trattato di Uccialli che sancisce le relazioni fra i due paesi fino all'inizio della nuova espansione coloniale italiana verso l'Etiopia.

A seguito dell'incidente di Ual Ual avvenuto nel dicembre del '34, l'Italia il 3 ottobre 1935 aggredisce nuovamente l'impero etiope. Gli italiani, agli ordini del generale Pietro Badoglio, riescono a sconfiggere la resistenza degli etiopi e a spingersi fino alla capitale Addis Abeba, nella quale entrano il 5 maggio 1936. L'Etiopia viene annessa all'Africa Orientale Italiana.

A seguito della aggressione all'Etiopia, l'Italia subì l'embargo da parte della Società delle Nazioni, tolto poco dopo la conquista dell'Etiopia da parte delle forze armate italiane.

L'Etiopia viene occupata dagli inglesi nel 1941 e l'Imperatore Haile Selassie I torna al potere fino al 1974. Dopo la seconda guerra mondiale l'Imperatore etiope si adopera affinché la ex-colonia italiana dell'Eritrea venga affidata dalle Nazioni Unite in amministrazione all'Etiopia. Così negli anni '50 del XX secolo l'Eritrea entra a far parte direttamente dell'Impero d'Etiopia. Nel 1974 una giunta militare, il Derg, depone l'Imperatore Haile Selassie I (in carica dal 1930, salvo la parentesi dell'occupazione italiana) e crea un regime socialista, con a capo, dopo una graduale e spietata eliminazione dei concorrenti, Menghistu Hailè Mariàm. Nel biennio 1984-1985 il paese viene colpito da una carestia di vastissime proporzioni che porta alla morte di 8 milioni di persone.[senza fonte]. Stremato da golpe sanguinosi, rivolte, siccità su larga scala, dal problema dei rifugiati e infine dalla ritirata dei protettori sovietici, il regime viene in ultimo deposto da una coalizione di forze ribelli, il FRDPE nel 1991. Nel 1994 viene eletta un'Assemblea Costituente e le prime elezioni multipartitiche si tengono nel 1995. La guerra di secessione prima, e di dispute confinarie poi, combattuta contro l'Eritrea negli anni '90 del XX secolo ha rafforzato la coalizione al potere, ma ha fortemente indebolito l'economia del paese.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Etiopia.
Carta dell'Eritrea ed Etiopia (Abissinia) dell'anno 1896. Fonte: Meyers Konversations Lexikon

Con 1.133.380 km², l'Etiopia è il 27º stato per grandezza (dopo la Colombia). Per grandezza è comparabile alla Bolivia. La sua superficie è circa il doppio di quella della Francia e tre volte e mezza quella dell'Italia. La secessione dell'Eritrea, nel 1993, ha privato il paese dello sbocco sul Mar Rosso.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geologia dell'Etiopia.

La maggior parte dell'Etiopia è localizzata nel Corno d'Africa, che è la parte più orientale del continente africano. All'interno dell'Etiopia si trova un vasto complesso di montagne e scoscesi altopiani divisi dalla Rift Valley, che attraversa il paese da sud-ovest a nord-est ed è circondata da bassopiani, steppe e zone semidesertiche. La grande diversità del territorio determina una grande varietà di climi, terreni, vegetazione naturale e di aree abitate.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Le fasce altimetriche dell'altopiano Etiopico sono quattro: zona inferiore (acacie, euforbie, palme, tamarindi e, bambù); zona intermedia (alberi e arbusti sempreverdi, aloe e, ginepri) zona superiore (prati e i pascoli sfruttati dalla pastorizia) e aree cacuminali (vegetazione di tipo alpino). Esistono differenze floristiche rilevanti, legate ai diversi regimi delle precipitazioni, tra la parte settentrionale e quella meridionale dell'altopiano, come anche tra il versante del bacino del Nilo e quello della scarpata del Mar Rosso. La fauna selvatica presenta numerose specie, soprattutto di animali di grossa taglia, come leoni, leopardi, elefante, ippopotami, rinoceronti e antilopi. Sono molto comuni anche la iena, lo sciacallo, la lince e numerose varietà di scimmie e di uccelli, tra cui l'airone, il pappagallo, l'aquila, il falco e l'avvoltoio. La deforestazione per ottenere legname da combustione e lo sfruttamento intensivo dei pascoli per l'allevamento sono tra i maggiori problemi ambientali che il Paese deve affrontare in questi anni.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni fiumi sfociano direttamente nell'Oceano Indiano. Le valli principali, sono dirette prevalentemente verso Ovest e Nord Ovest nelle alte terre nordoccidentali, verso Sud Est in quelle meridionali; a Nord (alto Tacazzè) o addirittura a Sud (Nilo Azzurro). I maggiori corsi d'acqua sono però in genere navigabili solo per brevi tratti, date le forti variazioni di portata; I principali fiumi che solcano la sezione settentrionale dell'altopiano sono: il Barka, che attraversa l'Eritrea e si perde nelle sabbie prima di arrivare al Mar Rosso; il Tacazzè, che scorre in un canyon grandioso, scende verso la depressione nilotica e confluisce, uno dei maggiori tributari del Nilo è soprattutto il Nilo Azzurro, emissario del lago T'ana, che piega verso O e raggiunge, in territorio sudanese, il Nilo Bianco. Solcano invece gli altopiani meridionali l'Omo e, il Giuba (Insieme di Genale, Dawa e Weyb). Il lago maggiore dell'Etiopia è il T'ana nel cuore dell'acrocoro, e seguono L’Abaja e il Tana.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La temperatura media di Addis Abeba è di circa 15 °C in dicembre e di circa 18 °C in maggio. Luglio e agosto, i mesi delle grandi piogge, hanno temperature medie intorno ai 15-16 gradi (minime intorno agli 11). Le minime più basse (5-6 °C) si hanno in novembre e dicembre. La piovosità annua media è di circa 1200 mm. (minima da novembre a gennaio, massima da giugno a settembre). Gli estremi registrati: minima -7 °C massima 40 °C. Possiamo definire il clima subequatoriale d'altura nell'acrocoro, visto che il paese è situato vicino alle montagne, e caldo umido al centro e vicino all'Eritrea, visto che soffiano i monsoni. Il clima umido permette la coltivazione di caffè, tabacco e cereali.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Province dell'Etiopia prima del 1995

Nel 2012 l'Etiopia aveva una popolazione di 91.195.675 abitanti, con una densità media di 81 unità per km²; la speranza di vita è di 49 anni, una delle più basse del mondo. Elevatissima la percentuale di popolazione rurale: l'84% (2005); poiché gran parte degli abitanti vive di agricoltura di sussistenza, gli insediamenti più popolati si trovano nella regione centrale, dove il terreno si presta maggiormente alle coltivazioni.

In Etiopia, come nella confinante Eritrea, vigono le particolari regole dell'Onomastica abissina, per le quali il nome di ogni persona è costituito da quello proprio seguito da quello paterno (non esistono perciò i cognomi).

Aspetto sociale[modifica | modifica wikitesto]

L'area di Addis Abeba è quella più popolata, e comunque la popolazione urbana è solo un sesto del totale. Le meno popolate sono le zone più periferiche al confine con la Somalia e il Sudan date le sue caratteristiche desertiche. La capitale è di fatto il fulcro di tutta l'organizzazione territoriale etiopica e ha acquistato le dimensioni di una grande città che da sola ospita oltre un terzo dell'intera popolazione urbana del Paese, di cui è il massimo centro culturale, politico ed economico. Una città importante e vivace è Harar, in una zona di ricca agricoltura commerciale (caffè specialmente) e valorizzata dalla vicinanza alla ferrovia per Gibuti, notevole centro commerciale, sede di industrie. Tra aree a diverso grado di densità esistono dei limiti precisi: si tratta infatti di limiti ecologici legati alle diverse altitudini e alle condizioni generali, più o meno favorevoli all'agricoltura e alle attività sedentarie in genere. Elemento comune del Paese, nonostante la diversità etnica, la varietà ambientale, climatica e le condizioni economiche regionali, è la scarsità dell'insediamento sparso a favore del villaggio, che garantisce una minima sicurezza collettiva. Il mercato è un aspetto fondamentale della vita e dell'assetto territoriale del Paese: è l'unico centro di coagulazione degli interessi elementari in spazi spesso molto estesi. Poiché gran parte degli abitanti vive di agricoltura di sussistenza, gli insediamenti più popolati si trovano nella regione centrale, dove il terreno si presta maggiormente alle coltivazioni.

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Vita quotidiana nel sud dell'Etiopia

La composizione etnica è assai diversificata, a causa della mescolanza razziale e linguistica che ebbe inizio sin dai tempi antichi; i principali gruppi sono:

  • gli Amhara (o Amara o Abissini, 38%), presenti sull'altopiano a nord di Addis Abeba;
  • gli Oromo o Galla (35%), nella zona centro-meridionale, prevalentemente dediti alla pastorizia e all'agricoltura;
  • i Somali (2% circa), a oriente, nella regione dell'Ogaden;
  • i Sidama (2% circa), che risiedono principalmente nelle regioni sudoccidentali;
  • i Danachili (Dancali, o Afar), stanziati nelle pianure semidesertiche della zona nordorientale del paese.

Tra i gruppi non autoctoni si segnalano yemeniti, indiani, armeni, greci, italiani e, singolarmente, una piccola comunità di rastafariani provenienti dalla Giamaica.[10]

Secondo altre fonti i maggiori gruppi etnici sono nell'ordine:

Nel paese è presente una piccola comunità di italiani rimasti in Etiopia anche dopo il 1941.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

La lingua ufficiale è l'amarico;[1] fra le lingue autoctone più parlate vi sono: Oromigna, Guragigna, Somalo, Arabo, altre lingue locali. Fra le lingue europee le più conosciute sono l'inglese (fra i giovani) e l'italiano (soprattutto nel nord e nella capitale); entrambe vengono utilizzate a livello commerciale e amministrativo, e negli Affari Esteri.

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religioni in Etiopia.

Secondo l'ultimo censimento del 1994 la diffusione delle fedi religiose tra la popolazione dovrebbe essere così suddivisa: Chiesa ortodossa etiopica 50,6%, protestanti 10,1% in maggioranza della Chiesa Evangelica Etiope Mekane Yesus, cattolici 0,9% (per un totale di cristiani del 61,6%, ovvero la maggioranza della popolazione), musulmani 32,8%, Religioni tradizionali (animisti) 5,6%.[12]

I cristiani ortodossi sono predominanti nell'Etiopia centrale e settentrionale, i cristiani ortodossi e quelli protestanti compongono larga parte della popolazione dell'Etiopia meridionale e occidentale. Le aree meridionali limitrofe alla Somalia sono invece a maggioranza islamica.

Una piccola e antica comunità di ebrei, i Falascia (Beta Israel in aramaico), vive nel nord-ovest dell'Etiopia, anche se molti di loro (circa 90.000, l'85% della popolazione totale) si sono trasferiti in Israele negli ultimi decenni, principalmente durante le operazioni "Moses" (israeliana, 1984), "Joshua" (statunitense, 1985) (un progetto di aiuto all'immigrazione in Israele dei Falascia durante una carestia che aveva colpito la regione) e l'operazione "Solomon" (israeliana, 1991) a seguito degli scontri tra Etiopia ed Eritrea.[13] Alcuni studiosi ebraici ritengono che questo gruppo etnico sia ciò che rimane di una delle tribù perdute di Israele.

È presente anche il Rastafarianesimo.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regioni dell'Etiopia.
Le regioni dell'Etiopia

L'Etiopia è suddivisa in 9 regioni, a cui si aggiungono 2 città autonome:

  1. Addis Abeba
  2. Afar
  3. Amhara
  4. Benishangul-Gumaz
  5. Dire Daua
  6. Gambela
  7. Harar
  8. Oromia
  9. Somali
  10. Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud
  11. Tigrè

Città principali[modifica | modifica wikitesto]

Strada affollata nella Valle dell'Omo, Etiopia meridionale

Addis Abeba (3.384.588 abitanti), a 2360 m s.l.m., la capitale dell'Etiopia e capitale della regione omonima, circondata dalle regione Oromo, quasi al confine con la regione Amhara, abitate dalle due principali etnie dell'Etiopia.

Dire Daua (398.000 abitanti) è la capitale della regione omonima e si trova a 1095 m s.l.m., al confine fra la regione Oromo e la Somali. Importante centro sulla Ferrovia Addis Abeba-Gibuti, la città si è sviluppata come polo commerciale, agricolo (caffè) e del bestiame ed è inoltre sede di industrie tessili, alimentari e del cemento.

Gondar (195.000 abitanti), posizionata poco a nord del lago Tana a 2160 m s.l.m., nella regione Amhara, antica capitale del regno etiope.

Macallè o Mekele (169.000 abitanti) è situata tra gli altopiani del Ghevà e del Gabàt a 2062 m s.l.m. ed è la capitale dello Stato del Tigrè e prima città dell'Etiopia settentrionale. Importante mercato agricolo (cereali e cotone) con varie industrie alimentari, la città è il capolinea della carovana del sale, che trasporta il minerale a dorso dei cammelli dal deserto della Dancalia.

Grazie alla sua eccellente postazione strategica la città fu scelta nel 1881 come capitale del Paese dall'imperatore. Occupata dagli italiani nel 1895 a seguito della campagna etiope fu ripresa dall'esercito abissino l'anno dopo. Macallè fu uno dei primi obiettivi riconquistati nel 1935 dalle truppe italiane che portarono a termine l'occupazione dell'Etiopia.

via ad Addis Abeba

Bahar Dar (167.000 abitanti), sul lago Tana a 1700 m s.l.m., capitale della regione Amhara.

Gimma (159.000 abitanti), nella regione Oromo, è la maggiore città dell'Etiopia sud-occidentale.

Harar o Harer (132.000 abitanti) è la capitale della regione omonima e si trova a 1856 m s.l.m. sul versante nord-orientale del Gebel Mullata, al confine fra la regione Oromo e la regione Somali. La città, caratterizzata da un clima molto secco e caldo, è collegata per rotabile a Gibuti, Addis Abeba e Dire Daua. Importante e attivo mercato agricolo ospita anche industrie alimentari e dell'artigianato (tessitura e intreccio dei cesti).

Harar fu fondata dagli Arabi, provenienti dallo Yemen, nel VII secolo e nel 1520 divenne capitale dell'emirato musulmano di Adal. Invasa dagli egiziani nel 1875. Il 26 gennaio 1887 fu riconquistata dalle truppe imperiali e passò a far parte dell'Impero Etiopico. Nel 1989 fu riconosciuta dall'Unesco come patrimonio culturale dell'umanità e considerata quarta città santa islamica del mondo grazie alle sue numerose moschee.

Giggiga (98.000 abitanti), a 1609 m s.l.m., capitale dell'Ogaden, il territorio abitato dai somali nell'Etiopia sud-orientale.

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica wikitesto]

L'istruzione è stata per secoli monopolio della Chiesa Etiope, fino agli inizi del XX secolo, quando si adottò un sistema d'istruzione scolare. Il sistema scolastico etiope si articola in: 5 anni di scuola primaria, 3 anni di scuola inferiore e 4 anni della scuola superiore. Tutt'oggi si cerca di aumentare il numero delle scuole elementari per insegnare ai giovani a leggere e a scrivere. Ad Addis Abeba vi è una scuola italiana, una francese, una tedesca, e varie scuole inglesi. Ultimamente sono sorte altre scuole, tra cui quella indiana e quella turca.

Sistema sanitario[modifica | modifica wikitesto]

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Meles Zenawi, ex-primo ministro dell'Etiopia morto nel 2012

Il Paese fa parte dal 1986 dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

L'elezione dell'assemblea costituente etiopica, che contava 547 membri venne tenuta nel giugno 1994. Questa assemblea approvò nel dicembre 1994 la costituzione della Repubblica Democratica Federale di Etiopia. Le elezioni per il primo parlamento etiopico nazionale frutto di elezioni veramente popolari e per vari parlamenti regionali vennero tenute a maggio e giugno del 1995. La maggior parte dei partiti di opposizione scelse di boicottare queste elezioni. Vi fu una vittoria travolgente per il partito EPRDF (484 seggi su 547). Osservatori internazionali e di agenzie indipendenti non governative fecero notare che i partiti di opposizione avrebbero potuto partecipare, se lo avessero voluto.

Il governo della Repubblica Federale Democratica dell'Etiopia venne insediato nell'agosto 1995. Il primo Presidente eletto è stato Negasso Gidada. Il governo guidato dal EPRDF del Primo Ministro Meles Zenawi ha promosso una politica di federalismo etnico, devolvendo poteri significativi alle autorità regionali, basate sulla composizione etnica. L'Etiopia oggi ha 9 regioni amministrative semi-autonome che hanno il potere di raccogliere tasse e spenderle in maniera autonoma. Sotto l'attuale governo, gli etiopi godono di maggiore partecipazione politica e di dibattito politico più libero rispetto ad ogni altro momento anteriore della loro storia, anche se alcuni fondamentali diritti, fra cui la libertà di stampa, sono, in pratica, alquanto limitati.

Il governo di Zenawi venne rieletto nel 2000 nelle prime vere elezioni multipartitiche nella storia dell'Etiopia, vincendo 481 seggi su 547. L'attuale presidente è Girma Wolde-Giorgis, rieletto per un secondo mandato di sei anni dai due rami del Parlamento il 9 ottobre 2007.

Nel 2004 il governo cominciò a trasferire più di due milioni di persone dagli altopiani aridi dell'est, adducendo come ragione che queste risistemazioni avrebbero diminuito la scarsità di cibo.[14]

In Etiopia si sono tenute nuovamente le elezioni nel maggio 2005, occasione in cui si è avuta una percentuale record di votanti (circa il 90%). Sebbene gli osservatori dell'Unione Europea abbiano segnalato che in tali elezioni siano state violate le regole internazionali per giuste e libere votazioni, altri gruppi sono arrivati a conclusioni differenti. La dichiarazione pubblicata il 14 settembre dall'Unione Africana, infatti, loda "il mostrare, da parte della popolazione etiope, un sano impegno negli ideali democratici"; il giorno successivo lo "US Carter Center" concluse "the majority of the constituency results based on the May 15 polling and tabulation are credible and reflect competitive conditions". L'EPRDF (formato da 4 partiti) ha nuovamente vinto le elezioni, ma solo con il 59,8% dei voti e quindi 327 seggi. La principale forza di opposizione (Coalizione per l'Unità e la Democrazia, formata da 4 partiti) ha ottenuto il 19,9% e 109 seggi, la seconda forza di opposizione (Forze Democratiche Etiopi Unite, formata da 5 partiti) il 9,5% e 52 seggi, mentre i 58 seggi restanti sono andati a nove formazioni localistiche minori.

Nelle ultime elezioni che si sono svolte nel 2006 il governo in carica è stato sconfitto per quanto riguarda i seggi nella capitale, con una differenza di circa l'80% dei voti, ma è rimasto in carica sostenendo di aver vinto grazie ai voti provenienti dalle campagne. Numerose proteste da parte dei cittadini di Addis Abeba e delle altre città si sono concluse in scontri a fuoco dove hanno perso la vita decine, forse centinaia di persone. Alcune manifestazioni studentesche sono state represse nel sangue dalla polizia federale. Gli organi di stampa (sotto il completo controllo governativo) hanno dato comunicazione di scontri tra polizia e "banditi" nella zona di Mercato. Attualmente quasi tutti i leader dell'opposizione sono incarcerati o dispersi.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

La politica estera è dominata dalla tensione con la vicina Eritrea: il conflitto sul confine tra i due paesi, terminato nel 2000 col trattato d'Algeri, non è stato superato da rapporti pacifici stabilitisi tra i due paesi e permangono disaccordi sulla demarcazione del confine. Uno dei problemi comuni ai due paesi è rappresentato dalla presenza di un numero considerevole di vari tipi di ordigni non esplosi (UXO) e mine antiuomo e anticarro.

Sin dal 1991 l'Etiopia ha stabilito buone relazioni con gli Stati Uniti e l'Europa occidentale e cercato un sostegno economico sostanziale dai paesi occidentali e dalla Banca Mondiale.

Il forte legame con gli Stati Uniti (fornitori di alimenti e armi) ha portato l'esercito etiope a intervenire in Somalia nel 2007 contro le Corti islamiche, a sostegno del governo provvisorio somalo rifugiato a Baidoa. Nonostante i successi iniziali e l'appoggio aereo statunitense, le Corti islamiche hanno ripreso l'offensiva e gli scontri continuano tuttora. I rapporti sono tesi anche con il vicino Sudan.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Uomo al lavoro nella Valle dell'Omo

L'economia versa in condizioni gravi; le guerre civili e le frequenti siccità hanno reso l'Etiopia uno dei paesi più poveri del mondo (nella graduatoria ISU si trova nella 155ª posizione) (2008). Circa il 40% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno.[15]

L'agricoltura è praticata con metodi tradizionali; sugli altopiani si coltivano il caffè per l'esportazione, ortaggi, legumi e frumento; nelle zone più umide si coltivano cotone e tabacco. L'allevamento del bestiame è abbastanza sviluppato, ma le risorse forestali sono scarse, e nel sottosuolo si trovano giacimenti di platino e oro. L'industria è limitata alla produzione del cemento e a quella tessile ed alimentare. In Etiopia ci sono pochi giacimenti di petrolio che costituiscono la base principale dell'economia del paese.

Importazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Etiopia importa diversi beni, dalle materie prime ai beni capitali, ai beni di consumo. Le importazioni superano abbondantemente le esportazioni, determinando un ampio deficit della bilancia commerciale.

Esportazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Etiopia esporta caffè, di cui esistono alcune buone varietà, e pelli grezze. A parte questi prodotti tradizionali, l'Etiopia non esporta alcun bene, a causa del suo gravissimo stato di povertà. Risulta però che discrete quantità di una sostanza leggermente psicotropa (di natura anfetaminica), le foglie di Kat ottenute da una pianta che cresce spontanea in Etiopia, siano esportate al di là del Mar Rosso, nella Penisola araba, dove vi è un notevole consumo.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Etiopia.
Non è raro che i trasporti in Etiopia avvengano ancora con metodi tradizionali

Fino a pochi anni fa l'Etiopia aveva un sistema viario piuttosto debole, in gran parte basato su strade costruite dagli italiani durante l'occupazione; l'insufficienza del sistema viario ha tra l'altro contribuito al determinarsi e all'aggravarsi di alcune delle crisi alimentari che il paese ha attraversato.

Negli ultimi anni, in particolare in seguito alle risorse liberate dalla cessazione delle ostilità con l'Eritrea e nel quadro di un processo più generale di ammodernamento, il Paese ha visto la costruzione di un notevole numero di strade, soprattutto nei dintorni di Addis Abeba e delle città maggiori.

L'unica linea ferroviaria esistente fu costruita dai francesi nel 1917 e collega Addis Abeba con Gibuti, passando per Dire Dawa.

L'aeroporto internazionale di Bole, ad Addis Abeba, è stato rimodernato negli ultimi anni e può considerarsi un ottimo aeroporto per gli standard africani; la compagnia di bandiera, Ethiopian Airlines, gode anche di ottima reputazione tra le compagnie africane, specie per la buona selezione e l'addestramento dei piloti (effettuato normalmente in Gran Bretagna). L'Etiopia gode di un discreto sistema di collegamenti aerei interni, con aeroporti non solo nelle città più importanti, ma anche in piccoli centri come Lalibela, tradizionale centro di pellegrinaggio e, più di recente, meta turistica.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La Valle dell'Omo

Il turismo in Etiopia non è sviluppato, anche a causa delle infrastrutture poco adeguate. Tuttavia il governo dell'Etiopia considera il turismo, per il futuro, come una delle fonti di entrate potenzialmente più importanti per il Paese. Il tentativo è di puntare su turisti a reddito medio-alto, che siano attratti dalla cultura locale, e dalle bellezze naturali. Nel 1998 hanno visitato l'Etiopia circa 250.000 persone; tuttavia questo dato è parziale, la maggior parte di questi visitatori si reca in Etiopia di passaggio, o per affari.

Il Simien

A questi si devono aggiungere altri tipi di aree protette a livello nazionale: santuari naturali, foreste, riserve, aree di caccia controllata, ecc.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Ricche e abbondanti sono anche l'arte e l'architettura religiosa, che riflettono la lunga storia del cristianesimo etiope; le chiese, e gli affreschi che si trovano al loro interno, testimoniano influenze bizantine e copte.

In Etiopia è diffusa soprattutto la pittura a soggetto sacro, caratterizzata da colori molto forti e caldi (un soggetto tipico è l'incontro tra Salomone e la Regina di Saba); non è diffusa invece la scultura (solo la pittura può raffigurare scene sacre).

Vi sono poi molti quadri a soggetto magrebino del noto artista ottocentesco Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798-1863) che, a partire dal 1832, effettuò più viaggi in Africa.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al I millennio a.C. predominarono le influenze sudarabiche a cui si aggiunsero quelle asiatico-sirianiche. A cavallo dell'era cristiana si diffusero elementi indiani, testimoniati dal concetto del tempio rupestre isolato e dei motivi decorativi architettonici, seguiti da elementi dell'arte copta.[16]

L'arte etiopica si sviluppò sia nella fase medioevale, dal VII secolo al XVI secolo sia in una più moderna. Nel primo periodo furono soprattutto le zone del nord e del centro del Paese a fornire un'ampia fioritura, mentre il resto del Paese fu impegnato in aspre lotte con le forze islamiche.

La caratteristica principale dell'arte etiopica fu il ritmo orizzontale tipico degli edifici, anche in quelli alti contraddistinti dalla trasposizione della tecniche della capanne antiche rinforzate da travi orizzontali. Il motivo ricorrente è antico, in quanto ricorda le stele paleo-etiopiche, sia a sfondo religioso-funerario, sia a fini politici per esaltare il palazzo del re.

Se nell'architettura paleo-etiopica gli elementi tipici furono il podio di sostegno ai gradini, la scalinata di accesso esterna a tombe, chiese e palazzi, la chiesa di Dabra Dammò testimoniò, invece, il passaggio all'architettura medievale, contraddistinta da interni a tre navate terminanti in absidi di derivazione siriaca. Famoso fu il complesso di 50 chiese di Lalibela risalenti al XII secolo, dalla pianta regolare, archi ampi, soffitti a cupolette, finestrelle con griglia a croce.

Il Libro dei Re (III 6, 2-19) nel descrivere l'erezione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Salomone, illustra la tripartizione dello spazio sacro che trova coincidenze in una serie di chiese etiopiche: un edificio rettangolare costituito da tre vani allineati comunicanti, il primo dei quali (qenē mahlēt "il luogo dove si cantano gli inni") destinato ai cantori e al popolo, il secondo (qeddest "santo") al clero non officiante e alla distribuzione dell'Eucarestia al popolo, il terzo (maqdas "santuario", con il tābot quale riproposizione rituale delle Tavole della Legge) ai sacerdoti officianti. [17]

Le chiese del nord compresero nette separazioni tra il vestibolo e il tabernacolo, invece intorno al XVI secolo comparve la chiesa rotonda con tetto conico probabilmente di influenza orientale.

Più recentemente, l'influenza portoghese si manifestò in edifici quadrangolari, a più piani con torrioni angolari.

Scultura[modifica | modifica wikitesto]

La scultura fu costituita prevalentemente dai fregi esterni e interni delle chiese eseguiti nella pietra o nel legno, talvolta policromi con motivi geometrici o animaleschi oppure raffigurante angeli e santi.

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Se la prima pittura medievale si caratterizzò di affreschi di santi o di re-santi raffigurati in modo rigido e piatto, nei secoli successivi si impose la pittura a grandi tempere su tela o su pelle, da conservare sulle pareti delle chiese.[16]

Nel XIV secolo si diffuse il gusto siriaco e armeno, con in aggiunta un'ornamentazione copta; in quello seguente penetrò il gusto bizantino del ritratto dell'evangelista a piena pagina, mentre invece nei secoli successivi si diffonderanno motivi e stili occidentali per merito anche di Niccolò Brancaleone veneziano che ha operato molti anni in Etiopia.

La più tipica e caratteristica forma pittorica è stata la miniatura, che ha origine pre-cristiane.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Gli atleti etiopi si distinguono nelle discipline atletiche del fondo e mezzofondo, con una tradizione che risale agli anni sessanta del secolo scorso con il maratoneta Abebe Bikila, vincitore delle maratone olimpiche di Roma 1960 e Tokyo 1964. Altri plurivincitori di medaglie olimpiche sono stati Myrus Yfter, Haile Gebrselassie, Kenenisa Bekele. Fra le donne da segnalare Derartu Tulu e le sorelle Dibaba (in particolare Tirunesh). È importante segnalare che, ad oggi, l'unica mezzofondista etiope che sia stata squalificata per doping è stata la maratoneta Shitaye Gemechu nel 2009[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Costituzione dell'Etiopia
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28-2-2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ Histories, libro 2, capitoli 29 e 146; libro 3, capitolo 17
  6. ^ Odissea, libro 1, righe 22-23; libro 4, riga 84
  7. ^ Aithiops, Henry George Liddell, Robert Scott, ''A Greek-English Lexicon'', at Perseus, Perseus.tufts.edu. URL consultato il 16 marzo 2009.
  8. ^ Histories, II, 29-30; III, 114; IV, 197
  9. ^ BibleGateway.com: A searchable online Bible in over 100 versions and 50 languages
  10. ^ Nita Bhalla, The town that Rastafarians built, BBC News, 5 novembre 2001. URL consultato il 7 aprile 2010.
  11. ^ http://www.ethiopianembassy.org/population.shtml
  12. ^ Ethiopia: A Model Nation of Minorities
  13. ^ The History of Ethiopian Jews, articolo della Jewish virtual library
  14. ^ In immagini: il grande riassetto dell'Etiopia BBC 22 April 2004
  15. ^ http://hdr.undp.org/en/media/HDI_2008_EN_Tables.pdf
  16. ^ a b Le muse, De Agostini, Novara, 1966, Vol.IV, paG.410-411
  17. ^ Aethiopia Porta Fidei, Terra Ferma Edizioni, (Grafiche Antiga spa, Crocetta del Montello), 2012, pag. 34.
  18. ^ Shitaye Gemechu denies taking of banned substance . Ethiopian Reporter (2010-03-14). Retrieved on 2010-08-30.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adolph Freiherr Knigge, Benjamin Noldmann's Geschichte der Aufklärung in Abyssinien oder Nachricht von seinem und seines Herrn Vetters Aufenthalte an dem Hofe des großen Negus, oder Priesters Johannes (Volltext)
  • Gerhard Rohlfs, Im Auftrage Sr. Majestät des Königs von Preussen mit dem Englischen Expeditionscorps nach Abessinien (Volltext)
  • Gerd Gräber, Angelika Gräber, Berhanu Berhe, Äthiopien, ein Reiseführer, Heidelberg, Kasparek, 1997. ISBN 3-925064-21-4
  • Alain Gascon, La Grande Éthiopie, une utopie africaine, Parigi, CNRS éditions, 1995. ISBN 2-271-05235-1.
  • Xavier van der Stapen, Éthiopie, au pays des hommes libres, Tournai, La Renaissance du Livre, 2004. ISBN 2-8046-0828-X.
  • Lorenzo Mazzoni, Kebra Nagast. La Bibbia segreta del Rastafari, Coniglio editore, 2007. ISBN 978-88-6063-063-6.
  • Arnaldo Mauri, Il mercato del credito in Etiopia, Giuffrè, Milano 1967.
  • Clara Caselli e Arnaldo Mauri, Moneta e banca in Etiopia, Giuffrè, Milano 1986, ISBN 88-14-00769-1
  • Lorenzo Mazzoni. "Haile Selassie I. Discorsi scelti 1930 - 1973". Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2011. ISBN 978-88-6222-159-7
  • Arnaldo Mauri, The re-establishment of the national monetary and banking system in Ethiopia (1941-1963), "The South African Journal of Economic History", Vol. 24 (2), 2009. WP dello stesso autore su questo tema disponibile [1]
  • Guida dell'Africa Orientale Italiana, Consociazione Turistica Italiana, Milano 1938
  • Arnaldo Mauri, "Monetary Developments and Decolonization in Ethiopia", Acta Universitatis Danubius, Oeconomica, n. 1, 2010. WP dello stesso autore su questo tema disponibile [2]
  • Arnaldo Mauri, "The short life of the Bank of Ethiopia", Acta Universitatis Danubius, Oeconomica, n. 4, 2010. WP dello stesso autore su questo tema disponibile [3]
  • Pippo Vigoni, Abissinia, giornale di un viaggio, Milano 1881

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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