Amhara (popolo)

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Amara (Amhara)
Luogo d'origine Corno d'Africa
Etiopia Etiopia
Popolazione 23.399.000
Lingua Amarico
Religione cristianesimo
Distribuzione
Etiopia 23.050.000
Eritrea 33.000
Somalia 59.000
Sudan 86.000
Gibuti 4.400
Yemen 9.700

Gli Amhara o Amara sono un gruppo etnico dell'Etiopia centrale, di cui fanno parte circa 23 milioni di persone, cioè il 30,2% della popolazione etiope secondo i più recenti censimenti del 1994. Parlano l'Amarico, la lingua ufficiale dell'Etiopia e dominano la vita politica ed economica del loro Stato.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La derivazione del nome Amhara non è chiara; secondo alcuni viene dalla parola amari, che significa "piacevole, gradevole, bello e grazioso", ma secondo alcuni storici etiopi, come Ghetacciù Maconnèn Hasen, il nome è connesso a Himyariti [1]. Altri sostengono che derivi dalle parole in lingua ge'ez ዓም "ʿam", ossia "persone" e ሓራ "h.ara", cioè "libero" o "soldato", sebbene altri etimologi, come Donald Levine, abbiano escluso l'idea che la parola derivi alla tradizione linguistica popolare [2]. Ultimamente comunque, è sempre più diffusa l'idea che l'origine del nome derivi dalla provincia medievale di Amhara, corrispondente alla moderna regione di Amhara, in Etiopia centrale.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Circa il 90% degli Amhara si dedicano ad attività rurali e vivono grazie all'agricoltura, principalmente nelle regioni montuose etiopi. Prima della rivoluzione del 1974, i proprietari terrieri mantenevano uno stretto controllo sui loro affittuari del mezzadro, spesso permettendogli di accumulare debiti rovinosi. Dopo il 1974, i proprietari furono sostituiti da funzionari del governo locale, che rivestono un ruolo simile.

Orzo, grano, miglio, frumento, sorgo e teff, insieme a fagioli, peperoni, ceci e altri vegetali sono le colture più importanti; nelle aree di montagna un raccolto all'anno è normale, mentre nelle pianure ne sono possibili anche due. Vengono inoltre allevati bovini, pecore e capre.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La loro religione predominante per secoli è stata il Cristianesimo, con la Chiesa etiope, monofisita, a giocare un ruolo centrale nella cultura del paese e del gruppo etnico amarico. Secondo il censo del 1994, l'81.5% della Regione degli Amhara dell'Etiopia (che è per il 91.2% amhara) è Ortodossa etiope, il 18.1% è musulmana, e lo 0.1% è protestante.[3] La Chiesa Ortodossa etiope mantiene stretti contatti con la Chiesa Copta egizia, che tradizionalmente forniva il Primate. La Pasqua e l'Epifania sono le celebrazioni più importanti, festeggiate con cerimonie, banchetti e danze. Ci sono anche molti giorni di "digiuno" nel corso dell'anno, in cui si possono mangiare solamente vegetali o pesce.

I matrimoni sono spesso combinati, con gli uomini che si sposano verso i venti anni. Tradizionalmente le donne si sposavano quando avevano 14 anni, ma nel XX secolo, l'età minima è stata innalzata a 18, sotto imposizione del governo Imperiale. I matrimoni civili sono comuni, nonostante ci siano anche matrimoni nelle chiese. Dopo un matrimonio celebrato in chiesa, il divorzio non è più contemplabile. Ogni famiglia ospita una festa di matrimonio separata dopo la cerimonia.

Al momento del parto, un prete viene a visitare la famiglia per benedire il neonato e circonciderlo se è un maschio. La madre e il bambino rimangono nella casa, per quaranta giorni dopo la nascita di un maschio, per ottanta dopo la nascita di una femmina, prima di andare in chiesa per ricevere il battesimo.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'arte amarica è caratterizzata da dipinti religiosi. Una delle caratteristiche più degne di nota di questi dipinti sono i grandi occhi dei soggetti, che solitamente sono figure bibliche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcune tribù parlanti Semitico, specialmente gli Agazyan, costituirono il Regno di Axum circa due millenni fa, e questo si estese a contenere ciò che oggi è l'Eritrea e l'Etiopia del Nord, e in certi momenti, porzioni dello Yemen e del Sudan. Gli Amhara ereditarono la religione e la tradizione monarchica da Axum, così come hanno fatto i Tigrini.

La regione ora conosciuta come "Amhara" nell'era feudale era composta da alcune province con un'autonomia più o meno grande, comprese Beghemeder, Goggiam, Qwara e Làsta.

Ad un certo punto nel tardo medioevo, i linguaggi Amarico e Tigrino iniziarono a differenziarsi. I signori della guerra Amhara rivaleggiarono con i corrispettivi tigrini per il dominio del regno. Mentre molti rami della dinastia Imperiale provenivano da un'area in cui si parlava amarico, un'altra parte sostanziale proveniva dal Tigrè. Sembrò che gli Amhara presero il sopravvento con l'ascesa della cosiddetta linea di discendenza Gondar della dinastia Imperiale all'inizio del XVII secolo. Comunque, presto si passò all'era semi-anarchica Zemene Mesafint ("Era dei Principi"), in cui signori della guerra in rivalità si scontrarono per il potere e gli "inderasi" (o reggenti) Oromo di Yejju avevano il controllo effettivo, mentre gli imperatori erano solamente dei prestanome. I Tigrini fecero solamente un breve ritorno sul trono con Giovanni IV, la cui morte nel 1889 permise alla base di ritornare nella provincia, parlante amarico, di Scioà.

Gli storici generalmente pensano che gli Amhara siano stati l'élite comandante dell'Etiopia per secoli, rappresentata dalla discendenza di Imperatori che finì con Haile Selassie. Molti commentatori, compreso Marcos Lemma, ad ogni modo, contestano la veridicità di questa affermazione, sostenendo che altri gruppi etnici sono sempre stati attivi nella politica del paese.

Una possibile causa di confusione per questo diverbio deriva dall'erronea classificazione di tutti coloro che parlano amarico come "Amhara", e dal fatto che molte persone di altri gruppi etnici hanno nomi amarici. Un altro elemento è che la maggior parte degli Etiopi può far risalire la sua ascendenza a molteplici gruppi etnici. In realtà, l'ultimo Imperatore, Haile Selassie I, spesso si considerava un membro della tribù Guraghé per via della sua ascendenza, e la sua Imperatrice, Itege Menen Asfaw di Ambassel, era in gran parte di discendenza Oromo. L'uso esteso della lingua amarica deriva soprattutto dall'essere la lingua della corte che in seguito fu adottata a prescindere dalla sua utilità da molti gruppi non collegati, che divennero così conosciuti come "Amhara", qualunque fosse il loro gruppo etnico di origine.

Validità dello status di gruppo etnico[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'ultimo quarto del XX secolo, "Amhara" era utilizzato solamente (nella forma amariñña) per riferirsi ad amarico, la lingua, o alla provincia medievale ubicata a Uollo (la moderna regione di Amhara). Anche oggi, molte persone etichettate dagli esterni come "Amhara," si riferiscono a loro semplicemente per indicare "Etiope", o alla loro provincia (ad esempio Goggiamé dalla provincia Goggiam). Secondo l'etnografo etiope Donald Levine, "Gli abitanti di Scioà che parlano amarico si considerano più vicini agli abitanti di Scioà che non parlano amarico piuttosto che ad altri che parlano amarico facenti parte di regioni lontane come Gondar".[4] Coloro che parlano amarico tendono ad essere un "gruppo sovra-etnico" composto di "etnie fuse".[5] Takkele Taddese descrive gli Amhara,

Si può dunque sostenere che l'Amhara esiste come etnia fusa, come un'etnia etiope sovraetnicamente cosciente che funge da "crogiolo" in cui tutti gli altri gruppi etnici si sono fusi. La lingua, l'amarico, serve come centro di questo processo di fusione malgrado sia difficile immaginare una lingua senza l'esistenza di un corrispettivo gruppo etnico distinto dagli altri che lo parli come madre lingua. Gli Amhara non esistono, comunque, nel senso di essere un gruppo etnico distinto che porta avanti i suoi interessi e presenta una filosofia e ideologia di razza pura come è stata presentata dall'elite dei politici. Il principio base di coloro che affermano l'esistenza degli Amhara come un gruppo etnico ben distinto, perciò, è che gli Amhara dovrebbero essere rimossi dalla posizione di supremazia ed ogni gruppo etnico dovrebbe essere liberato dalla dominazione amarica per avere uno status uguale a quello di chiunque altro. Questo senso dell'esistenza degli Amhara può essere considerato un mito.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Getachew Mekonnen Hasen, Wollo, Yager Dibab (Addis Abeba: Nigd Matemiya Bet, 1992), p. 11.
  2. ^ Herausgegeben von Uhlig, Siegbert, Encyclopaedia Aethiopica: A-C. Wiesbaden: Harrassowitz Verlag, 2003. pp. 230.
  3. ^ FDRE States: Basic Information - Amhara, Population (accessed 26 March 2006)
  4. ^ Donald N. Levine "Amhara," in von Uhlig, Siegbert, ed., Encyclopaedia Aethiopica:A-C, 2003, p.231.
  5. ^ a b Takkele Taddese "Do the Amhara Exist as a Distinct Ethnic Group?" in Marcus, Harold G., ed., Papers of the 12th International Conference of Ethiopian Studies, 1994, pp.168-186.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolf Leslau e Thomas L. Kane, Amharic Cultural Reader. Wiesbaden: Harrassowitz 2001. ISBN 3-447-04496-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]