Canis simensis

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Lupo Etiope
EthiopianWolf1.jpg
Canis simensis
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Canis
Specie C. simensis
Nomenclatura binomiale
Canis simensis
Ruppell, 1840
Areale

Ethiopian Wolf-area.png

Il lupo etiope o lupo del Semien (Canis simensis) è un piccolo lupo rossastro simile alla volpe. È uno tra i più rari e minacciati di tutti i canidi. È noto anche come lupo abissino, sciacallo rosso, e volpe (o sciacallo o cane[2]) del Semien; in amarico viene chiamato täkʷula («lupo») o qey qebero («volpe rossa») e in oromo jedalafardaa («sciacallo dei cavalli»). I nomi numerosi riflettono le antiche incertezze riguardo alla sua posizione tassonomica, sebbene si ritenga attualmente che sia imparentato con i lupi del genere Canis piuttosto che con le volpi a cui somiglia nell'aspetto. Le primi analisi molecolari sembravano indicare che il lupo etiope sia un discendente del lupo grigio,[3] ma le analisi più recenti indicano che si sia diversificato dal lupo grigio, il coyote e lo sciacallo dorato circa 3-4 milioni d'anni fa.[4]

Vive nelle regioni afro-alpine dell'Etiopia, ad un'altezza di circa 3000 metri sul livello del mare. Ne rimangono solamente sette popolazioni, per un totale approssimativo di 550 adulti. La popolazione più numerosa si trova sulle montagne di Bale, in Etiopia meridionale, sebbene vi siano inoltre popolazioni più piccole sui monti Semien, nel nord del Paese, ed in poche altre aree.

Si nutrono di roditori africani, soprattutto di ratti talpa africani e di ratti dell'erba abissini (uno studio ha riscontrato che il 96% delle loro prede siano roditori). Possono inoltre catturare anche piccole antilopi, come le redunche ed i piccoli di antilopi più grandi (come il nyala di montagna), così come lepri ed iraci. I lupi etiopi sono diurni.

Albero filogenetico dei Canis interfertili.

Quando si nutrono di roditori, i lupi etiopi tendono a cacciare da soli, ma sono canidi territoriali e sociali che formano branchi e difendono i loro territori. Il branco, che può comprendere fino ad una dozzina di esemplari con un rapporto tra i sessi di alcuni maschi per femmina, pattuglia e difende il territorio.

Le genti oromo dell'Etiopia meridionale chiamano il lupo etiope «sciacallo dei cavalli» a causa della sua abitudine riportata di seguire le giumente e le vacche che stanno per partorire allo scopo di nutrirsi della placenta.

Claudio Sillero-Zubiri dell'università di Oxford è lo zoologo che ha lavorato di più allo scopo di salvare questa specie di lupo, soprattutto grazie ai suoi lavori per sviluppare un vaccino orale contro la rabbia per proteggerla da questa malattia trasmessale dai cani locali. Il suo lavoro è sostenuto dalla Born Free Foundation. Un'epidemia di rabbia scoppiata nel 1990 ridusse la popolazione nota più numerosa, quella del parco nazionale delle montagne di Bale, da circa 440 lupi a meno di 160 in sole due settimane.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Canis simensis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ Jenni Bruce, Karen McGhee, Luba Vangelova, Richard Vogt, L'Enciclopedia degli animali, Milano, Areagroup media, 2005.
  3. ^ D. Gotelli, C. Sillero-Zubiri, G.D. Applebaum, M.S. Roy, D.J. Girman, J. Garcia-Moreno, E.A. Ostrander, R.K. Wayne, Molecular genetics of the most endangered canid: the Ethiopian wolf Canis simensis in Molecular Ecology, vol. 3, nº 4, Institute of Zoology, Zoological Society of London, UK, 1994, pp. 301-312. URL consultato il 31 marzo 2008.
  4. ^ K. Lindblad-Toh, CM Wade, TS Mikkelsen, EK Karlsson, DB Jaffe, M Kamal, M Clamp, JL Chang, 3rd Kulbokas Ej, Michael C. Zody, Evan Mauceli, Xiaohui Xie, Matthew Breen, Robert K. Wayne, Elaine A. Ostrander, Chris P. Ponting, Francis Galibert, Douglas R. Smith, Pieter J. Dejong, Ewen Kirkness, Pablo Alvarez, Tara Biagi, William Brockman, Jonathan Butler, Chee-Wye Chin, April Cook, James Cuff, Mark J. Daly, David Decaprio e Sante Gnerre, Genome sequence, comparative analysis and haplotype structure of the domestic dog in Nature, vol. 438, nº 7069, 2005, pp. 803–819, DOI:10.1038/nature04338, PMID 16341006.

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