Cuon alpinus

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Cuon
Cuon alpinus (Dhole).jpg
Cuon alpinus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Cuon
(Hodgson, 1838)
Specie C. alpinus
Nomenclatura binomiale
Cuon alpinus
(Pallas, 1811)
Areale

Cuon-alpinus-map.png

Il cuon (Cuon alpinus), o dhole, o cane rosso o selvatico dell'India e del sud-est asiatico, non è un vero cane, sebbene somigli ai cani di villaggio con i quali viene talvolta scambiato. Si distingue per le orecchie arrotondate ed il muso piuttosto corto. Filogeneticamente è più affine al Licaone. Nelle parti settentrionali della loro area di diffusione, i cuon hanno un pesante mantello giallognolo o grigiastro con un denso sottopelo invernale che si scurisce d'inverno. Verso il sud, il mantello, meno spesso, è marrone giallognolo durante tutto l'anno. La coda ha la punta nera. L'area di diffusione del cuon copre l'India (non Ceylon), il sud-est asiatico fino all'Indonesia ed anche parti della Russia, della Cina e della Corea.

Mute errabonde[modifica | modifica wikitesto]

Una volta i cuon vivevano in mute di 100 o più nei boschi, sulle colline e nelle pianure. Adesso il loro numero si è ridotto perché i daini ed altri mammiferi più grossi, dei quali essi si nutrono, sono diventati scarsi. Una muta rimaneva in una zona, riparandosi sotto le rocce o in tane deserte e cacciando di giorno, finché aveva ucciso tanta selvaggina da essere continuamente costretta a spostarsi. Ora che il muntjak ed altri daini stanno diventando rari, i cuon vengono spesso abbattuti con il fucile per impedire che anche le ultime mandrie di daini siano completamente distrutte. I cuon non abbaiano, ma ringhiano o piagnucolano. I cacciatori li hanno adescati soffiando in una cartuccia di ottone per imitare lo strano fischio ululante dei cuon che sembra rappresentare il loro richiamo di accoppiamento.

Cacciatori instancabili[modifica | modifica wikitesto]

Come i loro parenti, i licaoni, i cuon cacciano in mute e inseguono spietatamente la loro preda. Non corrono ad una forte velocità, ma seguono l'odore della loro preda in un lungo ed instancabile galoppo, a sbalzi, finché la preda, finalmente esausta, non si arrende. Quando si trovano alla giusta distanza per colpire la preda sfinita essi attaccano qualsiasi parte del corpo che possono raggiungere, colpendo violentemente i fianchi e aggrappandosi anche alle labbra, al naso e alla coda. Una storia molto diffusa in India dice che i cuon evirino la loro preda, mentre altre ci raccontano di bestie trovate uccise e mutilate dei testicoli, benché questi animali, a quanto sembra, non attacchino alcuna parte del corpo in particolare, ma afferrino all'impazzata qualsiasi parte possano raggiungere. La preda è divorata appena uccisa, perché i cuon non toccano carne putrefatta. Nonostante i cuon facciano stragi di daini e talvolta vengano a loro volta uccisi a fucilate in zone dove i daini si fanno troppo rari (in condizioni del tutto naturali), essi hanno nondimeno un ruolo utile nel bilancio globale della natura. Tengono infatti i daini in movimento ed impediscono che questi mangino troppa erba. In India le prede principali del cuon sono il muntjak, il chital, ed il sambur, mentre in mute attaccano anche animali più grossi, compresi i bufali, i cinghiali e perfino altri carnivori come l'orso nero dell'Himalaya e l'orso labiato. In genere i dhole evitano lo scontro con i grandi felini come il leopardo e la tigre. Con il primo combattono però più spesso, essendo più piccolo. Ci sono alcuni rari casi di lotte furibonde con tigri per questioni di prede, quasi sempre femmine. Possono essere molto sanguinosi: i cani attaccano in gruppi di 20-30 e anche più da tutte le parti con estrema ferocia e mirando a ferire letalmente, la tigre difende strenuamente la sua caccia; secondo le testimonianze sono morti spesso più di 10 dhole e in un caso addirittura 23, tuttavia anche la tigre a volte ha perso la vita. Fortunatamente per gli abitanti dell'Asia i cuon non attaccano l'uomo. Esiste una sola documentazione di un attacco, in Indonesia, ma senza una prova certa che vi fossero coinvolti dei cuon; l'attacco potrebbe benissimo essere stato effettuato da una muta di cani selvatici.

La leggenda sulla tecnica di caccia[modifica | modifica wikitesto]

Tigre braccata dai cani selvatici, illustrazione Samuel Howett & Edward Orme, pubblicato a Londra (1807).

Una storia molto diffusa in Asia sostiene che una muta può urinare su alcuni cespugli, in una parte prescelta di un bosco, e poi spingervi la sua preda. Quando la preda corre attraverso i cespugli viene accecata dai fumi acidi provenienti dall'urina e sopraffatta dai cuon prima ancora che gli occhi dell'animale in fuga possano di nuovo schiudersi. Un'altra versione di questa storia vuole che i cuon spruzzino urina direttamente negli occhi della loro preda lanciandola con la loro coda. Fare una cosa del genere durante la corsa deve richiedere molta abilità. Eppure, a Burma si pensava che perfino tigri ed elefanti potessero essere resi impotenti, fino a soccombere in questa maniera. Come per ogni leggenda sul comportamento di un animale, è lecito e persino interessante fare congetture sul modo in cui possa essere sorta. Storie palesemente inverosimili si basano di solito su qualche fatto alterato da osservazioni non critiche e da elaborati ricami specie quando, attraverso il tempo, non hanno fatto che passare di bocca in bocca. La storia della guerra chimica del cuon potrebbe derivare da osservazioni fatte mentre segnavano cespugli nella stessa maniera dei cani domestici. La versione più elaborata, secondo cui essi spargono urina con la loro coda, non può essere facilmente convalidata. Comunque, in Europa lo stesso comportamento viene attribuito ai lupi, ma di loro è stato detto che intingevano la loro coda nell'acqua di uno stagno o di un fiume.

Riproduzione in tane comunitarie[modifica | modifica wikitesto]

In India almeno, i cuon nascono durante tutto l'anno ma per la maggior parte in gennaio e febbraio. Dopo una gestazione di circa 9 settimane sono partoriti da 2 a 6 piccoli, e forse più. Varie femmine possono allevare i loro piccoli in un'unica tana comunitaria.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Durbin, L.S., Hedges, S., Duckworth, W., Tyson, M., Lyenga, A. & Venkataraman, A. 2004, Cuon alpinus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.

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