Stupa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Il Grande Stupa a Sanchi

Uno Stupa (dal sanscrito stūpa[1]) è un monumento buddhista, originario del subcontinente indiano, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie. Il termine deriva dal sanscrito (in tibetano Chorten) che letteralmente significa "fondamento dell'offerta". È il simbolo della mente illuminata (la mente risvegliata, divinità universale) e del percorso per il suo raggiungimento. Se si usano soltanto due parole, la migliore definizione di Stupa è "monumento spirituale". A livello simbolico, lo Stupa rappresenta il corpo di Buddha, la sua parola e la sua mente che mostrano il sentiero dell'illuminazione.

Storia e diffusione[modifica | modifica sorgente]

Dall'India lo stupa si diffonde in tutta l'Asia sud-orientale, in forme e modi diversi, ed in età contemporanea anche nell’Occidente. Nel Sud-Est asiatico viene chiamato chedi (dal sinomino in lingua pāli); in Sri Lanka dagoba (dal sanscrito dhatu- elemento, o componente, o reliquia + garbha - repositorio); o tope (dal indiu top, derivato dal sanscrito stūpa, una grande quantità).

Lo Stupa e il Monte Fuji a Gotemba, Shizuoka, Giappone.
Lo Stupa di Bodnath a Kathmandu, Nepal.

Lo stupa è forse il più antico monumento religioso; in origine era una tumulo di sabbia o terra, spesso marcato da sassi di colore blu chiamato cairn per coprire le reliquie del Buddha. Dopo la morte del Buddha, il corpo fu cremato e le ceneri furono sepolte sotto otto stupa, con altri due stupa intorno all’urna e le altre ceneri. Altri stupa, come quelli a Sarnath e Sanchi (India settentrionale), sembrano abbellimenti di tumuli più antichi. Nel III secolo a.C., dopo la conversione al buddhismo, l’imperatore indiano Aśoka ordinò che gli stupa originali venissero aperti e che le ceneri del grande Buddha fossero distribuite tra i mille stupa.

Gli otto stupa originali continuano ad essere molto venerati. Nel corso dei secoli, a partire dal III a.C., lo stupa stesso è cambiato, diventando non solo un monumento funerario ma anche un luogo di preghiera e venerazione. Di conseguenza, è cambiata anche la sua struttura architettonica, divenendo un grande tumulo emisferico con una torana (ingresso), una vedica (una veranda intorno simile ai villaggi vedici), un "anda" ("uovo") e corrisponde appunto alla parte emisferica su cui poggia la harmika (un balcone quadrato con parapetto). Dalla harmika svettano i cosiddetti "ombrelli": essi sono dischi, sempre in numero dispari, posizionati attorno a un pilastro, il pilastro cosmico. Questa espressione deriva dalle credenze cosmogoniche indiane pre-buddhiste ed è funzionale alla genesi dello stupa. Le civiltà gangetiche credevano che in origine il mondo fosse una distesa d'acqua su cui galleggiava una zolla di terra; il dio Indra decise di porre fine al vagare di questa zolla di terra bloccandola con la sua arma, il Vajera, una sorta di bastone appuntito. Prendendo spunto da queste credenze, iniziarono a sorgere nel nord-est dell'India dei "monumenti sacri" costituiti da un albero piantato in mezzo ad una pozza d'acqua: era il richiamo all'origine leggendaria del mondo. Lo stupa viene costruito proprio partendo da queste basi. All'inizio si pianta un palo (l pilastro cosmico simbolo del Vajera del dio Indra), poi si inizia a costruirvi attorno fino a formare una calotta semisferica delle dimensioni più svariate. Gli ombrelli che fuoriescono dalla cima rappresentano proprio le fronde di un albero, l'albero sacro circondato da una balaustra che è l'harmika. Infatti in origine, sempre in epoca pre-buddhista, venivano costruiti monumenti sacri costituiti da un padiglione che circondava un albero (tali raffigurazioni si trovano in alcuni bassorilievi). Lo stupa non è quindi un "tempio", tanto meno un monumento religioso. Bensì è una struttura sacra che riporta alla cosmogonia indiana, è la rappresentazione del microcosmo. Le sue caratteristiche architettoniche sono quindi state assorbite dal buddhismo, non create da esso. Dal I secolo a.C. lo stupa viene incorporato nel padiglione del chaitya-griha. Lo stupa più antico si trova a Sanchi, in India, mentre quello più alto (127 metri) è il Phra Pathom Chedi e si trova a Nakhon Pathom, in Thailandia.

Con la diffusione del buddismo in altri paesi asiatici lo stupa si è trasformato in pagoda. La pagoda può avere varie forme, tra cui quella di piramide o altre. Oggi, nel sud-est asiatico, il termine stupa viene usato per indicare una struttura buddhista, mentre la parola pagoda indica un edificio che potrebbe essere usato per attività laica o secolare.

Lo stupa deve contenere i seguenti cinque elementi, che hanno un collegamento metaforico con i cinque elementi cosmici di terra, acqua, fuoco, aria e spazio:

  1. una base quadrata
  2. una cupola emisferica
  3. una torre a cono
  4. una luna
  5. un disco circolare

Nomi locali[modifica | modifica sorgente]

Il Grande Stupa a Dehradun

Nomi locali per lo stupa sono:

  • Chaitya - Nepal
  • Candi - Indonesia
  • Chedi - Thailandia
  • Chorten - Tibet e Bhutan
  • Dagoba/Chaitiya - Sri Lanka
  • Chedey - Cambogia
  • Tap - Korea
  • That - Laos
  • Ta - Cina (塔 letteralmente "torre")
  • Tô - Giappone (塔)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ cfr. a) «Stupa», in Il nuovo Zingarelli, Bologna, Zanichelli, 1983, p. 1927;
    b) «Stupa», in Vocabolario Treccani;
    c) Aldo Gabrielli, «Stupa», in Dizionario della Lingua Italiana, Hoepli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Buddhist Monuments / Mitra, D. - Sahitya Samsad: Calcutta, [1971]. ISBN 0-89684-490-0.
  • The Stupa - Yoga's Sacred Architecture
  • The stupa: sacred symbol of enlightenment. - Berkeley, CA: Dharma Pub., c1997.
  • Stupa: built and unbuilt / Richard Purdy. - [Montréal, QC: Oboro, 2003]
  • Stūpa and its technology: a Tibeto-Buddhist perspective / by Pema Dorjee. - New Delhi: Indira Gandhi National Centre for the Arts and Motilal Banarsidass Publishers, 1996.
  • Buddhist stupas in Asia: the shape of perfection / photography, Bill Wassman; text, Joe Cummings. - London: Lonely Planet Publications, 2001.
  • The origin and development of Stūpa architecture in India / Sushila Pant. - Varanasi: Bharata Manisha, 1976.
  • Stupa: art, architectonics and symbolism / by Giuseppe Tucci; translated into English by Uma Marina Vesci; edited by Lokesh Chandra. - New Delhi: Aditya Prakashan, 1988.
  • Psycho-cosmic symbolism of the Buddhist stūpa / Lama Anagarika Govinda. - Emeryville, Calif. : Dharma Pub, c1976.
  • The symbolism of the stupa / Adrian Snodgrass. - Ithaca, N.Y. : Southeast Asia Program, Cornell University, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

buddhismo Portale Buddhismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di buddhismo