Mente

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Il termine mente è comunemente utilizzato per descrivere l'insieme delle funzioni superiori del cervello e, in particolare, quelle di cui si può avere soggettivamente coscienza in diverso grado, quali la personalità, il pensiero, la ragione, la memoria, l’intelligenza, la volontà e l’emozione. Sebbene molte specie animali condividano con l’uomo alcune di queste facoltà, il termine è di solito impiegato a proposito degli esseri umani.

All'utilizzo in senso tecnico neurofisiologico si è anche affiancato un utilizzo di tipo metafisico. In tale prospettiva la Mente diventa qualche cosa di divino e tale presunta entità sovrannaturale, come ad esempio nell’espressione "la mente di Dio", assume qualità pensanti che alludono a un mente superiore com'era il Dio di Spinoza.

Indice

[modifica] Teorie della mente

Esistono diverse teorie sulla costituzione della mente e sul suo funzionamento, risalenti a Platone, Aristotele e ad altri filosofi dell’Antica Grecia. Alcune teorie prescientifiche, radicate nella teologia, sono focalizzate sulla relazione tra mente ed anima (la presunta essenza sovrannaturale della divinità presente in ogni uomo). Teorie più moderne sono invece basate su una comprensione scientifica del cervello, vedono la mente come fenomeno psicologico. Il termine viene in generale utilizzato più o meno come sinonimo di coscienza.

La discussione intorno a quali attributi umani costituiscano la mente è ancora molto accesa. Alcuni sostengono che soltanto le più "alte" funzioni intellettive costituiscano la mente: in particolare, la ragione, l'intuizione, l'intenzionalità e la memoria. In questa prospettiva le emozioni – l’amore, l’odio, la paura, la gioia – avrebbero una natura più "primitiva" e soggettiva e andrebbero pertanto ben distinte dalla natura della mente. Altri sostengono invece che l’aspetto razionale di una persona non può essere distinto da quello emotivo, che essi condividono dunque la stessa natura, e che vanno entrambi considerati come appartenenti alla mente dell’individuo.

Correlata a tale questione, relativa alla qualificazione delle funzioni cerebrali, sta anche quella della loro collocazione all'interno dell'encefalo, ovvero come e dove le facoltà mentali siano riferibili alla struttura del cervello stesso. La questione riguarda una disciplina fiorita nel XIX secolo e allora molto di moda, la frenologia, oggi perlopiù superata con le più recenti scoperte. Infatti, se è vero che in linea di massima certe funzioni mentali sono localizzate in determinate aree del cervello umano, è altrettanto vero che al danneggiamento di certe aree cerebrali può corrispondere un trasferimento funzionale ad altre aree.

In ogni caso la neurofisiologia moderna individua le facoltà mentali prevalentemente come "funzioni" che possono coinvolgere anche più aree cerebrali, quantunque sia certamente la corteccia quella dove risiedono le falcoltà più elevate.

Impropriamente il termine mente è utilizzato spesso come sinonimo di pensiero: quella “conversazione privata” con se stessi che ciascuno conduce "all’interno della propria testa" durante ogni istante della vita. Uno degli attributi fondamentali della mente, in questo senso, è il suo essere una sfera privata. Nessuno può leggere i pensieri di un altro.

[modifica] Natura della mente

I filosofi e gli psicologi restano divisi circa la natura della mente. Alcuni, partendo dalla cosiddetta prospettiva sostanzialista, sostengono che la mente sia una entità singola, avente probabilmente il proprio fondamento nel cervello ma essenzialmente distinta da esso, ed avente esistenza autonoma. Questa prospettiva, facente capo a Platone, è stata successivamente assunta all’interno del pensiero cristiano. Nella sua forma estrema, la prospettiva sostanzialista mette insieme con la prospettiva teologica il fatto che la mente sia un’entità completamente separata dal corpo, una manifestazione fisica dell’anima, e che essa sopravviva alla morte del corpo e ritorni a Dio, suo creatore.

Altri ancora assumono la prospettiva funzionalista, facente capo ad Aristotele, la quale sostiene che la mente è soltanto un termine utilizzato per motivi di comodità ai fini della rappresentazione di una moltitudine di funzioni mentali che hanno poco in comune tra loro, tranne il fatto che gli uomini sono coscienti della loro esistenza. I funzionalisti tendono a sostenere che gli attributi che denominiamo collettivamente “mente” sono strettamente legati alle funzioni del cervello e non hanno esistenza autonoma rispetto a questo – né possono quindi sopravvivere alla sua morte. In questa prospettiva la mente è una manifestazione soggettiva della coscienza: nient’altro che la facoltà del cervello umano di essere cosciente della sua stessa esistenza. il concetto della mente è quindi un mezzo tramite il quale il cervello cosciente comprende le sue stesse operazioni.

[modifica] Storia della filosofia della mente

Un esponente di spicco della prospettiva sostanzialista è stato George Berkeley, vescovo anglicano e filosofo del XVIII secolo. Berkeley sosteneva che la materia non esiste, e che ciò che gli uomini percepiscono come mondo materiale non è nient’altro che un’idea nella mente di Dio, e che quindi la mente umana è una pura manifestazione dell’anima. Sono pochi i filosofi disposti oggi ad accettare una prospettiva così estrema, ma l’idea che la mente umana abbia una natura o un’essenza diversa e più alta del mero insieme delle operazioni del cervello, continua ad incontrare un largo consenso.

La dottrina di Berkeley è stata attaccata (e secondo molti demolita), da T.H. Huxley, biologo del XIX secolo, allievo di Charles Darwin, che sostenne i fenomeni della mente essere di un unico genere, e spiegabili esclusivamente a partire dai processi cerebrali. Huxley è vicino a quella scuola di pensiero materialista della filosofia inglese facente capo a Thomas Hobbes, che sosteneva nel XVII secolo che ogni evento mentale ha il suo fondamento fisico, sebbene le conoscenze biologiche dell’epoca non gli consentivano di individuare con precisione tali basi fisiche. Huxley conciliò la dottrina di Hobbes con quella di Darwin, dando così luogo alla moderna prospettiva materialista (o funzionalista).

Questa linea di pensiero è stata rinvigorita dalla costante espansione della conoscenza circa le funzioni del cervello umano. Nel XIX secolo non era possibile affermare con certezza in che maniera il cervello svolga certe funzioni quali ad esempio la memoria, l’emozione, la percezione e la ragione, e ciò lasciava ampio spazio alle teorie sostanzialistiche e metafisiche della mente. Ma ogni progresso nello studio del cervello rendeva queste posizioni sempre meno salde, fino al punto in cui è diventato innegabilmente chiaro che tutte le componenti della mente hanno la propria origine nel funzionamento del cervello.

Il razionalismo di Huxley, in ogni caso, è stato scosso all’inizio del XX secolo dalle idee di Sigmund Freud, che sviluppò una teoria dell’inconscio, sostenendo che i processi mentali di cui gli uomini sono soggettivamente coscienti non costituiscono che una piccola parte dell’intera attività mentale. Tale teoria può anche essere considerata come una ripresa dell’idea sostanzialistica in chiave secolare. Sebbene Freud non abbia mai negato che la mente sia una funzione del cervello, sostenne che la mente ha una coscienza sua propria della quale non siamo coscienti, che non possiamo controllare e alla quale è possibile accedere solo tramite la psicoanalisi (ed in particolare tramite l’interpretazione dei sogni). La teoria dell’inconscio di Freud, sebbene impossibile da dimostrare empiricamente, e quindi tutt'altro che dimostrata scientificamente, è stata ampiamente assorbita nella cultura occidentale ed ha fortemente influenzato la rappresentazione comune della mente.

Da non dimenticare nemmeno come è vista la mente nel pensiero filosofico orientale, specie quello buddhista, secondo cui la mente non è un'entità, e nemmeno un sistema che esercita funzioni, ma piuttosto un processo e quindi è definita anche come "mentare". La mente o il mentare secondo tale pensiero è un ponte tra anima (parte eterna dell'individuo) e corpo (parte mortale dell'individuo), a questo è dovuto il suo "irrequieto" movimento per unire due parti impossibili da unire tra loro, ossia l'assoluto e la morte. Tali concetti sono spiegati con più precisione in vari testi di Osho.

[modifica] Il punto di vista Buddhista

Secondo il Buddhismo, la mente è un flusso di singoli istanti di esperienza consapevole e chiara. Nella sua condizione non illuminata, la mente esprime le proprie qualità quali pensieri, percezioni e ricordi grazie alla consapevolezza. La sua vera essenza illuminata è libera dall’attaccamento ad un sé e si sperimenta inseparabile dallo spazio come consapevolezza aperta, chiara ed illimitata.

[modifica] Modelli mentali

In epoca moderna la complessità delle funzioni mentali ha indotto antropologi, psicoanalisti, filosofi e neurofisiologi a cercare di individuare strutture mentali a cui attribuire le diverse categorie funzionali di pensiero. Il principio di partenza è stato quello di considerare il pensiero come un prodotto del lavoro dei neuroni e delle sinapsi.

[modifica] Modelli psicoanalitici

I primi modelli mentali noti sono certamente quelli prodotti dagli psicoanalisti a cominciare da Sigmund Freud, che nelle diverse sue elaborazioni, sviluppate nella sua lunga attività, ha apportato mutamenti abbastanza importanti. Ad esempio se nel primo modello l'inconscio era l'insieme del rimosso, nella sostituzione con l'Es il rimosso diventa il prodotto di una "funzione" mentale, quale è appunto l' Es. Nasce così un modello abbastanza differente dal precedente Inconscio/Io/Super-Io, perché quello Es/Io/Super-Io si presenta come una vera e propria stuttura mentale, estesa tra irrazionalità e razionalità, e sposta la psicoanalisi freudiana dal livello puramente analitico-terapeutico a quello filosofico.

Alfred Adler non modifica sostanzialmente il modello freudiano ma lo arricchisce di elementi etici e sociologici che nel collega viennese erano abbastanza assenti. Coglie nell'istinto di autoaffermazione e sopraffazione dell'altro una spinta all'aggressività come la più importante pulsione psichica. Facendo questo Adler va in senso opposto alla modellizzazione pluralistica, tendendo a fare della mente umana un'unità funzionale. Carl Gustav Jung è colui che più radicalmente modifica il modello freudiano, in senso metafisico e pluralistico.

Per Jung la mente, divisa in inconscio e io cosciente, viene a concentrasi cul concetto di individualità personale che questo comporta. Un'individualità personale però piuttosto complessa, in quanto l'io ha dei "compagni", ed essi sono: la persona, l'ombra, l'anima-animus e il sé. In L'anima e la vita egli concepisce la mente come una dimora dove più funzioni si connettono a determinare ciò che è una certa personalità psichica, con l"io" nel suo centro circondato da una specie di corte di funzioni collaboratrici. La persona è vista come uno scudo dell'io verso il mondo esterno, per l'esattezza "un compromesso tra l'io e la società"". La ombra è il lato oscuro dell'individualità ed è quindi un compagno visto come negativo. La anima-animus evoca un poco la dualità yin/yang taoista ed è insieme l'elemento maschile e quello femminile che ci sono in ognuno di noi. Il , infine è il fondo remoto da cui è nato l'io, la sua origine. Un sé è umano ma può anche visto come il ricettacolo di uno spirito divino.

L'importanza storica dei modelli psicoanalitici sta nell'aver smesso di considerare la mente come una struttura unitaria ma come un insieme articolato, dove le singole funzioni che fanno il lavoro mentale sono sicuramente connesse, ma non sempre univoche. E ciò non solo per le dinamiche psicopatologiche dissociative ben note alla clinica; lo studio dell'articolazione delle funzioni mentali è peraltro presente nelle più avanzate ricerche messe in opera dalle scienze cognitive, costrette ad ammettere la complessità della mente e la probabile impossibilità di assimilare del tutto il cervello umano ad un computer.

[modifica] Modelli filosofici

Il concetto di mente nasce nel XVII secolo con la divisione da parte di Cartesio dell'uomo in corpo (res extensa) e mente come sede del pensiero (res cogitans). La separazione della sostanza che pensa da quella che esplica le funzioni vitali ha la sua ragion d'essere nella diversità funzionale, ma Cartesio ne fa una questione metafisica gravida di conseguenze. In ogni caso la dicotomizzazione fa sì che il corpo resti una evidente struttura polifunzionale, fatte salve le importanti componenti olistiche, mentre la mente fatta coincidere col pensiero diventa qualche cosa di immateriale che fa tutt'uno e con la funzione del pensare e con ciò che produce, cioè il pensiero. Separata dal corpo la mente diventa come pensiero un'entità immateriale ed astratta e nondimeno testimone della realtà dell'"existo" in ragione del "cogito".

John Locke sviluppa una fondamentale analisi del pensiero intelligente come produttore di idee, ma la sua attenzione si sofferma su queste e non sulla macchina che le produce. Alla fine la sua è una interessante analisi delle tipologie delle idee per come sono, si formano, si coniugano verso il sempre più complesso con i suoi correlati, ma si coccupa scarsamente delle modalità con cui si producono le differenze cogitative in senso funzionale e quindi in riferimento alla struttura mentale.

Immanuel Kant ha una visione piuttosto unitaria della mente col corpo attraverso una sintesi che è ad un tempo razionalistica ed empiristica, quindi in senso contrario alla dicotomia cartesiana. Ma dal li in poi subentrano nell'analisi della mente discipline nuove nate dalla medicina e verso la fine del Settecento il salto di qualità si ha con Pierre Cabanis il medico-filosofo che può esser considerato il fondatore della psicologia.

A partire dalla fine del secolo XX l'indagine sulla mente si frammenta e lo psicoanalista e filosofo Umberto Galimberti individua una dozzina di nuove discipline che si occupano della mente: elementarismo, funzionalismo, associazionismo, comportamentismo, cognitivismo, psicologia della forma (Gestalt), fenomenologia, psicologia dell'Atto, psicoanalisi, psicologia sistemica, psicologia sociale, fisicalismo.[1] Tutte queste discipline vengono a coniugarsi con la filosofia perché tutte, dal più al meno, da essa implicate.

[modifica] Modelli cognitivisti

Il dibattito circa la natura della mente attiene soprattutto allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Se verrà scoperto che la mente è davvero qualcosa di separato (ovvero di più alto) dal funzionamento del cervello, quasi sicuramente sarà per sempre impossibile che una macchina, per quanto sofisticata, possa riprodurla. D’altro canto, se si scoprirà che la mente non è altro che un insieme di funzioni cerebrali correlate, sarà allora possibile – almeno in teoria – creare una macchina dotata di una mente.

La “Mind/Brain/Behavior Interfaculty Initiative (MBB)” intrapresa dalla università di Harvard ha lo scopo di mettere in luce la struttura, la funzione, l’evoluzione, lo sviluppo e la patologia del sistema nervoso in relazione al comportamento umano e alla vita della mente. Ciò in collaborazione con i dipartimenti di psicologia, neurobiologia, neurologia, biologia molecolare e cellulare, radiologia, psichiatria, biologia degli organismi e dell’evoluzione, storia delle scienze e linguistica.


[modifica] Frasi fatte e accostamenti di uso frequente con la parola mente

  • Cercare nella propria mente
  • Tenere a mente
  • A mente fresca
  • Venire in mente
  • Fare mente locale
  • Essere una mente
  • Le grandi menti
  • La mente comune
  • Mente contorta
  • Mentalmente
  • Menzionare
  • Mentire

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ U. Galimberti Enciclopedia di Psicologia, Garzanti 1999, pag. 643

[modifica] Collegamenti esterni


 
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