Anima

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La parola italiana anima si origina dal latino anima (il parallelo greco è "ànemos" dove significa "vento" - e di questo significato si trova ancora traccia nel nostro anemometro - ma anche, nel linguaggio figurato, "passione" e "incostanza"). Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all'anima con il termine psychè (come avviene nel termine moderno psicologia), con un significato più vicino a spirito (vitale). Nell'induismo si fa riferimento all'Ātman, espirazione, anima.

In latino anima indica propriamente ciò che spira, il soffio, il vento, e anche l'elemento aria. Da questo significato passa a quello di "respiro", nel senso dell'aria che si aspira, e per traslato indica la vitalità primordiale, animale, basata appunto sull'atto del respirare.

Difficile da definire sinteticamente, alla rappresentazione dell'oggetto-anima ci si può avvicinare meglio attraverso alcune delle contrapposizioni in cui è implicato:

  • anima / corpo, dove rappresenta il principio vitale di natura immateriale che, finché è presente, rende la materia altra da sé;
  • anima / spirito, dove rappresenta il principio senziente contrapposto a quello raziocinante;
  • anima / animo, dove rappresenta una sensibilità di tipo ricettivo contrapposta ad una di tipo attivo e appropriativo.


Indice

[modifica] Il concetto di anima nella filosofia occidentale

[modifica] Greci

Il concetto di anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di Socrate, la filosofia si occupava del mondo o della natura, ed è quindi solo con lui (e col suo discepolo Platone) che viene utilizzato il termine psyché (anima) per passare a occuparsi del mondo interiore dell'uomo.

« Il concetto di psiche inventato da Socrate e codificato da Platone è centrale a questo proposito: Socrate diceva che il compito dell’uomo è la cura dell’anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l’anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull’immortalità dell’anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l’essenza dell’uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L’Occidente viene da qui. »

Secondo il dualismo platonico e gnostico, l'anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità. Ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: vento, soffio).

Secondo Platone l'anima non ha un inizio, in quanto è ingenerata; ed è immortale e incorporea. L'anima presente in ogni uomo sarebbe inoltre un frammento dell'anima del mondo (Timeo,VIII,34-37).

Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (Perfezione, bene) e Materia (imperfezione, male), l'anima sarebbe stata calata da Dio in un corpo materiale e sarebbe stata contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa.

Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele asserisce l'anima come entelechia, cioè forma e principio di vita che anima e governa il corpo. Di tale principio distingue le funzioni, personificandole in tre anime:

  • anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (quelle che noi chiamiamo "animali", appunto: nutrizione, crescita, riproduzione);
  • anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva;
  • anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta.

Un principio di eternità riposa nell'anima intellettiva, che per ciò risiede nel singolo corpo ma non ne dipende. Tuttavia, Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest'anima e le altre, nè se l'eternità dell'anima intellettiva sia anche individuale.

Per Plotino l'Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un'anima universale, emanazione della sovra-realtà dell'Intelletto, che plasma e vitalizza l'intero universo (diventando Anima del mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l'anima sta nel suo averla sdoppiata in "Anima superiore", originaria e legata al divino, e "Anima inferiore" (appunto Anima del mondo), preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del corpo.

L'anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di "caduta" e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel corpo consiste infatti in una propensione ("inclinazione") verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione (I 1, 12). L'anima originale (a. superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell'anima (a. inferiore) la cui funzione consiste nel muovere e guidare il corpo. Ciò avviene sia a livello individuale (ogni essere vivente possiede infatti un'anima superiore rivolta all'Intelletto e in perenne contemplazione, e un'anima inferiore, visibile come governo dell'anima e identificata con l'Io terreno) che a livello universale (l'Anima ipostasi, che procede dall'intelletto, emana da sé l'anima del mondo - l'anima inferiore dell'universo - che plasma e muove armoniosamente il tutto). Per quanto riguarda l'etica, Plotino ritiene che l'anima superiore sia esente dal peccato e dalla corruzione (I 1; 9), questo perché i comportamenti e gli atteggiamenti scorretti sono esclusivamente da riferire all'anima inferire e al suo commercio con la materia. Il percorso dell'anima e la sua conversione è un processo dell'anima inferiore, che può elevarsi verso le prime realtà attraverso l'unione e il riassorbimento con l'anima superiore. Le due anime possiedono ciascuna funzioni cognitive proprie (IV 3; 31): entrambe sono dotate di capacità di pensiero, anche se si tratta di modalità di pensiero differenti e di immaginazione. Per Plotino - come per Platone e Aristotele - l'immaginazione è funzione della memoria, quindi il suo sdoppiamento dà luogo a due tipi diversi di ricordi (IV 3; 31)(per l'anima inferiore si tratta ricordi di oggetti sensibili e di esperienze terrene, mentre per l'anima superiore si tratta di reminiscenza). La comunicazione tra le due anime avviene continuamente in maniera spontanea proprio attraverso il continuo confronto dei ricordi sensibili provenienti dal basso con gli archetipi contemplati dalla parte superiore. Le passioni sono invece tipiche dell'anima inferiore, anche se in alcuni passi - cfr. il trattato III, 5 "Sull'Amore") - si parla di passione in riferimento all'anima superiore, si tratta di un desiderio ancestrale che la tiene unita all'Intelletto.

[modifica] Latini

I latini, come è noto, non furono grandi speculatori di pensiero astratto, e utilizzarono serenamente per le proprie speculazioni filosofiche strutture provenienti da altre culture. Tanto che il grande filosofo-poeta epicureo Lucrezio, già all'inizio del suo De rerum natura afferma di non sapere in cosa consista la natura dell'anima, limitandosi ad accennare alle teorie correnti, compresa quella della reincarnazione, senza mostrare alcun interesse a privilegiarne una.

« ignoratur enim quae sit natura animai,
nata sit an contra nascentibus insinuetur
et simul intereat nobiscum morte dirempta
an tenebras Orci visat vastasque lacunas
an pecudes alias divinitus insinuet se »
(Lucrezio, De rerum natura, I, 112-116.[1] )

Riecheggia questa indifferenza filosofica - accanto ad un sentimento personale di compassione - la piccola ode dell'imperatore Adriano, due secoli dopo (i cui primi versi sono noti ai moderni soprattutto per essere stati posti da Yourcenar in testa alle sue Memorie di Adriano):

« Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Queæ nunc abibis loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos…
 »

[modifica] Anima Mundi

Per approfondire, vedi la voce Anima del mondo.

Concetto di origine orientale denominato Atman e, probabilmente attraverso gli orfici o i pitagorici, arrivato a Platone che nel Timeo (34 b) la chiama megàle psyché ("grande anima"). Richiamandosi alla tradizione dell'ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall'Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale.

Alcuni autori cristiani lo identificarono con lo Spirito Santo, anche se il termine risultò piuttosto sospetto a qualche teologo cristiano in quanto evocava princìpi panteistici come il Logos degli stoici o la terza ipostasi di Plotino, chiamata appunto anima.

Attraverso il neoplatonismo di Plotino e dei suoi epigoni il concetto, con varie denominazioni, arriva alla cultura rinascimentale e ha un importante rilancio a cominciare da Marsilio Ficino, seguito più tardi da Giordano Bruno.

È una nozione particolarmente cara al pensiero magico e mistico, che viene elaborata in occidente non oltre il periodo romantico (Schelling), e tende a riemergere in fasi culturali di crisi del razionalismo materialista.

[modifica] Il concetto di anima nelle religioni monoteiste

[modifica] Ebraismo

Soprattutto negli insegnamenti della Torah, nell'Ebraismo, nella letteratura rabbinica classica, è possibile trovare diverse descrizioni dell'anima dell'uomo. In quanto entità celeste, l'anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi guasti o da peccati, comunque passibili di espiazione anche in vita attraverso la Teshuvah intesa come pentimento nel ritorno del penitente a Dio, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressione e dall'istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell'immersione in un fiume di fuoco, simbolo metaforico dell'espiazione. Dopo la purificazione completa ogni anima può quindi ascendere nel Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell'anima che vi giunge. Nella bibbia ebraica vi sono due termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di anima.

  • Il primo è nèfesh e indica l'uomo come essere vivente. Nel canone ebraico la parola nèfesh ricorre 754 volte, la prima delle quali in Genesi 1.20. La costituzione dell'uomo come "nefesh" è descritta in Genesi 2,7:
« Dio il SIGNORE [YHWH] formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente (ebr. nèfesh hachaiyàh; latino animam viventem; greco psychè ton zòion). »
Il nefesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro. In questo senso l'essere animato [Nèfesh] va incontro alla morte, identificata con il Gan eden o Paradiso e con lo Sheol o Inferi, il luogo della morte. Si dice che al momento della morte nefesh rimanga con il corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba e che, nel legame con ruach e neshamah, assuma spesso la sembianza del corpo della persona quando era in vita. Nefesh, principalmente legata al corpo rimasto senza vita, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita: questo non esclude l'unità di ciò che viene definito "anima" in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell'Unità divina.
  • Esiste inoltre il termine ruach, in greco pnéuma e in latino spiritus. Pnèuma deriva dal verbo pnèo, che significa "respirare" o "soffiare", e si ritiene che anche l'ebraico rùach derivi da una radice che ha lo stesso significato, ed indica l'alito vitale comunicato da Dio all'uomo.

Saadia Gaon e Maimonide spiegano il classico insegnamento rabbinico sull'anima attraverso le lenti della filosofia neo aristotelica. Il primo (nel trattato Emunoth ve-Deoth 6:3) sostiene che l'anima è quella parte dell'uomo che è costituita di desideri fisici, emozioni e pensiero. Il secondo, (nella Guida dei Perplessi) intende l'anima come l'intelletto sviluppato, privo di sostanza.

Nella Qabbalah e nello Zohar (un trattato di mistica) l'anima è vista come composta da tre elementi: nefesh, ru'ah, e neshamah. Essi sono solitamente spiegati in questi termini:

  • Nefesh La parte inferiore o "funzioni animali" dell'anima. Si riferisce agli istinti e funzioni vitali. Si trova in tutti gli uomini, ed entra nel corpo fisico al momento della nascita. È all'origine della natura fisica e psicologica.
    Le altre due parti dell'anima non esistono dalla nascita, ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall'agire e dalle credenze dell'individuo. Di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati
  • Ruach L'anima mediana, o spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Nel linguaggio moderno è analoga alla psiche o all'ego.
  • Neshamah L'anima superiore, il Sé più elevato. Essa distingue l'uomo da tutte le altre forme di vita. Ha a che fare con l'intelletto, e permette all'uomo di godere e beneficiare della vita dell'aldilà. Questa parte è comune ad ebrei e non ebrei al momento della nascita. È la parte che permette la consapevolezza dell'esistenza e presenza di Dio.

Nello Zohar si dice che, dopo la morte, il Nefesh si dissolve, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", mentre Neshamah ritorna alla sua fonte, il mondo delle idee platonico, dove gode del "bacio dell'amato". Si ritiene che dopo la resurrezione Ruach e Neshamah, anima e spirito, si riuniscano in una forma definitiva trasmutata.

Il Raaya Meheimna, un trattato cabbalistico pubblicato assieme allo Zohar, aggiunge due parti ulteriori all'anima umana: chayyah e yehidah. Gershom Scholem scrive che "essi sono considerati i livelli più sublimi della cognizione intuitiva, e si trovano solo in pochi individui eletti:

  • Chayyah La parte dell'anima che permette la consapevolezza della forza della vita divina stessa
  • Yehidah Il livello più elevato dell'anima, nella quale si raggiunge la più intima unione con Dio.

Molti studiosi del Talmud ritengono che l'infusione dell'anima nell'embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno.

La Torah insegna che durante il giorno santo del Sabato ogni Ebreo riceve un'anima aggiuntiva che lo fa entrare nella solennità di questo giorno, chiamto patto tra Me ed i figli d'Israele e giorno della fede.

Nell'era messianica l'uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l'anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti.

Benché con anime di differente natura e quindi come conferma dell'insegnamento dell'esegesi ebraica secondo cui tutte le creature sono di eguale importanza difronte a Dio, anche ad indicare la priorità dell''Olam haBa e dell'era messianica in una prospettiva spirituale nel mondo, la cui consapevolezza prima di essa è retaggio di pochi, rispetto all'aspetto meramente materiale dello stesso, nei libri dell' Ecclesiaste, si trovano dei versi rilevanti per il confronto seppur nella distinzione, forte nel cristianesimo, fra uomo ed animale:

« [19]. Poiché la sorte de' figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l'uno, così muore l'altra; hanno tutti un medesimo soffio, la superiorità dell'uomo sulla bestia non ha alcuna consistenza; [20]. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. [21]. Chi sa se il soffio dell'uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso nella terra? [22] Mi sono accorto che nulla c'è di meglio per l'uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui »
('Ecclesiaste, cap. 3, versi 19-22)

[modifica] Anima Universale

Questa espressione presenta due significati differenti e non connessi:

anche nei testi di Gershom Scholem si riepilogano molte delle tradizioni secondo le quali ogni anima, creata fin dai primi giorni della Creazione, è riunita nella propria interezza nella persona che seguirà e condurrà la propria vita secondo le peculiarità proprie; esiste quindi una sorta di unione di tutte le anime che dovranno nascere; ognuna mantiene il proprio livello e grado e le proprie qualità che dovranno essere migliorati nel corso della vita dopo la nascita. In questo senso viene confermato quanto insegnato da molti Maestri ebrei come l'Arizal a proposito della natura di tutte le anime esistenti, natura determinata dall'appartenenza distinta di ognuna ad uno dei 4 Mondi di cui parla la Qabbalah: esistono quindi anime originarie del Mondo di Atziluth, altre di quello di Beri'ah, di Yetzirah o di Asiyah'.

Il secondo significato riguarda la profezia: in questo caso per anima universale si intende la possibilità che l'Intelletto Agente possa essere collegato alla persona favorita in questo.

Elaborazione del secondo che ne è naturale e conseguente riflessione, vi è poi un terzo significato, già individuato anche dall'Avicebron, secondo cui per Anima Universale si intende il fondamento spirituale e sottile della Creazione tutta.

[modifica] Cristianesimo

Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell'uomo, nominando il corpo, l'anima e lo spirito, già presente in Platone. La parola psychè ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo 2:20, ed è usata nelle citazioni di passi del Vecchio Testamento dove è presente nefesh. Talvolta le due parole Psyche e Pneuma finiscono per assumere il medesimo significato.

[modifica] Teologia cattolica

La Chiesa Cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell'anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l'anima individuale era increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi o ipotesi secondo le quali l'anima (intesa come anima razionale e spirito) non era considerata individuale e immortale. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, con diverse ipotesi, sono da annoverare Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l'anima come una specie di nocchiero del corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'uomo. L'anima intellettuale è la forma del corpo e la sua separatezza dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al corpo, a cui tende con la resurrezione finale.

« II. «Corpore et anima unus» - Unità di anima e di corpo

362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente » (Gn 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.

363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure tutta la persona umana. Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: « anima » significa il principio spirituale nell'uomo.

364 Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di « immagine di Dio »: è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito.

« Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno ».

365 L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo; ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.

366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è « prodotta » dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

367 Talvolta si dà il caso che l'anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, « spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore » (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell'anima. « Spirito » significa che sin dalla sua creazione l'uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio.

368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di « profondità dell'essere » (« in visceribus »: Ger 31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio. »
(COMPENDIO CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (2005))

[modifica] Teologia ortodossa

Per gli ortodossi, corpo e anima compongono la persona, e alla fine, corpo e anima verranno riuniti; quindi, il corpo di un santo condivide la santità dell'anima del santo.

[modifica] Teologia protestante

Secondo il teologo protestante Cullmann, autore di Immortalità dell'anima o risurrezione?, pubblicato nel 1986,

« Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale. »

Cullmann inoltre nel suo libro fa notare che la dottrina dell'immortalità dell'anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.

In seguito, nella stessa opera, scrive:

« [Esiste] una differenza radicale fra l'attesa cristiana della risurrezione dei morti e la credenza greca nell'immortalità dell'anima... Se poi il cristianesimo successivo ha stabilito, più tardi, un legame fra le due credenze e se il cristiano medio oggi le confonde bellamente fra loro, ciò non ci è parsa sufficiente ragione per tacere su un punto che, con la maggioranza degli esegeti, consideriamo come la verità... Tutta la vita e tutto il pensiero del Nuovo Testamento [sono] dominati dalla fede nella risurrezione... L'uomo intero, che era davvero morto, è richiamato alla vita da un nuovo atto creatore di Dio. »

[modifica] Testimoni di Geova

Quando i Testimoni di Geova parlano di anima intendono riferirsi ai termini nèfesh (נפש in lingua ebraica) e psychè (ψυχή, in lingua greca) usati nelle Scritture per indicare una persona, un animale o la vita della persona o dell'animale. Quindi per loro "anima" è la persona stessa, o l'animale stesso, o la vita stessa; non si tratta dunque di un principio immortale, ma di un elemento mortale (dato che ogni creatura è mortale).

Secondo loro le connotazioni che il termine italiano “anima” richiama di solito alla mente della maggioranza delle persone non sono in armonia con il significato dei termini ebraico e greco usati dagli scrittori biblici.

Già nel 1897, nel Journal of Biblical Literature (vol. XVI, p. 30), C. A. Briggs, in seguito a una particolareggiata analisi dell'uso di nèfesh, osservava: “Anima nell'uso che se ne fa attualmente . . . dà di solito un'idea molto diversa dal significato di שפנ [nèfesh] in ebraico, ed è facile che l'incauto lettore fraintenda”. Più recentemente, nel presentare una nuova traduzione della Torah (edita dalla Jewish Publication Society of America) il capo redattore, H. M. Orlinsky dell'Hebrew Union College ha affermato che il termine “anima” era stato in effetti eliminato da quella traduzione perché “il termine ebraico in questione qui è ‘nefesh’”, e ha aggiunto: “Altri traduttori hanno interpretato che significhi ‘anima’, il che è completamente inesatto. La Bibbia non dice che abbiamo un'anima. ‘Nefesh’ è la persona stessa, il suo bisogno di cibo, il sangue che scorre nelle sue vene, il suo stesso essere”.[2] Nèfesh deriva evidentemente da una radice che significa “respirare” e, alla lettera, nèfesh potrebbe essere tradotto “uno che respira”.

In quanto al termine greco psychè, i dizionari lo definiscono tra l'altro “vita”, e “anima come personalità e carattere” o dicono che era usato per indicare la persona stessa, e spiegano che anche in opere greche non bibliche il termine era usato a proposito di animali. Naturalmente opere del genere si basano più che altro sugli scritti di autori greci classici, e includono tutti i significati attribuiti alla parola dai filosofi greci pagani, fra cui “anima” dei morti, “anima, come sussistente senza il corpo, o contrapposta ad esso”, ecc. Dal momento che alcuni filosofi pagani pensavano che l'anima alla morte uscisse dal corpo, il termine psychè significava anche “farfalla”, creatura che subisce una metamorfosi, trasformandosi da crisalide in creatura alata.[3]

Mortale e distruttibile. Matteo 10:28 dice che Dio “può distruggere sia l'anima [psychè] che il corpo nella Geenna”. Questo dimostra che psychè non si riferisce a qualche cosa di immortale o indistruttibile. Infatti non c’è neanche un caso in tutte le Scritture Ebraiche e Greche in cui i termini nèfesh o psychè siano accompagnati da aggettivi qualificativi come immortale, indistruttibile, imperituro, eterno e simili. Invece ci sono decine di versetti nelle Scritture Ebraiche e Greche dove si legge che la nèfesh o psychè (anima) è mortale o soggetta alla morte;[4] può morire, venire “stroncata” o uccisa,[5] sia con la spada[6] che mediante soffocazione[7] o annegamento;[8] può anche scendere nella fossa o nello Sceol o esserne liberata.[9]

[modifica] Islamismo

Nell'Islam si ritiene che l'infusione dell'anima avvenga al termine del quarto mese.

[modifica] Il concetto di anima nelle religioni induiste

L'anima è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza umana, il principio che dà vita a tutto e che influenza e caratterizza tutta l'evoluzione di un individuo. Non ha "vestimenti", infatti viene anche detta Anupadaka, è cioè priva di aspetti che la separano dal resto della creazione. Il principio separativo, "ego", è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia.

Nelle varie vite che l'uomo si trova a vivere (reincarnazione) le esperienze che vengono vissute vanno a far parte del bagaglio dell'anima, che le ricorda tutte. Il fatto di non ricordare niente delle vite passate dà un'idea della distanza che si crea ogni volta tra la percezione che l'uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (anima).
Soltanto gli iniziati ed i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l'ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la loro sintonia con l'anima è pressoché perfetta.

Tutte le pratiche Yoga e tutte le varie filosofie e religioni hanno come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell'ego e la definitiva sintonizzazione con l'energia della propria anima.

Nella tradizione esoterica si parla di anima individuale (Jiva) e anima suprema (Atman). Lo Yoga ha come obiettivo la fusione del jiva nell'atman, del sé individuale con quello Supremo (Dio, Bhagwan), giungendo così alla vera realizzazione spirituale e alla fine della sofferenza.

[modifica] Il concetto di anima presso i popoli primitivi

  • Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l'essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l'affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata; giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi.

[modifica] Lessico, modi di dire, uso figurato

Gioco di parole sul termine anima

In generale, l'uso figurato di anima allude a qualcosa dotato di movimento e di vita (spesso più immaginaria che reale), oppure a qualcosa di segreto ma essenziale, che in qualche modo cambia la natura dell'oggetto in cui si installa.

  • Nei manufatti si definisce anima la componente dura, portante, interna, non visibile ma essenziale dell'oggetto, ad esempio:
    • bastone animato: è un bastone da passeggio che nasconde al proprio interno una lama affilata;
    • anima in polietilene o in poliuretano dentro pannelli in alluminio;
    • in liuteria si intende per anima il pezzetto di legno incastrato, non incollato, tra il fondo e la tavola degli strumenti ad arco.
  • I cartoni animati (detti anime in Giappone) sono disegni che, proiettati in rapida successione, danno l'illusione del movimento (come se prendessero vita e fossero dunque dotati di anima)
  • Un popolare proverbio recita: "La pubblicità è l'anima del commercio".
  • Anima può essere una metonimia per "persona" in espressioni come "Un villaggio di poche anime".

C'è poi un spettro semantico nel quale l'anima si riferisce ai morti:

  • la buonanima di..., espressione popolare per alludere a un defunto;
  • le anime sante, frequentemente stazionanti in purgatorio.

[modifica] Note

  1. ^ È ignoto infatti quale sia la natura dell'anima, se essa nasca [con l'uomo] o gli sia infusa, se poi finisca con noi separata da morte, se giunga a vedere le tenebre e i vasti abissi dell'Orco, se per volere degli dei vada ad insinuarsi in altri animali
  2. ^ The New York Times, 12 ottobre 1962.
  3. ^ L. Rocci, Vocabolario greco-italiano, pp. 2060, 2061.
  4. ^ Ge 19:19, 20; Nu 23:10; Gsè 2:13, 14; Gdc 5:18; 16:16, 30; 1Re 20:31, 32; Sl 22:29; Ez 18:4, 20; Mt 2:20; 26:38; Mr 3:4; Eb 10:39; Gc 5:20
  5. ^ Ge 17:14; Eso 12:15; Le 7:20; 23:29; Gsè 10:28-39; Sl 78:50; Ez 13:19; 22:27; At 3:23; Ri 8:9; 16:3
  6. ^ Gsè 10:37; Ez 33:6
  7. ^ Gb 7:15
  8. ^ Gna 2:5
  9. ^ Gb 33:22; Sl 89:48; Sl 16:10; 30:3; 49:15; Pr 23:14

[modifica] Bibliografia

  • Rosemary Altea, I segni dell'anima, Sperling & Kupfer, 2004 ISBN 88-8274-648-8
  • Marco Bertali, Psichiatria come "medicina dell'anima", Macro Edizioni, 2006
  • C. Casagrande, S. Vecchio, Anima e corpo nella cultura medievale. Atti del V Convegno di studi della Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale, Firenze, SISMEL, Edizioni del Galluzzo, 1999
  • James Hillman, Anima. Anatomia di una nozione personificata, Adelphi, 1989-2002
  • James Hillman, Intervista su amore, anima e psiche Laterza, 1984
  • Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, Raffaello Cortina Editore, 2007

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