Memoria (psicologia)

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Nelle neuroscienze e psicologia cognitiva la memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, nel breve, medio e lungo termine, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all'assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l'esperienza ovvero per via sensoriale. Si distingue, in tal senso, la memoria di deposito da quella di richiamo. Può essere trattata, in maniera complementare, studiando i processi neurofisiologici associati presenti nel cervello e quelli psicologici cioè dal punto di vista soggettivo intrapersonale.

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

La memoria è presente, a vari livelli, in tutti gli esseri animali e la sua importanza primaria sta nel fatto che non esiste alcun tipo di azione o condotta senza memoria (ad es. nella condotta sociale, oppure nei fenomeni di rinforzo nell'apprendimento animale). Si può considerare inoltre la memoria come una delle basi che rendono possibile la conoscenza umana e animale proprio in virtù della capacità di apprendimento, assieme ad altre funzioni mentali quali elaborazione, ragionamento, intuizione, coscienza ecc...

I processi mnemonici fondamentali sono di tre tipi:

  • Acquisizione e codificazione: ricezione dello stimolo e traduzione in rappresentazione interna stabile e registrabile in memoria. Lavoro di categorizzazione ed etichettatura legato agli schemi e alle categorie preesistenti.
  • Ritenzione ed immagazzinamento: stabilizzazione dell'informazione in memoria e ritenzione dell'informazione stessa per un determinato lasso di tempo.
  • Recupero: riemersione a livello della consapevolezza dell'informazione precedentemente archiviata, mediante "richiamo" (recupero mnestico diretto, senza stimoli di facilitazione) o "riconoscimento" (procedura cognitivamente più semplici, in cui il recupero è mediato da uno stimolo associativo, per cui è sufficiente riconoscere l'elemento precedentemente codificato, presente all'interno di una serie di stimoli proposti).

Si possono classificare i tipi di memoria in base ad almeno due criteri:

  • La persistenza del ricordo.
  • Il tipo di informazioni memorizzate.

Dal punto di vista psicologico la memoria, detta anche funzione mnestica, non risulta necessariamente stabile a parità di contenuti o classi di stimoli ed è influenzata da elementi affettivi (come emozione e motivazione), oltre che da elementi riguardanti il tipo di informazione da ricordare. Questa funzione psichica si delinea dunque come un processo legato a molti fattori, sia cognitivi che emotivi, e come un processo eminentemente attivo (e quindi non, o almeno non solo, un processo automatico o incidentale). Il processo mnestico si configura dunque come un percorso dinamico di ricostruzione e connessione di rappresentazioni, piuttosto che come un semplice "immagazzinamento" di dati in uno spazio mentale statico.

Sigmund Freud connesse la dimenticanza e l'oblio ai meccanismi di difesa, quali la repressione e la rimozione, mettendo in evidenza il processo di allontanamento attivo dei contenuti minacciosi, che tendono a rimanere inconsci (ovvero, difficilmente recuperabili).

Memoria sensoriale[modifica | modifica wikitesto]

Si parla di memoria sensoriale quando si è in presenza di un processo in grado di memorizzare informazioni sensoriali (uditive, visive, tattili, olfattive, gustative) per la durata di pochi secondi o millisecondi.

È possibile dimostrare empiricamente l'esistenza di magazzini di memoria sensoriale come:

  • l'after images (visiva);
  • la visual persistence (visiva);
  • la memoria iconica (visiva);
  • la memoria ecoica (uditiva).

Alcune delle informazioni contenute nella memoria sensoriale, possono passare, opportunamente codificate, nella memoria a breve termine, che può conservarle fino a pochi minuti. Alcune delle informazioni contenute nella memoria a breve termine, possono passare nella memoria a lungo termine, che può conservarle per giorni oppure tutta la vita. Per esempio, se ascoltiamo un numero a caso di sette cifre in una lingua a noi completamente incomprensibile, siamo in grado di ripeterlo solo immediatamente dopo averlo ascoltato (memoria sensoriale). Se, invece, il numero è pronunciato nella nostra lingua, i suoni vengono codificati in simboli che è possibile ricordare per alcune decine di secondi (memoria a breve termine). D'altra parte, conosciamo il nostro numero di telefono perché l'abbiamo ripetuto numerose volte (memoria a lungo termine).

La teoria prevalente sostiene che la memoria sensoriale e la memoria a breve termine si realizzino tramite modifiche transitorie nella comunicazione neuronale, mentre la memoria a lungo termine si realizzi tramite modifiche più stabili nella struttura neuronale.

Altri tipi di memoria[modifica | modifica wikitesto]

1. Memoria di rievocazione: che è semplicemente la capacità di richiamare alla mente memorie di fatti vissuti o appresi.

2. Memoria di riconoscimento: che è quella memoria in cui, grazie ad un preciso dettaglio, si può ricordare l'intera scena accaduta.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Per durata[modifica | modifica wikitesto]

Il più diffuso criterio di classificazione della memoria si basa sulla durata della ritenzione del ricordo, identificando tre tipi distinti di memoria: la memoria sensoriale, la memoria a breve termine, e la memoria a lungo termine.

Esperimenti effettuati di recente sugli animali hanno confermato la teoria che prevede due diverse fasi di modellazione sinaptica: la memoria a breve termine ricorre all'ausilio di proteine preesistenti, per modificare in modo temporaneo l'attività sinaptica, mentre, quella a lungo termine, necessita dell'attivazione di geni e la sintesi di proteine nuove, allo scopo di variare le sinapsi, nella quantità e nella conformazione.[1]

Alcuni psicologi sostengono che la classificazione della memoria in base alla durata sia ingiustificata, e sia solo il risultato di diversi livelli di attivazione all'interno di un unico magazzino.

Memoria a breve termine (MBT)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Memoria a breve termine.

La memoria a breve termine (o Short-Term Memory) viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:

1. La Working Memory (WM), o "memoria di lavoro", che contiene informazioni che vengono tenute in mente per uno scopo.

2. Memoria iconica: tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo visivo, pur essendo terminato, continua a persistere per qualche istante.

3. Memoria ecoica: tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo uditivo, pur essendo terminato, persiste per qualche istante. [2]

Il concetto di "memoria di lavoro" è stato introdotto da Baddeley ed Hitch, ed è sostanzialmente una modifica al modello di Atkinson e Shiffrin.

La memoria di lavoro, nel modello di Baddeley, è composta da tre componenti funzionali:

1. L'"Esecutore centrale", che ha molte affinità funzionali con i processi attentivi, e che coordina la gestione delle richieste cognitive.

2. Il "Loop articolatorio", o circuito articolatorio, che contiene le informazioni in una forma fonologica, basata sul discorso verbale.

3. Il "Taccuino visuo-spaziale", o visuo-spatial sketchpad, che è specializzato nella codifica visuale o spaziale delle informazioni.

Secondo diversi ricercatori, la componente del loop articolatorio sarebbe più complessa di quanto Baddeley ed Hitch abbiano ipotizzato in un primo momento; vi sarebbero infatti due diverse sottocomponenti in questo sistema: una passiva, che si basa sull'ascolto del linguaggio, ed una che si basa sulla sua produzione attiva.[3]

Memoria a Lungo Termine (MLT/LTM)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Memoria a lungo termine.

La memoria a lungo termine (MLT), o Long-Term Memory, viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:

1. Memoria semantica: memoria legata alla comprensione del linguaggio; si riferisce ai significati delle parole e dei concetti.

2. Memoria episodica: memoria relativa agli eventi (ad es., la memoria episodica autobiografica è relativa agli eventi della nostra vita).

3. Memoria procedurale: memoria relativa alle azioni e procedure per eseguire comportamenti complessi.

Per tipo di informazione[modifica | modifica wikitesto]

La memoria a lungo termine può essere suddivisa in:

  • Memoria dichiarativa (o esplicita), riguarda le informazioni comunicabili, che vengono richiamate consciamente.
  • Memoria procedurale (o implicita), riguarda le informazioni relative a comportamenti automatici.

La memoria dichiarativa può essere ulteriormente suddivisa in memoria episodica, che riguarda le informazioni specifiche a un contesto particolare, come un momento e un luogo, e memoria semantica, che riguarda idee e affermazioni indipendenti da uno specifico episodio. Per fare degli esempi, il ricordo della trama di un romanzo o di un film riguarda la memoria episodica, mentre ricordarsi il nome dei personaggi dello stesso romanzo o film riguarda la memoria semantica.
La memoria autobiografica è un caso particolare di memoria episodica, che riguarda episodi realmente avvenuti al soggetto stesso.

La memoria procedurale riguarda invece soprattutto le abilità motorie e fonetiche, che vengono apprese con il semplice esercizio e utilizzate senza controllo attentivo volontario.

Oggi possiamo dire che nei due tipi di memoria (dichiarativa o esplicita e procedurale o implicita) sono implicate aree cerebrali diverse. Mentre la memoria dichiarativa si situa principalmente nella corteccia cerebrale(o neocorteccia, in particolare quella temporale), nella memoria procedurale sono implicate le strutture sottocorticali, in particolare per il suo consolidamento sono impiegati le strutture corticali come l' ippocampo, il nucleo dorsomediale del talamo, i corpi mamillari e il fornice (vedi:circuito di papez)

La filosofia e la memoria[modifica | modifica wikitesto]

Nell'età classica, Platone e Aristotele identificarono la fase di "conservazione di sensazione" e quella di "reminiscenza" dell'informazione.

Aristotele approfondì ulteriormente l'argomento, riflettendo sulla possibilità di ricordare ciò che non è più presente, oltre alla capacità di interiorizzare il "quadro" di un evento, percepibile, in seguito, come un oggetto di per sé, ma anche come una rappresentazione di qualcos'altro, per esempio un ricordo. Aristotele attribuì al ricordo un carattere attivo e una base fisica (movimento), mentre alla fase di conservazione ne assegnò uno passivo.

Già Plotino differenziò la memoria corta da quella lunga e da quella indistruttibile, utilizzando come discriminante la "forza dell'immaginazione".

Tutta la filosofia medioevale definì la memoria come un bene prezioso, mentre in epoca più recente fu descritta come "conservazione dello spirito", o stato virtuale (Bergson), o stato potenziale (Husserl), a cui si contrappose la concezione della memoria "basata sul ricordo" formulata, tra gil altri, da Hobbes, Kant.

Hegel accostò la memoria al pensiero esteriorizzato, mentre Spinoza la descrisse come una concatenazione delle idee e David Hume, con la sua teoria sul meccanismo associativo, risultò il maggiore ispiratore dei principi della psicologia moderna.[4]

Un settore classico della ricerca filosofica che si è occupato storicamente di studiare la memoria e il suo funzionamento va sotto il nome di arte della memoria o mnemotecnica. Questa disciplina ha fornito importanti spunti sul funzionamento e sulla struttura della memoria umana. Molti dei grandi filosofi e retori (basti pensare a Cicerone, Quintiliano, Sant'Agostino, San Tommaso, Giordano Bruno, Leibniz) furono studiosi di questa disciplina; non pochi dei suoi metodi e principi furono mutuati e fatti confluire nelle teorie moderne della ricerca didattica e pedagogica.[5]

Fisiologia[modifica | modifica wikitesto]

Dati relativi ai circuiti neuronali interessati al trasferimento delle informazioni nella memoria a lungo termine sono stati ottenuti dall'esame di soggetti con Sindrome di Korsakoff (nell'alcoolismo cronico). I pazienti con sindrome di Korsakoff conservano una buona memoria per le esperienze precedenti all'insorgere della malattia, ma hanno perso la capacità di trasferire le loro esperienze attuali nella memoria a lungo termine. L'esame anatomico del cervello di questi pazienti dimostra che le strutture centrali più lese sono:

Il processo di memorizzazione modifica le connessioni presenti nella rete neuronale, grazie all'attivazione di un segnale; nei neuroni postsinaptici si attivano geni e proteine; queste ultime si muovono verso le connessioni presenti tra due neuroni, allo scopo di rinforzare o di costruire le sinapsi (i punti di contatto e di comunicazione neuronale). Ogni informazione viene memorizzata grazie alla formazione di una specifica rete neuronale, prima nell'ippocampo e poi nella corteccia, dove viene definitivamente conservata.[6]

L'ippocampo è la struttura indispensabile alla fissazione della traccia di memoria. L'ippocampo non è la sede dell'immagazzinamento, ma partecipa alla codificazione delle informazioni che lo raggiungono dalla corteccia associativa cerebrale. Anche l'amigdala (lobo temporale) riveste un ruolo importante nel modellamento e nella conservazione della memoria, dato che è l'organo deputato a definire le percezioni sul versante emozionale ed affettivo.

Nel sistema nervoso dei vertebrati i fenomeni elementari di apprendimento più conosciuti sono la Long Term Potentiation o LTP e la Long Term Depression o LTD. Nei neuroni dell'ippocampo una stimolazione elettrica ad alta frequenza delle vie afferenti eccitatorie, è capace di determinare un forte aumento dell'ampiezza delle risposte successive, capacità che si mantiene per ore o per giorni. Queste variazioni funzionali del circuito sono attribuite a modificazioni della trasmissione sinaptica. In queste sinapsi eccitatorie il mediatore è il Glutammato.

L'ormone IGF-I è fondamentale per immagazzinare i ricordi e farli rimanere più a lungo stimolando le connessioni interneuronali[7]

Evoluzione della memoria nel ciclo di vita[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda lo sviluppo della memoria nel corso del ciclo di vita, il punto iniziale (fino al primo anno di vita) riguarda la memoria motoria (coordinazione, movimenti del corpo), poi la memoria iconica (legata alla costruzione di immagini mentali del percepito e del ricordato), poi la memoria semantica o linguistica, dal 4-5o anno di vita, caratterizzate da tracce mnestiche di concetti di tipo verbale.

Studi recenti hanno dimostrato che i bambini, da 3 a 6 mesi di età, sono già in grado di riconoscere i volti delle persone che li accudiscono; dopo il sesto mese sono in grado di ordinare in categorie, volti, oggetti e situazioni; dopo il primo anno riescono a riconoscere uno stimolo acquisito precedentemente; all'età di due anni conservano numerose informazioni sulle esperienze precedenti; intorno al quinto-sesto anno di età sono capaci di raccogliere i ricordi, concettualizzarli e recuperarli quando è il momento. Già in precedenza le capacità mnemoniche si rivelano nell'apprendimento del linguaggio. [8]

Metodi di studio della memoria[modifica | modifica wikitesto]

Nello studio della memoria possono essere utilizzati:

  • metodi diretti, ossia prove di rievocazione (libera, seriale e guidata) e prove di riconoscimento;
  • metodi indiretti, ossia compiti cognitivi che non testano direttamente la memoria, ma il cui risultato dipende dal livello di funzionamento di questa.

La prova di rievocazione libera consiste nel rievocare gli elementi di una lista presentata in precedenza (può essere presentata sia per via uditiva che visiva), senza vincoli sull'ordine in cui gli elementi devono essere ripetuti. La prova di rievocazione seriale differisce dalla precedente in quanto si deve cercare di ripetere l'ordine esatto con cui gli elementi sono stati presentati. La prova di rievocazione guidata prevede l'uso di stimoli aggiuntivi (cues) in qualche modo connessi con gli elementi da ricordare, in modo da facilitarne la rievocazione. Le prove di riconoscimento possono basarsi sull'apprendimento della presenza di un elemento in un particolare contesto spazio-temporale, oppure possono essere svincolati da esso; nel primo caso il soggetto deve riconoscere se l'elemento mostrato è già stato presentato in precedenza, oppure riconoscere quale elemento è già stato presentato scegliendo tra i molteplici elementi mostrati (chiamati distrattori). Nel secondo caso il soggetto deve riconoscere se l'elemento mostrato appartiene a una data categoria (riconoscimento categoriale), oppure deve individuare un oggetto fra altri appartenenti alla stessa categoria, riconoscendone gli attributi che lo differenziano da questi (riconoscimento di identificazione).

I metodi indiretti sono prove varie che sfruttano in genere il priming di ripetizione e il priming semantico (o associativo). Il priming di ripetizione si basa sul fatto che la presentazione di un elemento all'interno di una lista (sulla quale non viene richiesto di svolgere compiti cognitivi) facilita il riconoscimento dello stesso, durante la prova vera e propria; il priming semantico facilita il riconoscimento utilizzando stimoli appartenenti alla stessa categoria dello stimolo bersaglio.

Metodi d'indagine della memoria ed applicazioni di sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione delle capacità mnestiche, questa funzione cognitiva è alla base della prestazione cognitiva in alcune sottoscale del WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale, un test di misura dell'intelligenza): il fattore "ragionamento aritmetico" ed il fattore di "memoria dei numeri".

Questo fattore tende a deteriorarsi con l'avanzare dell'età; con l'avanzare degli anni, il processo di codifica di nuove informazioni si rende infatti più problematico, mentre si ottimizza il processo di recupero delle informazioni memorizzate nelle precedenti fasi di sviluppo. L'elevata capacità mnestica infatti risulta essere la funzione psichica che più distingue l'intelligenza fluida dall'intelligenza cristallizzata (secondo il modello di James Cattell).

L'evoluzione storica delle modalità sperimentali di studio della memoria[modifica | modifica wikitesto]

Gli approcci associazionisti e strutturalisti[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione grafica di curve dell'oblio

Hermann Ebbinghaus (allievo di Wilhelm Wundt) avviò lo studio sperimentale della memoria utilizzando un approccio "associazionista", mediante studi sperimentali sulla memorizzazione di sillabe senza senso.

Sintetizzando i dati sperimentali su 2 assi cartesiani (nell'asse orizzontale le ore di ritenzione, e nell'asse verticale la percentuale di sillabe ricordate) identificò la cosiddetta "curva dell'oblio", delineando un calo della prestazione mnestica all'aumentare del tempo della ritenzione.

Del tutto analoga ma speculare è la rappresentazione della "curva della ritenzione": all'aumentare delle ripetizioni sillabiche durante il processo di memorizzazione aumenta la qualità della ritenzione mnestica delle stesse, fino ad un livello tale per cui successive ripetizioni non implicano miglioramenti significativi della prestazione.

Ebbinghaus studiò inoltre il numero delle ripetizioni rispetto al tempo richiesto per il ri-apprendimento: più le ripetizioni sono numerose nella fase di apprendimento, tanto più è breve la fase di ri-apprendimento (ovviamente dopo un periodo di ritenzione).

Il limite principale degli studi di Ebbinghaus, che hanno avuto la fondamentale utilità di avviare lo studio psicologico strutturato dei processi mnestici, è che si focalizzarono su stimoli privi di significato, di tipo artificioso, e delineanti quindi un meccanismo di memorizzazione passivo.

Lo psicologo inglese Frederic Bartlett (1932) seguì invece un approccio teorico "strutturalista", usando per le sue ricerche degli stimoli mnestici di tipo naturale, in cui veniva data grande importanza alle differenze individuali.

Un classico esempio di approccio strutturalista allo studio della memoria è fornito dal concetto di schema di Bartlett: lo "schema" è definito come una struttura dotata di significato, caratterizzata da un contenuto e da un processo, e che veicola il processo di codifica-ritenzione e di richiamo mnestico mediando il ricordo di informazioni successive.

Bartlett individuò le strategie individuali, messe in atto nell'atto del ricordare e dell'apprendere, insieme a tutti i processi di aggiustamento, razionalizzazione ed ancoraggio, che caratterizzano questi processi. Elemento comune di queste strategie è che tutti i ricordi memorizzati sono caratterizzati dal fatto di essere dotati di senso per la persona che ricorda.

La prima ricerca cognitiva: l'approccio di Atkinson e Shiffrin[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della psicologia cognitiva della memoria, uno dei contributi di maggiore rilievo è quello relativo alla classica distinzione della memoria a breve termine e a lungo termine (MBT/MLT).

Atkinson e Shiffrin proposero il cosiddetto "modello del multimagazzino", che divideva funzionalmente la memoria in:

1. Magazzino sensoriale, che riceve gli stimoli dagli organi di senso, e che ha una capacità di ritenzione molto limitata (pochi secondi). Questo magazzino può ricevere informazioni da un organo alla volta.

2. Magazzino a breve termine (MBT/STM): contiene informazioni che vengono ricordate per alcune decine di secondi o minuti.

3. Magazzino a lungo termine (MLT/LTM): contiene informazioni che vengono ricordate per periodi prolungati, e che una volta immagazzinate nel cervello possono essere recuperate quando necessario. [9]

Lo "Human-Information Processing"[modifica | modifica wikitesto]

La crisi della classica "interpretazione associazionistica" della memoria partì dalle prime critiche cognitiviste, poi riprese dall'approccio HIP (l'approccio cognitivista dell'"elaborazione dell'informazione"):

  • si rifiuta l'idea che lo sperimentatore possa influenzare il soggetto
  • si rifiuta l'idea che ciò che viene ricordato durante i test rimanga nella memoria
  • si pensa che non vi sia un legame tra l'apprendimento e l'esercizio (ripetizione)

Questo approccio, sviluppatosi a partire dagli anni '70, si sviluppa dalla teoria cibernetica dell'elaborazione dell'informazione, caratterizzata, nella sua declinazione agli studi sulla memoria, dai seguenti assunti:

  • La memoria come un flusso di informazione attraversa un sistema, un processo di tipo input-output.
  • Il sistema risulta suddivisibile in una serie di sub-sistemi ognuno coprente una determinata parte del processo.
  • Il processo risulta caratterizzato da una sequenza fissa.
  • Ogni stadio mnestico ha durata di tempo e capacità limitate.
  • Lo stesso processo di elaborazione dell'informazione si applica per qualsiasi tipo di formato del segnale (grafico, tattile, semantico, verbale etc.).

Un approccio alla memoria che definisce un sistema sequenziale, standardizzato, unitario sia per gli individui sia per le informazioni.

A partire da questi assunti, Ulric Neisser, il padre della psicologia cognitiva, elabora un approccio cognitivo allo studio della memoria orientato alla messa a fuoco dei processi cognitivi. Questo filone prende le mosse dalle teorie sviluppate dal concetto di elaborazione dell'informazione, declinandolo in contesti naturali e quotidiani. Strutturalmente, a partire dagli anni '50 ed in maniera più o meno esplicita attraverso tutto il cognitivismo, la memoria è definita attraverso tre moduli mnestici:

  • Il modulo 1 registra molte informazioni ma in maniera limitata. Prende nomi diversi a seconda delle teorie cognitiviste che l'hanno studiato, e fa prevalentemente riferimento alla memoria sensoriale.
  • Il modulo 2 trattiene i dati per un periodo di tempo maggiore, ma ha capacità più limitata e si identifica nelle sue numerose accezioni come memoria a breve termine o di lavoro. Il numero che definisce la capienza di questo modulo è di 7 ± 2 informazioni (span).
  • Il modulo 3 ha capacità di ritenzione illimitata ed è definita come memoria a lungo termine.

Il passaggio da memoria sensoriale (modulo 1) a memoria a breve termine dipende dall'attenzione, mentre il passaggio dal modulo 2 al modulo 3 è maggiormente efficace a seconda dell'organizzazione mnemonica del soggetto. Il passaggio da MLT a MBT è detto recupero ed è facilitato da una buona organizzazione.

Una memorizzazione verbale e spaziale è doppiamente efficiente così come aiuta a richiamare le informazioni mentre si svolgono altre attività cognitive.

La teoria tripartita di Atkinson e Shiffrin ha consentito di illustrare in modo dettagliato e completo i processi di memoria ma, secondo alcuni autori, presenta criticità in quanto presuppone che i contenuti si fissino in memoria solo con la ripetizione.

Invece, secondo Craik e Lockart (1972), è possibile rafforzare il ricordo attraverso la "profondità di elaborazione": se un'informazione nuova è connessa con quelle già acquisite, se è emotivamente significativa, se è chiara e ordinata, passerà facilmente e velocemente alla Memoria a Lungo Termine, senza la necessità di ripetizione.

A questo proposito, Craik e Tulving (1975) hanno compiuto un esperimento, presentando ai soggetti tre tipi di compito: un compito ortografico, in cui si mostrava una parola e si chiedeva se fosse scritta in maiuscolo; un compito fonetico, in cui si mostrava una parola e si chiedeva con che parola potesse fare rima; un compito semantico, in cui mostravano una parola e poi chiedevano se un'altra parola fosse legata a quella precedentemente mostrata. Successivamente e inaspettatamente ai soggetti venivano mostrate diverse parole, chiedendo quale di queste era già stata incontrata nei compiti precedenti.

I soggetti riconoscevano maggiormente le parole sottoposte a compito semantico, poiché questo compito richiede un'elaborazione maggiore e attiva processi più complessi, grazie ai quali lo stimolo viene memorizzato meglio.

Dunque un contenuto, per essere memorizzato, ha bisogno di profonda elaborazione e integrazione con il proprio patrimonio di conoscenze.

Endel Tulving (1972) distingue inoltre tra memoria episodica e memoria semantica: la prima ha una collocazione spazio-temporale e riguarda gli avvenimenti legati alla nostra vita, la seconda riguarda invece informazioni che non hanno una prospettiva spazio-temporale, come i concetti astratti, riguarda le conoscenze generali sul mondo. La memoria episodica e la memoria semantica sono considerate memorie esplicite dato che si manifestano per ricordi coscienti, quindi volontari, riferibili verbalmente. Questa memoria è condizionata dall'attenzione e dalla volontà di apprendere.

Va anche considerata la memoria implicita, incosciente, dove l'informazione non si manifesta per ricordo, ma influenzando un comportamento senza che il soggetto ne sia cosciente. Essa è suddivisa in memoria procedurale, percettiva, da condizionamento classico e non-associativa.

La memoria procedurale consiste nel ricordare uno script per compiere azioni automaticamente o semi-automaticamente, come andare in bicicletta, digitare su una tastiera; la memoria percettiva determina il priming percettivo, ad esempio quello che consente di completare amodalmente una figura.

La memoria da condizionamento classico consiste nell'associare per condizionamento un riflesso ad uno stimolo neutro. Il meccanismo è lo stesso della memoria associativa che consiste nell'associare uno stimolo ad un comportamento, anche senza il ricordo cosciente che spinge a fare l'associazione.

La memoria non-associativa si divide in assuefazione e sensibilizzazione. L'assuefazione è un processo che risulta nell'attenuazione di una risposta non necessaria a seguito dell'esposizione ripetuta a uno stimolo che si è rivelato non rilevante. Per esempio la lumaca che ritrae le antenne quando queste vengono toccate leggermente, dopo un po' smette di farlo (o le ritrae per meno tempo), se lo stimolo mantiene le stesse caratteristiche. La sensibilizzazione è il processo inverso, ovvero l'esposizione a uno stimolo particolarmente rilevante provoca una risposta che verrà poi ripetuta anche in presenza di stimoli meno rilevanti. Per esempio la lumaca cui si colpisce con forza le antenne, ritrarrà le stesse in maniera prolungata, e ripeterà il comportamento anche in presenza di stimoli non rilevanti (tocco leggero), finché subentra di nuovo l'assuefazione.

I processi mnestici[modifica | modifica wikitesto]

Il modello originale di Atkinson e Shiffrin distingue la memoria a breve termine da quella a lungo termine; a loro volta, tali processi mnestici sono suddivisi in sottotipi.

Aspetti funzionali della memoria: effetti di primacy e recency[modifica | modifica wikitesto]

Se al soggetto viene presentata una lunga serie di elementi, egli tenderà a ricordare maggiormente i primi ed ultimi. Rispettivamente, questi due fenomeni sono stati definiti Effetto Primacy ed Effetto Recency.

Secondo l'attuale concezione della memoria, l'effetto "primacy" è dovuto all'ingresso dei primi item (elementi) presentati nella MLT perché sono stati maggiormente ripetuti, mentre l'effetto "recency" è dovuto alla permanenza degli ultimi item nella MBT.

Un'altra spiegazione del perché gli elementi centrali siano meno ricordati è data dalla psicologia associazionista. L'apprendimento di nuovi ricordi può interferire con vecchi elementi (interferenza retroattiva), e viceversa (interferenza proattiva). Gli elementi centrali sono di fatto quelli che subiscono entrambe le interferenze.

Patologia[modifica | modifica wikitesto]

Molta parte dell'odierna conoscenza sulla memoria è derivata dallo studio clinico dei disturbi delle funzioni mnestiche, anomalie che si possono rintracciare in varie sindromi, malattie congenite o degenerative, quali ad esempio:

La perdita di memoria è chiamata amnesia, un disturbo presente in molti tipi di patologie; studiando le loro diverse forme e osservando i difetti organici che appaiono nei singoli sottosistemi del cervello, si può risalire alla funzione di tali sottosistemi in un cervello sano.

L'amnesia può essere anterograda (quando non è più possibile apprendere e ricordare eventi dopo l'evento lesivo) o retrograda (quando vengono cancellate memorie relative ad anni precedenti rispetto alla data della lesione).

L'amnesia anterograda, però, non preclude completamente la capacità di apprendere in chi ne è colpito, infatti alcuni tipi di apprendimento (spaziale, riconoscimento, stimolo-risposta) sono comunque conservati ed il vero danno avviene a livello della memoria dichiarativa o esplicita.

L'amnesia anterograda è spesso associata ad amnesia retrograda.

Tra i disturbi della memoria si possono annoverare:

  • La paramnesia, cioè la falsificazione della memoria attraverso una distorsione del ricordo (v. anche Sindrome dei falsi ricordi).
  • L'ipermnesia, una esagerata ritenzione mnestica.
  • L'allomnesia, ovvero i ricordi falsati in termini di spazio o tempo per errore di locazione.
  • L'amnesia, ossia la dimenticanza transitoria o definitiva di tutto o parte del contenuto della memoria.
  • L'ecmnesia, ovvero la trasformazione di ricordi in esperienze attuali.
  • L'immagine eidetica, un ricordo visivo vissuto talmente vividamente da sembrare un'allucinazione.
  • Il ricordo paravento (o ricordo di copertura) ossia un ricordo che a livello conscio è tollerabile ma che nasconde, inconsciamente, un evento traumatico.
  • La rimozione, cioè la dimenticanza inconsapevole di eventi considerati inaccettabili.
  • La letologia, che è la temporanea incapacità di ricordare un nome proprio o di un oggetto.
  • Un disturbo della memoria di fissazione non permette ai nuovi ricordi di fissarsi e sostituire per aggiornamento i vecchi, mentre un disturbo alla memoria di rievocazione non permette ai vecchi di tornare in mente e tutti i ricordi sono continuamente aggiornati, fino alla scomparsa della percezione del proprio passato, nei casi più gravi.

Eredità della memoria[modifica | modifica wikitesto]

Uno studio condotto nel 2013 dai ricercatori Brian G. Dias e Kerry J. Ressler dell'Emory University (Atlanta) ha mostrato come alcune esperienze impresse nella memoria possano essere ereditate. Lo studio è stato effettuato con cavie da laboratorio, e i ricercatori hanno fatto in modo da condizionare i soggetti di una generazione a evitare un particolare odore, l'acetofenone. I ricercatori hanno poi riscontrato nella generazione successiva lo stesso comportamento della generazione zero, senza che le cavie avessero mai avuto esperienza dell'acetofenone. I due hanno proseguito con una terza generazione ottenuta con concepimento in vitro rilevando anche nella generazione due il medesimo comportamento.[10]

La memoria sociale[modifica | modifica wikitesto]

L'area di ricerca della "psicologia della testimonianza" si occupa di verificare la credibilità ed affidabilità delle "testimonianze" (anche in contesto giuridico) rese da individui che hanno osservato lo svolgimento di alcuni fatti, cercando di valutare quanto incidano le modalità di elaborazione delle informazioni, gli stereotipi e i pregiudizi all'interno dei loro ricordi.

I ricordi sono influenzati da affettività, preoccupazioni, interessi e stanchezza, ma anche, come hanno sottolineato Allport e Postman, da un'idea dominante che tende ad eliminare tutti i dettagli non congruenti, e a costruire attorno a sé un gruppo di dettagli ad essa conformi che la avvalori.[11]

Per quanto riguarda il delicato e complesso tema dei falsi ricordi, quelli relativi alla primissima infanzia sono giustificati dalla maturazione non ancora avvenuta dell'ippocampo, e quindi gli elementi mnestici a lungo termine non possono, a quell'età, essere memorizzati in modo conscio; quelli "costruiti" da grandi si formano mescolando ricordi reali con suggestioni altrui, spesso spinti da una forte pressione sociale e in assenza di autocritica da parte del soggetto. Alcuni specialisti ritengono possibile la creazione di falsi ricordi anche tramite l'ipnosi.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ghilardi M., Casadio A., Le basi neuronali e molecolari della memoria. In "La memoria". Le scienze dossier, n.14 dicembre 2002 (pag.6)
  2. ^ Daniel Levitin, Foundations of cognitive psychology.
  3. ^ Eysenck, M.W., Keane M.T. (2006). Psicologia Cognitiva. Idelson-Gnocchi.
  4. ^ Nicola Abbagnano "Dizionario di filosofia", Utet, Torino, 1995 (alla pag.571,573 voce "memoria")
  5. ^ Frances Amelia Yates, L'arte della memoria, tr. Albano Biondi, Torino, Einaudi, 1993
  6. ^ Fuster J.M., La localizzazione della memoria. In "La memoria". Le scienze dossier, n.14 dicembre 2002 (pag.14)
  7. ^ IGF-1 - La proteina della memoria - YouTube
  8. ^ "Psicologia dello sviluppo ed educazione" di Orsola Coppola, ediz. Simone, Napoli, 1999 (pag.108,109 - alla voce "L'evoluzione della memoria")
  9. ^ Eysenck, M.W., Keane M.T. (2006). Psicologia Cognitiva. Idelson-Gnocchi.
  10. ^ Cfr. l'abstract dello studio pubblicato su Nature Neuroscience, 1 dicembre 2013.
  11. ^ "Psicologia dello sviluppo ed educazione" di Orsola Coppola, ediz. Simone, Napoli, 1999 (pag.114,115 - alla voce "La psicologia della testimonianza")
  12. ^ "Le scienze dossier", num.14 dicembre 2002 (pag.90,95 - voce "Come si creano i falsi ricordi" di Elisabeth F.Loftus)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alan Baddeley, La memoria come funziona e come usarla, Laterza, Roma-Bari 1993 (codice EAN 978884204195)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • «Memoria» in Dizionario della salute, Corriere della Sera.it.
  • «Memoria», la voce in Enciclopedie on line, sito "Treccani.it L'Enciclopedia italiana".
  • Pier Carla Cicogna, «Memoria» in Enciclopedia Italiana - VI Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.


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