Buddhismo
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Il Buddhismo (sanscrito bodhi-dharma), scritto anche Buddismo[1], è una delle religioni più diffuse e tra le più antiche al mondo. Originato dagli insegnamenti di Siddhārtha Gautama, si compendia nelle dottrine fondate sulle Quattro nobili verità (sanscrito Catvāri-ārya-satyāni, pāli Cāttari aryasaccāni). Con il termine Buddhismo si indica più in generale l'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato[2][3]. Sorto nel VI secolo a.C., a partire dall'India il Buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente.
Indice |
[modifica] Origini del termine
La parola Buddhismo è di recente coniatura, introdotta in Europa nel XIX secolo per riferirsi a ciò che è correlabile agli insegnamenti di Siddhārtha Gautama in quanto Buddha. In realtà un'unica parola per esprimere questo concetto non esiste in nessuno dei paesi asiatici originari di tale tradizione religiosa.[4] La traduzione dei termini originari letteralmente va intesa come "insegnamento del Buddha" (sanscrito buddha-śāsana, pāli buddha-sāsana, cinese 佛教 pinyin fójiào Wade-Giles fo-tsung, giapponese bukkyō, tibetano sangs rgyas kyi bka' , coreano 불교 pulgyo, vietnamita phật giáo). Originariamente l' "insegnamento del Buddha" si denominava come DharmaVinaya o in pāli DhammaVinaya (cinese 法律 fǎlǜ, giapponese hōritsu, tibetano chos 'dul ba, coreano 법률 pŏmnyul, vietnamita phật pháp), ma questa denominazione non ha avuto quella diffusione nelle lingue asiatiche diverse dal sanscrito e dal pāli quanto invece la denominazione buddha-śāsana. Altri termini sanscriti con cui viene indicato il Buddhismo, nella sua accezione di dottrina-insegnamento esposta dal Buddha Shakyamuni, sono: buddhânuśāsana, jinaśāsana, tathāgataśāsana, dharma, buddhânuśāsti, śāsana, śāstuḥ, śāsanam ma anche buddhadharma e buddhavacana.
[modifica] Definizione
| Per approfondire, vedi la voce Definizione di Buddhismo. |
Il Buddhismo, per la sua natura non teista, ha dato e continua a dare una elevata difficoltà di definizione[senza fonte]. Sono infatti presenti in esso elementi propri delle religioni, quali un corpus dottrinale, riti, precetti e un sistema di interpretazione della realtà e dell'origine dell'esistenza, insieme a elementi più propri di una filosofia, o di pratiche cosiddette spirituali. L'aspetto sovrannaturale, pur presente nelle maggiori scuole e tradizioni, non presenta il riferimento a divinità supreme, come nelle religioni abramitiche, e salvo alcune eccezioni (a.e. nell'Amidismo) non prevede il culto di alcun essere trascendente, considerando casomai le divinità mutuate dalle religioni preesistenti e quelle proprie come facenti parte, assieme all'uomo e a tutte le altre creature viventi, del ciclo del divenire e della sofferenza.
Benché sia un sistema non fondato su posizioni teistiche, il Buddhismo è prevalentemente considerato in tutto e per tutto una religione; ciò è particolarmente evidente nei paesi asiatici dove manifesta una larga influenza culturale. Il fatto che il Buddha abbia sempre evitato di inculcare delle idee dogmatiche sull'Assoluto, ha indotto alcuni studiosi a considerare il suo insegnamento come una dottrina atea. Più propriamente l'insegnamento del Buddha è fondato su un approccio di conoscenza della realtà di tipo esperienziale e non dogmatico; secondo tale prospettiva, qualsiasi presa di posizioni "a priori" sulla realtà, teista come atea, risulta metodologicamente fallace in quanto non oggettivamente percepibile e di conseguenza fonte di controversie tra i sostenitori e detrattori della sua realtà. Pertanto, se proprio si volesse dare al Buddhismo una catalogazione, sarebbe più appropriato considerarlo come un sistema agnostico.
Nel considerare il Buddhismo una sorta di ascesi filosofica, sono stati fatti paragoni con la dialettica platonica, il cui scopo era ascendere al puro mondo delle idee, o alle scuole ellenistiche che adoperavano la ricerca speculativa per ottenere uno stato mentale al riparo dai turbamenti emotivi (come nello Stoicismo o nell'Epicureismo). Infine, secondo ulteriori interpretazioni, il Buddhismo prescinde dai concetti di teismo, ateismo e filosofia di vita e quindi non andrebbe annoverato fra le religioni, né fra le ideologie e le filosofie.
Il Buddhismo, nella sua forma Mahāyāna originatasi dalla intepretazione dei discorsi attribuiti[senza fonte] a Gautama Buddha da Nāgārjuna, non ritiene che il sacro sia separato dal profano (dalla 'mondanità'), ma afferma che l'uomo, e ciò che lo circonda, è ed è immerso in una realtà sacra e già di per sé risvegliata[5].
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia del Buddhismo. |
La storia del Buddhismo inizia nel VI secolo a.C., con la predicazione di Siddharta Gautama . Nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è evoluta adattandosi ai vari paesi, epoche e culture che ha attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta indiana elementi culturali ellenistici, dell'Asia Centrale, dell'Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico; la sua diffusione geografica fu considerevole al punto di aver influenzato in diverse epoche storiche gran parte del continente asiatico. La storia del Buddhismo, come quella delle maggiori religioni, è anche caratterizzata da numerose correnti di pensiero e scismi, con la formazione di varie scuole; tra queste, le più importanti attualmente esistenti sono la scuola Theravāda, le scuole del Mahāyāna e le scuole Vajrayāna.
[modifica] I fondamenti del Buddhismo
All'origine ed a fondamento del Buddhismo troviamo le Quattro nobili verità. Si narra che il Buddha, meditando sotto l'albero della bodhi, le comprese nel momento del proprio risveglio spirituale [6].
Esse sono riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Saṃyutta Nikāya del Canone pāli[7] e nel Canone cinese nello Záhánjīng (雜含經, giapp. Zōgon agonkyō, collocato nello Āhánbù, T.D. 99.2.1a-373b) che poi è la traduzione in cinese del testo sanscrito Saṃyuktāgama al cui interno è collocato il Dharmaçakrapravartana Sūtra.[8]
Questo è, sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha, tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Sarnath vicino Varanasi (detta anche Benares) nel 528 a.C. ai suoi primi cinque discepoli, all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya, nell'odierno stato del Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale.
Questo discorso è quindi anche detto il "Discorso di Benares", fondamentale per il Buddhismo, che da questo prende le mosse, tanto dal farlo considerare l'evento che dà inizio al Dharma (sans., Dhamma, pāli), ossia la dottrina buddhista. La ricorrenza di questo evento è infatti oggi festeggiato nei paesi di tradizione theravāda con la festa di Magā Puja, il "giorno del Dhamma". Da altri è invece considerato il punto d'inizio della prima comunità buddhista, formata proprio da quei cinque asceti che lo avevano abbandonato anni prima sfiduciati, dopo essere stati a lungo suoi discepoli.
In questo discorso si identifica il Buddhismo come "La Via di Mezzo" (sanscrito Madhyamāpratipad, pāli Majjhimā pāṭipada) in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana di condotta di vita evitando tanto gli eccessi e gli assolutismi, quanto il lassismo e l'individualismo.
Nell'esposizione di questo insegnamento il Buddha enuncia le Quattro nobili verità, frutto del proprio risveglio spirituale testè raggiunto. Queste "Quattro Nobili Verità" contemplano l'aspetto pratico della condotta di vita e della pratica spirituale buddhista nel cosiddetto Nobile ottuplice sentiero, che costituisce il secondo cardine dottrinale del Buddhismo.
I punti salienti della visione buddhista della realtà percettiva indirizzata dall'insegnamento del Buddha, sono:
- la dottrina della sofferenza o duḥkha (sans., dukkha, pāli), ossia che tutti gli aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza qualora li si voglia trattenere ed essi cessano, oppure ce se ne voglia separare ed essi permangono.
- la dottrina dell'impermanenza o anitya (sans., anicca, pāli), ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione con la decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono;
- la dottrina dell'assenza di un io eterno e immutabile (ossia di un'anima), la cosiddetta dottrina dell'anātman (sans., anattā, pāli) come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti.
Tale visione è integrata nella:
- dottrina della coproduzione condizionata (sans. pratītyasamutpāda, pāli paṭicca samuppāda), ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega l'uomo alle illusioni e agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale - visione Theravada;
- dottrina della vacuità (sans. śunyātā, pāli: suññatā) che insiste sull'inesistenza di una proprietà intrinseca nei composti e nei processi che formano la realtà e sulla stretta interdipendenza degli stessi - visione Mahayana.[senza fonte]
Un elemento importante del Buddhismo, nella versione originaria di Siddhārtha Gautama, è la conferma dell'esistenza delle divinità come già proclamate dalla letteratura religiosa vedica. Così nel Majjhima nikāya 100 II-212[9] dove al brahmano Sangarava che gli chiedeva se esistessero i Deva, il Buddha storico rispose: «I Deva esistono! È questo un fatto che io ho riconosciuto e su cui tutto il mondo è d'accordo». Sempre nei testi che raccolgono i suoi insegnamenti, testi riconosciuti tra i più antichi in assoluto e conservati sia nel Canone pāli che nel Canone cinese e che la storiografia contemporanea inquadra nel termine Āgama-Nikāya, il Buddha storico consiglia a due brahmana che, dopo aver dato da mangiare a uomini santi, si debba dedicare questa azione alle divinità (Deva) locali che restituiranno l'onore concesso loro assicurando il benessere dell'individuo (Digha-nikāya, 2,88-89[10]). È evidente, a partire da questi due antichi brani, la certezza da parte del Buddha storico che le divinità esistessero e andassero onorate. A differenza, tuttavia, delle altre correnti religiose dell'epoca, il Buddha ritiene che le divinità non possano offrire all'uomo la salvezza dal Saṃsāra, né un significato ultimo della propria esistenza. Va precisato, peraltro, che non esiste, né è mai esistita alcuna scuola buddhista al mondo che affermi, o abbia affermato, l'inesistenza delle divinità. Tuttavia la totale mancanza di centralità delle divinità nelle pratiche religiose e nelle dottrine buddhiste di tutte le epoche ha fatto considerare, da parte di alcuni studiosi contemporanei, il Buddhismo come una religione 'atea' [11].
[modifica] Testi buddhisti
Fra i testi più antichi del Buddhismo si annoverano i cosiddetti canoni: il Canone Pāli (o Pāli Tipitaka), il Canone cinese (大藏經, Dàzàng jīng), e il Canone tibetano (composto dal Kanjyur e dal Tenjyur) così denominati in base alla lingua degli scritti.
Il Canone Pāli è proprio del Buddhismo Theravāda, e si compone di tre piṭaka, o canestri: il Vinaya Piṭaka, o canestro della disciplina, con le regole di vita dei monaci; il Sutta Piṭaka o canestro della dottrina, con i sermoni del Buddha; infine l'Abhidhamma Piṭaka o canestro della fenomenologia in ambito cosmologico, psicologico e metafisico, che raccoglie gli approfondimenti alla dottrina esposta nel Sutta Piṭaka.
Il Canone cinese si compone di 2.184 testi a cui vanno aggiunti 3.136 supplementi tutti raccolti in 85 volumi. Il Canone tibetano si suddivide in due raccolte, il Kangyur (composto da 600 testi, in 98 volumi, riporta discorsi attribuiti al Buddha Shakyamuni) e il Tanjur (Raccolta, in 224 volumi, di 3.626 testi tra commentari e insegnamenti). Parte dei Canoni cinese e tibetano si rifanno ad un precedente Canone tradotto in sanscrito ibrido sotto l'Impero Kushan e poi andato in buona parte perduto. Questi due Canoni furono adottati dalla tradizione Mahāyāna che prevalse sia in Cina che in Tibet. Il Canone sanscrito riportava tutti i testi delle differenti antiche scuole e dei differenti insegnamenti presenti nell'Impero Kushan. La traduzione di tutte queste opere dalle originali lingue pracritiche a quella sanscrita (una sorta di lingua dotta 'internazionale' come lo fu il latino nel Medioevo europeo) fu voluta dagli stessi imperatori kushan. Buona parte di questi testi furono successivamente trasferiti in Tibet e in Cina sia da missionari kushani (ma anche persiani e sogdiani), sia riportati in patria da pellegrini. Da segnalare che le regole monastiche (Vinaya) delle scuole presenti oggi in Tibet e in Cina derivano da due antichissime scuole indiane (vedi Buddhismo dei Nikāya), rispettivamente dalla Mūlasarvāstivāda e dalla Dharmaguptaka.
[modifica] Correnti del Buddhismo
[modifica] In India
Il Buddhismo si estinse in India, paese d'origine, approssimativamente attorno al XIV secolo. Tuttavia durante più di 1500 anni di storia il Buddhismo Indiano ha sviluppato indirizzi e interpretazioni diverse, anche estremamente complesse. Lo sviluppo di tale complessità si rese necessaria con il continuo confronto dottrinale sia all'esterno delle Comunità monastiche con le scuole Brahmaniche e Jaina, sia all'interno delle stesse per svelare progressivamente gli insegnamenti (soprattutto i c.d. "inesprimibili") contenuti negli antichi Āgama-Nikāya. Le scuole nate nel sub-continente indiano nel corso di questi 1500 anni di storia sono suddivisibili in tre gruppi:
- Il Buddhismo dei Nikāya, un insieme di scuole buddhiste sorte nei primi secoli dopo la morte del Buddha Shakyamuni (vedi anche Concili buddhisti) che non riconoscevano la canonicità degli insegnamenti riportati nei Prajnaparamitasutra e nel Sutra del Loto, scritture successivamente denominate come sutra Mahāyāna e che oggi compaiono nel Canone cinese e nel Canone tibetano. Da una di queste scuole del Buddhismo dei Nikāya, la Vibhajyavāda, origina l'importante scuola cingalese, tutt'oggi diffusa nel Sud-Est asiatico, denominata Theravāda.
- Buddhismo Mahāyāna o del «Grande Veicolo», sviluppatosi a partire da alcune comunità buddhiste antiche ma con l'accoglimento degli insegnamenti riportati nei Prajñāpāramitā Sūtra e del Sutra del Loto. Buona parte del Buddhismo Indiano a partire dal II secolo fino alla sua scomparsa è rappresentato o influenzato da questa corrente, in seno alla quale meritano particolare menzione gli indirizzi Mādhyamika, Cittamātra e il Buddhismo Vajrayāna. La quasi totalità delle differenti scuole oggi presenti in Estremo Oriente appartengono a questo Veicolo.
- Il Buddhismo Tantrico è anch'esso Mahāyāna, e rappresenta la controparte buddhista di un fenomeno più ampio nelle religioni dell'India, il Tantrismo, che ha influenzato anche l'Induismo. Si sviluppò in seno al Buddhismo Mahāyāna e ne influenzò profondamente la pratica, almeno dal VI secolo in poi. Anche noto come Mantrayāna, la sua forma più organizzata è più conosciuta come Buddhismo Vajrayāna o Veicolo del Diamante. Antiche cronache del Buddhismo come la "Storia dell'avvento del Dharma in India" (tib. rGyar-gar chos-'byung) redatta nel 1608 dallo storico tibetano Tāranātha Kunga Nyingpo attestano che, almeno dal X secolo, i centri universitari buddhisti in India dispensavano soprattutto insegnamenti tantrici. Pressocché tutte le scuole tibetane, ma anche diverse scuole estremo-orientali come la giapponese Shingon, appartengono oggi a questo Veicolo.
[modifica] Il Buddhismo fuori dall'India
Tra le tradizioni che fuori dall'India hanno avuto una lunga storia e un'evoluzione in parte indipendente ricordiamo:
- Il Buddhismo Theravāda o degli Anziani: Sri Lanka, Myanmar, Thailandia, Cambogia e Laos.
- Il Buddhismo cinese, che è storicamente all'origine del Buddhismo coreano, del Buddhismo giapponese e di una parte del Buddhismo vietnamita. Dal Buddhismo giapponese proviene la scuola buddhista Zen che unitamente al nuova organizzazione religiosa, anch'essa di orgine giapponese, Soka Gakkai, risulta tra le scuole buddhiste più diffuse in Occidente.
- Il Buddhismo tibetano praticato in Tibet e in Mongolia e in epoche diverse in Cina, Ladakh, Bhutan, parti del Nepal, presso i Tatari e i Calmucchi in Europa, nello Yunnan nord-orientale e, un tempo, come Buddhismo Vajrayāna in Asia Centrale, Kashmir, Giava, Birmania e Bengala.
- Il Buddhismo in Occidente presente negli Stati Uniti, in Europa ma anche in Canada e in Australia.
[modifica] Note
- ^ «Dal n. di Budda, lett. "lo svegliato, l'illuminato" (Buddháh, dal part. pass. sans. di bódhati), soprannome del fondatore del buddismo», termine presente in italiano già nel 1839 (Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Zanichelli) e preferibile alla grafia non adattata per i dizionari Treccani, Sabatini-Coletti, De Mauro, Garzanti, Gabrielli, Zingarelli 1995, Devoto-Oli 2006/2007. Numerose enciclopedie preferiscono invece "buddhismo", fra cui la Zanichelli, l'Enciclopedia Rizzoli Larousse (che nella voce generalista inserisce ambedue, ma nei lemmi di approfondimento preferisce la grafia con l' h), l'Enciclopedia Einaudi, nonché tutte le enciclopedie e dizionari specialistici della materia, come il Dizionario di Buddhismo Milano, Bruno Mondadori, 2003; Dizionario della Saggezza Orientale Milano, Mondadori, 2007; Buddhismo, Enciclopedia delle Religioni a cura di Mircea Eliade, Milano, Jaca Book, 2004; Buddhismo Milano, Electa, 2005; Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche Roma, Rai; Enciclopedia di Filosofia Milano, Garzanti, 1985; Dizionario di Filosofia Milano, Rizzoli, 1976; Enciclopedia delle Religioni Milano, Garzanti, 1996; Dizionario delle Religioni orientali Milano, Vallardi, 1993; Dizionario di Sapienza orientale Roma, Edizioni Mediterranee, 1985; Dizionario del buddhismo Milano, Garzanti, 1994; Dizionario delle Mitologie e Religioni Milano, Rizzoli, 1989; Immagini Buddhiste, Dizionario iconografico del Buddhismo Roma, Mediterranee,1986; Dizionario buddhista Roma, Ubaldini, 1981; Dizionario delle opere filosofiche Milano, Bruno Mondadori, 2000; Dizionario letterario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi Milano, Bompiani, 1947; Cronologia universale Torino, UTET, 2002; Enciclopedia Universale dell'Arte, Istituto per la Collaborazione Culturale, Venezia-Roma, parte editoriale a cura della Casa Editrice G. C. Sansoni, Firenze, 1958, quindi Casa Editrice Sadea, Firenze, 1971 e Roma, 1976, quindi Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1980; tranne il Dizionario del Buddismo, Esperia, Milano, 2006 e l'enciclopedia Treccani.
- ^ «La nozione di "buddhismo" che poi raggruppa un insieme assai articolato d'indirizzi dottrinali in competizione tra loro, privilegia indebitamente ciò che li accomuna rispetto a ciò che costituisce la loro peculiarità, dando l'impressione erronea che si tratti di un movimento unitario piuttosto che di un fascio di numerose scuole divergenti (i cosidetti nidāna, infelicemente resi con "sètte" nella letteratura corrente) come è invece il caso.» (M. Piantelli. Il buddhismo indiano in Buddhismo a cura di Giovanni Filoramo. Bari, Editori Laterza, 2007, pag.5)
- ^ Frank E. Reynolds e Charles Hallisey in Buddhismo Enciclopedia delle Religioni diretta da Mircea Eliade. Milano, Citta Nuova-Jaca Book, 1986, pag. 67-8.)
- ^ «Il concetto di Buddhismo fu creato circa tre secoli fa per indicare una tradizione religiosa panasiatica risalente a cira 2.500 anni fa.», Frank E. Reynolds e Charles Hallisey in Buddhism: An Overwiev, Encyclopedia of Religion, USA, Mc Millian References, 1994, anche Second Edition 2005, Vol. II pag.1087.
- ^ «Il saṃsara è in nulla differente dal nirvāna. Il nirvāna è in nulla differente dal saṃsara. I confini del nirvāna sono i confini del saṃsara.», Nāgārjuna, Mūla-madhyamaka-kārikā.
- ^ Vi sono molti termini sanscriti e pāli che indicano questo stato di "risveglio spirituale". Il più comune è bodhi (sia sanscrito che pāli). In cinese viene reso con 菩提 pútí (giapp. bodai). Una resa ben più antica di questa è 道 (dao giapp. dō che significa anche "Via"). Più recente invece è 覺 (jué o jiǎo, giapp. kaku o gaku). Da ricordare anche 三菩提 (sānpútí, che indica il sanscrito saṃbodhi, giapp. sanbodai, tibetano rdzogs par byang chub pa), Molto utilizzato nelle scuole del Buddhismo Zen è 悟 (wù, giapp. satori o go) che attiene tuttavia maggiormente al significato di "comprensione della Realtà"; peraltro il termine giapponese satori deriva dal verbo satoru che significa "conoscere", "comprendere". Sempre in questa scuola un utilizzo più vicino al sanscrito bodhi è certamente kenshō (見性, cin. jiànxìng) nel suo significato di "guardare la propria natura di Buddha" (ovvero attualizzare la propria natura "illuminata"). In tibetano bodhi è reso con byang chub.
- ^ Thanissaro Bhikkhu (trad.). (EN) Dhammacakkappavattana Sutta - Setting the Wheel of Dhamma in Motion (la messa in moto della ruota del Dhamma), pp. 1. Access to Insight edition, 2008-03-24. URL consultato il 2009-04-08.
- ^ Da tenere presente che i due testi appartengono a due scuole differenti del Buddhismo dei Nikāya. Il primo appartiene alla scuola cingalese Theravāda e proviene, probabilmente, dalla scuola indiana Vibhajyavāda; il secondo appartiene invece alla scuola Mulasarvāstivāda che deriva a sua volta dalla scuola Sarvāstivāda.
- ^ (EN) Majjhima nikāya 100 - Sangarava Sutta, pp. 1. Mahindarama. Kampar Road 10460, Penang, Malaysia. URL consultato il 2009-04-08.
- ^ Sister Vajira (trad.); Francis Story (trad.). (EN) Maha-parinibbana Sutta - Last Days of the Buddha (gli ultimi giorni del Buddha). Buddhist Publication Society, (1998). URL consultato il 2009-0-08.
- ^ Hoseki Schinichi Hisamatsu, Una religione senza Dio. Satori e ateismo Roma, Il Nuovo Melangolo, 1996.
[modifica] Bibliografia
Di seguito una bibliografia ragionata dei testi 'del' e 'sul' Buddhismo in lingua italiana.
[modifica] Testi generali sul buddhismo, tutte le scuole
- Richard H. Robinson; Willard L. Johnson, La religione buddhista, Roma, Ubaldini, 1998. ISBN 8834012682
- Giangiorgio Pasqualotto, Illuminismo e illuminazione. La ragione occidentale e gli insegnamenti del Buddha, Roma, Donzelli, 1997. ISBN 8879893491
- Stephen Batchelor, Il Buddhismo senza fede, Neri Pozza, 1998. EAN 9788873056508
- Alexandra David-Nèel, Il Buddhismo del Buddha, Genova, ECIG, 2003.
- Bernie Glassman, Cerchio infinito. La via buddhista all'Illuminazione, Mondadori, 2003.
[modifica] Testi canonici afferenti al Buddhismo dei Nikāya o al Buddhismo Theravāda
Sono i testi ritenuti canonici da tutte le scuole buddhiste. Occorre ricordare che la scuola Theravāda considera "canoniche" solo le opere contenute nel Canone pāli.
- La Rivelazione del Buddha - I testi antichi, Raniero Gnoli (a cura di), Milano, Mondadori, 2001. ISBN 8804478985
- Contiene una selezione di scritti dal Canone pāli, dal Canone tibetano nonché un sūtra, lo Śālistambasūtra, scoperto agli inizi dello scorso secolo nel Gilgit.
- Canone buddhistico - Testi brevi, Vincenzo Talamo (a cura di), Torino, Bollati Boringhieri, 1961 (rist. 2000). ISBN 8833912604
- Contiene il Dhammapada, Itivuttaka e il Suttanipata estratti dal Canone pāli.
- Saṃyutta Nikāya'', Vincenzo Talamo (a cura di), Roma, Ubaldini, 1998. ISBN 8834012933
- È la pubblicazione del terza raccolta contenuta del Sutta Pitaka del Canone pāli.
[modifica] Testi canonici per il Buddhismo Mahāyāna
Sono testi considerati canonici solo dalle scuole del Buddhismo Mahāyāna e del Buddhismo Vajrayāna. Non sono ritenuti canonici dalla scuola Theravāda e dalle altre scuole del Buddhismo dei Nikāya, queste ultime tutte scomparse.
- La Rivelazione del Buddha - Il Grande veicolo, Raniero Gnoli (a cura di), Milano, Mondadori, 2001. ISBN 8804513543
- Contiene una raccolta di sūtra del Buddhismo Mahāyāna e di tantra del Buddhismo Vajrayāna estratti dal Canone cinese e dal Canone tibetano.
- Peter Harvey, Introduzione al Buddhismo. Insegnamenti, storia e pratiche, Le Lettere, 1998. ISBN 887166390X
- Christmas Humphreys, Dizionario buddhista, Astrolabio Ubaldini, 1981. ISBN 883400681X
- Klaus K. Klostermeier, Buddhismo. Una introduzione, Fazi, 2005. ISBN 8881126036
- Kulananda, Buddhismo, Armenia, 1997. ISBN 8834407857
- Damien Keown, Buddhismo, Einaudi, 1996. ISBN 8806147978
- Luciana Meazza, Le filosofie buddhiste, Xenia, 1998. ISBN 8872733006
- Lama Ole Nydahl, Buddhismo della Via di Diamante, Mediterranee,
- Mario Piantelli, Il Buddhismo Indiano in Storia delle religioni - 4. Religioni dell'India e dell'Estremo Oriente, Giovanni Filoramo (a cura di), Roma-Bari, Laterza, 1996. pp. 275-368.
- Mauricio Y. Marassi, Il Buddhismo mahāyāna attraverso i luoghi, i tempi e le culture. L'India e cenni sul Tibet, Genova-Milano, Marietti, 2006. ISBN 8821165493
[modifica] Voci correlate
- Buddha
- La Definizione di Buddhismo
- La Storia del Buddhismo
- Nirvana
- Sofferenza (filosofia)
- I Concili buddhisti
- Il Buddhismo dei Nikāya
- Il Buddhismo Sarvāstivāda
- Il Buddhismo tibetano e Vajrayāna
- Il Buddhismo Madhyamika
- Il Buddhismo Vijnanavada
- Il Buddhismo greco
- Il Nobile Ottuplice Sentiero
- Comprensione buddhista
- Bodhipakkhika Dhamma: I 37 fattori del risveglio buddhista
- Il dhamma-vicaya (uno dei 37 fattori del risveglio)
- Il qui ed ora buddhista
- La Coproduzione condizionata
- Le Quattro Nobili Verità
- Il Kesa
- Le festività buddhiste
- L'arte buddhista
- Le filosofie orientali
- Omosessualità e Buddhismo
- Buddhismo Zen
- Buddhadasa
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
- Buddhismo su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Buddhismo")
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