Laos

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Laos
Laos – Bandiera Laos - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Pace, Indipendenza, Democrazia, Unità e Prosperità
Laos - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Popolare Democratica del Laos
ສາທາລະນະລັດ ປະຊາທິປະໄຕ ປະຊາຊົນລາວ ທຸງຊາດລາວ
Sathalanalat Paxathipatai Paxaxon Lao
Nome ufficiale ປະເທດລາວ
Pathet Lao
Lingue ufficiali Lao, o laotiano o, più raro, laosiano[1]
Altre lingue lingue tai-kadai, lingue mon-khmer
Capitale Vientiane  (754.000[2] ab. / 2009)
Politica
Forma di governo Stato socialista con Riforme di Mercato
Capo di Stato Choummaly Sayasone
Capo di Governo Thongsing Thammavong
Indipendenza Dalla Francia, 19 luglio 1949
Ingresso nell'ONU 14 dicembre, 1955
Superficie
Totale 236.800 km² (84º)
 % delle acque 2 %
Popolazione
Totale 6.200.894 ab. (2010) (2012º)
Densità 28 ab./km²
Tasso di crescita 1,655% (2012)[3]
Nome degli abitanti Lao, o laotiani o, più raro, laosiani
Geografia
Continente Asia
Confini Cina, Vietnam, Cambogia, Thailandia, Birmania
Fuso orario UTC +7
Economia
Valuta Kip laotiano
PIL (nominale) 9 171[4] milioni di $ (2012) (136º)
PIL pro capite (nominale) 1 380 $ (2012) (145º)
PIL (PPA) 18 918 milioni di $ (2012) (129º)
PIL pro capite (PPA) 2 847 $ (2012) (140º)
ISU (2011) 0,524 (medio) (138º)
Fecondità 2,7 (2011)[5]
Varie
Codici ISO 3166 LA, LAO, 418
TLD .la
Prefisso tel. +856
Sigla autom. LAO
Inno nazionale Pheng Xat Lao
Festa nazionale 2 dicembre
Laos - Mappa
 

Coordinate: 19°22′N 102°34′E / 19.366667°N 102.566667°E19.366667; 102.566667

Il Laos (in lingua lao: ປະເທດລາວ, traslitterato: Pathet Lao), ufficialmente Repubblica Popolare Democratica del Laos (lao: ສາທາລະນະລັດ ປະຊາທິປະໄຕ ປະຊາຊົນລາວ ທຸງຊາດລາວ, trasl.: Sathalanalat Paxathipatai Paxaxon Lao), è uno stato del sud-est asiatico che non ha sbocco sul mare. Confina a nord con la Cina, ad est con il Vietnam, a sud con la Cambogia, ad ovest con la Thailandia e a nord-ovest con la Birmania.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Laos.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Reperti archeologici rinvenuti nelle province di Houaphanh e Luang Prabang testimoniano la presenza di uomini preistorici in quelle zone circa 40.000 anni fa. Altri rinvenimenti evidenziano insediamenti agricoli nella valle del Mekong risalenti al 4000 a.C. Antiche giare cinerarie ed altri sepolcri del 1500 a.C. appartennero alle prime comunità civilizzate in territorio laotiano.[6] Le raffinate vestigia della piana delle giare, nella provincia nord-orientale di Xiangkhoang, sono datate tra il 500 a.C. ed il 500 d.C. Tra le prime etnie che popolarono il Laos vi furono quelle khmuiche, migrate dalla Cina.

Tra il I ed il V secolo d.C., la crescente influenza del Regno di Funan diffuse nel sud dell'Indocina la civilizzazione indù, che venne sviluppata nei secoli successivi dai regni di Chenla, stanziato nell'odierna Cambogia, e di Champa, situato nell'odierno Vietnam del Sud. L'Impero Khmer, sorto alla fine dell'VIII secolo dalle ceneri di Chenla, si estese in gran parte dell'Indocina ed assunse per 500 anni il ruolo di guida dell'Induismo nella regione. A partire dal VI secolo si diffuse anche la cultura Dvaravati, influenzata dall'emergente popolo mon, che si convertì al Buddhismo Theravada e favorì la fondazione di diversi principati nelle odierne Birmania e Thailandia. I khmer conquistarono buona parte delle città-stato mon orientali ed imposero l'induismo, mentre il Buddhismo continuò a prosperare ad ovest. Dall'unione delle due culture nacque la famiglia linguistica mon khmer.

Regno di Lan Xang[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno di Lan Xang, evidenziato in verde, nel 1400
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lan Xang.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Fu in questo contesto che, tra il IV e l'VIII secolo, si formarono nella parte laotiana della valle del Mekong le prime municipalità chiamate muang, che si tennero in contatto con i regni dell'Indocina e con l'Impero Cinese.[6] Nei secoli successivi, vennero assoggettate come stati vassalli dai khmer e dai champa, ma mantennero un buon margine di autonomia conservando i propri regnanti.

Tra il X ed il XII secolo, vi fu una lenta ed imponente migrazione dal sud della Cina delle popolazioni tai, che gradualmente si insediarono in una vasta fascia di territori compresi tra il nord-est dell'India ed il nord del Vietnam. Gli insediamenti dei tai diedero luogo a diversi sottogruppi, tra i quali sarebbero emersi i lao in Laos, i thai ed i lanna in Thailandia e gli shan in Birmania. Attorno al XIII secolo, tali gruppi abbracciarono la fede del Buddhismo Theravada, che nel giro di alcuni decenni si sarebbe affermata in tutta l'Indocina.

Con il declino dei khmer, nel XIV secolo, il principe Fa Ngum di Mueang Sua (l'odierna Luang Prabang), educato nella capitale dei khmer Angkor, unificò i principati laotiani e fu incoronato nel 1354 sovrano di Lan Xang (letteralmente: un milione di elefanti, le 'macchine da guerra' di quel tempo), il primo grande regno laotiano. Fa Ngum si proclamò discendente di Khun Borom, il leggendario progenitore delle stirpi tai. La capitale fu insediata nella stessa Mueang Sua ed il Buddhismo Theravada fu proclamato religione di Stato. Nei primi 20 anni di regno, Fa Ngum espanse i suoi territori nelle regioni del Champa, del Vietnam e dell'Isan, l'odierna Thailandia del Nordest.[7]

Crisi e rinascite del regno[modifica | modifica wikitesto]

L'unificazione del regno aveva comportato una spaccatura in due fazioni dell'aristocrazia di corte. La fazione schierata con il sovrano e legata all'Impero Khmer, che aveva fornito a Fa Ngum l'esercito con cui unificò i principati laotiani, mise in secondo piano la vecchia nobiltà del regno di Mueang Sua. Quest'ultima reagì legandosi all'emergente Regno di Ayutthaya, lo Stato siamese che si disputava con l'Impero Khmer la supremazia nel sudest asiatico.[7] Il conflitto tra le due frazioni si sarebbe trascinato per alcuni decenni e contribuì alla prima grande crisi che ebbe inizio nel 1428. Durante il periodo di grave instabilità, gli intrighi della cortigiana Maha Devi si inserirono nelle lotte fra le fazioni dell'aristocrazia e portarono all'assassinio di almeno sei sovrani nel giro di 12 anni.[7] Il regno si era indebolito anche per il nuovo declino degli alleati khmer che, sottoposti alla crescente pressione di Ayutthaya, abbandonarono Angkor dopo il saccheggio siamese del 1431 e spostarono la capitale a Lovek.[8]

I laotiani subirono la prima pesante sconfitta nel 1455, quando le armate Lanna furono respinte a caro prezzo dai laotiani, ma riuscirono ad assicurarsi diversi principati di confine. Una nuova sconfitta ebbe luogo nel 1478 da parte degli invasori vietnamiti. I Dai Viet, galvanizzati dopo l'alleanza con l'imperatore cinese della dinastia Ming e la conquista del Regno Champa, occuparono Mueang Sua e furono cacciati dopo aver inflitto grosse perdite alle truppe laotiane.[8] La crisi del regno comportò il distacco delle municipalità più lontane dalla capitale, che pur rimanendo confederate acquisirono un buon grado di autonomia.[9]

Nel 1500, con l'ascesa al trono di Visunarat, Lan Xang tornò a prosperare. Il re fu un fervente religioso, fece costruire bellissimi templi e fece tradurre le sacre scritture Theravada dal pali al laotiano. Durante il suo regno ebbero nuovo slancio le arti. Si spostò negli ultimi anni a governare a Vientiane, da dove era più agevole controllare le turbolente province meridionali, ma Mueang Sua rimase la capitale ufficiale.[7] Lan Xang si consolidò ulteriormente durante il regno del successore Phothisarat I (1520-1550),[10] che al pari del padre fu un fervente buddhista. Dichiarò illegale l'Animismo, fino ad allora parte integrante della società, attirandosi l'ostilità dei praticanti di tale fede, che è tuttora alla base della cultura laotiana.[9]

Il nuovo re Setthathirat I (regno dal 1550 al 1571) fu costretto a spostare la capitale di Lan Xang a Vientiane nel 1560, spinto dalla minaccia birmana.[10] Fece cambiare il nome di Mueang Sua in Luang Prabang, in onore della statua del Phra Bang, il palladio della monarchia che lasciò nella vecchia capitale.[10] Divenne un eroe nazionale per aver respinto tre invasioni birmane e per i traguardi che raggiunse sia in politica interna che in quella estera.[11] Fu anche un fervente religioso e fece costruire importanti templi nelle città laotiane.

Indocina nel 1580, quando l'Impero birmano di Taungù sottomise Lan Xang e la maggior parte del sudest asiatico

Nel 1575 il regno cadde in mano ai birmani del re Bayinnaung della dinastia Taungù, che espugnarono Vientiane e deportarono nella capitale Pegu gran parte della popolazione, compreso il re. Bayinnaung completò così le conquiste di tutti quei territori che resero la Birmania il più grande impero mai esistito nel sudest asiatico. La sua morte nel 1581 avrebbe portato alla disgregazione di tale impero.[12] Lan Xang rimase vassallo dei birmani fino al 1603, quando Voravongse II fu incoronato re e proclamò l'indipendenza dalla Birmania dopo 28 anni di sottomissione.[13] Negli anni successivi continuarono a svilupparsi lotte interne fra le varie fazioni nobiliari del regno. Anche i governatori delle province meridionali continuarono le loro trame indipendentiste.

Le lotte intestine conobbero un periodo di tregua nel 1638 con l'ascesa al trono di Surigna Vongsa, un re illuminato e magnanimo che promosse le arti e fu un fervente religioso. Fu questo il periodo di massimo splendore per il regno, durante il quale arrivarono i primi inviati europei alla corte di Lang Xang, che definirono Vientiane la più magnifica città del sudest asiatico.[6] Surigna Vongsa fu uno dei più longevi monarchi mai esistiti al mondo, avendo regnato dal 1638 al 1690.[13] Seppe mantenere l'ordine e la pace, ma alla sua morte riaffiorarono drammaticamente gli antichi conflitti dell'inquieta aristocrazia del paese.

Frazionamento di Lan Xang[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Luang Prabang, Regno di Vientiane e Regno di Champasak.

I sovrani successivi non seppero conciliare le varie fazioni nobiliari. L'ultimo re di Lan Xang fu Setthathirat II, che si prese il trono come vassallo del Vietnam. La sua autorità fu contestata dal cugino Kitsarat, che depose il viceré di Luang Prabang ed istituì un autonomo regno nelle province settentrionali. Il re di Ayutthaya, preoccupato dall'influenza dei vietnamiti a Vientiane, mediò la riconciliazione fra i due cugini, che si accordarono per la spartizione nei due nuovi regni di Lan Xang Luang Prabang e di Lan Xang Vientiane nel 1707.[14]

L'aristocrazia dei principati del sud approfittò dell'instabilità che si era creata ed istituì il Regno di Champasak, che si staccò da quello di Vientiane nel 1713. Il trono fu affidato al giovane fratellastro di Setthathirat II, che divenne re con il nome regale Soi Sisamut[15] Il Regno di Luang Prabang divenne nel 1771 vassallo della Birmania fino al 1779, quando fu obbligato a diventare vassallo siamese.

Assoggettamento al Siam e all'Indocina francese[modifica | modifica wikitesto]

I tre regni furono fin dall'inizio in lotta tra loro e vennero assoggettati tra il 1778 ed il 1781 dal Siam, che ne fece degli stati vassalli. Fu allora che l'Isan venne annesso al Siam. La ribellione del re di Vientiane Anouvong, nel 1826, si concluse dopo tre anni con l'esecuzione del sovrano, la distruzione di Vientiane e la deportazione di diverse centinaia di migliaia di cittadini nell'Isan, che era a quel tempo pressoché disabitato.

Nel 1893, i laotiani accolsero favorevolmente l'esito del conflitto franco-siamese che vide il paese, nuovamente unito e sottratto definitivamente al dominio del Siam, divenire parte dell'Indocina Francese. Nel delicato equilibrio politico di quel tempo nella regione, dominata dalla tensione tra le potenze coloniali britannica e francese, i siamesi persero altri vasti territori nelle odierne Cambogia, Birmania e Malesia, ma riuscirono a mantenere il controllo sull'Isan, che era stato annesso. Venne coniato il termine Laos, traslitterazione che fecero i francesi della parola lao, il nome dell'etnia dominante nel paese, quando nel 1899 venne ufficialmente istituito il Protettorato Francese del Laos.

Sotto la guida del viceconsole Auguste Pavie e del re Sisavang Vong, che regnò dal 1904 (inizialmente sulla sola Provincia di Luang Prabang), il Paese guadagnò una certa stabilità ed ottenne un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. I francesi non diedero grande importanza al Laos, che fu sostanzialmente usato come Stato cuscinetto tra i propri territori e quelli controllati dai britannici.[16] Venne introdotto il sistema delle corvée, che obbligava ogni uomo laotiano a fornire 10 giorni all'anno di manovalanza gratuita al governo coloniale. I prodotti, tra i quali i principali erano lo stagno, il caucciù ed il caffè, rappresentavano l'1% delle esportazioni dell'Indocina Francese. Nel 1940, erano solo 600 i cittadini francesi presenti nel Paese.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Lo scoppio della seconda guerra mondiale cambiò gli equilibri nella regione, soprattutto dopo l'invasione tedesca della Francia, che indebolì il governo dell'Indocina Francese privandolo di gran parte dei rifornimenti. Ne approfittò dapprima l'Impero del Giappone, che a fine estate del 1940 dispiegò le proprie truppe in gran parte dell'Indocina francese con il permesso delle autorità nominate dal Governo di Vichy, che preservò in tal modo la sovranità francese sui territori. Fu poi la volta del governo nazionalista di Bangkok, che provocò alla fine del 1940 la guerra franco-thailandese, al termine della quale recuperò con l'aiuto dei giapponesi parte dei territori laotiani ceduti ai francesi all'inizio del secolo.[17]

La perdita dei territori oltre il Mekong provocò l'indignazione della corte di Luang Prabang, a cui i francesi avevano garantito la salvaguardia delle terre laotiane nell'ambito del protettorato. I francesi dovettero ammettere le ragioni di re Sisavang Vong, e al regno-provincia di Luang Prabang furono annesse le province di Vientiane, Xiangkhoang e Luang Namtha, che si aggiunsero a quelle di Phôngsali e Houaphan cedute nei decenni precedenti.[17] Il trattato con cui furono annesse le province comprendeva un buon margine di autonomia per l'ingrandito regno, ed in questa fase si mise in evidenza il viceré Phetsarath, che diede un'eccellente organizzazione all'amministrazione e alle istituzioni laotiane.[18]

Quando le sorti del conflitto furono sfavorevoli per le potenze dell'Asse, dal dicembre del 1944 truppe della Francia Libera del generale Charles de Gaulle, che aveva coagulato le forze della resistenza francese, vennero paracadutate in Laos per fronteggiare i giapponesi, che risposero occupando il Paese il 9 marzo 1945 e obbligando i francesi ad organizzarsi nella giungla.[19] Le truppe giapponesi costrinsero l'8 aprile il re Sisavang Vong a proclamare l'indipendenza sotto la protezione di Tokyo; il sovrano firmò controvoglia perché avrebbe preferito il controllo francese a quello giapponese.

Indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lao Issara, Regno del Laos e Pathet Lao.

Il tracollo giapponese nel conflitto mondiale portò al ritiro delle truppe dal Laos nell'agosto del 1945 e Phetsarath, che era stato nominato dai giapponesi primo ministro, annunciò di propria iniziativa che il Paese confermava il proclama di indipendenza. Al rifiuto del sovrano di avallare il comunicato di Phetsarath.[20] nell'autunno del 1945 fu instaurata in Laos un'effimera Repubblica chiamata Pathet Lao, retta dal movimento patriottico Lao Issara che detronizzò il re Sisavang Vong. Oltre a Phetsarath, tra i promotori di questa entità politica vi furono il fratello di Phetsarath Souvanna Phouma ed il fratellastro Souphanouvong, che avrebbero avuto un ruolo di primaria importanza nei decenni successivi.

Le truppe francesi, riorganizzatesi nelle aree rurali, ripresero nel 1946 il controllo del Paese, che divenne parte della neonata Unione Francese, mentre il direttivo di Lao Issara si rifugiò in Thailandia, dove organizzò un governo in esilio. Il Regno del Laos fu proclamato l'11 maggio 1947, il giorno in cui re Sisavang Vong, rimesso sul trono dai francesi, promulgò la nuova Costituzione.[21] Souphanouvong fu tra i membri di Lao Issara in Thailandia, si rifugiarono ad Hanoi altri membri del movimento, tra cui i futuri capi del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao Kaysone Phomvihane e Nouhak Phoumsavanh, convinti che l'indipendenza del Laos avrebbe potuto arrivare solo con l'appoggio dei nord-vietnamiti.[22]

In Vietnam Souphanouvong si riunì con Kaysone Phomvihane, Nouhak Phoumsavanh, Thao O Anourack, Tiao Souk Vongsak e Phoumi Vongvichit, la cui lotta armata per l'indipendenza del Laos era già cominciata con la formazione di organizzazioni appoggiate dai nord-vietnamiti, che avevano dato via alla guerra d'Indocina contro i francesi. Nel Congresso dei Rappresentanti del Popolo convocato da Souphanouvong nell'agosto del 1950 venne creato il Fronte del Laos Libero, emanazione dello storico Lao Issara, che si impegnava alla lotta unitaria anti-francese per la rifondazione della Nazione Lao, detta Pathet Lao.[23] Fu formato un nuovo governo in esilio in cui entrarono anche ex ufficiali del governo reale laotiano e membri di alcune minoranze tribali del Laos.

L'infiltrazione di osservatori e truppe nord-vietnamite in Laos passò dalle 500 unità di fine 1946 alle 17.000 nel 1953. Nel 1950, Kaysone e Nouhak entrarono nel Partito Comunista Indocinese (PCI), che mise in atto la strategia di cooperare con i movimenti Viet Minh ed il nuovo Lao Issara, al cui interno vi erano anche membri non comunisti. Tale strategia fu necessaria soprattutto in Laos, dove la nozione di armonia diffusa dal Buddhismo si scontrava con la lotta di classe propugnata dai comunisti. Il previsto rovesciamento della monarchia fu tenuto segreto. Il PCI si era formato nel 1932 e nel 1951 si suddivise in tre distinti partiti in Vietnam, Laos e Cambogia. In questo periodo, dei 2.091 membri del PCI presenti in Laos, solo 31 erano laotiani. Il processo di formazione del partito in Laos fu lungo e incontrò le resistenze dei non comunisti del Pathet Lao e sarebbe stato ufficialmente fondato in segreto nel marzo del 1955 con il nome di compromesso Partito del Popolo Lao (in lingua lao: Phak Pasason Lao).[23]

Tra il 1951 ed il 1952, sia il Pathet Lao, con l'aiuto dei nord-vietnamiti, che il Regno del Laos, con l'aiuto francese, formarono ed addestrarono un proprio esercito.[23] Nell'aprile del 1953, un esercito di 40.000 Viet Minh, comandati dal generale Võ Nguyên Giáp e supportati da 2.000 militanti del Pathet Lao agli ordini di Souphanouvong, invasero il nord-est del paese e dopo aspri combattimenti occuparono buona parte delle province di nord-est. Il 19 aprile del 1953, Souphanouvong istituì il governo del Pathet Lao nella Provincia di Houaphan.[23]

I francesi, fiaccati dalla guerra d'Indocina, rimossero gli ultimi ostacoli all'indipendenza del Paese siglando il Trattato di amicizia e associazione franco-laotiana il 22 ottobre 1953.[23] La successiva battaglia di Dien Bien Phu, combattuta tra il marzo ed il maggio del 1954, vide la distruzione delle truppe dei colonizzatori da parte dei nord-vietnamiti e la fine del dominio francese in Indocina. La successiva Conferenza di Ginevra (1954) sancì l'indipendenza del Laos e la sua neutralità nel vicino conflitto che contrapponeva il Vietnam del Nord al Vietnam del Sud.

Guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile laotiana.

Subito dopo aver ottenuto l'indipendenza, il Paese dovette fronteggiare una lunga guerra civile, chiamata anche 'Guerra Segreta' che si intrecciò con la vicina guerra del Vietnam. La situazione economica del Paese collassò e le condizioni di vita della popolazione divennero drammatiche.

Il conflitto fu il risultato dello scontro fra le fazioni degli aristocratici legati ai regni del XVIII secolo: il filo-vietnamita principe Souphanouvong di Luang Prabang, fondatore del movimento comunista Pathet Lao, soprannominato il "principe rosso", il suo fratellastro principe Souvanna Phouma, leader dei centristi spesso alla ricerca dell'unità nazionale, ed il principe di Champasak Boun Oum, capo delle destre e filo-francese. Durante il conflitto, il paese fu vittima di una delle più pesanti serie di bombardamenti mai effettuate dall'aviazione statunitense, la maggior parte dei quali fu concentrata sulla piana delle giare, roccaforte dei comunisti, e sul sentiero di Ho Chi Minh. Era una piccola strada di montagna nascosta nella giungla che si snodava lungo tutta la catena Annamita, dove le truppe nord-vietnamite e gli alleati del Pathet Lao transitavano per portare rinforzi ai vietcong impegnati nel Vietnam del Sud.

Durante la guerra civile, il servizio segreto americano della CIA addestrò reparti speciali composti principalmente da guerriglieri di etnia hmong che, supportati dall'aviazione americana e dalle truppe dell'Esercito Reale Laotiano, effettuarono importanti azioni di disturbo alle operazioni delle forze comuniste laotiano-vietnamite. Si trattava di una campagna segreta, non autorizzata dal Congresso, che violò gli accordi presi a Ginevra nel 1954, nei quali il Laos era stato dichiarato neutrale al conflitto vietnamita. Nel 1959 morì il re Sisavang Vong e gli succedette Savang Vatthana, privo del carisma del padre, che regnò fino al 1975.

I bombardamenti furono concentrati nel periodo tra il 1964 ed il 1973, furono sganciate più di 2 milioni di tonnellate di bombe sul territorio laotiano, per un totale di 580.000 raid aerei americani.[24] Circa il 30% delle bombe lanciate non scoppiò al momento dell'impatto e molte si trovano tuttora sul terreno. Molti di tali ordigni sono le micidiali bombe a grappolo, che erano state da poco introdotte sul mercato e furono largamente impiegate in Laos.[24] Le vittime delle bombe furono più di 50.000, quasi metà delle quali colpite dopo il termine dei bombardamenti. L'Autorità Nazionale Laotiana per gli Ordigni Inesplosi ha in proposito recentemente pubblicato un rapporto ricco di dati. Buona parte del terreno agricolo laotiano è ancora contaminato da bombe inesplose e spesso i contadini del paese rimangono tuttora feriti o uccisi per una esplosione.[24] Il governo degli Stati Uniti dona 3 milioni all'anno per finanziare le operazioni di disinnesco degli ordigni, ma al tempo dei bombardamenti spese più di 2 milioni di dollari al giorno (corrispondenti circa a 17 milioni di dollari attuali).[25]

Quando il 30 marzo 1972 l'esercito di Hanoi lanciò nel Vietnam del Sud l'Offensiva Nguyen Hue, il massiccio supporto aereo statunitense in difesa dei sud-vietnamiti comportò la riduzione dei raid in Laos settentrionale, che raggiunsero il punto minimo dal 1965. Gli Stati Uniti uscirono dal Laos nel 1973 come stabilito negli accordi di pace di Parigi siglati il 27 gennaio di quello stesso anno. I nord-vietnamiti non furono obbligati a rimuovere le proprie forze in virtù del trattato. Per salvarsi dalla capitolazione il governo laotiano fu costretto a far entrare nella propria compagine rappresentanti del Pathet Lao, con i cosiddetti accordi di Vientiane, dopo che gli statunitensi cominciarono a diminuire l'appoggio militare e a ritirarsi.

Repubblica Popolare Democratica del Laos[modifica | modifica wikitesto]

Senza una guida salda e il supporto statunitense, le forze regolari laotiane si sfaldarono, mentre il Pathet Lao, proclamando una politica di riconciliazione nazionale e pacificazione, prese man mano l'effettivo controllo del paese, con l'aiuto delle forze nordvietnamite che malgrado gli accordi non si erano ritirate. Con l'appoggio di Unione Sovietica e Vietnam del Nord, i comunisti costrinsero quindi il re Savang Vatthana ad abdicare il 2 dicembre 1975. Lo stesso giorno venne proclamata la Repubblica Popolare Democratica del Laos, che strinse subito accordi di collaborazione con il Nord Vietnam. Venne abrogata la Costituzione del 1947 e il paese fu amministrato dal partito unico comunista.[26] Il re, con diversi esponenti della famiglia reale, venne poi internato e morì in prigionia pochi anni dopo. Souphanouvong, "il principe rosso", fu il primo presidente, mentre capo del governo fu Kaysone Phomvihane, il leader effettivo del Pathet Lao. Nel frattempo era iniziato un esodo massiccio di diversi strati della popolazione, tra cui molti hmong, etnia che continuò una lotta armata anticomunista in diverse zone del paese, mentre i comunisti attuavano parimenti una politica di repressione degli elementi considerati ostili al nuovo governo.

Souphanouvong organizzò un regime comunista basato sul modello vietnamita, gravitante nella sfera d'influenza dell'Unione Sovietica, tanto da cessare i rapporti con la Cina comunista nel 1979. Nel 1986 si dimise per favorire l'ascesa del suo delfino, Phoumi Vongvichit. Nel 1991, a seguito della caduta del muro di Berlino e dell'indebolimento del comunismo, il Consiglio Supremo del Popolo promulgò la nuova Costituzione e l'anno successivo si svolsero le prime elezioni, che diedero vita all'Assemblea Nazionale composta da 85 membri.[26]

Il Laos mantenne una relativa tranquillità sociale e non rimase coinvolto nei drammatici conflitti che insanguinarono la vicina Cambogia. Fonte di continua preoccupazione furono per il governo le ripetute azioni di guerriglia messe in atto dai ribelli hmong, che ebbero il supporto dei reduci della CIA americana e dei superstiti in esilio della famiglia reale. Ad oggi, la rivolta hmong non si è ancora definitivamente conclusa, nonostante gli accordi di pace siglati col governo centrale.

Dopo il crollo del blocco sovietico ebbe inizio una lenta liberalizzazione economica, ma il partito unico si è mantenuto al potere concentrando la propria azione su una forte militarizzazione del paese, pur abbandonando le rigide posizioni ideologiche dell'epoca sovietica. Vi è stato in questi anni uno sforzo del governo per riappacificarsi con le vecchie opposizioni, tentando di integrarle nel regime.

Dal 1992 il paese ha aperto le frontiere al turismo e nel 1994, grazie a un finanziamento australiano, è stato costruito sul Mekong il primo ponte dell'amicizia thai-lao, che unisce Laos e Thailandia in corrispondenza di Vientiane. Fu il primo ponte sul fiume in tutta l'Indocina e negli anni seguenti ne furono costruiti altri nel paese. L'autarchico sistema di conduzione del paese non ha rallentato l'inflazione né il progressivo crollo del kip, la valuta del paese, fino alla fine del millennio. Fu attorno al 2000 che vennero presi nuovi sostanziosi accordi commerciali con l'estero, in particolare con la Cina e la Thailandia, le cui aziende ed istituzioni bancarie hanno fatto da allora grandi investimenti in Laos, contribuendo al risollevamento dell'economia ed alla stabilizzazione della valuta.

L'attuale Presidente e Capo del partito è Choummaly Sayasone.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Con i suoi 236.800 km² di superficie, il Laos è l'84º paese più esteso del mondo e copre un'area leggermente inferiore a quella della Romania. Si estende in lunghezza da nord a sud per circa 1000 km, mentre la larghezza è variabile e a tratti è di appena un centinaio di chilometri.

Il paese è attraversato per tutta la sua longitudine dal fiume Mekong (1898 km nel Laos su un percorso totale di 4200 km), poco navigabile a causa della sua irregolare portata, che segna il confine con la Birmania e, per lunghi tratti, quello con la Thailandia. La fertile valle del Mekong è il cuore del paese e fornisce le maggiori fonti di sostentamento. Il fiume più lungo interamente laotiano è il Nam U, che scorre per 448 km nel nord-est del paese ed affluisce nel Mekong nelle vicinanze di Luang Prabang. È in gran parte navigabile ed è diventato una meta turistica. Il fiume Nam Ngum è lungo 354 km, scorre verso sud ed affluisce nel Mekong nella zona della capitale Vientiane. Sulle sue acque è stata costruita la grande diga del Nam Ngum, la cui centrale idroelettrica produce circa 960 milioni di kWh, dei quali più del 70% vengono esportati in Thailandia.[27]

Il territorio del paese è costituito prevalentemente da montagne ed altopiani. La vetta più alta è il Phou Bia (2820 m), situato nella Provincia di Xieng-Khouang. La catena Annamita segna verso est il confine con il Vietnam (la vetta più alta tra quelle al confine è il monte Rao Co, di 2286 m). Le foreste ricoprono poco meno del 53% della superficie.

Il clima è tropicale monsonico ed è distinto in tre stagioni: quella calda e secca, in marzo ed aprile, quella delle piogge da maggio a ottobre e quella fresca e secca da novembre a febbraio. Tra dicembre e gennaio la media delle temperature è di 15-20°, mentre tra marzo e aprile è di 30°.

Geografia politica[modifica | modifica wikitesto]

Il Laos è suddiviso in 17 unità amministrative, di cui 16 sono province (in lingua lao: ແຂວງ, traslitterato: Khwèeng) ed 1 è una prefettura (in lao: ນະຄອນຫຼວງ, traslitterato Nàkhòonlùang), il cui livello amministrativo è equiparato a quello delle province. Tale prefettura comprende la municipalità di Vientiane, la capitale del paese.

Laos, administrative divisions - Nmbrs (en-abc) - monochrome.svg
Codice Provincia Capoluogo Superficie (km²) Abitanti
1 Attapeu Attapeu 10.320 114.300
2 Bokeo Ban Houayxay 6,196 149,700
3 Bolikhamxai Paksan 14,863 214,900
4 Champasak Pakse 15,415 575,600
5 Houaphan Xam Neua 16,500 322,200
6 Khammuan Thakhek 16,315 358,800
7 Luang Namtha Luang Namtha 9,325 150,100
8 Luang Prabang Luang Prabang 16,875 408,800
9 Oudomxay Muang Xay 15,370 275,300
10 Phongsali Phongsali 16,270 199,900
11 Xaignabouli Xaignabouli 16,389 382,200
12 Salavan Salavan 10,691 336,600
13 Savannakhet Savannakhet 21,774 721,500
14 Sekong Xekong 7,665 83,600
15 Prefettura di Vientiane Vientiane 3,920 726,000
16 Vientiane Mueang Phonhong 15,927 373,700
17 Xiangkhoang Phonsavan 15,880 37,507

Sia le province che la prefettura si suddividono in distretti (in lao: ເມືອງ, trasl.: mueang, pronuncia IPA: [mɯaŋ]), che a loro volta si suddividono in villaggi (in lao: ບ້ານ, trasl. ban o più precisamente bàan). I ban rappresentano il gradino più basso della gerarchia amministrativa.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi etnici[modifica | modifica wikitesto]

Secondo gli studi governativi basati sul censimento del 1995, nel territorio del paese risiedono 49 diversi gruppi etnici,[28] che hanno differenti tradizioni e costumi. Sulla base di un criterio socio-geografico, si dividono in tre fasce:

  • Lao loum (lett. lao bassi), gli abitanti delle pianure (77%), il gruppo di etnie dominanti, formato in gran parte dai lao (52,5% degli abitanti del Laos),[28] etnia affine ai thai.
  • Lao song (lett. lao alti), abitanti delle zone di alta montagna, piccole tribù del nord in genere di etnia mong-yao o tibeto-birmana
  • Lao theung (lett. lao intermedi) o lao kang, stanziati negli altopiani e delle zone pedemontane del paese, in genere delle etnie mon-khmer, che presumibilmente formarono i primi centri abitati nella valle del Mekong

Il governo cerca di prendere le distanze da questa classificazione,[28] che implica una discriminazione razziale non gradita dalle due fasce dei song e dei theung, ma nella tradizione popolare dell'etnia lao questa suddivisione è consolidata.

Le 49 etnie sono state suddivise dal governo a seconda della lingua parlata in quattro gruppi:[28][29]

  • 1) Tai kadai, gruppo presentato dal governo sotto il nome 'lao-thai', comprendente le seguenti 8 etnie:
    • 1.1) Sèk, traslitterato in inglese saek o xaeh, chiamati anche set e tai sek. Sono stanziati nel Laos centrale e sono presenti anche in Thailandia
    • 1.2) Tai yuan (pronuncia laotiana: gnuan, traslitterato in inglese: nhouan), chiamati anche lanna thai, thai settentrionali, khon mueang, phayap, tai nya, tai yon e lao occidentali. Provenienti dall'odierna Thailandia del nord, dove sono tuttora l'etnia prevalente, vivono in Laos nelle zone del confine thai settentrionale
    • 1.3) Tai, con questo termine in realtà il governo raggruppa alcune etnie molto simili tra loro, fra le quali:
      • 1.3.1) Tai dam (tai neri), chiamati anche tai noir e thai den. Vivono nel Laos centrale, in Vietnam, in Thailandia ed in Cina
      • 1.3.2) Tai deng (tai rossi), chiamati anche tai do. Sono presenti nelle zone del confine settentrionale con il Vietnam e nello stesso Vietnam
      • 1.3.3) Tai khao (tai bianchi), chiamati anche tai don, tai blanc, tai lai e thái tráng. Sono presenti nel nordest del paese, in Vietnam ed in Cina
    • 1.4) Tai nuea, traslitterato anche tai nüa e chiamati anche shan cinesi. Sono stanziati nel nord del Laos, in Birmania, in Cina, in Thailandia e probabilmente in Vietnam
    • 1.5) Phu thai, stanziati soprattutto nelle province centro-meridionali, in Thailandia ed in Vietnam
    • 1.6) Yang (pronuncia lao: gnang, traslitterato in inglese: nhang), appellativo laotiano del popolo giay vietnamita.[28] Forti analogie con i buyei della Cina
    • 1.7) Lao, l'etnia dominante nel paese, presente anche nelle aree tribali con funzionari governativi e commercianti. Presenti anche in Cambogia. Nel XIX secolo i colonizzatori siamesi deportarono una buona parte della popolazione laotiana, la maggior parte di etnia lao, che andarono a formare l'attuale popolazione dell'Isan, annesso dal Siam in quello stesso periodo
    • 1.8) Tai lü, traslitterato anche tai lue, chiamati anche pai i e shui pai i. Provenienti dalla prefettura del Xishuangbanna, nell'odierna provincia cinese dello Yunnan, dove tuttora rappresentano la maggioranza. In Laos vivono nelle aree di confine con la Cina, e sono presenti anche in Thailandia, Vietnam e Birmania
  • 2) Mon khmer, 32 etnie che parlano idiomi legati alla famiglia linguistica risultante dall'incontro fra le culture dei popoli mon e khmer:
    • 2.1) Khmu, chiamati anche lao teng, mu, puteng e theng. Sono stanziati in molte zone di montagna ed in tutte le aree pedemontane del Laos settentrionale. Presenti anche in Thailandia, Vietnam, Cina e Birmania
    • 2.2) Katang, stanziati nel sud del paese ed in due villaggi thailandesi meridionali
    • 2.3) Katu, in Laos vivono nelle regioni motane del sud e sono chiamati katu occidentali, la loro lingua è molto diversa da quella dei katu orientali del Vietnam
    • 2.4) Kriang, chiamati anche nghè, traslitterato in inglese ngae. Stanziati nelle regioni del sud, non sono presenti in altri stati
    • 2.5) Kri, traslitterato in inglese kree, chiamati in Laos anche kha thong luang, 'schiavi della foglia gialla'. Etnia nomade difficile da censire, presenti nel Laos centrale, in Vietnam ed in Thailandia
    • 2.6) Khmer, nome tradizionale dell'etnia dominante in Cambogia. Vivono in alcuni villaggi al confine cambogiano nella Provincia di Champasak. Presenti anche in Thailandia ed in Vietnam, dove sono chiamati krom
    • 2.7) Nguan, traslitterato in inglese ngouan. Vivono nel Laos centrale ed in Vietnam, dove sono chiamati nguôn
    • 2.8) Jeng, chiamati anche ceng, sono stanziati in alcuni villaggi del sud. Non presenti in altri Stati
    • 2.9) Samtao, stanziati lungo i confini nord-occidentali, sono presenti anche in Cina ed in Birmania
    • 2.10) Sedang, si dividono nei gruppi sedang, sedangduan e kayong. Stanziati nelle province del sud ma soprattutto in Vietnam[28]
    • 2.11) Suay, chiamati anche kuy, aouei, dui, khamen-boran (khmer tradizionali). Presenti nel sud del Laos, in Thailandia ed in Cambogia
    • 2.12) Xinh Mun, chiamati anche puoc, kha niang e lao muh. Sono stanziati lungo le frontiere nord-orientali ed in Vietnam
    • 2.13) Nyaheun, traslitterazione inglese del termine gnaheun. Chiamati anche hin, hoen e hun, sono stanziati nelle aree montane del sud. Non sono presenti in altri paesi
    • 2.14) Ta oi, in Laos sono suddivisi in due sottogruppi, i ta oi alti (chiamati anche kantua) ed i ta oi bassi (detti anche tong), a seconda della posizione in montagna dei villaggi. Sono stanziati nel sud del Laos ed i soli ta oi alti sono presenti anche in Vietnam
    • 2.15) Triang, detti anche tareng, vivono nelle montagne del sud ed in Vietnam[28]
    • 2.16) Tri, detti anche bru orientali, stanziati nelle montagne del centro-sud ed anche in Vietnam. I bru occidentali sono in Thailandia
    • 2.17) Tum, detti anche hung, stanziati nelle montagne del Laos centrale e presenti anche in Vietnam, dove sono chiamati thoh
    • 2.18) thé, traslitterato in inglese thae, chiamati anche thén. Vivono nel sud del paese e non sono presenti in altri Stati
    • 2.19) Bit, detti anche bid, presenti nelle zone di confine con la Cina, dove vive una piccola comunità di bit. Non sono presenti in altri paesi
    • 2.20) Lave, detti anche brau o brao, stanziati lungo le aree di frontiera con la Cambogia. Presenti anche in Vietnam e Cambogia
    • 2.21) Pacoh, chiamati anche pokoh, vivono nel centro-sud del paese e sono stanziati anche in Vietnam
    • 2.22) Pray, detti anche phai, stanziati nella Provincia di Xaignabouli ed in Thailandia del Nordest
    • 2.23) Phong, detti anche kniang. Stanziati nelle aree montane del nord-est. Presenti solo in Laos
    • 2.24) Makong, detti anche so e bru makong, stanziati nelle aree centrali del paese ed in quelle corrispondenti in Thailandia sul lato opposto del Mekong
    • 2.25) Moy, vivono in Laos solo in un villaggio della Provincia di Houaphan. In Vietnam, dove sono chiamati muong, c'è una comunità più grande
    • 2.26) Yru, o yrou, detti anche laven, l'etnia principale dell'altopiano di Bolaven, che prende il loro nome, nel sud del paese. Non presenti in altri Stati
    • 2.27) , traslitterato in inglese yae, detti anche jeh, stanziati nelle province sud-orientali ed in Vietnam
    • 2.28) Lamet, detti anche khamet. Presenti nelle province nord-occidentali ed in quelle vicine della Thailandia
    • 2.29) Lavi, stanziati in 3 villaggi della Provincia di Xekong. Non presenti in altri paesi
    • 2.30) Oi, detti anche huey. Vivono nella Provincia di Attapeu e non sono presenti in altri paesi
    • 2.31) O du, chiamati anche idu o tay hat, presenti in due villaggi della Provincia di Xiangkhoang ed in Vietnam
    • 2.32) Alak, chiamati anche hrlak. Stanziati nelle province meridionali e non presenti in altri Stati
Ragazze hmong nella piana delle giare
  • 3) Sino-tibetani, 7 etnie che parlano idiomi legati alle famiglie linguistiche sinitiche e tibeto-birmane:
    • 3.1) Phunoi, detti anche singsily, stanziati nel centro-nord del paese. Presenti anche in Vietnam e Thailandia
    • 3.2) Si la, stanziati nelle province settentrionali, presenti anche in Vietnam, dove sono chiamati anche sida
    • 3.3) Lahu, chiamati anche musso, hanno un sottogruppo chiamato lahu shi (lahu gialli). Entrambi stanziati nelle aree di confine nord-occidentale. Presenti anche in Cina, Birmania, Thailandia e Vietnam
    • 3.4) Lolo, piccola comunità nella Provincia di Phongsali, come in Thailandia e Birmania, La grande maggioranza vive in Cina
    • 3.5) Hor, vivono nella Provincia di Phongsali, stanziati anche in Cina
    • 3.6) Akha, detti anche aini, iko, khako e ko. Stanziati nelle province settentrionali, presenti anche in Cina, Thailandia, Birmania e Vietnam
    • 3.7) Hani, chiamati anche ho, vivono nella Provincia di Phongsali. Presenti anche in Cina e Vietnam
  • 4) Hmong-mien, gruppo che comprende in Laos 2 etnie:
    • 4.1) Hmong, stanziati nel nord del paese, sono presenti anche in Cina, Vietnam e Thailandia
    • 4.2) Iumien, un sottogruppo degli yao, vivono nel nord del paese. Sono presenti anche in Cina, in Thailandia e Vietnam

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Il 67% della popolazione laotiana sono Buddisti Theravada, l'1.5% sono Cristiani, e il 31.5% sono di altre o non specificate religioni secondo un censimento del 2005.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Il lao è la lingua ufficiale del paese, una lingua tonale appartenente al gruppo delle lingue tai. Tuttavia, solo poco più della metà della popolazione è in grado di parlare il lao, mentre il resto degli abitanti parla diverse lingue delle minoranze etniche. La seconda lingua nelle scuole è l'inglese. Nelle zone al confine con la Thailandia si ricevono i programmi della televisione thai e, data l'affinità tra le due lingue, molti laotiani parlano thai.

Il francese, eredità dell'età coloniale, è stato per un certo tempo mantenuto come lingua amministrativa del Paese: caduto in seguito in declino, il suo insegnamento presso le giovani generazioni ha ricevuto nuovo slancio in seguito all'adesione del Laos all'Organizzazione Internazionale della Francofonia. È stato reintrodotto come lingua straniera nelle scuole e sono stati creati percorsi di istruzione bilingue a livello primario e secondario[30]. I nomi delle vie a Vientiane sono dappertutto bilingui lao-francese[31]. La maggior parte delle minoranze etniche parlano il proprio idioma, e quasi tutti i membri sono stati educati a parlare il lao, che viene insegnato nelle scuole.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

80% dei laotiani praticano un'agricoltura di sussistenza.

L'economia laotiana è basata principalmente sugli investimenti e sugli scambi commerciali dei paesi limitrofi, in particolare la Cina, il Vietnam e la Thailandia. Con la collaborazione della borsa coreana, è stata inaugurata nel gennaio del 2011 la prima borsa valori laotiana, la Lao Securities Exchange.[32]. Nel 2012, il governo ha creato il portale del commercio laotiano, un sito internet informativo sulle attività di import-export nel paese. I laotiani non hanno una tradizione nel commercio e la quasi totalità delle attività commerciali laotiane è di proprietà della folta comunità cinese.[33]

L'agricoltura di sussistenza rappresenta circa la metà del prodotto interno lordo ed offre l'80% dei posti di lavoro nel paese. Il terreno arabile è il 4.01% del territorio nazionale, e solo lo 0.34% viene usato per le colture,[34] Nell'80% delle terre coltivabili viene piantato il riso.[35] Il 77% dei nuclei familiari delle aree agricole sono autosufficienti per il consumo del riso.[36]

Con l'adozione di nuove e migliori varietà di riso e la promozione di riforme economiche governative, la produzione è aumentata del 5% annuo dal 1990 al 2005,[37] e nel 1999 per la prima volta il paese ha raggiunto il bilancio in attivo nelle importazioni ed esportazioni di riso.[38]

Il Thalat Sao (mercato del mattino) di Vientiane

L'economia nazionale riceve l'aiuto per la cooperazione allo sviluppo dal Fondo Monetario Internazionale, l'Asian Development Bank ed altre organizzazioni internazionali. Negli ultimi anni sono aumentati gli investimenti stranieri per lo sviluppo dell'industria, dell'energia idroelettrica e delle risorse minerarie. Lo sviluppo del paese è stato frenato dalla fuga di cervelli, con l'emigrazione del 37,4% del personale qualificato stimata nel 2000.[39]

Il paese importa petrolio e gas ma è ricco di risorse minerarie: il governo sta promuovendo gli investimenti stranieri per l'estrazione di carbone, oro, bauxite, stagno, rame ed altri metalli di valore. L'industria mettalurgica è in fase di sviluppo. Grazie alle dighe costruite su alcuni fiumi laotiani, la produzione di energia idroelettrica ha permesso buoni profitti con l'esportazione di circa 8.000 megawatt in Thailandia e Vietnam, sui 18.000 prodotti.[40]

Uno dei prodotti nazionali più conosciuti è la Beerlao, la birra nazionale, esportata in diversi paesi tra cui le vicine Thailandia, Cambogia e Vietnam.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Vat Phu

Il turismo si è espanso notevolmente dopo l'apertura del paese ai visitatori stranieri avvenuta negli anni novanta, passando dalle 80.000 presenze straniere del 1990, agli 1,876 milioni del 2010.[41] Il governo si aspetta che la voce turismo arrivi a portare 1,585 miliardi di dollari nel 2020. Nel 2010, il 10.9% delle occupazioni era collegata con il turismo. Grosse aspettative ci sono anche per l'acquisto da parte dei turisti stranieri e per l'esportazione dei prodotti dell'artigianato.

Il paese ha acquisito grande popolarità tra i turisti stranieri per lo stile di vita rilassato ed allegro dei laotiani e per aver conservato aspetti tradizionali dell'Asia antica. Tra le principali attrazioni, vi sono i patrimoni dell'umanità rappresentati dalla città di Luang Prabang e dal sito archeologico religioso di Vat Phu, la gastronomia ed i templi di Vientiane, i particolari panorami di Vang Vieng e della valle del Nam U, le vestigia antiche ritrovate nella piana delle giare, i percorsi di trekking nelle zone popolate dalle variopinte minoranze etniche di montagna nelle province di Phongsaly e Luang Namtha e varie altre bellezze naturali.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Laos.

La circolazione stradale laotiana avviene con la guida a destra. A tutto il 1998, la rete del paese comprendeva 21.716 km di strade, di cui 9.674 km erano asfaltate. Tali dati non tengono conto del sostanziale miglioramento intervenuto negli ultimi anni,[42] durante i quali sono state asfaltate per la prima volta diverse strade e sono state allargate e riasfaltate quelle vecchie, che negli anni novanta erano in precarie condizioni. Dopo l'apertura nel 1994 del primo ponte dell'amicizia thai-lao, sono stati aperti altri ponti sul Mekong, che hanno contribuito a dare slancio all'economia del paese. Il primo ponte dell'amicizia thai-lao è anche percorso dalla unica linea ferroviaria funzionante del Laos, proveniente dalla Thailandia la linea si addentra per soli 3,5 chilometri nel territorio, fino ad un parco ferroviario di scarico merci, ne è stata progettata la continuazione fino a Vientiane.

Nella capitale Vientiane, sono presenti gli unici autobus pubblici che effettuano trasporti urbani in Laos. Sia a Vientiane che in molte altre città vengono offerti servizi taxi privati effettuati dai tuk-tuk, dai più capienti jumbo tuk-tuk, e da moto-taxi. In tutti i capoluoghi di provincia si trovano stazioni per gli autobus interurbani; anche nelle altre località maggiori che si trovano al di fuori delle linee principali arrivano autobus che svolgono di solito servizio provinciale. Tale servizio viene fornito anche con l'utilizzo di songthaew. I rari taxi classici si trovano solo a Vientiane.

La navigazione fluviale è stata per secoli il sistema di trasporto principale del paese, ma con la costruzione di nuove strade ed il miglioramento di quelle esistenti sono sempre meno le imbarcazioni che effettuano tale servizio, soprattutto per quanto riguarda la navigazione mercantile.[43] La navigazione turistica invece è aumentata a partire dagli anni novanta, dopo l'apertura delle frontiere laotiane al turismo. A tutto il 1996, il Laos disponeva di 4.587 km di acque navigabili, appartenenti prevalentemente al fiume Mekong. Altri fiumi navigabili sono il Nam Ou (province di Luang Prabang e Phongsali) il Nam Khan (provincia di Luang Prabang), il Nam Tha (provincia di Bokeo e di Luang Nam Tha), il Nam Ngum (vicino a Vientiane) ed il Xekong (nella provincia omonima).[43]

A tutto il 1999 erano attivi nel paese 52 aeroporti, tra i quali quelli internazionali di Vientiane-Wattay, di Luang Prabang, di Pakse e di Savannakhet:[42]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Lo sport nazionale è rappresentato dalla Muay Lao, una forma di kickboxing simile alla Muay Thai thailandese. Lo sport è stato inserito tra le discipline dei Giochi del Sud Est Asiatico 2009, tenutisi in Laos. Si pratica molto anche il sepak takraw, chiamato nel paese kator, e gli atleti laotiani sono di buon livello internazionale; la squadra nazionale maschile era piazzata nel maggio del 2012 al 12º posto della classifica mondiale su un lotto di 35 paesi.[44]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ voce laotiano sul sito internet della Treccani
  2. ^ (EN) stima della popolazione, Agenzia governativa laosiana "National Statistic Center", 2009. URL consultato il 10 aprile 2011.
  3. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  4. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  5. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  6. ^ a b c (EN) Facts on Laos, sul sito web del Ministero del Turismo Laotiano
  7. ^ a b c d Simm, Peter e Simm, Sanda: capitolo III
  8. ^ a b (EN) Lem Chuck Moth: The Lao Kingdom of Lang-xang, su meruheritage.com
  9. ^ a b Simm, Peter e Simm, Sanda: capitolo IV
  10. ^ a b c (EN) Lan Xang, The Khun Lo Dynasty, Genealogy II, su royalark.net
  11. ^ (EN) Setthathirat I, sul sito dell'Enciclopedia Britannica
  12. ^ (FR) Lorrillard, Michel: La Succession de Setthathirat: réappréciation d'une période de l'histoire du Lan Xang, Aseanie, 1999 (Doc. PDF consultabile sul sito laos.efeo.fr)
  13. ^ a b (EN) Lan Xang, The Khun Lo Dynasty, Genealogy III, su royalark.net
  14. ^ (EN) Lan Xang, The Khun Lo Dynasty, Genealogy - Vientiane, su royalark.net
  15. ^ (EN) Lan Xang, The Khun Lo Dynasty, Genealogy - Champasak, su royalark.net
  16. ^ (EN) Joe Cummings; Andrew Burke: Laos. Lonely Planet, 2005. pag. 23. ISBN 978-1-74104-086-9
  17. ^ a b (EN) Laos - World war II and after, lcweb2.loc.gov
  18. ^ (EN) Laos - The French Protectorate and Direct Administration, lcweb2.loc.gov
  19. ^ (EN) Nationalist Stirrings, sul sito della biblioteca del Congresso
  20. ^ (EN) Laos - Events in 1945, lcweb2.loc.gov
  21. ^ (EN) Laos, The Kingdom of Laos. Su lcweb2.loc.gov
  22. ^ (EN) Lao Issara, Thao O Anourack and the Franco-Laotians, sul sito della biblioteca del Congresso
  23. ^ a b c d e (EN) The Pathet Lao, sul sito della biblioteca del Congresso
  24. ^ a b c (EN) The Tragedy of Unexploded Ordnance, plainofjars.net
  25. ^ Per ulteriori approfondimenti si consiglia Karen J. Coates "Cambodia Now: Life in the Wake of War" (Mc Farland 2005)
  26. ^ a b (EN) Lao People's Democratic Republic, Public Administration and Country Profile. sul sito dell'ONU unpan1.un.org
  27. ^ Il lago Nam Ngum e Vang Sang, claudiobussolino.com
  28. ^ a b c d e f g (EN) Explanation about the classification of the ethnic groups' names in the Laos P.D.R., documento governativo laotiano sul sito scribd.com
  29. ^ (EN) Languages of Laos, su [Ethnologue]
  30. ^ (FR) Le français dans le monde, fdlm.org
  31. ^ http://p6.storage.canalblog.com/64/73/963695/80660785_o.jpg
  32. ^ (EN) Laos dips toe in global marketplace with new bourse, su Reuters
  33. ^ (EN) Chua, Amy: World On Fire: How Exporting Free Market Democracy Breeds Ethnic Hatred and Global Instability, a pag. 7. Doubleday, Università della Virginia 2003. (parzialmente consultabile sul doc. PDF del sito international.ucla.edu)
  34. ^ (EN) Field Listing – Land use, sul sito della CIA americana
  35. ^ (EN) Rice: The Fabric of Life in Laos. Doc. PDF del progetto Lao_IRRI
  36. ^ en Joyce Gorsuch: Genuinely Lao. Doc. PDF del progetto Lao_IRRI
  37. ^ (EN) Fifteen years of support for rice research in Lao PDR, su web.archive.org
  38. ^ (EN) The Green Revolution comes to Laos, su Eurekalert.org
  39. ^ (EN) Çaḡlar Özden e Maurice W. Schiff: International migration, remittances, and the brain drain, World Bank Publications, 2006. ISBN 978-0-8213-6372-0
  40. ^ (EN) Preparing the Cumulative Impact Assessment for the Nam Ngum 3 Hydropower Project: Financed by the Japan Special Fund, doc. PDF su adb.org
  41. ^ (EN) International visitor data, sul sito World Travel & Tourism Council del Laos
  42. ^ a b (EN) Traveling in Laos, sul sito web del Ministero del Turismo Laotiano
  43. ^ a b (EN) Laos - Getting around, sul sito della Lonely Planet
  44. ^ (EN) Welcome to Sepaktakraw, sul sito sepaktakraw.org

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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