Soka Gakkai

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Simbolo internazionale della Soka Gakkai

Soka Gakkai (dal giapponese Sōka Gakkai, 創価学会: società per la creazione di valori) è un nuovo movimento religioso giapponese di matrice buddhista fondato nel 1930 dall'educatore giapponese Tsunesaburo Makiguchi, in origine come una delle associazioni laiche della scuola buddhista giapponese Nichiren Shōshū (日蓮正宗), fondata nel XIII secolo dal discepolo di Nichiren, Nikkō (日興, 1246-1333).

L'associazione promuove e insegna il buddismo[1] così come definito da Nichiren con alla base la pratica della recitazione del titolo (daimoku) del Sutra del Loto. Tale titolo, in giapponese "nam myōhō renge kyō" (南無妙法蓮華経) è la pratica fondamentale anche nella scuole Nichiren-shu e Nichiren Shōshū. La Sōka Gakkai era peraltro legata a quest'ultima scuola buddista prima di una separazione, verificatasi nel 1991 a seguito della scomunica del presidente Ikeda.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, nacque in Giappone nel 1871. Educatore, dedicò la maggior parte della sua vita a sviluppare una pedagogia in grado di riformare il sistema educativo giapponese. Il cuore della sua filosofia fu la teoria del valore: scopo dell'educazione nel suo pensiero è rendere le persone capaci di creare valore in ogni circostanza. Nel 1928, insieme a Josei Toda, un giovane insegnante che ammirava profondamente le sue idee, Makiguchi abbracciò il buddhismo di Nichiren. Nel 1930, i due fondarono la Soka Kyoiku Gakkai (società educativa per la creazione di valore), antesignana dell'attuale Soka Gakkai, e Makiguchi ne divenne il presidente. All’inizio, la Soka Kyoiku Gakkai era una riunione informale di educatori che erano interessati e rispondenti alle idee educative di Makiguchi. Mentre il gruppo professava la fede nel buddhismo di Nichiren come base per le proprie teorie educative, essa era fondata sui concetti ideologici chiave della ricerca, condotta da Makiguchi per tutta la vita, intitolata la “Filosofia del Valore” (Kachi Ron). Pur essendo nata come un piccolo gruppo di educatori, la Soka Kyoiku Gakkai si sviluppò gradualmente fino a diventare un gruppo numeroso e connotato dal punto di vista religioso. Alla fine, l’integrazione delle due si trasformò in un movimento di riforma focalizzato sulla diffusione della “Filosofia del Valore” nella società giapponese come principio guida per la vita quotidiana.

Nel 1936 vennero condotti regolarmente incontri informali tra la Nichiren Shoshu e Makiguchi, aventi come oggetto lo studio degli insegnamenti buddhisti e come propagare la Vera Legge insegnata da Nichiren. Nell’Agosto dello stesso anno, il primo Corso estivo di formazione si tenne al Tempio Principale Taisekiji, segnando il deciso spostamento verso un’organizzazione maggiormente attiva sulla religione. Contemporaneamente, cominciarono diverse altre attività per indicare la nuova direzione, una rottura dai semplici confini dell’educazione verso un mezzo più religioso di realizzare le riforme. In linea con la loro nuova politica, la cerimonia formale di fondazione per la Soka Yoiku Gakkai venne condotta ad Azabu, Tokyo, al ristorante giapponese Kikusuitei nel 1937. Dai discorsi e le lezioni del Sig. Makiguchi stampati sul periodico Kachi Gozo (la Creazione del Valore), è possibile avere una visione approfondita dell’ideologia e degli obiettivi della Soka Kyoiku Gakkai.

« Il guadagno sopra la perdita; il beneficio sopra il danno; il bene sopra il male; la bellezza sopra la bruttezza. È la natura intrinseca dell’uomo, ed anche il suo stato ideale, a ricercare continuamente ciò che è di maggior valore su ciò che è di minor valore in tutti gli aspetti della vita, incessantemente aspirare alla perfezione finché si è raggiunta l’estrema felicità assoluta. Questo è il vero significato di vivere una vita basata sulla filosofia cosiddetta della creazione del valore. In conformità con questo desiderio di cercare ciò che è fondamentale, (Nichiren Daishonin) rivelò il Dharma Mistico (Myoho), l’essenza del Buddhismo, come la Via di vita con il più alto valore, e così differenziando il Suo insegnamento da quello degli altri. Dobbiamo distinguere tra la vita fondata sulla creazione del maggior valore da quella dei modi di vita inferiori, prevalenti, che esistono nelle nostre società [...] Il maggior obiettivo della Soka Kyoiku Gakkai è creare questo altissimo valore nella nostra vita quotidiana, provare e studiare la sua validità tramite le nostre esperienze nella nostra vita quotidiana, ed è verso questo fine che dobbiamo guidare e dirigere tutti gli altri »

In breve, il primo presidente della Soka Kyoiku Gakkai, Makiguchi, insegnò che l’obiettivo primario dell'associazione era la creazione di valore che definì con tre parametri: “bene, guadagno e bellezza” dove il termine “guadagno” sostituisce quello di “verità” della formulazione kantiana. Nel 1940 si svolse il secondo Incontro Generale al Gunjin Kaikan (Club degli Ufficiali Militari) a Kudan, Tokyo, con la partecipazione di oltre trecento ospiti e membri. L’anno seguente, 1941, sul Kachi Sozo (La Creazione del Valore), il periodico mensile della Soka Kyoiku Gakkai, venne stampato un rapporto sulla crescita dei membri ad oltre tremila credenti. La nazione giapponese, incapace di uscire dal prolungato conflitto sino-giapponese, era sul punto di entrare in un’altra guerra contro le forze alleate degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito. Era un periodo di tensione crescente, dato che nel dicembre di quello stesso anno, sarebbe cominciata la guerra del Pacifico. La società prebellica giapponese sotto il governo militarista esercitò una pressione involontaria ancora maggiore sulle vite di tutti i giapponesi. Venne imposta rigidamente una politica di controllo del pensiero; anche la religione e le ideologie erano sempre più soggette ad uno stretto controllo. I pensieri filosofici della Soka Kyoiku Gakkai non facevano eccezione; anch’essi dovevano rapidamente mutare in quelli di aspetto estremamente militaristico, riflettendo il background sociale di quest’epoca.

Con l'inizio della seconda guerra mondiale, il governo militarista avviò una politica fortemente repressiva. In nome della pace e della sicurezza nazionale tutte le religioni furono costrette a unificarsi sotto l'egida dello Shintoismo. Nel 1943 Makiguchi e Toda con altri leader dell'organizzazione si rifiutarono di accettare questi compromessi e vennero arrestati e incarcerati con l'accusa di blasfemia. Makiguchi morì in carcere il 18 novembre 1944 all'età di 73 anni. Il 3 luglio del 1945 Josei Toda venne rilasciato. Dopo la seconda guerra mondiale e la proclamazione della libertà di culto, il discepolo di Makiguchi e secondo presidente Josei Toda nel 1946 decide di rinominarla Soka Gakkai (Società per la creazione di valori), convinto che la missione dell'organizzazione non debba fermarsi solo all'educazione, ma debba aprire la strada all'applicazione concreta del Buddhismo di Nichiren come modello di vita e di azione per le persone comuni. Il 3 maggio 1951 Toda diventò il secondo presidente della Soka Gakkai, e si ripromise di convertire 750.000 famiglie alla fede della Nichiren Shōshū. Dedicò il resto della vita al raggiungimento di questo obiettivo. Nel 1957, in piena guerra fredda, pronunciò una storica dichiarazione contro le armi nucleari. Da allora le iniziative per la pace avrebbero costituito una delle attività principali della Soka Gakkai. Il 2 aprile 1958 Toda morì. Il 3 maggio 1960 Daisaku Ikeda divenne il terzo presidente della Soka Gakkai. Nel 1968, Ikeda fondò una serie di istituzioni come la Soka University, l'associazione concertistica “Min-On”, e il Museo Fuji finalizzate a promuovere ideali di pace, cultura ed educazione. Dagli anni settanta, vennero promosse iniziative per la pace in tutto il mondo.

Oggi la Soka Gakkai Internazionale, fondata nel 1975, è una ONG accreditata presso le Nazioni Unite[2], presente in 198 paesi del mondo e annovera diversi milioni di seguaci. Sino agli anni novanta la SGI era un'affiliazione laica della Nichiren Shōshū, scuola buddhista cui faceva riferimento per la dottrina e l'approfondimento religioso. Nel novembre 1991, il 67° Sommo Patriarca della Nichiren Shōshū ufficializzava la rottura con una notifica di scomunica nei riguardi dei membri della Soka Gakkai che rifiutano di abbandonare l’associazione stessa (si rivelerà la maggioranza dei membri sia in Giappone sia all’estero). Da questo momento in poi i nuovi membri non potranno più ricevere il Gohonzon (l’oggetto di culto), dapprima inciso da Nichiren nel 1279, mentre viene ritirato a coloro che già erano membri. Non viene più permesso loro, inoltre, di recarsi presso il tempio principale, il Taiseki-ji i cui lavori di ricostruzione e ampliamento erano stati effettuati proprio tramite le donazioni della Soka Gakkai. Questa situazione di stallo, terminerà il 12 dicembre 1992, quando il reverendo Sendo Narita del tempio Joen-ji nella prefettura giapponese di Tochigi, ribellandosi alle decisioni del patriarca Nikken, decide di distribuire ai membri della Soka Gakkai un Gohonzon copia di una pergamena trascritta nel 1720 da Nichikan Shonin (1665-1726), il 26° patriarca della Nichiren Shoshu[3]. La decisione di accettare l’offerta del tempio Joen venne espressa ufficialmente dalla Soka Gakkai il 7 settembre 1993[3]. Di conseguenza la decisione della Nichiren Shōshū è quella di dichiarare questi Gohonzon non autorizzati dal patriarca Nikken, “contraffazioni”, rinnovando la proibizione riguardo al Taiseki-ji. Nel 1999 la Nichiren Shōshū, fa demolire lo Sho Hondo, l’immensa struttura ospitante il Gohonzon originale di Nichiren voluta e costruita dalla Soka Gakkai tramite la donazione dei suoi membri. La tensione manifestata del clero nei confronti dell’organizzazione laica è, tuttavia, storia vecchia perché difatti già nel 1979 parte di esso aveva fatto pressioni per ottenere le dimissioni di Ikeda, che arrivarono il 24 aprile dello stesso anno. L’anno seguente fu proprio Abe Nikken, appena succeduto al 66° Patriarca Nittatsu, a chiedere a Ikeda di riassumere la carica.

In Italia, l'Associazione Italiana Nichiren Shoshu (AINS), che sostituì l'originaria Italiana Nichiren Shoshu (INS), fino a diventare nel 1987 ente morale, ha rappresentato la Nichiren Shōshū fino all’avviso di scioglimento (Notice to Disband), che fu mandato dalla Nichiren Shōshū il 7 novembre 1991 alla Soka Gakkai, e al successivo Decreto di Scomunica, del 28 novembre 1991. Ora, la Sōka Gakkai opera come un gruppo indipendente sia dottrinalmente sia organizzativamente. Molti, pertanto, considerano la Sōka Gakkai attuale come una "nuova" religione[4]. In Italia la Soka Gakkai ha la sede centrale a Firenze; secondo alcune stime nel 2012 essa contava più di 63.294 membri nella penisola[5], tra cui alcuni personaggi molto famosi, come Roberto Baggio, che ha aperto una sala di riunione a Thiene[6], e Sabina Guzzanti, la quale dichiarò in un'occasione: «Io pratico il Buddismo da vent’anni e tutto quello che c’è di bello e di importante nella mia vita è legato al Buddismo. Da vent’anni leggo i discorsi del presidente Ikeda e mi domando se sto mettendo in pratica i suoi insegnamenti. Mi confronto con il suo pensiero, mi commuovo e mi rafforzo grazie al suo esempio e in cuor mio prometto di utilizzare tutto il mio talento, le mie capacità, la mia umanità, il mio tempo per realizzare la pace così come il Buddismo insegna… Il Buddismo nasce… per dire che siamo tutti ugualmente degni di rispetto»[7].

Controversie sull’oggetto di culto[modifica | modifica wikitesto]

La questione del cambio degli oggetti di culto[8], divenuta ovviamente uno dei maggiori punti nodali della controversia religiosa, ha determinato la pubblicazione da parte della Nichiren Shōshū del libretto "100 Questions and Answers about the Soka Gakkai Counterfeit Gohonzon"[9] e della guida "The Grave Crime of the Soka Gakkai's Distributions of Counterfeit Gohonzons", data il 25 settembre 1994 dal Rev. Kotoku Obayashi, allora capo del Tempio Myokoji. Da questi documenti, tra l'altro, si evince che le misure del "nuovo" gohonzon siano 20 x 39,5 cm, cioè 2,8 x 2,7 cm più grandi dell'originale Okatagi Gohonzon, trascritto dai Sommi Patriarchi e affidato dalla Nichiren Shōshū ai propri fedeli. Il Gohonzon che consegna la Soka Gakkai ai suoi membri proviene dal Tempio Joen-ji nella prefettura di Tochigi. Esso venne trascritto dal 26° Sommo Patriarca Nichikan Shonin il 13 giugno del 1720, e porta l'iscrizione "Affidato a Daigyo Ajari Honsho-bo Nissho dell'Honnyo-zan Jo'enji nel paese di Kogusuri nella provincia di Shimosuke". Il 59° Sommo Patriarca, Nichiko Shonin[10] spiegò il significato dell'iscrizione di affidamento e l'importanza del principio che la connette alla fede e alla guida della persona a cui viene affidato il Gohonzon: «In questa scuola, se non si è la persona citata nell'iscrizione per l'affidamento di un oggetto di culto, che è la presenza, non si sarà in grado di raggiungere forte fede o raggiungere la Buddhità nella propria forma presente». Lo stesso Daisaku Ikeda[11] aveva detto:«Solo i successivi Sommi Patriarchi, cui è stata conferita la linfa vitale della Legge, iscrivono il Gohonzon che noi riceviamo, basandosi sul principio che siano un'emanazione del Budda Originale».

Questa dedica è stata tuttavia cancellata nelle copie attuali della Soka Gakkai, poiché testimonia l'affidamento ad una singola persona di quel Gohonzon. La decisione di non includere l’iscrizione è basata sul fatto che essa è un elemento importante, ma non considerata essenziale o necessario[12], com’è invece l’iscrizione al centro del Gohonzon che incarna il potere della legge mistica[13]. Nikko Shonin, 2° patriarca, affermò che lo scopo delle dediche è unicamente quello di lodare la fede di una persona anche per il futuro. il Dai-Gohonzon stesso venne iscritto per un credente laico, ma nei Gohonzon successivamente trascritti, anche da Nikko Shonin, l’iscrizione dedicatoria non compare[12]. Su queste considerazioni il clero considera questo Gohonzon un “falso”, opinione che però trova discordanti anche alcuni preti. Il reverendo capo Bando Sato del tempio Daien nella prefettura di Kanagawa, ad esempio, lasciò il clero per aderire alla Soka Gakkai all’interno del gruppo dei cosiddetti “preti riformatori”, proprio perché trovava quest’affermazione un atto molto grave da parte del patriarca e che negava le basi del buddismo di Nichiren Daishonin[14]. Un’osservazione che viene fatta riguardo alla relazione tra questi Gohonzon e l’originale Dai-Gohonzon è che il buddismo di Nichiren spiega chiaramente che esso si trova «solo nella fede»,[15] al riguardo il 66° Sommo Patriarca Nittatsu Shonin affermò: «Ovunque si trovi il Gohonzon, questo luogo, in senso lato, assume il significato di “grande santuario”. Il Daimoku che recitate con tutto il cuore davanti al Gohonzon è instantaneamente recepito dal Dai-Gohonzon [...] Il posto dove recitate Nam-myho-renge-kyo è come il Picco dell’Aquila ed è lì che otterrete la Buddità in questa esistenza.»[16]

La pratica di Gongyo e Daimoku[modifica | modifica wikitesto]

Il Buddhismo di Nichiren Daishonin fonda la pratica religiosa sulla recitazione di versi scelti del Sutra del Loto, trascritto dal Sanscrito al cinese antico e pronunciato in giapponese secondo la lettura On Yomi) e delle sillabe «Nam myoho renge kyo». Nella liturgia della Soka Gakkai queste due pratiche prendono il nome di Gongyo e Daimoku. La recitazione del Gongyo viene effettuata al mattino ed alla sera di fronte al Gohonzon a memoria o da un apposito libretto. Vengono recitati due dei ventotto capitoli del Sutra del loto, e precisamente la sezione in prosa del secondo (Hoben) e la sezione in versi del sedicesimo (Juryo), come indicato da Nichiren in una delle sue lettere "Risposta al prete laico Soya”; lo scopo è per i credenti quello di dare il ritmo giusto alla giornata e di stabilire dentro di sé una pratica assidua e corretta.

Il Daimoku, invece, consiste nella recitazione di «Nam myoho renge kyo», a volte anche per più ore consecutive. Il Daimoku ha come funzione principale quella di consentire a chi lo recita di entrare in diretto contatto con il flusso del ritmo fondamentale della vita, e permettere al praticante un graduale sviluppo esistenziale verso una consapevolezza della vita sempre più profonda. Questo processo è stato definito da Josei Toda rivoluzione umana perché stimolerebbe la parte migliore dell'uomo a uscire allo scoperto, nutrendola giorno per giorno e permettendo dunque di riconoscere e far scaturire da sé stessi le proprie infinite potenzialità.

Altro obbiettivo del daimoku è la trasformazione (o illuminazione) dell'oscurità fondamentale insita nella vita, attraverso la concentranzione sullo sviluppo della propria umanità: un'apertura al mondo, che permetterebbe il cambiamento di sé stessi e degli altri in vite realizzate e felici, arrivando a trasformare il destino dell'umanità. Tale cambiamento è chiamato «Kosen Rufu» e sostanzialmente è lo scopo comune di ogni membro della Soka Gakkai.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

La Soka Gakkai è un ente religioso che si prefige di tutelare i diritti umani e della pace. Collabora con molte organizzazioni fra cui Green Cross International fondata del premio Nobel Gorbaciov (con cui il presidente Ikeda intrattene una serie di dialoghi pubblicati col titolo Le nostre vie s'incontrano all'orizzonte) che promuove La Carta della Terra. Il presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda si presenta come promotore di questi ideali di pace e di dialogo.

In Italia, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato riconosciuto come Ente di culto dotato di personalità giuridica con decreto del Presidente della Repubblica il 20 novembre 2000, è però ancora in corso la procedura di intesa con il governo italiano avviata il 18 aprile 2001[17]. Secondo alcune fonti, tuttavia, la trattativa si sarebbe conclusa, insieme con UBI e UII, il 1º febbraio 2013[18].

Le sedi nazionali della Soka Gakkai dipendono, per l'elezione delle massime cariche, dal nulla osta della Presidenza della Soka Gakkai Giapponese, mentre il ritiro dello stesso nulla osta determina la decadenza delle cariche medesime. In Italia questo principio è sancito dall'articolo 19 dello Statuto dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG).

Dal 1958 si tiene ogni 16 marzo la Festa della divisione giovani della Soka Gakkai, in commemorazione della grande riunione tenuta dalla divisione giovani con la presenza del secondo presidente Josei Toda.

La Soka Gakkai partecipa alla Consulta giovanile per il pluralismo culturale e religioso istituita il 15 dicembre 2006 con decreto del Ministro per le Politiche Giovanili e per le Attività Sportive di concerto con il Ministro del'Interno e presentata il 10 gennaio 2007. La consulta è formata da ragazzi dei diversi credi cristiani, ebrei, musulmani e buddisti. L'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai non fa parte dell'Unione Buddhista Italiana (associata all'Unione Buddhista Europea), in cui sono invece rappresentate la maggior parte delle altre tradizioni buddhiste presenti nel Paese.

Come risulta anche dall’Ordine del Giorno del Consiglio direttivo dell’UBI del 24/1/98, nel quale si specifica che "Nessuna richiesta di adesione all’UBI è mai stata avanzata dalla Soka Gakkai e in ogni caso lo Statuto dell’UBI, in quanto riconosce pari validità e dignità a tutte le tradizioni buddhiste, non consente l’adesione di organizzazioni che si dichiarano uniche ed esclusive rappresentanti del Dharma autentico contestando la validità delle altre tradizioni". Questa precisazione è stata confermata da un Comunicato della Soka Gakkai Italiana[senza fonte].

Controversie e critiche[modifica | modifica wikitesto]

La Soka Gakkai è stata spesso oggetto di aspre polemiche. Molti dei critici sostengono che la Soka Gakkai non rispetti il principio (sancito dall'articolo 20 della Costituzione giapponese) di separazione fra religione e politica per via di legami con il partito politico nipponico Komeitō[19]. Si afferma che pur fondata su ideali genuini, la Soka Gakkai, si è, via via, trasformata in un sistema di potere, potendo contare "su 12 milioni di adepti (tra i quali gli 8 milioni di elettori del Komeitō), amicizie influenti e frequentazioni dei maggiori leader mondiali, anche alcuni tra i più discussi e controversi, come Manuel Noriega, Nicolae Ceauşescu e Fidel Castro"[19].

La Soka Gakkai è stata in Italia inclusa nel rapporto della Direzione centrale polizia di prevenzione "Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia" redatto nel 1997, dove si afferma, in generale, che tratta di "dottrine e pratiche rituali spesso molto distanti dalle confessioni di origine", e aggiungendo in particolare che nel caso del "buddismo della Soka Gakkai, basato sul Sutra del Loto, la massima autorità buddista, il Dalai Lama, non la riconosce".[20] In Francia una commissione parlamentare, nel 1995 e nel 1999 (Rapporto Guyard[21][22]), e in Belgio un'analoga commissione d'inchiesta della Camera dei Rappresentanti, nel 1997, hanno incluso la Soka Gakkai in una lista di organizzazioni religiose le quali, secondo le commissioni, devono essere ritenute delle «sette» a tutti gli effetti.

Le critiche di "settarismo" sono mosse anche da ex membri che accusano la Soka Gakkai di attività anti-sociali e violazione dei diritti umani[23]. Nello specifico, gli ex membri denunciano:[24]

  • l'assenza di democrazia all'interno dei gruppi Soka, con ogni decisione presa dall'alto ed un sistema di poteri interno e responsabilità simile al multilevel-marketing;
  • la distanza dall'ortodossia tradizionale del buddhismo e anche dal buddhismo di Nichiren;
  • lo sfruttamento del lavoro personale degli adepti e la spinta ad acquistare oggetti commercializzati dalla Soka Gakkai;
  • meccanismi di condizionamento mentale analoghi a quelli di altre sette.

Soprattutto in Giappone, critiche vengono mosse da chi sostiene che le posizioni della Soka Gakkai favorevoli alla pace, le raccolte di firme contro la pena di morte (queste però mai effettuate nel paese nipponico, dove la Soka Gakkai mai si è opposta alla condanna capitale che in Giappone si attua per impiccagione), la promozione dell'ambientalismo, non siano che iniziative di facciata per favorire il proselitismo all'estero e che si scontrano con la "pratica" degli attivisti, così, ad esempio, il Komeitō ha votato a favore dell'invio di 500 soldati giapponesi in Iraq e del progetto dell’esecutivo di riarmare il paese con due disegni di legge atti alla ristrutturazione dell’apparato militare.[19] Secondo il giornale Peace Reporter, gli esponenti politici del Komeitō sono tutti membri della Soka Gakkai, nonostante il partito sia formalmente separato da essa.[19].

L'attuale partito di riferimento della Soka Gakkai è il New Komeitō Party nato da una fusione, avvenuta nel 1998, con il Clean Government Party e il New Peace Party i cui membri non appartenevano necessariamente alla Soka Gakkai. Per il Japan Times questo ha portato a delle importanti differenziazioni tra il New Komeitō Party e la Soka Gakkai su alcuni argomenti cruciali di politica estera, dovendo il primo rispondere alla coalizione e a diverse posizioni interne[25]. Ad essere criticata è anche la dottrina: secondo la scuola buddhista Nichiren Shoshu, la Soka Gakkai praticherebbe e promuoverebbe un buddhismo Nichiren di tipo "spurio", talvolta assai distante dal Dharma originale del buddhismo e dai suoi principi fondamentali[26].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In Italia la Soka Gakkai, a differenza della Soka Gakkai International e delle altre scuole buddhiste, ha preferito trascrivere il termine Buddha e Buddhismo con Budda e Buddismo.
  2. ^ Vedi qui [1].
  3. ^ a b Il buddismo della gente, IBISG, 2013, p. 54.
  4. ^ The New York Times Guide to Essential Knowledge: A desk reference for the Curious Mind, St. Martin's Press, New York, 2004. ISBN 0-312-31367-5. pp.516-517
  5. ^ Dati Censur. URL consultato il 2 gennaio 2014.
  6. ^ Sandro Magister su "L'espresso" n. 35 del 4 settembre 1997. URL consultato il 2 gennaio 2014.
  7. ^ Buddismo e Società n.122 maggio giugno 2007
  8. ^ Daibyaku-ho, 9 settembre 1993
  9. ^ [2]
  10. ^ Fuji Shugaku Yoshu, 1-112
  11. ^ Discussing Kosen-rufu and Human Life, Vol. 1, p.112
  12. ^ a b Il buddismo della gente, IBISG, 2013, p. 79.
  13. ^ Il buddismo della gente, IBISG, 2013, p. 78.
  14. ^ Il buddismo della gente, IBISG, 2013, p. 57.
  15. ^ "Il reale aspetto del Gohonzon", RSND, 1, IBISG, 2008, p. 739.
  16. ^ Il buddismo della gente, IBISG, 2013, p. 70.
  17. ^ Libertà religiosa – La stipulazione delle intese
  18. ^ ilpost.it
  19. ^ a b c d Articolo di PeaceReporter del 06/07/2007
  20. ^ Interrogazione parlamentare dei deputati Giovine e Maselli ai Ministeri dell’Interno, di Grazia e Giustizia e degli Affari Esteri sul rapporto della Direzione centrale polizia di prevenzione "Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia", 15 maggio 1998. Rispetto ai contenuti di questo rapporto della Direzione centrale di polizia di prevenzione va precisato, tuttavia, che è assolutamente improprio parlare del Dalai Lama come "massima autorità buddista sulla Terra", per la semplice ragione che non lo è. Il Dalai Lama è solamente il capo spirituale della scuola buddhista tibetana Gelugpa e svolge compiti di autorità temporale sul Governo tibetano in esilio. Egli non ricopre, né potrebbe farlo, alcun compito di guida di qualsiasi altra scuola buddhista al di fuori della Gelugpa.
  21. ^ (EN) Rapporto Guyard del Dicembre 1995
  22. ^ Doc. N. 1687, redatto a nome della Commissione di Inchiesta sulle Sette (1999). Traduzione a cura di Allarme Scientology
  23. ^ (EN) Associazione vittime Soka Gakkai
  24. ^ Emiliano Di Terlizzi, Stravaganze buddhiste: lo strano caso della Soka Gakkai. URL consultato il 28 settembre 2009.
  25. ^ Komeito torn between LDP, Soka Gakkai
  26. ^ Honmon Butsuryu Shu, articolo sul sito del Cesnur

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Siti indipendenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesnur pagina relativa alla Soka Gakkai italiana [3]

Siti interni alla S.G.[modifica | modifica wikitesto]

Siti critici[modifica | modifica wikitesto]