Progressismo

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Il progressismo è una visione o tendenza politica (e in alcuni casi anche etica). Utilizzato per la prima volta nel tardo XIX secolo negli Stati Uniti, questo termine identifica coloro che sostengono in primo luogo la promozione dei diritti civili e sociali, da acquistare però tramite riforme progressive anziché tramite una rivoluzione anarchica o socialista.

Definizioni[modifica | modifica sorgente]

Nella storia politica il termine appare con la rivoluzione francese del 1789, portavoce delle politiche illuministe della borghesia francese.

Secondo la definizione di De Mauro, "un partito progressista sostiene la possibilità del progresso e dell'evoluzione della società, ed è fautore di riforme che facilitino tale processo, in ambito politico – istituzionale, sociale, economico e civile". I progressisti, infatti mirano a modificare gli assetti politici, economici e sociali tramite riforme graduali, progressive; il minimo comune denominatore è rappresentato oltre che dall'illuminismo, dal positivismo, dall'evoluzionismo e da una visione razionale in ambito politico, sociale ed economico.

Si contrappone al conservatorismo, che propugna una pratica politica conforme alla tradizione e ostile alle innovazioni, in particolare nell'ambito etico ed economico. Data questa contrapposizione, storicamente vengono definite progressiste molte forze politiche schierate a sinistra, anche se oggi vengono considerate progressiste le tendenze miranti ad una terza via, la Third Way.

Negli anni il progressismo è diventato sinonimo di socialismo liberale e seppur nato con origini diverse, riformismo. La tendenza è quella di unire il pensiero liberale e della proprietà privata, con le garanzie sociali offerte dalla socialdemocrazia. All'interno dell'Internazionale liberale i progressisti sono rappresentati dal liberalismo sociale, favorevoli al libero mercato ma pure all'intervento pubblico, riforme in campo politico e sociale, così come all'interno della socialdemocrazia esiste una corrente destra di socialismo liberale, incarnata da Tony Blair e Gerhard Schröder, che mira alla costruzione di un centro progressista.

I progressisti si differenziano tanto dai conservatori, legati allo status quo, come dai liberisti puri, e propugnano un'economia basata sul libero mercato ma con una forte azione sociale dello stato, volta a migliorare le condizioni di vita di aziende e persone, tramite una giusta redistribuzione della ricchezza. Tuttavia sarebbe giusto dire che i progressisti più che ai conservatori si oppongono ai retrogradi (reazionari); frequenti i casi di esponenti progressisti rispettosi della tradizione e di esponenti conservatori liberali portatori di progresso. Il progressismo si contrappone pure alle politiche comuniste, socialiste, come a quelle della socialdemocrazia storica. Tuttavia vale la pena ricordare che nel corso della storia del '900 a seguito di processi politici, economici e scientifici in nome del progresso o di una nuova umanità, terminati con gravi conseguenze, si è preferito sostituire il termine progresso e progressista con termini quali modernizzazione, rinnovamento e innovazione.

Nel mondo i leader più autorevoli di questo movimento progressista sono stati John Fitzgerald Kennedy, Jimmy Carter, Bill Clinton, Tony Blair, Gerhard Schröder, Fernando Henrique Cardoso, e vicini a queste posizioni oggi troviamo Barack Obama, Sonia Gandhi, Charles Kennedy, Jean Chrétien, José Luis Rodríguez Zapatero.

Partiti progressisti[modifica | modifica sorgente]

Passato[modifica | modifica sorgente]

Storicamente un grande Partito Progressista lo troviamo negli Stati Uniti, fondato da Theodore Roosevelt, che si contrappose sia ai Repubblicani che ai Democratici. Al di fuori degli USA il progressismo emerse:

  • in Spagna, come movimento liberale e laico borghese anti-monarchico e anti-clericale fautori dei diritti della persona;
  • in Germania FVP poi DDP partito liberale in opposizione ai cattolici e agli estremismi di destra e sinistra;
  • in Francia i club dei Giacobini e dei Girondini che guidarono la rivoluzione francese sposando le tesi illuministe e in seguito con la nascita del Partito Radicale fautore di riforme progressive, liberale e laicista;
  • in Italia nella sinistra liberale, repubblicana e radicale del risorgimento;
  • nel resto d'Europa in tutti i partiti di orientamento liberale sociale;
  • in Canada, diviso però al suo interno tra innovatori e populisti agrari.

Presente[modifica | modifica sorgente]

A livello internazionale vengono considerati progressisti:

Tali partiti sono considerati alla sinistra dell'Internazionale Liberale e alla destra della socialdemocrazia.

Nel mondo poi troviamo anche diversi partiti definiti progressisti o liberali, collocabili alla destra dello schieramento politico. Tuttavia tendono ad avere anche forti tendenze al nazionalismo, al populismo o a politiche economiche liberiste:

Negli ultimi anni si è avuto anche da parte degli esponenti della destra europea un'apertura alle idee progressiste con David Cameron, Gianfranco Fini, Nicolas Sarkozy riguardo a riforme, globalizzazione, immigrazione, diritti sociali e ambiente o come nel caso di José Maria Aznar l'utilizzo del termine progressista in luogo al proprio partito[senza fonte].

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