Terza via

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Bill Clinton e Tony Blair, due noti esponenti della "Third Way".

Il termine Terza via fa riferimento a diverse posizioni politiche che cercano di riconciliare una posizione intermedia tra destra e sinistra – da non confondere né con il centrismo, termine che fa riferimento a un concetto più ampio, né con la Terza via fascista – promulgando la ricerca di un'alternativa o di un compromesso tra le politiche economiche della destra, di stampo liberale, e quelle sociali della sinistra, ispirate al socialismo.[1]

La Terza via è stata creata come una seria rivalutazione delle diverse idee politiche tra i vari movimenti progressisti del centro-sinistra in risposta ai dubbi internazionali circa la variabilità economica dello Stato, trovando una soluzione tra le politiche economiche interventiste rese note grazie al Keynesianismo e contrastate dalla corrispondente ascesa del neoliberismo e della nuova destra.[2] La Terza via è un'idea portata avanti da diversi movimenti socialdemocratici e liberali di sinistra.[3]

Ideologia e rappresentanti[modifica | modifica sorgente]

Uno dei maggiori esponenti della Terza via, ovvero il premier laburista Tony Blair, dichiarò che il socialismo di cui egli stesso si faceva portavoce era diverso dalla tradizionale concezione di socialismo e si riferì a questo come un "social-ismo" che include in esso politiche che riconoscono gli individui di un contesto sociale come socialmente interdipendenti e si promuoveva in difesa della giustizia sociale, della coesione sociale, l'eguaglianza di tutti i cittadini e le pari opportunità.[4] Il teorico social democratico della Terza via Anthony Giddens afferma che la Terza via rifiuta la concezione tradizionale del socialismo, ma accetta altresì quella presentata da Anthony Crosland come una dottrina etica che vede i governi social democratici come acquisitori di un socialismo etico autosufficiente grazie alla rimozione di elementi non giusti del capitalismo grazie all'incentivazione di politiche come quelle di welfare e molte altre simili, basandosi sull'idea che il socialismo moderno ha superato la fase Marxiana della lotta all'abolizione del capitalismo.[5] Blair nel 2009 mostrò pubblico appoggio per la creazione di una "nuova forma di capitalismo",[6] anche se le sue posizioni abbiano poco a che vedere con tale posizione economica.

Questa concezione politica supporta il raggiungimento di un grande egualitarismo nella società odierna attraverso un'azione diretta per aumentare la distribuzione di abilità, capacità e mezzi di produzione e allo stesso tempo rifiutare la redistribuzione delle ricchezze tra classi sociali.[7] Enfatizza così l'impegno su: il raggiungimento del pareggio di bilancio, fornendo così pari opportunità, ponendo inoltre accento sulle responsabilità morali degli individui; la decentralizzazione del potere governativo al minor livello possibile; l'incoraggiamento di più possibili accordi economici tra funzioni pubbliche e private, cercando il più possibile di non ricorrere all'uso della manodopera, così investendo nello sviluppo umano e nella ricerca oltre al miglioramento dei mezzi di produzione; la protezione del capitale sociale insieme alla salvaguardia ambientale.[8]

La Terza via è stata spesso oggetto di critiche da parte di partiti conservatori e libertari, che si fanno invece difensori del capitalismo.[9] Non mancano dissensi anche da socialdemocratici, socialisti democratici e comunisti, i quali questi ultimi in particolare vedono questa come una "distruzione" dei valori della sinistra.[10][11][12] Le definizioni specifiche della Terza via possono differire tra Stati americani ed europei. In Italia la terza via, sotto vari nomi, è stata proposta sia da partiti centristi classici di stampo post-democristiano sia da partiti laici come lo storico Partito Socialista Italiano nella sua fase finale e anche in tempi seguenti, tramite i suoi vari esponenti confluiti in altri partiti.[13][14] Anche il Partito Democratico ha esponenti che si rifanno a questa corrente.[15][16]

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine "Terza Via" è stato usato per definire varie posizioni e ideologie politiche nei secoli recenti. Queste idee sono state spesso promulgare da personalità progressiste agli inizi del ventesimo secolo. Il termine è stato successivamente ripreso negli anni cinquanta da economisti tedeschi di scuola ordoliberale come Wilhelm Röpke, risultando così nello sviluppo del concetto dell'economia sociale di mercato. Successivamente Röpke prese egli stesso le distanze da questo termine e si riferì anzi all'economia sociale di mercato come "prima via" nel senso di un'evoluzione di un'economia basata sul libero mercato[17]

In maniera più significante, Harold Macmillan, primo ministro britannico dal 1957 al 1963, ha basato su questo termine una sua filosofia di governo di uno Stato scrivendoci così un saggio intitolato, la "Via di mezzo" (1938). Questo termine è spesso confuso con la Terza via fascista, quella posizione economica tipica delle ideologie di estrema destra che cerca invece un'"alternativa", piuttosto che una conciliazione, tra forze politiche antagoniste, quali marxismo e capitalismo: tra queste configurano corporativismo, socializzazione, autarchia, protezionismo e fiscalità monetaria.

Uso del termine in tempi moderni[modifica | modifica sorgente]

La Terza via è stata spesso definita come:

« ...Qualcosa di diverso e distinto dal capitalismo liberale – con la sua fedele credenza ai meriti e alle qualità positive del libero mercato – e dal socialismo democratico – con la sua ossessione dell'interventismo economico e del potere dello Stato. La Terza Via è a favore di una crescita, dell'imprenditoria e delle imprese in generale e della creazione di un sistema sanitario, ma è anche sostenitrice di una grande giustizia sociale e vede lo Stato come impegnato nel portare avanti il ruolo di diffondere queste idee. Così nelle parole di... Anthony Giddens della London School of Economics, la Terza via rifiuta sia il socialismo che il neoliberismo classico. »
(Report from the BBC, 1999)

Uso da parte di personalità socialdemocratiche[modifica | modifica sorgente]

Esiste una variante della Terza via che vede le politiche centriste sotto un'ottica socialdemocratica. È stata infatti spesso promossa dai suoi esponenti come un'alternativa sia tra capitalismo e forme tradizionali di socialismo, tra cui socialismo marxista e socialismo di Stato, posizioni che la Terza via socialdemocratica rifiuta.[18] Si fa invece sostenitrici di idee come il socialismo etico, il riformismo e il gradualismo – che includono l'umanizzazione del capitalismo, un'economia mista, un pluralismo politico e una democrazia liberale.[18]

Questa posizione è stata spesso difesa dai suoi esponenti e presentata così come una forma di "socialismo competitivo" – un'ideologia che si pone a cavallo tra il socialismo tradizionale e il capitalismo.[19] Uno dei più noti sostenitori di questa teoria economica, Anthony Giddens, ha pubblicamente sostenuto una possibile forma modernizzata del socialismo che si ponesse a confine tra la social democrazia, che vedesse il socialismo tradizionale invece come un socialismo di stato dove la gestione economica è imperfetta.[20]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bobbio, Norberto; Cameron, Allan.Left and right: the significance of a political distinction. University of Chicago Press, 1997. ISBN 0-226-06245-7, ISBN 978-0-226-06245-7. Pp. 8.
  2. ^ Jane Lewis, Rebecca Surender. Welfare State Change: Towards a Third Way?. Oxford University Press, 2004. Pp. 3-4, 16.
  3. ^ James L. Richardson. Contending Liberalisms in World Politics: Ideology and Power. Lynne Rienner Publishers, 2001 Pp. 194.
  4. ^ Michael Freeden. Liberal Languages: Ideological Imaginations and Twentieth-Century Progressive Thought. Princeton University Press, 2004. P. 198.
  5. ^ Anthony Giddens. Beyond Left and Right: The Future of Radical Politics. 1998 edition. Cambridge, England, UK: Polity Press, 1994, 1998. Pp. 71-72.
  6. ^ Speech by Tony Blair at the ‘New world, new capitalism’ conference | Latest News | The Office of Tony Blair
  7. ^ Jane Lewis, Rebecca Surender. Welfare State Change: Towards a Third Way?. Oxford University Press, 2004. Pp. 4.
  8. ^ Pauline Vaillancourt Rosenau. The competition paradigm: America's romance with conflict, contest, and commerce. Lanham, Maryland, USA; Oxford, England, UK: Rowman & Littlefield Publishers, Inc, 2003. Pp. 209.
  9. ^ Bashan, P. (5 November 2002). Is the Third Way at a Dead End? Cato Institute.. URL consultato il 7 luglio 2007.
  10. ^ Black, Bill. Gender Wage Gap is Shrinking - Male Wages are Going Down, The Real News Network, 2013.03.31
  11. ^ Black, Bill. "Third Way's" "Fresh Thinking": The EU Is Our Model for Austerity, The Huffington Post, 2013.01.10
  12. ^ Black, Bill. Seriously? New York Times Calls Wall Street Front Group "Center-Left", AlterNet, 2013.03.03
  13. ^ Arconate, una via per Bettino Craxi
  14. ^ I fautori della terza via cercano di farsi sentire
  15. ^ Claudio Sardo, Intervista a Matteo Renzi di Claudio Sardo in L'Unità, 22 novembre 2012. URL consultato il 3 marzo 2014 (archiviato il ).
  16. ^ Irpef, Imu e la Terza via di Gutgeld, “guru” economico di Renzi, Formiche.it, 9 giugno 2012. URL consultato il 3 marzo 2014.
  17. ^ Wilhelm Röpke: Die Lehre von der Wirtschaft, Erlenbach-Zürich (1951), p. 56-59
  18. ^ a b N.D. Arora. Political Science for Civil Services Main Examination. Tata McGraw-Hill Education, 2010. 9.22.
  19. ^ Daniel Döring. Is ‘Third Way’ Social Democracy Still a Form of Social Democracy?. Norderstedt, Germany: GRIN Verlag, 2007. Pp. 3.
  20. ^ Flavio Romano. Clinton and Blair: the political economy of the third way. Oxon, England, UK; New York, New York, USA: Routledge, 2006. Pp. 3-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]