Nazionalismo di sinistra

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Il nazionalismo di sinistra rappresenta la posizione dei movimenti e partiti politici che si fanno promotori di una forma di patriottismo coniugato con il posizionamento a sinistra nello spettro politico. Valori di base sono quindi quelli dell'uguaglianza sociale, del principio di sovranità popolare, e dell'autodeterminazione dei popoli.[1]

Le sue origini si basano nel giacobinismo della Rivoluzione francese.[1]

Il nazionalismo di sinistra differisce dal nazionalismo di destra in quanto non sostiene posizioni clericali o avverse nei confronti dell'immigrazione, e rifiuta il nazionalismo razzista e fascista.

I movimenti di sinistra sono generalmente legati all'idea di anti-imperialismo[2][3] (spesso spinto a antisionismo ed antiglobalizzazione), e la maggior parte di loro si colloca all'interno del socialismo (spaziando dalla socialdemocrazia al comunismo), anche se ciò non è vero per tutti, come ad esempio il Congresso Nazionale Indiano che è considerato parte del liberalismo sociale.

Rapporto tra socialismo e nazionalismo di sinistra[modifica | modifica sorgente]

Un murales a favore dell'indipendenza basca a Belfast.

Marx e Lenin definivano il nazionalismo nemico del socialismo, ritenendo che nelle guerre i borghesi cercassero di coinvolgere i proletari soltanto per i loro interessi personali e che dietro il patriottismo ed il nazionalismo si celassero in realtà interessi politici ed economici. Per questo incitavano il proletariato di tutto il mondo a rivoltarsi contro la borghesia senza fare distinzioni razziali o nazionali.

Tuttavia, alcune interpretazioni delle opere di Marx hanno sostenuto che, anche se Marx aveva respinto il nazionalismo come esito finale della lotta di classe internazionale, egli sostenesse invece tacitamente il patriottismo proletario come un mezzo per raggiungere la dittatura del proletariato. Il marxismo ha quindi, in alcuni casi, sostenuto i movimenti nazionalisti che fossero nell'interesse della lotta di classe, respingendo invece altri movimenti nazionalisti che distraessero i lavoratori dall'obiettivo necessario della lotta contro la borghesia. Tali interpretazioni dell'opera di Marx furono fatte proprie da Stalin, che sosteneva una lotta patriottica di classe. In questo senso, durante la Guerra fredda, polarizzandosi lo scontro tra blocco socialista e blocco imperialista, l'Unione Sovietica sostenne le rivolte nazionalistico-patriottiche dei popoli del Terzo Mondo che, seppur non guidate da gruppi politici realmente rivoluzionari, erano positive in chiave anti-imperialista, poiché portavano i popoli all'autodeterminazione politica, necessaria poi per lo sviluppo e la crescita delle forze progressiste e del partito comunista, unica vera forza rivoluzionaria.

Per questo motivo oggi sono numerosissimi i partiti politici della sinistra comunista che appoggiano le resistenze dei popoli anche dichiaratamente anti-comuniste (come i Talebani afghani)[senza fonte]; parallelamente sono state numerose nel passato le esperienze di gruppi comunisti che hanno fuso le dottrine marxiste-leniniste con idee patriottiche e nazionaliste, solo apparentemente in contrasto con l'internazionalismo proletario marxista (l'esempio più importante è forse il panarabismo di Nasser).

Partiti nazionalisti di sinistra[modifica | modifica sorgente]

Gli esempi di partiti e movimenti politici nazionalisti di centrosinistra o sinistra nel mondo sono molteplici. Tra i più importanti, citiamo:

Europa[modifica | modifica sorgente]

Medio Oriente[modifica | modifica sorgente]

Resto del mondo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Anne Sa'adah, Contemporary France: a democratic education, Lanham, Rowman Littlefield & Publishers, 2003.
  2. ^ Angel Smith e Stefan Berger, Nationalism, labour and ethnicity 1870-1939, Manchester e New York, Manchester University Press, 1999.
  3. ^ Gerard Delanty e Krishan Kumar, The SAGE handbook of nations and nationalism, Thousand Oaks, SAGE Publications, 2006.
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