Antonio Giolitti

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Antonio Giolitti
Antonio giolitti.jpg

Commissario europeo per la Politica Regionale
Durata mandato 6 gennaio 1977 –
5 gennaio 1985
Presidente Roy Jenkins
Gaston Thorn
Predecessore George Thomson
Successore Grigoris Varfis (Relazioni con il Parlamento e Politiche Regionali)

Ministro del Bilancio e della programmazione economica
Durata mandato 27 marzo 1970 –
17 febbraio 1972
Presidente Mariano Rumor
Emilio Colombo
Predecessore Giuseppe Caron
Successore Paolo Emilio Taviani

Ministro del Bilancio
Durata mandato 4 dicembre 1963 –
22 luglio 1964
Presidente Aldo Moro
Predecessore Giuseppe Medici
Successore Giovanni Pieraccini

Dati generali
Partito politico PCI (1940-1957)
PSI (1957-1987)
Ind. nel PCI (1987-1991)
on. Antonio Giolitti
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Luogo nascita Roma
Data nascita 12 febbraio 1915
Luogo morte Roma
Data morte 8 febbraio 2010
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Consulente editoriale
Partito PCI (1946-1948)
Legislatura AC
Coalizione CLN (1946)
Collegio Collegio unico nazionale
Incarichi parlamentari


on. Antonio Giolitti
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Roma
Data nascita 12 febbraio 1915
Luogo morte Roma
Data morte 8 febbraio 2010
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Consulente editoriale
Partito PCI (1948-1957), PSI (1957-1987)
Legislatura I, II, III, IV, V, VI, VII (fino al 1977)
Gruppo PCI (1948-1958), PSI (1958-1977)
Coalizione FDP (1948, 1953)
Incarichi parlamentari


sen. Antonio Giolitti
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Roma
Data nascita 12 febbraio 1915
Luogo morte Roma
Data morte 8 febbraio 2010
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Consulente editoriale
Partito ind. nel PCI (1987-1991)
Legislatura X
Gruppo PCI (1987-1992)

Antonio Giolitti (Roma, 12 febbraio 1915Roma, 8 febbraio 2010) è stato un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Nipote dello statista liberale Giovanni Giolitti, dopo la laurea in legge nel 1940 si iscrisse al Partito Comunista Italiano (PCI) allora in clandestinità. Nel 1941 fu arrestato dalla polizia con l'accusa di attività eversiva, ma venne successivamente assolto dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato (1926-1943) per insufficienza di prove.

Partecipazione alla Resistenza Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Da quel momento in poi il suo impegno nella Resistenza antifascista divenne ancora più intenso [1].

Insieme a Giancarlo Pajetta fondò le brigate Garibaldi, che diedero un contributo fondamentale alla lotta antinazista del Piemonte. Gravemente ferito in battaglia nel 1944, si fece curare in Francia, tornando in Italia nell'aprile del 1945 e prendendo parte al movimento di Liberazione.

La Liberazione e l'incarico di Sottosegretario di stato agli Esteri per il PCI[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945 fu sottosegretario agli Esteri nel governo di Ferruccio Parri. Venne quindi eletto membro dell'Assemblea costituente nel 1946 e deputato del PCI dal 1948 al 1957. Nel 1957, in seguito ai fatti di Ungheria del 1956, si dimise dal mandato parlamentare e abbandonò il PCI per aderire al Partito Socialista Italiano (PSI), nelle cui liste cui fu rieletto deputato dal 1958 al 1976, quando si dimise nel 1977, in seguito alla nomina a commissario europeo.

Adesione al PSI e ministro nei relativi governi[modifica | modifica wikitesto]

Ministro del Bilancio dal 4 dicembre 1963 al 22 luglio 1964, nel primo governo di centrosinistra con la partecipazione di ministri socialisti. A causa del raffreddarsi dell'impegno riformista, rifiutò di far parte del successivo secondo governo Moro. Contrario all'unificazione socialista, fino al 1969 mantenne un atteggiamento critico nei confronti della dirigenza del partito ma, una volta ricostituito il gruppo socialista alla camera nell'agosto 1969, accettò di assumerne la presidenza[2]. Dal 27 marzo 1970 al 17 febbraio 1972 e dal 7 luglio 1973 al 23 novembre 1974 è ministro del Bilancio e della Programmazione economica nei governi di centrosinistra organico guidati da Mariano Rumor e da Emilio Colombo. Giolitti fu uno dei principali ispiratori della programmazione economica. Dal 1977 al 1985 fu anche commissario presso la Comunità economica europea, con la responsabilità della politica regionale europea.

La polemica col segretario e le dimissioni dal PSI[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985, in polemica con Bettino Craxi e la sua politica, abbandonò pubblicamente il PSI, da cui aveva incominciato a prendere le distanze nel 1982[3], e nel 1987 ritornò ad avvicinarsi al PCI, nelle cui liste fu eletto senatore come indipendente. Al termine della legislatura nel 1992 si ritirò definitivamente dalla politica attiva.

Decesso e funerali[modifica | modifica wikitesto]

È morto lunedì 8 febbraio 2010 all'età di 95 anni[4][5]. Le orazioni funebri, tenute presso la Camera dei Deputati, alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sono state tenute da due noti esponenti della corrente giolittiana: Giorgio Ruffolo e Giuliano Amato.

L'impegno intellettuale[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'impegno politico, Giolitti ebbe anche un fecondo impegno intellettuale, iniziato con la collaborazione con la Giulio Einaudi Editore. Grazie alla sua padronanza di diverse lingue (inglese, tedesco e francese) suggerì spesso la traduzione di saggi di economia. Fu lui stesso traduttore di alcuni saggi: tra di essi il libriccino di Max Weber sulla politica come professione. Sua moglie, Elena D'Amico in Giolitti, fu anch'essa traduttrice del francese per la casa editrice Einaudi di varie opere, tra le quali Sodoma e Gomorra, uno dei sette volumi della Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.

La sua uscita dal Pci dopo i fatti d'Ungheria provocò notevole dibattito, anche intellettuale, nella sinistra italiana, anche a causa dell'autorevolezza e della sobrietà di Giolitti[6]. Negli anni Sessanta diresse, sempre per la Einaudi, la prestigiosa Serie di Politica Economica. Intorno alla sua corrente socialista, si raccolse un gruppo di audaci intellettuali riformisti, tra i quali Giorgio Ruffolo, Gino Giugni, Paolo Sylos Labini, Furio Diaz, Luciano Cafagna, Federico Coen, Franco Archibugi, Carlo Ripa di Meana, Manin Carabba, Luigi Spaventa e Giuliano Amato. Tra il 1958 e il 1960 è stato il promotore della rivista Passato e Presente. Giolitti ha anche collaborato a numerose riviste politiche e culturali, a cominciare da Il Calendario del Popolo fino a Lettera Internazionale.

Antonio Giolitti ha scritto importanti saggi politici. Nel 1992 ha pubblicato Lettere a Marta (Il Mulino), un volume autobiografico di riflessioni e ricordi personali indirizzati alla nipote Marta Craveri, che spesso lo interrogava sulle vicende storiche alle quali aveva partecipato.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Per molti anni fu ritenuto il deputato più affascinante di Montecitorio. La sua avvenenza fisica, per altro combinata con una certa timidezza caratteriale, è citata anche da Guido Morselli nel romanzo Il Comunista.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006, in occasione dell'anniversario dei fatti di Ungheria del 1956, Antonio Giolitti ha ricevuto l'omaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, recandosi personalmente nella sua abitazione romana, ha riconosciuto che cinquant'anni prima la ragione stava dalla sua parte. Nel 1956 Giolitti e Napolitano erano entrambi membri del Partito Comunista Italiano.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Partito comunista e i ceti medi, Roma, L'Unità, 1945.
  • Riforme e rivoluzione, Torino, Einaudi, 1957.
  • Il comunismo in Europa. Da Stalin a Krusciov, a cura di, Milano, Garzanti, 1960.
  • Un socialismo possibile, Torino, Einaudi, 1967.
  • La questione socialista. Per una possibile reinvenzione della sinistra, a cura di e con Vittorio Foa, Torino, Einaudi, 1987. ISBN 88-06-59419-2.
  • Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-03741-1.

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Otto von Gierke, Giovanni Althusius e lo sviluppo storico delle teorie politiche giusnaturalistiche, Torino, Einaudi, 1943.
  • Julius Binder, La fondazione della filosofia del diritto, Torino, Einaudi, 1945.
  • Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Torino, Einaudi, 1948.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 27 ottobre 2006[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda il profilo biografico dell'Istituto Piemonte per la storia della resistenza e della società contemporanea http://metarchivi.istoreto.it/biografie/p_bio_vis.asp?id=625. Si veda anche il profilo dell'ANPI http://www.anpi.it/donne-e-uomini/antonio-giolitti/
  2. ^ Antonio Giolitti: Lettere a Marta - Ricordi e riflessioni, Il Mulino 1992, pagg. da 143 a 149 e da 158 a 167
  3. ^ « Antonio Giolitti e la banda degli onesti », La Repubblica, 21 novembre 1996.
  4. ^ Morto Antonio Giolitti, padre della Costituzione ed ex ministro, La Stampa
  5. ^ Morto a Roma Antonio Giolitti, ANSA
  6. ^ Si veda, ad esempio, Il carteggio Cantimori-Giolitti a cura di Dario Borso, 'Italia Contemporanea', n. 265, 2011, DOI: 10.3280/IC2011-265003
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianluca Scroccu, Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal PCI al PSI, Carocci, Roma 2012.
  • Antonio Giolitti. Una riflessione storica, a cura di Giuliano Amato, Viella, Roma, 2012.
Predecessore Commissario europeo per la Politica Regionale Successore Flag of Europe.svg
George Thomson 6 gennaio 1977 - 5 gennaio 1985 Grigoris Varfis
Predecessore Commissario europeo dell'Italia Successore Flag of Italy.svg
Carlo Scarascia-Mugnozza
Cesidio Guazzaroni
6 gennaio 1977 - 5 gennaio 1985 con Lorenzo Natali Carlo Ripa di Meana

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