Giovanni Minzoni

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Don Giovanni Minzoni

Don Giovanni Minzoni (Ravenna, 1º luglio 1885Argenta, 23 agosto 1923) è stato un religioso e antifascista italiano, figura simbolo del cattolicesimo italiano.

Giovinezza e prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia medio-borghese, Giovanni Minzoni studiò in seminario e nel 1909 fu ordinato prete. L'anno seguente fu nominato cappellano ad Argenta, da cui partì nel 1912 per studiare alla Scuola Sociale di Bergamo, dove si diplomò. Animato da totale amore per la Chiesa e dotato di acuta sensibilità per i problemi sociali, si interessò subito alla vita politica e civile del paese.

Chiamato alle armi nell'agosto 1916, inizialmente prestò servizio nella Sanità, in un ospedale militare di Ancona. Successivamente chiese di essere inviato al fronte e vi giunse come tenente cappellano del 255° fanteria. Durante la battaglia del Piave, dimostrò un coraggio tale da essere decorato sul campo con la medaglia d'argento al valore militare.

Al termine del conflitto tornò ad Argenta. Aderì al Partito Popolare Italiano, ma ciò non gli impedì di essere amico del sindacalista socialista Natale Gaiba, prima vittima delle camicie nere nel 1921. Questo e molti altri episodi lo convinsero a disprezzare il fascismo.

L'attività antifascista[modifica | modifica wikitesto]

Alle numerose iniziative in campo sociale, don Minzoni aggiunse un'adesione convinta al cooperativismo, mettendosi contro il regime fascista che invece sosteneva il corporativismo. Minzoni rifiutò energicamente l'istituzione dell'Opera nazionale balilla ad Argenta, preferendo educare in prima persona i giovani della città: grazie all'incontro con don Emilio Faggioli, già fondatore nell'aprile del 1917 del gruppo scout «Bologna I», e poi assistente ecclesiastico regionale dell'ASCI, don Minzoni si convinse della validità dello scautismo, per cui decise di fondare un gruppo scout nella propria parrocchia.

L'8 luglio 1923 don Emilio Faggioli fu invitato nel teatro parrocchiale di Argenta a tenere una conferenza sulla validità educativa dello scautismo. "Attraverso questo tirocinio e disciplina della volontà e del corpo", affermò don Faggioli, "noi intendiamo formare degli uomini di carattere". Dalla galleria lo interruppe allora il segretario del fascio di Argenta "C'è già Mussolini...!". Monsignor Faggioli riprese il suo intervento spiegando all'uditorio che lo scautismo agisce sopra e al di fuori delle fazioni politiche. "Vedrete da oggi lungo le vostre strade i giovani esploratori col largo cappello e il giglio sopra il cuore. Guardate con simpatia questi ragazzi che percorreranno cantando la larga piazza d'Argenta." "In piazza non verranno!" esclamò ancora il segretario del fascio. Gli rispose allora don Minzoni stesso: "Finché c'è don Giovanni, verranno anche in piazza!". L'applauso dei giovani troncò il dialogo[1]. Gli oltre settanta iscritti al gruppo degli esploratori cattolici di Argenta erano una realtà, e le minacce non erano servite al loro scopo.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Ormai inviso al regime, la sera del 23 agosto 1923 venne ucciso con una bastonata alla nuca in un agguato teso da alcuni squadristi facenti capo al futuro Console della milizia Italo Balbo. Poco prima della morte Don Minzoni aveva scritto:

« a cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo delle causa di Cristo »

Si era realizzata la preghiera fatta a Dio prima di partire per la guerra:

« Prego Iddio che mi faccia morire compiendo sino all'ultimo momento il mio dovere di sacerdote e italiano, felice di chiudere il mio breve periodo di vita in un sacrificio supremo »

Giovanni Paolo II ha scritto di lui:

« Don Minzoni morì "vittima scelta" di una violenza cieca e brutale, ma il senso radicale di quella immolazione supera di gran lunga la semplice volontà di opposizione ad un regime oppressivo, e si colloca sul piano della fede cristiana. Fu il suo fascino spirituale, esercitato sulla popolazione, sulle forze del lavoro ed in particolare sui giovani, a provocare l'aggressione, si volle stroncare soprattutto la sua azione educativa diretta a formare la gioventù per prepararla nel contempo ad una solida vita cristiana e ad un conseguente impiego per la trasformazione della società. Per questo gli Esploratori Cattolici sono a lui debitori. »
(Papa Giovanni Paolo II, Lettera all'Arcivescovo di Ravenna in occasione del 60º della morte di don Minzoni)

Responsabilità della morte[modifica | modifica wikitesto]

Le ricerche sui responsabili dell'omicidio vennero rapidamente archiviate, nel giro di pochi mesi. L'anno successivo - sull'onda dello scandalo politico provocato dal delitto Matteotti - i quotidiani Il Popolo e La Voce Repubblicana ritornarono sull'episodio denunciando Italo Balbo quale presunto mandante[2]: quest'ultimo giornale in particolare pubblicò alcuni documenti riguardanti ordini da lui impartiti di bastonature di antifascisti e sue pressioni sulla magistratura[3] Nel 1924 Balbo, divenuto nel frattempo Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), a seguito di tali rivelazioni fu costretto a dimettersi dalla carica[4], perdendo la causa per diffamazione da lui intentata al quotidiano e condannato a pagare le spese processuali. Nel 1925 fu istruito un nuovo processo, che si risolse con l'assoluzione di tutti gli imputati[5]. Un più equo processo si ebbe solo nel 1947, a fascismo ormai sconfitto, presso la Corte di Assise di Ferrara: esso si concluse con la condanna per omicidio preterintenzionale di due imputati senza che fosse provata la responsabilità diretta di Balbo.


Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
«Instancabile nella sua missione pietosa di confortar feriti, di aiutare i morenti durante il combattimento, impugnato il fucile e messosi alla testa di una pattuglia di arditi si slanciava all'assalto contro un nucleo nemico, faceva numerosi prigionieri e liberava due nostri militari di altro corpo precedentemente catturati".»
— Piave giugno 1918


Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Commemorative Italian-Austrian war medal BAR.svg Medaglia commemorativa della guerra 1915-918 per il compimento dell'unità d'Italia,

Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia BAR.svg Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 (regio decreto 19 ottobre 1922, n.1229)

Cavaliere OCI BAR.svg Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Don Annunzio Gandolfi, "L'Esploratore", ASCI, ottobre 1973.
  2. ^ Giorgio Rochat, Italo Balbo, Edizioni Utet, 1986, pag. 103: ""La Voce Repubblicana" aveva pubblicato un pesante attacco a Balbo sul piano personale e politico, accusandolo di corresponsabilità nell'omicidio."
  3. ^ In quel processo emerse una lettera indirizzata da Balbo a Tommaso Beltrami, uno dei capi dello squadrismo ferrarese: "A quel prete [Don Minzoni, n.d.r.] dategli delle bastonate di stile. E se il questore e il prefetto vi rompono i coglioni, io scrivo a Roma.", in La Repubblica, 12/2/1992.
  4. ^ G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Il Fascismo e le sue guerre, Vol. 9, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 91.
  5. ^ M. Tagliaferri, L'Unità Cattolica. Studio di una mentalità, Pontificia Università Gregoriana, Roma, 1993, p.284.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Bedeschi (a cura di), Diario di Don Minzoni, Morcelliana, Brescia, 1965.
  • Nicola Palumbi, Don Giovanni Minzoni. Educatore e martire, Nicola Palumbi, Milano, 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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