Attentati a Benito Mussolini

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1leftarrow.pngVoce principale: Benito Mussolini.

Benito Mussolini

Dopo essere divenuto capo del governo, Benito Mussolini fu fatto oggetto di una serie di attentati.

Tito Zaniboni[modifica | modifica sorgente]

Il balcone dell'hotel Dragoni dal quale Zaniboni avrebbe potuto inquadrare Mussolini quando si fosse affacciato da Palazzo Chigi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tito Zaniboni.

Il primo attentato fu ideato il 4 novembre 1925 dal deputato social-unitario Tito Zaniboni e dal generale Luigi Capello. Zaniboni avrebbe dovuto far fuoco con un fucile di precisione austriaco, un Steyr-Mannlicher M1895, da una finestra dell'albergo Dragoni, fronteggiante il balcone di Palazzo Chigi da cui si sarebbe dovuto affacciare il Duce per celebrare l'Anniversario della vittoria, ma le forze di polizia guidate dal questore Giuseppe Dosi sventarono tempestivamente la minaccia.

Violet Gibson[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Violet Gibson.

Il 7 aprile 1926 Violet Gibson, una donna irlandese risultata essere una squilibrata, esplose un colpo di pistola in direzione di Mussolini, mancandolo di poco. Un repentino balzo all'indietro salvò il Duce dalla morte, lasciandolo con solo una lieve ferita al naso.

Gino Lucetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gino Lucetti.

L'11 settembre 1926 l'anarchico Gino Lucetti lanciò un ordigno esplosivo contro l'auto del Primo Ministro. La bomba rimbalzò contro lo sportello della vettura ed esplose in strada ferendo 8 persone[1]. Lucetti fu immediatamente immobilizzato da un passante, tale Ettore Perondi, e poi raggiunto dalla polizia. Dalla perquisizione subito effettuata Lucetti fu trovato armato anche di una pistola caricata a proiettili dum-dum[2]. Fu condannato a trent'anni di carcere.

Anteo Zamboni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anteo Zamboni.

La sera del 31 ottobre 1926, durante la commemorazione della marcia su Roma a Bologna, il quindicenne Anteo Zamboni spara, senza successo, un colpo di pistola verso il capo del governo, sfiorandone il petto. Bloccato dal tenente del 56º fanteria Carlo Alberto Pasolini, padre di Pier Paolo Pasolini, fu linciato sul posto dalle camicie nere con numerose coltellate[3].

Secondo alcune false ricostruzioni, l'attentato sarebbe stato, in questo caso, il risultato di una cospirazione maturata all'interno degli ambienti fascisti avversi alla normalizzazione inaugurata da Mussolini, contrario a ulteriori eccessi rivoluzionari e allo strapotere delle formazioni squadriste. Secondo tali ipotesi, il colpo di pistola non sarebbe provenuto da Anteo Zamboni, che sarebbe stato una vittima delle circostanze.

Le indagini di polizia si svolsero inizialmente negli ambienti squadristi bolognesi, ipotizzando in un primo tempo un coinvolgimento di ras locali come Roberto Farinacci e Leandro Arpinati, ma non portarono ad alcun risultato. A quel punto si concluse che l'attentato non poteva che essere opera di un elemento isolato.[4] Un'ulteriore indagine sollecitata dal Ministero dell'Interno fu svolta ancora dai magistrati del Tribunale Speciale ma anch'essa approdò alle medesime conclusioni conseguite dalla polizia.[5]

I procedimenti penali successivi condannarono a pene detentive il padre e la zia dell'attentatore per aver comunque influenzato il giovane nelle sue scelte, ma Mussolini poco tempo dopo decise di graziare i due condannati e di sovvenzionarne il fratello che si trovava in difficoltà economiche.[6]

Gli ultimi attentati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Michele Schirru e Angelo Pellegrino Sbardellotto.

Mussolini evitò altri attentati,nel 1931 e nel 1932, rispettivamente dagli anarchici Michele Schirru e Angelo Pellegrino Sbardellotto, che furono condannati a morte per aver complottato contro il capo del governo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a Mussolini, Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 243: "Lucetti, fermo dove la strada si restringe sulla destra di Porta Pia, lancia contro la prima vettura una bomba a mano tipo Sipe. Ma la bomba colpisce il tetto della macchina senza esplodere, rimbalza a terra e solo allora deflagra, facendo otto feriti leggeri tra i passanti."
  2. ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a Mussolini, Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 243: "Lucetti fu trascinato di peso nel portone attiguo agli uffici della Banca Commerciale, che allora si trovava all'inizio di via XX Settembre, perquisito (gli fu trovata addosso una pistola caricata a pallottole dum-dum) e portato alla sede della Questura romana, che allora occupava i locali dell'attuale commissariato Trevi, a piazza del Collegio Romano."
  3. ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a Mussolini, Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 244: "Un gruppo di squadristi si lanciò sull'attentatore: più tardi sul suo cadavere furono contate quattordici pugnalate profonde, un colpo di pistola e tracce di strangolamento"
  4. ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a Mussolini, Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 244: "Lasciamo la parola all'ex capo dei servizi politici presso la Direzione generale della PS, Guido Leto. "Furono sospettati a turno" egli scrive "Farinacci, Balbo, Arpinati, quest'ultimo perché proveniente dalle file anarchiche e amico della famiglia Zamboni, e lo stesso Federzoni, ma le indagini accurate che furono eseguite dalla questura di Bologna, diretta allora da un eccellente funzionario, il questore Alcide Luciani, e da un altro espertissimo funzionario, perfetto conoscitore dell'ambiente bolognese, Michelangelo Di Stefano, giunsero alla conclusione che non v'era alcun elemento apprezzabile per sostenere la tesi di un complotto organizzato nei ranghi fascisti. Ve n'erano, invece moltissimi per convalidare quella di un gesto di un isolato".
  5. ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a Mussolini, Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 244: "Un'inchiesta segreta fu anche compiuta, in seguito, per iniziativa del Sottosegretario all'Interno, conte Giacomo Suardo, dal magistrato Noseda del Tribunale Speciale; ma i risultati non differirono da quelli stabiliti dalle indagini della polizia"
  6. ^ Marco Cesarini Sforza, Gli attentati a Mussolini, Per pochi centimetri fu sempre salvo, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 244: "Mussolini pure accettando la tesi ufficiale perché non si trovò mai traccia che portasse ad altre conclusioni, rimase non del tutto persuaso dell'opera della giustizia, tanto che-dopo qualche tempo- fece non solo graziare i condannati, ma sovvenzionò sempre un fratello dell'attentatore"