Benito Mussolini
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| Benito Mussolini | ||||
| Luogo di nascita | Dovia di Predappio | |||
| Data di nascita | 29 luglio 1883 | |||
| Luogo di morte | Giulino di Mezzegra | |||
| Data di morte | 28 aprile 1945 | |||
| Partito politico | Partito Nazionale Fascista | |||
| Mandato | ottobre 1922 - luglio 1943 | |||
| Titolo di studio | Diplomato | |||
| Professione | giornalista e politico | |||
| Predecessore | Luigi Facta | |||
| Successore | Pietro Badoglio | |||
Benito Amilcare Andrea Mussolini (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è stato un politico e giornalista italiano.
Fondatore del fascismo, fu a capo del Governo del Regno d'Italia prima come Presidente del Consiglio dei Ministri poi come Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato dal 31 ottobre 1922 (con poteri dittatoriali dal gennaio 1925) al 25 luglio 1943, Primo Maresciallo dell'Impero dal 30 marzo 1938 al 25 luglio 1943, e capo (Duce) della Repubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.
Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, e direttore del quotidiano socialista Avanti! dal 1912. Convinto anti-interventista negli anni della guerra di Libia e i quelli precedenti la prima guerra mondiale, nel 1914 cambiò radicalmente opinione, dichiarandosi a favore dell'intervento in guerra. Trovatosi in netto contrasto con la linea del partito, si dimise dalla direzione dell'Avanti! e fondò Il Popolo d'Italia, schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal PSI. Nell'immediato dopoguerra, cavalcando lo scontento per la «Vittoria mutilata», fondò i Fasci Italiani di Combattimento (1919), poi divenuti Partito Nazionale Fascista nel 1921, e si presentò al Paese con un programma politico nazionalista, autoritario e radicale, che in seguito assunse anche forti elementi antisocialisti che gli valsero l'appoggio della piccola borghesia e dei ceti industriali e agrari.
Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, decise quindi di puntare alla presa del potere. Forzando la mano delle istituzioni, con l'aiuto di atti di squadrismo e d'intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre del 1922 con la Marcia su Roma, Mussolini ottenne l'incarico di costituire il Governo (30 ottobre). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel gennaio del 1925 la dittatura, risolvendo con forza la delicata situazione venutasi a creare dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito.
Nel 1935 decise di occupare l'Etiopia allontanandosi dell'Intesa e provocando l'isolamento internazionale dell'Italia. Si avvicinò quindi alla Germania Nazista di Hitler, con il quale stabilì un legame che culminò con il Patto d'Acciaio nel 1939. È in questo periodo che sono approvate in Italia le leggi razziali. Nel 1940, confidando in una veloce soluzione del conflitto, entrò in guerra al fianco della Germania. In seguito alle disfatte subite dalle Forze Armate italiane e alla messa in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio del 1943, fu arrestato per ordine del Re (25 luglio) e successivamente tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi, e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell'Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana. Il 28 aprile del 1945, durante il tentativo di raggiungere la Valtellina, fu scoperto con addosso un cappotto militare tedesco e catturato dai Partigiani, che lo fucilano insieme alla sua compagna Claretta Petacci.
[modifica] Biografia
[modifica] La gioventù, la prima attività politica e la «grande guerra»
[modifica] La nascita e l'origine del nome
Figlio del fabbro Alessandro e della maestra elementare Rosa Maltoni, nasce il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione del comune di Predappio,[1] allora situato in provincia di Firenze, oggi in provincia di Forlì.
Il nome «Benito Amilcare Andrea» fu deciso dal padre,[2] socialista dell'estrema ala anarchica, desideroso di rendere omaggio alla memoria di Benito Juárez, celebre leader rivoluzionario reformista ed ex presidente del Messico, di Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista, e di Andrea Costa, primo deputato socialista eletto nel parlamento italiano.
[modifica] L'istruzione
Il giovane Mussolini frequenta le prime due classi elementari prima a Dovia e poi a Predappio (1889-1891); entra quindi nel collegio salesiano di Faenza (1892-1894), ma ne viene espulso per una lite con un compagno. Prosegue gli studi nel collegio Carducci di Forlimpopoli, dove consegue nel settembre 1898 la licenza tecnica inferiore. A partire dall'ottobre di quell'anno, per via di un secondo scontro con un altro alunno, è costretto a frequentare come esterno (solo nel 1901 è riammesso come convittore).
A Forlimpopoli, anche per l'influsso paterno, Mussolini si avvicina al socialismo militante e nel 1900 si iscrive al Partito Socialista Italiano. Dopo aver ottenuto la licenza, avanza domanda d'insegnamento per concorso o per incarico in diversi comuni: Predappio, Legnano, Tolentino, Ancona, Castelnuovo Scrivia.
Non essendo riuscito a salire stabilmente in cattedra e non avendo nemmeno ottenuto il posto di sostituto aiutante del segretario comunale di Predappio (la sua domanda fu respinta dal gruppo clerico-moderato con 10 voti su 14),[3] il 13 febbraio 1902 dopo una supplenza di pochi mesi nella scuola elementare di Pieve Saliceto, frazione di Gualtieri Emilia, emigra il 9 luglio 1902 in Svizzera a Losanna, dove s'iscrive al sindacato muratori e manovali, di cui poi diverrà segretario, e pubblica il suo primo articolo su L'Avvenire del lavoratore.
[modifica] La Svizzera e la prima militanza
Fino al novembre vive in Svizzera, peregrinando di città in città e svolgendo lavori occasionali. È espulso due volte dal paese: il 18 giugno 1903 è arrestato come agitatore socialista, trattenuto in carcere per 12 giorni, e poi espulso il 30 giugno; il 9 aprile 1904 viene incarcerato per 7 giorni a Bellinzona a causa di un permesso di soggiorno falso. Nel frattempo riceve anche una condanna ad un anno di carcere per renitenza alla leva militare. Viene protetto da alcuni socialisti e anarchici del Canton Ticino, tra cui Giacinto Menotti Serrati e Angelica Balabanoff, con cui avvia una relazione sentimentale.[4]
In quegli anni inizia la sua attività di giornalista. Collabora con periodici locali d'ispirazione socialista (tra cui il Proletario) e studia presso la facoltà di Scienze sociali di Losanna, pare frequentando anche le lezioni di Vilfredo Pareto. Si schiera con l'ala rivoluzionaria del partito socialista, capeggiata da Arturo Labriola e invia corrispondenze al giornale milanese l'Avanguardia socialista. È in questo periodo che mostra le maggiori affinità ideologiche con il sindacalismo rivoluzionario. Dalle discussioni con il pastore evangelico Alfredo Taglialatela trarrà una conclusione negativa sul problema dell'esistenza di Dio, sul quale non cambierà più idea. Le sue opinioni saranno in seguito raccolte nell'opuscolo L'uomo e la divinità, una breve dissertazione sulle motivazioni secondo le quali bisognerebbe negare l'esistenza di Dio.
Mussolini, inoltre, studia assiduamente il francese e cerca di imparare il tedesco, avvalendosi in quest'ultimo caso, dell'aiuto della Balabanoff.
[modifica] Mussolini giornalista e agitatore politico
Nel novembre 1904, essendo la condanna come renitente alla leva caduta per effetto di un'amnistia concessa in occasione della nascita dell'erede al trono, Umberto, Mussolini torna in Italia. Deve tuttavia presentarsi al Distretto militare di Forlì. Adempie ai suoi doveri di leva, venendo assegnato il 30 dicembre 1904 al Decimo Reggimento bersaglieri di Verona. Può tornare a casa con una licenza per assistere la madre morente (19 gennaio 1905). Poi riprende il servizio militare; al termine ottiene una dichiarazione di buona condotta per il contegno disciplinato.
Congedato, Mussolini rientra a Dovia di Predappio il 4 settembre 1906. Poco dopo si reca ad insegnare in Friuli, a Tolmezzo, dove ha ottenuto un posto da supplente dal 15 novembre sino al termine dell'anno scolastico. Nel novembre del 1907 ottiene l'abilitazione all'insegnamento della lingua francese e, nel marzo 1908, ottiene un incarico come professore di francese in una scuola tecnica, il Collegio Civico di Oneglia, in Liguria, dove insegnerà anche Italiano, Storia e Geografia. Ad Oneglia ottiene la sua prima direzione di un giornale, anche se si tratta di un foglio di provincia: il settimanale socialista La Lima.
Nei suoi articoli il neo direttore attacca tutte le istituzioni sia politiche che religiose, accusando il governo Giolitti e la Chiesa di difendere gli interessi del capitalismo piuttosto che quelli del proletariato. Per evitare problemi si firma con lo pseudonimo di «Vero Eretico». Il giornale suscita grande interesse e Mussolini comprende che il giornalismo d'eversione può essere uno strumento politico.
Tornato a Predappio, si mette a capo dello sciopero dei braccianti agricoli. Il 18 luglio 1908 è arrestato per minacce a un dirigente delle organizzazioni padronali. Processato per direttissima viene condannato a tre mesi di carcere, ma dopo 15 giorni è rilasciato in libertà provvisoria su cauzione. Nel settembre dello stesso anno è di nuovo incarcerato per dieci giorni, per aver tenuto a Meldola un comizio non autorizzato.
In novembre si trasferisce a Forlì, dove vive in una stanza affittata, assieme al padre che nel frattempo ha aperto la trattoria Il bersagliere con la compagna Anna Lombardi (vedova Guidi, madre della futura moglie del duce). In questo periodo, Mussolini pubblica, su Pagine libere (rivista del sindacalismo rivoluzionario edita a Lugano e diretta da Angelo Oliviero Olivetti), l'articolo La filosofia della forza, in cui fa riferimento al pensiero di Nietzsche. Il 6 febbraio 1909 si trasferisce a Trento, capitale dell'irredentismo italiano, dove è segretario della Camera del Lavoro, e dirige il suo primo quotidiano: L'avvenire del lavoratore.
Il 7 marzo di quell'anno si rende protagonista di un breve scontro giornalistico con Alcide De Gasperi, direttore del periodico cattolico Il Trentino. Mussolini collabora anche con il quotidiano Il Popolo, diretto da Cesare Battisti, sulle cui pagine scrive, il 12 giugno, a proposito della "santa di Susà". Così era chiamata una contadina, Rosa Broll, che era stata adescata da un sacerdote del luogo. Il prete aveva sparso in pubblico la voce che la contadina avesse qualche potere miracoloso, ma la frequentava in segreto con ben altri scopi. La vicenda era stata taciuta dalla stampa locale per pudore. L'anticlericale Mussolini ci vide invece un'occasione per gettare discredito sulle istituzioni religiose e svelò la tresca. L'articolo ebbe un così grande successo che la direzione del Partito Socialista trentino decise di farne una pubblicazione a sé stante al prezzo di 6 centesimi.
Il 10 settembre dello stesso anno Mussolini è incarcerato a Rovereto per diffusione di giornali già sequestrati e istigazione alla violenza verso l'impero asburgico; il 29 è espulso dal paese e ritorna a Forlì.
[modifica] Nel Partito Socialista
A partire dal gennaio 1910, è segretario della Federazione Socialista Livornese e dirige il suo periodico ufficiale L'idea socialista, settimanale di quattro pagine (ribattezzato da Mussolini stesso Lotta di classe). Il 17 gennaio Mussolini inizia a convivere con Rachele Guidi, sua futura moglie. Inizia inoltre a collaborare con la rivista socialista Soffitta.
Continua anche il rapporto con Il popolo di Trento. Cesare Battisti gli chiede di scrivere un romanzo a puntate. Il compenso è di 15 lire a puntata. Mussolini sceglie uno dei suoi argomenti preferiti, la critica sociale anticlericale. Ispirandosi a una storia realmente avvenuta a Trento nel Seicento, scrive Claudia Particella, l'amante del cardinale Madruzzo. La prima puntata esce il 20 gennaio 1910. Il romanzo ottiene un tale successo da indurre Battisti a chiedere all'autore di prolungare la storia, portando il compenso a 25 lire a puntata. Il 23 agosto Mussolini partecipa al congresso socialista di Milano.
| Un solo "Duce", molti miti | ||
| Lo svilupparsi, il consolidarsi e la successiva e definitiva decadenza del mito di Mussolini - o, meglio, dei diversi tipi di mito mussoliniano - sono stati analizzati dallo storico Emilio Gentile nel suo saggio Fascismo. Storia e interpretazione.[5] Nel capitolo intitolato Mussolini: i volti di un mito, l'autore passa in rassegna ed esamina con l'ausilio di diverse testimonianze ampiamente documentate, i diversi momenti di colui che fu - appunto come mito - una componente fondamentale del fascismo e sicuramente uno dei miti più popolari nell'epoca fra le due guerre mondiali.
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L'11 aprile 1911 la sezione socialista di Forlì guidata da Mussolini vota l'autonomia dal PSI. Nel maggio dello stesso anno la prestigiosa rivista letteraria La Voce, diretta da Giuseppe Prezzolini, pubblica il suo saggio Il Trentino veduto da un socialista, costituito dagli appunti stesi da Mussolini durante la sua permanenza nel 1909.
Il 25 settembre Mussolini partecipa, assieme all'amico repubblicano Pietro Nenni, ad una manifestazione contro la guerra dell'Italia con l'impero ottomano per il possesso di Cirenaica e Tripolitania, che si conclude con scontri violenti con la polizia. Mussolini aveva definito l'impresa coloniale africana del governo guidato da Giovanni Giolitti un "atto di brigantaggio internazionale". Arrestato il 14 ottobre, viene processato e condannato a un anno di reclusione (23 novembre). Il 19 febbraio 1912 la Corte d'Appello di Bologna riduce la pena a cinque mesi e mezzo e il successivo 12 marzo Mussolini viene rilasciato.
L'8 luglio 1912, al congresso del PSI di Reggio Emilia, avanza una mozione di espulsione nei confronti dei riformisti Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini e Guido Podrecca,[8] che viene accolta. Quindi entra nella direzione nazionale del partito. Collabora poi con Folla, giornale di Paolo Valera, firmandosi con lo pseudonimo "L'homme qui cherche". Grazie agli eventi del 1912 e alle sue qualità di brillante oratore, nel novembre 1912 diviene esponente di spicco dell'ala massimalista del socialismo italiano e giunge alla direzione più ambita per lui, quella del quotidiano organo ufficiale del partito: l'Avanti, succedendo a Claudio Treves. Tra il 1912 e il 1914, anni in cui sarà alla guida del quotidiano socialista, coadiuvato da Angelica Balabanoff, scelta per il ruolo di redattore capo, Mussolini aumenta la tiratura passando da 37 mila ad oltre 70 mila copie vendute. Nello stesso periodo (novembre 1913) fonda un proprio giornale, Utopia, che dirigerà fino allo scoppio della guerra e sul quale potrà esprimere tutte le proprie opinioni, anche quelle in contrasto con la linea ufficiale del partito.
Al congresso socialista del PSI di Ancona del 1914, presenta con Giovanni Ziboldi una mozione (accolta) con la quale si riconosce esser incompatibile l'appartenenza alla massoneria per un socialista. Il 9 giugno è eletto consigliere comunale a Milano ed è protagonista della Settimana Rossa.
Allo scoppio della grande guerra si allinea alla posizione dell'Internazionale socialista, dichiarandosi apertamente contrario all'intervento dell'Italia. Mussolini è del parere che il conflitto non potrà giovare agli interessi dei proletari italiani bensì solo a quelli dei capitalisti. Nell'autunno cambia però inaspettatamente posizione, e pubblica il 18 ottobre sull'Avanti! l'editoriale "Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante", in cui rivolge un appello ai socialisti sul pericolo che una neutralità avrebbe comportato per il partito, cioè la condanna all'isolamento politico. Secondo Mussolini, le organizzazioni socialiste avrebbero dovuto appoggiare la guerra fra le nazioni, con la conseguente distribuzioni delle armi al popolo, per poi trasformarla in una rivoluzione armata contro il potere borghese.[9]
La sua nuova linea non è accettata dal partito, che ne ottiene nel giro di due giorni l'allontanamento dal giornale (20 ottobre). Il 29 novembre l'ex direttore è quindi espulso dal PSI. Mussolini non si dà tuttavia per vinto: grazie ai finanziamenti di alcuni industriali antisocialisti, fonda un suo quotidiano: Il Popolo d'Italia, il cui primo numero esce il 15 novembre 1914.[10] Dalle colonne del suo giornale Mussolini non perde occasione di attaccare i suoi vecchi compagni.
In dicembre prende parte a Milano alla fondazione dei "Fasci di azione rivoluzionaria", partecipando poi al loro primo congresso il 24 e il 25 gennaio 1915.
[modifica] Mussolini soldato
Allo scoppio della guerra Mussolini invia istanza di arruolamento volontario, che - come nella maggioranza dei casi - viene respinta dagli uffici di leva[11]. Viene finalmente chiamato come coscritto nell'agosto 1915, ed è assegnato come soldato semplice all'11° bersaglieri e il 2 settembre parte per il fronte. Tiene un diario di guerra nel quale racconta della vita in trincea[12] e prefigura se stesso come eroe carismatico di una comunità nazionale, guerresca, socialmente gerarchica e obbediente.
Il 1° marzo 1916 viene promosso caporale per meriti di guerra. Nel suo fascicolo militare si legge, tra l'altro, «Attività esemplare, qualità battagliere, serenità di mente, incuranza ai disagi, zelo, regolarità nell'adempimento dei suoi doveri, primo in ogni impresa di lavoro e ardimento». Il 23 febbraio 1917 viene ferito durante lo scoppio di un lanciabombe durante un'esercitazione sul Carso. Durante la convalescenza viene visitato nel sanatorio da Vittorio Emanuele III[13]. Dopo la convalescenza in ospedale viene congedato.[14] Tornato alla direzione de Il Popolo d'Italia, ne modifica il sottotitolo da "Quotidiano socialista" in "Quotidiano dei combattenti e dei produttori", indicando chiaramente la strada da intraprendere. In dicembre pubblica sul suo giornale l'articolo Trincerocrazia, in cui rivendica per i reduci dalle trincee il diritto di governare l'Italia post-bellica.
[modifica] Il Fascismo e la rivoluzione fascista
| Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione italiana (fascista). |
La fondazione dei Fasci di combattimento avviene a Milano il 23 marzo 1919 in Piazza San Sepolcro. Il 12 settembre, Mussolini promuove davanti alla sede de Il Popolo d'Italia una sottoscrizione a favore dell'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio, dopo aver incontrato quest'ultimo per la prima volta a Roma in giugno. Il 7 ottobre è a Fiume, dove ha colloqui con D'Annunzio. I rapporti con il Vate sono comunque estremamente fugaci, e condizionati da reciproca diffidenza e forse rivalità.
Il 9 ottobre si tiene a Firenze il primo Congresso dei Fasci di combattimento. Alle elezioni politiche del 16 novembre 1919 i Fascisti, nonostante le candidature "eccellenti" dello stesso Mussolini e di Filippo Tommaso Marinetti a Milano, non ottengono neanche un seggio, e nella provincia meneghina prendono soltanto 4795 voti. Inoltre, il 18 novembre Mussolini è arrestato per poche ore per detenzione di armi ed esplosivi, e viene rilasciato grazie all'intervento del senatore liberale Luigi Albertini. Il 24 e il 25 maggio 1920 Mussolini partecipa al secondo Congresso dei Fasci di combattimento, che si tiene al teatro lirico di Milano.
In giugno si schiera a favore di Giolitti, con il quale, in ottobre, s'incontra per la risoluzione della questione di Fiume. Il 12 novembre, con l'articolo Rapallo, commenta abbastanza favorevolmente il trattato italo-iugoslavo firmato da Giolitti, con cui Fiume diviene una città libera. Il 28 marzo 1921, sfila con gli squadristi in camicia nera in occasione dei solenni funerali delle vittime del terrorismo anarchico del teatro Diana. A testimonianza dell'avvicinamento tra Mussolini e Giolitti, il futuro duce si presenta come alleato dello statista di Mondovì alle elezioni del 15 maggio 1921, nelle liste dei "blocchi nazionali" antisocialisti: ottiene 35 seggi ed è eletto deputato.
[modifica] Verso il potere
A partire da questo successo, le camicie nere moltiplicano i numerosi episodi di violenza e aggressione fisica e verbale contro gli avversari politici del fascismo, soprattutto contro socialisti e popolari. Dopo la scissione di Livorno, anche contro i comunisti; il fenomeno prende il nome di squadrismo.
Il 2 luglio Mussolini invita i socialisti e i popolari, con un articolo su Il popolo d'Italia, a un patto di pacificazione per la cessazione delle violenze squadriste, firmato il 2 agosto grazie alla mediazione del presidente della Camera Enrico De Nicola; tuttavia, le violenze non cessano perché l'esecuzione dell'accordo viene contestata dai singoli ras e perché ne sono esclusi i comunisti. Fra costoro e gli squadristi le violenze continuano rendendo vuoto di significato il patto. Inoltre i ras minacciano Mussolini di scavalcarlo e destituirne l'autorità sui Fasci.
A proposito della notevole autonomia di cui godevano i singoli gruppi squadristi, Renzo De Felice riporta che il futuro duce entrò in contrasto con alcuni esponenti che mettevano in dubbio la sua posizione di guida del movimento (su tutti, Dino Grandi) e che non accettavano la volontà mussoliniana di presentare quest'ultimo come "normalizzatore" dell'ordine sociale. Emblematico da questo punto di vista, sempre secondo De Felice, quanto scrisse Mussolini: «Il fascismo può fare a meno di me? Certo! Ma anch'io posso fare a meno del fascismo.»
Tuttavia, le divergenze vengono superate, e il 7 novembre si tiene a Roma il terzo congresso dei Fasci di Combattimento, che vengono trasformati nel Partito Nazionale Fascista, con Michele Bianchi primo segretario. Il 1° gennaio 1922 Mussolini fonda il mensile Gerarchia, cui collabora la sua amante Margherita Sarfatti.
Il 2 agosto 1922 le sinistre indicono uno sciopero contro le violenze delle camicie nere, che intervengono determinandone il fallimento: a Milano, per esempio, gli squadristi disperdono i picchetti degli scioperanti e conquistano i depositi dei tram, facendo circolare regolarmente i mezzi pubblici con la scritta "gratis - offerto dal Fascio"[15]. Nel frattempo, tra il 31 agosto ed il 5 settembre, le squadre fasciste occupano i municipi di Ancona, Milano, Genova, Livorno, Parma, Bolzano e Trento, acquisendone il controllo, dopo violenti scontri armati.
Si tratta del crescendo della "rivoluzione fascista", con cui Mussolini tenta un ambizioso colpo di mano per impadronirsi del potere, sfruttando il consenso acquisito presso gli ambienti sociali più importanti del regno. Il 24 ottobre passa in rassegna a Napoli le 40.000 camicie nere lì radunate, affermando il diritto del Fascismo a governare l'Italia.
[modifica] La marcia su Roma
Tra il 27 e il 31 ottobre 1922, la "rivoluzione fascista" ha il suo culmine con la "marcia su Roma", opera di gruppi di camicie nere provenienti da diverse zone d'Italia e guidate dai "quadrumviri" (Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono e Michele Bianchi). Il loro numero non è mai stato stabilito con certezza; tuttavia, a seconda della fonte di riferimento, la cifra considerata oscilla tra le 30.000 e le 300.000 persone.[16]
Mussolini non prende parte direttamente alla marcia. La decisione è stata attribuita al timore di un intervento repressivo dell'esercito, che ne avrebbe determinato l'insuccesso. Rimane a Milano (dove una telefonata del prefetto lo avrebbe informato dell'esito positivo) in attesa di sviluppi e si reca a Roma solo in seguito, quando viene a sapere del buon esito dell'azione. A Milano, la sera del 26 ottobre, Mussolini ostenta tranquillità nei confronti dell'opinione pubblica assistendo al Cigno di Molnár al Teatro Manzoni. In quei giorni, stava in realtà trattando direttamente col governo di Roma sulle concessioni che questo era disposto a fare al Fascismo ed il futuro duce nutriva incertezza sul risultato che la manovra avrebbe avuto.
Il Re, per l'opposizione di Mussolini a qualsiasi compromesso (il 28 ottobre rifiuta il Ministero degli Esteri) e per il sostegno di cui il fascismo gode presso gli alti ufficiali e gli industriali, che vedevano in Mussolini l'uomo forte che poteva riportare ordine nel paese "normalizzando" la situazione sociale italiana, non proclama lo Stato d'assedio proposto dal presidente del Consiglio Luigi Facta e dal generale Pietro Badoglio e dà invece l'incarico a Mussolini di formare un nuovo governo di coalizione (29 ottobre).
[modifica] Mussolini presidente del consiglio
Il 16 novembre Mussolini si presenta alla Camera (ottiene la fiducia con 316 voti a favore, 116 contrari e 7 astenuti) e tiene il suo primo discorso come presidente del consiglio (il "discorso del bivacco"), nel quale dichiara:
| « Mi sono rifiutato di stravincere e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non si abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. » |
Il 24 novembre ottiene i pieni poteri in ambito economico e amministrativo sino al 31 dicembre 1923, al fine di "ristabilire l'ordine". Il 15 dicembre 1922 si riunisce, per la prima volta, il Gran Consiglio del Fascismo. Il 14 gennaio 1923 le camicie nere vengono istituzionalizzate attraverso la creazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Il 9 giugno presenta alla Camera la nuova legge Acerbo in materia elettorale, approvata il 21 luglio. Sempre in luglio, grazie all'appoggio britannico, nella conferenza di Losanna è riconosciuto il dominio italiano sul Dodecanneso, occupato dal 1912.
Il 28 agosto si verifica l'eccidio di Giannina: la spedizione militare Tellini, col compito di definire la linea di confine tra Grecia e Albania viene massacrata. Mussolini invia un ultimatum alla Grecia per chiedere riparazioni e, in seguito al rifiuto del governo greco, ordina alla marina italiana di occupare Corfù. Con questa azione, il nuovo presidente del consiglio dimostra di voler perseguire una politica estera forte ed ottiene, grazie alla Società delle Nazioni, le riparazioni richieste (dietro l'abbandono dell'isola occupata).
Il 19 dicembre presiede alla firma dell'accordo tra Confindustria e la Confederazione delle Corporazioni fasciste. Il regio decreto 30 dicembre 1923 n.284 stabilisce la creazione degli Enti Comunali di Assistenza (ECA) con compito di «coordinamento di tutte le attività, pubbliche o private, volte al soccorso degli indigenti, provvedendo, se necessario, alle loro cure, o promuovendo ove possibile l'educazione, l'istruzione e l'avviamento alle professioni, arti e mestieri». Essi verranno unificati in due enti territoriali deputati all'assistenza sanitaria e materiale dei poveri e dell'infanzia abbandonata col regio decreto del 3 marzo 1933 n.383.
Il 27 gennaio 1924 si ha la firma del trattato di Roma tra Italia e Iugoslavia, col quale quest'ultima riconosce l'italianità di Fiume, annessa il 16 febbraio. In seguito a questo, il re conferisce a Mussolini l'onorificenza del Collare dell'Annunziata. A partire dal 7 febbraio il governo italiano stabilisce rapporti diplomatici con l'Urss.[17] Un accordo con il Regno Unito permette all'Italia di acquisire l'Oltregiuba, regione che viene annessa alla Somalia italiana. Il 24 marzo si ha il primo tentativo di radiotrasmissione di un discorso politico.
Alle elezioni del 6 aprile 1924, la "Lista Nazionale" (nota con il nome di "Listone") ottiene il 60,1% dei voti e 356 deputati (poi ridotti a 355 per la morte di Giuseppe De Nava, non sostituito); ad essi si aggiungono il 4,8% di voti e i 19 seggi conseguiti dalla "lista bis". Nel complesso le due liste governative raccolgono il 64,9% dei voti validi, eleggendo 375 parlamentari, di cui 275 iscritti al Partito Nazionale Fascista. Oltre al PNF erano entrati nel "Listone" la maggioranza degli esponenti liberali e democratici (tra cui Vittorio Emanuele Orlando, Antonio Salandra, ed Enrico De Nicola, che però ritirò la sua candidatura prima delle elezioni), ex popolari espulsi dal partito, demosociali e sardisti filofascisti, e numerose personalità della destra italiana.
Le consultazioni si svolgono in un clima generale[18] di violenza ed intimidazioni. Gli abusi e le violenze perpetrate dai fascisti sono denunciate il 30 maggio dal deputato socialista Giacomo Matteotti con un duro discorso alla Camera col quale chiede di annullare il risultato delle elezioni.
Il 10 giugno 1924 Matteotti viene rapito e assassinato per mano di squadristi fascisti. L'evento provoca la «secessione dell'Aventino»,[19] ovvero l'abbandono del parlamento da parte dei deputati d'opposizione, i quali si riuniscono sull'Aventino per protesta nei confronti dell'omicidio. Indicato inizialmente come mandante, Mussolini fu scagionato da tale accusa in base alle due inchieste coeve (quella del Senato del Regno e quella della magistratura ordinaria) e a quella relativa alla riapertura del processo successiva alla seconda guerra mondiale, il rapimento sarebbe stato organizzato e perpetrato di propria iniziativa da estremisti fascisti e l'omicidio sarebbe avvenuto involontariamente, durante una colluttazione. Tuttavia nonostante anche buona parte della storiografia attuale sia convinta dell'estraneità di Mussolini all'omicidio, alcuni storici[20] lo ritengono ancora il mandante. Nonostante le accuse di giornali e dell'opposizione il potere di Mussolini non viene intaccato, poiché ad essa non fa seguito nessuna concreta azione politica. Forte dell'indecisione delle opposizioni, il 3 gennaio 1925 il Duce tiene in parlamento un discorso col quale diventa palese l'equilibrio effettivo di forze ormai presente nel paese: allo scopo di dimostrare la propria forza proclama di volersi assumere «ogni responsabilità storica, politica e morale» derivante dall'assassinio stesso. Il discorso del 3 gennaio ha inizio il regime dittatoriale fascista data confermata dallo stesso Mussolini nel libro "Storia di un anno:Il tempo del bastone e della carota" del 1944.
[modifica] Attentati a Mussolini
Già il giorno della «marcia su Roma» il 31 ottobre 1922 Mussolini rischia la vita: a Milano uno squadrista inciampa e fa partire un colpo di fucile che sfiora Mussolini a un orecchio. Dopo essere divenuto capo del governo, Mussolini è poi oggetto di una serie di attentati.
Il primo è ideato il 4 novembre 1925 dal deputato socialista e aderente alla massoneria Tito Zaniboni, appostatosi con un fucile alla finestra di una stanza dell'albergo Dragoni, di fronte al balcone di palazzo Chigi dove è previsto che Mussolini si affacci per l'anniversario della vittoria. Alcuni uomini dell'OVRA fanno però irruzione nella stanza e arrestano Zaniboni.
La mattina del 7 aprile 1926 Mussolini esce dal palazzo del Campidoglio, dove ha inaugurato un congresso di chirurgia; Violet Gibson, una donna irlandese di cinquant'anni, gli spara un colpo di pistola. Mussolini resta ferito non gravemente al naso. Medicato con un vistoso cerotto Mussolini, già in grado il giorno dopo di recarsi in Libia, commenta: «Le pallottole passano e Mussolini resta».
Il terzo attentato è opera di Gino Lucetti, un giovane marmista anarchico di Carrara che ha combattuto negli Arditi e che poi, aggredito dai fascisti, è emigrato a Marsiglia. L'11 settembre 1926 attende che Mussolini esca dalla sua abitazione e gli lancia una bomba a mano che colpisce il tetto dell'auto del duce e scoppia a terra ferendo otto persone. Nell'interrogatorio dice di aver voluto vendicare i massacri effettuati dagli squadristi a Torino nel dicembre del 1922.
Il quarto attentato è il più misterioso. La sera del 31 ottobre 1926 a Bologna, il duce ha inaugurato il nuovo stadio sportivo il Littoriale nell'ambito della commemorazione della "marcia su Roma"; su una macchina scoperta sta andando alla stazione quando un colpo di pistola gli lacera la sciarpa dell'ordine mauriziano. Dietro alla macchina di Mussolini, che prosegue, un gruppo di squadristi di Leandro Arpinati (tra cui anche Balbo) si butta sul presunto attentatore e lo lincia: il cadavere mostrerà 14 pugnalate, un colpo di rivoltella e tracce di strangolamento. Si tratta di Anteo Zamboni, un ragazzo quindicenne di famiglia anarchica. Secondo alcune recenti ricostruzioni, l'attentato sarebbe stato il risultato di una cospirazione maturata all'interno degli ambienti fascisti emiliani (si sospettano a turno Farinacci, Balbo, Arpinati e Federzoni), contrari alla «normalizzazione» inaugurata da Mussolini, ostile ad ulteriori eccessi rivoluzionari ed allo strapotere delle formazioni squadriste.
L'attentato di Bologna fornisce il pretesto per le leggi fascistissime del novembre 1931. 5 novembre: annullamento dei passaporti; sanzioni contro gli espatri clandestini; soppressione dei giornali antifascisti; scioglimento dei partiti; istituzione del confino; creazione di una polizia politica segreta (che affidata a Arturo Bocchini assumerà poi il nome di OVRA); 9 novembre: dichiarazione di decadenza dal mandato parlamentare di 120 deputati; 25 novembre: istituzione della pena di morte per chiunque commetta un fatto diretto contro la vita, l'integrità o la libertà personale del re, della regina, del principe ereditario e del capo del governo, nonché per gli altri delitti contro lo Stato; istituzione del Tribunale speciale, che entra subito in azione contro la "centrale comunista" (Gramsci, Terracini e altri).
[modifica] Mussolini primo ministro: la dittatura fascista
| « Dopo la Roma dei Cesari, dopo quella dei Papi, c'è oggi una Roma, quella fascista, la quale con la simultaneità dell'antico e del moderno si impone all'ammirazione del mondo. » | |
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(Dal discorso del 18 aprile 1934; citato in Francesco Saverio Nitti, La disgregazione dell'Europa, Faro, Roma 1946)
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Con la legge 17 aprile 1925 n.473 vengono sancite le nuove norme igieniche per le imprese, con l'obbligo di provvedere al servizio sanitario nell'azienda, di non gravare donne e minorenni con carichi eccessivi e di segnalare come tali e custodire le sostanze nocive. I contratti nazionali di lavoro assumevano forza di legge e i «padroni» («datori di lavoro») potevano stipulare contratti individuali difformi dai collettivi di categoria solo se erano previste condizioni migliori per i lavoratori. Sull'osservanza dell'atto vigilava il neo-costituito Ispettorato Corporativo. Col regio decreto 1 maggio 1925 n.582 nasce l'Opera Nazionale Dopolavoro ("OND") allo scopo di "promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei lavoratori intellettuali e manuali con istituzioni dirette a sviluppare le loro capacità fisiche, intellettuali e morali".
L'11 giugno 1925 il Presidente del Consiglio annuncia l'inizio della battaglia del grano. La campagna aveva lo scopo di far raggiungere l'autosufficienza dell'Italia dall'estero per quanto riguardava la produzione del frumento (la cui importazione era causa diretta del 50% del deficit della bilancia dei pagamenti) e, più in generale, di tutti i prodotti agricoli. Il programma (terminato nel 1931) ebbe un discreto successo, nonostante non fosse stato raggiunto l'obiettivo della completa autosufficienza nel settore alimentare. Il progetto poté essere realizzato soprattutto grazie alla bonifica, tra il 1928 ed il 1932, dei territori paludosi ancora presenti nella penisola italiana (tra cui l'Agro Pontino). I nuovi comuni nacquero spesso in connessione con una particolare destinazione economica prestabilita (Carbonia, ad esempio, fu fondata per lo sfruttamento dei limitrofi giacimenti di carbone). Le bonifiche permisero anche l'attuazione di un'efficace programma sanitario che consentì di debellare la malaria, con risultati significativi anche contro la tubercolosi, il vaiolo, la pellagra e la rabbia.
Il 21 giugno 1925 si tiene il quarto ed ultimo congresso del PNF. Mussolini invita le camicie nere ad abbandonare definitivamente la violenza. Gli elementi squadristi saranno resi impotenti entro la fine dell'anno grazie alla riforma del sistema di polizia (permettendo, in tal modo, il rafforzamento del potere dell'esecutivo).
Il 18 luglio Italia e Iugoslavia firmano il trattato di Nettuno per la definizione dei rispettivi confini in area dalmata.
Il 20 ottobre Mussolini nomina Cesare Mori prefetto di Palermo, con poteri straordinari e con competenza estesa a tutta la Sicilia, al fine di porre un freno al fenomeno mafioso nell'isola. Il «prefetto di ferro» otterrà significativi risultati e la sua azione continuerà per tutto il biennio 1926-27. Ben presto però le sue indagini incominciano a svelare i rapporti esistenti tra mafiosi e uomini dello Stato, cosicché Mori il 16 giugno 1929 è nominato senatore del regno e richiamato a Roma da Mussolini, mentre la propaganda dichiara orgogliosa che la mafia è stata sconfitta.
Tra il 1925 e il 1926 sono varate le leggi fascistissime, ispirate dal giurista Alfredo Rocco.
La legge 26 novembre 1925, n. 2029, sancisce che i corpi collettivi operanti in Italia (associazioni, istituti ed enti) sono tenuti, su richiesta dell'autorità di pubblica sicurezza, a dichiarare statuti, atti costitutivi, regolamenti interni ed elenchi di soci e di dirigenti, pena, in caso di dichiarazione omessa o infedele, lo scioglimento del corpo medesimo, sanzioni detentive indeterminate e sanzioni pecuniarie da un minimo di 2.000 ad un massimo di 30.000 lire. In tal modo, il governo arriva a disporre di una chiara mappa del tipo e del numero di associazioni non governative presenti.
La legge 24 dicembre 1925, n. 2300, stabilisce che tutti i funzionari pubblici che rifiutano di giurare fedeltà allo stato italiano debbano essere destituiti.
La legge 24 dicembre 1925, n. 2263, prevede che la dizione «presidente del consiglio» sia mutata in «Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato»; il «capo del governo» è nominato e revocato solo dal re ed è responsabile solo nei suoi confronti. I ministri diventano responsabili sia verso il monarca che Mussolini.
La legge sulla stampa del 31 dicembre 1925 riconosce come illegali tutti i giornali privi di un un responsabile riconosciuto dal prefetto (e, quindi, indirettamente da Mussolini).
La legge 31 gennaio 1926, n. 100, attribuisce a Mussolini, in quanto capo del governo, la facoltà di emanare norme giuridiche.
Con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, sono eliminati dall'ordinamento municipale il consiglio comunale e il sindaco, quest'ultimo sostituito dalla figura del podestà, che esercita le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale ed è nominato con decreto reale dal potere esecutivo.
Il 3 aprile 1926 viene abolito il diritto di sciopero e si stabilisce che i contratti collettivi possano essere stipulati solo dai sindacati legalmente riconosciuti dallo stato; in tale contesto, l'8 luglio 1926 viene costituito il Ministero delle Corporazioni, di cui Mussolini assume la direzione.
Nel frattempo, Mussolini impone all'Albania di Ahmet Zogu una forma non ufficiale di protettorato. Inoltre, l'Italia aderisce al Patto di Locarno per la garanzia delle frontiere e la sicurezza generale. Nell'aprile 1926, con un discorso a Tripoli, Mussolini avanza l'idea del mare nostrum (ovvero di una talassocrazia italiana sul Mediterraneo) e contrappone, per la prima volta, fascismo e democrazia. Sempre nel 1926, i confini della Libia vengono ridefiniti a favore dell'Italia, che acquista, tra l'altro, il Fezzan.
Sempre il 3 aprile viene fondata L'Opera Nazionale Balilla ("ONB"), col compito di «riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico», ovvero all'educazione spirituale e culturale ed all'istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica dei giovani italiani tra gli 8 e i 18 anni. Nel 1927 tutte le altre organizzazioni giovanili sono sciolte per legge, ad eccezione della Gioventù Italiana Cattolica. Nel 1937 la ONB sarà sostituita dalla Gioventù Italiana del Littorio ("GIL").
Il 18 agosto il duce tiene a Pesaro un discorso in cui proclama che, per combattere la svalutazione, il cambio lira-sterlina sarà fissato alla fatidica «quota 90», tale obiettivo sarà raggiunto anche se con difficoltà.
L'8 ottobre il Gran Consiglio vara il nuovo statuto del PNF, col quale sono abolite le elezioni interne dei membri del partito. Inoltre, il 12 ottobre Mussolini assume il comando della MVSN.
Il 5 novembre sono sciolti tutti i partiti al di fuori del PNF e si stabilisce che la stampa è sottoponibile a censura. Sono introdotti il confino di polizia[21] e la pena di morte[22] per attentati perpetrati od organizzati a danno delle massime figure dello stato[23] e viene istituito il Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
Il 30 dicembre il fascio littorio è dichiarato simbolo dello stato.
Il 15 gennaio 1927 Winston Churchill, allora Cancelliere dello Scacchiere, è accolto a Roma da Mussolini. Nel frattempo Mussolini lancia la campagna a sostegno della crescita demografica: gli scapoli sono tenuti a pagare una tassa speciale, in occasione dei matrimoni lo stato elargisce un premio in danaro agli sposi, e si prevedono prestiti, agevolazioni economiche (anche nel campo dell'educazione scolastica dei figli) ed esenzioni dalle tasse per le famiglie numerose (premi di natalità).
Sono istituiti i Gruppi Universitari Fascisti ("GUF"), per la formazione della futura classe dirigente. Sempre nel 1927 viene fondato il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ("CONI") col fine di migliorare la competitività agonistica italiana in ambito internazionale: la gestione delle attività sportive era stata precedentemente affidata all'iniziativa privata.
Il 21 aprile il Gran Consiglio approva la Carta del Lavoro per la riforma dell'economia italiana in senso corporativo. Il 5 giugno, parlando al Senato, Mussolini afferma la linea del revisionismo in politica estera, dichiarando che i trattati stipulati dopo la prima guerra mondiale sono validi, ma non sono da considerare eterni ed immutabili.
Con la legge 9 dicembre 1928, n. 2693, si ha l'istituzionalizzazione del Gran Consiglio del Fascismo, ovvero del massimo organo del PNF (presieduto dal duce in persona), che è riconosciuto come organo costituzionale supremo dello stato. Il 15 gennaio 1928 viene fondato l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche ("EIAR") ente statale cui competeva in esclusiva la gestione del servizio pubblico radiofonico sul territorio nazionale. Nel 1944 verrà ribattezzato RAI ("Radio Audizioni Italiane").
Il 14 marzo Mussolini presenta alla Camera un disegno di legge di riforma (poi approvato), col quale propone la riduzione a 400 del numero complessivo dei deputati, i quali sarebbero stati eletti in un unico collegio nazionale; la confederazione nazionale dei sindacati fascisti e le associazioni culturali abilitate si occupano della presentazione delle candidature.
L'11 febbraio 1929 Mussolini pone termine alla decennale questione romana, firmando col cardinale Pietro Gasparri i patti lateranensi, ratificati alla Camera in maggio.
Le elezioni del 24 marzo 1929, per il rinnovo della Camera dei Deputati, si risolvono in un plebiscito a favore di Mussolini. Gli elettori sono chiamati a votare "sì" o "no" per approvare un "listone" di deputati deciso dal Gran Consiglio del Fascismo. La consultazione si tiene in un clima intimidatorio; la scheda con il "sì" è tricolore, e quella con il "no" semplicemente bianca, rendendo così riconoscibile il voto espresso. La partecipazione al voto è del 90% e i voti favorevoli al "listone" sono pari al 98,4%.
Il 2 aprile il duce incontra il ministro degli esteri inglese Neville Chamberlain e, verso la fine dell'anno, la sede del Governo è trasferita da palazzo Chigi a palazzo Venezia. Nel 1930 l'Italia sigla un trattato di amicizia con l'Austria. Nel gennaio 1931 Mussolini, in un'intervista al Daily Mail, afferma la necessità di una revisione dei trattati di pace della grande guerra. Il 9 luglio riceve il segretario di stato americano Henry Lewis Stimson, mentre in ottobre accoglie il Mahatma Gandhi a Palazzo Venezia. Tra il 23 marzo e il 4 aprile 1932, il duce incontra più volte Emil Ludwig, che ne scriverà in Colloqui con Mussolini.
In questo periodo iniziano ad allentarsi i suoi rapporti amorosi con Margherita Sarfatti, cui tuttavia continua ad essere legato. D'altra parte, agli inizi del 1932, aveva incontrato per la prima volta Claretta Petacci.
Il 12 aprile viene presentata, al salone internazionale dell'automobile di Milano, la nuova FIAT Balilla, che nelle intenzioni di Mussolini avrebbe dovuto essere l'automobile di tutti gli Italiani; a partire da quest'anno ne sarà infatti favorita la diffusione, che tuttavia non raggiungerà mai i risultati sperati (una simile iniziativa sarà poi adottata anche da Adolf Hitler con la Volkswagen).
In giugno, sull'Enciclopedia Treccani viene pubblicata la voce Fascismo, firmata da Mussolini e scritta con la collaborazione di Giovanni Gentile; vi si spiega la dottrina propria del partito fascista. In occasione del decennale della rivoluzione fascista, è inaugurata 28 ottobre la via dell'Impero (attuale via dei Fori Imperiali) e sono riaperte le iscrizioni al PNF, chiuse dal 1928. Il 18 dicembre Mussolini inaugura Littoria (futura Latina), la prima delle "città nuove" costruite nell'Agro Pontino, bonificato negli anni precedenti.
Il 29 marzo 1933 Mussolini incontra a Roma il Ministro della Propaganda tedesco Joseph Goebbels. Per iniziativa di Mussolini il 7 giugno viene firmato a Roma il patto a quattro tra Italia, Francia, Regno Unito e Germania, col quale questi stati si assumono la responsabilità del mantenimento della pace e della riorganizzazione dell'Europa nel rispetto dei principi e delle procedure previste dallo statuto della SdN.
Sempre nel 1933 viene creato l'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (INFPS), che assumerà dal 1943 la denominazione di INPS, un ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e a gestione autonoma con lo scopo di garantire la previdenza sociale ai lavoratori. In quegli anni ebbe origine del primo vero sistema pensionistico italiano: a carico dell'INFPS fu l'assicurazione (obbligatoria) contro la vecchiaia, estesa dai soli dipendenti pubblici (per i quali aveva il nome di pensione) a quelli privati. Nel medesimo anno la pluralità di Casse infortuni cui era deputata la tutela dei lavoratori contro gli infortuni sul lavoro (obbligatoria a partire dal 1919, seppur limitatamente ad alcuni settori) vengono unificate nell'Istituto Nazionale Fascista per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro ("INFAIL"), ribattezzato INAIL nel 1943. Scopo dell'ente statale era quello di «esercitare l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (parte delle quali vennero equiparate giuridicamente agli infortuni sul lavoro), la riassicurazione di altri Enti autorizzati e assumere particolari funzioni e servizi per conto di essi».
Il 5 febbraio 1934 vengono istituite le 22 corporazioni. Nel 1934 si tengono inoltre i primi littoriali della cultura e dell'arte e viene istituita, nell'ambito della terza edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, la Coppa Mussolini, premio antesignano del Leone d'oro.
Il 14 marzo Mussolini incontra a Roma il cancelliere austriaco Dollfuss e il Capo del Governo ungherese Gyula Gombos per discutere una revisione degli assetti territoriali nei Balcani. Il 17 marzo viene concluso un "patto a tre" con Ungheria ed Austria in funzione anti-tedesca ed anti-francese (Protocolli di Roma).
Le elezioni del 25 marzo 1934, per il rinnovo della Camera dei Deputati - tenute con lo stesso schema del "listone" unico già adottato nel '24, con scheda tricolore per il "sì" e bianca per il "no" - si risolvono in un nuovo plebiscito: aumenta il numero dei partecipanti, e i voti contrari risultano 15.201 (lo 0,15%).
La legge 22 marzo 1934 n.654 per la tutela della maternità delle lavoratrici e la legge 26 aprile 1934 n.653 per la tutela del lavoro della donna e del fanciullo stabiliscono il diritto alla conservazione del posto di lavoro per le lavoratrici incinte, un periodo di licenza prima e dopo il parto, e permessi obbligatori per l'allattamento (per le aziende con più di 50 operaie vi era l'obbligo di predisporre un locale per tale scopo).
La legge 24 dicembre 1934 n.2316 stabiliva la creazione dell'ONMI ("Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell'Infanzia"); l'ente poteva anche finanziare istituzioni private operanti nei medesimi campi. Nel 1935 si ha l'istituzione del sabato fascista.
Il 14 e 15 giugno Mussolini ed Hitler si incontrano a Stra ed a Venezia, i colloqui vertono principalmente sulla questione austriaca (il cancelliere tedesco puntava all'annessione dell'Austria). Tuttavia, i rapporti tra i due restano tesi: il 25 luglio, in seguito al fallito colpo di stato in Austria col quale la Germania nazionalsocialista intendeva procedere all'annessione del paese - e che comportò la morte di Dollfuss - Mussolini invia due divisioni al Brennero (ritirate il 16 agosto) per difendere l'indipendenza austriaca.[24] La situazione si risolve dopo che Hitler desiste dal suo proposito. Il 21 agosto Mussolini incontra Kurt Alois von Schuschnigg, successore di Dollfuss. Il 6 settembre, a Bari, prende posizione nei confronti della politica estera nazionalsocialista e dalle dottrina razzista hitleriana, proclamando che «trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà a talune dottrine d'Oltralpe».
[modifica] La guerra di Etiopia e l'avvicinamento alla Germania nazionalsocialista
| « L'Italia ha finalmente il suo impero! » | |
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(dalla costituzione della colonia dell'Africa Orientale Italiana)
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Il trattato tra Italia ed Etiopia del 1928, sottoscritto con il placet della Gran Bretagna, fissa la frontiera tra la Somalia italiana e l'Etiopia lungo una linea distante 21 miglia dalla costa del Benadir e parallela alla stessa. Pretendendo di agire sulla base di detto accordo (mentre gli etiopi ritenevano che nell'accordo si intendessero "miglia imperiali", più corte delle miglia nautiche), gli italiani costruiscono nel 1930 un forte nell'oasi di Ual-Ual, nel deserto di Ogaden, e lo fanno presidiare da truppe somale, comandate da ufficiali italiani. L'oasi si trova in realtà oltre il confine tracciato dal trattato, sebbene di pochi metri, ma è scelta consapevolmente dai militari italiani quale luogo da presidiare in mancanza di altre posizioni idonee in pieno deserto. Nel novembre 1934 truppe regolari Etiopi, di scorta a una commissione mista inglese-etiope per la delimitazione delle frontiere, contestano alle truppe italiane lo sconfinamento. Gli inglesi, per evitare incidenti internazionali, abbandonano la commissione e le truppe italiane ed Etiopi rimangono accampate a poca distanza le une dalle altre. Nei primi giorni di dicembre, in circostanze mai chiarite, un combattimento tra italiani ed etiopi costa la vita a 150 soldati etiopi e a 50 soldati italiani (somali).
Mussolini chiede delle scuse ufficiali nonché il pagamento di un'indennità da parte del governo etiope, conformemente a quanto stabilito in un trattato siglato tra Italia ed Etiopia nel 1928. Il Negus Haile Selassie, avendone la possibilità in virtù del medesimo accordo, decide di rimettersi alla Società delle nazioni (2 gennaio). Per far luce sulla vicenda, questa si impegna in un arbitrato, temporeggiando; tuttavia, i rapporti italo-etiopi sono irrimediabilmente compromessi e Mussolini si appella all'episodio come motivo per dichiarare guerra. Sconfinamenti di reparti militari abissini si erano già verificati precedentemente: ad esempio, il 4 novembre 1934 quando il consolato italiano a Gondar era stato attaccato da gruppi armati etiopici. Del pari erano stati frequenti i deliberati sconfinamenti di truppe italiane. Le tensioni italo-etiopiche erano dovute al disegno italiano di unificare territorialmente Eritrea e Somalia, a spese dell'Etiopia, e al desiderio etiopico di conquistare uno sbocco sul mare. Deve inoltre tenersi presente che l'Etiopia era uno dei pochissimi stati africani indipendenti, ossia non controllato da una delle potenze coloniali europee: uno Stato ideale per le mire espansionistiche di Mussolini.
Tra il 4 e il 7 gennaio 1935 Mussolini incontra a Roma il ministro degli esteri francese Pierre Laval: vengono firmati accordi in virtù dei quali la Francia si impegna a cedere all'Italia la Somalia francese (attuale Gibuti), a riconoscere le consistenti minoranze italiane presenti in Tunisia (che era stata oggetto di rivendicazione da parte italiana) e ad appoggiare diplomaticamente l'Italia in caso di una guerra contro l'Etiopia.[25] Laval sperava così di avvicinare Mussolini alla Francia, al fine di dar vita ad un'alleanza in funzione anti-nazista.
Il 16 gennaio Mussolini assume la direzione del Ministero delle Colonie. Il 19 gennaio la Società delle Nazioni riconosce «la buona fede» di Italia ed Etiopia nell'incidente di Ual Ual e decide che il caso debba essere trattato tra le due parti interessate; tuttavia, il 17 marzo gli abissini presentano un altro ricorso, appellandosi all'articolo XV dell'organizzazione. Nella conferenza di Stresa (vedi Fronte di Stresa), svoltasi tra l'11 e il 14 aprile, Italia, Regno Unito e Francia condannano congiuntamente le violazioni del trattato di Versailles da parte della Germania. L'8 giugno a Cagliari, di fronte all'ostilità mostrata in tal senso dalla Gran Bretagna, Mussolini rivendica il diritto dell'Italia ad attuare una propria politica coloniale. Il 18 settembre, in un articolo pubblicato sul Morning Post, garantisce che non verranno colpiti gli interessi francesi e inglesi nell'Africa orientale. Il 2 ottobre annuncia la dichiarazione di guerra all'Etiopia dal balcone di Palazzo Venezia. Attaccando il paese africano, membro della Società delle Nazioni, Mussolini aveva violato l'articolo XVI dell'organizzazione medesima: «se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato ipso facto come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alle proibizioni di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all'astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no».
Nel frattempo, inaugura nell'Agro Pontino le nuove città di Guidonia (27 aprile) e Pontinia (13 novembre).
Il 18 novembre l'Italia è colpita dalle sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni - approvate da 52 stati con i soli voti contrari di Austria, Ungheria e Albania - in risposta alle quali vengono promossi i programmi economici autarchici. Le sanzioni risultano comunque inefficaci, poiché numerosi paesi, pur avendole votate ufficialmente, mantengono buoni rapporti con l'Italia rifornendola di materie prime. La Germania nazista è uno di questi e la guerra d'Etiopia rappresenta l'inizio dell'avvicinamento tra Mussolini ed Hitler.
Non deve dimenticarsi, peraltro, che la guerra d'Etiopia sarebbe stata assolutamete impensabile laddove la Gran Bretagna avesse avuto un atteggiamento meno accondiscendente. Le navi italiane cariche di truppe ed equipaggiamento per la nuova impresa mussoliniana dovevano infatti transitare per il canale di Suez, a pochi metri dalla Mediterranean Fleet, contro la quale la Regia Marina ben poco poteva fare.
[modifica] La conduzione del conflitto e i crimini di guerra
| Per approfondire, vedi la voce Crimini di guerra italiani. |
Memore della bruciante sconfitta subita ad Adua dalle truppe italiane, e consapevole della forza e degli armamenti (forniti per anni anche dalla Germania) a disposizione degli abissini, Mussolini segue in prima persona sia la preparazione, sia lo svolgimento delle operazioni militari, che in soli sette mesi condurranno alla distruzione delle forze armate dell'ultimo Stato indipendente d'Africa, erede dell'antico Impero etiopico.[26]
Per assicurarsi una rapida vittoria, Mussolini, esaminate le richieste dei vertici militari, arriva a triplicare l'entità di uomini e mezzi: nel maggio del 1936 si troveranno così schierati sul teatro di guerra quasi mezzo milione di uomini (inclusi 87.000 ascari), 492 carri armati, 18.932 automezzi e 350 aerei. Dell'arsenale a disposizione degli italiani fanno parte anche ingenti quantità di armi chimiche, proibite dalla Convenzione di Ginevra e sbarcate in gran segreto a Massaua: 60.000 granate all'arsina per artiglieria, 1.000 tonnellate di bombe all'iprite per aeronautica, e 270 tonnellate di aggressivi chimici per impiego tattico.[27]
Sin dall'inizio dei combattimenti, il 3 ottobre, Mussolini assume la direzione delle operazioni e invia frequenti ordini radiotelegrafati ai suoi generali impegnati sul campo (Rodolfo Graziani sul fronte Sud, Emilio De Bono e poi Pietro Badoglio su quello Nord), dettando loro linee e ordini operativi, fra cui quelli relativi all'uso delle armi chimiche, sul cui impiego egli ha avocato a sé ogni decisione.[28][29]
Il primo ordine che contempla l'impiego delle armi chimiche giunge da Mussolini a Graziani il 27 ottobre 1935, per preparare l'assalto alla piazzaforte abissina di Gorrahei, tuttavia sono sufficienti sei tonnellate di granate convenzionali per avere ragione dei suoi difensori il successivo 29. Graziani richiede poi a Mussolini l'autorizzazione all'uso delle armi chimiche per "operazioni difensive" (volte a fermare l'assalto dell'armata di ras Destà Damteu alle linee italiane a Dolo, a fine dicembre 1935) e l'ottiene prontamente e con ampio mandato, sino all'eliminazione dell'intera formazione nemica.[30]
