Francesco Cossiga

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Bandiera VIII presidente della
Repubblica Italiana
Stemma
Francesco Cossiga
Luogo di nascita Sassari
Data di nascita 26 luglio 1928 (1928-07-26) (80 anni)
Luogo di morte
Data di morte
Partito politico Democrazia Cristiana
Coalizione
Mandato dal 3 luglio 1985 al 28 aprile 1992
(dimesso)
Elezione 24 giugno 1985
1° scrutinio con 752 voti su 977
Titolo di studio dottore in Giurisprudenza
Professione professore universitario di diritto costituzionale e politico
Coniuge Giuseppa Sigurani
Vicepresidente
Predecessore Sandro Pertini
Successore Oscar Luigi Scalfaro
Bandiera Presidente del
Consiglio dei Ministri
Stemma
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Luogo di nascita
Data di nascita
Luogo di morte
Data di morte
Partito politico
Coalizione
Mandato 4 agosto 1979 - 18 ottobre 1980
Elezione
Titolo di studio
Professione
Coniuge
Vicepresidente
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Arnaldo Forlani
Bandiera Ministro dell'Interno Stemma
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Data di morte {{{data morte}}}
Partito politico {{{partito}}}
Coalizione Governo Moro V - Andreotti III e IV
Mandato 12 febbraio 1976 - 11 maggio 1978
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Predecessore Luigi Gui
Successore Virginio Rognoni
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Monogramma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento Italiano
Senato della Repubblica
Sen. Francesco Cossiga
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Luogo nascita Sassari
Data nascita 26 luglio 1928
Luogo morte
Data morte
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Professore universitario
Partito Indipendente (DC fino al 1992)
Legislatura
Gruppo misto
Coalizione
Circoscrizione
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Senatore a vita
Nomina ex presidente della Repubblica
Data nomina 28 aprile 1992
Incarichi parlamentari
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Francesco Cossiga (Sassari, 26 luglio 1928) è un politico, giurista e docente italiano, ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992 quando assunse, di diritto, l'ufficio di senatore a vita. A seguito di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri può fregiarsi del titolo di presidente emerito della Repubblica Italiana.

È stato ministro dell'Interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all'uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei Ministri e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l'incarico perché fu eletto al Quirinale.

Iniziato il mandato all'età di 57 anni, è il presidente italiano eletto alla più giovane età; è inoltre tuttora quello più giovane anagraficamente (per anno di nascita).[1]

Indice

[modifica] Carriera politica

Per approfondire, vedi la voce Democrazia Cristiana.

Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17 anni, conseguì la maturità in anticipo e si iscrisse al corso di laurea in giurisprudenza, per laurearsi, a soli vent'anni, nel 1948, iniziando una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa la cattedra di diritto costituzionale dell'Università di Sassari. In quegli anni ha fatto parte della FUCI con ruoli di primo piano nella FUCI di Sassari e a livello nazionale.

Per approfondire, vedi le voci giovani turchi e Governo Moro III.

Alla fine degli anni cinquanta, ancora trentenne, iniziò la sua folgorante carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro (23 febbraio 1966)[2] il più giovane ministro degli Interni (il 12 febbraio 1976, a 48 anni), il più giovane presidente del Senato (12 luglio 1983, a 55 anni) e, infine, il più giovane inquilino del Quirinale, dove arrivò, a 57 anni non ancora compiuti, il 24 giugno del 1985, con una vasta maggioranza alla prima votazione.

[modifica] Attività di governo

[modifica] L'attività al Viminale

L'11 marzo 1977, quando è a capo del dicastero dell'interno, nella zona universitaria di Bologna, nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine, muore il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga risponde mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria.[3] A seguito di ciò - ed a seguito della morte per colpi d'arma da fuoco della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul Ponte Garibaldi - per protesta dagli studenti il suo nome venne scritto sui muri delle case con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste (kossiga).

Nel gennaio 1978 riformò i servizi segreti dando loro la configurazione che avrebbero mantenuto fino alla successiva riforma del 2007, e creò i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.

[modifica] Il caso Moro

Nel marzo 1978, quando fu rapito Aldo Moro dalle brigate rosse, creò rapidamente due "comitati di crisi", uno ufficiale e uno ristretto, per la soluzione della crisi.

Molti fra i componenti di entrambi i comitati sarebbero in seguito risultati iscritti alla P2; ne faceva parte lo stesso Licio Gelli sotto il falso nome di ingegner Luciani. Tra i membri anche lo psichiatra e criminologo Franco Ferracuti. Cossiga richiese ed ottenne l'intervento di uno specialista americano, il professor Steve Pieczenik, il quale partecipò ad una parte dei lavori.

Circa la presunta fuga di notizie per la quale le BR parevano a conoscenza di quanto si discutesse nelle stanze riservate, Pieczenik ebbe ad affermare nel 1994 che aveva via via richiesto di ridurre progressivamente il numero dei partecipanti alle riunioni. Rimasti solo Pieczenik e Cossiga, affermò lo statunitense «la falla non accennò a richiudersi». Cossiga in seguitò non smentì, ma parlò di «cattivo gusto».

Non fu mai aperta alcuna trattativa con i sequestratori per il rilascio di Moro, il quale dalla sua prigionia scrisse a Cossiga dicendogli che «esiste un problema, postosi in molti e civili paesi, di pagare un prezzo per la vita e la libertà di alcune persone estranee, prelevate come mezzo di scambio. Nella grande maggioranza dei casi la risposta è stata positiva ed è stata approvata dall'opinione pubblica».

Cossiga diede le dimissioni da ministro dell'Interno in seguito al ritrovamento del cadavere del presidente della DC in via Michelangelo Caetani. Al giornalista Paolo Guzzanti disse: «Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro».

[modifica] La presidenza del Consiglio dei Ministri

Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio dei Ministri rimanendo in carica fino all'ottobre del 1980.

Cossiga come presidente del consiglio fu proposto dal PCI per la messa in stato di accusa da parte del Parlamento, in votazione in seduta comune, con una procedura conclusasi con l'archiviazione nel 1980, l'accusa era di favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d'ufficio.

Cossiga fu sospettato di aver rivelato a un compagno di partito, il senatore Carlo Donat Cattin, che suo figlio Marco era indagato e prossimo all'arresto, essendo coinvolto in episodi di terrorismo, suggerendone l'espatrio.

Il Parlamento in seduta comune ritenne però manifestamente infondata l'accusa, che era stata fatta procedere da parte della magistratura di Torino in seguito alle dichiarazioni del terrorista pentito Roberto Sandalo (Sandalo, soprannominato il "piellino canterino" perché fu uno dei primi pentiti dell'organizzazione terroristica Prima linea, aveva infatti riferito che in una conversazione con Marco Donat Cattin quest'ultimo gli avrebbe parlato dell'imminenza del suo arresto, appresa da fonti vicine al padre).

Nel denunciare il favoreggiamento personale il PCI guidato da Enrico Berlinguer fu assai deciso nel ritenere che Cossiga fosse la fonte della fuga di notizie sulle indagini sui terroristi. Una possibile spiegazione di tanta certezza è offerta dalla nuova ricostruzione della vicenda offerta in un libro[4] e confermata in un'intervista del 7 settembre 2007 dallo stesso Cossiga ad Aldo Cazzullo del Corriere della sera: Cossiga ha infatti ammesso (vent'anni dopo i fatti con il reato ormai caduto in prescrizione) parte dell'addebito, ma - soprattutto - ha rivelato che lui stesso informò il cugino Berlinguer del fatto, attendendosi comprensione ed ottenendo invece che la notizia venisse utilizzata per una battaglia politica contro di lui.

Dopo un periodo di allontanamento dalla vita pubblica[5], nel 1983 fu eletto Presidente del Senato della Repubblica.

[modifica] Cossiga presidente

Nel 1985 divenne l'ottavo presidente della Repubblica Italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l'elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.

La presidenza Cossiga fu sostanzialmente distinta in due fasi quasi eterogenee. Assai rigoroso nell'osservanza delle forme dettate dalla Costituzione (essendo peraltro docente di diritto costituzionale) fu il classico presidente notaio nei primi cinque anni di mandato.

La caduta del muro di Berlino segnò l'inizio della seconda fase. Secondo Cossiga la fine della guerra fredda e della contrapposizione di due blocchi avrebbe determinato un profondo mutamento del sistema politico italiano che nasceva da quella contrapposizione ed era a quella funzionale. La DC e il PCI avrebbero dunque subito gravi conseguenze da questo mutamento, ma Cossiga sosteneva che i partiti politici e le stesse istituzioni si rifiutavano di riconoscerlo. Iniziò quindi una fase di conflitto e polemica politica, spesso provocatoria e volutamente eccessiva, e con una fortissima esposizione mediatica (fu detto l'"esternatore"), che valse a Cossiga negli ultimi due anni di mandato l'appellativo di presidente picconatore.

Rimonta a quest'epoca l'abbandono, da parte sua, di uno dei più antichi tabù della politica democristiana, cioè quello che esorcizzava l'esistenza di illeciti: conformemente alla formazione "tavianea"[6] della sua iniziale carriera politica, egli tenne moltissimo a dimostrare (quasi "pedagogicamente") agli italiani i costi che in termini di legalità avrebbe sostenuto il mantenimento della pace pubblica durante il cinquantennio in cui in Italia vi era il più forte partito comunista d'Occidente[7]. Per converso, la caduta del muro di Berlino - da lui percepita come svolta epocale prima di molti altri statisti italiani, tanto da essere stato l'unico politico romano a presenziare alla prima seduta del Bundestag dopo la riunificazione nel 1990 - fu per lui la vera giustificazione della riduzione dei margini di tolleranza dell'alleato nordamericano verso la classe politica italiana della "Prima Repubblica": si tratta di una tolleranza che lui percepì scemare quando la CIA interferì pesantemente (ed infruttuosamente) nelle vicende politiche delle massime istituzioni italiane, nel 1989, tentando di impedire l'ascesa di Giulio Andreotti a palazzo Chigi, probabilmente a causa della sua politica filoaraba[8].

Tra le esternazioni del presidente, vi fu quella contro il magistrato Rosario Livatino, definito sprezzantemente giudice ragazzino. Livatino fu assassinato dalla mafia nel 1990.

Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile. Fino al 25 maggio, quando al Quirinale fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, le funzioni presidenziali furono assolte, come previsto dalla Costituzione, dall'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini.

[modifica] Cossiga e Gladio

Le asserite responsabilità di Cossiga nei confronti di Gladio furono confermate dal medesimo interessato che, ancora presidente, ebbe a chiedere di essere processato e a definirsene «l'unico referente politico», precisando di «essere stato perfettamente informato delle predette qualità della struttura». Vi sono state differenti valutazioni politiche sul suo coinvolgimento nella vicenda di Gladio.

Mentre Cossiga ha recentemente dichiarato che sarebbe giusto riconoscere il valore storico dei gladiatori così come avvenne per i partigiani, il presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino ebbe a scrivere: «[...] se in sede giudiziaria un'illiceità penale della rete clandestina in sé considerata è stata motivatamente e fondatamente negata, non sono state affatto escluse possibili distorsioni dalle finalità istituzionali dichiarate della struttura, che ben possono essere andate al di là della sua già evidenziata utilizzazione a fini informativi...».

L'attività della organizzazione "Gladio" non è tuttora sufficientemente chiara sin nei dettagli, e si sono reiterate ipotesi di "organizzazione illegale" nonché di "cospirazione", essendo stata una struttura gerarchizzata operante in violazione all'articolo 18 della Costituzione, che vieta il perseguimento di scopi politici da parte di associazioni organizzate secondo strutture militari.

Secondo Cossiga ci sarebbero stati due ministri della Margherita del governo Prodi II nell'Organizzazione Gladio.

[modifica] La procedura di messa in stato di accusa

Cossiga fu messo formalmente in stato di accusa dal Parlamento con una procedura conclusasi con l'archiviazione, da parte del comitato parlamentare, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio 1993. Tra i firmatari delle mozioni accusatorie vi erano Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Marco Pannella, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca Orlando, Diego Novelli.

Le accuse che il comitato ritenne tutte manifestamente infondate erano 29. Tra queste:

a) l'espressione di pesanti giudizi sull'operato della commissione di inchiesta sul terrorismo e le stragi;
b) la lettera del 7 novembre 1990 con la minaccia di «sospendersi» e di sospendere il governo onde bloccare la decisione governativa riguardante il comitato sulla Organizzazione Gladio;
c) le continue dichiarazioni circa la legittimità della struttura denominata Organizzazione Gladio benché fossero in corso indagini giudiziarie e parlamentari;
d) la minaccia del ricorso alle forze dell'ordine per far cessare un'eventuale riunione del consiglio superiore della magistratura, nonché del suo scioglimento in caso di inosservanza del divieto di discutere di certi argomenti;
e) i giudizi sulla Loggia massonica P2, nonostante la legge di scioglimento del 1982 e le conclusioni della commissione parlamentare d'inchiesta;
f) la pressione sul governo affinché non rispondesse alle interpellanze, presentate alla Camera nel maggio 1991 da esponenti del PDS;
g) l'invito ad allontanare il ministro Rino Formica dopo le sue dichiarazioni sulla Organizzazione Gladio;
h) la rivendicazione di un potere esclusivo di scioglimento delle Camere e la sua continua minaccia;
i) la minaccia di far uso dei dossier e la convocazione al Quirinale dei vertici dei servizi segreti;
l) il ricorso continuo alla denigrazione, onde condizionare il comportamento delle persone offese e prevenire possibili critiche politiche.

[modifica] Attività recente

[modifica] XIII Legislatura

Sfaldatasi la DC ed essendosi i suoi esponenti divisi fra i due poli di centrosinistra e centrodestra, Cossiga decise in un primo momento di ritirarsi dall'attività di partito e di svolgere soltanto l'attività di senatore a vita. Successivamente, nel febbraio del 1998, diede vita ad una nuova formazione politica, l'UDR (Unione Democratica per la Repubblica), con l'intenzione di costituire un'alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane.

L'UDR raccolse l'adesione dei Cristiani Democratici Uniti di Rocco Buttiglione e di Clemente Mastella, alla guida di un gruppo di scissionisti del Centro Cristiano Democratico.

Quando Rifondazione comunista fece mancare il suo appoggio al governo Prodi I, che venne battuto alla Camera per un voto, Cossiga fu determinante per la formazione del governo D'Alema I. Il suo appoggio venne deciso, come Cossiga spiegò in una conferenza stampa [3] all'uscita dalle consultazioni con il presidente Scalfaro, per sancire irrevocabilmente la fine della conventio ad excludendum nei confronti del PCI. Massimo D'Alema fu il primo presidente del Consiglio a provenire dalle file dell'ex PCI. Per l'occasione Cossiga regalò al novello capo del Governo in Parlamento un bambino di zucchero, ironizzando un desueto luogo comune su usanze cannibalistiche dei comunisti. Nel frattempo il senatore Marcello Pera gli lanciava epiteti come discendente di barbaricini, briganti e rapitori, a cui Cossiga rispondeva ricordando le proprie origini familiari "contrariamente a chi ha un cognome di cosa, come si usava dare alle famiglie la cui origine era ignota".

[modifica] XIV Legislatura

Dopo un anno di vita, l'UDR si sciolse e larga parte di essa confluì nel nuovo soggetto politico creato da Clemente Mastella, l'UDEUR. Cossiga vi aderì in maniera puramente simbolica, per fuoriuscirne definitivamente il 6 novembre 2003, quando abbandonò, al Senato, il gruppo misto per iscriversi al gruppo per le autonomie.

Nel giugno 2002 ha annunciato e poi ritirato le dimissioni da senatore a vita.

[modifica] XV Legislatura

Attualmente Cossiga collabora attivamente con diversi quotidiani, scrivendo anche sotto lo pseudonimo "Franco Mauri" per Libero e "Mauro Franchi" per Il Riformista. Alla fine del 2005 ha pubblicato sul quotidiano Libero una lettera nella quale ha annunciato di non volersi più occupare attivamente della politica italiana, ma non pare avervi dato pienamente seguito.

Il 19 maggio 2006 ha votato la fiducia al governo Prodi II.

Il 27 novembre 2006 ha presentato al presidente del Senato, Franco Marini, le dimissioni da senatore a vita: «[Sono] ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale [...]». Le dimissioni sono state respinte dal Senato in data 31 gennaio 2007: il numero dei senatori contrari alle dimissioni è stato di 178, i favorevoli 100 e gli astenuti 12.

L'intera vicenda si è sviluppata in seguito a un'interpellanza parlamentare del mese di novembre 2006 nella quale il presidente emerito richiedeva al ministro dell'Interno Giuliano Amato di chiarire i motivi del pagamento di due giornalisti da parte del dipartimento della Pubblica sicurezza, diretto dal prefetto Giovanni De Gennaro. Data la non immediata disponibilità a chiarire direttamente la vicenda da parte del ministro Amato, in aula venne letta una risposta scritta da De Gennaro. Non condividendo il comportamento tenuto dal Ministro, Cossiga ribatteva con una delle sue note picconate: «[Ha preferito rispondere] lo scagnozzo di quel losco figuro (tale Roberto Sgalla) del capo della Polizia che si chiama Gianni De Gennaro [...]». Nella stessa data, prima del voto di cui sopra, Francesco Cossiga ha presentato pubbliche scuse allo stesso De Gennaro.

Il 6 dicembre 2007 è stato determinante per salvare dalla crisi il governo Prodi, con il suo sì al decreto sicurezza, sul quale l'esecutivo aveva posto il voto di fiducia.

[modifica] XVI Legislatura

Nel 2008 Cossiga ha votato la fiducia al governo Berlusconi IV; in precedenza aveva votato la fiducia a Berlusconi un'altra volta, nel 1994 (governo Berlusconi I).

Il 23 ottobre 2008 il Senatore a vita, in un'intervista al Quotidiano Nazionale, propone al Ministro dell'Interno Maroni la sua soluzione per contenere il dissenso universitario nei confronti della legge 133/2008: evitare di chiamare in causa la polizia, ma screditare il movimento studentesco infiltrando agenti provocatori, e solo allora, dopo i prevedibili disordini, "le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale". Nell'affermare ciò Cossiga sostiene che il terrorismo degli anni '70 era partito proprio dalle università, e conferma di avere già attuato una strategia simile quando egli stesso era stato Ministro dell'Interno[9]. In seguito a questa intervista Alfio Nicotra, della direzione nazionale del Prc e responsabile del Dipartimento Pace e Movimenti del Prc ha chiesto di riaprire l'inchiesta sulla morte di Giorgiana Masi, uccisa in circostanze non ancora chiarite durante una manifestazione nel 12 maggio 1977, periodo nel quale stesso Cossiga era ministro dell'Interno[10]. Inoltre la senatrice Donatella Poretti (Radicale eletta nelle file del PD) ha deciso di depositare un disegno di legge per l'istituzione d'una commissione d'inchiesta sull'omicidio della Masi.

[modifica] Onorificenze

[modifica] Italia

[modifica] Ufficiali della Repubblica

Capo dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria

Capo dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana

— Roma, dal 3 luglio, 1985 al 28 aprile, 1992 in qualità di Presidente della Repubblica
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone OMRI - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone OMRI

[modifica] Ordine Costantiniano di San Giorgio

Cavaliere di Gran Croce, con Placca d'Oro, decorato del Collare dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce, con Placca d'Oro, decorato del Collare dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio

[modifica] Sovrano Militare Ordine di Malta

Balì di Gran Croce di Onore e Devozione del SMOM - nastrino per uniforme ordinaria

Balì di Gran Croce di Onore e Devozione del SMOM

Collare dell'Ordine al Merito Melitense - nastrino per uniforme ordinaria

Collare dell'Ordine al Merito Melitense

[modifica] Croce Rossa Italiana

Gran Croce al merito della CRI - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Croce al merito della CRI

[modifica] Santa Sede

Collare dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria

Collare dell'Ordine Piano

[11]

[modifica] Francia

Gran Croce della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Croce della Legion d'Onore

[modifica] San Marino

Gran Croce dell'Ordine di San Marino - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Croce dell'Ordine di San Marino

[modifica] Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

Gran Croce dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Croce dell'Ordine del Bagno

Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria

Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio

[modifica] Svezia

Collare dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria

Collare dell'Ordine dei Serafini

[modifica] Polonia

  • Collare dell'Ordine al Merito (Polonia)
  • Grand'Ufficiale dell'Ordine Polonia Restituta

[modifica] Venezuela

  • Collare dell'Ordine di Simon Bolivar (Venezuela)

[modifica] Brasile

Collare dell'ordine della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria

Collare dell'ordine della Croce del Sud

[modifica] Perù

Collar de Cruzero del Sol - nastrino per uniforme ordinaria

Collar de Cruzero del Sol

[modifica] Portogallo

  • Collare dell'Ordine di Dom Henrique (Portogallo)
  • Gran Croce Ordine del Cristo (Portogallo)

[modifica] Argentina

  • Collare dell’Ordine Libertador San Martin (Argentina)

[modifica] Marocco

  • Stella di I classe dell'Ordine della Sovranità di Mohammed (Marocco)
  • Collare Mohammedi dell’Ordine della Sovranità

[modifica] Qatar

  • Collare dell’Ordine dell'Indipendenza (Qatar)

[modifica] Cile

  • Collare dell'Ordine al Merito (Cile)

[modifica] Giordania

  • Collare dell'Ordine di Re Hussein (Giordania)

[modifica] Belgio

  • Gran Cordone dell’Ordine di Leopoldo I (Belgio)

[modifica] Germania

Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito Federale (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria

Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito Federale (Germania)

[modifica] Tunisia

  • Gran Cordone dell'Ordine 7 novembre (Tunisia)

[modifica] Ungheria

  • Ordine della Bandiera di Ungheria di Ia Classe

[modifica] Olanda

  • Gran Croce dell'Ordine di Orange Nassau (Olanda)

[modifica] Danimarca

  • Gran Croce dell'Ordine di Dannebrog (Danimarca)

[modifica] Lussemburgo

  • Gran Croce dell'Ordine della Corona di Quercia (Lussemburgo)

[modifica] Islanda

  • Gran Croce dell'Ordine del Falcone (Islanda)

[modifica] Egitto

  • Gran Croce dell'Ordine al Merito (Rep. Egitto)

[modifica] Croazia

  • Gran Croce dell'Ordine di Re Tomislav di Croazia

[modifica] Messico

  • Grand’Ufficiale dell’Ordine dell’Aquila Azteca (Messico)

[modifica] Filippine

  • Rajà nell'Ordine Sikatuna (Filippine)

[modifica] Curiosità

  • È cugino di terzo grado di Enrico Berlinguer e Giovanni Berlinguer.
  • Nonostante egli sia comunemente chiamato "Cossìga", la pronuncia originaria del cognome è "Còssiga": si tratta d'un casato sardo - di nobiltà di toga, che a suo dire aveva esponenti collegati ad una loggia massonica locale[senza fonte] -; il cognome significa "Còrsica", e indica provenienza della famiglia da quell'isola[12].
  • È Capitano di fregata per nomina presidenziale, ma è più noto per il suo precedente grado di Capitano di corvetta, sempre conseguito con provvedimento di un Capo dello Stato; il fatto emerse pubblicamente quando nelle lettere di un magistrato suicida, il cagliaritano Lombardini, vi si alluse come ad un soprannome usato dei fidatissimi del circolo presidenziale[13]: ossequioso delle regolamentazioni interne alla gerarchia della Marina (che prevedono l'autorizzazione del superiore gerarchico per assumere incarichi pubblici, per l'ufficiale in servizio), il giorno del suo insediamento deviò il corteo presidenziale - che da Montecitorio saliva al colle del Quirinale - per raggiungere l'edificio del Ministero della Marina dove, in divisa da Capitano di fregata chiese al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare l'autorizzazione a rivestire la carica di Capo dello Stato.
  • È membro del comitato esecutivo dell'Aspen Institute Italia.
  • È frequentatore assiduo della biblioteca della facoltà di teologia valdese a Roma.
  • È titolare di stazione di radioamatore con il nominativo I0FCG[14]. Durante il suo mandato presidenziale trasferì la sua stazione al Quirinale; dopo il mandato, ha ripetutamente mostrato la stazione alla TV.
  • Nel 2007 ha costituito un comitato civico per onorare la memoria del prete roveretano, Antonio Rosmini. Di questo comitato fanno parte Giulio Andreotti, Gianni Letta, Franco Marini e il giornalista Giuseppe De Rita.
  • Nel 2008 ha accettato la presidenza del Comitato "Matti per Salemi", proposta dal sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi.
  • Ha conseguito la maturità liceale all'età di 16 anni e la laurea in giurisprudenza a soli 19 anni e mezzo[15].

[modifica] Alcuni scritti

  • Pino Careddu (a cura di) "Assassiga : tracce di vita anteriore dell'uomo che punta a controllare il centrodestra in italia" [Erica Stampa 2003]
  • Paolo Guzzanti (a cura di), Cossiga uomo solo, Mondadori, 1991
  • Francesco Cossiga, Parole inutili (forse), Colombo, 1992
  • Pasquale Chessa (a cura di), Il torto e il diritto: quasi un'autobiografia personale, Mondadori, 1993
  • Pensieri in libertà (ma secondo un criterio) - Sei interviste di Francesco Cossiga, Colombo, 2000
  • Piero Testoni (a cura di), La passione e la politica, a cura di Piero Testoni, RCS, 2000
  • Francesco Cossiga (a cura di), Sir Thomas Moore, santo e martire, patrono dei governanti e dei politici: raccolta documentale, Colombo, 2001
  • Pasquale Chessa (a cura di), Per carità di patria: dodici anni di storia e politica italiana, 1992-2003, Mondadori, 2003
  • Francesco Cossiga e Pasquale Chessa, Italiani sono sempre gli altri, 2007

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Note

  1. ^ Leone 1908; Pertini 1896; Cossiga 1928; Scalfaro 1918; Ciampi 1920; Napolitano 1925.
  2. ^ In questa veste presiedette all'apposizione degli "omissis" sul rapporto Manes: si tratta della relazione conclusiva della commissione ministeriale di inchiesta sul piano Solo, che la Commissione parlamentare sul SIFAR ricevette dal Governo pesantemente censurata "per esigenze di segreto militare" e che, invece, conteneva la prova della natura golpista delle mene del generale De Lorenzo[senza fonte] nell'estate del 1963, quando Pietro Nenni dichiarò che da parte dell'Arma era stato fatto udire "tintinnìo di sciabole" per impedire che la riedizione del governo Moro di centro-sinistra portasse ad equilibri più avanzati nel senso delle riforme economico-sociali necessarie al Paese.
  3. ^ movimento 77
  4. ^ Francesco Cossiga; Pasquale Chessa, Italiani sono sempre gli altri. Controstoria d'Italia da Cavour a Berlusconi, Arnoldo Mondadori Editore, 2007. 249 pp. ISBN 8804575735
  5. ^ Quelli che Cossiga stesso ha definito come i suoi nemici all'interno della Democrazia Cristiana misero in giro la voce - avvalorata da un finto rapporto degli agenti segreti della sua scorta - che una sua visita in Romania, ospite di Ceausescu, sarebbe stata motivata da una cura con l'elettroshock in una clinica di quel Paese: Cossiga ha narrato tale episodio nel corso della puntata del 14 dicembre 2007 della trasmissione "Otto e mezzo", intervistato da Giuliano Ferrara; nel corso della medesima trasmissione Cossiga ha comunque riferito che in altre epoche (compresa quella finale alla Presidenza della Repubblica) ha sofferto di crisi depressive.
  6. ^ Al ministro Taviani Cossiga, in una lettera al suo successore alla Difesa Parisi, ascrive la sua "iniziazione" alle covert actions della guerra fredda: "Quando i membri del Governo italiano Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani autorizzarono la firma del protocollo segreto di adesione all'Organizzazione Alleata Stay Behind Nets, furono acquistati per piccoli lotti, intestati, a prestanome, per lo più mogli o figli di ufficiali delle Forze Armate italiane, i terreni sui quali, con il largo contributo della Central Intelligence Agency americana e del Secret Intelligence Service di Sua Maestà Britannica, fu costruita la Base di Poglina. In essa io appresi l'uso delle armi automatiche e del plastico". Nel medesimo testo - cfr. ((http://www.aprileonline.info/print_article.php?id=6733)) - Cossiga afferma che i suoi gradi di marina (non aveva neppure fatto il servizio di leva) rientravano in questa operazione: "Per darmi una 'copertura' io fui poi nominato Capitano di Corvetta della Marina Militare e nominato 'operatore' del Goi di Consubim". (
  7. ^ Rivendicò di aver nascosto da giovane - come tutti gli altri dirigenti democristiani degli anni Cinquanta - "mitragliatrici e bombe a mano" per il caso in cui il PCI avesse tentato la presa del potere (l'episodio fu dettagliato ulteriormente, in un'intervista a Paolo Guzzanti a mandato presidenziale concluso, quando rivelò che ""alla vigilia delle elezioni del 1948 ero armato fino ai denti. Mi armò Antonio Segni. Non ero solo, eravamo un gruppo di democristiani riforniti di bombe a mano dai carabinieri. La notte del 18 aprile la passai nella sede del comitato provinciale della DC di Sassari ...Prefettura, poste, telefoni, acquedotto, gas non dovevano cadere, in caso di golpe rosso, nelle mani dei comunisti"); ascrisse alla sua grafia gli omissis con cui fu censurato al Ministero della difesa (all'epoca del suo sottosegretariato, negli anni Sessanta) il rapporto Manes con cui si descrivevano le attività paragolpiste del piano Solo; si autodenunciò come referente politico di Gladio e come frequentatore della sua base di capo Marrargiu, quando il presidente del Consiglio Giulio Andreotti fu indotto a rivelarne l'esistenza.
  8. ^ "Cossiga: Andreotti? Ama giocare a poker. Mi ha sempre battuto": Intervista al Corriere della sera dell'11 gennaio 2009.
  9. ^ Rassegna Stampa - Cossiga: "Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei
  10. ^ - Nicotra: dopo le dichiarazioni di Cossiga riaprire l'inchiesta su Giorgiana Masi
  11. ^ [1]
  12. ^ Cfr. http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=75285&r=424.
  13. ^ Carlo Bonini, Quei messaggi polemici a Cossiga "capitano di corvetta", in Corriere della sera, (22 agosto 1998 - Pagina 11)
  14. ^ [2]
  15. ^ Affermato dallo stesso Cossiga nella puntata di "Porta a Porta del 04 giugno 2009

Vedi anche:

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Emblema della Repubblica Italiana Predecessore: Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Successore: Stendardo del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
Giulio Andreotti 1979 - 1980 Arnaldo Forlani I
Presidenti del Consiglio dei Ministri
Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema
Predecessore: Presidente del Senato della Repubblica Successore:
Vittorino Colombo 12 luglio 1983 - 24 giugno 1985 Amintore Fanfani I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
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Vittorino Colombo {{{data}}} Amintore Fanfani
Emblema della Repubblica Italiana Predecessore: Presidente della Repubblica Italiana Successore: Stendardo presidenziale italiano
Sandro Pertini 3 luglio 1985 - 28 aprile 1992 Oscar Luigi Scalfaro
Presidenti della Repubblica Italiana
De Nicola (1946-1948) | Einaudi (1948-1955) | Gronchi (1955-1962) Segni (1962-1964) | Saragat (1964-1971) | Leone (1971-1978) | Pertini (1978-1985) | Cossiga (1985-1992) | Scalfaro (1992-1999) | Ciampi (1999-2006) | Napolitano (2006-in carica)
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