Anonima sequestri

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Anonima sequestri
Nomi alternativi Anonima sarda
Periodo Anni sessanta - Anni novanta
Alleati Vari gruppi indipendentisti sardi
Attività Terrorismo
Sequestri di persona

Anonima sequestri o anonima sarda è un'espressione giornalistica con la quale si identificano i collettivi delinquenziali responsabili di eventi delittuosi, soprattutto sequestri di persona, verificatisi in Sardegna, con una frequenza rilevante soprattutto a partire dagli anni sessanta del XX secolo e per alcuni decenni successivi.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La radice culturale che prelude alle origini delle bande identificate come Anonima Sequestri è il codice barbaricino, un regolamento di condotta e onore vigente nell'isola sin dal XIX Secolo la cui messa in atto ha fomentato la nascita dell'anonima sarda.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Contrariamente all'ordine gerarchico di alcune organizzazioni criminali italiane, come ad esempio Cosa nostra e Camorra (che nel tempo tramandano il proprio potere, posseggono un ordine prestabilito e colludono la propria influenza con le istituzioni politiche) l'anonima sarda è stata un'associazione a delinquere indipendente basata su regole tradizionali come il codice barbaricino e mai avente rapporti con le mafie italiane né con la politica.

Non si può quindi propriamente parlare di organizzazione criminale vista la mancanza di struttura e organizzazione interna, e per la totale indipendenza nella maggior parte degli episodi criminali tra loro.

Territorio di attività[modifica | modifica sorgente]

L'anonima sarda ha operato in Sardegna, occasionalmente nella vicina Corsica e nel secondo dopoguerra anche in altre aree dell'Italia.

Membri[modifica | modifica sorgente]

Tra i "membri" più famosi dell'anonima sarda si ricordano in Barbagia, Ogliastra, Baronia:

  • Graziano Mesina detto Gratzianeddu, nativo di Orgosolo (NU), protagonista di un omicidio, diversi sequestri di persona e anni di latitanza nel Supramonte. Condannato all'ergastolo per un assassinio, è stato graziato nel 2004 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dopo 40 anni di reclusione.Torna in carcere a giugno 2013.
  • Miguel Atienza, bandito spagnolo e compagno di carcere di Mesina, evaso insieme a quest'ultimo dal carcere di San Sebastiano a Sassari. Ad Osposidda causò la morte di due agenti in una sparatoria, in cui anche lui morì.
  • Matteo Boe detto il bandito dagli occhi di ghiaccio, famoso protagonista degli anni d'oro dell'anonima sequestri e del brigantaggio sardo. Noto per essere evaso dal carcere dell'Asinara insieme all'amico Salvatore Duras e per essere stato condannato per aver sequestrato Farouk Kassam.
  • Annino Mele e Giovanni Cadinu, entrambi di Mamoiada (NU). Divennero in seguito, secondo alcune supposizioni, nemici a seguito di dissidi per la spartizione dei soldi ricavati dai sequestri e da tale episodio nacque una faida fra le loro famiglie che portò quasi allo sterminio di entrambe le fazioni. Sono stati considerati coinvolti in numerosi sequestri avvenuti sia in Sardegna che nella Penisola. Mele fu ferito e catturato nel 1987, mentre Cadinu fu ucciso misteriosamente nel 1991.
  • Mario Sale. Noto in Sardegna col soprannome di "Bandideddu", cioè piccolo bandito, emigrò da Mamoiada a metà degli anni settanta e fu coinvolto in numerosi sequestri avvenuti in Toscana e Umbria negli anni settanta e ottanta. Rivendicava i sequestri firmandosi "Chaka II" e scriveva proclami politici. Latitante dal 1977, secondo alcuni attualmente vivrebbe in Sudamerica.
  • Attilio Cubeddu di Arzana (Ogliastra), latitante dal 1997 e inserito fra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia.
  • Pasquale Stocchino di Arzana (Ogliastra), ex latitante, condannato per la strage di Lanusei nel 1972.

Collusioni con l'eversione sarda[modifica | modifica sorgente]

La stagione dell'eversione politica, attiva in Italia già dai primi anni del dopoguerra, si espanse in Sardegna a metà degli anni sessanta e si concluse negli anni ottanta, fine degli anni di piombo anche nella penisola.

I contatti tra i banditi locali dell'anonima sarda e i militanti di organizzazioni eversive di estrema sinistra e attive nel terrorismo rosso, quali Brigate Rosse e Nuclei Armati Proletari, furono in parte aiutate dalla detenzione di militanti estremisti di sinistra nei carceri di massima sicurezza dell'isola, in maniera similare ai soggiorni obbligati dei mafiosi meridionali nel Settentrione, che influenzarono la nascita della Mala del Brenta.

I movimenti terroristici e paramilitari più famosi, nati nell'isola, furono Barbagia Rossa, Movimento Armato Sardo e Comitato di Solidarietà con il Proletariato Prigioniero Sardo Deportato, nella maggior parte di ideologia comunista e indipendentista, nell'arco di un decennio rivendicarono diversi attentati e sequestri di persona.

Tra i principali sostenitori della causa indipendentista ed eversiva vi fu l'editore Giangiacomo Feltrinelli, che più volte tentò di prendere contatti con diverse organizzazioni con l'intento di rendere indipendente la Sardegna (con l'aiuto degli indipendentisti) e formare un governo comunista (con l'aiuto degli eversivi di sinistra) sul modello approcciato da Fidel Castro a Cuba.[1]

Prendendo in considerazione l'elezione di Graziano Mesina, il più noto bandito della criminalità sarda, come capo delle truppe ribelli, idea che effettivamente fu opzionata sia dagli eversivi di sinistra come dimostrano i vari contatti avutisi che dai servizi segreti.

Storia recente è il fallito attentato dinamitardo, a Porto Rotondo, nei confronti del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, durante la visita del premier inglese Tony Blair in Sardegna, avvenuto nell'Agosto 2004, che portò all'arresto di 10 membri di un movimento indipendentista, denominato Organizzazione indipendentista rivoluzionaria (Oir) e di alcuni elementi appartenenti ai Nuclei proletari per il comunismo (Npc)[senza fonte].

Rapimenti noti[modifica | modifica sorgente]

Tra i rapimenti più noti dell'Anonima Sequestri si ricordano:

  • quello (non riuscito) del figlio di Lucio Battisti, Luca – 16 luglio 1975[2];
  • quello (1979) del cantautore ligure Fabrizio De André e della compagna e futura moglie Dori Ghezzi.
  • sempre nel 1979 fece scalpore il rapimento dei due fratelli torinesi Marina e Giorgio Casana prelevati in spiaggia da un commando di 15 delinquenti il 22 agosto e rilasciati, in seguito al pagamento di un riscatto, il 21 ottobre dello stesso anno.
  • un altro rapimento noto è quello del gennaio 1985, quando venne sequestrato un piccolo imprenditore di Oliena (NU), Tonino Caggiari. Per la sua liberazione si mobilitarono ingenti forze dell'ordine, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e un sostanzioso gruppo di cittadini, prevalentemente pastori che vollero collaborare con le forze di polizia. Ci fu un tremendo conflitto a fuoco presso Osposidda in territorio di Orgosolo, dove rimasero uccisi i latitanti Giovanni Corraine, Giuseppe Mesina, Nicolò Floris, tutti di Orgosolo (NU), Salvatore Fais, detto "Speedy Gonzales" (coinvolto nel sequestro dei fratelli Casana), latitante di Santulussurgiu (OR), e il poliziotto Vincenzo Marongiu di Mogoro (OR). Questo conflitto a fuoco entrerà negli annali come la "Battaglia di Osposidda" e verrà definita dalle stesse forza dell'ordine una "vittoria dal sapore molto amaro".
  • nel 1992 venne rapito il giovane Farouk Kassam, liberato con la mediazione di Graziano Mesina.
  • altro rapimento noto, nonché fra i più recenti, fu quello di Giuseppe Soffiantini, imprenditore industriale bresciano, che fu prelevato dalla sua casa a Manerbio (BS) il 17 giugno 1997 da un gruppo di esperti banditi sardi. Fu rinchiuso in diversi covi tra la Calvana e le montagne pratesi, dove fu tenuto in condizioni disumane per ben 237 giorni. Si tratta di uno dei sequestri più lunghi e particolari avvenuti in Italia, e che fortunatamente ebbe un buon esito in virtù del pagamento di un riscatto di ben 5 miliardi di lire. Durante due differenti conflitti a fuoco, nel corso del sequestro, rimasero uccisi il bandito Mario Moro di Ovodda (NU) e l'ispettore di Polizia dei NOCS Samuele Donatoni.
  • quello di Silvia Melis a Tortolì, in Ogliastra nel 1997 rilasciata a Orgosolo.
  • quello dell'imprenditore bonorvese Giovanni Battista Pinna. Il 28 maggio 2007, Giambattista detto Titti ha potuto riabbracciare i familiari. Anche il padre, in precedenza, aveva rischiato il sequestro, mentre un suo parente, anch'egli sequestrato dall'Anonima Sarda, non ha mai fatto ritorno a casa.
  • quello di Augusto De Megni;

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ GNOSIS, rivista italiana di intelligence, Sardegna, laboratorio politico.
  2. ^ Hanno tentato di rapire il figlio di Battisti in Il corriere di informazione, 18 luglio 1975. Consultabile anche su Francesco Mirenzi, Battisti talk, 1ª ed., Castelvecchi editore, 1998, Pagine 199-201..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]