Raffaele Fiore

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Raffaele Fiore (Bari, 1954) è un terrorista italiano, importante esponente, durante il periodo degli anni di piombo, dell'organizzazione terroristica delle Brigate Rosse, partecipe in modo diretto di alcuni dei più gravi fatti di criminalità politica accaduti in Italia.

Raffaele Fiore.L'ex capocolonna di Torino durante uno dei processi alle BR.

Indice

[modifica] Cenni biografici

Nativo di Bari, ma trasferitosi giovanissimo con i propri genitori a Torino, aderì all'estremismo militante di estrema sinistra. Capocolonna delle BR torinesi, nome di battaglia Marcello, compì la sua prima azione il 22 aprile 1977, quando assieme a Patrizio Peci e Angela Vai, detta Augusta, colpì alle gambe Antonio Munari, capo officina della Fiat dopo averlo pedinato per settimane. L'attentato fu rivendicato il 24 aprile con un comunicato delle BR.

Partecipò alla Strage di via Fani, quando un commando, costituito di dieci brigatisti: Rita Algranati, Barbara Balzerani, Franco Bonisoli, Alessio Casimirri, Prospero Gallinari, Alvaro Loiacono, Mario Moretti, Valerio Morucci e Bruno Seghetti, assassinò cinque uomini della scorta e rapì l'onorevole Aldo Moro. Secondo la ricostruzione di Morucci e il più recente racconto dello stesso Fiore, sembra che il mitra di quest'ultimo (un Beretta M12, teoricamente il più moderno tra quelli disponibili a Via Fani) si inceppò subito, impedendo a Fiore di colpire l'autista della Fiat 130 con Aldo Moro a bordo, appuntato Domenico Ricci. Il Ricci quindi venne ucciso solo dopo un secondo intervento di Morucci che riuscì a disinceppare il suo FNA B Mod-43 anch'esso malfunzionante dopo aver sparato una prima raffica mortale sul maresciallo Oreste Leonardi. Dopo il massacro della scorta, Fiore (insieme a Moretti) tirò fuori personalmente Moro dalla 130 e quindi tutti e tre salirono sulla Fiat 132 con alla guida Seghetti. La famosa impronta della 'manona' sulla portiera dell'auto con Moro a bordo era di Raffaele Fiore (di corporatura molto robusta).[1]

È ritenuto il responsabile anche degli assassini dell'avvocato Fulvio Croce (al quale partecipo' in veste di 'autista' mentre Rocco Micaletto, appoggiato da Lorenzo Betassa e Angela Vai avrebbe sparato direttamente sul povero avvocato); e del giornalista Carlo Casalegno (in questa circostanza fu proprio Fiore a sparare personalmente su Casalegno con la pistola Nagant coperto da Piero Panciarelli, Patrizio Peci e Vincenzo Acella), avvenuti entrambi a Torino[2] Capocolonna a Torino per oltre due anni e componente del Fronte Logistico, Fiore nell'autunno del 1978 entrò a far parte del Comitato Esecutivo, massimo organo di direzione delle Brigate Rosse (dopo la cattura a Milano in via Montenevoso il 1 ottobre 1978 di Lauro Azzolini e Franco Bonisoli). In precedenza (dicembre 1978 ) aveva partecipato direttamente anche al tragico eccidio di due agenti di PS in servizio di sorveglianza fuori dal carcere di Torino (Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu ), aprendo il fuoco con un mitra M12 sui due giovanissimi militi insieme a Piero Panciarelli, appostati dentro una Fiat 128 a cui era stato asportato il lunotto posteriore (altri componenti del commando furono Nadia Ponti e Vincenzo Acella)[3].

La tragica attività terroristica di Raffaele Fiore termina il 19 marzo 1979 quando viene catturato a Torino (insieme ad Acella), apparentemente in maniera casuale (Peci insinua una 'spiata' fatta alle Forze dell'Ordine addirittura dalla Ponti per motivi di 'carriera' interna). Nel processo romano Moro-Uno del 24 gennaio 1983 fu condannato con sentenza di primo grado alla pena dell'ergastolo[4]. Non si è mai pentito e dal 1997 gode della libertà condizionale, confermata nel 2007. La sua storia di brigatista è stata descritta da Aldo Grandi in una pubblicazione edita da Rizzoli nel 2007. Di lui parla ampiamente Peci nel suo memoriale, e il ritratto che ne emerge non depone a favore di Fiore: Peci lo definisce "grezzo, di scarsa intelligenza, poco incline ai rapporti umani e poco propenso all'igiene".

[modifica] Note

  1. ^ Vedere per una ricostruzione di Via Fani, per esempio: A.GRANDI 'L'ultimo brigatista' BUR 2007;V.TESSANDORI 'Qui Brigate ROsse, Baldini Castoldi e Dalai 2009
  2. ^ Vedere la testimonianza dello stesso Fiore in A.GRANDI 'L'ultimo brigatista' BUR 2007, e le memorie di Peci: P.PECI,'Io, l'infame' Sperling e Kupfer 2008
  3. ^ Vedere V.TESSANDORI Qui Brigate Rosse' cit.
  4. ^ Raffaello Fiore in Brigate Rosse - Fatti, documenti e personaggi. BrigateRosse.it. URL consultato il 03-04-2009.

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Bianconi, Fiore il terrorista che uccise il dialogo, articolo giornalistico, 2007
  • Filippo Ceccarelli, Lo stomaco della Repubblica: cibo e potere in Italia dal 1945 al 2000, 2000, pagina 240
  • Aldo Grandi, L'ultimo Brigatista, edito da Rizzoli Blur Editore, 2007
  • Laura Braghetti e Paola Tavella, Il prigioniero, 2003
  • Stefano Grassi, Il caso Moro: un dizionario italiano, 2008
  • Silvio Bonfigli e Jacopo Sce, Il delitto infinito: ultime notizie sul sequestro Moro, 2002
  • Sergio Flamigni e Luciano Violante, La tela del ragno: il delitto Moro, 1988
  • Pino Casamassima, Il libro nero delle Brigate rosse: gli episodi e le azioni della più nota ..., 2007
  • Daniele Biacchessi, Il delitto D'Antona: indagine sulle nuove Brigate rosse, 2001
  • Rita Di Giovacchino e Giovanni Pellegrino, Il libro nero della Prima Repubblica, 2005
  • Nanni Balestrini, Primo Moroni e Sergio Bianchi, L'orda d'oro: 1968-1977 : la grande ondata rivoluzionaria e creativa ...‎, 2007
  • Marco Clementi e Aldo Moro, La "pazzìa" di Aldo Moro, 2001
  • Sergio Flamigni, Convergenze parallele: le Brigate rosse, i servizi segreti e il delitto Moro, 1998
  • Gianni Cipriani, Lo stato invisibile: [storia dello spionaggio in Italia dal dopoguerra a oggi]‎, 2002

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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