Pietro Valpreda

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Pietro Valpreda

Pietro Valpreda (Milano, 29 agosto 1933Milano, 6 luglio 2002) è stato un anarchico e scrittore italiano, noto per il suo coinvolgimento nel procedimento giudiziario per la strage di Piazza Fontana, dal quale uscì poi assolto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Pietro Valpreda lavora inizialmente come artigiano, ma presto la passione per la danza prende il sopravvento, e diventa ballerino in una compagnia di avanspettacolo.

L'attivismo anarchico[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 si trasferì a Roma dove frequentò il circolo Bakunin e dove poi fondò con alcuni amici il Circolo anarchico 22 marzo.[1]

Coinvolgimento nel processo per la Strage di Piazza Fontana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Piazza Fontana.

Nei giorni successivi alla Strage di Piazza Fontana fu additato, con Giuseppe Pinelli (morto misteriosamente cadendo dalla finestra della Questura), come colpevole a causa della testimonianza del tassista Cornelio Rolandi, che dichiarò di averlo portato col suo taxi in piazza. Valpreda sarebbe sceso con una valigetta e sarebbe tornato sul taxi senza di essa. Furono arrestati anche altri cinque aderenti al Circolo anarchico 22 marzo.[1]

Si scoprì poi che nei circoli anarchici si erano infiltrati ex militanti di estrema destra, come Mario Merlino e Antonio "Nino" Sottosanti, e che Valpreda fu forse (deliberatamente o no) confuso, causa somiglianza fisica, con Sottosanti (detto "Nino il fascista", negli ambienti anarchici) o con Pierluigi Concutelli, terrorista di Ordine Nuovo e vicino ai neofascisti Franco Freda (che avrebbe confermato ad un compagno di cella della presenza sul taxi di un sosia di Valpreda, forse Sottosanti) e Giovanni Ventura.[2] Questa era prassi di infilitrazione e false flag era comune nella strategia della tensione, e si verificherà anche nel 1973, con la strage della Questura di Milano, compiuta dall'informatore dei servizi segreti Gianfranco Bertoli, che però si autoproclamò individualista stirneriano, dopo l'arresto.

Pietro Valpreda durante un'udienza per la strage di Piazza Fontana

Valpreda rimase in carcere per più di 3 anni (esattamente 1110 giorni), fino al 29 dicembre 1972, quando, insieme ai suoi compagni, fu rimesso in libertà provvisoria per decorrenza dei termini di carcerazione. La scarcerazione di Valpreda fu possibile grazie ad una legge ad personam, la cosiddetta legge Valpreda (legge n. 773 del 15 dicembre 1972) che introdusse limiti alle misure cautelari anche nei casi di reati gravissimi (tra cui la strage), in contrasto con la norma precedentemente in vigore secondo la quale un imputato per reati gravissimi non poteva essere scarcerato prima della sentenza di assoluzione.[3]

Nel 1979 la Corte d'Assise di Catanzaro assolse Valpreda e gli altri imputati anarchici dall'accusa di strage per insufficienza di prove. I gradi di giudizio successivi (1981 e 1987) confermarono l'assoluzione.[4] In anni successivi venne affermata la colpevolezza di neofascisti di Ordine Nuovo nella strage, ma nessuno di loro sconterà la pena, causa prescrizione, collaborazione o precedente assoluzione definitiva. Il sosia di Valpreda, Nino Sottosanti, venne indagato ma mai condannato e morì nel 2004.[5]

Uscito di prigione, Valpreda si sposò ed ebbe il figlio Tupac Libero Emiliano.[6]

Valpreda scrittore[modifica | modifica sorgente]

Valpreda (a sinistra) al circolo Ponte della Ghisolfa

Valpreda scrisse in carcere molte poesie e un diario che verranno pubblicati negli anni '70, assieme all'epistolario. Nei primi anni 2000, collaborò con Piero Colaprico alla scrittura dei primi tre romanzi aventi come protagonista il maresciallo Binda, un investigatore onesto e sempre dalla parte delle vittime: Quattro gocce di acqua piovana, La nevicata dell'85 e La primavera dei maimorti. Il quarto libro, L'estate del mundial, è stato scritto quasi interamente da Colaprico, a causa della morte di Valpreda. La serie è poi proseguita con un quinto libro.[7] Valpreda contribuì alla realistica descrizioni di luoghi come i bassifondi milanesi in cui Binda si muove con i suoi informatori, del carcere di San Vittore, dei circoli anarchici e di periodi storici come la contestazione studentesca.[8]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Valpreda morì all'età di 69 anni dopo l'aggravarsi della malattia che lo aveva colpito da parecchio tempo. I funerali si svolsero a Milano al Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa.[9]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Lettere dal "carcere del sistema", Roma, Napoleone, 1972.
  • Poesie dal carcere. Versi d'amore e di rabbia di un uomo che accusa, Roma, Napoleone, 1972.
  • È lui. Diario dalla galera, Milano, Rizzoli, 1974.
  • con Piero Colaprico:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b La storia siamo noi: Piazza Fontana. URL consultato il 2012-04-07.
  2. ^ «Sul taxi della strage il sosia di Valpreda»
  3. ^ Esigenze cautelari e tutela della salute: evoluzione storica. URL consultato il 2012-04-07.
  4. ^ Pietro Valpreda è innocente, non mise la bomba nella banca, 1985-07-13. URL consultato il 2012-04-07.
  5. ^ E' morto Nino Sottosanti, il sosia di Valpreda
  6. ^ Enzo Biagi, Io c'ero: Un grande giornalista racconta l'Italia del dopoguerra, a cura di Loris Mazzetti, Rizzoli, estratto
  7. ^ Il maresciallo Binda indaga in memoria di Valpreda
  8. ^ Fulvio Cortese, Le indagini del maresciallo Binda
  9. ^ Terrorismo. Morto Pietro Valpreda, l'uomo di Piazza Fontana

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Barberi e Marco Fini. Pietro Valpreda. Processo al processo. Milano, Feltrinelli, 1972.
  • G. Cabrini. Un uomo chiamato Pietro Valpreda. Verona, Bertani, 1973.
  • M. Del Bosco. Da Pinelli a Valpreda. Roma, Editori Riuniti, 1972.
  • Tre giorni a luglio, 1996 ed. ponte della ghisolfa

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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