Giovanni Ventura

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Giovanni Ventura

Giovanni Ventura (Piombino Dese, 2 novembre 1944Buenos Aires, 2 agosto 2010) è stato un terrorista italiano, membro del movimento neofascista di Ordine Nuovo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Laureando in filosofia, milita nell'Azione Cattolica e poi nel Movimento Sociale Italiano, da cui esce nel 1966 "perché troppo molle"[1].

Apre la libreria Ezzelino a Padova e diventa un piccolo editore, legandosi a Franco Freda. Pubblica la rivista ciclostilata Reazione, di tono neonazista, ma anche testi di ispirazione marxista.

Le bombe a Milano e sui treni nel 1969[modifica | modifica sorgente]

Ventura viene condannato definitivamente per associazione sovversiva in relazione agli attentati della primavera-estate del 1969: le due bombe a Milano del 25 aprile 1969 e le bombe sui treni del 9 agosto 1969: 8 bombe rudimentali a bassa potenza esplodono su 8 treni in movimento in diverse località d'Italia, provocando 12 feriti; una bomba inesplosa viene trovata sul treno Bari-Venezia e un'altra viene trovata alla stazione centrale di Milano sul treno Trieste-Parigi.

Nel 1973, dopo l'arresto, Ventura confessa il suo ruolo nei 21 attentati del 1969, negando solo la strage di Piazza Fontana. I PM di Milano scoprono che Ventura riferiva a Guido Giannettini, agente del SID fuggito all'estero. Dopo una settimana, la Cassazione sposta il processo a Catanzaro, poiché "a Milano non c'è un clima sereno per giudicare"[2].

La strage di Piazza Fontana[modifica | modifica sorgente]

Coinvolto nella vicenda giudiziaria relativa alla strage di piazza Fontana, viene alla fine assolto in appello per incompletezza delle prove. Nel giugno 2005, al termine dell'ultimo processo su piazza Fontana, riaperto negli anni '90 a Milano per trovare i complici di Freda e Ventura, la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage. Secondo la Corte, l'eccidio del 12 dicembre 1969 fu organizzato da "un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine Nuovo" e "capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura". Il giudizio ha valore di sola condanna morale e storica, in quanto i due imputati sono già stati assolti irrevocabilmente dalla corte d'assise d'appello di Bari, che li ha condannati solo per le bombe sui treni[3].

Carcerazione e vita successiva[modifica | modifica sorgente]

Ha scontato undici anni di prigione tra Italia e Argentina. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Buenos Aires, dove ha gestito il ristorante "Filo". È morto la mattina del 2 agosto 2010 dopo lunga malattia.[4][5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maurizio Dianese, Gianfranco Bettin. La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria. Feltrinelli, 1999.
  2. ^ Paolo Biondani, Da Valpreda ai timer di Freda 35 anni tra sospetti e depistaggi, Corriere della Sera, 4 maggio 2005
  3. ^ Paolo Biondani, «Freda e Ventura erano colpevoli», Corriere della Sera, 11 giugno 2005
  4. ^ Corriere della Sera - 4 agosto 2010
  5. ^ il Mattino di Padova - 4 agosto 2010

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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