Gian Carlo Caselli

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Gian Carlo Caselli
Gian Carlo Caselli al Festival internazionale del giornalismo 2012

Gian Carlo Caselli al Festival internazionale del giornalismo 2012


Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo
Durata mandato 1993 –
1999

Direttore generale del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria
Durata mandato 1999 –
2001

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino
Durata mandato 30 aprile 2008 –
28 dicembre 2013

Gian Carlo Caselli (Alessandria, 9 maggio 1939) è un magistrato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Conseguita la maturità classica presso il liceo Salesiano Valsalice, si è laureato in giurisprudenza con la tesi Concubina pro uxore-Osservazioni in merito al c. 17 del primo Concilio di Toledo, pubblicata dalla Rivista di Storia del diritto italiano, presso l'Università di Torino in cui dal 1964 è assistente universitario per la cattedra di storia del diritto italiano.
Nel dicembre 1967, vinto il concorso in magistratura, è stato destinato al Tribunale di Torino, ove nei primi anni settanta è stato giudice istruttore penale. Dalla metà degli anni settanta sino alla metà degli anni ottanta, ha trattato reati di terrorismo riguardanti le Brigate Rosse e Prima Linea.

Nel 1984 ha fatto parte della commissione per l'analisi del testo di delega del nuovo codice di procedura penale e nel 1991 è stato consulente della Commissione Stragi. Dal 1986 al 1990 è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura.[1] Nel 1991 è stato nominato magistrato di Cassazione ed è divenuto Presidente della Prima Sezione della Corte di Assise di Torino.

Dal 15 gennaio 1993 fino al 1999 è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ottenendo importantissimi risultati nella lotta alla mafia come l'arresto di boss del calibro di: Leoluca Bagarella, Gaspare Spatuzza, Giovanni Brusca. A quel periodo risale anche il processo per mafia al leader democristiano e più volte Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti, iniziato nel 1993 e conclusosi nel 2004. Il processo ebbe enorme risonanza mediatica e fu interpretato da molti come un giudizio nei confronti dell'intero sistema politico italiano, ma si concluse con la totale assoluzione di Andreotti da ogni accusa di collusione con la mafia: la Cassazione, infatti, confermando le conclusioni dei precedenti gradi di giudizio, scagionò pienamente Andreotti da ogni accusa.

Dal 30 luglio 1999 sino a marzo del 2001 è stato Direttore generale del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.
A marzo 2001 è nominato rappresentante italiano a Bruxelles nell'organizzazione comunitaria Eurojust contro la criminalità organizzata.

Dopo aver ricoperto il ruolo di Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Torino, viene nominato Procuratore Capo della Repubblica di Torino con voto unanime del Consiglio Superiore della Magistratura il 30 aprile 2008.[2]

Nel 2008 compare in Anni Spietati - Una Città e il Terrorismo: Torino 1969-1982 sulle Brigate Rosse, documentario di Igor Mendolia basato sulla storia delle Brigate Rosse nella città di Torino.

Nel 2009 ha coordinato le indagini sul "G8 dell'università di Torino" dello stesso anno[3] e disposto 25 arresti per reati commessi in occasione delle manifestazioni del movimento NO TAV nel gennaio del 2012.[4]Per questa ragione è stato più volte contestato dai membri del movimento NO TAV.[5]. Con documento del 13 aprile 2013 proposto dal Movimento 5 Stelle conseguentemente ad una indagine di preferenze eseguita mediante voto on line, Caselli rientra nella lista dei candidati alla presidenza della Repubblica.

Nel novembre 2013 si dimette da Magistratura democratica per un articolo di Erri De Luca su una pubblicazione dell'associazione, indulgente sugli anni di piombo [6].

Il 18 dicembre 2013 lascia la magistratura a seguito del pensionamento. Lo annuncia lui stesso inviando una e-mail ai colleghi della Procura di Torino.

Emendamento Luigi Bobbio[modifica | modifica wikitesto]

Il senatore di Alleanza Nazionale Luigi Bobbio presentò nel 2005 un emendamento alla legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario (la cosiddetta "Riforma Castelli").[7]

Per effetto di tale emendamento, Caselli non poté più essere nominato in quel ruolo per superamento del limite di età. La Corte Costituzionale, successivamente alla nomina di Piero Grasso quale nuovo Procuratore nazionale antimafia, dichiarò incostituzionale il provvedimento che aveva escluso il giudice Gian Carlo Caselli dal concorso.[8]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Documento senza titolo Composizione del Consiglio Superiore della Magistrature dal 1986 al 1990 dal csm.it
  2. ^ CSM: Gian Carlo Caselli nuovo procuratore capo Torino da palermo.repubblica.it, 30 aprile 2008
  3. ^ Scontri al G8 dell'Università, 21 arresti Gli studenti protestano da Torino a Napoli - esteri - Repubblica.it, 6 luglio 2009
  4. ^ Caselli: "Blitz non è contro i No Tav" Grillo: "Geometrica potenza" - Torino - Repubblica.it, 26 gennaio 2012
  5. ^ Caselli a Genova, insulti e bombe carta in centro da ilcorriere.it, 21 febbraio 2012
  6. ^ Gian Carlo Caselli lascia Magistratura democratica in polemica Erri De Luca. Lo scrittore: "Non è democratico"
  7. ^ Antimafia, An contro Caselli I Ds: "Una legge per colpirlo", da larepubblica.it, 10 marzo 2005
  8. ^ "Incostituzionale la legge anti-Caselli", da larepubblica.it, 21 giugno 2007

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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