Roberto Scarpinato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Roberto Maria Ferdinando Scarpinato (Caltanissetta, 14 gennaio 1952) è un magistrato italiano, attuale Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Palermo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizia la carriera in magistratura nel 1980. Dopo avere prestato servizio presso la Procura della repubblica di Palermo nel 1991 entra a far parte del pool antimafia collaborando con Giovanni Falcone e con Paolo Borsellino. Si occupa – tra le altre cose – della requisitoria al processo sull'assassinio politico-mafioso di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione siciliana, di Pio La Torre, segretario regionale del P.C.I., di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana e di Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo.[1]

Dopo la strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992, è il promotore della rivolta di otto sostituti procuratori contro il procuratore capo Piero Giammanco, al quale viene addebitata la responsabilità di avere progressivamente isolato Giovanni Falcone, inducendolo ad andare via dalla Procura di Palermo.[2] Quella clamorosa presa di posizione innesca un conflitto interno alla Procura di Palermo che costringe il Consiglio Superiore della Magistratura ad intervenire ed induce il procuratore Giammanco a chiedere il trasferimento.[3]

Alla Procura della Repubblica di Palermo inizia così una svolta: Giancarlo Caselli è il nuovo Procuratore; viene arrestato Salvatore Riina e vengono avviate le indagini per alcuni dei più importanti processi sui rapporti tra mafia e potere, che porteranno sul banco degli accusati molti intoccabili, tra i quali il senatore Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio e ventiquattro volte ministro, processato (e poi assolto) per il reato di partecipazione all'associazione mafiosa Cosa Nostra, e Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti civili, il quale sarà condannato a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La nuova stagione dell'antimafia decolla definitivamente portando all’arresto dei più importanti capi della mafia militare, a centinaia di condanne all’ergastolo e contemporaneamente alla prosecuzione di indagini e processi sul versante strategico delle collusioni con i colletti bianchi.

A partire dal 1996, Scarpinato - insieme a Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli - sostiene l’accusa nel dibattimento a carico di Andreotti: il processo durerà diversi anni, con l’audizione di centinaia di testimoni e collaboratori di giustizia. Andreotti verrà assolto con formula piena in primo grado, "perché il fatto non sussiste". La Corte d'Appello di Palermo confermerà la piena assoluzione di Andreotti per i fatti successivi al 1980 mentre per i fatti anteriori dichiarerà addirittura non doversi nemmeno procedere. La Corte di Cassazione confermerà la sentenza di appello il 15 ottobre 2004.[4]

Il nome di Scarpinato torna alla ribalta per l'indagine sui cosiddetti “Sistemi criminali”, che investe i moventi ed i retroscena politici delle stragi del 1992 e del 1993. Divenuto Procuratore aggiunto, conduce pressanti indagini sui rapporti tra la mafia e la massoneria deviata, sulla cosiddetta “trattativa” tra lo Stato e Cosa Nostra nel periodo delle stragi, e sui rapporti tra mafia ed economia.

Nel 2005, assume la direzione del Dipartimento mafia-economia all’interno del quale crea un gruppo di magistrati e investigatori specializzati, che smantella colossali patrimoni illegali, giungendo a sequestrare dal 2008 al 2010 beni in Italia ed all’estero per un valore di circa tre miliardi e cinquecento milioni di euro.[5] Il Dipartimento comprende anche il settore delle misure di prevenzione antimafia che nel 2010 ottiene la certificazione di qualità ISO 9001.

Nel giugno 2010 viene nominato Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta.

Il 7 febbraio 2013 è nominato[6], dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, con le sole astensioni dei due membri laici del PDL e del membro laico della Lega Nord, nuovo Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Palermo.[7]

È autore di numerose pubblicazioni in Italia e all'estero e collabora anche con la rivista MicroMega.

Processi[modifica | modifica wikitesto]

Fra i principali processi a cui ha preso parte:

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno del principe[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno del principe
Autore Roberto Scarpinato
1ª ed. originale 2008
Genere saggio
Lingua originale italiano
« Il potere non è nel Consiglio comunale di Palermo. Il potere non è nel Parlamento della Repubblica. Il potere è sempre altrove. Lo stato per me è la Costituzione e la Costituzione non esiste più. »
(Leonardo Sciascia)

Il ritorno del principe è un saggio del giornalista Saverio Lodato e del procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo Roberto Scarpinato pubblicato nel 2008 da Chiarelettere. Del libro Marco Travaglio dice: "In un altro paese susciterebbe polemiche e dibattiti furibondi, invece è stato subito avvolto da una coltre di imbarazzato silenzio".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Scarpinato, Il ritorno del principe, Chiarelettere, pp. 347.

Altre[modifica | modifica wikitesto]

  • Mafia e Politica, in Anatomia di un regime, Palermo 1992;
  • Caratteristiche e dinamiche degli omicidi ordinati ed eseguiti da Cosa Nostra, in Segno 1996;
  • La mafia dei mandanti, in MicroMega, 1996;
  • L’anomalia italiana, in MicroMega 1996;
  • Cosa Nostra e il male oscuro della dispersione del sé, in La mafia dentro. Psicologia e psicopatologia di un fondamentalismo, ed. FrancoAngeli, 1997;
  • Il Dio dei mafiosi, in MicroMega, 1998;
  • Ietzt geshorst du nicht mehr diesel Welt, in Reportagen uber die Mafia, (a cura di C. Butta), edizione Hirzel Verlag, Stuttgart – Leipzi] 1999;
  • La normalità italiana, storia di ordinarie violenze, in MicroMega, 2002;
  • Cosa Nostra, Storia ed avvenire della mafia, in MicroMega, 2004;
  • La storia dell’Italia mafiosa e dell'Italia civile, in MicroMega, 2004;
  • Oltre la Polis mafiosa, in La Polis mafiosa, edizione FrancoAngeli, 2005;
  • Il pensiero autoritario, in La violenza tollerata, (a cura di A. Dino), Mimesis Edizioni, Milano;
  • Legalità, questione morale, cultura della giustizia: il ruolo del cattolicesismo italiano, in Adista n. 26, aprile 2006;
  • Relativismi laici e relativismi cattolici, in MicroMega, 2006;
  • I Sistemi criminali, in Sistemi criminali e metodo mafioso (a cura di A. Dino), ed FrancoAngeli, 2008;
  • Borghesia mafiosa, in Nuovo Dizionario di Mafia e Antimafia, ed. EGA Torino, 2008;
  • Le indagini patrimoniali in Le misure di prevenzione patrimoniali dopo il pacchetto di sicurezza, ed. Nel diritto, Roma 2008;
  • Criminalità e potere, in Identità Italiana tra Europa e Società Multiculturale, 2009, Edizione a cura della Scuola Superiore Santa Chiara dell’Università di Siena e della Fondazione Intercultura;
  • La criminalità sistemica come metodo di governo, in Cosmopolis, ed. Morlacchi Editore, Perugia, 2009;
  • Crimini dei colletti bianchi ed attacco alla democrazia, in Criminalità dei potenti e metodo mafioso (a cura di A. Dino), Mimesis Edizioni, Milano 2009;
  • Crimes de colarinho branco e assalto à democrazia, in Novas tendencias da criminalidade transnazional (a cura di A. Dino e W. Fanganiello Maierovitch), ed. Brasileira Editora Unesp, Sao Paulo 2010;
  • Don Rodrigo e la Costituzione, in MicroMega, 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Alessandra Dino, La violenza tollerata: mafia, poteri, disobbedienza, Milano, Mimesis Edizioni, 2006, pp. 232-233, ISBN 978-88-8483-342-6.
  2. ^ Saverio Lodato, Venticinque anni di mafia, Rizzoli, 2004, pp. 309-325, ISBN 88-17-00228-3.
  3. ^ Enrico Bellavia, Salvo_Palazzolo, Falcone Borsellino mistero di Stato, Palermo, Edizioni della Battaglia, 2002, pp. 20-22, ISBN 88-87630-12-7.
  4. ^ Livio Pepino, Andreotti, la mafia, i processi, Torino, Ega Libri, 2005, ISBN 88-7670-543-0.
  5. ^ Relazioni semestrali della DIA - Direzione Investigativa Antimafia del I e del II semestre 2008, 2009 e 2010
  6. ^ Discorso di insediamento nell'ufficio di Procuratore Generale del 12 aprile 2013
  7. ^ Andrea Cottone, Il giudice "ribelle" alla procura generale, Live Sicilia.
  8. ^ The Times Literary Supplement del 31 luglio 1998, articolo di Caroline Moorehead
  9. ^ Leone Zingales, Andreotti assolto!: il processo del secolo: cronaca dell'appello, Editore Pellegrini Editore, 2004, pp. 40-42, ISBN 978-88-8101-191-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Felia Allum, Organized crime and the challenge to democracy, Volume 28, a cura di Renate Siebert, Routledge, 2003, ISBN 978-0-415-36972-5.
  • (FR) Jean-Louis Briquet, Mafia, justice et politique en Italie: l'affaire Andreotti dans la crise de la république, 1992-2004, KARTHALA Editions, 2007, ISBN 978-2-84586-833-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 38395272 LCCN: n86067139