Anni di piombo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Nota disambigua – Se stai cercando il film di Margarethe von Trotta, vedi Anni di piombo (film 1981).

Con anni di piombo si intende in Italia quel periodo, coincidente grosso modo con gli anni settanta, in cui l'insoddisfazione per la situazione politico-istituzionale caotica (governi che duravano anche pochi giorni) si tradusse in violenza di piazza prima e, successivamente, in lotta armata, perpetrata da gruppi organizzati che usarono l'arma del terrorismo nell'obiettivo di creare le condizioni per influenzare o sovvertire gli assetti istituzionali e politici del Paese.

Indice

[modifica] Considerazioni iniziali

L'arco di tempo del periodo così chiamato non è perfettamente definita, si considera solitamente dalla fine degli anni sessanta all'inizio degli anni ottanta, tuttavia gli anni considerati di inizio e fine possono variare in funzione delle convinzioni politiche dello storico.[1][2][3]. L'inizio è talvolta individuato con quella che genericamente è chiamata contestazione del Sessantotto, talaltra con la strage di Piazza Fontana[citazione necessaria].

Il primo caso di scontro violento del movimento del '68 contro le forze dell'ordine si ebbe a Roma il 1 marzo 1968 durante la cosiddetta Battaglia di Valle Giulia.[4]

Il primo morto degli anni di piombo è considerato Antonio Annarumma, ucciso il 19 novembre 1969 a Milano, mentre il primo atto della strategia della tensione che caratterizzò quegli anni fu la strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969,[5] (non considerando le bombe del 25 aprile di quell'anno a Milano, che fortunatamente non causarono morti). L'ultimo caso è recente e riguarda una colonna delle Brigate Rosse attiva ancora negli anni 2000.

Nell'immaginario collettivo molti associano questo periodo alle imprese di alcune organizzazioni extraparlamentari di sinistra, come Lotta Continua o il Movimento Studentesco o altre attive negli anni '70, o terroristiche come Prima Linea e le Brigate Rosse o altre, attive al di fuori dell'Italia come la Rote Armee Fraktion (RAF) in Germania, ma in quel periodo operarono anche molti gruppi di estrema destra , come i NAR e Ordine Nero, che si contrapponevano a quelli di estrema sinistra, scrivendo la pagina particolarmente cruenta del Terrorismo nero .[6]

Il termine anni di piombo è posteriore (deriva probabilmente dal titolo di un film di Margarethe Von Trotta).[7]

A quei tempi era usato dagli organi di informazione il termine di "opposti estremismi". [8]

Vedi anche:Vittime degli anni di piombo e della strategia della tensione

I violenti scontri di piazza, la lotta armata, e le stragi erano certamente "contro". Ma contro chi o che cosa?

Questo dubbio, mai risolto, attraversa tutti gli anni di piombo. Probabilmente erano contro la forma politica pro-tempore della società, che si desiderava modificare secondo il proprio modello. Prevalenti erano le spinte in direzione di un modello marxista-leninista che prevede l'azione di una avanguardia rivoluzionaria per dare inizio ad un cambiamento della società in senso comunista.

Per alcuni si è trattato di anni di "terrorismo di sinistra", per altri di "stragismo di destra", per altri ancora di "stragismo di stato". Altre posizioni ritengono che al riguardo "esista solo una verità giudiziaria parziale, confusa e spesso contraddittoria".[9]

[modifica] Premesse

Gli anni di piombo seguono il periodo che fu definito "della contestazione" in Italia ed in Europa. In quel periodo si erano creati degli strati sociali portatori di novità, che non da tutti erano visti favorevolmente.

L'economia italiana era cresciuta rapidamente ed il miglioramento del tenore di vita era percettibile. La mortalità infantile si era fortemente ridotta. La popolazione cresceva. L'analfabetismo era praticamente scomparso. Con circa un secolo di ritardo rispetto ai tempi ufficiali, l'Italia cominciava ad essere una nazione, con una lingua diffusamente parlata (o almeno capita) dalla Sicilia fino alle Alpi. La RAI era riuscita, oltre che a diffondere una lingua nazionale, a creare una certa attenzione verso i simboli nazionali, almeno in occasione di mondiali di calcio, olimpiadi e fenomeni analoghi.

In quegli anni si stava anche formando una crescita culturale, molto spesso egemonizzata dalla sinistra, con effetti favorevoli in occasione delle consultazioni elettorali.

La continua crescita del Partito Comunista Italiano sicuramente non era vista di buon occhio negli USA, che valutarono il passaggio a forme d'intervento più incisive, rispetto al precedente finanziamento della sinistra non comunista. [10] Il 1969 fu un anno ancora denso di contestazioni. Dopo le proteste studentesche arrivarono le lotte dei lavoratori per i rinnovi contrattuali, con forti contrasti nei posti di lavoro e nelle fabbriche. Era il cosiddetto "autunno caldo".

Il 25 aprile avvengono due attentati a Milano che provocano 20 feriti e il 9 agosto avvengono otto attentati in Italia con 12 feriti. Il 19 novembre, durante una manifestazione a Milano dell'Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) muore l'agente di polizia Antonio Annarumma, colpito da un tubo d'acciaio lanciato dai manifestanti, mentre guida un gippone; il tubo gli entrò in un occhio trapassandogli il cranio, morì quasi subito; senza guida il gippone si scontrò con un altro mezzo della polizia. Il 12 dicembre avvengono in Italia nell'arco di 53 minuti 5 attentati. Il più grave è la strage di piazza Fontana: a Milano una bomba esplosa nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura provoca sedici morti e ottantotto feriti. Cominciavano gli anni di piombo.

[modifica] Le stragi

Per approfondire, vedi la voce Cronologia della strategia della tensione.

Stragi che apparirono insensate e talvolta senza colpevoli: riguardo ad alcune di esse non vi è tuttora certezza sugli esecutori, e in nessun caso risultano noti i nomi di eventuali mandanti. Emblematico il processo per la strage di piazza Fontana a Milano, al termine del quale (maggio 2005) ai parenti delle vittime sono state addebitate le spese processuali [11].

Pier Paolo Pasolini, quasi certamente in chiave provocatoria[citazione necessaria], dichiarò di conoscere i mandanti delle stragi, pur non esibendo alcuna prova:[12]

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Pasolini venne assassinato pochi mesi dopo in circostanze rimaste ancora oscure.

[modifica] Gli opposti estremismi

Un corteo di militanti extraparlamentari
Un corteo di militanti extraparlamentari

Le stragi contribuiscono a far precipitare il clima già agitato. Se già c'erano turbolenze, manifestazioni di piazza che degeneravano in guerriglia urbana, attentati di vario genere, il livello dello scontro si alza quando delle stragi vengono accusate persone innocenti come Pietro Valpreda, che talora paiono scelti come capri espiatori.

Si parla di strage di Stato e negli ambienti più estremi si passa alla clandestinità e alla lotta armata.

Nascono a sinistra organizzazioni come i Gruppi d'Azione Partigiana (GAP), Nuclei Armati Proletari (NAP), Prima Linea (PL), i Comitati Comunisti Rivoluzionari (Co.Co.Ri), i Proletari Armati per il Comunismo (PAC), le Brigate Rosse (BR);

a destra i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), Ordine Nuovo, Ordine Nero, Terza Posizione, Avanguardia Nazionale.

Il livello dello scontro si alza nel quadro di quella che verrà poi definita la strategia della tensione.

Si genera un clima di insicurezza e pericolo. Non sono compiuti solo attentati clamorosi: si verifica uno stillicidio continuo di attentati contro obiettivi minimi, singoli cittadini, agenti dell'ordine, fattorini di banca, in esecuzione di disegni talvolta tuttora ignoti e misteriosi.

Nelle manifestazioni di piazza molti manifestanti si presentano mascherati e spesso armati di spranghe, chiavi inglesi (la famosa "Hazet 36", lunga 40-45 cm), talvolta di bombe incendiarie, talaltra di pistole - le famose Walther P38. Ad ogni nuovo violento fatto di cronaca l'opinione pubblica, sempre più disorientata, si chiede: "a chi giova?" ("cui prodest?").

In questa logica una fetta crescente dei cittadini, non solo appartenente all'elettorato tradizionalmente conservatore, si prepara, rassegnata, ad accettare una risposta di tipo "militare" da parte dello Stato, e a giustificare l'adozione di provvedimenti restrittivi della libertà individuale.

Dice Molinari: "Si affaccia la teoria degli 'opposti estremismi' (che in Italia avrà una grande fortuna per tutti gli anni '70), secondo cui di fronte al rischio che sia la destra, sia la sinistra contengano dentro di sé degli aspetti estremistici e pericolosi per la democrazia, i partiti democristiani (che si autoproclamano di centro, quindi equidistanti dalle posizioni estreme e indisponibili a collaborare con queste) sono quasi gli unici partiti realmente in grado di governare in maniera democratica e senza essere potenzialmente pericolosi per il mantenimento della democrazia stessa".[citazione necessaria]

[modifica] Le leggi speciali

I partiti di governo - la Democrazia Cristiana, il Partito Socialdemocratico, il Partito Repubblicano, il Partito Liberale e il Partito Socialista -, rafforzati dal sostegno del Partito Comunista, trovarono l'intesa politica per elaborare una serie di leggi per far fronte alla situazione di crisi che il paese stava vivendo.

La cosiddetta emergenza terrorismo provoca una involuzione[13] poliziesca dello Stato italiano, con una diminuzione delle libertà costituzionali ed un ampliamento della discrezionalità delle forze di polizia. L'ampliamento del ricorso ai reati associativi o di pericolo presunto, fu l'ossatura normativa di un'emergenza che poi in Italia non è mai terminata, saldandosi infine con l'evoluzione sicuritaria post 11 settembre 2001.[14]

  • Emblematica è in questo senso la legge Reale (n. 152 del 22/5/1975), che autorizzava la polizia a sparare nei casi in cui ne ravvisasse necessità operativa. La legge in questione suscitò molte polemiche e fu sottoposta a referendum, attuato l'11 giugno 1978, da cui risultò il favore dell'opinione pubblica per questa legge: il 76,5% votò per il mantenimento e il 23,5% per l'abrogazione.
  • Nel 1980 viene emanata la cosiddetta "legge Cossiga" (legge n.15 del 6 febbraio) la quale prevede condanne sostanziali per chi venga giudicato colpevole di "terrorismo" ed estende ulteriormente i poteri della polizia, a suo tempo alcuni ne contestarono l'incostituzionalità[15], di fronte alla Corte Costituzionale, che tuttavia respinse queste accuse. Anche questa legge fu sottoposta a referendum popolare, tenuto il 17 maggio 1981, da cui risultò il favore dell'opinione pubblica per questa legge: l'85,1% votò per il mantenimento e il 14,9% per l'abrogazione.

[modifica] Il 1977

14 maggio 1977: un dimostrante in passamontagna punta una P38 contro la polizia. Quest'immagine, scattata a Milano nella centralissima via De Amicis, è diventata l'icona di un'epoca
14 maggio 1977: un dimostrante in passamontagna punta una P38 contro la polizia. Quest'immagine, scattata a Milano nella centralissima via De Amicis, è diventata l'icona di un'epoca
Autonomi che agitano le tre dita, simbolo della P38
Autonomi che agitano le tre dita, simbolo della P38

L'anno della svolta violenta, quello che caratterizza il periodo, è probabilmente il 1977, così riassunto da Moroni e Balestrini:[16] "nel '77, divampò la generalizzazione quotidiana di un conflitto politico e culturale che si ramificò in tutti i luoghi del sociale, esemplificando lo scontro che percorse tutti gli anni Settanta, uno scontro duro, forse il più duro, tra le classi e dentro la classe, che si sia mai verificato dall'unità d'Italia. Quarantamila denunciati, quindicimila arrestati, quattromila condannati a migliaia di anni di galera, e poi morti e feriti, a centinaia, da entrambe le parti".

L'11 marzo 1977, durante scontri a Bologna lo studente Pier Francesco Lorusso, simpatizzante di Lotta Continua, cadde colpito a morte da un proiettile. Alle successive proteste degli studenti il ministro degli interni Francesco Cossiga rispose inviando mezzi cingolati nel centro di Bologna. [17] Nel successivo settembre venne arrestato il carabiniere Massimo Tramontani, accusato di aver esploso il colpo mortale, successivamente prosciolto in istruttoria per mancanza di prove. Il provvedimento destò perplessità e rabbia in parte dell'opinione pubblica di estrema sinistra, nell'immaginario della quale permaneva - e tuttora permane - l'identificazione della morte di Lorusso con un colpo sparato alla schiena (l'autopsia accertò invece che era stato colpito al petto).

Il ventidue marzo a Roma muore, ucciso dai NAP, tentando di arrestare una ricercata, l'agente di P.S. Claudio Graziosi.

Il 21 aprile 1977 a Roma, nel corso degli eventi che seguirono lo sgombero dell'università, militanti dell'area dell'autonomia spararono contro le forze dell'ordine. L'allievo sottufficiale di P.S. Settimio Passamonti, raggiunto da due colpi, cadde ucciso. L'agente Antonio Merenda, altri due agenti e un carabiniere furono feriti, ma si salvarono. Rimase ferita anche Patrizia Bermier, giornalista.

Il 12 maggio 1977 durante una manifestazione caratterizzata da duri scontri con le forze dell'ordine venne uccisa la studentessa Giorgiana Masi, feriti Elena Ascione e il carabiniere Francesco Ruggiero.

Il 14 maggio 1977 a Milano, nel corso di una manifestazione, alcuni manifestanti dell'area dell'autonomia estrassero le pistole, presero la mira e aprirono il fuoco contro la polizia, uccidendo l'agente di P.S. Antonio Custra. Un fotografo riprese la scena di un dimostrante che a mani giunte punta la pistola contro la polizia e spara. È il tempo delle P38.

L'anno con più vittime fu il 1980 in cui perirono 125 persone, di cui 85 nella strage della stazione centrale di Bologna[18].

[modifica] Il sequestro Moro

Uno degli episodi più drammatici di quegli anni fu il sequestro, lo sterminio della scorta e il successivo assassinio di Aldo Moro consumato il 9 maggio 1978 dalle Brigate Rosse. Nelle narrazioni ufficiali degli avvenimenti sono rimasti diversi punti oscuri, e nel tempo è stato confermato che l'organizzazione terroristica fosse stata più volte infiltrata dai servizi segreti occidentali[19] [20][21][22].

In seguito all'omicidio, il 10 maggio 1978, l'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga si dimise. Il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa fu incaricato il 10 agosto successivo (con decreto dell'allora Presidente del Consiglio dei Ministri Andreotti) di coordinare la lotta contro il terrorismo. Dalla Chiesa impiegò tecniche innovative nelle indagini sul terrorismo ed ottenne notevoli risultati. Nel 1982 fu inviato in Sicilia come prefetto per la lotta alla mafia ma, privo delle risorse e del sostegno politico del quale aveva goduto nel precedente incarico, fu totalmente lasciato solo e cadde assassinato dalla mafia a Palermo, assieme alla giovane moglie, il 3 settembre 1982.

[modifica] Il sequestro Dozier

Probabilmente secondo per risonanza internazionale solo al sequestro Moro fu il sequestro del generale statunitense James Lee Dozier ad opera delle Brigate Rosse. Esso coincise nel tempo con il periodo considerato comunemente come conclusivo di un ciclo degli anni di piombo.

D'altro canto esso destò scalpore per la capacità delle Brigate Rosse di colpire un obiettivo militare tanto significativo: il generale era infatti all'epoca vice comandante della NATO nel sud Europa e venne sequestrato a Verona il 17 dicembre 1981. Fu poi liberato a Padova il 28 gennaio 1982 da un'azione dei NOCS.

[modifica] La fine di un ciclo

Lentamente verso il finire del decennio gli episodi di violenza scemarono. In particolare crollò il sostegno alle Brigate Rosse dopo l'assassinio dell'operaio Guido Rossa nel 1979. Rossa aveva denunciato un suo collega sorpreso a distribuire materiale di propaganda delle Br.

Un ciclo degli anni di piombo stava terminando, l'opinione che la lotta armata potesse portare al cambiamento dell'assetto costituzionale dello Stato stava cessando. Dice Bifo Berardi:[23] "Alla fine del decennio '70 ogni comportamento anti-lavorista venne colpevolizzato, criminalizzato e rimosso, [...] il realismo del capitale riprendeva il posto di comando, con il trionfo delle politiche neo-liberiste. Iniziava la controffensiva capitalistica, la vita sociale veniva nuovamente sottomessa alla produttività, la competizione economica veniva santificata come unico criterio di progresso".

[modifica] Il ciclo successivo-attuale degli anni di piombo

Si aprì un secondo ciclo, fatto di singoli attentati e di singoli episodi tendenti ad agire sui conflitti sociali e politici, senza mettere in pericolo la forma costituzionale-parlamentare dello stato.

Ci furono dei colpi di coda all'inizio degli anni '80 ed anche molto dopo Furono comunque episodi relativamente isolati. L'idea che la lotta armata potesse essere un mezzo per risolvere i conflitti sociali aveva perso alquanto credito anche all'interno delle ali di entrambi gli schieramenti politici.
Solo le frange più estreme, extraparlamentari, credono ancora che la violenza possa risolvere i problemi politici e sociali del paese e continuano con atti di violenza e isolati atti di terrorismo.

Il politologo Galli della Loggia esaminò il problema della anomalia italiana in riferimento al terrorismo. L'Italia risulta essere il solo grande paese Europeo ove il terrorismo politico ha una sua lunga cittadinanza, con l'eccezione dell'Irlanda del Nord e della regione Basca, che hanno problematiche differenti.
Della Loggia ritenne che ciò sia dovuto ad un fondo di violenza proprio della società italiana. L'interpretazione suscitò consensi e dissensi. [24]

[modifica] Altri avvenimenti

Sono da citare in questo periodo la promulgazione dello statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 20 maggio 1970), la legge Fortuna-Baslini (legge 898 del 1 dicembre 1970) che istituì il divorzio in Italia e il referendum del 1974, con il quale fallì il tentativo di abrogare tale legge.

Un evento un po' passato sotto tono fu, il 15 agosto 1971, la decisione del presidente USA Richard Nixon di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, abrogando di fatto il sistema Aureo raggiunto con gli accordi di Bretton Woods. Da quella data il denaro fu solo una convenzione.

Nell'autunno del 1973 l'OPEC rincarò il prezzo del petrolio e provocò una prima crisi petrolifera (nel 1979 ne seguì un'altra). L'Italia intraprese una politica di risparmio energetico, la famosa "austerità".

Nel 1975 ci fu la riforma del diritto di famiglia, con la quale venne sancita la parità tra i coniugi. Nello stesso anno venne abbassata la maggiore età da 21 a 18 anni.

A fine 1975 fu firmato il Trattato di Osimo, il quale sanciva la cessione alla Jugoslavia della Zona B dell'ex Territorio libero di Trieste, riconoscendo lo stato di fatto venutosi a realizzare dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1977 nasce la Banda della Magliana.

Verso la fine degli anni '70 si fermò la crescita della popolazione italiana, che si stabilizzò poco sotto i 60 milioni di abitanti.

[modifica] Un'occasione mancata

Non pochi scrittori e opinionisti ritengono gli anni '70 in Italia un'occasione mancata. Essi ritengono che, a seguito dello sviluppo economico e culturale degli anni '60, i tempi avrebbero potuto essere maturi per affrontare in maniera incisiva i problemi storici - tra i quali lo squilibrio strutturale tra nord e sud del Paese che fu spesso chiamato questione meridionale e lo strapotere della criminalità organizzata - ma anche per stabilire un'economia industriale moderna e ben regolamentata.

Tali problemi storici italiani, insieme a numerosi altri, rimasero invece irrisolti: secondo alcuni per l'insipienza delle classi dirigenti, secondo altri perché mancavano le condizioni oggettive per risolverli. Gli uni come gli altri ritengono che tale fallimento abbia aperto la strada al degrado politico e morale, preannunciato dalla scoperta della loggia massonica P2 nel 1981, che raggiunse il suo culmine negli episodi di corruzione di Tangentopoli emersi nel corso delle indagini giudiziarie durante Mani pulite.

[modifica] Cinema e teatro

[modifica] Note

  1. ^ Cervi e Montanelli, L'Italia degli anni di piombo,
  2. ^ Anni di Piombo
  3. ^ John. Loughlin, Subnational Democracy in the European Union: challenges and opportunities, 2001, ISBN 0198296797
  4. ^ Fu il primo scontro in cui gli studenti in lotta non arretrarono e fronteggiarono le forze di polizia.
  5. ^ Le stragi in Italia: gli anni di piombo (in Avvenimenti Italiani)
  6. ^ Leonard Weinberg, Italian Neo-Fascist Terrorism: A comparative Perspective in Terror form extreme right, Tore Bjǿrgo, 1995, ISBN 0714646636
  7. ^ Giuliano Boraso recensione film
  8. ^ Annate del Corriere della sera stampate nel periodo
  9. ^ Sandro Provvisionato, Anni di piombo: parte male il dibattito sul superamento in Misteri d'Italia 97, 2005
  10. ^ Frances Stonor Saunders, La Guerra Fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti, Fazi, Roma, 2004
  11. ^ Repubblica.it, Strage di Piazza Fontana, confermate le assoluzioni, 03/05/2005
  12. ^ Pier Paolo Pasolini, Io so articolo pubblicato sul Corriere della Sera, 1975
  13. ^ Ad esempio la sentenza 15/1982 della Corte Costituzionale afferma: È comunque nella logica del discorso la constatazione che terrorismo ed evasione da un lato, prolungamento della custodia preventiva dall'altro, stanno tra loro in rapporto di causa ad effetto: ne sono prova documentale le riforme, in senso nettamente liberale, adottate progressivamente in materia a partire dal ripristino della vita democratica e l'inversione di tendenza a partire dal decreto legge 11 aprile 1974, n. 99, convertito nella legge 7 giugno 1974, n. 220, che venne adottato appunto in coincidenza con il dilagare della violenza.
  14. ^ Dopo l'11 settembre 2001 la legislazione emergenziale in Italia ha subito ulteriori e significative modifiche, in controtendenza con le leggi sulla dissociazione del 1987 e con la legge Gozzini che favorivano il reinserimento dei detenuti condannati per reati eversivi e un ritorno del Paese alla normalità. In particolare sono state aumentate le pene per i reati di tipo associativo (art. 270-bis) e al contempo sono state abolite le misure alternative che, in via discrezionale, possono essere concesse in base all'art. 27 della Costituzione Italiana relativo alla finalità rieducativa della pena e al reinserimento del reo nella società a ogni condannato a partire dalla metà della pena e comunque al di sotto dei tre anni di residuo pena. Questa possibilità è stata soppressa a partire dal gennaio 2003 per i condannati per reati associativi di natura eversiva: un provvedimento che alcuni esperti ritengono in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Carta costituzionale italiana.[citazione necessaria]
  15. ^ Ad esempio, tre distinte questioni furono sollevate dal Tribunale di Padova e dalla Corte d'assise di Torino riguardo alla costituzionalità della legge, a cui la Corte Costituzionale rispose con sentenza 15 del 1982, dichiarandole tutte non ammissibili o non fondate. Sono sintomatiche le motivazioni della Corte che riconoscono la validità delle misure prese in condizioni di emergenza democratica, ma affermano che: Se si deve ammettere che un ordinamento, nel quale il terrorismo semina morte - anche mediante lo spietato assassinio di "ostaggi" innocenti - e distruzioni, determinando insicurezza e, quindi, l'esigenza di affidare la salvezza della vita e dei beni a scorte armate ed a polizia privata, versa in uno stato di emergenza, si deve, tuttavia, convenire che l'emergenza, nella sua accezione più propria, è una condizione certamente anomala e grave, ma anche essenzialmente temporanea. Ne consegue che essa legittima, sì, misure insolite, ma che queste perdono legittimità, se ingiustificatamente protratte nel tempo.
  16. ^ Primo Moroni e Nanni Balestrini, L'orda d'oro, SugarCo Edizioni, Milano 1988
  17. ^ Alcune immagini dell'evento
  18. ^ La notte della Repubblica, volume 3 pg. 476, Zavoli Sergio
  19. ^ Le testimonianze e i riscontri sulle numerose infiltrazioni nelle Brigate Rosse sono numerose. Tra le più clamorose emerse negli ultimi anni c'è la testimonianza di Giovanni Galloni alla RAI: Moro era convinto che le BR fossero infiltrate da CIA e Mossad.
  20. ^ Rainews24, USA-Italia. Galloni a 'Next': Moro mi disse che sapeva di infiltrati CIA e Mossad nelle BR.
  21. ^ Sergio Flamigni svela come Steve Pieczenik, consigliere del Presidente USA Jimmy Carter, fu il regista del "depistaggio del lago della Duchessa", con l'approvazione di Francesco Cossiga mentre, nello stesso giorno, qualcuno faceva in modo che fosse scoperto il covo BR di via Gradoli. Operazione lago della Duchessa, Sergio Flamigni a Left, 4 maggio 2007.
  22. ^ Galloni: quando Kissinger minacciò Moro.
  23. ^ Franco "Bifo" Berardi, Il sapiente, il mercante, il guerriero, Derive Approdi, 2004
  24. ^ Corriere della sera 27 aprile 2007

[modifica] Bibliografia

  • Giorgio Galli, Il partito armato - Gli "anni di piombo" in Italia, 1968-1986, Rizzoli, 1986
  • AA.VV., La Strage di Stato, Samonà e Savelli, Roma, 1970
  • Camilla Cederna, Pinelli. Una finestra sulla strage, Feltrinelli, Milano 1971
  • Paolo Persichetti, Esilio e Castigo, Ed. La Città del Sole, 2006
  • Giovanni Fasanella e Grippo Antonella, I silenzi degli Innocenti - un libro che racconta le vittime, Rizzoli, 2006
  • Marco Maria Sambo, Contro chi-La primavera spezzata di Ezio Tarantelli, Castelvecchi, 2005
  • Maurizio Calvi, Alessandro Ceci, Angelo Sessa, Guilio Vasaturo. Le date del terrore. La genesi del terrorismo italiano e il microclima dell'eversione dal 1945 al 2003. Roma, Luca Sossella Editore, 2003. ISBN 88-87995-58-3.
  • Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, Mondadori, Milano, 2007.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Altre lingue