Anni di piombo

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Milano, via De Amicis 14 maggio 1977: Giuseppe Memeo punta una pistola contro la polizia durante una manifestazione di protesta, è stato fotografato da Paolo Pedrizzetti. Quest'immagine è diventata l'icona degli anni di piombo

Per anni di piombo, in Italia, si intende un periodo storico generalmente concidente con gli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta del XX secolo, in cui si verificò un'estremizzazione della dialettica politica che si tradusse in violenze di piazza, nell'attuazione della lotta armata e di atti di terrorismo.

L'espressione deriva da un film dal titolo omonimo anni di piombo di Margarethe von Trotta uscito nel 1981 che trattava l'esperienza storica analoga e contemporanea vissuta dalla Germania Ovest.[1] Questa espressione può anche essere vista in un contesto internazionale e più ampio, comprendendo le varie attività terroristiche, come la strategia della tensione, e di appoggio a regimi dittatoriali, come l'operazione Condor, svolte dalle varie nazioni durante la guerra fredda, il conflitto a distanza tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sessantotto e Strage di Piazza Fontana.

L'arco di tempo del periodo così chiamato non è perfettamente definito, si considera solitamente dalla fine degli anni sessanta all'inizio degli anni ottanta, tuttavia gli anni considerati di inizio e fine possono variare in funzione delle convinzioni politiche dello storico.[2][3][4] L'inizio è talvolta individuato con quella che genericamente è chiamata contestazione del Sessantotto, talaltra con la strage di Piazza Fontana[5].

Il primo caso di scontro violento del movimento del '68 contro le forze dell'ordine si ebbe a Roma il 1º marzo 1968 durante la cosiddetta Battaglia di Valle Giulia.[6] Il primo morto degli anni di piombo è spesso considerato Antonio Annarumma, ucciso il 19 novembre 1969 a Milano, mentre il primo atto della strategia della tensione che caratterizzò quegli anni fu la strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969[7] (non considerando le bombe del 25 aprile di quell'anno a Milano, che non causarono morti).

Nell'immaginario collettivo molti associano questo periodo alle imprese di alcune organizzazioni extraparlamentari di sinistra, come Lotta Continua o il Movimento Studentesco o altre attive negli anni settanta, o realmente terroristiche come Prima Linea e le Brigate Rosse o altre, attive al di fuori dell'Italia come la Rote Armee Fraktion (RAF) in Germania, ma in quel periodo operarono anche molti gruppi di estrema destra di quello che si autodefiniva "spontaneismo armato", come i NAR, Ordine Nero, Terza Posizione che si contrapponevano a quelli di estrema sinistra nella lotta politica, scrivendo la pagina particolarmente cruenta e solo parzialmente esplorata del Terrorismo nero e dello stragismo in Italia.[8]

Per alcuni opinionisti e commentatori politici gli anni di piombo vengono considerati gli anni del "terrorismo di sinistra", per altri dell'"eversione di destra", per altri ancora di "stragismo di stato". Altre posizioni ritengono che al riguardo "esista solo una verità giudiziaria parziale, confusa e spesso contraddittoria".[9] I commentatori francesi Marc Lazar e Marie-Anne Matard-Bonucci hanno definito questo periodo della storia italiana come una "guerra civile a bassa intensità".[10]

Avvenimenti[modifica | modifica sorgente]

Le stragi e l'omicidio Pasolini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pier Paolo Pasolini e Strategia della tensione in Italia.

Il periodo si caratterizza soprattutto per diverse stragi che apparirono insensate e talvolta senza colpevoli: riguardo ad alcune di esse non vi è tuttora certezza sugli esecutori, e in nessun caso risultano noti i nomi di eventuali mandanti. Infatti tra il 1968 e il 1974 in Italia furono compiuti 140 attentati, tra i quali quello di piazza Fontana fu il più sanguinoso (e il più sanguinoso di sempre dopo la strage di Bologna avvenuta nel 1980). Tra le più importanti e famose ricordiamo:

Pier Paolo Pasolini dichiarò di conoscere i mandanti delle stragi, pur non esibendo alcuna prova:[11]

« Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974 »

Nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 Pasolini venne ucciso in maniera brutale: battuto a colpi di bastone e travolto con la sua auto sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia, località del Comune di Roma. Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l'amico Ninetto Davoli a riconoscerlo. L'omicidio fu attribuito ad un "ragazzo di vita", Pino Pelosi di Guidonia, nei pressi di Tivoli, di soli diciassette anni, che prontamente si dichiarò unico colpevole. La cassazione tuttavia riscontrò che Pelosi non poteva aver ucciso Pasolini da solo. Nel 2005 Pelosi si è dichiarato innocente e nel 2009, dopo l'uscita del libro inchiesta "Profondo Nero", è stata aperta una nuova indagine.

Accadimenti storici, politici ed economici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi energetiche degli anni settanta, Operazione Condor, Seconda guerra di mafia e Statuto dei lavoratori.

Sono da citare in questo periodo anche altri avvenimenti, quali la promulgazione dello statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 20 maggio 1970), la legge Fortuna-Baslini (legge 898 del 1º dicembre 1970) che istituì il divorzio in Italia e il referendum del 1974, con il quale fallì il tentativo di abrogare tale legge. Un evento un po' passato sotto tono fu, il 15 agosto 1971, la decisione del presidente USA Richard Nixon di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, abrogando di fatto il sistema aureo raggiunto con gli accordi di Bretton Woods.

L'OPEC Nell'autunno del 1973 rincarò il prezzo del petrolio, provocando la crisi energetica del 1973, poi seguita dalla crisi energetica del 1979. L'Italia intraprese una politica di risparmio energetico, la famosa "austerity". Nel 1975 ci fu la riforma del diritto di famiglia, con la quale venne sancita la parità tra i coniugi. Nello stesso anno venne abbassata la maggiore età da 21 a 18 anni.

A fine 1975 fu firmato il Trattato di Osimo, il quale sanciva la cessione alla Jugoslavia della Zona B dell'ex Territorio libero di Trieste, riconoscendo lo stato di fatto venutosi a realizzare dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1977 nasce la Banda della Magliana mentre nel 1978 a Palermo scoppia la seconda guerra di mafia. Verso la fine degli anni settanta si fermò la crescita della popolazione italiana, che si stabilizzò poco sotto i 60 milioni di abitanti.

Cronologia degli accadimenti più importanti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia degli anni di piombo e della strategia della tensione.

L'Italia alla fine degli anni '60[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autunno caldo e Miracolo economico italiano.

Sul finire degli anni sessanta l'economia italiana era cresciuta rapidamente ed il miglioramento del tenore di vita, iniziato con il cosiddetto miracolo economico italiano, era percettibile. La mortalità infantile si era fortemente ridotta e l'analfabetismo era praticamente scomparso. Con circa un secolo di ritardo rispetto ai tempi ufficiali, l'Italia cominciava ad essere una nazione, con una lingua diffusamente parlata (o almeno capita) dalla Sicilia fino alle Alpi. La RAI era riuscita, oltre che a diffondere una lingua nazionale, a creare una certa attenzione verso i simboli nazionali, almeno in occasione di Mondiali di calcio, Olimpiadi e fenomeni analoghi.

In quegli anni si stava anche formando una crescita culturale, molto spesso egemonizzata dalla sinistra, secondo la dottrina di egemonia culturale sviluppata da Antonio Gramsci, con effetti favorevoli in occasione delle consultazioni elettorali. Nello stesso tempo tuttavia cominciavano le prime grandi manifestazioni e sconvolgimenti sociali, come ad esempio la già citata contestazione del '68 e l'autunno caldo.

La continua crescita del Partito Comunista Italiano sicuramente non era ben vista dagli USA, che valutarono il passaggio a forme d'intervento più incisive, rispetto al precedente finanziamento della sinistra non comunista.[12]

L'inizio degli anni di piombo[modifica | modifica sorgente]

Un corteo di militanti di Autonomia Operaia

L'inizio dei cosiddetti "anni di piombo" si sovrappone al periodo della contestazione del Sessantotto, che interessò l'Italia e l'Europa.

Il 1969 fu un anno ancora denso di contestazioni. Dopo le proteste studentesche arrivarono le lotte dei lavoratori per i rinnovi contrattuali, con forti contrasti nei posti di lavoro e nelle fabbriche. Era il cosiddetto "autunno caldo".

Il 25 aprile di quell'anno scoppia un ordigno a Milano, al padiglione FIAT della Fiera provocando diversi feriti gravi, ma nessun morto, e una bomba viene ritrovata all'Ufficio Cambi della Stazione Centrale. Qualche mese dopo, il 9 agosto vengono fatte scoppiare otto bombe su diversi treni, che provocano 12 feriti.

Il 19 novembre, durante una manifestazione a Milano dell'Unione Comunisti Italiani muore l'agente di polizia Antonio Annarumma, colpito da un tubo d'acciaio mentre si trovava alla guida di un fuoristrada. Per diversi storici è la prima vittima degli anni di piombo[13].

Il 12 dicembre avvengono in Italia nell'arco di 53 minuti 5 attentati. Il più grave è la strage di piazza Fontana: a Milano una bomba esplosa nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura provoca sedici morti e ottantotto feriti.

Dall'estremismo al terrorismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organizzazioni armate di destra in Italia e Organizzazioni armate di sinistra in Italia.

Le stragi contribuiscono a far precipitare il clima già agitato. Se già c'erano turbolenze e manifestazioni di piazza che degeneravano in guerriglia urbana, il livello dello scontro si alza sempre di più e, mentre per gli attentati vengono accusate persone innocenti, come Pietro Valpreda, qualcuno comincia a parlare di "stragi di stato".

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 l'ex comandante fascista Junio Valerio Borghese, a capo del Fronte Nazionale, tenta un colpo di stato che passerà alla storia come Golpe Borghese e che, per motivi non chiariti, viene improvvisamente annullato mentre è in fase di avanzata esecuzione.

Le sigle terroristiche

A sinistra nascono organizzazioni come i Gruppi d'Azione Partigiana (GAP), Nuclei Armati Proletari (NAP), Prima Linea (PL), i Comitati Comunisti Rivoluzionari (Co.Co.Ri), i Proletari Armati per il Comunismo (PAC), le Brigate Rosse (BR);

A destra i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), Ordine Nuovo, Ordine Nero, Terza Posizione, Avanguardia Nazionale.

Nel quadro di quella che verrà poi definita da alcuni storici come "strategia della tensione", la società sembra sempre più divisa e si formano gruppi che fanno politica extraparlamentare e non rifiutano la violenza. Negli ambienti più estremi si passa alla clandestinità e alla lotta armata. Nella società si genera sempre più un clima di insicurezza e pericolo, anche perché non vengono compiuti soltanto attentati clamorosi, ma si verifica uno stillicidio continuo di attacchi contro obiettivi minimi, singoli cittadini, forze dell'ordine, fattorini di banca, in esecuzione di disegni talvolta rimasti ignoti e misteriosi. Tra le forze governative e nell'opinione pubblica moderata prende piede la teoria degli opposti estremismi.

Nelle manifestazioni di piazza molti manifestanti si presentano mascherati e spesso armati di spranghe, chiavi inglesi (la famosa "Hazet 36",[14] lunga 40–45 cm), talvolta di bombe incendiarie o addirittura di pistole (come la "famosa" P38).

In questa logica una fetta crescente dei cittadini, non solo appartenente all'elettorato tradizionalmente conservatore, si rassegna ad accettare una risposta di tipo "militare" da parte dello Stato e a giustificare l'adozione di provvedimenti restrittivi della libertà individuale.

Le leggi speciali[modifica | modifica sorgente]

I partiti di governo - la Democrazia Cristiana, il Partito Socialdemocratico, il Partito Repubblicano, il Partito Liberale e il Partito Socialista -, rafforzati dal sostegno del Partito Comunista, trovarono l'intesa politica per elaborare una serie di leggi per far fronte alla situazione di crisi che il paese stava vivendo.

La cosiddetta emergenza terrorismo provoca una involuzione poliziesca dello Stato italiano[15], con una diminuzione delle libertà costituzionali ed un ampliamento della discrezionalità delle forze di polizia. L'ampliamento del ricorso ai reati associativi o di pericolo presunto, fu l'ossatura normativa di un'emergenza che poi in Italia non è mai terminata, saldandosi infine con l'evoluzione sicuritaria post 11 settembre 2001.[16]

  • Emblematica è in questo senso la legge Reale (n. 152 del 22/5/1975), che autorizzava la polizia a sparare nei casi in cui ne ravvisasse necessità operativa.
    La legge in questione suscitò molte polemiche e fu sottoposta a referendum, attuato l'11 giugno 1978, da cui emerse il favore da parte dell'opinione pubblica: il 76,5% votò per il mantenimento e il 23,5% per l'abrogazione
  • Nel 1980 verrà emanata la cosiddetta "Legge Cossiga" (legge n. 15 del 6 febbraio), che prevede condanne sostanziali per chi venga giudicato colpevole di "terrorismo" ed estende ulteriormente i poteri della polizia. A suo tempo alcuni ne contestarono l'incostituzionalità[17], di fronte alla Corte Costituzionale, che tuttavia respinse queste istanze.
    Anche questa legge fu sottoposta a referendum popolare, tenuto il 17 maggio 1981, da cui risultò il favore dell'opinione pubblica per questa legge: l'85,1% votò per il mantenimento e il 14,9% per l'abrogazione.

Il 1977[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Movimento del '77.
Autonomi che agitano le tre dita, simbolo della P38

L'anno della svolta violenta, quello che caratterizza il periodo, è probabilmente il 1977, così riassunto da Moroni e Balestrini:[18] "nel '77, divampò la generalizzazione quotidiana di un conflitto politico e culturale che si ramificò in tutti i luoghi del sociale, esemplificando lo scontro che percorse tutti gli anni settanta, uno scontro duro, forse il più duro, tra le classi e dentro la classe, che si sia mai verificato dall'unità d'Italia. Quarantamila denunciati, quindicimila arrestati, quattromila condannati a migliaia di anni di galera, e poi morti e feriti, a centinaia, da entrambe le parti".

L'11 marzo 1977, durante scontri a Bologna lo studente Pier Francesco Lorusso, simpatizzante di Lotta Continua, cadde colpito a morte da un proiettile. Alle successive proteste degli studenti il ministro degli interni Francesco Cossiga rispose inviando mezzi cingolati nel centro di Bologna.[19] Nel successivo settembre venne arrestato il carabiniere Massimo Tramontani, accusato di aver esploso il colpo mortale, successivamente prosciolto in istruttoria per mancanza di prove. Il provvedimento destò perplessità e rabbia in parte dell'opinione pubblica di estrema sinistra, nell'immaginario della quale permaneva - e tuttora permane - l'identificazione della morte di Lorusso con un colpo sparato alla schiena (l'autopsia accertò invece che era stato colpito al petto).

Il 22 marzo a Roma muore, ucciso dal militante dei NAP Antonio Lo Muscio mentre tentava di arrestare su un autobus le due terroriste Maria Pia Vianale e Franca Salerno, l'agente di P.S. Claudio Graziosi.

Il 5 aprile a Napoli rapimento di Guido De Martino, figlio dell'ex segretario socialista Francesco De Martino, che verrà liberato il 15 maggio dopo confuse trattative e pagamento di un riscatto di un miliardo di lire. Il rapimento fu inizialmente rivendicato da un gruppo combattente di Sesto San Giovanni vicino ai NAP, con telefonate a giornali ed agenzie di stampa, imponendo la lettura di un loro messaggio in televisione. Questa rivendicazione venne smentita da un successivo comunicato nappista al Il Messaggero di Roma che accusava del rapimento il terrorismo nero. Sul fatto, il primo che vide coinvolto direttamente un politico italiano di alto livello, non è ancora fatta piena luce[20].

Scontri a Torino il 1º ottobre 1977 a Torino che precedono l'attentato all'Angelo Azzurro

Il 21 aprile 1977 a Roma, nel corso degli eventi che seguirono lo sgombero dell'università, militanti dell'area dell'autonomia spararono contro le forze dell'ordine. L'allievo sottufficiale di P.S. Settimio Passamonti, raggiunto da due colpi, cadde ucciso. L'agente Antonio Merenda, altri due agenti e un carabiniere furono feriti, ma si salvarono. Rimase ferita anche Patrizia Bermier, giornalista.

Il 28 aprile 1977 a Torino fu ucciso dai nucleo delle Brigate Rosse formato da Rocco Micaletto, Lorenzo Betassa, Raffaele Fiore e Angela Vai, l'avvocato Fulvio Croce, presidente dell'Ordine degli avvocati di Torino, nel tentativo di far saltare il processo al cosiddetto "nucleo storico" dell'organizzazione.

Il 12 maggio 1977 a Roma, in Piazza Navona, durante una manifestazione caratterizzata da duri scontri con le forze dell'ordine venne uccisa la studentessa Giorgiana Masi, feriti Elena Ascione e il carabiniere Francesco Ruggiero.

Il 14 maggio 1977 a Milano, nel corso di una manifestazione, alcuni manifestanti dell'area dell'autonomia estrassero le pistole, presero la mira e aprirono il fuoco contro la polizia, uccidendo l'agente di P.S. Antonio Custra. Un fotografo riprese la scena di un dimostrante che a mani giunte punta la pistola contro la polizia e spara. È il tempo delle P38.

Il 3 ottobre 1977 morì a Torino Roberto Crescenzio. Durante una manifestazione rimase gravemente ustionato a causa di una Molotov lanciata durante un attacco al locale dove si trovava come cliente, il bar l'Angelo Azzurro. La manifestazione era stata organizzata da vari gruppi di sinistra.

Il 1978[modifica | modifica sorgente]

L'inizio del 1978 fu segnato da un avvenimento che provocò nelle file della destra eversiva una reazione che avrebbe avuto ripercussioni sensibili anche nei successivi anni: la cosiddetta "strage di Acca Larentia". La sera del 7 gennaio, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, giovani missini della sezione Acca Larentia nel quartiere Tuscolano a Roma, furono uccisi a colpi di mitraglietta Skorpion sparati da un gruppo armato successivamente rivendicatosi come Nuclei armati per il Contropotere territoriale. La sera stessa, in seguito agli scontri con le forze dell'ordine, anche un terzo giovane attivista del Fronte della Gioventù, Stefano Recchioni, fu ucciso da un colpo di pistola sparato ad altezza d'uomo dal capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori. Questo fatto segnò l'inizio di un'offensiva del terrorismo nero (protagonista il gruppo armato dei NAR) non solo contro le forze antifasciste ma anche contro lo Stato, considerato corresponsabile di quel fatto di sangue.

Il 18 marzo 1978 due giorni dopo il rapimento Moro vengono assassinati a Milano Fausto Tinelli e Lorenzo "Iaio" Iannucci, all'epoca diciottenni, frequentanti il Centro Sociale Leoncavallo, uccisi da 8 colpi di pistola a opera di estremisti di destra e successivamente rivendicato anche dai NAR

Il sequestro Moro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Agguato di via Fani, Cronaca del sequestro Moro e Caso Moro.

Il 16 marzo 1978 l'agguato di via Fani a Roma, con lo sterminio della scorta e il sequestro e il successivo assassinio dell'allora Presidente della Democrazia Cristiana, l'on. Aldo Moro consumato il 9 maggio 1978 da un commando delle Brigate Rosse, che definirono l'azione come "attacco al cuore dello Stato". Nelle narrazioni ufficiali degli avvenimenti sono rimasti diversi punti oscuri, e nel tempo è stato confermato che l'organizzazione terroristica fosse stata più volte infiltrata dai servizi segreti occidentali[21][22][23][24].

In seguito all'omicidio, il 10 maggio 1978, l'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga si dimise. Il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa fu incaricato il 10 agosto successivo (con decreto dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri Andreotti) di coordinare la lotta contro il terrorismo. Dalla Chiesa impiegò tecniche innovative nelle indagini sul terrorismo ed ottenne notevoli risultati. Nel 1982 fu inviato in Sicilia come prefetto per la lotta alla mafia ma, privo delle risorse e del sostegno politico del quale aveva goduto nel precedente incarico, fu totalmente lasciato solo e cadde assassinato dalla mafia a Palermo, assieme alla giovane moglie, il 3 settembre 1982.

La fine[modifica | modifica sorgente]

L'anno con più vittime fu il 1980 in cui morirono 125 persone, di cui 85 nella strage della stazione centrale di Bologna.[25] Probabilmente secondo per risonanza internazionale solo al sequestro Moro fu il sequestro del generale statunitense James Lee Dozier ad opera delle Brigate Rosse, che coincise nel tempo con il periodo considerato comunemente come conclusivo di un ciclo degli anni di piombo. Il sequestro Dozier destò scalpore per la capacità delle Brigate Rosse di colpire un obiettivo militare tanto significativo: il generale era infatti all'epoca vice comandante della NATO nel sud Europa e venne sequestrato a Verona il 17 dicembre 1981. Fu poi liberato a Padova il 28 gennaio 1982 da un'azione dei NOCS.

Lentamente verso il finire del decennio gli episodi di violenza scemarono. In particolare crollò il sostegno alle Brigate Rosse dopo l'assassinio dell'operaio Guido Rossa nel 1979. Rossa aveva denunciato un suo collega sorpreso a distribuire materiale di propaganda delle BR.

Gli anni di piombo stavano terminando, l'opinione che la lotta armata potesse portare al cambiamento dell'assetto costituzionale dello Stato stava cessando. lo scrittore Bifo Berardi, già esponente della sinistra extraparlamentare, ha affermato: "Alla fine del decennio settanta ogni comportamento anti-lavorista venne colpevolizzato, criminalizzato e rimosso, [...] il realismo del capitale riprendeva il posto di comando, con il trionfo delle politiche neo-liberiste. Iniziava la controffensiva capitalistica, la vita sociale veniva nuovamente sottomessa alla produttività, la competizione economica veniva santificata come unico criterio di progresso"[26].

All'inizio degli anni novanta il giudice per le indagini preliminari di Savona Fiorenza Giorgi, nel decreto di archiviazione relativo ad un'indagine su alcune bombe esplose in città tra il 1974 ed il 1975, compie un'analisi degli attentati avvenuti nella prima fase della strategia della tensione, in cui, tra le altre cose, cita le coperture garantite dai servizi italiani ad alcune azioni terroristiche ed all'operato di personaggi come Junio Valerio Borghese. Secondo quanto riportato dal giudice:

« Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali di chiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale. »
(Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag 23 a 25[27])

Il terrorismo politico dopo gli anni di piombo[modifica | modifica sorgente]

La fine degli anni di piombo non significò la fine del terrorismo ma il succedersi di singoli attentati e singoli episodi tendenti ad agire sui conflitti sociali e politici non riuscì più a mettere in pericolo la forma costituzionale-parlamentare dello Stato.

Ci furono dei colpi di coda all'inizio degli anni ottanta ed anche molto dopo. Furono comunque episodi relativamente isolati. L'idea che la lotta armata potesse essere un mezzo per risolvere i conflitti sociali aveva perso alquanto credito anche nelle ali estreme di entrambi gli schieramenti politici.

Il politologo Galli della Loggia esaminò il problema dell'anomalia italiana in riferimento al terrorismo mettendo in luce come l'Italia sia il solo grande paese Europeo ove il terrorismo politico abbia una sua lunga cittadinanza (con l'eccezione dell'Irlanda del Nord e dei Paesi Baschi, che hanno problematiche differenti). La sua analisi, che imputa questa caratteristica a un fondo di violenza proprio della società italiana, suscitò consensi e dissensi[28].

Il dibattito storico[modifica | modifica sorgente]

Non pochi scrittori e opinionisti ritengono gli anni settanta in Italia un'occasione mancata. Essi ritengono che, a seguito dello sviluppo economico e culturale degli anni sessanta, i tempi avrebbero potuto essere maturi per affrontare in maniera incisiva i problemi storici - tra i quali lo squilibrio strutturale tra nord e sud del Paese che fu spesso chiamato questione meridionale e lo strapotere della criminalità organizzata - ma anche per stabilire un'economia industriale moderna e ben regolamentata.[senza fonte]

Tali problemi storici italiani, insieme a numerosi altri, rimasero invece irrisolti: secondo alcuni per l'insipienza delle classi dirigenti, secondo altri perché mancavano le condizioni oggettive per risolverli. Gli uni come gli altri ritengono che tale fallimento abbia aperto la strada al degrado politico e morale, preannunciato dalla scoperta della loggia massonica P2 nel 1981, che raggiunse il suo culmine negli episodi di corruzione di Tangentopoli emersi nel corso delle indagini giudiziarie durante Mani pulite.[senza fonte]

Opere dedicate[modifica | modifica sorgente]

Cinema e teatro[modifica | modifica sorgente]

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

Ai cosiddetti anni di piombo s'ispirano alcune opere di narrativa italiana, quasi tutte di tipo documentaristico, con pochissimo spazio all'immaginazione.[29]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuliano Boraso recensione film
  2. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991.
  3. ^ Anni di Piombo
  4. ^ John Loughlin, Subnational Democracy in the European Union: challenges and opportunities, New York, Oxford University Press, 2001, ISBN 0-19-829679-7
  5. ^ Indro Montanelli nella "Prefazione" al suo volume L'Italia degli anni di piombo.
  6. ^ Fu il primo scontro in cui gli studenti in lotta non arretrarono e fronteggiarono le forze di polizia.
  7. ^ Le stragi in Italia: gli anni di piombo (in Avvenimenti Italiani)
  8. ^ Leonard Weinberg, "Italian Neo-Fascist Terrorism: a comparative perspective", in Terror form extreme right, Tore Bjǿrgo, 1995, ISBN 0-7146-4663-6.
  9. ^ Sandro Provvisionato, Anni di piombo: parte male il dibattito sul superamento in Misteri d'Italia 97, 2005.
  10. ^ (PDF) Marc Lazar e Marie-Anne Matard-Bonucci L'Italie des années de plomb Collection Mèmorie/Histoire, 2010
  11. ^ Pier Paolo Pasolini, Io so articolo pubblicato sul Corriere della Sera, 1975
  12. ^ Frances Stonor Saunders, La Guerra Fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti, Fazi, Roma, 2004
  13. ^ Rai Storia, "Annarumma, la prima vittima degli anni di piombo"
  14. ^ Guido Passalacqua, Quando a Milano la chiave inglese faceva politica contro i fascisti, articolo su Repubblica del 20 settembre 1985:"Hazet 36, fascista dove sei". L'Hazet era la chiave inglese preferita dai servizi d'ordine dei gruppuscoli milanesi, un attrezzo d'acciaio lungo quanto un avambraggio. Lo slogan risuonava ossessivo nei cortei, scandito fino alla nausea... Per Milano la chiave inglese era il simbolo di quello che negli anni successivi al mitico sessantotto si chiamava Antifascismo militante.
  15. ^ Ad esempio la sentenza 15/1982 della Corte Costituzionale afferma: È comunque nella logica del discorso la constatazione che terrorismo ed evasione da un lato, prolungamento della custodia preventiva dall'altro, stanno tra loro in rapporto di causa ad effetto: ne sono prova documentale le riforme, in senso nettamente liberale, adottate progressivamente in materia a partire dal ripristino della vita democratica e l'inversione di tendenza a partire dal decreto legge 11 aprile 1974, n. 99, convertito nella legge 7 giugno 1974, n. 220, che venne adottato appunto in coincidenza con il dilagare della violenza.
  16. ^ Dopo l'11 settembre 2001 la legislazione emergenziale in Italia ha subito ulteriori e significative modifiche, in controtendenza con le leggi sulla dissociazione del 1987 e con la legge Gozzini che favorivano il reinserimento dei detenuti condannati per reati eversivi e un ritorno del Paese alla normalità. In particolare sono state aumentate le pene per i reati di tipo associativo (art. 270-bis) e al contempo sono state abolite le misure alternative che, in via discrezionale, possono essere concesse in base all'art. 27 della Costituzione Italiana relativo alla finalità rieducativa della pena e al reinserimento del reo nella società a ogni condannato a partire dalla metà della pena e comunque al di sotto dei tre anni di residuo pena. Questa possibilità è stata soppressa a partire dal gennaio 2003 per i condannati per reati associativi di natura eversiva: un provvedimento che alcuni esperti ritengono in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Carta costituzionale italiana.[senza fonte]
  17. ^ Ad esempio, tre distinte questioni furono sollevate dal Tribunale di Padova e dalla Corte d'assise di Torino riguardo alla costituzionalità della legge, a cui la Corte Costituzionale rispose con sentenza 15 del 1982, dichiarandole tutte non ammissibili o non fondate. Sono sintomatiche le motivazioni della Corte che riconoscono la validità delle misure prese in condizioni di emergenza democratica, ma affermano che: Se si deve ammettere che un ordinamento, nel quale il terrorismo semina morte - anche mediante lo spietato assassinio di "ostaggi" innocenti - e distruzioni, determinando insicurezza e, quindi, l'esigenza di affidare la salvezza della vita e dei beni a scorte armate ed a polizia privata, versa in uno stato di emergenza, si deve, tuttavia, convenire che l'emergenza, nella sua accezione più propria, è una condizione certamente anomala e grave, ma anche essenzialmente temporanea. Ne consegue che essa legittima, sì, misure insolite, ma che queste perdono legittimità, se ingiustificatamente protratte nel tempo.
  18. ^ Primo Moroni e Nanni Balestrini, L'orda d'oro, SugarCo Edizioni, Milano 1988
  19. ^ Alcune immagini dell'evento
  20. ^ Cristiano Armati, Italia criminale, e-Newton, Newton Compton Editori, 2012
  21. ^ Le testimonianze e i riscontri sulle numerose infiltrazioni nelle Brigate Rosse sono numerose. Tra le più clamorose emerse negli ultimi anni c'è la testimonianza di Giovanni Galloni alla RAI: Moro era convinto che le BR fossero infiltrate da CIA e Mossad.
  22. ^ Rainews24, USA-Italia. Galloni a 'Next': Moro mi disse che sapeva di infiltrati CIA e Mossad nelle BR.
  23. ^ Sergio Flamigni svela come Steve Pieczenik, consigliere del Presidente USA Jimmy Carter, fu il regista del "depistaggio del lago della Duchessa", con l'approvazione di Francesco Cossiga mentre, nello stesso giorno, qualcuno faceva in modo che fosse scoperto il covo BR di via Gradoli. Operazione lago della Duchessa, Sergio Flamigni a Left, 4 maggio 2007.
  24. ^ Galloni: quando Kissinger minacciò Moro.
  25. ^ La notte della Repubblica, volume 3 pag. 476, Zavoli Sergio.
  26. ^ Franco "Bifo" Berardi, Il sapiente, il mercante, il guerriero, Derive Approdi, 2004
  27. ^ Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag 23 a 25, citato nel libro intervista al generale dei carabinieri Nicolò Bozzo scritto da Ruggiero Michele, Nei secoli fedele allo stato, 2006, Fratelli Frilli Editori, ISBN 978-88-7563-239-7, pag 229
  28. ^ Corriere della Sera 27 aprile 2007
  29. ^ Esiste qualche elenco di romanzi e racconti italiani riferibili al terrorismo, tuttavia spesso tale riferimento è solo tangenziale. Si veda, ad esempio, la bibliografia che chiude il saggio di Raffaele Donnarumma "Storia, immaginario, letteratura: il terrorismo nella narrativa italiana (1969 - 2010)", in AA. VV., "Per Romano Luperini", Palumbo, Palermo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., La Strage di Stato, Samonà e Savelli, Roma, 1970
  • Alberto Conci, Paolo Grigolli, Natalina Mosna, Sedie vuote. Gli anni di piombo dalla parte delle vittime, Il Margine, Trento, 2007.
  • Antonella Beccaria, Pentiti di niente - Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto collaboratore di giustizia, ISBN 978-88-6222-049-1.
  • Camilla Cederna, Pinelli. Una finestra sulla strage, Feltrinelli, Milano, 1971.
  • Giorgio Manzini, Indagine su un brigatista rosso. La storia di Walter Alasia, Torino, Einaudi, 1978.
  • Giovanni Fasanella e Grippo Antonella, I silenzi degli Innocenti - un libro che racconta le vittime, Rizzoli, 2006
  • Giorgio Galli, Il partito armato - Gli "anni di piombo" in Italia, 1968-1986, Rizzoli, 1986.
  • Marco Baliani, Corpo di stato. Il delitto Moro, Milano, Rizzoli, 2003.
  • Marc Lazar e Marie-Anne Matard-Bonucci L'Italie des années de plomb Collection Mèmorie/Histoire, 2010
  • Marco Maria Sambo, Contro chi-La primavera spezzata di Ezio Tarantelli, Castelvecchi, 2005
  • Maurizio Calvi, Alessandro Ceci, Angelo Sessa, Giulio Vasaturo. Le date del terrore. La genesi del terrorismo italiano e il microclima dell'eversione dal 1945 al 2003. Roma, Luca Sossella Editore, 2003. ISBN 88-87995-58-3.
  • Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, Mondadori, Milano, 2007.
  • Paolo Persichetti, Esilio e Castigo, Ed. La Città del Sole, 2006.
  • Renault 4. Scrittori a Roma prima della morte di Moro, a cura di Carlo Bordini e Andrea Di Consoli, Roma, Avagliano, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]