Mafia

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Il termine mafia indica una particolare e specifica tipologia di organizzazione criminale, generalmente dotata di peculiari e particolari caratteristiche.

Una delle organizzazioni del genere più famosa è nota come cosa nostra, espressione riferentesi alla mafia siciliana, che venne utilizzata per la prima volta pubblicamente dal primo pentito statunitense Joe Valachi.

Cenni storici ed etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Beati Paoli e Garduna.

L'effettiva origine del lemma e del fenomeno sono ancora oggi incerte. Secondo alcuni il fenomeno si ritenga originato ed ispirato dalla setta segreta spagnola della Garduna, secondo altri da quella dei Beati Paoli, operante in Italia nel XII secolo circa. Una delle prime apparizioni del termine fu in un documento redatto in Italia, dal funzionario del Regno delle Due Sicilie Pietro Calà Ulloa scrisse, a proposito del fenomeno, nel 1838:

« Ci sono in molti paesi delle fratellanze, specie di sette che diconsi partiti, senza riunione, senz'altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di fare esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggerlo, ora d'incolpare un innocente....Molti alti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile".[1] »

Riguardo l'origine del termine, un primo utilizzo venne registrato in Sicilia nel 1863, nell'opera teatrale I mafiusi de la Vicaria, ambientata nel carcere della Vicaria di Palermo e scritta da Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca. Secondo Giuseppe Pitrè[2] il termine mafioso indicava una persona, un oggetto o un ambiente "di spicco" e nell'insieme abbia un non so che di superiore ed elevato (...) Una casetta di popolani ben messa, pulita, ordinata, e che piaccia, è una casa mafiusedda e solo dopo l'inchiesta del procuratore palermitano è obbligata a rappresentare cose cattive. Tuttavia il Pitré non ne chiarisce l'origine.

Si è quindi voluto associare il termine - spesso forzatamente e senza chiari riscontri - con un qualche vocabolo di origine araba, a causa della sua radice non facilmente accostabile a termini di origine invece latina o greca. Tale accostamento alla lingua araba sarebbe giustificato con la presenza in Sicilia nel corso del X secolo della componente islamica. Questo ovviamente presupponendo un'ipotetica origine siciliana delle principali organizzazioni di questo tipo. Così secondo Diego Gambetta il vocabolo originario potrebbe provenire dall'arabo مهياص (mahyas = spavalderia, vanto aggressivo)[3] o, come propone il Lo Monaco, مرفوض (marfud = reietto)[4] da cui proverrebbe il termine mafiusu, che nel XIX secolo indicava una persona arrogante, prepotente, ma anche intrepida e fiera.[5]

Secondo Santi Correnti invece,[6] che rigetta le origini del termine dall'arabo, sarebbe un termine piuttosto recente, forse derivato dal dialetto toscano, trovando un riscontro nella parola maffia. Di simile avviso Pasquale Natella[7] che ricorda come a Vicenza e Trento si usasse il vocabolo maffìa per indicare la superbia e la pulizia glottologica (...) va subito applicata in Venezia dove a centinaia di persone deve essere impedito di pronunciare S. Maffìa (...). La diceria copriva, si vede, l'intera penisola e nessuno poteva salvarsi; in tutte le caserme ottocentesche maffìa equivaleva a pavoneggiarsi e copriva il colloquio quotidiano così in Toscana come in Calabria, dove i delinquenti portavano i capelli alla mafiosa.

In merito a ciò ricordiamo quanto scritto già nel 1853 da Vincenzo Mortillaro nel suo Nuovo dizionario siciliano-italiano[8] per Mafia: Voce piemontese introdotta nel resto d'Italia ch'equivale a camorra. Tra le cause della nascita del fenomeno sono sicuramente da annoverare il dominio dal latifondo che vessava una massa di contadini miserabili. Fra nobiltà terriera e contadini era presente un ceto di spregiudicati e violenti massari, campieri ("guardie armate" del latifondo) e gabelloti (gestori dei fondi a gabella, cioè in fitto) che terrorizzavano i contadini e i proprietari con i loro sgherri, venivano a patti con i briganti, amministravano una rozza giustizia che però non ammetteva alcuna forma di opposizione. I briganti, i ladri, i ribelli avevano un ambiguo rapporto con i massari.

I contadini servivano i massari e vedevano talvolta in loro degli alleati possibili contro i latifondisti che a loro volta si servivano dei massari e dei campieri, pur disprezzandoli e temendoli, come forza contro il latente pericolo costituito da possibili rivolte delle masse contadine. Massari e campieri si servivano dei briganti contro nobili e contadini ma sapevano anche spazzarli via con violenza quando dovevano dimostrare a tutti gli abitanti del feudo chi comandava effettivamente. La mafia, per giungere al dominio del territorio, controllava non solo il mondo rurale, i trasporti, l'attività mineraria, gli allevamenti, ma anche la delinquenza urbana, i tribunali, le centrali di polizia, i centri del potere. I mafiosi erano nel contempo imprenditori, organizzatori della produzione, giudici, gendarmi, esattori delle tasse, poiché prelevavano quote di ricchezza dal lavoro e dalla rendita dei ceti sociali in mezzo ai quali vivevano ed operavano.[9]

Nell'età moderna prima e contemporanea poi, mentre nella maggior parte dell'Europa i poteri legali e centrali si rafforzavano ed espandevano, fenomeno risaltato soprattutto dalla nascita dei primi stati nazionali, in Italia ed in Sicilia è in una situazione di legalità frammentata: i signori feudali in concorrenza con i deboli poteri centrali; un groviglio di giurisdizioni e di competenze; i deboli esposti allo strapotere dei signori e degli sbirri; i deboli ceti produttivi e mercantili soggetti alle soperchierie di funzionari e baroni. La violenza, in questo contesto premessa per la sicurezza, si privatizza: i signorotti del posto hanno i loro sgherri, l'Inquisizione ha i suoi ufficiali ed agenti, le corporazioni hanno le loro compagnie d'armi, i mercanti pagano le scorte armate per i trasferimenti di merci. Si assiste ad un continuo scontro di poteri e di interessi, in una terra, la Sicilia, in cui il continuo succedersi di poteri e dominazioni non ha favorito la coesione tra popoli e governanti.[10]

Nel corso del XX secolo le aggregazioni rette dalla legge dell'omertà e del silenzio consolidarono un'immensa potenza in Sicilia e riemersero dopo la seconda guerra mondiale.[11] La letteratura italiana, a partire dal secondo dopoguerra, ha spesso prestato attenzione al fenomeno. Nel 1959, quando il fenomeno era ormai diffuso e aveva già subìto l'evoluzione storica della seconda guerra mondiale, Domenico Novacco[12] invitava ad una lettura critica del passo di Mortillaro, in quanto a suo dire la "boutade" del Mortillaro (...) era emessa nel solco d'un filo autonomistico siciliano antiunitario che dava ai sabaudi il demerito d'aver introdotto nella immacolata isola cattive tradizioni e tendenze paraispaniche.[13]

Leonardo Sciascia scrisse "La più completa ed essenziale definizione che si può dare della mafia, crediamo sia questa: la mafia è un'associazione per delinquere, coi fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si impone come intermediazione parassitaria, e imposta con mezzi di violenza, tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione e il consumo, tra il cittadino e lo Stato".[14] In un suo studio apparso nel 1972 su Storia illustrata,[15] ricostruisce con molta attenzione l'origine del termine mafia. Riprende anche la teoria in merito all'introduzione del vocabolo nell'Isola ricondotta all'unificazione del "Regno d'Italia" espressa da Charles Heckethorn[16], ripresa poi dall'economista e sociologo Giuseppe Palomba, il termine «MAFIA» non sarebbe altro che l'acronimo delle parole: «Mazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti». Fino a che punto sia fondato questo studio, rimane però da considerare il significato antropologico non privo di valore riguardo a un'organizzazione segreta a specchi capovolti che sarebbe nata nell'isola con finalità più o meno carbonare[17]. Sempre con un acronimo il giornalista Selwyn Raab tenta di spiegare in un romanzo storico le origini della mafia, riallacciandosi al mito dei Beati Paoli e ai precedenti moti antifrancesi durante i cosiddetti Vespri siciliani come già fece in sede di interrogatorio Tommaso Buscetta, facendone derivare la frase "Morte Alla Francia Italia Anela".[18]

Ovviamente appare del tutto inusuale che nel XIII secolo si potesse parlare nel Regno di Sicilia in maniera tanto colta tra le classi basse la lingua italiana, al punto da usarla per la realizzazione di un acronimo, costume più sovente delle rivolte popolari e dei moti carbonari del XIX secolo. Sul piano storico e antropologico va comunque osservato che in origine al fenomeno, attecchito sul territorio siciliano, veniva assegnato proprio questo termine esteso poi alle potenti organizzazioni associative a livello mondiale. Tuttavia, rimane comunque il fatto che nell'uso comune il termine mafia è ormai diffuso su larga scala planetaria.

Analisi e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Famiglia (mafia) e Crimine organizzato.
La struttura tipica di una famiglia mafiosa tradizionale.

Le analisi moderne del fenomeno considerano essa, prima ancora che una organizzazione criminale, un "sistema di potere" fondato sul consenso sociale che la "legittima" agli occhi della popolazione e dal controllo sociale che ne consegue; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto stia sul consenso e l'approvazione della popolazione e sulle intese e collaborazioni con funzionari pubblici ed istituzioni dello Stato, con i politici, e soprattutto del supporto e della simpatia sociale.

Di conseguenza, il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite. Le organizzazioni appartenenti al genere hanno una propria e tipica struttura, e spesso adottano comportamenti basati su un modello di economia statale, ma parallela e sotterranea. L'organizzazione mafiosa trae profitti e vantaggi da numerosi tipi di attività illecite, ma anche dall'insediarsi nell'economia legale con metodi illegali.

I capimafia (spesso a causa della latitanza) comunicano principalmente in modo scritto, ad esempio in Italia fanno spesso uso di biglietti di carta detti pizzini, poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti) con determinati mezzi di comunicazione di massa (come il telefono e la posta) poiché suscettibili di intercettazioni. I mafiosi, che vengono definiti in certi contesti persone di rispetto o uomini d'onore, svolgono anche funzione e ruolo di giudice: ricevono le denunce al posto delle autorità, risolvono contrasti familiari ed economici, chiedono ed ottengono voti per un dato candidato che, una volta eletto, ricambierà l'appoggio concedendo favori alla cosca infettando l'amministrazione pubblica e il sistema della giustizia. La mafia non si presenta quindi come un antistato, ma come uno "stato" parallelo allo stato di diritto, che concede servizi, esige e gestisce le tasse (pizzo, usura ecc.), e amministra il suo territorio.

Il mercato elettorale allarga le reti di complicità e il governo, per cecità e interessi contingenti, pensa di sfruttare questa complessa e negativa realtà a proprio vantaggio.[19] I mafiosi fondano il loro potere soprattutto sul consenso sociale delle popolazioni, sul sostegno (estorto o volontario) di operatori economici (ad esempio si consideri il mondo dell'imprenditoria), e sul substrato culturale, ancora familistico e feudale, generalmente piuttosto arretrato dal punto di vista socio-culturale. Un esempio dell'utilizzo del termine "mafioso" potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per identificare un sindaco che concede appalti solo a personaggi a lui vicini, oppure ad un professore universitario che interceda per far vincere borse di studio a persone a lui legate (ancorché non valide e meritevoli), o la nomina da parte di un governo di dirigenti di alto livello, anche eventualmente capaci, ma "politicamente vicini" alla maggioranza di cui il governo stesso è espressione.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno e diffuso in quasi tutti gli Stati del mondo, spesso assumendo caratteristiche e connotazioni proprie.

Albania[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia albanese.

presente e diffusa, oltre che in Albania, in quasi tutti gli Stati membri dell'Unione europea, le attività di rilievo sono principalmente il traffico di droga, principalmente eroina, sfruttamento della prostituzione e traffico di armi

Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia bulgara.

Cecenia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Obščina.

Cina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Triade (organizzazione criminale).

Le triadi sono delle organizzazioni criminali raggruppati in diversi cartelli, ed aventi ramificazioni pressoché internazionali; in particolare in quasi tutta l'Asia (Cina in particolare) Europa, Nord America, Oceania.

Colombia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cartelli colombiani.

Nel paese operano soprattutto diversi cartelli della droga - conosciuti come cartelli colombiani - dediti soprattutto al traffico di droga. I più famosi sono:

Estonia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia estone.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia corsa e [[]].

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Yakuza.

Nel paese opera la Yakuza, che è presente anche negli USA.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Beati Paoli e Mafia in Italia.

Il fenomeno è estremamente diffuso nel paese, con la presenza di grandi organizzazioni, diffuse anche a livello internazionale in molti Stati del mondo. Sono raggruppate in macrocartelli, i più famosi - di tradizione secolare - sono:

Altre organizzazioni importanti sono nate nella seconda metà del XX secolo, come la stidda, la banda della Magliana, la Sacra Corona Unita e la mala del Brenta.

India[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: D-Company.

Israele[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia israeliana e sindacato ebraico.

Diffusa anche in Russia e soprattutto negli USA, ove è conosciuta come sindacato ebraico o kosher nostra con l'immigrazione a partire dall'inizio del XX secolo.

Messico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cartelli messicani, Guerra messicana della droga e La Eme.

Nel paese opera La Eme e diversi cartelli della droga - conosciuti come cartelli messicani - questi ultimi soprattutto dediti al traffico di droga. Questi ultimi sono stati impegnati nella cosiddetta guerra messicana della droga, a partire dagli anni '80 del XX secolo.

I più famosi sono:

Nigeria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia nigeriana.

Russia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Organizatsya.

Comenuemente identificata come Organizatsya operava principalmente in Russia, ma si è espansa anche in Europa (soprattutto dell'est) e negli Stati Uniti d'America. In Italia è abbastanza diffusa in Emilia-Romagna.

Serbia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Naša Stvar.

Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cosa nostra americana e Mano Nera (estorsione).

Nel paese non vi è una mafia autoctona, però operano molte organizzazioni criminali di altri paesi del mondo; tra le più importanti vi sono senza dubbio le organizzazioni formate da immigrati di orgini italiana, che diedero vita a cosa nostra americana, la Yakuza, la Triade e kosher nostra.

Turchia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia turca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salvatore Scarpino, Storia della mafia, Piccola biblioteca di base, ed. Fenice 2000, 1994, pag. 17.
  2. ^ G. Pitrè, Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Palermo 1889
  3. ^ Diego Gambetta, The Sicilian Mafia: the business of private protection, Harvard University Press, 1996, p. 136.
  4. ^ Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno 1990, 1-8.
  5. ^ Bisognerebbe quindi ammetterne la presenza nei documenti islamici relativi alla Sicilia pervenutici e raccolti fin qui, tuttavia i vocaboli esposti non appaiono mai menzionati: cfr. ad es. Michele Amari, Biblioteca Arabo-Sicula- testi e traduzioni. 1857-1887.
  6. ^ Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, Newton & Compton, 1998.
  7. ^ Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).
  8. ^ Vincenzo Mortillaro, Nuovo dizionario siciliano-italiano, Tipografia del Giornale letterario, Palermo 1853
  9. ^ Salvatore Scarpino, Storia della mafia, Piccola biblioteca di base, ed. Fenice 2000, 1994, pag. 13-14; 6-8.
  10. ^ Salvatore Scarpino, op.cit.
  11. ^ Dizionario enciclopedico italiano, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma
  12. ^ D. Novacco, Considerazioni sulla fortuna del termine "mafia", in "Belfagor", 1959, n. 14.
  13. ^ Tuttavia le considerazioni del Novacco appaiono poste fuori da una considerazione cronologica corretta, dacché nell'anno in cui egli vorrebbe il filo autonomistico antiunitario e in particolare antisabaudo i siciliani erano usciti da poco tempo dai moti del '48 e dalla breve vita dello stato indipendente di Sicilia tra il 1848 e il 1849. A seguito del bombardamento della città di Messina, fatto che vide l'adozione del soprannome di re Bomba a Ferdinando II, nei siciliani si instillò un sentimento di rancore nei confronti della dinastia borbonica, che semmai agevolò le simpatie nei confronti del progetto unitario sabaudo, considerata la grande affluenza nell'esercito garibaldino di giovani isolani. Le spinte autonomistiche antisabaude appaiono più propriamente posteriori alla conquista del Mezzogiorno da parte delle truppe garibaldine e in particolare solo a seguito del 1866, a partire dalla cosiddetta rivolta del sette e mezzo.
  14. ^ Salvatore Scarpino, op. cit. pag. 15.
  15. ^ ora ripubblicato con il titolo La storia della mafia
  16. ^ Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897, che si sofferma sulla missione segreta di Mazzini in Sicilia avvenuta l'anno prima (1860) dell'Unità d'Italia,
  17. ^ G. Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962, pp. 203-204
  18. ^ "Una leggenda romantica sostiene che il termine MAFIA si tratti di una sigla nata nel tardo tredicesimo secolo nel corso dell'insurrezione contro le forze francesi degli Angioini a Palermo. Una donna siciliana morì nel tentativo di opporsi ad uno stupro da parte di un soldato francese e, per vendicarsi, il fidanzato sgozzò l'aggressore. L'episodio immaginario si suppone abbia portato alla creazione di uno slogan acronimico formato dalle iniziali di ogni parola: "Morte Alla Francia Italia Anela". La rivolta del 1282 contro l'occupazione dell'esercito francese ebbe il nome di Vespri Siciliani, perché il segnale della resistenza furono i rintocchi delle campane della chiesa per la funzione della sera"; in Selwyn Raab, Le famiglie di Cosa Nostra. La nascita, il declino e la resurrezione della più potente organizzazione criminale americana, Newton Compton, 2009. Tuttavia è evidente come vengano mescolate ampiamente diverse leggende, come quella di Gammazita a cui pare ispirato l'Autore per la vicenda dell'aggressione, episodio spesso arricchitosi di dettagli, tra cui la presenza di donna Malcalda quale mandante del soldato francese, e che ha ispirato anche il celebre dipinto di Hayez. L'Autore ricorda anche che "nel 1860 Giuseppe Garibaldi sbarcò in Sicilia con un migliaio di combattenti detti "Camicie Rosse" per la divisa che li caratterizzava. Aiutato dal sostegno popolare degli isolani, Garibaldi sconfisse senza difficoltà le truppe del Re delle due Sicilie. Tra i ribelli che si unirono alle truppe di Garibaldi e si unirono al suo appello per la giustizia sociale vi furono anche circa duemila rozzi agricoltori giunti dalla campagna, i quali per sopravvivere, alternavano il lavoro dei campi al banditismo, rifugiandosi nelle caverne. A simbolizzare il rispetto con cui venivano considerati questi coloni a mezzo servizio, e briganti a tempo perso, furono glorificati da Garibaldi come le sue "Squadre della mafia"."[Cosa si ipotizza in questo aneddoto per origine del termine?].
  19. ^ Salvatore Scarpino, op. cit. pag. 22-26.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia sulle mafie.
  • Diego Gambetta, The Sicilian Mafia: the business of private protection, Harvard University Press, 1996
  • Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno 1990
  • Domenico Novacco, Considerazioni sulla fortuna del termine "mafia", in "Belfagor", 1959, n. 14.
  • Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897
  • Giuseppe Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962
  • Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).
  • Selwyn Raab, Five Families: The Rise, Decline, and Resurgence of America's Most Powerful Mafia Empires, New York, St.Martin Press, 2005, 2009 traduzione dall'inglese Maria Grazia Bianchi Oddera "Le famiglie di Cosa Nostra", Newton Compton editori s.r.l Roma.
  • Leonardo Sciascia, La storia della mafia, Barion Milano 2013, ISBN 978-88-6759-001-8 contenente l'articolo apparso nel 1972 sulla rivista Storia Illustrata

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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