Cartello di Medellín

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Cartello di Medellín
Area di origine Medellín, Colombia
Aree di influenza America, Europa
Periodo 1976 - 1993
Boss Pablo Escobar, fratelli Ochoa
Alleati cartello di Guadalajara
Cartello di Juárez
Rivali Los Pepes
Cartello di Cali
Attività traffico di droga
riciclaggio di denaro
estorsione
traffico di armi
terrorismo
Pentiti Barry Seal
Carlos Lehder

Il cartello di Medellín fu una vasta organizzazione di narcotrafficanti, con base nella città di Medellín, in Colombia, operante negli anni settanta ed ottanta oltre che in Colombia, anche in Bolivia, Peru, America Centrale, Stati Uniti, Canada ed Europa. Fu fondato e gestito da Pablo Escobar e dai fratelli Ochoa. Nel 1993, il governo colombiano, coadiuvato dagli Stati Uniti, riuscì a smantellare definitivamente l'organizzazione dopo aver ucciso o catturato tutti i suoi membri. Il cartello si trovò in conflitto, oltre che con il governo, anche con l'altro grande cartello di droga colombiano, il cartello di Cali.

Mentre il cartello di Cali era orientato su posizioni filo-governative e di destra, quello di Medellín fu orientato su posizioni filo-rivoluzionarie e di sinistra.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il conflitto con il governo colombiano[modifica | modifica sorgente]

Quando fu stipulato un trattato tra gli Stati Uniti e la Colombia che permetteva una facile estradizione dei boss di Medellín, molti di questi furono estradati negli USA ed arrestati. Tra i fautori di questo accordo vi furono il Ministro della Giustizia colombiano Rodrigo Lara Bonilla, l'ufficiale di polizia Jaime Ramírez e numerosi giudici di Corte Suprema. Questa politica, portò ai numerosi conflitti tra la polizia colombiana e i trafficanti di Medellín. Molti di questi furono eliminati. Tra i morti vi fu anche lo stesso ministro Rodrigo Lara Bonilla, che fu ammazzato nel 1984 nella sua auto durante l'ora di punta da un gruppo di motociclisti. Quest'omicidio fu l'atto finale che convinse il Presidente della Colombia, Belisario Betancur, a firmare l'estradizione di Carlos Lehder e di altri importanti boss del cartello.

Jaime Ramírez, ufficiale di polizia che aveva eseguito numerosi sequestri di droga provocando ingenti perdite al cartello, fu ammazzato sull'autostrada, speronato da un'altra auto e poi finito a colpi di arma da fuoco. Sua moglie e i suoi due bambini furono solo feriti.

Il Cartello minacciò di morte i giudici della Corte Suprema, chiedendo loro di denunciare il Trattato di Estradizione. Gli avvertimenti furono ignorati. Qualche tempo dopo, 35 membri del gruppo di guerriglia M-19, pesantemente armati, attaccarono l'edificio sede della Corte Suprema, causando l'assedio del Palazzo di Giustizia nel novembre del 1985. L'esercito e la polizia tentarono di soccorrere gli ostaggi, ma l'operazione finì tragicamente: molti degli ostaggi vennero uccisi nel fuoco incrociato e le perdite furono pesanti. Qualcuno sostenne all'epoca che dietro l'incursione dell'M-19 ci fosse la mano del Cartello, che aveva tutto l'interesse a intimidire la Corte Suprema. La questione ha continuato a essere discussa in Colombia.

Operazioni statunitensi[modifica | modifica sorgente]

Gli agenti della DEA e della US Customs operarono molti arresti e sequestri di cocaina utilizzando informatori sotto copertura. I testimoni più importanti furono Barry Seal e "Max". Seal era un aviatore statunitense, incaricato di trasportare illegalmente la droga negli Stati Uniti per conto del Cartello. Quando venne catturato, decise di aiutare il governo statunitense a sconfiggere il Cartello, fornendo molti nomi e dettagli sui percorsi della cocaina, che portarono a molti arresti. Il Cartello si vendicò facendolo assassinare. Max, al quale il Cartello aveva ordinato di uccidere Barry Seal, rifiutò il compito. Più tardi contribuì a trovare e imprigionare l'assassino di Seal, e collaborò con la DEA fornendo molte informazioni.

La fine del cartello[modifica | modifica sorgente]

Il Cartello perse molto del suo consolidato potere e della sua influenza dopo la morte o la cattura di molti dei suoi uomini di punta, il che portò alla sua scomparsa come un'unica entità; molti dei suoi associati rimasti in libertà e dei vecchi membri sono però ancora attivi sulla scena internazionale della droga.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]