Cartello di Medellín

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Cartello di Medellín
Area di origine Medellín, Colombia
Aree di influenza America, Europa
Periodo 1976 - 1993
Boss Pablo Escobar, fratelli Ochoa
Alleati cartello di Guadalajara
Cartello di Juárez
Rivali Los Pepes
Cartello di Cali
Attività traffico di droga
riciclaggio di denaro
estorsione
traffico di armi
terrorismo
Pentiti Barry Seal
Carlos Lehder

Il cartello di Medellín fu una vasta organizzazione di narcotrafficanti, con base nella città di Medellín, in Colombia, operante negli anni settanta ed ottanta in Colombia, Bolivia, Perù, America Centrale, Stati Uniti, Canada ed Europa. Fu fondato e gestito da Pablo Escobar e dai fratelli Ochoa. Nel 1993 il governo colombiano, coadiuvato dagli Stati Uniti e con la collaborazione del Cartello di Cali e di gruppi paramilitari di destra riuscì a smantellare definitivamente l'organizzazione con l'uccisione o la cattura di tutti i suoi membri.

Mentre il cartello di Cali era orientato su posizioni filo-governative e di destra, quello di Medellín fu orientato su posizioni filo-rivoluzionarie e di sinistra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni '70 il traffico illegale di cocaina divenne un'enorme fonte di guadagno. Nel 1982 l'esportazione di cocaina dalla Colombia aveva ormai superato quella del caffè, arrivando a rappresentare il 30% delle esportazioni totali del Paese. In questo periodo alcuni tra i più importanti narcotrafficanti iniziarono ad acquistare vasti appezzamenti di terra; se da un lato ciò permetteva loro di riciclare i proventi dell'attività illecita, dall'altro li inseriva pienamente nella società colombiana dell'epoca, dotandoli di un potere politico enorme. Alla fine degli anni '80 i trafficanti di droga erano ormai i maggiori proprietari terrieri in Colombia. Gran parte delle loro terre veniva utilizzata per l'allevamento del bestiame oppure veniva lasciata incolta. In questi anni i boss del narcotraffico iniziarono a munirsi di eserciti privati.

Tra la fine del 1981 e l'inizio del 1982, a Puerto Boyacá, ebbe luogo una serie di incontri tra membri del cartello di Medellín, militari colombiani, membri della società statunitense Texas Petroleum, politici, piccoli industriali e ricchi allevatori. Da questi incontri nacque il MAS (acronimo di Muerte a Secuestradores, "Morte ai rapitori"), organizzazione paramilitare incaricata di difendere gli interessi economici dei fondatori, di reprimere i fenomeni di guerriglia e di fornire protezione per le elite locali, minacciate da rapimenti ed estorsioni. [1][2][3] Già nel 1983 le statistiche del governo colombiano indicano 240 omicidi politici compiuti dal MAS; furono colpiti soprattutto leader locali, funzionari pubblici e fattori.[4]

L'anno seguente fu creata la ACDEGAM (Asociación Campesina de Ganaderos y Agricultores del Magdalena Medio, "Associazione allevatori e fattori del Medio Magdalena") per gestire l'organizzazione e le pubbliche relazioni del MAS, oltre che per fornire una facciata legale a vari gruppi paramilitari. L'ACDEGAM si impegnò nel promuovere politiche anti-sindacali, minacciando chiunque fosse coinvolto in organizzazioni di supporto per i diritti dei lavoratori e dei contadini. Le minacce trovavano poi conferma negli attacchi e negli assassinii operati dal MAS contro coloro che venivano considerati "sovversivi". [1][5] L'ACDEGAM costruì inoltre delle scuole il cui scopo dichiarato era la creazione di un ambiente educativo "patriottico ed anti-comunista", costruendo inoltre strade, ponti e cliniche. [5][6]

L'ACDEGAM stessa si occupava della gestione del reclutamento per le organizzazioni paramilitari, del deposito delle armi, della propaganda e dei servizi medici.

Nella prima metà degli anni '80 l'ACDEGAM e il MAS conobbero una crescita significativa. Nel 1985 i narcotrafficanti Pablo Escobar, Jorge Luis Ochoa, Gonzalo Rodríguez GachaCarlos Lehder e Juan Matta-Ballesteros iniziarono a convogliare ingenti risorse verso l'organizzazione in modo da garantire l'acquisto di armi, equipaggiamento e l'addestramento delle truppe paramilitari. Il denaro investito dal MAS in progetti sociali venne così destinato al rafforzamento dell'organizzazione. Furono acquistate armi moderne dall'esercito e dall'armeria colombiana INDUMIL, oltre che tramite trattative private. L'organizzazione possedeva computer e gestiva un centro di comunicazioni che agiva coordinatamente all'ufficio statale di telecomunicazioni.

Il MAS possedeva anche numerosi elicotteri e aerei, con trenta piloti a sua disposizione. Inoltre furono assunti istruttori militari statunitensi, israeliani e britannici. [1][3][5][6][7][8]

Il conflitto con il governo colombiano[modifica | modifica wikitesto]

Quando fu stipulato un trattato tra gli Stati Uniti e la Colombia che permetteva una facile estradizione dei boss di Medellín, molti di questi furono estradati negli USA ed arrestati. Tra i fautori di questo accordo vi furono il Ministro della Giustizia colombiano Rodrigo Lara Bonilla, l'ufficiale di polizia Jaime Ramírez e numerosi giudici di Corte Suprema. Questa politica portò a numerosi conflitti tra la polizia colombiana e i trafficanti di Medellín. Molti di questi furono eliminati. Tra i morti vi fu anche lo stesso ministro Rodrigo Lara Bonilla, che fu ucciso nel 1984 nella sua auto durante l'ora di punta da un gruppo di motociclisti. Quest'omicidio fu l'atto finale che convinse il Presidente della Colombia, Belisario Betancur, a firmare l'estradizione di Carlos Lehder e di altri importanti boss del cartello.

Jaime Ramírez, ufficiale di polizia che aveva eseguito numerosi sequestri di droga provocando ingenti perdite al cartello, fu ucciso sull'autostrada, speronato da un'altra auto e poi finito a colpi di arma da fuoco. Sua moglie e i suoi due figli furono solo feriti.

Il Cartello minacciò di morte i giudici della Corte Suprema, chiedendo loro di denunciare il Trattato di Estradizione. Gli avvertimenti furono ignorati. Qualche tempo dopo, 35 membri del gruppo di guerriglia M-19, pesantemente armati, attaccarono l'edificio sede della Corte Suprema, ponendo il Palazzo di Giustizia sotto assedio nel novembre del 1985. L'esercito e la polizia tentarono di soccorrere gli ostaggi, ma l'operazione finì tragicamente: molti degli ostaggi vennero uccisi nel fuoco incrociato e le perdite furono pesanti. Qualcuno sostenne all'epoca che dietro l'incursione dell'M-19 ci fosse la mano del Cartello, che aveva tutto l'interesse a intimidire la Corte Suprema. La questione ha continuato a essere discussa in Colombia.

Operazioni statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Gli agenti della DEA e della US Customs operarono molti arresti e sequestri di cocaina utilizzando informatori sotto copertura. I testimoni più importanti furono Barry Seal e "Max". Seal era un aviatore statunitense, incaricato di trasportare illegalmente la droga negli Stati Uniti per conto del Cartello. Quando venne catturato, decise di aiutare il governo statunitense a sconfiggere il Cartello, fornendo molti nomi e dettagli sui percorsi della cocaina, che portarono a molti arresti. Il Cartello si vendicò facendolo assassinare. Max, al quale il Cartello aveva ordinato di uccidere Barry Seal, rifiutò il compito. Più tardi contribuì a trovare e imprigionare l'assassino di Seal, e collaborò con la DEA fornendo molte informazioni.

La fine del cartello[modifica | modifica wikitesto]

Il Cartello perse molto del suo consolidato potere e della sua influenza dopo la morte o la cattura di molti dei suoi uomini di punta, il che portò alla sua scomparsa come un'unica entità; molti dei suoi associati rimasti in libertà e dei vecchi membri sono però ancora attivi sulla scena internazionale della droga.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c HRW, 1996: "II. History of the Military-Paramilitary Partnership"
  2. ^ Richani, 2002: p.38
  3. ^ a b Hristov, 2009: pp. 65-68
  4. ^ Santina, Peter "Army of terror", Harvard International Review, Winter 1998/1999, Vol. 21, Issue 1
  5. ^ a b c Geoff Simons, Colombia: A Brutal History, Saqi Books, 2004, p. 56, ISBN 978-0-86356-758-2.
  6. ^ a b Pearce, Jenny (May 1, 1990). 1st. ed. Colombia:Inside the Labyrinth. London: Latin America Bureau. p. 247. ISBN 0-906156-44-0
  7. ^ Democracy Now!, Who Is Israel's Yair Klein and What Was He Doing in Colombia and Sierra Leone?, June 1, 2000.
  8. ^ Harvey F. Kline, State Building and Conflict Resolution in Colombia: 1986-1994, University of Alabama Press, 1999, pp. 73–74.

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