George Jung

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George Jacob Jung (Weymouth, 6 agosto 1942[1][2]) è un criminale statunitense. Fu uno dei maggiori trafficanti di cocaina degli Stati Uniti negli anni settanta ed ottanta nonché uno dei pilastri del cartello di Medellín. La sua vita e la sua carriera criminale sono state raccontate nel film del 2001 Blow, diretto dal regista Ted Demme, con Johnny Depp nei panni di Jung.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Weymouth, nel Massachusetts, il 6 agosto del 1942 da una famiglia di origini tedesche ed irlandesi. Cominciò a smerciare marijuana agli inizi degli anni 60 con il suo amico "Tuna" (Tonno), importando centinaia di quintali di erba dalle isole Figi e trasportandole attraverso Puerto Vallarta in Messico, a Palm Springs, negli Stati Uniti. Il suo giro d'affari crebbe così tanto che cominciò a racimolare più di 100.000 dollari al mese; soldi che gli permisero di assumere "personale", tra cui piloti di velivoli per trasportare maggiori quantità di merce. Fu arrestato una prima volta nel 1972 a Chicago, quando fu trovato in possesso di 330 kg di marijuana al Playboy Club. In seguito disse: "Alcuni erano star del cinema, altri star della musica. Io ero una star del fumo".

Fu condannato a 26 mesi di detenzione nel carcere di Danbury. Suo compagno di cella fu Carlos Lehder, un giovane ricettatore colombiano, arrestato per il furto di numerose auto di lusso. Lehder introdusse Jung al mondo dei cartelli colombiani, spiegandogli tutti i segreti del traffico di stupefacenti. Gli confidò anche che la cocaina sarebbe stata la nuova droga che avrebbe portato i guadagni dei trafficanti a livelli mai visti prima.

Appena Jung fu rilasciato, contattò Lehder in Florida, per preparare il suo primo, grosso viaggio di coca. Il loro piano fu quello di trasportare qualche centinaio di chili di cocaina dal ranch colombiano di Pablo Escobar fino agli Stati Uniti, dove un contatto di Jung, Richard Barile, avrebbe poi ricevuto e conservato la merce.

In questo periodo, Jung esitava a dare il permesso a Lehder, o ad altri membri del cartello di Medellín, di conoscere l'identità del suo contatto americano, perché aveva paura di essere tagliato fuori. Jung fu coinvolto non solo nella compra-vendita di coca, ma anche nell'uso personale di questa.

In seguito, per un errore di valutazione probabilmente dovuto all'uso smodato di coca (si disse, in seguito, che ne sniffava oltre 5 grammi al giorno), Jung presentò il suo contatto, Barile, a Lehder. A questo punto il colombiano non ebbe più bisogno dell'intermediario e cominciò ad organizzare carichi senza l'apporto di Jung.

Jung fu poi arrestato in Massachusetts nel 1987 nella sua casa di Nauset Beach, vicino Chatham, da uomini della DEA nel corso di un movimentato blitz. Proprio in questo periodo, Carlos Lehder cominciò a cooperare con il governo colombiano, per il timore di essere estradato negli USA. Con il consenso di Escobar, Jung testimoniò contro Lehder e fu liberato.

Dopo un certo periodo di astinenza dal mondo del traffico internazionale, Jung ricominciò con il traffico di cocaina, così da farsi un po' di soldi, uscire dal giro e ricrearsi una nuova vita con sua figlia. Fu arrestato in Messico con diverse centinaia di chili di cocaina e fu condannato con tre capi d'accusa. Fu incarcerato al Fort Dix Federal Correctional Institute, in New Jersey.

Il finale del film Blow racconta che sarà scarcerato nel 2015. In realtà, egli, è stato scarcerato il 2 giugno 2014, per motivi di buona condotta, all'età di 71 anni. Dopo il rilascio, dovrà scontare altri 8 anni di libertà condizionata. Quando Kristina Jung vide il film nel 2001 venne presa dal rimorso per non aver mai visitato il padre George (come raccontato nel finale) e andò a trovarlo nella primavera del 2002, affermando di essere dispiaciuta di non esserci mai andata prima di allora.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Gordon McKibben, Glamorizing a drug lord in The Boston Globe, 12 luglio 1993. URL consultato l'8 giugno 2012.
  2. ^ Robert Niemi, History in the Media: Film And Television, ABC-CLIO, 2006, p. 431.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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