Marijuana

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Foglie di Cannabis sativa
Fiore di Cannabis seccato

La marijuana (in origine marihuana[1]) sono le infiorescenze femminili essiccate delle piante di Cannabis appartenenti, preferibilmente ma non necessariamente, al genotipo THCAS (volgarmente detta canapa indiana), usate talvolta per il loro effetto psicoattivo. In tutte le varietà di canapa sono infatti contenute, in concentrazioni e proporzioni variabili, diverse sostanze psicoattive stupefacenti che rendono la pianta illegale in molti paesi, tra cui la principale è il Tetraidrocannabinolo (THC). Ci sono anche varietà coltivabili legalmente, per le quali un limite a questo contenuto viene fissato per legge. Le piante di cannabis hanno due sessi, maschio e femmina, i maschi di una varietà vengono usati per essere incrociati con femmine di altre varietà di cannabis per generare poi, dai semi della femmina incrociata, una nuova varietà di cannabis, che può essere un incrocio puro di cannabis sativa o indica, ma anche un misto di questi; ogni varietà di cannabis produce principi attivi in diverse quantità rispetto alle altre, un esempio è la Haze o l'amnesia. Il materiale vegetale o i preparati che contengono in misura apprezzabile sostanze psicoattive sono considerate "droghe leggere", cioè sostanze psicotrope incapaci di creare dipendenza.

Nome[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenze di Cannabis (quelle biancastre)

L'etimologia del termine marijuana (con grafia inglese) è sconosciuta.[2] In origine questo era il nome usato comunemente in Messico per indicare la varietà di canapa detta indiana, ove destinata al consumo come sostanza stupefacente. La diffusione internazionale del termine marijuana per designare più genericamente la pianta della canapa, a prescindere dall'uso, è dovuta a un'alacre campagna mediatica promossa negli USA durante gli anni trenta dai magnati delle neonate industrie del petrolio e della cellulosa, Lammot du Pont II e William Hearst, che scelsero di adottare un vocabolo messicano dal momento che il Messico era allora considerato negli USA una nazione ostile[3][4], così da fomentare il clima di avversione per la pianta della canapa che avrebbe portato alla proibizione della stessa da parte del presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, che il 14 giugno 1937 firmò il Marihuana Tax Act.

Sono innumerevoli in Italia e all'estero i termini gergali, regionali o subregionali, che identificano la marijuana e l'hashish. Nel gergo comune, per marijuana si intendono le infiorescenze delle piante femminili essiccate e conciate per essere fumate, benché il fumo non sia l'unico veicolo dei cannabinoidi, essendo liposolubili. I metodi di assunzione alternativi a quello tradizionale prevedono ad esempio l'infusione nel latte, nel burro o in altri lipidi nei quali si possano sciogliere i cannabinoidi attivi (THC). Dalle infiorescenze si ricava anche una particolare resina lavorata la cui consistenza può variare da solida a collosa in relazione alle modalità di produzione (l'hashish).

Ganja è il termine in lingua creolo giamaicana utilizzato per indicare la marijuana, erba ritenuta dai rastafariani indispensabile per la meditazione e la preghiera.[5]

Negli anni trenta, l'antropologa Sula Benet ha evidenziato la possibilità che gli antichi israeliti facessero un uso sacrale della cannabis, desumendo l'informazione dai versetti della Bibbia in cui si parla di kaneh bosm[6] (קְנֵה בֹשֶׂם).

La crema di hashish è usata per scopi meditativi anche dai Sadhu indiani, da molti monaci buddhisti in Nepal e, in generale, nella zona himalayana.

Effetti indotti[modifica | modifica sorgente]

Vaporizzatore con tubo flessibile
Il sebsi, una pipa con fornello molto stretto (migliore: diametro di 5.5 mm) che contiene un setaccio di filo, usata in Marocco

Gli effetti indotti dall'uso di marijuana sono svariati, hanno differente intensità a seconda del soggetto, dalle circostanze psicofisiche in cui la si assume, dalla contemporanea assunzione di alcool o altre sostanze psicoattive, dall'assuefazione del consumatore e dalla quantità di principio attivo (THC) assunta e della composizione chimica della specie presa in esame, ad esempio le specie con alti valori di CBD e moderati o bassi livelli di THC hanno effetti localizzati principalmente sul fisico, apportando analgesia e rilassamento, caratteristiche che la rendono preferibile rispetto ad altre per uso terapeutico; i principali effetti possibili sono:

  • analgesia
  • sonnolenza
  • euforia
  • rilassamento muscolare
  • diminuzione della pressione intraoculare ed endooculare
  • attenuazione della reattività fisica e mentale
  • temporaneo abbassamento o innalzamento della pressione del sangue
  • amplificazione dei sensi
  • aumento del battito cardiaco
  • aumento dell'appetito, soppressione della sensazione di sazietà (comunemente detta "fame chimica")
  • se assunta in ingenti quantità, nei soggetti predisposti, può provocare stati d'ansia
  • nei soggetti predisposti, possibile sviluppo di patologie mentali[7]

Consumatori abituali riferiscono che in alcuni soggetti questi effetti tendono a scomparire o attenuarsi, probabilmente per via dell'instaurarsi di un certo grado di tolleranza specifica.[8] Non è ancora chiaro se fumare marijuana aumenti o diminuisca il rischio di cancro. Inoltre, l'uso di tali sostanze può provocare, nei soggetti ove siano già presenti a livello latente, effetti quali: disorientamento e forte opacità cognitiva, apatia (in caso di assunzione prolungata e predisposizione), euforia, maggiore sensibilità ai colori, sonnolenza.

In quei paesi nei quali è consentito l'uso medicale di questa sostanza, si cerca di proporre all'utilizzatore l'impiego di apparecchi atti a ridurre il danno da fumo, come ad esempio vaporizzatori che evitano la combustione delle infiorescenze estraendone, comunque, i cannabinoidi.

Al pari di ogni altra molecola attiva, anche gli effetti collaterali dei cannabinoidi sono in stretta relazione col metabolismo e con le dosi assunte dal soggetto.Uno studio dei dottori Thomas F. Densona dell'University of Southern California e Mitchell Earleywineb dell'Università di New York ha mostrato una diminuzione della depressione nei consumatori di cannabis.[9]

L'assunzione di questi derivati con altri farmaci non produce controindicazioni o effetti dannosi,(può accadere a volte che l'effetto di un farmaco assunto sotto uso cannabis abbia gli effetti amplificati)

I vari effetti, come detto in precedenza, possono essere condizionati in maniera influente anche da due fattori psicologici: il set (lo stato d'animo di chi consuma) e il setting (la compagnia con cui si trova ed il luogo dove si trova il consumatore). Nel marzo 2007 la rivista scientifica The Lancet pubblica uno studio che evidenzia minore pericolosità della marijuana rispetto ad alcool, nicotina o benzodiazepine. Le leggi di mercato nel campo della cannabis, e il suo prestarsi all'ibridazione, fanno sì che vengano commercializzate varietà con concentrazioni sempre maggiori di cannabinoidi (specialmente di THC); questo, ovviamente, ha ripercussioni sull'entità degli effetti.

Attualmente si stanno conducendo studi sugli effetti dell'esposizione prenatale alla marijuana, che pur escludendo l'aumento di patologie perinatali (parto prematuro, basso peso alla nascita) hanno riscontrato effetti sullo sviluppo delle cellule del sistema nervoso nella corteccia prefrontale e nell'ippocampo. Clinicamente questi bambini presentano deficit dell'apprendimento, problemi della socializzazione e turbe comportamentali (simili, nei casi più gravi, alla sindrome alcolica fetale), che compaiono in età scolare.[10]

Tuttavia, altri studi avrebbero evidenziato che l'esposizione moderata ai cannabinoidi della marijuana durante la gravidanza diminuirebbero della metà il rischio di morte alla nascita.[11]

Effetti a lungo termine[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle sperimentazioni condotte su topi da laboratorio è stata intrapresa somministrando esclusivamente THC veicolato in soluzione diluente, per lo più non nella sua versione naturale ma nella sua variante sintetica, escludendo la somministrazione in contemporanea degli altri cannabinoidi presenti naturalmente nel fiore di cannabis che viene comunemente fumato. Come diversi stuti scientifici dimostrano, i cananbinoidi hanno la capacità di interagire tra di loro una volta assunti nel corpo umano.

L'esempio piu comune è dato dal principio attivo CBD, non psicoattivo, che ha la propietà di annullare gli effetti negativi del THC su respirazione, battito cardiaco, pressione sanguigna; molto importante per pazienti che soffrono di problematiche cardio-vascolari o cardio-respiratorie. Le varietà di cannabis per uso terapeutico possono arrivare a contenere una percentuale di CBD anche del 14%, ma questo dipende molto dal tipo di malattia con cui si ha a che fare, infatti, il Bedrocan noto farmaco importato dall'olanda, ha una percentuale di CBD solo dell'1% circa, e THC al 19% circa.

Uno studio pubblicato sulla rivista New Scientist nel 2008 ha evidenziato che un consumo a lungo termine di canapa provoca anormalità strutturali dell'ippocampo (ovvero l'area del cervello che regola le emozioni e la memoria) e dell'amigdala (l'area del cervello che controlla la paura, e l'aggressività). Questo studio ha evidenziato una diminuzione del 12% del volume dell'ippocampo e del 7,1% del volume dell'amigdala in consumatori regolari.[12]

Alcuni studi avevano suggerito, per i consumatori abituali di cannabis, una probabilità più elevata di sviluppare alcune malattie psichiatriche rispetto alla popolazione generale.[13]; tuttavia, uno studio effettuato dall'Università di Harvard nel 2013 ha dimostrato che non vi sarebbe correlazione tra consumo di canapa e sviluppo di problemi psichiatrici[14]. Uno dei maggiori studi osservazionali su larga scala conclude che la probabilità di ammalarsi di schizofrenia sarebbe tanto più elevata quanto maggiore è stata l'esposizione alla cannabis, con un effetto di tipo "dose-risposta".(tutto questo attraverso l'esposizione e l'uso prolungato e continuo della cannabis in età adolescenziale)[15] Studi più recenti giungono a conclusioni simili[16][17][18] ma anche opposte[14].

Uno studio della durata di 35 anni pubblicato nell'agosto del 2012 dalla National Academy of Sciences ha fornito evidenza oggettiva di danni irriversibili sull'apprendimento nei consumatori cronici adolescenti.[19] Lo studio ha evidenziato danni persistenti all'intelligenza, alla capacità cognitiva e di memoria in soggetti minori di 18 anni, danni invece non evidenziati in soggetti che hanno iniziato a fumare in età adulta.[20] Risultati affini sono stati raggiunti da un altro studio pubblicato nel luglio 2012, in cui sono stati evidenziati problemi cerebrali e scompensi nell'attività neurale in alcune zone del cervello in consumatori adolescenti e di giovane età.[21]

Nonostante questi studi, in un intervista sul settimanale Espresso, l'ex ministro della salute, l'oncologo Umberto Veronesi, ha affermato che la marijuana non è dannosa e che i danni da spinelli sono praticamente inesistenti.[22][23]

Legislazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Droga leggera#Legislazione sulle droghe leggere.

Usi terapeutici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Uso medico della cannabis.
Sciroppo per uso medico (U.S.A.).

La canapa indiana è usata per contrastare la diminuzione dell'appetito nei pazienti affetti da AIDS e da cancro e per diminuire la nausea derivata dai trattamenti chemioterapici e dalle irradiazioni. Inoltre causa un effetto positivo sui soggetti affetti da dolori cronici, da sclerosi multipla (diminuzione del rigore muscolare) e sulla sindrome di Tourette. Utilizzata in medicina da migliaia di anni e presente nella farmacopea ufficiale fino alla metà del Novecento, ad oggi, come accade per la maggioranza delle molecole attive presenti sul mercato, sono ancora in corso studi che accertino la validità di questi effetti. Nonostante la autorizzazione al commercio in diversi paesi di farmaci contenenti cannabinoidi, tra cui anche THC (es. Sativex) e varianti sintetiche, la maggioranza dei movimenti pro-legalizzazione semplicemente ignora l'esistenza di tali farmaci, nonché l'esistenza di rilevanti effetti collaterali, per chiedere l'autoprescrizione.

Le applicazioni possibili accertate e le conseguenti sperimentazioni hanno per oggetto:

  • Inappetenza da farmaci chemioterapici. Efficacia provata dalla pratica medica di routine[24]; centinaia di migliaia di dosi di THC sintetico (Marinol) sono state prescritte ogni anno dagli oncologi USA anche se non sembra avere gli stessi effetti della marijuana assunta nel suo stato naturale (fumato o ingerito) poiché il Δ9-tetraidrocannabinolo è solo uno dei 460 composti chimici presenti nella cannabis.
  • Epilessia. In sostituzione di farmaci anticonvulsivi, che hanno gravi effetti secondari anche sull'umore. Efficacia provata in qualche caso
  • Disturbi psichici. In particolare, studi hanno evidenziato un miglioramento nel disturbo bipolare[25], nella depressione[26] e nel disturbo post traumatico da stress.[27] Alcuni studi sperimentali indicano anche un'efficacia nel disturbo ossessivo-compulsivo e in vari disturbi d'ansia.[28][29]
  • Sclerosi multipla. In sostituzione di farmaci tranquillanti ad alte dosi, con rischi di letargia e dipendenza fisica. Efficacia sperimentata in molti casi. Non è comunque il farmaco di elezione per gli spasmi; solo in pochi casi si è evidenziato un miglioramento secondo la scala di AshWorth.
  • Anoressia. Forte stimolante dell'appetito.
  • Glaucoma. La marijuana diminuisce la pressione interna dell'occhio del 25-30% in media, a volte fino al 50%. Alcuni cannabinoidi non psicotropi, e in misura minore, anche alcuni costituenti non-cannabinoidi della canapa diminuiscono la pressione endo-oculare.
  • Asma. la marijuana ha capacità broncodilatatorie, per evitare il danno da fumo, si utilizzano particolarmente in questi casi i vaporizzatori.
  • Staphylococcus aureus. I principi attivi utilizzati sono risultati efficaci anche contro ceppi resistenti alla meticillina.[30]
  • Neoplasia. Donald Tashkin, della University of California, ha recentemente svolto una ricerca che dimostrerebbe la minore incidenza di cancro ai polmoni in soggetti che assumono abitualmente cannabis rispetto a quella riscontrata in soggetti non fumatori. Robert Malamede, dell'Università di Colorado Springs, sostiene che la marijuana, già impiegata come antiemetico, sarebbe persino in grado di uccidere le cellule cancerogene. Ad ogni modo le posizioni non sono convergenti.
  • Malattia di Alzheimer. Usato per prevenire i sintomi e rallentare la progressione.[31]
  • Malattia di Parkinson. Utile per alleviare i sintomi.[32]
  • Malattia di Huntington. Il principio attivo è risultato utile per alleviare i sintomi e rallentare la progressione neurodegenerativa.[33]
  • Sindrome di Tourette. Utile nel contrasto dei tic nervosi e neurologici della sindrome, secondo alcuni studi.[34][35][36]
  • Sclerosi laterale amiotrofica. utilizzato come palliativo per i sintomi.[37]

Nei Paesi Bassi, in Spagna, in Canada e in sedici stati degli Stati Uniti l'uso della cannabis a scopo medico è già consentito, in altri paesi europei ed extraeuropei l'argomento è al centro di accesi dibattiti sia sul piano scientifico che su quello etico. Principale studioso e promotore dell'uso terapeutico della Cannabis e della sua decriminalizzazione è il professor Lester Grinspoon, psichiatra e professore emerito dell'Università di Harvard. In Italia, approfonditi studi in materia sono stati effettuati dal neuropsichiatra prof. Gian Luigi Gessa e dal dott. Giancarlo Arnao.

Influenze culturali[modifica | modifica sorgente]

La Million Marijuana March di Madrid

È dovuta ad Alberto Arbasino la prima citazione della marijuana nella storia della letteratura italiana, nel racconto Giorgio contro Luciano scritto nel 1955 e pubblicato per la prima volta nel 1957 nella raccolta Le piccole vacanze:[38]

« [...] e girando da un locale all'altro è stato naturale che a un certo punto il discorso cascasse sulle droghe del paradiso, con descrizioni precise e allettanti, poi al momento psicologico giusto è saltato fuori l'ometto che smercia le sigarette alla mariagiovanna, Luciano non ha fatto obbiezioni, noi ne abbiamo comprate così per curiosità e senza dare un gran peso, del resto eravamo mezzi andati tutti quanti e via che si cantava Polvere di stelle... »
(Alberto Arbasino, Le piccole vacanze-Giorgio contro Luciano (pp.128-9, versione del 1971))

Dal 1989 ogni anno, la terza settimana di novembre, la rivista High Times organizza ad Amsterdam la Cannabis Cup: coltivatori e coffee-shop espongono le nuove varietà prodotte tramite incroci e differenti metodi di coltivazione, e quelle giudicate migliori ricevono dei premi.

Dal 1999, il primo sabato di maggio, in più di duecento città del mondo è organizzata una manifestazione per la legalizzazione della marijuana chiamata Million Marijuana March.[39]

Nel 2005, i Premi Nobel per l'economia Milton Friedman, George Akerlof e Vernon Smith sono stati i primi firmatari di un appello[40] sottoscritto da 500 economisti americani per denunciare gli altissimi costi (7 miliardi di dollari all'anno) del proibizionismo sulla marijuana. Secondo Friedman questa legge rappresenta «un sussidio del governo al crimine organizzato».[41]

Secondo un sondaggio commissionato all'Ipsad dall'Istituto Superiore di Sanità pubblicato nel febbraio 2008, dieci milioni di italiani approvano l'uso della cannabis.[42]

Dal 2010 in America nello Stato del Michigan alla "Med Grow Cannabis College" è possibile studiare la marijuana per usi medici[43].

Un referendum popolare del 2012, in USA, ha legalizzato la marijuana a fini ricreativi negli stati di Colorado e Washington.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La foglia di canapa, simbolo mediatico della marijuana, non si fuma poiché povera in principi attivi e ricca di clorofilla, che inasprisce il tipico sapore dolciastro delle infiorescenze.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La grafia con j deriva dal prestito che giunge alla lingua italiana da quella inglese; la grafia originaria di lingua spagnola è con h.
  2. ^ Link alla voce del Vocabolario Treccani online
  3. ^ La storia segreta della canapa
  4. ^ Jack Herer, The Emperor Wears No Clothes. 1985. Ah Ha Publishing, Van Nuys, CA. ISBN 1-878125-02-8
  5. ^ Joseph Owens Dread the Rastafarians of Jamaica, Heinemann, 1982. ISBN 0-435-98650-3
  6. ^ Questa compare in Es. 30, 22:24; CdC 4, 12:14; Is. 43, 22:24; Ger. 6, 20; Ez. 27, 19.
  7. ^ La cannabis non è una droga leggera
  8. ^ Robert B. Millman, Medicina della Tossicodipendenza, anno III numero 8, settembre 1995.
  9. ^ T.F. Denson, M. Earleywine, Decreased depression in marijuana users in Addictive Behaviors, 20 giugno 2005.
  10. ^ Obstetric and neonatal effects of drugs of abuse. Levy M., Koren G. -- Department of Pediatrics, Hospital for Sick Children, Toronto, Ontario, Canada.
  11. ^ Cannabis Reduces Infant Mortality | LosAngelesFreePress.com
  12. ^ "Heavy pot smoking linked to smaller brains". New Scientist (2659). 4 June 2008.
  13. ^ Cannabis and mental health. [Actas Esp Psiquiatr. 2011 May-Jun] - PubMed - NCBI
  14. ^ a b Harvard: Marijuana Doesn’t Cause Schizophrenia | Psych Central News
  15. ^ (EN) Zammit S, Allebeck P, Andreasson S, Lundberg I, Lewis G., Self reported cannabis use as a risk factor for schizophrenia in Swedish conscripts of 1969: historical cohort study. in BMJ, 325(7374), 23, p. 1199, PMID 12446534.
  16. ^ Moore THM, Zammit S, Lingford-Hughes A, Barnes TRE, Jones PB, Burke M, et al., Cannabis use and risk of psychotic or affective mental health outcomes: a systematic review. in Lancet, nº 370, 2007, pp. 319-28.
  17. ^ (EN) De Graaf R, Radovanovic M, Van Laar M, Fairman B, Degenhardt L, Aguilar-Gaxiola S, et al., Early Cannabis Use and Estimated Risk of Later Onset of Depression Spells: Epidemiologic Evidence From the Population-based World Health Organization World Mental Health Survey Initiative. in American Journal of Epidemiology, 172(2), 2010, pp. 149-59, PMID 20534820.
  18. ^ (EN) Chen CY, Wagner FA, Anthony JC., Marijuana use and the risk of Major Depressive Episode. Epidemiological evidence from the United States National Comorbidity Survey. in Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 37(5), 2002, pp. 199-206, PMID 12107710.
  19. ^ Meier MH, et al. (2012-07-30). "Persistent cannabis users show neuropsychological decline from childhood to midlife". PNAS 109 (40). doi:10.1073/pnas.1206820109.
  20. ^ "Persistent Cannabis Users Show Neuropsychological Decline from Childhood to Midlife". JournalistsResource.org.
  21. ^ Zalesky A, et al. (Jul 2012). "Effect of long-term cannabis use on axonal fibre connectivity". Brain: 2245–55. doi:10.1093/brain/aws136.
  22. ^ Umberto Veronesi, Umberto Veronesi rivela che la marijuana non fa male, L'Epresso, 7 agosto 2014.
  23. ^ Umberto Veronesi "Gli effetti della marijuana sono innesistenti", Panorama-scienza, 19 agosto 2014.
  24. ^ The pharmacologic and clinical effects of me... [Pharmacotherapy. 2013] - PubMed - NCBI
  25. ^ Grinspoon L, Bakalar JB (1998). "The use of cannabis as a mood stabilizer in bipolar disorder: anecdotal evidence and the need for clinical research". Journal of Psychoactive Drugs 30 (2): 171–7. doi:10.1080/02791072.1998.10399687. PMID 9692379
  26. ^ Bambico FR, Katz N, Debonnel G, Gobbi G (2007). "Cannabinoids elicit antidepressant-like behavior and activate serotonergic neurons through the medial prefrontal cortex". The Journal of Neuroscience 27 (43): 11700–11. doi:10.1523/JNEUROSCI.1636-07.2007. PMID 17959812. Lay summary – Fox News Channel (25 October 2007).
  27. ^ Ganon-Elazar E, Akirav I (2009). "Cannabinoid receptor activation in the basolateral amygdala blocks the effects of stress on the conditioning and extinction of inhibitory avoidance". J. Neurosci 29 (36): 11078–88. doi:10.1523/JNEUROSCI.1223-09.2009. PMID 19741114. Lay summary – PsychCentral (5 November 2009).
  28. ^ Cannabis e disturbi ossessivo-compulsivi e d'ansia
  29. ^ Schindler F, Anghelescu I, Regen F, Jockers-Scherubl M. Improvement in refractory obsessive compulsive disorder with dronabinol. Am J Psychiatry. 2008 Apr;165(4):536-7
  30. ^ "La marijuana? È un antibatterico", di Alessandro Deldanti, pubbl. su "Le Scienze", n. 483 nov. 2008
  31. ^ Articolo de La Stampa, 29/08/2014
  32. ^ Kreitzer AC, Malenka RC (2005). "Endocannabinoid-mediated rescue of striatal LTD and motor deficits in Parkinson's disease models". Nature 445 (7128): 643–7. doi:10.1038/nature05506. PMID 17287809. Lay summary – Stanford University School of Medicine (7 February 2007)
  33. ^ Iuvone, T.; Esposito, G.; De Filippis, D.; Scuderi, C.; Steardo, L. (2009). "Cannabidiol: A Promising Drug for Neurodegenerative Disorders?". CNS Neuroscience & Therapeutics 15 (1): 65–75. doi:10.1111/j.1755-5949.2008.00065.x. PMID 19228180.
  34. ^ Singer HS (2005). "Tourette's syndrome: from behaviour to biology". Lancet Neurol 4 (3): 149–59. doi:10.1016/S1474-4422(05)01012-4. PMID 15721825.
  35. ^ Robertson MM (2000). "Tourette syndrome, associated conditions and the complexities of treatment". Brain: a journal of neurology 123 (3): 425–62. doi:10.1093/brain/123.3.425. PMID 10686169.
  36. ^ Sandyk R, Awerbuch G (1988). "Marijuana and Tourette's syndrome". Journal of Clinical Psychopharmacology 8 (6): 444–5. doi:10.1097/00004714-19
  37. ^ Carter GT, Rosen BS (2001). "Marijuana in the management of amyotrophic lateral sclerosis". The American Journal of Hospice & Palliative Care 18 (4): 264–70. doi:10.1177/104990910101800411. PMID 11467101
  38. ^ Elisabetta Bolla, Invito alla lettura di Alberto Arbasino, Milano, Mursia, 1979, p.40
  39. ^ 'Legalizziamo le droghe leggere' Centinaia alla marcia pro marijuana in la Repubblica, 4 maggio 2008, p. 4.
  40. ^ Cost of Marijuana Prohibition: Economic Analysis
  41. ^ Samuel Brittan, Milton Friedman, un libero pensatore, lavoce.info, 17 novembre 2006. URL consultato l'11 novembre 2009.
  42. ^ Salvo Palazzolo, Cannabis, l'oro verde del Sud L'autoproduzione diventa business, repubblica.it, 15 febbraio 2008. URL consultato l'11 novembre 2009.
  43. ^ Med Grow Cannabis College

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Elisabetta Bolla, Invito alla lettura di Alberto Arbasino, Milano, Mursia, 1979.
  • Janet E. Joy et al., Marijuana and Medicine: Assessing the Science Base, DC: National Academy Press, Washington, 1999.
  • Franjo Grotenhermen, Ethan B. Russo, Cannabis and cannabinoids. Pharmacology, Toxicology and Therapeutic potential, NY: Haworth Press, Binghamton, 2002.
  • AA.VV., Erba medica, Stampa Alternativa, 2003, pp. 208, ISBN 88-7226-733-1.
  • Supaart Sirikantaramas et al. The Gene Controlling Marijuana Psychoactivity. Molecular cloning and heterologous expression of Δ1-tetrahydrocannabinolic acid synthase from Cannabis sativa, Journal of Biological Chemistry, Vol. 279, Issue 38, 39767-39774, September 17, 2004.
  • Alberto Arbasino, Le piccole vacanze, Adelphi, 2007, ISBN 88-459-2182-4.
  • Nicola Canestrini, La coltivazione domestica di cannabis indica, http://www.canestrinilex.it/articoli/coltivazione.html, 2007-2008.
  • Brainstormers, Marijuana. Anatomia di una sostanza psicoattiva, Bepress, Lecce, 2009.
  • Luther Cannabis, L'erba di casa è sempre più verde. Ecomanuale di coltivazione indoor, Stampa Alternativa, 2010, ISBN 978-88-6222-129-0.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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