Psicosi maniaco-depressiva

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da Disturbo bipolare)
Questa voce è da wikificare

Questa voce di psicologia non è ancora formattata secondo gli standard: contribuisci a migliorarla seguendo le convenzioni di Wikipedia e del Progetto psicologia.

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi le avvertenze

La psicosi maniaco-depressiva o disturbo bipolare è un disturbo dell'umore caratterizzato dallo sviluppo di almeno un episodio maniacale o misto (commistione di sintomi eccitativi e depressivi) intercorso in un periodo qualsiasi della vita del paziente.

Pur non essendo necessaria l'intercorrenza di fasi depressive, queste sono del resto piuttosto probabili e nei casi classici insorgono all'esaurirsi della fase di eccitamento maniacale (vedi 'mania').

Indice

[modifica] Caratteristiche della patologia

È un disturbo caratterizzato da alterazioni ciclico-periodiche dell'umore, talora intervallate da periodi asintomatici. Nelle forme più tipiche del disturbo bipolare, fasi depressive si alternano a periodi connotati da esaltazione dell'umore (mania), episodi di opposta polarità (da cui il termine di "disturbo bipolare") che possono essere o meno intervallati da periodi di eutimia (normotimia o umore in asse). Recenti studi epidemiologici indicano il Disturbo Bipolare ugualmente comune negli uomini e nelle donne (DSM-IV-TR). Se le fasi depressive si alternano alla mania si parla di disturbo bipolare di tipo I. Se invece le fasi depressive si alternano all'ipomania si parla di 'disturbo bipolare di tipo II'; è sufficiente un solo periodo di ipomania, della durata di almeno quattro giorni per la diagnosi. Ancora la ciclotimia è un alternarsi di fasi depressive ed ipomaniacali, però mai così gravi e debilitanti da richiedere un ricovero ospedaliero o da compromettere totalmente l'attività sociale e lavorativa dell'individuo.[1]

[modifica] Cause

Le cause ipotizzate per il disturbo bipolare sono eterogenee e comprendono fattori biologici, genetici e ambientali. Secondo le ipotesi più accreditate, i vari fattori interagiscono determinando uno squilibrio delle funzioni dei neurotrasmettitori all’interno di alcune specifiche zone del cervello con un'alterazione a favore della trasmissione eccitatoria (episodi a carattere ipomaniacale o maniacale) o inibitoria (episodi a carattere depressivo). Fattori psicosociali, quali lutti, abusi durante l'infanzia, gravi perdite affettive, problemi finanziari, possono innescare nei soggetti predisposti il processo che dà origine alla malattia. La predisposizione è correlata con l'ereditarietà. Dunque la predisposizione non necessariamente si esplica nello sviluppo della malattia, l'assenza di forti stress nell'esperienza dell'individuo predisposto potrebbe evitare l'insorgenza dei sintomi. Una volta che il disturbo si è instaurato, gli episodi di entrambe le polarità tendono a presentare ricorrenze, sia spontanee, sia in relazione a vari stress psicologici, sociali, fisici ed in relazione ai ritmi biologici.

[modifica] Terapia

Non si conosce una cura definitiva per il disturbo bipolare. Tuttavia tale condizione può essere tenuta sotto controllo ed i pazienti bipolari possono condurre una vita normale e produttiva.

Nelle linee guida internazionali sono i sali di litio (in genere litio carbonato) il farmaco di prima scelta. Capisaldi del trattamento sono in effetti gli stabilizzatori dell'umore (litio, acido valproico, carbamazepina), che riducono l'intensità e la frequenza delle crisi sia maniacali sia depressive.

[modifica] Terapia stabilizzante

Un farmaco con azione stabilizzante dell'umore potrebbe essere definito idealmente come attivo nel trattare entrambe le fasi del disturbo e nel prevenire le ricadute. Nella pratica si utilizzano definizioni più estensive, che comprendono farmaci attivi nel prevenire alcune recidive senza incrementare l'incidenza di recidive di polarità opposta. Molti psichiatri considerano il litio ancora il trattamento di scelta. Tra gli altri stabilizzatori i più utilizzati sono gli anticonvulsivanti, tra cui l'acido valproico, la carbamazepina e l'oxcarbazepina, tutti efficaci in particolar modo nelle fasi maniacali.

La lamotrigina, anch'esso appartenente alla classe degli anticonvulsivanti, svolge invece una prevalente funzione di prevenzione delle ricadute depressive, tanto da essere classificato da alcuni autori come un antidepressivo. Il meccanismo con cui tutti questi farmaci riescono a stabilizzare l'umore non è ancora del tutto chiaro.

Recenti studi mostrano risultati modesti per altri antiepilettici come il gabapentin e il topiramato. Un'altra possibilità per la terapia è rappresentata dall'impiego di farmaci antipertensivi come la clonidina (un antiadrenergico), e i calcioantagonisti verapamil e nimodipina. Gli studi sull'impiego di queste tre sostanze nel trattamento del disturbo bipolare sono ancora pochi e se ne riserva l'utilizzo in casi resistenti agli altri trattamenti.

Soggetti che rispondono in modo insoddisfacente al trattamento con stabilizzatori o associazioni di essi possono trarre giovamento dall'aggiunta allo schema terapeutico di un antipsicotico atipico, in particolare olanzapina, quetiapina earipiprazolo, che hanno tutti forte valenza nella prevenzione dell'episodio maniacale. Olanzapina e quetiapina hanno il vantaggio di avere anche efficacia nelle fasi depressive e migliorano la qualità del sonno, oltre ad avere una grande rapidità di inizio d'azione.

[modifica] Terapia della fase maniacale

In un paziente già in trattamento l'introduzione o l'aumento di dose di un antipsicotico atipico di quelli sopra indicati migliora rapidamente il quadro. Non è però infrequente che il paziente rifiuti il trattamento in quanto non riconosce di essere malato.

Nelle forme più serie può essere necessario l'utilizzo di altri antipsicotici tradizionali, come i butirrofenoni.

Un paziente non trattato può trarre giovamento dalla sola introduzione degli stabilizzatori dell'umore.

[modifica] Terapia dell'episodio maniacale acuto

Casi di mania disforica, ovvero percepiti in modo negativo anche dal malato, e la mania accompagnata da agitazione sono da considerare emergenze psichiatriche e necessitano di un trattamento tempestivo. Forme lievi rispondono alle benzodiazepine, in particolare clonazepam e lorazepam (2-4mg per via parenterale). Spesso è però necessario il ricorso ad antipsicotici iniettivi come l'aloperidolo e l'olanzapina IM. È talvolta necessaria l'ospedalizzazione.

[modifica] Terapia della fase depressiva

Il trattamento dell'episodio depressivo in corso di disturbo bipolare è particolarmente delicato in quanto qualsiasi farmaco psicoanalettico può potenzialmente portare il paziente a virare verso una fase maniacale. Gli studi non sempre sono concordi su quali molecole risultino meno rischiose sotto questo aspetto. Ci sarebbero indicazioni comunque per considerare il bupropione e la venlafaxina come i farmaci di scelta. É comunque necessario, per minimizzare il rischio di viraggio, che il trattamento antidepressivo sia effettuato al dosaggio minimo efficace e soprattutto che sia mantenuta la terapia stabilizzante a base di litio, anticonvulsivanti ed eventualmente un antipsicotico atipico.

L'introduzione del già citato stabilizzatore dell'umore lamotrigina è efficace nella prevenzione delle ricadute depressive, ma non ci sono prove definitive che la molecola prevenga l'insorgere della mania.


Negli Stati Uniti è in commercio un'associazione fissa olanzapina più fluoxetina (Zyprexa e Prozac) sotto il nome Symbiax.

Opportuno anche un accenno alla TEC (terapia elettroconvulsivante) che, seppur ancora molto discussa, in alcuni casi resistenti dimostra di avere una notevole efficacia in particolare negli stati depressivi e misti.

[modifica] Psicoterapia

La natura presumibilmente biologico-ereditaria del disturbo porta ad una serrata discussione sull'utilità della psicoterapia. La maggior parte degli psichiatri concorda sul fatto che, soprattutto in associazione ai farmaci, terapie cognitivo-comportamentali e di gruppo possano giovare. I problemi psicosociali causati dai sintomi della malattia stessa (problemi lavorativi, scarsa produttività, difficoltà relazionali, problemi legali..) infatti influenzano l'andamento del disturbo favorendo nuove ricadute e contribuendo alla cronicizzazione della patologia; la psicoterapia ha l'importante compito di guidare il paziente nell'adattamento, nell'accettazione della malattia, di stimolare l'affetto protettivo dei familiari. "I problemi personali insorti prima degli episodi maniaco-depressivi possono continuare ad esistere. I problemi esistenziali non correlati al disturbo maniaco-depressivo non saranno risolti dalla terapia con stabilizzatori dell'umore. Al contrario, la psicoterapia od altre forme di supporto psicologico possono essere utili nell'affrontare tali difficoltà."

[modifica] Disturbo bipolare e suicidio

Il rischio di mortalità è molto elevato nei pazienti affetti da questa malattia. La percentuale di pazienti bipolari che commette il suicidio arriva al 19%, una percentuale 30 volte superiore a quello della popolazione normale. La mortalità in generale è molto elevata anche a causa della tipica sottovalutazione dei pericoli durante la fase maniacale. fonte



[modifica] Fondazioni ed Associazioni che se ne occupano

Fondazione Alvise Marotta

[modifica] Trattati scientifici

  • 66 domande sul Disturbo Bipolare. Prof. Marco Saettoni. Editore Progetto Cultura.
  • Disturbi Bipolari. Joseph F. Goldberg. Martin Harrow. Raffaello Cortina Editore. ISBN 8870786447

[modifica] Biografie

  • "Abbiate fede... il domani sarà meraviglioso". Alessandro Bon, Ed. Progetto Cultura. ISBN 8889243880.

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali