Marihuana Tax Act

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Lo speciale bollo «Producer of Marihuana», risalente al luglio 1945

Il Marihuana Tax Act[1] è la legge che negli Stati Uniti diede il via al proibizionismo nei confronti del commercio, dell'uso e della coltivazione della canapa, esteso in pochi anni a numerosi altri paesi del mondo.

La legge[modifica | modifica sorgente]

Il 14 giugno 1937 il presidente Roosevelt firmò il Marijuana Tax Act, emanato dal Congresso degli Stati Uniti d'America, che di fatto impediva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa, anche a scopo medicamentale.

La legge fu emanata su richiesta dell'ispettore del Federal Bureau of Narcotics (FBN) Harry Anslinger. Anslinger riesce ad ottenere da parte dell'allora ministro del tesoro Andrew Mellon, suocero di Anslinger,[2] l'inserimento di una clausola che delega l'FBN (nato cinque anni prima) ad avere competenze amministrative e potere di polizia per far applicare la legge.

La legge non vietava espressamente il consumo, la compravendita o la coltivazione ma di fatto rendeva economicamente improponibile l'utilizzo della Cannabis. Tassava di un dollaro qualsiasi transazione commerciale riguardante la pianta o derivati di essa. Introduceva oltretutto un complesso sistema burocratico cui erano soggiogati i possessori e i coltivatori. Qualsiasi tentativo di evasione veniva punito con cinque anni di prigione oppure fino a 2000 dollari di multa, o entrambe, a discrezione della corte.

Il naturale effetto fu di rendere troppo rischioso commerciare la canapa, fino alla seconda guerra mondiale, quando il film Hemp for Victory, prodotto nel 1942 dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, incoraggiò gli agricoltori a riprendere la coltivazione della pianta della canapa, poiché poteva essere impiegata per fabbricare le gomene delle navi da guerra, non essendo possibile usare le altre materie prime, bloccate dal Giappone.

Di fatto comunque non si può considerare una legge di tassativa, ma piuttosto proibitiva, trattandosi di un vero e proprio alibi mediante il quale volendo vietare determinati comportamenti, anziché vietarli direttamente, li si vieta tramite l'applicazione di una tassa che rende impossibile perseguire determinati atteggiamenti. Questo sistema era già stato collaudato nel 1934 dove negli Stati Uniti non poteva essere vietata la libertà costituzionale di possedere un'arma da fuoco, e nel tentativo di fermare il gangsterismo ne viene pesantemente tassato l'acquisto (National Firearms Act, NFA). L'NFA (approvato quindici giorni prima che il Marijuana Tax Act arrivasse in commissione) viene giudicato costituzionale dalla Corte Suprema ritenendo idoneo questo sistema (e creando un precedente), ovvero ammette la possibilità di fare leggi proibitive mascherate da leggi di tassazione.

Nel 1961, con il Single Convention Drug Act, l'ONU classifica ufficialmente la cannabis come stupefacente. Determinanti furono le pressioni degli USA.[senza fonte] Il rappresentante americano della Commissione ONU per le droghe stupefacenti era Harry Anslinger.

Nel 1969, in piena rivoluzione culturale, Timothy Leary, famoso professore di psicologia di Harvard e attivista delle droghe, si difese in un processo che lo vedeva imputato per possesso di marijuana dichiarando l'incostituzionalità del Marijuana Tax Act, violando esso il quinto emendamento dal momento che una persona alla ricerca del bollo accuserebbe se stessa.

Annuncio pubblico distribuito dal 1935 dal Federal Bureau of Narcotics

Il Marijuana Tax Act viene quindi sostituito l'anno successivo dal Controlled Substances Act

La campagna contro la marijuana[modifica | modifica sorgente]

Prima della promulgazione della legge ci fu per più di due anni negli USA una campagna mediatica contro la pratica di fumare marijuana (il termine di lingua spagnola si affermò proprio in quegli anni negli Stati Uniti, mentre fino ad allora era in uso solo in Messico), promossa dallo stesso Harry Anslinger. Si trattava di campagne promozionali che verrebbero oggi considerate propaganda allarmistica e oscurantista, arbitrarie "reinterpretazioni" di notizie di cronaca nera: i più efferati omicidi commessi nel paese si scriveva fossero causati dall'uso di marijuana, definita dai giornali di William Hearst "assassina della gioventù", o "erba del diavolo"[3]. In un articolo pubblicato sull'American Magazine nel luglio del 1937 Ansliger descrisse ad esempio il caso di un giovane, normalmente tranquillo, che dopo aver fumato marijuana ammazzò a colpi di scure padre, madre, due fratelli e una sorella. Si diceva poi che l'uso di marijuana provocasse nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con uomini neri, facendo dunque leva anche su pregiudizi di tipo razzista. Furono infine prodotti alcuni film d'exploitation palesemente faziosi come Reefer Madness o Marijuana: The Devil's Weed, entrambi del 1936, proiettati anche nelle scuole.

Il Rapporto La Guardia[modifica | modifica sorgente]

La sola voce autorevole che si oppose alla campagna mediatica di Anslinger contro la cannabis fu quella del sindaco di New York Fiorello La Guardia, che nel 1938 nominò una commissione d'inchiesta e, nel 1944, contestò duramente la campagna con il noto Rapporto La Guardia (La Guardia Committee Report).[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ spesso indicato come Marijuana Tax Act, con grafia adattata alla lingua inglese
  2. ^ nel 1917, Anslinger aveva sposato Martha Kind Denniston, una nipote di Mellon
  3. ^ Marijuana, Assassin of Youth
  4. ^ Il rapporto La Guardia

Fonti[modifica | modifica sorgente]

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