Tossicodipendenza

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La tossicodipendenza (dal greco: toxikon, "veleno") viene intesa come sistema comportamentale che si instaura in seguito all'uso cronico e compulsivo di sostanze (droghe illegali o legali come l'alcol, o farmaci a prescrizione medica). Il Prof. Pietro Di Mattei farmacologo fondatore della Società Italiana di farmacologia in una sua pubblicazione del 1931 ha fornito all'OMS la definizione di "stupefacente" come "veleno per l'individuo e la società" e quindi ha segnalato che ogni sostanza che ricade sotto questa definizione , deve essere tutelata da precise leggi statali per tutelare non solo l'individuo che disgraziatamente le assume ma l'intera Società.: Del concetto di stupefacente, in Riv. di pat. nervosa e mentale, 1931;citato da Enciclopedia Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-di-mattei/ In particolare, secondo Koob e le Moal, la dipendenza da sostanze viene definita come disturbo cronico recidivante caratterizzato da:

  • compulsione alla ricerca e all'assunzione della sostanza.
  • perdita di controllo nel limitare l'assunzione della sostanza stessa.
  • comparsa di uno stato emozionale negativo (caratterizzato da disforia, irritabilità, ansia...) quando l'accesso alla sostanza è precluso.

L'instaurarsi della dipendenza che segue all'abuso di tali sostanze, sembra sia dovuto a modificazioni dei circuiti neuronali e della normale funzione dei neurotrasmettitori nel sistema mesocorticolimbico (le componenti encefaliche che regolano le funzioni emozionali e i comportamenti motivati). Questa ipotesi è data dal fatto che, nonostante gli effetti acuti delle diverse sostanze siano vari a causa dei diversi rispettivi target farmacologici e meccanismi d'azione, esse danno luogo ad alcuni effetti comportamentali comuni[1]. Queste modificazioni sarebbero responsabili del comportamento dei soggetti dipendenti che continuano l'uso di sostanze pur essendo consapevoli delle conseguenze negative che tale comportamento potrebbe avere sul proprio stato di salute e sulla propria posizione sociale (famiglia, lavoro, scuola, ecc...)[senza fonte].

La dipendenza da sostanze è un problema sociale e sanitario molto diffuso con conseguenze dirette e indirette sull'ordine pubblico e sulla spesa pubblica e in quanto tale è oggetto di interventi generici e specifici dello Stato. Gli effetti negativi sulla salute possono essere diretti e derivare quindi dagli effetti farmacologici della droga e dalla via di somministrazione (per esempio fumata o iniettata utilizzando aghi non sterili) e/o indiretti cioè conseguenti all'utilizzo delle sostanze da abuso come cancro, cirrosi epatica, epatite B e C, AIDS e depressione[2] Le fasce di popolazione più vulnerabili al fenomeno sono i giovani adolescenti, probabilmente a causa della maggior vulnerabilità dei circuiti neurali ancora in fase di sviluppo accompagnata da una maggior facilità nell'aver accesso (a differenza dei soggetti meno giovani) all'acquisto delle sostanze d'abuso.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'abuso di sostanze: sebbene sia usato correntemente come sinonimo di dipendenza, per "abuso" si intende l'uso sregolato di una sostanza illecita o di un farmaco prescritto. La dipendenza da una sostanza può (anche se non necessariamente) seguire all'abuso della stessa.
  • Dipendenza: spesso definita come "dipendenza fisica", consiste nel progressivo adattamento dell'organismo all'azione farmacologica della sostanza portando a tolleranza, fenomeno per cui la stessa dose di sostanza produrrà un effetto minore. Lo sviluppo di dipendenza è un fenomeno molto comune a farmaci usati nei trattamenti cronici (benzodiazepine, psicostimolanti, glicosidi antrachinonici, β-bloccanti, ecc...) e il sintomo cardine per la sua diagnosi è l'insorgere della crisi d'astinenza quando l'assunzione del farmaco viene interrotta bruscamente. La condizione di dipendenza farmacologica è facilmente trattabile diminuendo gradualmente la dose giornaliera di farmaco somministrata fino al completo ristabilirsi dell'equilibrio originario.
  • Uso compulsivo: è caratterizzato da tolleranza (e quindi dall'insorgere di crisi d'astinenza in caso di brusca interruzione nell'utilizzo della sostanza) e il desiderio irresistibile di ricercare e assumere la sostanza. È soggetto a ricadute anche dopo lunghi periodi successivi alla disintossicazione. A differenza del fenomeno della dipendenza che riguarda svariate tipologie di farmaci, l'uso compulsivo si riscontra prevalentemente come conseguenza dell'abuso di psicofarmaci e droghe illecite che devono la loro azione a influenze sui circuiti del sistema mesocorticolimbico.

Teorie ed aspetti della tossicodipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Lo studio dei fenomeni di tossicodipendenza è molto complesso, poiché nello sviluppo di forme di dipendenza patologica si intersecano variabili ambientali ed individuali che contribuiscono in modo significativo a implementare i fenomeni di plasticità neurale causati dall'interazione tra le sostanze e i neuroni. Nonostante siano stati individuati alcuni importanti meccanismi molecolari e cellulari alla base del fenomeno, studiabili grazie a modelli animali, rimangono ancora poco chiari gli eventi che portano determinati individui ad assumere sostanze ed i fattori che potrebbero favorire la transizione da uso/abuso di sostanze alla dipendenza patologica. La difficoltà di individuare questi fattori sta nel fatto che essi dipendono in larga parte dalla storia personale del soggetto, dall'ambiente con cui esso interagisce e da come ciò influisce sul sistema nervoso rendendolo più o meno vulnerabile allo sviluppo della dipendenza. È chiaro che interazioni di simile complessità sono scarsamente riproducibili in laboratorio su modelli animali ed i pochi dati disponibili ci derivano dell'esperienza clinica[senza fonte]. Vediamo brevemente alcune delle teorie più accreditate:

  • Visione psichiatrica: secondo la prospettiva psichiatrica i fenomeni di dipendenza possiedono caratteristiche proprie sia dei comportamenti impulsivi (caratterizzati da tensione crescente prima di compiere un atto impulsivo seguito o meno da senso di colpa), sia dei comportamenti compulsivi (caratterizzati da stress ed ansia prima di compiere l'atto compulsivo a cui segue sollievo). In particolare i fenomeni di dipendenza vengono concettualizzati come fenomeni caratterizzati dalla transizione dall'impulsività alla compulsività.
  • Visione psicodinamica: la visione psicodinamica è basata sull'ipotesi dell'"automedicazione". Tale ipotesi deriva dall'osservazione di pazienti tossicodipendenti nei quali è possibile riscontrare una preferenza nella scelta della sostanza d'abuso in relazione allo stato di disregolazione affettiva accusato dal paziente stesso. La sostanza verrebbe quindi scelta in base alla specificità dei suoi effetti e assunta per bilanciare uno squilibrio emozionale e affettivo (per esempio assunzione di cocaina per far fronte ad una vita troppo frenetica). Notevole il fatto che la visione psicodinamica si integra all'evidente disregolazione del sistema emozionale e affettivo nei soggetti tossicodipendenti.
  • Il modello motivazionale: è noto che i sistemi motivazionali (quelle aree del cervello che pianificano e mettono in atto i comportamenti motivati) sono naturalmente guidati dal piacere[senza fonte]. L'uomo, come gli animali da esperimento, tende ovviamente a ricercare situazioni e sensazioni piacevoli rifuggendo da quelle spiacevoli (il piacere o edonia è qui inteso come strumento messo in atto dall'evoluzione per preservare la vita: stimoli piacevoli vengono naturalmente intesi come favorevoli alla vita, mentre stimoli sgradevoli o nocivi potrebbero mettere in pericolo la sopravvivenza). Secondo la teoria motivazionale, lo stato patologico di dipendenza si innesta quando il soggetto assume la sostanza a causa di:
  1. Rinforzo positivo: godere delle sensazioni piacevoli, euforiche, dispercettive date dalla sostanza.
  2. Rinforzo negativo: evitare o interrompere i sintomi della crisi da astinenza.

Studio delle cause[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca delle cause della dipendenza impegna studiosi di varie specialità e privati cittadini (fra questi molti volontari), che si interrogano sulle basi biologiche, psicologiche e sociologiche della dipendenza. Va detto che, data l'importanza del fenomeno, le analisi sono generalmente effettuate con metodi non esenti da una certa interdisciplinarità, e non va dimenticato che vi sono ovvie e note implicazioni di carattere etico, ideologico, economico e politico, il che può talvolta condurre ad abbassamenti del grado di oggettività dei dati e dei risultati[senza fonte].

Nell'approccio allo studio delle sostanze d'abuso ed alle motivazioni oggettive e soggettive della loro assunzione, è necessario tener presente che:

  • dal punto di vista fisiologico le tossicodipendenze differiscono tra loro per il meccanismo farmacologico attraverso cui ogni sostanza agisce ma allo stesso tempo l'instaurarsi della dipendenza è un fenomeno caratterizzato da meccanismi molecolari comuni.
  • dal punto di vista psicologico vi sono motivazioni individuali per cui un individuo abusi di una determinata sostanza ma allo stesso tempo le motivazioni profonde sembrano essere le stesse.

Lo studio di una sostanza d'abuso (dal punto di vista fisiologico e farmacologico) ha spesso inizio in clinica attraverso lo studio dei sintomi di pazienti ricoverati per intossicazioni acute o croniche. Se la causa dell'intossicazione è una sostanza sconosciuta di nuova generazione, si procederà con accurate analisi per determinarne le caratteristiche chimiche e con studi in vitro e in vivo volti a determinarne le caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche.

Tali dati chimico-farmacologici forniscono le basi essenziali per iniziare studi circa il meccanismo attraverso cui la sostanza porta alla dipendenza i soggetti che la assumono. Per ora i modelli animali sono i più usati nell'esecuzione di studi comportamentali e molecolari. La stretta necessità di eseguire studi in vivo deriva dal fatto che l'instaurarsi della dipendenza è un fenomeno dinamico che coinvolge diverse componenti del sistema nervoso che, data la sua complessità, rende per ora impossibile l'utilizzo di modelli in vitro sufficientemente validati.

Gli studi comportamentali con modelli animali si avvalgono spesso dell'osservazione di animali liberi di somministrarsi la sostanza in studio, allo scopo di studiare in meccanismi di passaggio da uso ad abuso e dipendenza, e i fenomeni comportamentali connessi.

Tecniche biochimiche vengono inoltre usate per individuare anomalie metaboliche e biomarker (come ad esempio fattori di trascrizione, modificazioni epigenetiche o alterazioni dei sistemi neurotrasmettitori) caratterizzanti lo stato di dipenza.

Lo studio del fenomeno su soggetti umani dipendenti riguarda per ora solo gli aspetti psicologici e clinici che si avvalgono spesso di tecniche di visualizzazione del sistema nervoso e di tecniche elettroencefalografiche per indagare le modificazioni avvenute nel sistema nervoso del soggetto dipendente.

Lo studio delle cause psicologiche si avvale, oltre che di modelli comportamentali animali, dei dati ricavati dall'analisi di pazienti tossicodipendenti in terapia (l'approccio psicodinamico sembra essere particolarmente valido nel supportare la terapia farmacologica).

Ragioni sociali della dipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Alcune correnti di pensiero, di impostazione prettamente sociologica, pongono l'indice su alcune condizioni "ambientali" che sarebbero causa della caduta in dipendenza dell'assuntore droga. Si direbbe infatti che fattori di disagio (e disadattamento) siano motivazione negativa che distoglie dalla sospensione dell'assunzione, conducendo alla dipendenza.

Se infatti, si sottolinea, già il primo accesso all'uso delle sostanze, in sé una forma di autolesionismo quasi sempre sufficientemente percepita per tale, è spesso effetto di bisogno di affermazione in un gruppo di individui di riferimento, anche la dipendenza subisce gli effetti di condizionamenti esterni avvertiti come impulsi suggestivi o come carenza di riflessioni deterrenti.

In pratica, si sostiene che la lotta alla dipendenza non venga confortata dall'ausilio di elementi che la società dovrebbe fornire, e cioè condizioni generali di vita appaganti, modelli morali corroboranti, ragioni esistenziali valide. Sull'ultimo punto, si ha una curiosa vicinanza fra queste teorie e quelle di alcune comunità religiose. Il "tossico", si dice, non ha una vera e propria ragione per vivere, non essendo soddisfatto della vita che conduce (e che la società gli consente di condurre): in taluni casi può decidere di lasciarsi morire volendo vivere "lucidamente" solo i momenti dell'assunzione della sostanza, in altri può decidere di voler combattere la sua guerra personale contro "il sistema" assumendo il ruolo del "cattivo", del rinnegato, del reietto, e preferisce consapevolmente restare un drogato poiché questo stato - in qualche maniera - finalmente gli dà un ruolo.

A questo si aggiunga che lunghissima è la lista dei personaggi famosi, molti dei quali artisti di successo, che fanno uso di droghe leggere e pesanti, circostanza che anche quando non esibita dall'interessato, comunque riesce a valicare la sua privacy ed a presto divenire di dominio pubblico. La fama dei soggetti, unitamente alla considerazione che chiunque sia famoso "deve" avere doti speciali imitabili (come prova il seguito almeno epistolare riscosso da taluni criminali autori di fatti clamorosi), conduce l'individuo che non ha ricevuto dalla società valori sufficienti a riprendere un cammino più consueto, a prendere a modello quelle celebrità, magari anche nella convinzione che "se la prende Tizio, non può far male, perché Tizio è famoso, dunque non è uno scemo". Il risultato è appunto, non solo la carenza di motivi per smettere, ma talvolta anche la speranza che la dipendenza sia una soluzione.

Una sintesi che spesso sconfina ai limiti dell'ideologia è quella che riassume che la società, dunque, non fornirebbe agli individui condizioni di vita accettabili anche dai più deboli, né modelli morali sufficienti per fronteggiare le difficoltà, né infine ragioni per vivere una vita "normale" ed astenersi dal recarsi danno per propria mano.

Il problema sociale riguarda i punti in cui la collettività nel suo complesso patisce un danno dalla diffusione dell'uso di droghe.

Un risvolto di aspetto assai crudo, ma di cui non si può evitare la considerazione, è che la tossicodipendenza ha dei costi per la collettività.

Si parla in stretti termini di denaro pubblico da impiegarsi per l'assistenza sanitaria alle persone che ne sono affette e di costi di polizia per sostenere la lotta in armi contro i trafficanti e gli spacciatori e contro i tossicodipendenti che delinquono.

A causa del tabacco, ad esempio, è opinione diffusa, ma non unanimistica, che esso sia responsabile di un novero di patologie letali, in primis quelle cardiologiche, pneumologiche ed oncologiche. Si sostiene da alcuni, dunque, che le cure da prestare ai fumatori nel quadro delle garanzie fornite dal sistema sanitario pubblico, siano costi direttamente legati al tabagismo e dunque grosso modo indebiti. Gli oppositori denunciano invece che anche i non fumatori non sono indenni da patologie, ed anch'essi muoiono, a volte anche senza ricorrere alla sanità pubblica.

Gli assuntori delle cosiddette "pasticche" sono indicati come possibili vittime di gravi incidenti stradali (c.dd. "stragi del sabato sera") di ritorno dalle discoteche, insieme agli assuntori di alcool. Il soccorso e le cure per i sopravvissuti costituirebbero pertanto un altro costo sociale indebito.

Gli effetti della tossicodipendenza innegabilmente attingono poi lo svolgimento della quotidianità nelle comunità che ne sono interessate. Al crescere, per esempio, del consumo di eroina in una data entità territoriale, fa quasi sempre riscontro una regolare crescita dei tassi delinquenziali, per lo più riferiti ad una microcriminalità di scippi, furti e rapine operati per ottenere rapidamente il denaro necessario per la dose.

Il problema non è però limitato ai consumatori di eroina. Anche i consumatori di altre droghe possono commettere reati sotto l'uso di sostanze. Deve inoltre essere tenuto presente che il fenomeno sociale della tossicodipendenza incrementa il potere economico delle organizzazioni dedite al narcotraffico e comporta notevoli ripercussioni per alcuni Paesi del mondo in ordine a questioni politiche, economiche e militari.

Strategie di cura[modifica | modifica wikitesto]

Anche se oggi prevale l'interesse per le componenti sociali della tossicodipendenza (disagio sociale, devianza, sociopatia), il supporto farmacologico e i trattamenti sanitari in genere non vanno sottovalutati: la sofferenza cerebrale è reale e va osservata non solo durante le cosiddette crisi d'astinenza ma lungo tutta la 'carriera' del tossicomane. Il carattere reversibile del meccanismo d'azione di quasi tutte le sostanze non tragga in inganno: solo apparentemente la persona è quella di prima, dopo la caduta in una condotta d'abuso. L'instaurazione della dipendenza non si riduce, infatti, al condizionamento del comportamento ad opera delle sostanze: la stessa personalità subisce trasformazioni spesso irreversibili, a causa della durata della 'carriera' del tossicomane[senza fonte].

Che si possa uscire dall'assuefazione con uno sforzo della volontà è la grande speranza (taluni però parlano di illusione), ripetutamente esibita dal tossicodipendente nei suoi rapporti con i Servizi - SER.T., Servizio sociale dei Comuni, Comunità di recupero, Centri di ascolto - e negli scambi con la famiglia. Questa convinzione è tenacemente difesa, a dispetto del chiaro contenuto di malafede che rivela.

Le varie forme di disintossicazione e di svezzamento sperimentate non bastano a liberare la persona dalle catene generate nell'anima dalle condotte d'abuso. L'intervento terapeutico e quello educativo soltanto costituiscono la risposta adeguata ai bisogni della persona in cerca di sé e delle proprie ragioni di vita smarrite[senza fonte].

La battaglia contro le sostanze, allora, andrà combattuta su tutti i fronti, a partire da un'assistenza alla persona che può raggiungere le forme deludenti della sola 'riduzione del danno', ma che non si ferma alla pura e semplice offerta farmacologica. La natura complessa del disturbo, per cui intervengono elementi biologici, psicologici e sociali, postula l'intervento di diverse discipline - è quello che viene chiamato approccio multimodale - rappresentate dai relativi specialisti: l'équipe socio-sanitaria del SER.T. (medico, psicologo-psicoterapeuta, assistente sociale, infermiere), l'équipe socio-sanitaria dei Dipartimenti di salute mentale (psichiatra, psicologo-psicoterapeuta, assistente sociale), gli Educatori e gli Operatori di Comunità, gli Operatori sociali dei Centri di ascolto.

L'approccio multimodale dovrà essere integrato dal modello di rete, cioè dal coinvolgimento di tutti i 'soggetti' interessati: la famiglia del tossicodipendente, il SER.T., il Servizio sociale del Comune, i Centri di ascolto del Volontariato, gli altri Presidi sociali e sanitari.

Dopo dieci o venti anni di abusi il lavoro riparativo e ricostruttivo deve fare i conti con la dimensione del tempo vissuto: una crescita naturale interrotta tanto tempo prima non viene semplicemente 'ripresa' al punto in cui era stata interrotta. La costruzione della dimensione di un personale progetto di vita, come meta di tutte le azioni di 'recupero', è orientata necessariamente al futuro più che alla restaurazione impossibile di un passato che non c'è più! Al di là e oltre il 'recupero', si richiede un'azione di reinserimento lavorativo e sociale e controlli di tipo epidemiologico che osservino e valutino gli esiti nel tempo dei tentativi fatti di fuoriuscita dalla dipendenza.

Il cammino di salvezza del tossicodipendente è scandito da ripetuti tentativi nel tempo che possono durare anche venti anni. Il percorso più significativo è quello che conduce a un Centro di ascolto, dove il ragazzo viene motivato al cambiamento, grazie al coinvolgimento parallelo della famiglia, poi alla Comunità di recupero, senza omettere la collaborazione sistematica con i medici del SER.T., perché il lavoro sociale promosso e sostenuto dai Volontari non prescinde mai dal ricorso ai medici, tutte le volte che si verifica una ricaduta e fino a quando non si registra la totale emancipazione da tutte le sostanze: il supporto farmacologico è il minore dei mali e serve ad evitare più rovinose cadute.

L'esito della 'carriera' del tossicodipendente è la morte, la definitiva emarginazione sociale o il pieno reinserimento sociale, che sarà valutato sulla base dell'indipendenza conquistata e della capacità di valorizzazione di tutte le figure di riferimento che vanno a costituire il personale paesaggio affettivo. Il dibattito attuale su che cosa si debba considerare come meta verso la quale indirizzare l'intervento riabilitativo e occasione di verifica del risultato raggiunto propone l'alternativa tra ristabilimento della persona e inserimento lavorativo: c'è chi ritiene che il risultato da conseguire sia soprattutto e preliminarmente la 'liberazione' della persona da ogni forma di schiavitù e c'è chi ritiene che la libertà riconquistata si misuri soltanto a partire dalla riconquistata capacità lavorativa della persona, che così cessa di farsi assistere dalla società e impara a provvedere a sé stessa.

L'esperienza di volontariato, che si traduce oggi nelle forme avanzate in lavoro sociale, è sostenuta da motivazioni orientate ai valori della giustizia e della solidarietà, come nelle altre esperienze di volontariato, ma si arricchisce di una caratteristica spirituale in più: la virtù della pazienza. Questo esercizio, infatti, è l'arma che consente di durare nel tempo più del ragazzo, che può 'sostare' nella sua condizione di dipendenza anche per venti anni. Gli stessi genitori del ragazzo vengono formati dal Volontariato all'idea che bisogna durare più del proprio figlio. Durare nel tempo è la forma che assume l'amore in questo campo.

Il cuore dell'azione di volontariato, nel campo delle tossicodipendenze, è dato dall'aiuto alla famiglia. Lo sguardo rivolto ad essa non nasce da una propensione religiosa o etica - queste componenti possono essere presenti nell'Operatore, ma non sono quelle determinanti - ma da una scelta di metodo. Nel lavoro sociale si affermano oggi due grandi tendenze: il modello sistemico e il modello relazionale. Il primo ci aiuta a pensare il ragazzo con un'attenzione alla sua tridimensionalità: nella famiglia, nell'ambiente sociale e il rapporto con le istituzioni, il secondo va ad approfondire la natura delle relazioni. È come se fosse impossibile pensare un ragazzo fuori della sua condizione di figlio e non legato a nessuno, nemmeno ad un gruppo di pari.

Allora, la tossicodipendenza apparirà subito come una patologia della famiglia, nel senso che essa fa ammalare tutta la famiglia. La prospettiva relazionale guiderà l'azione, nel senso che, più che guardare agli aspetti clinici della condizione tossicomanica, che sono di competenza degli psicoterapeuti, favorirà la percezione di persone sempre da pensare in relazione a qualcuno. Allora, la tossicodipendenza apparirà subito come una patologia della relazione. Per questa via, ci avviciniamo al vero significato della tossicodipendenza. Se consideriamo il fatto che una visione sistemica è possibile assumere dentro la stessa prospettiva relazionale, assumere la patologia della relazione come l'oggetto più proprio della tossicodipendenza e come campo d'azione non significa escludere l'interesse per la famiglia o mettere in alternativa i due sguardi e i due metodi[senza fonte].

La lotta alla dipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Se la lotta alla droga è più propriamente quanto componenti dello stato e della società pongono in essere per contrastare la diffusione ed il mercimonio delle sostanze, e per prevenire il primo contatto, la prima assunzione, la lotta alla dipendenza è invece il tentativo di interrompere l'assunzione, e non può ipotizzarsi al momento scollegata da azioni di supporto psicofisiologico e di recupero sociale.

Come assai diverse sono le impostazioni ideologiche in argomento, altrettanto diverse sono le teorie su quali siano le migliori tecniche per raggiungere il pieno recupero alla normalità dei tossicodipendenti. Vi sono teorie che prediligono metodologie forzose ed altre che preferiscono un approccio più colloquiale, con tutte le estremizzazioni di effetti per le une e per le altre. Al momento, però, non si individua una linea assolutamente da prediligere, poiché per tutte le metodologie oggi in uso la vasta casistica presenta numeri sconfortanti in termini di "ricaduta", il che è secondo alcuni un segnale di remota distanza dall'aver trovato un metodo efficace.

In ogni caso si deve partire dall'avere "a disposizione" il soggetto, ciò che non è affatto frequente in assenza di una forma in qualche modo coercitiva. Il tossicodipendente in realtà non sempre avverte il bisogno di essere "curato", anzi spesso considera i tentativi di assistenza delle vere e proprie intrusioni nella sua espressione di libero arbitrio. Ed anche quando lo desiderasse, non sempre si riesce a far prevalere subito questo desiderio sull'astinenza.

Per questo, molto spesso il cosiddetto "percorso terapeutico" non comincia se non per conversione di un provvedimento giudiziario detentivo in un obbligo di frequentazione (o di soggiorno) in una struttura specializzata, ad esempio una Comunità terapeutica. E l'aspetto della coercizione, necessaria in buona parte dei casi per poter cominciare il recupero, solleva questioni delicatissime di natura giuridica in ordine alla libertà dell'individuo, alla sua sottoposizione a determinate azioni sanitarie (includendovi le azioni psicologiche). Si pensi, ad esempio, ad un tossicodipendente che non abbia commesso alcun reato (o di cui non si sappia che ne ha commesso): a quale titolo lo stato può emanare un provvedimento restrittivo della sua libertà personale, se non fondandolo su un esiguo, labile, evanescente principio di tutela sociale preventiva? E se pure lo stato lo facesse, vien di domandarsi se possa essere ammissibile, cioè si entra in un ambito di riflessioni circa il metodo di perseguimento del bene comune[senza fonte].

Film sulla tossicodipendenza[modifica | modifica wikitesto]


Una lista di film e di documentari si trova in Intorno Al Drago. (archiviato dall'url originale il ). La Droga e il Suo Spettacolo Sociale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cellular and molecular mechanisms of drug addiction, Eric J. Nestler, in Neurobiology of mental illness, 3ª ed. Oxford
  2. ^ Steven E Hyman, Substance abuse disorders, part VI in Neurobiology of mental illness, 3° edition, Dennis S. Charney, Eric J. Nestler, Oxford

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Neuroscienze 3ª ed., Purves et al. Zanichelli
  • Goodman & Gilman's The pharmacological basis of therapeutics 12ª ed. Brunton, Chabner e Knollman, McGraw Hill
  • Farmacologia molecolare e cellulare 3ª ed., Paoletti, Nicosia, Fumagalli, UTET
  • Addiction, aspetti biologici e di ricerca, V. Carretti, D. La Barbera, Raffaello Cortina Editore
  • Neurobiology of Addiction, G.F. Koob, M. Le Moal, Academic Press

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]