Tossicodipendenza
La tossicodipendenza, quasi sinonimo di tossicomania, è la condizione di chi avverte la necessità irrefrenabile e frequente di assumere una sostanza (in genere una droga) malgrado il danno fisico, psicologico, affettivo, emotivo o sociale che tale assunzione possa comportargli come conseguenza. È una sindrome generata dall'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope, molte delle quali letali, che colpisce tutte le categorie sociali nella maggioranza dei Paesi del Mondo, anche se interessa maggiormente le fasce giovanili.
La tossicodipendenza è anche un problema sociale, in ispecie per le conseguenze indirette sull'ordine pubblico e sulla spesa pubblica e in quanto tale è oggetto di interventi generici e specifici dello Stato.
Molte sostanze causano dipendenza, fra le più diffuse vi sono la cocaina, l'eroina, il tabacco e l'alcol, sebbene l'elenco sia molto lungo.
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[modifica] Studio delle cause
La ricerca delle cause della dipendenza impegna studiosi di varie specialità e privati cittadini (fra questi molti volontari), che si interrogano sulle basi biologiche, psicologiche e sociologiche della dipendenza. Va detto che, data la drammatica importanza del fenomeno, le analisi sono generalmente effettuate con metodi non esenti da una certa interdisciplinarità, e non va dimenticato che vi sono ovvie e note implicazioni di carattere etico, religioso, ideologico, economico e politico, il ché può talvolta condurre ad abbassamenti del grado di oggettività dei dati e dei risultati.
In più, quantunque paia ormai acclarato che vi sono effettivamente blocchi parziali di motivazioni individuali comuni, o almeno simili, nell'accesso alle sostanze tossiche, si deve notare che in realtà le tossicodipendenze sono fra loro diverse per sostanza, e che quindi quanto vale per la dipendenza da una sostanza non è detto sia immediatamente e completamente applicabile alle dipendenze da altre sostanze.
Come detto, in materia di cause vi sono interpretazioni focalizzate sull'aspetto psicologico (individualistico), altre su quello sociologico, altre ancora su quello biologico. Non sempre resta netta la separazione fra l'analisi dell'accesso all'assunzione di droga e l'analisi della dipendenza, anche perché la prima causa della dipendenza è l'assunzione, che pertanto non può omettersi dalla disamina.
Vi sono sovente contrasti fra i sostenitori delle diverse teorie.
Un dato di fatto scientifico riguardo alla biologia è questo: qualunque animale da laboratorio messo nella condizione di poter disporre ed autosomministrarsi illimitatamente determinati stupefacenti (oppiacei in particolar modo) invariabilmente dedica il resto della sua vita a tale attività, abbandonandone ogni altra, compreso il nutrirsi, e morendo quindi in breve di inedia. Ciò inoltre differenzia gli animali non raziocinanti da quello raziocinante (l'uomo) in quanto gli animali non raziocinanti viceversa rifiutano come spiacevoli stupefacenti che invece l'uomo assume volontariamente, tipo lsd ed anfetamine.[1]
[modifica] Ragioni sociali della dipendenza
Alcune correnti di pensiero, di impostazione prettamente sociologica, pongono l'indice su alcune condizioni "ambientali" che sarebbero causa della caduta in dipendenza dell'assuntore di droga. Si direbbe quindi che fattori di disagio (e disadattamento) siano motivazione negativa che distoglie dalla sospensione dell'assunzione, conducendo alla dipendenza.
Se infatti, si sottolinea, già il primo accesso all'uso delle sostanze, in sé una forma di autolesionismo quasi sempre sufficientemente percepita per tale, è spesso effetto di bisogno di affermazione in un gruppo di individui di riferimento, anche la dipendenza subisce gli effetti di condizionamenti esterni avvertiti come impulsi suggestivi o come carenza di riflessioni deterrenti.
In pratica, si sostiene che la lotta alla dipendenza non venga confortata dall'ausilio di elementi che la società dovrebbe fornire, e cioè condizioni generali di vita appaganti, modelli morali corroboranti, ragioni esistenziali valide. Sull'ultimo punto, si ha una curiosa vicinanza fra queste teorie e quelle di alcune comunità religiose. Il "tossico", si dice, non ha una vera e propria ragione per vivere, non essendo soddisfatto della vita che conduce (e che la società gli consente di condurre): in taluni casi può decidere di lasciarsi morire volendo vivere "lucidamente" solo i momenti dell'assunzione della sostanza, in altri può decidere di voler combattere la sua guerra personale contro "il sistema" assumendo il ruolo del "cattivo", del rinnegato, del reietto, e preferisce consapevolmente restare un drogato poiché questo stato - in qualche maniera - finalmente gli dà un ruolo.
A questo si aggiunga che lunghissima è la lista dei personaggi famosi, molti dei quali artisti di successo, che fanno uso di droghe leggere e pesanti, circostanza che anche quando non esibita dall'interessato, comunque riesce a valicare la sua privacy ed a presto divenire di dominio pubblico. La fama dei soggetti, unitamente alla considerazione che chiunque sia famoso "deve" avere doti speciali imitabili (come prova il seguito almeno epistolare riscosso da taluni criminali autori di fatti clamorosi), conduce l'individuo che non ha ricevuto dalla società valori sufficienti a riprendere un cammino più consueto, a prendere a modello quelle celebrità, magari anche nella convinzione che "se la prende Tizio, non può far male, perché Tizio è famoso, dunque non è uno scemo". Il risultato è appunto, non solo la carenza di motivi per smettere, ma talvolta anche la speranza che la dipendenza sia una soluzione.
Una sintesi che spesso sconfina ai limiti dell'ideologia è quella che riassume che la società, dunque, non fornirebbe agli individui condizioni di vita accettabili anche dai più deboli, né modelli morali sufficienti per fronteggiare le difficoltà, né infine ragioni per vivere una vita "normale" ed astenersi dal recarsi danno per propria mano.
[modifica] Problema sociale
Il problema sociale riguarda i punti in cui la collettività nel suo complesso patisce un danno dalla diffusione dell'uso di droghe.
Un risvolto di aspetto assai crudo, ma di cui non si può evitare la considerazione, è che la tossicodipendenza ha dei costi per la collettività.
Si parla in stretti termini di denaro pubblico da impiegarsi per l'assistenza sanitaria alle persone che ne sono affette e di costi di polizia per sostenere la lotta in armi contro i trafficanti e gli spacciatori e contro i tossicodipendenti che delinquono.
Per il controverso caso del tabacco, ad esempio, è opinione diffusa, ma non unanimistica, che esso sia responsabile di un novero di patologie letali, in primis quelle cardiologiche, pneumologiche ed oncologiche. Si sostiene da alcuni, dunque, che le cure da prestare ai fumatori nel quadro delle garanzie fornite dal sistema sanitario pubblico, siano costi direttamente legati al tabagismo e dunque grosso modo indebiti. Gli oppositori denunciano invece che anche i non fumatori non vanno indenni da patologie, ed anch'essi muoiono, a volte anche senza ricorrere alla sanità pubblica.
Gli assuntori delle cosiddette "pasticche" sono indicati come possibili vittime di gravi incidenti stradali (c.dd. "stragi del sabato sera") di ritorno dalle discoteche, insieme agli assuntori di alcool. Il soccorso e le cure per i sopravvissuti costituirebbero pertanto un altro costo sociale indebito.
Gli effetti della tossicodipendenza innegabilmente attingono poi lo svolgimento della quotidianità nelle comunità che ne sono interessate. Al crescere, per esempio, del consumo di eroina in una data entità territoriale, fa quasi sempre riscontro una regolare crescita dei tassi delinquenziali, per lo più riferiti ad una microcriminalità di scippi, furti e rapine operati per ottenere rapidamente il denaro necessario per la dose.
Il problema non è però limitato ai consumatori di eroina. Anche i consumatori di altre droghe possono commettere reati sotto l'uso di sostanze. Deve inoltre essere tenuto presente che il fenomeno sociale della tossicodipendenza incrementa il potere economico delle organizzazioni dedite al narcotraffico e comporta notevoli ripercussioni per alcuni Paesi del mondo in ordine a questioni politiche, economiche e militari.
[modifica] Strategie di cura
Anche se oggi prevale l'interesse per le componenti sociali della tossicodipendenza (disagio sociale, devianza, sociopatia), il supporto farmacologico e i trattamenti sanitari in genere non vanno sottovalutati: la sofferenza cerebrale è reale e va osservata non solo durante le cosiddette crisi d'astinenza ma lungo tutta la 'carriera' del tossicomane. Il carattere reversibile del meccanismo d'azione di quasi tutte le sostanze non tragga in inganno: solo apparentemente la persona è quella di prima, dopo la caduta in una condotta d'abuso. L'instaurazione della dipendenza non si riduce, infatti, al condizionamento del comportamento ad opera delle sostanze: la stessa personalità subisce trasformazioni spesso irreversibili, a causa della durata della 'carriera' del tossicomane.
Che si possa uscire dall'assuefazione con uno sforzo della volontà è la grande speranza (taluni però parlano di illusione), ripetutamente esibita dal tossicodipendente nei suoi rapporti con i Servizi - SER.T., Servizio sociale dei Comuni, Comunità di recupero, Centri di ascolto - e negli scambi con la famiglia. Questa convinzione è tenacemente difesa, a dispetto del chiaro contenuto di malafede che rivela.
Le varie forme di disintossicazione e di svezzamento sperimentate non bastano a liberare la persona dalle catene generate nell'anima dalle condotte d'abuso. L'intervento terapeutico e quello educativo soltanto costituiscono la risposta adeguata ai bisogni della persona in cerca di sé e delle proprie ragioni di vita smarrite.
La battaglia contro le sostanze, allora, andrà combattuta su tutti i fronti, a partire da un'assistenza alla persona che può raggiungere le forme deludenti della sola 'riduzione del danno', ma che non si ferma alla pura e semplice offerta farmacologica.
La natura complessa del disturbo, per cui intervengono elementi biologici, psicologici e sociali, postula l'intervento di diverse discipline - è quello che viene chiamato approccio multimodale - rappresentate dai relativi specialisti: l'équipe socio-sanitaria del SER.T. (medico, psicologo-psicoterapeuta, assistente sociale, infermiere), l'équipe socio-sanitaria dei Dipartimenti di salute mentale (psichiatra, psicologo-psicoterapeuta, assistente sociale), gli Educatori e gli Operatori di Comunità, gli Operatori sociali dei Centri di ascolto.
L'approccio multimodale dovrà essere integrato dal metodo a rete, cioè dal coinvolgimento di tutti i 'soggetti' interessati: la famiglia del tossicodipendente, il SER.T., il Servizio sociale del Comune, i Centri di ascolto del Volontariato, gli altri Presidi sociali e sanitari.
Dopo dieci o venti anni di abusi il lavoro riparativo e ricostruttivo deve fare i conti con la dimensione del tempo vissuto: una crescita naturale interrotta tanto tempo prima non viene semplicemente 'ripresa' al punto in cui era stata interrotta. La costruzione della dimensione di un personale progetto di vita, come meta di tutte le azioni di 'recupero', è orientata necessariamente al futuro più che alla restaurazione impossibile di un passato che non c'è più! Al di là e oltre il 'recupero', si richiede un'azione di reinserimento lavorativo e sociale e controlli di tipo epidemiologico che osservino e valutino gli esiti nel tempo dei tentativi fatti di fuoriuscita dalla dipendenza (followup).
Il cammino di salvezza del tossicodipendente è scandito da ripetuti tentativi nel tempo che possono durare anche venti anni. Il percorso più significativo è quello che conduce a un Centro di ascolto, dove il ragazzo viene motivato al cambiamento, grazie al coinvolgimento parallelo della famiglia, poi alla Comunità di recupero, senza omettere la collaborazione sistematica con i medici del SER.T., perché il lavoro sociale promosso e sostenuto dai Volontari non prescinde mai dal ricorso ai medici, tutte le volte che si verifica una ricaduta e fino a quando non si registra la totale emancipazione da tutte le sostanze: il supporto farmacologico è il minore dei mali e serve ad evitare più rovinose cadute.
L'esito della 'carriera' del tossicodipendente è la morte, la definitiva emarginazione sociale o il pieno reinserimento sociale, che sarà valutato sulla base dell'indipendenza (ri)conquistata e della capacità di valorizzazione di tutte le figure di riferimento che vanno a costituire il personale paesaggio affettivo. Il dibattito attuale su che cosa si debba considerare come meta verso la quale indirizzare l'intervento riabilitativo e occasione di verifica del risultato raggiunto propone l'alternativa tra ristabilimento della persona e inserimento lavorativo: c'è chi ritiene che il risultato da conseguire sia soprattutto e preliminarmente la 'liberazione' della persona da ogni forma di schiavitù e c'è chi ritiene che la libertà riconquistata si misuri soltanto a partire dalla riconquistata capacità lavorativa della persona, che così cessa di farsi assistere dalla società e impara a provvedere a sé stessa.
L'esperienza di volontariato, che si traduce oggi nelle forme avanzate in lavoro sociale, è sostenuta da motivazioni orientate ai valori della giustizia e della solidarietà, come nelle altre esperienze di volontariato, ma si arricchisce di una caratteristica spirituale in più: la virtù della pazienza. Questo esercizio, infatti, è l'arma che consente di durare nel tempo più del ragazzo, che può 'sostare' nella sua condizione di dipendenza anche per venti anni. Gli stessi genitori del ragazzo vengono formati dal Volontariato all'idea che bisogna durare più del proprio figlio. Durare nel tempo è la forma che assume l'amore in questo campo.
Il cuore dell'azione di volontariato, nel campo delle tossicodipendenze, è dato dall'aiuto alla famiglia. Lo sguardo rivolto ad essa non nasce da una propensione religiosa o etica - queste componenti possono essere presenti nell'Operatore, ma non sono quelle determinanti - ma da una scelta di metodo. Nel lavoro sociale si affermano oggi due grandi tendenze: il metodo sistemico e il metodo relazionale. Il primo ci aiuta a pensare il ragazzo nella famiglia come sistema; il secondo ci aiuta a pensare il concreto come relazione: più che gli individui e la loro somma, il loro stare negli stessi luoghi, conta la natura delle loro relazioni. È come se fosse impossibile pensare un ragazzo fuori della sua condizione di figlio e non legato a nessuno.
Allora, la tossicodipendenza apparirà subito come una patologia della famiglia, nel senso che essa fa ammalare tutta la famiglia. La prospettiva relazionale guiderà l'azione, nel senso che, più che guardare agli aspetti clinici della condizione tossicomanica, che sono di competenza degli psicoterapeuti, favorirà la percezione di persone sempre da pensare in relazione a qualcuno. Allora, la tossicodipendenza apparirà subito come una patologia della relazione. Per questa via, ci avviciniamo al vero significato della tossicodipendenza. Se consideriamo il fatto che una visione sistemica è possibile assumere dentro la stessa prospettiva relazionale, assumere la patologia della relazione come l'oggetto più proprio della tossicodipendenza e come campo d'azione non significa escludere l'interesse per la famiglia o mettere in alternativa i due sguardi e i due metodi.
[modifica] La lotta alla dipendenza
Se la lotta alla droga è più propriamente quanto componenti dello stato e della società pongono in essere per contrastare la diffusione ed il mercimonio delle sostanze, e per prevenire il primo contatto, la prima assunzione, la lotta alla dipendenza è invece il tentativo di interrompere l'assunzione, e non può ipotizzarsi al momento scollegata da azioni di supporto psico-fisiologico e di recupero sociale.
Come assai diverse sono le impostazioni ideologiche in argomento, altrettanto diverse sono le teorie su quali siano le migliori tecniche per raggiungere il pieno recupero alla normalità dei tossicodipendenti. Vi sono teorie che prediligono metodologie forzose ed altre che preferiscono un approccio più colloquiale, con tutte le estremizzazioni di effetti per le une e per le altre. Al momento, però, non si individua una linea assolutamente da prediligere, poiché per tutte le metodologie oggi in uso la vasta casistica presenta numeri sconfortanti in termini di "ricaduta", il ché è secondo alcuni un segnale di remota distanza dall'aver trovato un metodo efficace.
In ogni caso si deve partire dall'avere "a disposizione" il soggetto, ciò che non è affatto frequente in assenza di una forma in qualche modo coercitiva. Il tossicodipendente in realtà non sempre avverte il bisogno di essere "curato", anzi spesso considera i tentativi di assistenza delle vere e proprie intrusioni nella sua espressione di libero arbitrio. Ed anche quando lo desiderasse, non sempre si riesce a far prevalere subito questo desiderio sull'astinenza.
Per questo, molto spesso il cosiddetto "percorso terapeutico" non comincia se non per conversione di un provvedimento giudiziario detentivo in un obbligo di frequentazione (o di soggiorno) in una struttura specializzata, ad esempio una Comunità terapeutica. E l'aspetto della coercizione, necessaria in buona parte dei casi per poter cominciare il recupero, solleva questioni delicatissime di natura giuridica in ordine alla libertà dell'individuo, alla sua sottoposizione a determinate azioni sanitarie (includendovi le azioni psicologiche). Si pensi, ad esempio, ad un tossicodipendente che non abbia commesso alcun reato (o di cui non si sappia che ne ha commesso): a quale titolo lo stato può emanare un provvedimento restrittivo della sua libertà personale, se non fondandolo su un esiguo, labile, evanescente principio di tutela sociale preventiva? E se pure lo stato lo facesse, vien di domandarsi se possa essere ammissibile, cioè si entra in un ambito di riflessioni circa il metodo di perseguimento del bene comune.
L'argomento perciò ritorna ancora una volta ad essere un problema politico, con tutte le inconcludenze di cui si è detto.
[modifica] Film sulla tossicodipendenza
- L'uomo dal braccio d'oro del 1955 diretto da Otto Preminger.
- More - Di più, ancora di più, di Barbet Schroeder 1969
- Tunnel - Eroina, film del 1980, regia di Massimo Pirri, con: Helmut Berger e Corinne Clery.
- Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, film del 1981, regia di Ulrich Edel, basato sul libro di Christiane F.
- Amore tossico film/documentario del 1983, regia di Claudio Caligari, prodotto da Marco Ferreri,con gli attori/tossicodipendenti: Cesare Ferretti, Michela Mioni, Enzo Di Benedetto.
- Cocaina film del 1988, regia di Harold Becker.
- Drugstore Cowboy di Gus Van Sant (1989) con Matt Dillon
- Il pasto nudo (The naked lunch) di David Cronenberg (1991)
- Pulp Fiction film del 1994, regia di Quentin Tarantino, con John Travolta, Samuel L. Jackson e Tim Roth. Premi: Palma d'oro e Oscar.
- Ritorno dal nulla (The Basketball diares) (1995) di Scott Kalvert con Leonardo DiCaprio
- Via da Las Vegas film del 1995, regia di Mike Figgis, con Nicolas Cage, premi: Oscar e Golden Globe come migliore attore.
- Trainspotting, film del 1996, regia di Danny Boyle, tratto dal libro omonimo di Irvine Welsh, del 1993.
- Radiofreccia, film del 1998 diretto da Luciano Ligabue e prodotto da Domenico Procacci
- Paura e delirio a Las Vegas, film del 1998, diretto da Terry Gilliam, con Johnny Depp e Benicio Del Toro.
- 28 giorni, film del 2000, di Betty Thomas, con Sandra Bullock.
- Requiem for a Dream, film del 2000, regia di Darren Aronofsky, tratto dal racconto omonimo di Hubert Selby Jr., 1978.
- Buffalo Soldiers, film del 2001, con Joaquin Phoenix.
- Spun, film del 2002, con Mickey Rourke e Mena Suvari
- Traffic, film del 2000 diretto da Steven Soderbergh
- Paradiso + Inferno, film del 2006 diretto da Neil Armfield
- A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare, film del 2006, regia di Richard Linklater, tratto dall'omonimo romanzo di Philip K. Dick, 1977.
Potete trovare una lista di film e di documentari qui:Intorno Al Drago (archiviato dall'url originale) La Droga e il Suo Spettacolo Sociale
[modifica] Note
- ^ Quaderni "Le scienze": la droga; a cura di Vittorino Andreoli; Milano, Le scienze, 1984
[modifica] Collegamenti esterni
- Abuso di sostanze stupefacenti su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Abuso di sostanze stupefacenti")
- La definizione di Disturbo mentale proposta dal DSM IV-R .
- Narcotici Anonimi
- Sito della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche
- "Osservatoriodroga.it", rivista telematica di informazione e approfondimento.
- La Tossicodipendenza e le case di cura
- Portale della salute UE - Droghe
- - Sito che affronta il fenomeno droga dal punto di vista culturale e antropologico.
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