Cioccolismo

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Conseguenze del cioccolato sulla salute

Il cioccolismo indica una dipendenza da cioccolato, come alcolismo e tabagismo lo sono rispettivamente per alcol e tabacco.

Anche se poco conosciuta come dipendenza, fonti americane indicano che ad essere colpite maggiormente sono le donne (40%), mentre la popolazione maschile è colpita per il 15% e questo soprattutto nei paesi occidentali[1]. Infatti è stato accertato che esistono alcuni componenti chimici di questo alimento che possono generare dipendenza, tra cui alcuni aminoacidi che stimolano la produzione di serotonina (l’ormone del piacere), che dà una sensazione di benessere[2].

Nel dettaglio, il cioccolato contiene due analoghi di anandamide simili a quello dei cannabinoidi responsabili dell'euforia provocata dalla cannabis[3]; inoltre, il desiderio di cioccolato è generato anche dalla sua interazione con i sistemi di neurotrasmettitori (primi fra tutti dopamina, serotonina ed endorfine), responsabili dell'appetito, della soddisfazione e della regolazione dell'umore[3].

A seguito di una ricerca sperimentale del Cnr di Cagliari eseguita sui ratti, nel 2008, e pubblicata su Behavioural Pharmacology[1], si è potuto constatare di come i topi, alloggiati più volte al giorno, per 20 minuti al massimo, all'interno di gabbie provviste di una leva e di un dispensatore per liquidi (che sulla base di dieci pressioni della leva erogava cioccolata), abbiano premuto la leva 800-1000 volte e consumato circa 30 millilitri di cioccolata, circa un decimo del loro peso corporeo.

Successivamente è stato provato l'effetto del rimonabant (utilizzato in alcuni paesi europei come farmaco per il controllo dell'appetito), che inibisce il recettore "CB1" degli endocannabinoidi, e si è potuto constatare di come riduca di molto i valori di auto-somministrazione di cioccolata. Da questo si evince che il rimonabant potrebbe essere utilizzato per contrastare il cioccolismo[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Le Scienze Web News.
  2. ^ Cioccolismo - Doctissimo
  3. ^ a b (PDF)(EN) Gordon Parker, Isabella Parker, Heather Brotchie, Mood state effects of chocolate, Elsevier, 3 febbraio 2006. URL consultato il 30 novembre 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]