Dipendenza

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Lo schema mostra il grado di dipendenza e di danno fisico di alcune sostanze.

Per dipendenza si intende una alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L'individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull'abitudine.[1][2]

La dipendenza clinica da più sostanze o comportamenti in contemporanea o in sostituzione di uno di essi, in un preciso schema ricorrente e a lungo tempo, prende il nome di polidipendenza.[3]

Tipologie e cause delle dipendenze[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista degli effetti è utile suddividere la dipendenza in dipendenza fisica (alterato stato biologico) e dipendenza psichica (alterato stato psichico e comportamentale).

La dipendenza fisica, prodotta essenzialmente dai condizionamenti neurobiologici, è superabile con relativa facilità; la dipendenza psichica, difficile punto nodale della tossicodipendenza, richiede interventi terapeutici lenti, complessi e ad ampio raggio, coinvolgendo spesso i familiari che stanno attorno alla persona dipendente.

Le forme più gravi comportano dipendenza fisica e psichica con compulsività, cioè, ad esempio, con bisogno di assunzione ripetuta della droga da cui si dipende per risperimentarne l'effetto psichico ed evitare la sindrome di astinenza.

La compulsività si associa al bisogno di assumere la droga (e in genere la sostanza o il comportamento stimolante la dopamina) in dosi sempre maggiori, perché si crea assuefazione, con un innalzamento della soglia di tolleranza e nello stesso tempo desensibilizzazione: per avere lo stesso piacere nei recettori servono quantità maggiori di dopamina (che vengono tollerate, ma allo stesso tempo si è meno sensibili), e in secondo luogo a parità di dopamina prodotta nel cervello servono quantità sempre maggiori dello stimolante.

Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, disturbo da alimentazione incontrollata, da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l'alcolismo e il fumo, da sesso (dipendenza sessuale, masturbazione compulsiva), da lavoro (work-a-holic), da comportamenti come il gioco (gioco d'azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), la televisione, internet (internet dipendenza), i videogame.

La dipendenza si presenta non solo con un eccesso dei neurotrasmettitori (dopamina), ma anche di un loro deficit. Ad esempio, la coazione a ripetere e la mania di ordine e pulizia si manifestano come una dipendenza, e sono sintomi di una carenza di serotonina.

Non sempre si è dipendenti da droghe, alcol, farmaci o sostanze stupefacenti, ma si può essere dipendenti anche da oggetti di uso comune come computer ecc, o attività quotidiane, questo tipo di dipendenza viene chiamata "dipendenza psicologica", questo tipo di dipendenza provoca effetti come: sbalzi di umore, perdita temporale, mal di testa ecc, una dipendenza abbastanza frequente è quella del gioco d'azzardo, difficile da curare.

Rientrano nelle dipendenze patogene anche quelle da luoghi e culture (sindrome da sradicamento) ed anche da rapporti umani (codipendenza). La dipendenza da sigaretta rientra invece tra le dipendenze "oggettuali", dove il rapporto con l'oggetto risponde ad un bisogno relazionale di tipo proiettivo.

Uno studio del 2007[4]. ha mostrato per la prima volta le aree del cervello coinvolte nel processo decisionale. I neuroni della corteccia orbitofrontale e della cingolata anteriore sono le aree del cervello attivate per prendere qualsiasi decisione, sia cruciali (il tipo di scuola, un lavoro) sia che si tratti di scelte banali (come mangiare o bere qualcosa). Rispettivamente, l'attività neuronale viene modulata nella orbifrontale in proporzione alla gravità della decisione (identificare l'alternativa migliore), e nella cingolata in base alla rispondenza alle aspettative di partenza (seguire l'alternativa che si è valutata migliore).

La cingolata anteriore era oggetto degli stimoli più forti per il confronto fra pay-off atteso, probabilità di successo e costo in termini di tempo e sforzo richiesti [5].
A riprova, chi presentava danni in queste aree tendeva a comportamenti autolesionistici, con la stessa dinamica delle dipendenze, vale a dire a scegliere l'alternativa peggiore e meno soddisfacente per sé, in modo consapevole e non [6]. Da confermare con ulteriori studi, non adegua l'attività neuronale e quindi i tempi all'importanza della decisioni (impulsività su scelte cruciali, contro tempi lunghi per decisioni del quotidiano).

Criteri diagnostici[modifica | modifica sorgente]

Secondo il DSM[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.

La diagnosi delle varie dipendenze si basa universalmente sui criteri indicati nel Manuale internazionale di statistica e diagnostica dei disturbi mentali (DSM), strumento di diagnosi che applica la relativa stabilità dell'analisi descrittiva dei sintomi di patologie mentali in un periodo minimo di osservazione. Secondo il DSM,

« Per dipendenza si intende una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a menomazione e a disagio clinicamente significativi, come manifestato da tre (o più) delle condizioni seguenti, che ricorrono in un qualunque momento dello stesso periodo di 12 mesi:
  1. tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti:
    1. il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato;
    2. un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza;
  2. astinenza, come manifestata da ciascuna dei seguenti:
    1. la caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (riferirsi ai Criteri A e B dei set di criteri per Astinenza dalle sostanze specifiche);
    2. la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza;
  3. la sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal soggetto;
  4. desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza;
  5. una grande quantità di tempo viene spesa nel procurarsi la sostanza (per esempio, recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla (per esempio, fumando “in catena”), o a riprendersi dai suoi effetti;
  6. interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative e ricreative a causa dell’uso della sostanza;
  7. uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza di avere un problema persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica, verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza (per esempio, il soggetto continua ad usare cocaina malgrado il riconoscimento di una depressione indotta da cocaina, oppure continua a bere malgrado il riconoscimento del peggioramento di un’ulcera causato dell’assunzione di alcol) »
(DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, text revision, pp. 219-220)

Nuovi criteri diagnostici[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 è stata pubblicata in Italia una ipotesi di nuovi criteri diagnostici delle dipendenze patologiche o addictions[7]:

A) Persistente e ricorrente comportamento di dipendenza maladattivo che conduce a menomazione o disagio clinicamente significativi, come indicato da un totale di cinque (o più) dei seguenti criteri [con almeno due da (1), di cui uno è (c), due da (2) e uno da (3)] per un periodo di tempo non inferiore ai 12 mesi.

1) Ossessività
a) pensieri e immagini ricorsivi circa le esperienze di dipendenza o le ideazioni relative alla dipendenza (per es. è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze di dipendenza passate o nel fantasticare o programmare le esperienze di dipendenza future);
b) i pensieri e le immagini relativi al comportamento di dipendenza sono intrusivi e costituiscono tensione ed eccitazione inappropriate e causano ansia o disagio marcati;
c) in qualche momento del disturbo la persona ha riconosciuto che i pensieri e le immagini sono prodotti della propria mente (e non suscitati dall’esterno).
2) Impulsività
a) irrequietezza, ansia, irritabilità o agitazione quando non è possibile mettere in atto il comportamento di dipendenza;
b) ricorrente incapacità di resistere e di regolare i desideri di dipendenza inappropriati e gli impulsi a mettere in atto il comportamento di dipendenza.
3) Compulsività
a) comportamenti di dipendenza ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto, anche contro la sua stessa volontà, nonostante le possibili conseguenze negative, come conseguenza delle fantasie di dipendenza ricorrenti e del deficit del controllo degli impulsi;
b) i comportamenti o le azioni di dipendenza coatti sono volti a evitare o prevenire stati di disagio o per alleviare un umore disforico (per es. sentimenti di impotenza, irritabilità, inadeguatezza).

B) I pensieri e i comportamenti di dipendenza ricorrenti e compulsivi impegnano il soggetto per la maggior parte del tempo, o interferiscono significativamente con le sue normali abitudini, con il funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le attività o le relazioni sociali usuali.

C) I pensieri e i comportamenti di dipendenza ricorrenti e compulsivi non avvengono esclusivamente durante un episodio maniacale, o condizioni mediche generali.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Un centro degli Alcolisti Anonimi, una associazione di auto-aiuto per guarire dalla dipendenza da alcool.

L'approccio terapeutico più recente contro le dipendenze risulta quello multidisciplinare, con intervento mirato sia in ambito biologico che psicologico.

In ambito biologico lo scopo precipuo è il raggiungimento dell'astinenza (utilizzato soprattutto nelle dipendenze da sostanze, come alcol e droghe). Possono essere impiegati farmaci di tipo ansiolitico e terapie farmacologiche.

In ambito psicologico, di norma affrontato con psicoterapia individuale o di gruppo, invece ci si prefigge l'obiettivo di spingere il soggetto a superare l'ossessiva percezione del bisogno della sostanza o comportamento da cui è dipendente.

Esistono inoltre molte associazioni che utilizzano il programma di recupero del gruppo di "auto aiuto" come terapia contro svariate forme di dipendenza:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Angres DH, Bettinardi-Angres K, The disease of addiction: origins, treatment, and recovery in Dis Mon, vol. 10, ottobre 2008, pp. 696–721. DOI:10.1016/j.disamonth.2008.07.002, PMID 18790142.
  2. ^ American Society for Addiction Medicine, Definition of Addiction, 2012.
  3. ^ Pinamonti, Rossin, op. cit., p.29.
  4. ^ Orbitofrontal Cortex and Its Contribution to Decision-Making , Jonathan D. Wallis, Annual Review of Neuroscience, Vol. 30: 31-56 (Volume publication date July 2007) First published online as a Review in Advance on April 6, 2007
  5. ^ Neurons in the Frontal Lobe Encode the Value of Multiple Decision Variables, J Cogn Neurosci. 2009 June; 21(6): 1162–1178, doi: 10.1162/jocn.2009.21100
  6. ^ Double dissociation of value computations in orbitofrontal and anterior cingulate neurons , Kennerley Behrence Wallis, Natural Neuroscience, 2011 October 30; 14(12): 1581–1589doi: 10.1038/nn.2961
  7. ^ Daniele La Barbera, Vincenzo Caretti, Giuseppe Craparo, Ipotesi di nuovi criteri diagnostici per l'addiction in & P Salute e Prevenzione, n. 43, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • LAMBIASE E. (2001), La dipendenza sessuale. Modelli clinici e proposte di intervento terapeutico, LAS, Roma.
  • LAMBIASE E. (2001), Un disagio tutto da studiare. La dipendenza sessuale: definizione e diagnosi, in: “Attualità in Logoterapia”, 1:95-109.
  • CANTELMI T. & E. LAMBIASE (2005), La dipendenza da cybersesso. Dall'uso ricreativo a quello patologico delle attività sessuali online, in: "Psicotech", 3, 2: 7-28.
  • Milkman. H., & Sunderwirth, S. (1987). Craving for ecstasy: The consciousness and chemistry of escape. New York: Lexington Books.
  • Carnes P., Kenneth M. Adams (2002). Clinical Management of Sex Addiction.
  • Earle, Ralph and Crow, Gregory Lonely All The Time: Recognizing, Understanding and Overcoming Sex Addiction, for Addicts and Co-Dependents New York, New York: Pocket Books 1989
  • Earle, Ralph, and Marcus Earle Sex Addiction: Case Studies and Management New York: Brunner Mazel, 1995.
  • Goodman, A. Sexual Addiction: an integrated approach, Madison, CT, International *Universities Press, Inc. 1998,ISBN 0-8236-6063-X
  • McDaniel, K. (2008) "Ready to Heal: Women Facing Love, Sex, and Relationship Addiction. Second Edition" Carefree, AZ: Gentle Path Press ISBN 978-0-9774400-3-0
  • Schaeffer, Brenda Is It Love or is it Addiction? Second Edition Center City, MN: Hazelden, 1997.
  • Schaumburg, Harry W. False Intimacy: Understanding the Struggle of Sexual Addiction. Colorado Springs, CO: NavPress 1997.
  • Understanding Compulsive Masturbation - Article By Robert Weiss, LCSW, CAS, CSAT and Leslie Fisher, MSW, LISAC, CSAT – Sexual recovery Institute.
  • Henry Pinamonti, M. Raffaella Rossin, Polidipendenze – L’assunzione multipla di sostanze in una prospettiva interdisciplinare di clinica integrata, FrancoAngeli, 2004. pr.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]