Internet dipendenza

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La dipendenza da Internet o Internet dipendenza, meglio conosciuta nella letteratura psichiatrica con il nome originale inglese di Internet addiction disorder (IAD), è un disturbo da discontrollo degli impulsi.

Il termine è stato coniato da Ivan Goldberg, M.D., nel 1995. È comparabile al gioco d'azzardo patologico come diagnosticato dal DSM-IV. Diversi ricercatori stanno attualmente valutando l'inclusione della dipendenza da Internet all'interno del futuro DSM-V[1]. Questo aprirebbe le porte al rimborso delle consulenze per questo tipo di disturbo da parte delle compagnie di assicurazione statunitensi. Molti critici affermano al contrario che la dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici.

Anche in Italia la discussione e lo studio sulla dipendenza da Internet sono ampiamente avviati, e, dal primo lavoro pubblicato in Italia dallo psichiatra Tonino Cantelmi nel 1998[2] sono stati pubblicati numerosi studi, senza però arrivare ad una definizione che sia univoca e accettata da tutti.

Da novembre 2009 all'Ospedale Policlinico Il Gemelli è stato aperto il primo ambulatorio ospedaliero italiano specializzato nella dipendenza da Internet.[3]

Indice

[modifica] Tipi di dipendenza

La dipendenza da Internet o Internet addiction è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un'ampia varietà di comportamenti, ai quali sottostanno da un punto di vista psicologico problemi nel controllo degli impulsi[4] e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dolorosi [5] . Inoltre la dipendenza da internet e la dipendenza dal computer sono ormai inscindibilmente legate e a volte si usano i termini dipendenza online o dipendenza tecnologica per indicare il fenomeno nel suo complesso.

Secondo Kimberly Young, che ha fondato il Center for Online Addiction statunitense, sono stati infatti riconosciuti 5 tipi specifici di dipendenza online:

  1. Dipendenza cibersessuale (o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all'utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsiva[6][7], vedi anche la più generale dipendenza sessuale.
  2. Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l'individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici reali. In molti casi questo conduce all'instabilità coniugale o della famiglia.
  3. Net Gaming: la dipendenza dai giochi in rete comprende una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d'azzardo patologico, i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo. In particolare, gli individui utilizzeranno i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d'asta o le scommesse su Internet, soltanto per perdere importi eccessivi di denaro, arrivando perfino ad interrompere altri doveri relativi all'impiego o rapporti significativi.
  4. Sovraccarico cognitivo: la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l'utilizzo dei database sul Web. Gli individui trascorreranno sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell'organizzazione di dati dal Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.
  5. Gioco al computer: negli anni ottanta giochi quali il Solitario e il campo minato furono programmati nei calcolatori ed i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare piuttosto che a lavorare. Questi giochi non prevedono l'interazione di più giocatori e non sono giocati in rete.

Al fine di valutare specificatamente il grado di rischio psicopatologico connesso all'uso di Internet, la Young ha sviluppato un questionario, lo IAT (Internet Addiction Test), composto da 20 item diversi.[8] Più nel dettaglio, le domande mirano a identificare coloro che fanno di Internet un uso prolungato (anche 40-50 ore a settimana) sino a trascurare gli affetti familiari, il lavoro, lo studio. le relazioni sociale e la propria persona (notti insonni, ansia, agitazione psicomotoria, depressione legata al fatto di essere off-line, sogni e fantasie riguardanti Internet). Alle domande si risponde scegliendo tra 5 modalità differenti: 1) rare volte; 2) occasionalmente; 3) piuttosto spesso; 4) spesso; 5) sempre. A seconda del punteggio ottenuto rispondendo a tutte le domande, il soggetto può autovalutare il suo livello di dipendenza da Internet identificandosi in uno dei tre profili che corrispondono a tre range di risultati possibili: a) massimo controllo dell'uso di Internet; b) si evidenziano problemi relativi all'impatto che l'uso della Rete ha sulla vita del soggetto; c) la Rete causa importanti problemi di dipendenza.

Più recentemente, in Italia è stata sviluppata una scala per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’uso/abuso di Internet. Tale scala, denominata UADI (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet) è composta da 80 domande che riguardano l’uso di Internet, con particolare attenzione al vissuto emotivo del soggetto durante e dopo il collegamento. In tal modo è possibile effettuare una diagnosi più accurata dell'utilizzo della Rete da parte dell'utente.

In letteratura, comunque, sono state individuate 4 categorie di elementi che contribuiscono all’insorgere di psicopatologie legate all’uso di Internet:

  1. le psicopatologie preesistenti. In più del 50% dei casi la IAD può essere indotta da alcuni tipi di disturbi psichici preesistenti. I fattori di rischio includono una storia di dipendenza multipla, condizioni psicopatologiche come disturbo depressivo, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale, gioco d'azzardo patologico, o fattori situazionali, come sindrome da burnout, contrasto coniugale o abuso infantile.
  2. le condotte a rischio (“eccessivo consumo”, riduzione delle esperienze di vita e di relazione “reali”,ecc);
  3. eventi di vita sfavorevoli (problemi lavorativi, familiari, ecc: “internet come valvola di sfogo”);
  4. le potenzialità psicopatologiche proprie della rete (anonimato e sentimenti di onnipotenza che possono degenerare in: pedofilia, sesso virtuale, creazione di false identità, gioco d’azzardo, ecc).

Nel 2004 l'Esercito finlandese ha rivelato che permette ad alcuni coscritti di posporre per tre anni lo svolgimento del servizio militare a causa della loro dipendenza dai giochi per computer e da Internet.[senza fonte]

[modifica] Rischi correlati alle fasi di approccio a internet

Le ricerche effettuate (Lavenia G. & Marcucci M. 2006) hanno evidenziato due fasi di sviluppo comuni a tutti gli utenti telematici. Ogni fase dello sviluppo telematico (il percorso evolutivo che il neofita di internet segue per inserirsi in questa nuova realtà) comporta specifici rischi.

[modifica] Fase di osservazione e ricerca

Nella prima fase il soggetto scopre e utilizza giornali, riviste e informazioni on line, casinò virtuali, trading online, negozi virtuali, siti pornografici.

Rischi:

I rischi maggiormente correlati a questa fase sono di tipo compulsivo. Il soggetto che inizia a navigare nella rete scopre le sue infinite offerte e inizia ad attivarsi nelle modalità che gli sono più congeniali. Alcune sono a maggior rischio di divenire vere e proprie compulsioni: lo shopping, il giocare in borsa, il gioco d’azzardo, la visione di materiale pornografico. Non sono attività che si trovano solo su Internet, con i rischi connessi, ma in rete sono facilitate dall’anonimato e dalla semplicità con cui è possibile praticarle in qualunque momento senza dover uscire di casa ed esporsi al giudizio altrui. In questo caso Internet non pone alcun limite all'impulso, che può facilmente tramutarsi in compulsione quando sfugge al controllo del soggetto e diviene il centro della sua esistenza.

[modifica] Fase relazionale-comunicativa

Nella seconda fase il soggetto scopre e utilizza chat, MUD e altri giochi di ruolo online

Rischi:

In questa seconda fase si manifestano le cosiddette net-dipendenze, per le quali le persone maggiormente a rischio sono quelle con difficoltà comunicative-relazionali. In questi casi la dipendenza costituisce un comportamento di evitamento attraverso cui il soggetto si rifugia nella rete per sfuggire alle sue problematiche esistenziali.

[modifica] Terapie

Le terapie ritenute più efficaci per curare la Internet dipendenza sono sostanzialmente le stesse impiegate per gli altri tipi di dipendenza: tra esse la terapia cognitivo comportamentale, la terapia psicodinamica interpersonale (IPT), il tradizionale gruppo di supporto "dei 12 passi" e la terapia coniugale o familiare, a seconda dei casi.

Negli Stati Uniti viene utilizzata anche la psicoterapia online, o per meglio dire il Counseling online. Tale pratica tuttavia è attualmente vietata in Italia agli psicologi, per disposizione dell'Ordine Professionale degli Psicologi, in attesa di una regolamentazione normativa.

[modifica] Note

  1. ^ T. Cantelmi, M. Talli, "Trapped in the web: The psycopathology of cyberspace", Journal of CyberTherapy & Rehabilitation, Winter 2009, Volume 2, Issue 4, pg 339
  2. ^ T.Cantelmi, M. Talli, "I.A.D. Internet Addiction Disorder, Psicologia Contemporanea, 150, 1998
  3. ^ Documentario sulla dipendenza da Internet
  4. ^ T.Cantelmi, M.Talli, "Anatomia di un problema, una review sui fenomeni psicopatologici Internet-correlati, in Psicotech, n.2, 2007, pg. 9-10
  5. ^ A.Schimmenti, V.Caretti, "Psychic retreats or psychic pits? Unbearable states of mind and technological addiction, in Psychoanalytic Psychology, Spring 2010, Volume 27, Issue 2, pg. 115-132
  6. ^ Umberto Galimberti. Lemma "Psichismo da difesa", in Dizionario di psicologia. Torino, UTET, 1992. p. 709. ISBN 88-02-04613-1.
  7. ^ Mayo Clinic Website
  8. ^ K.S. Young, "Caught in the Net", John Wiley & Sons, New York, 1998.

[modifica] Bibliografia

  • [T. Cantelmi, M. Talli, "Trapped in the web: The psycopathology of cyberspace", Journal of CyberTherapy & Rehabilitation, Winter 2009, Volume 2, Issue 4][1]
  • T.Cantelmi, M. Talli, C. Del Miglio, A. D'Andrea, La mente in Internet. Psicopatologia delle condotte on-line, Piccin, Padova, 2000
  • T. Cantelmi, L.G. Grifo, La mente virtuale, Edizioni San Paolo, Milano, 2002
  • V. Caretti, D. La Barbera (a cura di), Psicopatologia delle realtà virtuali. Masson, Milano, 2000
  • C. Del Miglio, A. Gamba, T. Cantelmi. "Costruzione e validazione preliminare di uno strumento (UADI) per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’uso di Internet", Giornale Italiano di Psicopatologia 2001 n. 3, pp. 293-306.
  • G. Lavenia, “Internet: the third millennium trap” in Technology and Health Care, Volume 10 Issue 6, IOS Press, Amsterdam 2002;
  • G. Lavenia, "Introduzione alle nuove dipendenze on line" in M. Marcucci e M. Boscaro, Manuale di Psicologia delle Dipendenze Patologiche, L'Asterisco, Urbino 2004
  • G. Lavenia, “Quando Internet crea dipendenza: Net Addictions”, in Nicolò A. Piave, Giustina Iadecola, “Profili pedagogici e psicopatologici della gruppalità in Rete, Manni Editore, Lecce 2006 - ISBN: 8881767503;
  • G. Lavenia, “Tempo, Percezione, Sé e identità nella grande rete”, Nostos: Quaderni di Psichiatria, Psicologia, Psicoterapia, Collana Scientifica, Mediateca delle Marche Editore, Ancona 2006 - ISSN 2035-0260;
  • G. Lavenia, “Cyber sesso e Cyber amore: cosa si può volere di più?”, Nostos: Quaderni di Psichiatria, Psicologia, Psicoterapia, Collana Scientifica, Mediateca delle Marche Editore, Ancona 2007- ISSN 2035-0260;
  • G. Lavenia, “Terzo incomodo la chat. Ovvero come un sintomo nuovo può andare a coprire la crisi di coppia”, Nostos: Quaderni di Psichiatria, Psicologia, Psicoterapia, Collana Scientifica, Mediateca delle Marche Editore, Ancona 2008 - ISSN 2035-0260;
  • G. Lavenia, “Sul concetto di virtuale”, Nostos: Quaderni di Psichiatria, Psicologia, Psicoterapia, Collana Scientifica, Mediateca delle Marche Editore, Ancona 2009 - ISSN 2035-0260;
  • G. Lavenia, “Cyber sex addiction”, Psicoin: rivista dell’ordine degli Psicologi, Affinità Elettive Editore, Ancona 2010 - ISSN: 2039-4101;
  • G. Lavenia, "Elementi di Psicologia Clinica e Dinamica. Manuale per operatori dei servizi sociali e della salute mentale", Franco Angeli, Milano 2010 pp.145-178
  • K. S. Young,Presi nella Rete, Intossicazione e dipendenza, Calderini, Bologna, 2000
  • CANTELMI T. & E. LAMBIASE (2005), La dipendenza da cybersesso. Dall'uso ricreativo a quello patologico delle attività sessuali online, in: "Psicotech", 3, 2: 7-28.
  • SLAA, "The Journal", una rivista di una associazione di gruppi di sostegno per il recupero dalla dipendenza sessuale, ove inserisce testimonianze scritte dai partecipanti alle riunioni di auto aiuto.
  • Giorgio Nardone, Federica Cagnoni, "Perversioni in rete. Le psicopatologie da Internet e il loro trattamento", Ponte alle Grazie, 2002, ISBN 9788879286008
  • Lee Siegel, Homo Interneticus - Restare umani nell'era dell'ossessione digitale, prefazione di Luca De Biase, Edizioni Piano B, Prato 2011 ISBN 978-88-96665-31-2

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